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Maggio 2007

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"Principi e applicazioni di ipertermia"
Applicazioni cliniche in oncologia medica

Intervista al dott. Giuseppe Di Fede, autore di un'opera a carattere scientifico

di Anna Carbone

Un'opera, quella scritta dal dott. Di Fede, dalla quale traspare l'impegno appassionato e mirato dell'autore nella ricerca delle terapie biologiche più avanzate per patologie oncologiche oggi tristemente molto diffuse. E dall'indagine approfondita di questo studioso delle tematiche di tipo medico-biofisico è nata una speranza per la vita: l'ipertermia a radiofrequenza in patologie oncologiche, abbinando l'immunoterapia, le terapie biologiche antidegenerative e la chemioterapia per affrontare un male che difficilmente perdona.

L'intervista al dott. Di Fede si pone l'obiettivo di approfondire le nostre conoscenze sugli aspetti terapeutici dell'ipertermia in campo oncologico per poterne rendere partecipi anche i nostri lettori sensibili alle tematiche in oggetto. Pertanto, domande mirate e risposte assolutamente chiare e soddisfacenti.

Cos'è l'ipertermia

Come si può evincere dall'etimologia del termine (iper=aumento; termo=calore), è una tecnica basata sull'aumento della temperatura dei sistemi biologici intorno ai 42-43°C, ovvero oltre i limiti fisiologici, inoculando sostanze piretogene.

Per chi e perché l'ipertermia

Questo trattamento giova sia a chi è sottoposto a radioterapia sia a chi invece segue un trattamento chemioterapico. Anzi, associando le due terapie mediante ipertermia se ne aumenta l'efficacia. In sintesi, si sommano gli effetti terapeutici, con notevole beneficio per il problema oncologico. Questo perché l'associazione di entrambe le terapie consente un miglior metabolismo (utilizzo) del farmaco chemioterapico all'interno delle cellule tumorali, penetrando profondamente (fino a 14 cm) al loro interno.

Come viene pratico il trattamento ipertermico?

Si utilizzano apparecchiature speciali, che emettono una radiofrequenza di 13,5 Mhz, che ha la capacità (come già detto) di penetrare nei tessuti fino a 14 cm di profondità, innescando un innalzamento della temperatura locale attraverso la cinetica delle cellule. Si attiva così nelle cellule cancerose un meccanismo antitumorale che, tuttavia, non intacca quelle sane. Le cellule neoplastiche, con il calore, "si suicidano" (si verifica cioè la cosiddetta apoptosi): si tratta di un meccanismo di suicidio "programmato".

Quali gli strumenti usati per l'ipertermia?

Si utilizzano due piastre (antenne), che circondano la massa tumorale, all'interno della quale si crea l'effetto terapeutico.

I benefici?

L'ipertermia aumenta la risposta alla chemio, in quanto la terapia oncologica associata è più efficace. Tuttavia, anche utilizzata da sola, l'ipertermia ha un'efficacia ottimale.

Quali le probabilità di guarigione?

Sono rapportate, naturalmente, soprattutto ad una diagnosi precoce e, poi, all'utilizzo di entrambe le metodiche mediche (chemioterapia e ipertermia). Nei casi più gravi, la terapia ipertermica rallenta la progressione della malattia, che talvolta arriva alla stabilità, ovvero alla cronicizzazione, con sopravvivenza più prolungata del soggetto malato.

Concludiamo questa interessante intervista al dott. Giuseppe Di Fede estraendo dalla sua opera poche righe significative: "La ricerca in campo immuno-biochimico-oncologico ha evidenziato che colture cellulari tumorali sono sensibili al calore e, man mano che la temperatura sale, aumenta la sensibilità delle cellule neoplastiche al calore e, di conseguenza, la loro mortalità".

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