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Cure e alimentazione personalizzate, attraverso un test sul DNA
C'è chi è allergico a un farmaco o a un principio attivo e non lo
sa.
Alcuni non tollerano più di una certa quantità di sostanza, subendo
effetti collaterali spesso non certo graditi dai pazienti. Ci sono
malattie che non tutti contraggono allo stesso modo e che manifestano
gli stessi sintomi: le caratteristiche genetiche sono determinanti.
Tuttavia, alle terapie farmacologiche non tutti rispondono allo stesso
modo: c'è chi risponde in maniera completa e guarisce, chi invece
necessita di dosi maggiori di farmaco, con tempi di guarigione più
lunghi e a volte non completi. Ma c'è chi non riesce a superare una
malattia e purtroppo non sopravvive.
La risoluzione del problema sta nel personalizzare le terapie e
creare dei farmaci "ad personam", su misura per il paziente.
Oggi la ricerca scientifica ha individuato le caratteristiche
genetiche che governano le reazioni ai farmaci, ai principi attivi
delle molecole e ai componenti degli alimenti.
Le risposte dei pazienti ai farmaci sono sempre più imprevedibili,
tanto che le reazioni avverse ai farmaci sono la quarta causa di
morte nel mondo.
Tanto per fare dei numeri, nell'ultimo anno in sedici ospedali della
Lombardia la Regione ha speso venti milioni di euro per correggere
terapie farmacologiche sbagliate o per curare persone che hanno
manifestato reazioni avverse.
Per questo è necessario una cura sempre più personalizzata.
La farmacogenomica e la nutrigenomica sono la risposta
che già da alcuni anni l'Istituto di Medicina Biologica di Milano,
diretto dal dottor Giuseppe Di Fede, utilizza per la scelta delle
terapie farmacologiche dei pazienti.
Oltre alla scelta dei farmaci più idonei, è possibile scegliere
l'alimentazione più adeguata per il nostro organismo, a seconda della
funzione di alcuni geni nei confronti delle sostanze presenti nei cibi
e la capacità di eliminare sostanze tossiche o cancerogene che a volte
accompagnano gli alimenti.
Anche le strutture sanitarie si stanno adeguando ai tempi, iniziando a
introdurre il test sui farmaci negli ospedali, testando il DNA dei
pazienti prima di essere sottoposti alle cure.
In sostanza si va cercare ciò che di più personale abbiamo, i geni,
come lavorano, se e quanto sono attivi e se sono mutati. Allora
l'approccio farmacologico e nutrizionale, diventa una terapia che
considera la persona nella sua completezza.
La personalizzazione della medicina sarà rappresentata dalla scelta
dei farmaci su misura per ognuno di noi. La scienza della nutrizione,
allo stesso modo, seleziona gli alimenti più idonei segnalando quelli
più pericolosi o dannosi.
Questo rappresenta il futuro della prevenzione, nel rispetto
della salute dell'individuo.
Le modalità di esecuzione del test è molto semplice: attraverso il
prelievo di alcune cellule della mucosa orale con uno spazzolino
dedicato si analizzano i geni specifici. Il risultato che si ottiene
evidenzia le capacità disintossicanti dell'organismo, segnalando
eventuali alterazioni di alcuni geni, ed evidenzia inoltre le capacità
di rispondere ai farmaci e se alcuni principi attivi sono da
utilizzare con cautela o addirittura da evitare.
La caratteristica sta nella velocità di metabolizzare una sostanza da
parte dei geni deputati a tale funzione. Ad esempio un eccesso di
principio attivo come un anti coagulante, in un soggetto che lo
metabolizza lentamente, può esporlo a rischio di emorragia. Ecco
allora che la prevenzione è possibile viverla nella vita di tutti i
giorni, evitando comportamenti sia farmacologici che alimentari, che
potrebbero mettere a rischio la salute.
Un organismo nutrito in modo corretto e supportato al bisogno secondo
le proprie caratteristiche genetiche è un organismo che tenderà ad
ammalarsi di meno e sarà capace di reagire in maniera adeguata ad
eventuali malattie.
Questo insegnamento ci giunge dallo studio dell'interazione tra
ambiente (alimentazione, inquinamento, farmaci) e geni, identificata
con il termine di epigenetica, la quale studia l'influenza
dell'ambiente sull'operato dei geni.
I geni non possiamo cambiarli, ma possiamo influenzare in maniera
positiva il loro operato (proteine) facendoli lavorare per noi, in
modo da aggiungere anni alla vita e vita agli anni.
Giuseppe Di Fede
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