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Ottobre 2004

Gli articoli di questo mese:

- Rinosinusite e l'Osteopatia -->
- Il Corpo-Mente in Occidente e in Oriente: possibilità di un approccio condiviso
- La chirurgia estetica dell'invecchiamento palpebrale -->


IL CORPO-MENTE IN OCCIDENTE E IN ORIENTE: POSSIBILITA' DI UN APPROCCIO CONDIVISO

a cura del Dott. Mauro Cucci
Medico chirurgo Specialista in Neuropsichiatria Infantile. 
Iscritto nelle liste CTU Del Tribunale di Milano Psicoterapeuta

Le origini della concezione che in occidente tenta di considerare il corpo e la mente come due entità separate sono molto antiche e si possono far risalire almeno alla filosofia greca. Infatti già Platone, superando la visione omerica per la quale l'anima rappresenta l'aspetto vitale del corpo, concepisce, con la sua "logica disgiuntiva", la divisione tra il positivo, collocato nel cielo (l'Iperuranio) e sede di ogni valore e il negativo collocato sulla terra, laddove la materia è un ostacolo all'acquisizione della verità. 

Nonostante il tentativo aristotelico di riunificate il concetto di corpo-mente il dualismo, spesso conflittuale, di questi due aspetti dell'essere umano, ritroverà forza e forse definitiva affermazione con il radicarsi in occidente della traduzione giudaico-cristiana per la quale la debolezza della carne e la sua mortalità sono contrapposte alla purezza dello spirito e all'immortalità di questo. 
Riprendendo questo dualismo, e spogliandolo di significati mistico religiosi, Cartesio elabora i concetti di "Res Extensa" (il corpo come oggetto biologico) e di "Res Cogitans" (l'anima che, sottratta ad ogni influenza corporea, diventa puro intelletto). 
Sulla base di questi assunti si sono sviluppate sia le discipline medico-biologiche che la maggior parte delle dottrine psicologiche attualmente riconosciute e a nulla valsero i timidi tentativi messi in atto dallo stesso Cartesio di mediare questo dualismo esasperato introducendo il concetto di "ghiandola pineale" come entità mediatrice fra corpo e mente.

Speculare e per certi aspetti antitetico è stato invece lo sviluppo della concezione dell'essere umano in oriente. Sia "l'Ortodossia Confuciana" che il "Pragmatismo Taoista" considerano il vivente, nella totalità dei suoi aspetti, come un componente dell'universo, completamente integrato in esso e quindi assoggettato alle stesse regole. Il concetto di buona salute, inteso come benessere globale, è quindi visto come il perenne tentativo di assoggettarsi alle leggi che governano i grandi fenomeni naturali creando una armonica continuità tra la natura che ci circonda, il "macrocosmo" ed il nostro essere, il "microcosmo". 

Tao significa appunto "la Via dell'Armonia". 
Questa visione della vita non pretende in alcun modo di ignorare l'unicità dell'individuo, ma considera indispensabile l'integrazione ai massimi livelli fra questo e l'ambiente che lo circonda. E' evidente quindi che, partendo da questi presupposti, non è possibile disgiungere alcun aspetto della vita dal resto e che quindi il problema della divisione tra corpo e mente, per la cultura orientale non si pone neanche. Ogni perturbazione, ogni cambiamento che allontani l'individuo dalla condizione di benessere globale si ripercuoterà in tutto il sistema e sarà in grado di produrre effetti percepibili (segni e sintomi) in ogni ambito organico, psico-emozionale, sociale ecc.

La sempre maggiore diffusione della medicina orientale in occidente ha reso indispensabile un confronto che spesso si è rivelato poco sereno e ancor meno costruttivo. Le reciproche accuse di ascientificità da una parte e di eccessiva rigidità dall'altra non hanno certo favorito la ricerca di un terreno comune di dialogo e collaborazione verso un obiettivo che dovrebbe essere condiviso da chi pretende di occuparsi del benessere dei propri simili.
Il tentativo di trovare un linguaggio comune con il quale confrontarsi sul tema del dualismo-unicità corpo-mente sembra non essere ancora maturato sufficientemente tra i sostenitori delle due culture allontanando così il tempo in cui queste due correnti di pensiero, entrambe ormai millenarie, possano finalmente capirsi, rispettarsi e, al meglio, integrarsi.

I tentativi di maturare questo processo sono rarissimi e provenendo per lo più dal versante della medicina orientale vengono generalmente ignorati dal mondo accademico occidentale. Eppure, abbandonando le posizioni di principio non dovrebbe essere difficile accorgersi che, nella storia della cultura occidentale, si ritrovano numerosi spunti di riflessione che dimostrano l'incompletezza della visione dualistica. Già citate le posizioni aristoteliche e i tardivi dubbi cartesiani si possono ricordare gli studi sull'isteria di Freud, nella seconda metà del diciannovesimo secolo, che dimostrarono come problemi psico-emozionali potessero provocare imponenti sintomatologie organiche.

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D'altronde, ad ulteriore dimostrazione che la separazione tra mente e corpo non sia sostenibile, contribuisce anche la definizione che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dato del concetto di Salute nel 1948: "un completo stato di benessere psichico, fisico e sociale e non solamente un'assenza di malattie e menomazioni".

Negli ultimi decenni all'interno della medicina occidentale sono nate correnti di pensiero che ambiscono a percorrere la via dell'unicità dell'essere umano superando la visione dualistica. Menzione particolare meritano a questo riguardo la "medicina psicosomatica e la PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia), che cogliendo e dimostrando le strette connessioni fra i vari aspetti della nostra vita concorrono a dimostrare l'impossibilità di continuare a considerarci come costituiti a compartimenti indipendenti. 

La riscoperta occidentale dell'unicità mente-corpo, posto che venga generalmente accettata in occidente, apre la strada verso la costruzione di un approccio condiviso fra due culture che sono, per la loro collocazione storica, patrimonio dell'umanità intera e che può dare nuove risorse alla sfida forse più importante che un essere umano ha di fronte: la tutela della propria salute.

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