La diffusione del concetto di
stress ossidativo ha notevolmente ampliato
l'utilizzo di antiossidanti; seppure è vero che la integrazione
con antiossidanti può risultare utile sia dal punto di vista
preventivo che curativo, altrettanto vero che in alcune
situazioni l'utilizzo non mirato o indiscriminato di agenti
antiossidanti può risultare inutile o addirittura
controproducente.
Un recente lavoro pubblicato sul Journal of
Clinical Oncology ha messo in risalto come livelli elevati di
Selenio nel sangue si associano a fenotipo aggressivo della
malattia; in questa situazione l'uso di integratori con Selenio
può essere dannoso.
Analogamente anche in altre situazioni l'uso non specifico di
integratori con sostanze antiossidanti può essere sbagliato; per
impostare un trattamento coretto è pertanto importante, oltre al
quadro clinico e sintomatologico, una valutazione attenta del
bilancio tra sostanze ossidanti e antiossidanti eseguita tramite
specifici indagini eseguite sul sangue.
Presso l'Istituto di Medicina Biologica questa valutazione
viene fatta già da alcuni anni con buonissimi risultati; oltre a
questo viene anche eseguita, se il caso lo richiede, anche un
test genetico che può integrare le precedenti indagini; tramite
un semplice (e indolore) passaggio di uno spatolino nella mucosa
della bocca viene eseguito lo studio genetico; così si può
approfondire l'assetto genomico antiossidante specifico e così
raggiungere un più elevato livello di diagnosi; in tal modo
anche la terapia specifica può essere ancora più mirata e
pertanto ben individualizzata.
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