L'Artrosi
rappresenta la patologia articolare più diffusa nella popolazione.
E' stato ormai accertato che la causa risiede nell'invecchiamento
della cartilagine articolare.
Già nella preistoria la malattia era presente, nei resti degli
scheletri di uomini dell'età Paleolitica sono stati ritrovati segni di
degenerazione articolare a livello delle vertebre della colonna e
delle anche. Il 52% della popolazione adulta ne è colpita,
raggiungendo l'85% nelle fasce d'età più avanzata.
Le zone più colpite sono rispettivamente: il 64% la colonna vertebrale
(cervicale e lombare più frequentemente); a seguire le mani, le
ginocchia (gonartrosi) e l'anca (coxartrosi).
Molte persone pur avendo un'artrosi di una delle parti descritte, non
lamenta dolore e il riscontro può essere solo occasionale con una
radiografia fatta per altri motivi.
Diverse sono le cause che portano alla degenerazione della cartilagine
articolare: fattori genetici, di sviluppo, traumatici ( incidenti,
sportivi o sport violenti ), metabolici, biomeccanici o posturali come
le malposizioni o malformazioni (ad esempio una gamba più lunga e una
più corta, se non corretta, porta nel tempo una degenerazione
dell'articolazione sbilanciata con conseguente coxartrosi) e cause
biochimiche.
Quindi
l'invecchiamento delle articolazione è una condizione che può
interessare diversi distretti corporei e una grande fetta di
popolazione anche senza cause apparentemente facilitanti la malattia.
Per
quanto riguarda i fattori biochimici o immunologici, si sono
evidenziati diversi fattori immunologici coinvolti nelle cause
dell'Artrosi e altri fattori come agenti protettivi del fenomeno
degenerativo. Diventa evidente che l'equilibrio dei fattori, sia
scatenanti che protettivi gioca un ruolo chiave per la cura o
l'evoluzione della malattia.
Il processo di "Invecchiamento" della cartilagine è legato al fatto
che alcune proprietà della cartilagine si modificano nel corso
dell'esistenza, alcune accompagnando la crescita ed assestandosi
intorno ai 30 anni, altre compaiono nel corso della maturità,
nell'adulto giovane o nei 60 anni e più.
La
terapia dell'Artrosi può essere distinta in
-
trattamenti sintomatici: l'uso di antinfiammatori, analgesici vari,
antidolorifici con azione molto importante in alcuni casi anche di
tipo sedativo, è efficace nel controllo del dolore ma presenta molti
effetti collaterali come gli Anti Cox 2 i quali, anche se con minori
effetti gastrici, hanno effetti sul sistema cardiocircolatorio
limitandone l'uso ad esempio nei pazienti cardiopatici;
-
trattamenti protettrici della cartilagine: come la riabilitazione e la
correzione posturale. Ad es. la tecnica da noi utilizzata si chiama BOWEN la quale ripristina la corretta postura ed elasticità del corpo;
-
trattamenti ad azione antiartrosica ad azione lenta di norma utilizzati
presso il nostro istituto a base di condroitina e di solfati che non
hanno azione antidolorifica diretta, ma ripristinano il metabolismo
della cartilagine a livello dell'articolazione colpita, agendo sulla
produzione di acido jaluronico.
-
Esiste la
terapia correttiva chirurgica indispensabile nei casi di grave ed
irreversibile degenerazione articolare.
Altri
strumenti utilizzati sono i TENS, Magnetoterapia, Ionoforesi,
Ultrasuoni, Laser terapia, strumenti che provocano variazioni di
temperatura. Tra queste metodiche terapeutiche, l'IPERTERMIA o
TERMOTERAPIA anti artrosica, si inserisce conquistando un posto
d'eccellenza sia per il tipo di trattamento non invasivo e
praticamente privo di effetti collaterali, che per i risultati
ottenuti sulla rigenerazione della cartilagine articolare.
Precisando il meccanismo d'azione del calore, applicato alle
articolazioni degenerate, tende a rigenerare la cartilagine attraverso
campi magnetici che raggiungono temperature di 42 – 43°C.
L'azione
diretta del calore stimola i processi cellulari deputati alla
"riparazione" dell'articolazione stimolando l'attività dei fibroblasti,
cellule che controllano la sintesi di cartilagine.
Normalmente si valuta sempre il paziente da sottoporre al trattamento,
escludendo i portatori di protesi o pace-makers, le sedute si svolgono
con frequenza settimanale o quindicinale e per un massimo di 8 – 10
sedute in funzione della gravità dell'artrosi.
Nei casi
non trattabili, applichiamo i trattamenti sopra descritti,
personalizzando il tipo di terapia sempre sulla rispetto della persona
in modo completo e non invasivo.