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Fonte: Professione Fitness -
Gennaio 2010
Supplementazione nutrizionale
Necessità, illusione o danno?
Nel 1999 il Ministero della Sanità ha emanato specifiche linee guida per
disciplinare l'uso degli integratori alimentari, definiti "alimenti
adattati a un intenso sforzo muscolare soprattutto per gli sportivi",
nel tentativo di proteggere il consumatore rispetto alle spinte
promozionali di
questi prodotti che, non essendo farmaci, non necessitano
di prescrizione medica e sono spesso assunti senza un controllo adeguato.
Mentre gli integratori energetici (a base di carboidrati, con l'aggiunta di
qualche vitamina e a volte antiossidanti) e gli integratori idro-salinici
(contenenti elettroliti eventualmente associati a zuccheri e vitamine)
hanno un razionale d'uso, ovvero il loro utilizzo può essere giustificato
in alcune situazioni, per le altre categorie di prodotti, salvo rare
eccezioni, non è ancora stata scientificamente dimostrata una reale
efficacia. Integratori che contengono proteine, aminoacidi, creatina e
combinazioni variabili, sono acquistati da alte percentuali di sportivi, a
tutti i livelli, non per sopperire a una mancanza nutrizionale, quanto
piuttosto perché è diffusa l'opinione che questi integratori, assunti in
dosi elevate, possano portare dei miglioramenti alle loro prestazioni.
Si definiscono "ergogeni" e, in base ai poteri loro attribuiti dalla
pubblicità sono:
anabolizzanti, che hanno un effetto diretto sul metabolismo proteico
e favoriscono il rilascio dell'ormone della crescita e/o del testosterone
endogeno;
aerobici, per aumentare la prestazione aerobica, intervengono sui
meccanismi di utilizzo dei substrati energetici e sullo smaltimento
dell'acido lattico;
antiossidanti, con azione protettiva rispetto ai radicali liberi;
anoresizzanti e stimolanti, che agiscono sul sistema nervoso;
ricostituenti, con azione generalizzata sull'organismo. Il fatto che
spesso gli ingredienti siano prodotti naturali (guaranà, ginseng, caffeina
ecc.) non ne esclude la tossicità, soprattutto in merito ai dosaggi
utilizzati. Per esempio, la dose di creatina normalmente assunta dai body
builders e da molti di coloro che vogliono "metter su massa", è di 20-25
grammi al giorno, corrispondente a oltre 12 Kg di carne, per lunghi periodi
di tempo.
Non esiste alcun tipo di certezza riguardo l'innocuità di questo
comportamento, soprattutto a lungo termine. Eppure, l'assunzione di
prodotti non vietati per doping (farmaci, vitamine, integratori alimentari)
è una prassi ormai generalizzata, sia nell'amatore che nel professionista.
In realtà, già nella definizione attribuita dal Ministero della Sanità
sorge il primo dubbio: come quantificare un "intenso sforzo muscolare"
che giustifichi l'assunzione di supplementi?
È possibile che un corretto piano nutrizionale e una coerente
pianificazione degli allenamenti e degli impegni sportivi soddisfino
totalmente le esigenze di chi fa sport, anche ad alto livello?
Il professor Fabrizio Angelini, medico endocrinologo, consulente
nutrizionista della Juventus e consigliere nazionale SIAS (Società Italiana
di Alimentazione e Sport), ci è venuto in soccorso e ha messo a
disposizione tutta la sua esperienza e la sua competenza per rispondere a
queste e altre domande.
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Tendenzialmente, un programma alimentare studiato sull'atleta riesce
a garantire il completo soddisfacimento dei suoi bisogni?
Innanzitutto, un piano nutrizionale deve essere frutto di un'accurata
fase diagnostica, volta a investigare diversi fattori. A livello
ematochimico generale, per verificare che non ci siano carenze
(anemia), che l'apparato metabolico funzioni bene (funzionalità epatica e
renale), che non siano presenti marker di infiammazione (es. proteina
C-reattiva). Sono poi da valutare eventuali intolleranze alimentari,
sebbene ancora non esistano metodiche certe per identificarle, ma alcuni
test (es. il Test Alcat)
se eseguiti dopo un'accurata anamnesi possono dare indicazioni
interessanti. Poi, ancora, i parametri ormonali, soprattutto per
quel che riguarda la funzione tiroidea, gonadica e surrenalica. Non
trascurerei soprattutto negli atleti di endurance o top level la
valutazione dello Stress Ossidativo, che può essere eseguita sia sul
plasma (d-roms test e BAP) che sulle urine (dosaggio della malaldeide
urinaria). Per quanto riguarda la composizione corporea, ritengo
importante sottolineare un corretto utilizzo dell'impedenziometria, che non
dà informazioni sulle masse, bensì sui liquidi corporei. Massa magra e
massa grassa sono misure che si ricavano tramite equazioni indirette, che
non sono così precise. L'impedenziometria, invece, fornice informazioni
importanti sullo stato di idratazione e sulla quantità di cellule
metabolicamente attive. La metodica standard per la valutazione delle masse
corporee è la Dexa, che consente di avere anche informazioni segmentarie,
per la valutazione della distribuzione del grasso corporeo o eventuali
sviluppi asimmetrici della muscolatura. Va inoltre eseguita la
valutazione del dispendio energetico, tramite calorimetria indiretta o
holter metabolico o l'associazione dei due. Importante è, infine, l'anamnesi
nutrizionale: come il soggetto mangia, orari di pasti e allenamenti,
orari di sonno e veglia.
La valutazione della sfera personale è tanto più importante
nell'atleta amatoriale, la cui vita sportiva non è così rigorosa e deve
essere fatta conciliare con la giornata lavorativa. Secondo gli ultimi dati
della letteratura, un soggetto che svolge attività fisica due volte la
settimana è considerato un sedentario. Quindi, già chi sostiene 4-5
allenamenti settimanali di buona intensità è da considerarsi un atleta con
delle necessità che vanno oltre il maggiore fabbisogno calorico: il piano
nutrizionale deve considerare la regolazione dei macro nutrienti, degli
orari di assunzione, valutare la necessità di eventuali supplementi e
considerare infine il valore antinfiammatorio, per evitare che l'atleta si
infortuni troppo spesso o che recuperi bene quando gli impegni sono
ravvicinati.
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A suo parere è ragionevole che un atleta amatoriale, così come un
frequentatore di centri fitness, assuma integratori alimentari? Come
gestire in assenza di uno specialista posologie, scelte, dosaggi?
Intendiamoci sul concetto di integrazione alimentare. Se una persona svolge
attività fisica con intensità media e si alimenta in maniera adeguata con
un piano nutrizionale stabilito da un nutrizionista, il più delle volte non
necessita di una supplementazione per l'attività sportiva magari daremo
delle indicazioni sul timing di assunzione dei nutrienti. Ma se il
riferimento è il livello standard di alimentazione, quindi non calibrata
nella quantità e nella qualità, allora la risposta è molto probabilmente
affermativa, soprattutto per il discorso legato all'infiammazione.
Quello che assolutamente non deve essere praticato è il faidate:
creatina, aminoacidi ramificati, proteine, omega 3 tutte le integrazioni
devono essere valutate all'interno di un piano nutrizionale gestito da un
professionista, perché la loro assunzione sia giustificata da un razionale.
Eppure il faidate è molto diffuso...
Prendiamo ad esempio la creatina, assunta, secondo gli studi
effettuati dall'Istituto Superiore di Sanità, dal 50% degli atleti, e molto
diffusa anche fra gli amatori: non esiste dimostrazione scientifica di un
suo possibile effetto anabolizzante, e rispetto all'effetto energetico come
riserva fisiologica per la contrazione per l'ATP, dura solo pochi secondi,
quindi può essere utile solo negli sport che durano pochi minuti e che
necessitano di uno sforzo immediato. Perché, a suo parere, questo prodotto
è così utilizzato?
La creatina è un integratore ottimo, ma deve avere un razionale: non tutti
i tipi di sport ne giustificano l'assunzione, ma ci deve essere una
prescrizione, non farmacologia, ma di integrazione. Altrimenti, parliamoci
chiaro, è alterare la prestazione. Non si sa se la creatina assunta oltre
una certa grammatura possa fare male, ma sicuramente non produce effetti
positivi sulla performance. Non esistono dati in letteratura e questo vale
per moltissime sostanze. Una supplementazione può essere motivata solo
da una carenza, o da un momentaneo stress dell'organismo, che si può
verificare, per esempio, dalla perdita di massa magra, per cui utilizzerò
sostanze pro-anaboliche o anti-cataboliche. Se, per esempio, l'atleta deve
sostenere un impegno fisico importante protratto nel tempo posso utilizzare
anche sostanze ergogeniche, Altrimenti, si va contro al primo principio
della nutrizione dello sport che dice: preserviamo la salute dei nostri
atleti.
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Molti considerano l'assunzione di integratori alimentari come
l'anticamera del doping: lei è d'accordo con questa opinione?
Quando qualsiasi prodotto viene utilizzato senza uno specifico razionale e
a dosi elevate, si entra nel sottile confine fra integrazione,
supplementazione e doping. Ma sia chiaro: se cerco un'iper-dose è perché
voglio ottenere un ipereffetto. I nostri nonni non avevano bisogno di
un nutrizionista dello sport, perché il rapporto con l'alimentazione era
molto diverso: il cibo era l'energia immagazzinata necessaria per svolgere
la propria giornata. Oggi l'attività fisica viene limitata a una parte
della giornata, uno sforzo concentrato in un breve lasso di tempo rispetto
al normale stat o di sedentarietà, e non è detto che questo produca effetti
sempre positivi. L'amatore a volte è a rischio di salute più del
professionista, perché non è seguito da nessuno. In questi atleti il ruolo
del nutrizionista sarebbe fondamentale. Come Sias (Società Italiana di
Alimentazione e Sport) stiamo strutturando un questionario anamnestico
per svolgere un'indagine epidemiologica sulle abitudini alimentari dello
sportivo, a partire da come si alimenta, si idrata, se usa integratori e
chi glieli prescrive. Le faccio un altro esempio con delle sostanze che
sono attualmente molto di moda: gli antiossidanti. Ebbene, lo stress
ossidativo è molto difficile da individuare e riconoscere, è un processo
fisiopatologico che conosciamo ancora poco, eppure sono ormai tantissimi
sul mercato i prodotti venduti come in grado di combatterlo: che logica ha?
Valutiamo lo stress ossidativo e poi interveniamo con un'antiossidazione
mirata. Anche le vitamine... una dose da 500 mg di vitamina C ha
sicuramente un'azione antiossidante , ma esistono delle modalità e delle
necessità di assunzione.
Certo che se un atleta si alimenta in modo scorretto, considerando anche
che il valore nutrizionale degli alimenti non è più quello di un tempo, ci
può essere una carenza vitaminica: ma la carenza nutrizionale va
comunque rilevata.
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Sempre la stessa ricerca condotta dall'Istituto Superiore di Sanità
ha inquadrato questo fenomeno di abuso di sostanze come "medicalizzazione
dell'atleta": infatti, oltre a integratori (assunti dal 70% degli sportivi)
e vitamine soprattutto C e D (dal 100%), si è registrato un abuso di
farmaci veri e propri (soprattutto FANS, antidolorifici con azione
antinfiammatoria, fra i più utilizzati, anche alla ricerca di un'azione
preventiva sul DOMS). Uno studio effettuato dalla Fifa su rapporti redatti
dai medici delle squadre che hanno partecipato ai mondiali del 2002 e del
2006 riporta cifre elevatissime di consumo di integratori e farmaci, numeri
che, nelle parole del responsabile del settore medico della FIFA Jiri
Dvorak "sollevano interrogativi sul fatto che i medicinali siano presi solo
per ragioni terapeutiche" facendo ipotizzare una eccessiva prescrizione di
farmaci per uomini adulti sostanzialmente sani. Qual è la sua opinione in
merito?
Io non sono un medico dello sport, ma come medico non sono assolutamente
d'accordo. L'atleta è fondamentalmente una persona sana, anche se il
professionismo porta spesso con sé dei problemi fisici importanti. Ma una
macchina che si usura prima non giustifica, comunque, l'utilizzo
indiscriminato di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) o di altri
tipi di trattamento. Sicuramente la possibilità di pianificare preparazioni
atletiche sempre più mirate e individualmente differenziate rappresenta una
difficoltà negli sport di squadra, ma io credo che l'atteggiamento
tendenzialmente prescrittivo sia, purtroppo, anche retaggio della nostra
formazione medica italiana. Il farmaco deve essere somministrato in fase
acuta, quando c'è dolore, o infiammazione, sicuramente solo in presenza di
una diagnosi. Invece, pensi solo che il pacco gara dell'ultima
Stramilano conteneva un libretto di consigli utili*, in cui si indicava
espressamente di prendere un'aspirina (che è un FANS) subito dopo la
gara... ma si rende conto? Un anticoagulante! Teniamo anche conto che
l'aspirina, andando a inibire le prostaglandine, ha un effetto negativo
sulla diuresi e sul ricambio idrico... Poi è chiaro che, davanti a un trama
acuto o infiammazione acuta, il medico deve fare il medico, anche se ci
sarebbero comunque molti approcci diversi. Credo che l'approccio
multidisciplinare, che include anche visioni non esclusivamente "mediche"
come la fitoterapia, l'omeopatia, l'osteopatia, sia importante anche per
capire il motivo che causa gli eventi traumatici o infiammatori.
Altrimenti, è come prendere un antinfiammatorio per il mal di testa senza
indagare mai sulle origini del mal di testa. Poi gli atleti si rompono lo
stesso, ma se tenuti sotto controllo si riducono le incidenze.
* Da "10 consigli per la vostra prima maratona", firmati da Linus. Con la
collaborazione scientifica del Dottor Giuseppe Fischetto, specialista in
Medicina dello Sport e Medicina Interna, responsabile Settore Sanitario
Nazionale della Fidal, membro della Commissione Medica e antidoping della
Federazione Internazionale atletica leggera. "tornano buoni due o tre
consigli, questi sì uguali per tutti, dilettanti e professionisti. Subito
dopo il traguardo un bicchiere di Coca Cola ha il potere di "ri-av-viare"
il vostro stomaco come fate col vostro computer, qualcuno addirittura
riesce a scolarsi una meravigliosa birra gelata. Poi un'aspirina per
aiutare l'organismo a smaltire tutti i piccoli processi infiammatori, se
non qualcosa di più potente con la supervisione di un medico sportivo".
PROF. FABRIZIO ANGELINI Medico Chirurgo Specialista in Endocrinologia -
Docente di Psiconeuroendocrinologia Università di Parma - Medico
Nutrizionista Juventus Fc Torino - Responsabile Sezione Nutrizione e Sport
SIAS.
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