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(Mal/Adnkronos Salute )
articolo pubblicato il
17/10/2006 15:30
Alzheimer: test genetico a 40 anni
predice il rischio di ammalarsi
Milano, 17 ott. (Adnkronos Salute)
Un esercito di 27,7 milioni di
persone nel mondo è afflitto da una forma di demenza, e solo in Italia
l'Alzheimer è stato diagnosticato a circa 800.000 connazionali.
Si tratta
di una malattia che 'divora' memoria e funzioni cognitive, contro la
quale ancora oggi, dopo la diagnosi, si può fare poco. "Per questo è
importante cercare di giocare d'anticipo. Abbiamo messo a punto un
test genetico predittivo, che indica in bassa, media o alta la possibilità
di sviluppare la malattia dopo i 65 anni.
Non equivale a una diagnosi,
ma a un 'campanello d'allarme' che può spingere alla prevenzione per
cercare di ritardare il più possibile il manifestarsi dell'Alzheimer". Lo
spiega oggi a Milano Federico Licastro, responsabile del Laboratorio di
Immunologia e immunogenetica del Dipartimento di Patologia
sperimentale dell'Università di Bologna.
Licastro è autore della ricerca
condotta in collaborazione con NGBGenetics (spin-off dell'Università di
Ferrara) e con l'Istituto di Medicina genetica preventiva e personalizzata
(Imgep) e l'Istituto di Medicina biologica (Imbio) di Milano, che ha
portato al test 'made in Italy' dal costo di 750 euro. "E' disponibile da
circa 10 giorni per il pubblico, e lo abbiamo già eseguito su 20 persone".
L'Alzheimer, che nel 95% dei casi colpisce dopo i 65 anni, progredisce
lentamente, ma la sua manifestazione clinica segna l'inizio della
compromissione inesorabile di memoria e funzioni cognitive. "Si stima
che la malattia abbia una lunga fase silente, di circa 10-15 anni - dice
Licastro - dunque in questo periodo è utile cercare di individuare segni
premonitori della malattia. Abbiamo condotto test genetici su 350
malati e su 300 controlli di 72-73 anni, in collaborazione con la
Fondazione Don Gnocchi e il S.Raffaele di Milano, proprio per
individuare varianti genetiche associate alla malattia, e potenzialmente
in grado di predire il rischio di Alzheimer".
"Sfruttando una
combinazione di indagini genetiche, neurocognitive e radiologiche e
osservando i dati dei pazienti e di persone sane, abbiamo potuto
individuare una combinazione di sette polimorfismi sui geni (sei in tutto)
di varie molecole infiammatorie e di altre coinvolte nel metabolismo
cerebrale, che aumentano il rischio della malattia. Un'informazione -
assicura il ricercatore - che ci permette di inserire una persona con
rischio elevato in un percorso di approfondimento diagnostico e
preventivo mirato, grazie all'utilizzo di farmaci appropriati, cambiamenti
dello stile di vita e di abitudini alimentari".
Insomma, dopo il test una
serie di visite, esami radiologici e test neurocognitivi diranno "quando e
se iniziare terapie precoci per ridurre il più possibile un rischio
genetico
elevato".
A chi si rivolge il test? "A persone sane dai 40 ai 65 anni -
salute nel caso di un'aumentata predisposizione genetica alla malattia".
Il prelievo è semplice, e si può fare anche da soli, con un kit apposito.
Grazie a una spatolina si 'raccolgono' le cellule di sfaldamento del cavo
orale, poi il materiale si invia o si consegna al laboratorio NGBGenetics,
che si occupa dell'analisi.
La refertazione viene inviata all'equipe di
Licastro che valuta i risultati e indica il rischio di Alzheimer.
L'Imbio
di
Milano, infine, si occupa di comunicare il risultato. Se scoprire di avere
un rischio aumentato può deprimere una persone, Licastro è convinto
che la conoscenza favorisca una maggior consapevolezza verso
comportamenti 'sani'.
(Mal/Adnkronos Salute )
articolo pubblicato il
17/10/2006 15:30
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