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L'esperienza clinica, suffragata ormai dai numerosi dati
della letteratura scientifica internazionale, dimostra il ruolo
importante esercitato da alcuni alimenti nell'indurre o
nell'esacerbare il quadro clinico della cefalea.
Già
agli inizi degli anni '80 alcuni ricercatori dell'Hospital for
Sick Children di Londra hanno riportato i risultati degli studi
condotti su un campione di bambini affetti da severe e frequenti
crisi emicraniche che valutano il ruolo giocato da alcuni
alimenti nello scatenare l'insorgenza di queste crisi. Uno
studio pubblicato successivamente sulla rivista Lancet dimostrò
la notevole riduzione della frequenza e della gravità delle
crisi in seguito a una precisa e accurata eliminazione di
alcuni cibi, definiti come alimenti trigger,
dall'alimentazione abituale di questi bambini.
Anche negli adulti è stato dimostrato, in una percentuale
compresa tra il 20% e il 50% dei soggetti affetti da cefalea,
una riduzione del quadro clinico sia in termini di frequenza
delle crisi sia in termini di durata e gravità delle stesse dopo
l'eliminazione dalla dieta di specifici alimenti.
Ulteriori studi hanno inoltre confermato che alcune sostanze
sono in grado di agire direttamente sui vasi sanguigni e sui
nervi determinando l'insorgenza della crisi emicranica.
L'esperienza clinica maturata nel corso degli anni dimostra,
infatti, che alcuni alimenti possono essere responsabili di
emicrania per un'azione vasodilatatrice o infiammatoria
esercitata da alcune sostanze come i tanniti presenti nel
vino rosso, il glutammato presente nei dadi da brodo o il
nichel presente nei pomodori, nel cacao, nel mais, o
ancora come la solanina presente nelle comuni solanacee
(peperoni, melanzane, patate).
L'assunzione di questi alimenti protratta nel tempo può essere
responsabile, in alcuni soggetti, dell'insorgenza di un processo
infiammatorio indotto dalla presenza di uno stato d'intolleranza
alimentare.
Questa considerazione dimostra come, in alcuni casi, le
intolleranze alimentari non sono soltanto responsabili, come
spesso si crede, dell'insorgenza di manifestazioni
gastrointestinali (gonfiore addominale, diarrea e/o stipsi)
e dermatologiche (eczema, psoriasi, acne), ma anche di
problematiche per le quali non esiste apparentemente una diretta
correlazione.
In presenza di attacchi emicranici non responsivi al
trattamento terapeutico adottato è pertanto ragionevole
considerare l'opportunità di una precisa e attenta valutazione
dell'eventuale stato di intolleranza alimentare.
L'Alcat Test,
allo stato attuale, rappresenta sicuramente il più valido
strumento di laboratorio per la diagnosi delle intolleranze
alimentari. Si tratta infatti di un test riconosciuto dalla
Food and Drug Administration, la cui efficacia metodologica
è stata documentata anche in occasione del XXX Congress of
the European Academy of Allergy and Clinical Immunology (EAACI),
tenutosi a Istanbul dall'11 al 15 giugno 2011, grazie ai
risultati di un importate lavoro scientifico che ha visto
protagonisti l'Istituto di Medicina Biologica di Milano
(IMBIO) e la Clinica Pediatrica e Dermatologica della Fondazione
IRCCS del Policlinico San Matteo di Pavia.
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