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Alzheimer da stress ossidativo protratto
È stato pubblicato in questi giorni sulla rivista americana The
Journal of Neuroscience uno studio internazionale che apre
nuove e consistenti prospettive per il trattamento dell'Alzheimer. La
pubblicazione è frutto di un lavoro di ricerca coordinato da Michele
Mazzanti, professore ordinario di Fisiologia al Dipartimento di
Scienze Biomolecolari e Biotecnologie dell'Università di Milano, e
svolto tra la Statale di Milano e l'University College Londra.
Al centro dello studio una proteina, denominata CLIC1, già
individuata e descritta in precedenti studi ma il cui effettivo
“comportamento”, ossia il meccanismo molecolare che ne regola il
coinvolgimento nel processo di rilascio delle sostanze tossiche che si
verifica in numerose malattie neurodegenerative, non era fino ad oggi
ancora stato chiarito.
È noto che il cervello dei pazienti affetti da Alzheimer è
caratterizzato dall'accumulo di aggregati di proteina beta-amiloide.
La presenza in eccesso di beta-amiloide richiama una
iperattivazione delle cellule microgliali - il sistema
immunitario del sistema nervoso centrale - stimolando una massiccia
produzione da parte di queste ultime di radicali liberi dell'ossigeno
(ROS) e di altre sostanze che, se da un lato svolgono un ruolo
fondamentale nel mobilitare altre cellule microgliali verso quella che
viene riconosciuta come un'infezione, dall'altro svolgono un'azione
fortemente neurotossica, responsabile della neurodegenerazione.
La produzione di ROS da parte delle cellule microgliali è
affidata all'enzima NADPH ossidasi, che provoca una reazione
ossidativa. È a questo punto che entra in gioco la proteina CLIC1 e il
particolare meccanismo messo in luce dal lavoro appena pubblicato.
Normalmente situata nel citoplasma delle cellule microgliali, la
proteina CLIC1, in presenza di un ambiente fortemente ossidante - come
quello determinato dalla NADPH ossidasi - cambia conformazione,
aumentando la sua presenza nella membrana cellulare, dove assume la
funzione di canale selettivo per lo ione cloro. Richiamata e stimolata
dalla reazione di ossidazione che si realizza con la NADPH ossidasi,
la proteina CLIC1 diventa poi a propria volta, nella sua espressione
funzionale come canale ionico selettivo per il cloro, un elemento
propulsivo al processo ossidativo.
Svolgendo un'azione di compensazione della perdita di elettroni
causata dall'ossidazione e garantendo così un potenziale di membrana
adeguato, la corrente di cloro dovuta a CLIC1 sostiene e mantiene la
produzione dei radicali liberi dell'ossigeno responsabili della
neurodegenerazione.
Diventa importante e interessante studiare lo stress ossidativo
attraverso la determinazione della produzione di radicali liberi
da parte delle cellule con un prelievo si una goccia di sangue
prelevata dal polpastrello di un dito della mano. Oltre allo studio
della produzione di radicali liberi, è importante conoscere la
capacità di difesa dell'organismo. è possibile conoscere la
concentrazione della barriera antiossidante, che protegge le cellule
dall'aggressione dei Radicali Liberi.
Avendo verificato che l'inibizione della corrente di cloro è in grado
di rallentare la produzione di ROS da parte dell'ossidasi di membrana,
lo studio apre la strada all'individuazione di un possibile obiettivo
farmacologico nel trattamento delle malattie neurodegenerative in cui
esista una forte componente neurodegenerativa dovuta ad un accumulo di
radicali liberi dell'ossigeno, in primis l'Alzheimer.
(Comunicato stampa Università degli Studi di Milano 12 novembre 2008
Milton RH et al. CLIC1 function is required for beta-amyloid-induced
generation of reactive oxygen species by microglia. The Journal of
Neuroscience 2008; 28(45):11488-11499)
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