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Terapie migliori indicate dal test sul DNA e le nuove frontiere della
medicina
Sta
iniziando davvero la nuova era della
medicina
personalizzata.
Noi di IMBIO abbiamo
iniziato ad occuparci di medicina preventiva e personalizzata, quando
ancora questo termine non era d'uso comune nella carta stampata.
Eppure con la costanza e tenacia che ci contraddistingue, siamo andati
contro corrente per diversi anni e ora finalmente le grosse
istituzioni e centri di ricerca si sono accorti che bisognava dare una
svolta in campo terapeutico, a favore di terapie mirate per i pazienti
e soprattutto per quelle patologie molto gravi come le cardiopatie, il
diabete, i tumori, la psichiatria.
Stabilire a priori una
cura adeguata è di vitale importanza.
Anche scegliere un antibiotico più adatto al nostro organismo ci può
aiutare a combattere meglio e guarire prima, da una particolare
malattia.
Il
test
in questione si chiama
nutrigenomica
e farmaco genomica.
Sono le nuove vie di ricerca che studiano il funzionamento del
metabolismo e di alcuni enzimi che tutti noi possediamo, che se messi
a contatto con alcune molecole di farmaci, comunemente utilizzati dal
medico, sono metabolizzati bene, male o poco. Le prospettive
terapeutiche sono intuitive, stabilire il farmaco e il dosaggio
migliore sin dai primi momenti della cura. Iniziare con il piede
giusto è meglio che andare per tentativi, specie in campo cardiologico.
E' esperienza comune che la cura migliore non si raggiunge subito;
dopo un infarto o ictus ad esempio, possono passare diversi mesi prima
di mettere a punto la cura corretta, che funzioni e con minori effetti
collaterali.
Anche in
Italia
finalmente alcuni centri di ricerca stanno studiando i profili
genetici per il metabolismo di alcuni medicinali in campo cardiologico,
metabolico, oncologico.
Negli
USA,
presso il Scripps Translation Science Institute di La Jolla, in
California, uno dei massimi esperti del settore, il
dottor Eric Topol,
afferma che è ormai un pratica comune l'analisi genetica in campo
oncologico per stabilire una cura che funzioni meglio, rispetto a cure
standard o di protocollo, per riconoscere in anticipo i pazienti che
rispondono meglio ai trattamenti e soprattutto per aiutare i medici a
prescrivere farmaci e dosaggi personalizzati.
Nelle ultime due
settimane, diversi studi pubblicati su riviste scientifiche
internazionali, The Lancet e The New England Journal of
Medicine, confermano che la prescrizione di alcuni farmaci come
gli ultimi antiaggreganti piastrinici debbano essere precedute
dall'analisi genetica per
sapere se è
compatibile il farmaco per il paziente.
Il senso di questa nuova
prospettiva, che dovremmo prenderne atto tutti noi operatori medici, è
di conoscere meglio l'organismo e il metabolismo degli enzimi deputati
alla trasformazione e utilizzo delle molecole dei farmaci prescritti
ai pazienti.
Il test genetico messo a disposizione è possibile farlo tramite uno
specifico spazzolino da strofinare all'interno delle guance,
prelevando così alcune cellule di sfaldamento dal quale verrà estratto
il DNA e analizzati i geni responsabili del metabolismo farmacologico,
accertandone la compatibilità e reale efficacia.
Presso il nostro istituto,
le analisi genetiche spesso sono parte integrante della visita o
consulto medico per i nostri pazienti.
Ci viene da chiedersi il
perché fino ad ora si è fatto finta di non conoscere queste
possibilità offerte dalla ricerca?
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