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Una diagnosi completa per comprendere le difese immunitarie acquisite verso il SARS-CoV-2

L’epidemia di SARS-CoV-2 e il suo impatto sulla popolazione mondiale dimostrano l’importanza vitale delle procedure di test che possono riflettere il progresso delle infezioni.

Una diagnosi completa che consideri tutti i pilastri del sistema immunitario è fondamentale per determinare lo stato del paziente al fine di avviare interventi mirati, nonché per comprendere eventuali difese immunitarie acquisite.

L’infezione è clinicamente asintomatica o moderata nella maggior parte dei soggetti. In alcuni casi, l’infezione provoca una grave progressione che può portare anche ad un quadro clinico molto grave.

Per confermare la presenza di RNA virale o di anticorpi SARS-CoV-2 vengono comunemente utilizzati due tipi di test:

  • test RT-PCR (reazione a catena della polimerasi in tempo reale) con tamponi oro-faringei e/o salivari sono usati per eventualmente confermare la presenza di RNA virale

  • Il test anticorpale, comunemente detto “sierologico”, utilizza il rilevamento del braccio adattativo umorale (acquisito) del sistema immune (misurazione degli anticorpi circolanti).

Tuttavia, è sempre più dimostrato che le risposte anticorpali non sono sempre rilevabili, anche quando il soggetto è stato chiaramente esposto/infetto.

Le reazioni delle cellule immunitarie contro il SARS-CoV-2 possono essere rilevate per un periodo di tempo più lungo

La risposta cellulare, l’altro braccio del sistema immunitario, è ora riconosciuta come strumento di analisi importante  per la misurazione degli anticorpi circolanti contro il SARS-CoV-2. Infatti, è la prima linea di difesa del nostro organismo.

Il sistema immunitario cellulare, e in particolare le cellule T, controllano la forza della risposta immunitaria rilasciando citochine per aumentare o sopprimere la risposta, a seconda della carica virale. Il rilevamento di cellule T reattive (cellule effettrici) contro un agente patogeno indica un contatto e quindi un’infezione acuta o pregressa, indipendentemente dal fatto che siano stati prodotti anticorpi.

È interessante notare che in molti casi le reazioni delle cellule T contro SARS-CoV possono essere rilevate per un periodo di tempo più lungo rispetto ai titoli anticorpali. Anche tutta la vita grazie alla memoria immunitaria.

EliSpot-Assay per misurare la risposta immunitaria dopo l’infezione da Coronavirus

L’EliSpot-Assay (Enzyme-linked Immuno-Spot Assay) è in grado di rilevare le reazioni dei linfociti T a livello delle singole cellule e quindi caratterizzare la risposta immunitaria individuale degli individui che sono stati esposti al virus.
Il rilascio di citochine delle cellule T stimolate con antigeni specifici del coronavirus fornisce un quadro differenziato della risposta immunitaria per mostrare lo sviluppo della progressione della malattia e la possibile immunità dopo l’infezione.

 

Principio del saggio EliSpot a fluorescenza a 2 colori (iSpot). Una piastra a 96 pozzetti, rivestita con anticorpi contro le citochine desiderate, viene incubata con PBMC isolati e antigeni del patogeno di interesse per 24 ore. Successivamente, le cellule vengono rimosse e le citochine legate vengono colorate con anticorpi specifici, in questo caso Interferone-y (IFNy) e Interleuchina-2 (IL-2). Questi anticorpi vengono visualizzati in una seconda fase con anticorpi marcati con fluorescenza per generare macchie, che rappresentano una cellula che produce citochine.

 

L’EliSpot Assay (Enzyme-linked Immuno-Spot Assay) è in grado di rilevare le risposte delle cellule T a livello di singola cellula e quindi caratterizza la risposta immunitaria degli individui testati. La visualizzazione delle citochine secrete prodotte dalle cellule T, stimolate con antigeni specifici del coronavirus, fornisce un quadro differenziato della risposta immunitaria per monitorare la progressione della malattia e determinare l’immunità cellulare dopo l’infezione.

I titoli anticorpali individualmente in rapida diminuzione sono descritti anche in recenti pubblicazioni su SARS-CoV-2.

A causa dell’elevata somiglianza con SARS-CoV, il rilevamento della risposta delle cellule T contro SARS- CoV-2 fornisce ulteriori e importanti informazioni sullo stato del sistema immunitario nelle persone infette e guarite (anche per soggetti che non sanno di avere avuto l’infezione per mancanza di sintomi).

Questo sistema di monitoraggio visualizza l’espressione di IFN-γ (interferone- gamma, cellule T attivate) e IL-2 (interleuchina 2, cellule T di memoria) da cellule T funzionali specifiche contro SARS-CoV-2.

Il principio del test T-CEA SARS-CoV-2

Principio del saggio EliSpot a fluorescenza a 2 colori (iSpot). Una piastra a 96 pozzetti, rivestita con anticorpi contro le citochine desiderate, viene incubata con PBMC isolati e antigeni del patogeno di interesse per 24 ore. Successivamente, le cellule vengono rimosse e le citochine legate vengono colorate con anticorpi specifici, in questo caso Interferone-y (IFNy) e Interleuchina-2 (IL-2). Questi anticorpi vengono visualizzati in una seconda fase con anticorpi marcati con fluorescenza per generare macchie, che rappresentano una cellula che produce citochine.

 

Confronto di cellule T helper 1 (Th1) che esprimono IFNy e IL-2 nel contesto dell’infezione. I linfociti T attivati esprimono principalmente IFNy (visualizzato con macchie fluorescenti verdi) a causa della persistenza dell’antigene, di un elevato carico di antigene e/o di un’esposizione o riesposizione acuta dell’antigene. Durante il corso dell’infezione, sorgono cellule T di memoria, che esprimono IL-2 (visualizzata dai punti fluorescenti rossi), e principalmente cellule T a doppia colorazione (fluorescenza gialla) sono visibili a causa della coespressione di IFNy e IL-2. Più a lungo l’infezione viene superata o il carico di antigene viene eliminato principalmente, una reazione dominante delle cellule T memoria IL-2 è visibile mostrata esclusivamente da macchie rosse.

Confronto tra cellule T da donatore post infezione Covid e donatore vaccinato Biontech/Pfizer 

Cellule T CD4+ e CD8+ da donatore infettato naturalmente (A) e vaccinato con Biontech (B), stimolate con SARS-CoV-2 Mix. Le PBMC sono state isolate da due donatori, uno infetto naturalmente 8 settimane fa e un donatore vaccinato con Biontech/Pfizer 2 settimane dopo la seconda immunizzazione. Da questi PBMC, le cellule T CD4+ e CD8+ sono state isolate mediante l’uso di un kit commerciale e il metodo di separazione delle sfere magnetiche. Sia le preparazioni cellulari che le PBMC intatte (immagini non mostrate) sono state utilizzate per CoV EliSpot per determinare la partecipazione delle cellule Th1 e/o Th2 dopo l’infezione naturale e la vaccinazione. Senza alcun dubbio, esclusivamente le cellule T CD4+ e quindi solo le cellule Thelper sono responsabili della risposta immunitaria cellulare, in maniera irrilevante se da vaccino o naturalmente da infezione, come mostrano chiaramente le immagini e i numeri delle macchie.

L’importanza delle Cellule T per una risposta immunitaria efficace 

Le risposte immunitarie umorali e cellulari sono fondamentalmente diverse. La risposta immunitaria cellulare è dipendente dalle cellule T.

Le cellule T sono suddivise in diverse sottopopolazioni (ad esempio Th1 e Th2), che rilasciano citochine diverse a seconda della loro funzione. Alcune di queste citochine innescano la risposta immunitaria umorale. Le cellule T sono quindi all’inizio dei meccanismi di difesa acquisiti. Le diverse sottopopolazioni di cellule T sono il sito centrale della risposta immunitaria sia umorale che cellulare.

Le cellule T effettrici sono cellule T direttamente attivate e differenziate che hanno proprietà pro-infiammatorie. Sono prodotti da cellule T “vergini” dopo essere venute a contatto con il particolare antigene durante un’infezione o una vaccinazione. Dopo la differenziazione proliferano in cloni di cellule T patogeni specifici, che si trovano come cellule T effettori e di memoria nel sangue periferico.

I linfociti T regolatori sopprimono la risposta immunitaria. Come le cellule T effettrici, si formano per differenziazione dalle cellule T native. Un equilibrio tra cellule T effettrici attivate e cellule T regolatorie è fondamentale per una risposta immunitaria efficace e protettiva. Un equilibrio disturbato può essere alla base di una malattia autoimmune o di un processo infiammatorio cronico.

Rilevamento degli anticorpi in caso di infezione Covid-19 (SARS-CoV-2) asintomatica o con sintomi lievi

Nel rilevamento indiretto di una precedente infezione da COVID-19 soprattutto nei pazienti asintomatici o con sintomi lievi, spesso non si riscontrano titoli anticorpali di una certa entità e comunque molto spesso diminuiscono rapidamente.

Molte persone si liberano dell’agente infettivo usando il loro sistema immunitario cellulare prima che vengano prodotti gli anticorpi. Le precedenti infezioni da COVID-19 possono essere rilevate efficacemente rilevando i Linfociti T effettori specifici (o anche non specifici ma che hanno in comune lo stesso determinante antigienico) di SARS-CoV-2 o le cellule di memoria.

Rilevamento dell’immunità cellulare può indicare immunità esistente o pre-esistente 

Se è possibile rilevare cloni di cellule T specifici per SARS-CoV-2, questa non è solo una prova di un precedente contatto virale: il rilevamento può anche indicare un’immunità cellulare esistente o pre-esistente. Questo è particolarmente vero se il rilevamento di IL-2 o un rilevamento combinato di IL-2 e INF-γ rivela evidenza di cellule di memoria.

Secondo i primi studi, le risposte delle cellule T specifiche per SARS-CoV-2 rimangono rilevabili a lungo nel CoV-iSpot. Risposte anticorpali relativamente di breve durata ma immunità delle cellule T di lunga durata significa che cellule di memoria T specifiche per la SARS sono state osservate nei pazienti infettati da SARS dal 2003 al 2020.

Indicazione di possibile immunità contro i Coronavirus in generale

Nel T-CEA, vengono utilizzati anche altri Coronavirus per stimolare i linfociti al fine di chiarire la questione dell’immunità di base del sistema immunitario cellulare dopo un precedente contatto con coronavirus endemici a livello globale. Se il T-CEA mostra prove di risposte delle cellule T specifiche verso i coronavirus in generale e se questi pazienti non sviluppano la malattia o solo sintomi lievi dopo l’infezione da SARS-CoV-2, allora sembra molto probabile una risposta cellulare contro i coronavirus in generale.

L’osservazione che i pazienti con una risposta reattiva ai peptidi dei coronavirus spesso non risultano positivi agli anticorpi anti-SARS-CoV-2 suggerisce anche un’immunità cellulare di base. È possibile che le cellule infettate da virus siano state eliminate dalle cellule effettrici T prima di essere stimolate dalle plasmacellule agli anticorpi.

Domande e risposte

Il T-CEA SARS-CoV-2 test può essere utile per valutare l’immunità relativamente alla vaccinazione?

Sì, sia i vaccini a mRNA che a vettore virale o a DNA sono stati progettati per neutralizzare il peptide S virale.
Il mix di Peptidi utilizzato in questo test utilizza anche la proteina S. In conclusione, se i Linfociti T “sollecitati” dalla presenza della proteina S virale reagiscono, significa che c’è immunità e quindi protezione.

Il test T-CEA SARS-CoV-2 può rilevare una risposta immunitaria a una variante mutata di SARS-CoV-2?

Sì. Di oltre 10.000 mutazioni caratterizzate di SARS-CoV-2, le varianti di interesse sono Alpha, Beta, Gamma e Delta. Tutti questi sono caratterizzati da mutazioni nella regione del gene S. Come mostrato nella figura sottostante, queste mutazioni non interferiscono con il mix di peptidi nel T-CEA SARS-CoV-2.

 

 

Contatta la nostra segreteria per effettuare il test T-CEA (valutazione degli anticorpi Covid)

 

 

Linfociti T effettori e della memori a-Immunità eterologa e sars-cov-2

Bibliografia 

 

Dott. Mauro Mantovani

Responsabile Ricerca e Sviluppo IMBIO
Direttore Scientifico IMBIO Academy

Riferimenti: Linfociti T, Covid-19, Anticorpi SARS-CoV-2
Redattore: Dott. Mauro Mantovani

 



L’interleuchina (IL) -6, una citochina con ridondanza e attività pleiotropica, contribuisce alla difesa dell’ospite contro lo stress ambientale acuto, mentre è stato dimostrato che la produzione di IL-6 persistente e disregolata gioca un ruolo patologico in varie malattie infiammatorie autoimmuni e croniche.

Quando l’IL-6 viene sintetizzato in modo transitorio, partecipa prontamente alla difesa dell’ospite contro lo stress ambientale come infezioni e lesioni e allo stesso tempo fornisce un segnale “SOS” (avvertimento) innescando un ampio spettro di eventi biologici. Una volta che la fonte di stress viene rimossa dall’ospite, l’attivazione mediata da IL-6 della cascata di trasduzione del segnale viene interrotta da sistemi di regolazione negativa in combinazione con la normalizzazione dei livelli sierici di IL-6 e PCR.

TUTTAVIA, LA PRODUZIONE PERSISTENTE DI IL-6 DISREGOLATA È STATA IMPLICATA NELLO SVILUPPO DI VARIE MALATTIE INFIAMMATORIE CRONICHE AUTOIMMUNI E PERSINO TUMORI.

Sembra che la continua e persistente produzione di IL-6, sovra regolata ma comunque sub-clinica, sia dovuta in parte allo stato di stress persistente a cui viene costantemente sottoposto l’organismo, dovuto a fattori concomitanti, come: stress emotivo, ambientale, alimentare, da xenobiotici, e infezioni da vari parassiti (batteri, virus, protozoi).

Tutto ciò induce una up-regolazione di citochine infiammatorie ed antinfiammatorie (come IL-10) che tendono all’omeostasi, evitando per questo una risposta violenta da parte del sistema immunitario e quindi un danno d’organo che può risultare fatale.

In questo scenario “disregolato”, si evince come il sistema immunitario adattativo risulti disregolato e “anergico”, con un iperattivazione leucocitaria, rappresentata in particolar modo dai neutrofili, perpetrando in un “loop” a feed-back positivo: l’infiammazione silente.

IL-6 tempesta citochimica interleuchine sistema immunitario tumori Covid-19

IL-6 è una citochina con attività pleiotropica; induce la sintesi di proteine della fase acuta come PCR, siero amiloide A, fibrinogeno ed epcidina negli epatociti, mentre inibisce la produzione di albumina. IL-6 svolge anche un ruolo importante sulla risposta immunitaria acquisita stimolando la produzione di anticorpi e lo sviluppo delle cellule T effettrici. Inoltre, IL-6 può promuovere la differenziazione o la proliferazione di diverse cellule non immunitarie. A causa dell’attività pleiotropica, la produzione continua disregolata di IL-6 porta all’insorgenza o allo sviluppo di varie malattie.

Che legame c’è tra la CRS (Sindrome di rilascio citochinico) la risposta infiammatoria sistemica e il Covid-19 

La CRS (Sindrome di rilascio citochinico) è una risposta infiammatoria sistemica che può essere causata da infezioni, alcuni farmaci e altri fattori, caratterizzata da un forte aumento del livello di un gran numero di citochine pro-infiammatorie.

La CRS è più comune nelle patologie legate a infezioni virali. SARS-CoV-2 si lega alle cellule epiteliali alveolari. Il virus quindi attiva il sistema immunitario innato e adattativo, provocando il rilascio di un gran numero di citochine, inclusa IL-6. Inoltre, la permeabilità vascolare è aumentata da questi fattori pro-infiammatori, con il risultato che una grande quantità di liquidi e cellule del sangue entrano negli alveoli, con conseguente dispnea e persino insufficienza respiratoria.

Dati emergenti suggeriscono che molti pazienti infetti da COVID-19 possono morire a causa di una risposta eccessiva del loro sistema immunitario, caratterizzato dal rilascio anormale di citochine circolanti, chiamata sindrome da rilascio di citochine (CRS).

La CRS gioca un ruolo importante nel deterioramento dei pazienti COVID-19, dalla polmonite alla sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), che si accumula nell’infiammazione sistemica e, in ultima analisi, nell’insufficienza d’organo multi sistemica. Questo fenomeno di una pletora di citochine che scatenano il caos in tutto il corpo viene spesso definito in modo vivido “tempesta di citochine”.

Molte citochine prendono parte alla “tempesta di citochine” nei pazienti COVID-19, tra cui IL-6, IL-1, IL-2, IL-10, TNF-α e IFN-γ; tuttavia, un ruolo cruciale sembra essere svolto dall’IL-6, i cui livelli aumentati nel siero sono stati correlati con insufficienza respiratoria, ARDS e esiti clinici avversi.

IL-6 ha proprietà pro-infiammatorie significative e funziona attraverso due principali vie di segnalazione: cis o trans. L’attivazione di questa cascata di segnali porta a effetti pleiotropici sul sistema immunitario acquisito (cellule B e T) e sul sistema immunitario innato (neutrofili, macrofagi e cellule natural killer) che possono contribuire alla CRS. Ciò aggrava gravemente la “tempesta di citochine” attraverso la secrezione del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF), la proteina chemio attrattiva dei monociti-1 (MCP-1), IL-8 e ulteriore IL-6, nonché una ridotta espressione di E-caderina sull’endotelio cellule.

La secrezione di VEGF e la riduzione dell’espressione di E-caderina contribuiscono alla permeabilità e alle perdite vascolari che partecipano alla fisiopatologia dell’ipotensione e della disfunzione polmonare nell’ARDS.

Precedenti studi hanno dimostrato l’efficacia degli antagonisti dell’”IL-6-IL-6R” per il trattamento della CRS e della linfoistiocitosi emofagocitica secondaria (sHLH), entrambi caratterizzati dalla sovraregolazione delle citochine sieriche. Ciò suggerisce un ruolo cruciale per IL-6 nella fisiopatologia delle sindromi iperinfiammatorie guidate dalle citochine e classifica l’IL-6 come potenziale bersaglio per la terapia mirata COVID-19. Sono infatti in corso antagonisti di IL-6 e IL-6R per studi clinici per la gestione di pazienti COVID-19 con gravi complicanze respiratorie.

Tutte queste evidenze evidenziano l’importanza della “tempesta di citochine” e in particolare dell’IL-6 e delle sue vie di segnalazione a valle nella malattia COVID-19. Una rilevazione e un monitoraggio accurati di tutte queste componenti sono fondamentali per una migliore comprensione della progressione della malattia e per valutare la miglior risposta terapeutica.

L’immunopatologia di Covid-19 

 

Immunopatologia Covid-19

I modelli immunitari di COVID-19 includono linfopenia, attivazione e disfunzione dei linfociti, anomalie di granulociti e monociti, aumento della produzione di citochine e aumento degli anticorpi.

La linfopenia è una caratteristica chiave dei pazienti con COVID-19, specialmente nei casi gravi. CD69, CD38 e CD44 sono altamente espressi sulle cellule T CD4 + e CD8 + dei pazienti e le cellule T virus-specifiche dei casi gravi mostrano un fenotipo di memoria centrale con alti livelli di IFN-γ, TNF-α e IL-2.

Tuttavia, i linfociti mostrano un fenotipo di esaurimento con sovraregolazione della proteina 1 di morte cellulare programmata (PD1), dominio dell’immunoglobulina delle cellule T e dominio della mucina-3 (TIM3) e del membro 1 della sottofamiglia C del recettore simile alla lectina delle cellule killer (NKG2A). I livelli di neutrofili sono significativamente più alti nei pazienti gravi, mentre la percentuale di eosinofili, basofili e monociti è ridotta.

L’aumento della produzione di citochine, in particolare di IL-1β, IL-6 e IL-10, è un’altra caratteristica chiave del COVID-19 grave. Anche i livelli di IgG sono aumentati e c’è un titolo più alto di anticorpi totali.

Potenziali meccanismi di immunopatologia indotta da SARS-CoV-2

Potenziali meccanismi di immunopatologia indotta da SARS-CoV-2
a I potenziali meccanismi di deplezione ed esaurimento dei linfociti. (1) L’espressione del recettore ACE2 sui linfociti, in particolare sui linfociti T, promuove l’ingresso di SARS-CoV-2 nei linfociti. (2) Un aumento concomitante dei livelli di citochine infiammatorie promuove l’esaurimento e l’esaurimento delle cellule T. (3) SARS-CoV-2 danneggia direttamente gli organi linfatici, inclusi milza e linfonodi, inducendo linfopenia. (4) L’aumento dei livelli di acido lattico inibisce la proliferazione e la disfunzione dei linfociti. b La linfopenia può portare a infezioni microbiche, favorendo ulteriormente l’attivazione e il reclutamento di neutrofili nel sangue. c I potenziali meccanismi di induzione della tempesta di citochine. (1) Le cellule T CD4 + possono essere attivate rapidamente in cellule Th1 che secernono GM-CSF, inducendo ulteriormente i monociti CD14 + CD16 + con alti livelli di IL-6. (2) Un aumento della sottopopolazione di monociti CD14 + IL-1β + promuove una maggiore produzione di IL-1β. (3) Le cellule Th17 producono IL-17 per reclutare ulteriormente monociti, macrofagi e neutrofili e stimolare altre cascate di citochine, come IL-1β e IL-6 tra le altre. d Un anticorpo monoclonale neutralizzante mirato al virus può favorire l’ingresso del virus nelle cellule attraverso la regione Fc dell’anticorpo legato al recettore Fc (FcR) sulle cellule; questo è correlato alla progressione della malattia e agli scarsi risultati dei pazienti con COVID- 19.

 

In uno studio pubblicato su Signal Transduction and Target Therapy sono stati arruolati trentasei casi adulti con COVID-19 grave e con prognosi critica in cui sono state valutate diverse citochine tra cui IL-2, IL-4, IL-6, IL-10, TNF-α e IFN-γ; si è visto che erano notevolmente aumentati, specialmente IL-6 e IL-10. Inoltre, le percentuali di pazienti con sovraregolazione di IL-6 e IL-10 erano rispettivamente del 97,0% e del 100,0%, che erano significativamente più alti di quelli dei pazienti con quadro clinico migliore. Inoltre, i livelli di IL-6 e IL-10 nei pazienti COVID-19 critici erano significativamente più alti rispetto a quello nei pazienti COVID-19 gravi. Questi risultati dimostrano che il livello di citochine era elevato nei pazienti COVID-19 gravi e critici, in particolare IL-6 e IL-10 erano enormemente aumentati.

Per valutare ulteriormente la correlazione tra questi parametri immunitari e la prognosi clinica, sono state analizzate le sopravvivenze complessive in pazienti con livelli alti e bassi di sottopopolazioni linfocitarie e citochine. E’ stato scoperto che i pazienti con livelli elevati di linfociti totali, T totale, CD4 + T, CD8 + T e cellule NK avevano una buona sopravvivenza. Inoltre, i pazienti con alti livelli di IL-6 e IL-10 avevano una scarsa sopravvivenza globale. Tra questi pazienti COVID-19, le percentuali di pazienti con alti livelli di linfociti, inclusi linfociti totali, T totale, CD4 + T, CD8 + T e cellule NK, erano ovviamente più alte in tutti i sopravvissuti rispetto a quella nei non sopravvissuti, e c’era un risultato opposto per le cellule B. Nel frattempo, i pazienti con bassi livelli di IL-6 e IL-10 erano fondamentalmente vivi.

Attraverso la tomografia computerizzata (TC) di un paziente durante il recupero, l’infiammazione è stata notevolmente ridotta, accompagnata dall’aumento dei livelli di ciascuna sottopopolazione di linfociti. Inoltre, un non sopravvissuto ha presentato una grave infiammazione mediante immagine Tomografica con grave produzione di IL-6 e IL-10; tuttavia, in un altro sopravvissuto, i livelli di IL-6 e IL-10 erano significativamente ridotti con un’infiammazione relativamente lieve mediante immagine Tomografica.

Pertanto, le caratteristiche immunitarie sono strettamente associate alla progressione della malattia, che potrebbe essere utilizzata come potenziale biomarcatore per la prognosi dei pazienti COVID-19 gravi e critici.

In questo studio, i pazienti COVID-19 gravi e critici mostrano linfopenia e alti livelli di citochine, in particolare le cellule T alterate, e un aumento di IL-6 o IL-10, che sono serviti come potenziali biomarcatori per la progressione della malattia. Altri studi hanno anche riportato che la carenza o l’incapacità dei linfociti nei pazienti COVID-19 ha promosso la progressione della malattia, e la maggior parte dei casi gravi ha presentato livelli elevati di biomarcatori correlati all’infezione e citochine infiammatorie.

La produzione di un gran numero di citochine infiammatorie è definita come tempesta di citochine, che porta alla disfunzione di più organi. Il nostro studio attuale ha anche spiegato lo stretto legame tra il livello di citochine e l’insufficienza d’organo. Pertanto, secondo gli speciali profili immunitari verificatisi nei pazienti COVID-19 gravi e critici, il potenziamento dei linfociti e l’inibizione dell’infiammazione sono le strategie promettenti per il trattamento di questi pazienti COVID-19.

Uno studio su 452 pazienti infetti da SARS-CoV-2 ha anche riportato che l’aumento dei livelli di IL-6 era più marcato, con sintomi più gravi. Questi livelli sono stati più alti di quelli osservati nei pazienti con SARS-CoV o MERS. È stato inoltre riscontrato che i livelli di IL-6 erano notevolmente più alti nei pazienti deceduti a causa di COVID-19 rispetto a quelli guariti. L’attivazione di IL- 1β da parte di SARS-CoV-2 a sua volta attiva IL-6 e TNF-α. È stato anche dimostrato che un’elevata espressione di IL-6 in pazienti con COVID-19 può accelerare il processo infiammatorio, contribuendo alla tempesta di citochine e peggiorando la prognosi. La tempesta di citochine, inclusi livelli elevati di IL-6, è stata anche associata a danno cardiaco in questi pazienti.

ImbioLab effettua da anni il dosaggio salivare delle citochine

IMBIOLab da anni effettua il dosaggio salivare delle citochine, in particolare: IL-6, IL-1 BETA, TNF- alfa e IL-10, direttamente implicate nel fenomeno noto come “Tempesta di Citochine”, che delinea un quadro clinico di estrema gravità prognostica nei pazienti affetti da Sars-CoV-2.

I valori ottimali di queste citochine sono di estrema importanza nella giusta risposta immunitaria in caso di infezione da virus.

Dal momento che la corretta risposta immunitaria verso un agente patogeno è determinata principalmente dallo stato di salute dell’individuo, è chiaro che il controllo periodico dello stato infiammatorio risulta determinante nella corretta risposta immunitaria.

Il dosaggio citochinico effettuato da IMBIOLab è su TAMPONE SALIVARE, quindi non invasivo e di facile prelievo.

Dott. Mauro Mantovani 

Responsabile Ricerca e Sviluppo IMBIO
Direttore Scientifico IMBIO Academy

Riferimenti:  Interleuchine, Citochine, IL-6, Covid-19
Redattore: Dott. Mauro Mantovani

Fonti:

–  COVID-19: immunopathogenesis and Immunotherapeutics, Nature 2020, Yang. et al
–  Immune characteristics of severe and critical COVID-19 patients, Signal Transd. Ther. 2020, Li Yang. et al.
–  IL-6: Relevance for immunopathology of SARS-CoV-2, Cytochine Growth Factors Rev. 2020, E O Gubernatorova et al.
–  Dysregulation of immune response in patients with COVID-19 in Wuhan, China. Clin. Infect. Dis. 2020 Qin C. et. al.

 

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September 17, 2020 Uncategorized

Test sierologico e tampone: come funzionano i test per diagnosticare l’infezione da Coronavirus?

Per verificare la presenza del virus COVID-19 in un soggetto esiste un solo modo: effettuare un tampone.
Il tampone oro-faringeo permette infatti, tramite un’ analisi delle mucose oro-faringee, di dichiarare se nell’ organismo di chi effettua il test se il virus è presente al momento del prelievo, oppure no.

Il tampone va quindi a misurare e quantificare in modo diretto la presenza dell’ agente patogeno. Questo ci permette quindi di determinare se in dato momento il soggetto sottoposto al test risulta essere portatore del virus e quindi contagioso.

Ma allora qual’è la differenza fra un tampone ed un test sierologico?

Il test sierologico, effettuato su siero, non è in grado di definire se un soggetto sia contagioso o meno, ma ci dà informazioni su un possibile contatto con il virus da parte della persona che effettua l’esame.

Il test sierologico per Covid-19 va a misurare due tipologie di anticorpi: IgG e IgM, che vengono prodotti in un organismo in seguito ad un contatto con un virus. Il test quindi non verifica direttamente la presenza del virus, ma va a cercare le “tracce” che il COVID-19 lascia nel sangue, senza poter però chiarire con certezza se l’agente patogeno sia ancora presente o meno al momento del prelievo.

Contatta la nostra segreteria per richiedere il test sierologico e il tampone


Che differenze ci sono fra le IgG e le IgM?

Le immunoglobuline M (IgM) sono gli anticorpi che vengono prodotti nella prima fase dell’ infezione da COVID-19, se quest’ ultime sono presenti la possibilità che il soggetto sia contagioso sono alte.

Al contrario le immunoglobuline G (IgG) sono più tardive e persistono nell’ organismo anche dopo che il virus viene debellato.

Un soggetto il cui test sierologico evidenzia solo la presenza di IgG potrebbe essere contagioso ma potrebbe anche non esserlo. Per definire ciò, come spiegato in precedenza occorre effettuare un tampone. È però doveroso sottolineare che questi anticorpi vengono prodotti dopo un “periodo finestra” che può durare fino a 7/10 giorni, un test sierologico negativo non esclude quindi la presenza effettiva del virus al momento del prelievo.

Domande frequenti

Il mio test sierologico ha evidenziato la presenza di IgG e IgM (o solo una delle due), sono contagioso?

Non è possibile rispondere a questa domanda, per saperlo bisogna effettuare un tampone.

Il mio test sierologico è negativo, quindi sicuramente non ho il COVID-19?

Non è possibile rispondere a questa domanda, esiste la possibilità che il virus sia presente nell’ organismo ma il soggetto non abbia ancora iniziato la produzione di anticorpi, per saperlo bisogna effettuare un tampone.

Il mio tampone è negativo ma il test sierologico è positivo, sono contagioso?

No. In questo caso il virus non è più presente nell’ organismo, rimangono solo gli anticorpi prodotti contro di esso ma non si è più contagiosi.

I test sono affidabili al 100% ?

Il test sierologico è molto affidabile, essendo effettuato su siero, se gli anticorpi sono presenti nel sangue verranno sicuramente rilevati. Per quanto riguarda il tampone purtroppo il rischio di imbattersi in un falso negativo è piuttosto alto, è un test strettamente dipendente dalla bravura dell’ operatore che quando effettua il tampone deve raggiungere i punti giusti.

 

Dove posso effettuare il test sierologico o il tampone?

L’analisi può essere eseguita presso il nostro centro medico o presso il nostro Laboratorio e punto prelievi di Milano. In alternativa, sempre nella città di Milano, è possibile richiedere il prelievo a domicilio.

Centro medico

Via G. Gallina, 10 – 20129 Milano
Tel. 02.58300445
info@imbio.it

Laboratorio e Punto prelievi

Via Sidoli, 1 – 20129 Milano
Tel. 02.58300376
segreteria@imgep.com

ATTENZIONE: a causa dell’elevato numero di richieste i nostri centralini sono spesso occupati.
Lasciate un messaggio su whatsapp direttamente sul nostro cellulare +39 366 352 9609 e verrete ricontattati appena possibile.


Tempi, modalità e consegna dei referti 

I test diagnostici per la conferma dell’infezione da COVID-19 in Lombardia sono oggi eseguiti in diversi Laboratori pubblici o privati, comunque accreditati, autorizzati e coordinati dalla Direzione Welfare regionale.

La refertazione del test sierologico avviene generalmente entro 48 ore mentre la refertazione del tampone avviene generalmente entro 72 ore.

La consegna del referto avviene esclusivamente online tramite il nostro portale dedicato.

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Riferimenti:  Covid, Sistema immunitario, Tampone, Test sierologico, Coronavirus
Redattore: Dott. Stefano Frigerio


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Il cibo influisce sulla nostra salute e sul nostro benessere più di quanto possiamo immaginare.
Un’alimentazione equilibrata, abbinata ad uno stile di vita sano, è fonte ineguagliabile di benessere.

Il modello dietetico può influenzare direttamente il sistema immunitario, ma può anche modularlo indirettamente regolando il “microbiota” intestinale, il nostro “organo” di difesa, i “nostri soldati in prima linea”.

La dieta vegetariana ha un impatto sul nostro sistema immunitario? I benefici di una dieta vegetariana sul microbiota intestinale.

È stato studiato l’effetto di una dieta latto-ovo-vegetariana di 3 mesi sulla diversità del microbiota intestinale e del sistema immunitario in volontari sani onnivori (Zhang et al: “Impact of a 3-Months Vegetarian Diet on the Gut Microbiota and Immune Repertoire”; Front Imunol 2018).

La dieta vegetariana a breve termine non ha avuto effetti rilevanti sulla diversità del sistema immunitario, ma ha influito sulla composizione del microbiota, innescando la crescita di specie batteriche (probiotici) favorevoli al nostro benessere, come ad esempio specie batteriche in grado di produrre butirrato (acido butirrico), acido grasso a corta catena in grado di proteggere la mucosa intestinale, formando uno strato di protezione, in grado di ridurre l’infiammazione cronica dell’intestino e la sindrome dell’intestino permeabile.

In questo stesso studio, sono state inoltre identificate alcune specie batteriche in grado di incrementare il livello di espressione delle Immunoglobuline di tipo A (IgA), una classe di immunoglobuline chiave che protegge il sistema mucoso gastrointestinale, come anche il sistema mucoso di tutto l’organismo, incluso quello delle vie respiratorie.

Inoltre, è stato riscontrato un minor livello di espressione delle Immunoglobuline E (IgE), immunoglobuline coinvolte nelle reazioni allergiche.

Tutto questo non ci rimanda forse alla nostra emergenza mondiale, alla “tempesta che si è abbattuta sulle nostre teste” (cit. Papa Francesco 27/3/2020)?

Tutti noi siamo chiamati a proteggere le vie respiratorie, a ridurre le allergie che insieme a patologie respiratorie (BPCO), diabete, patologie autoimmuni e ipertensione/patologie cardiovascolari sono quelle che espongono di più il nostro organismo all’infezione da “Coronavirus”.

Pertanto, la composizione e la durata della dieta possono avere un impatto sull’equilibrio dei fattori pro/antinfiammatori nel microbiota intestinale e nel sistema immunitario.

Quali sono i vantaggi della dieta vegetariana?

Gli studi scientifici sugli altri benefici di una dieta vegetariana sono già noti.

E’ stato pubblicato il dato che una maggiore assunzione di proteine animali, in particolare quelle presenti nei formaggi e nelle carni animali, determina un’acidificazione del sangue, che l’organismo tende a tamponare prelevando calcio e minerali dalle ossa con una maggiore esposizione a problematiche di tipo osteoporotico (American Journal of Clinical Nutrition).

In effetti, i benefici apportati dalla dieta vegetariana sono da attribuire al maggior apporto di fibre presenti nei prodotti vegetali, di acidi grassi essenziali mono (es. acidi grassi dell’olio extravergine di oliva) e polinsaturi (es. omega 3 contenuti in semi quali chia, lino, canapa; frutta secca come noci, mandorle, anacardi, noci del Brasile) e al minor apporto di grassi saturi e colesterolo, che abbondano invece nelle carni animali.

Infatti, le persone che seguono uno stile alimentare vegetariano sono meno esposte ai rischi delle malattie del benessere tipiche del mondo occidentale:

  • bassi valori di colesterolo ematico
  • ridotto rischio di cardiopatia
  • ridotti livelli di pressione arteriosa
  • minore rischio di diabete di tipo II
  • minore rischio di contrarre cancro, in particolare all’intestino (dati raccolti nell’ambito di uno studio condotto dall’autorevole centro di ricerca sul cancro europeo EPIC di Oxford – European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition).

Inoltre, i bambini che seguono uno stile vegetariano hanno un indice di massa corporea o BMI (Raccomandazioni OMS: 18,5>BMI< 24,5) più basso e sono perciò più magri in rapporto ai bimbi che seguono una tipica dieta occidentale. Più di recente, un articolo apparso su  Journal of Child Psychology and Psychiatry ha messo in evidenza come le donne che in gravidanza assumono maggiori quantità di verdure abbiano livelli superiori di acido folico nel sangue e partoriscano bambini con un cervello più sviluppato, più tranquilli e con una minore incidenza della sindrome di iperattività o di deficit di attenzione (ADH).

Cosa si intende per alimentazione vegetariana?

Seguire un’alimentazione vegetariana significa seguire una dieta che esclude le carni di animali di terra, aria e acqua. In particolare possiamo distinguere:

  • Vegetariani, latto-ovo-vegetariani che escludono carne, pesce e volatili
  • Vegani, che escludono carne, pesce, volatili, uova, latte e derivati

Come per la Dieta Mediterranea, anche per la Dieta vegetariana esistono linee guida, raccomandazioni e consigli, basati su studi scientifici accreditati e aggiornati, emanate da Istituzioni quali USDA, USA- INRAN e Ministero Agricoltura e Foreste, Italia.

Per pianificare una dieta vegetariana equilibrata è stata elaborata la Piramide latto-ovo vegetariana, ovvero una rappresentazione grafica della suddivisione dei gruppi di alimenti e del numero di porzioni consigliate ogni giorno.

Quali sono le raccomandazioni nutrizionali più importanti per prevenire tutte le patologie croniche? 

Di qui le raccomandazioni nutrizionali più importanti e che rimandano in parte al Documento del WCRF (World Cancer Research Foundation) che, in conformità alle raccomandazione dell’OMS (80% delle proteine da fonti vegetali), consentono di diffondere i Principi della Prevenzione Primaria in Oncologia, valide per la prevenzione di tutte le patologie croniche. 

Questi principi prevedono di basare la propria alimentazione prevalentemente su cibi di provenienza vegetale (e biologico certificato):

  1. Cereali, non industrialmente raffinati e preferibilmente in chicco;
  2. Proteine vegetali ad ogni pasto;
  3. Verdure (non amidacee)
  4. Frutta

Cereali non industrialmente raffinati, preferibilmente in chicco

Si raccomanda di ridurre i cibi ad alto indice glicemico/insulinemico (fa­rine raffinate, riso brillato, patate). Il consumo di alimenti a basso indice glicemico infatti regola i livelli di glicemia nel sangue, riduce i livelli di insulina e IGF-I e, di conseguenza, riduce l’infiammazione e ostacola la crescita delle cellule tumorali.

Consumare cereali in chicco integrali, ma anche pasta di grano duro e grani antichi (es. Farro, Grano Senatore Cappelli, Timilia o Tumminia, Russello e tanti altri).

Ridurre l’introduzione di cereali contenenti glutine (es. grano tenero e duro, farro, orzo, kamut, segale, semola, avena) alternandoli con cereali e pseudocereali integrali o semintegrali (decorticati), privi di glutine: riso integrale (proprietà antinfiammatorie), avena senza glutine, miglio, mais, grano saraceno, quinoa, amaranto, teff, pasta a base di farina di grano saraceno o di legumi.

Prediligere le Proteine vegetali ad ogni pasto

Secondo i Principi di Prevenzione Primaria in Oncologia è raccomandato prediligere le proteine vegetali ad ogni pasto come i legumi (lenticchie, fagioli, ceci, lupini, fave, cicerchie, roveja), aggiungere funghi (secchi o freschi da coltivazione biologica), oltre a frutta secca a guscio e semi oleaginosi.

Ridurre il consumo di proteine animali (uova e latticini) scegliendo quelle di qualità migliore:

  • Uova da allevamento di “galline felici” preferibilmente biologiche
  • Latticini come yogurt e kefir (ricchissimo in probiotici), formaggi freschi preferibilmente di capra; formaggi da latte di animali allevati al pascolo (grass fed).

Consumare sempre verdure ad ogni pasto

I benefici del consumo di verdura ad ogni pasto sono rinomati. Quando scegliamo le verdure da inserire nei nostri pasti e spuntini della giornata è tuttavia consigliato seguire alcune indicazioni, come ad esempio:

  • Assumere verdura fresca ad ogni pasto, rispettando la stagionalità
  • Scegliere 4 porzioni dei vari colori/die;
  • Si raccomanda di assumere brassicacee (cavolo nero, viola, verde e bianco, broccoli, cavolo romano, cavolfiore, cavolini di Bruxelles) almeno 3 volte a settimana, in quanto ricche in polifenoli, indolo-3-carbinolo, sulforafano;
  • Assumere aglio e cipolla tutti i giorni, se ben tollerati;
  • Assumere verdura sia cruda che cotta (poco cotta);
  • Ridurre al minimo surgelati e cibi in scatola;
  • Utilizzare verdura anche come spuntino (croccante e poco calorico).

Un’idea per far consumare più verdura anche ai più piccoli, che gradiscono meno la verdura, è mimetizzala nella pasta con sughetti sfiziosi, frullarla per realizzare creme vellutate o utilizzarla per creare crocchette o bastoncini veg al forno.

La frutta, meglio consumarla a colazione o come spuntino tra un pasto e l’altro

Anche la frutta è una componente importante della nostra dieta, per sceglierla e consumarla è bene:

  • Optare sempre per frutta fresca di stagione e del proprio clima e territorio;
  • Consumarla fresca e intera (apporto di fibre e sostanze protettive);
  • Consumarla come spuntino prima o lontano dai pasti saziante e poco calorico, facilmente digeribile o eccezionalmente a fine pasto per diabetici o per chi gradisce dolce a fine pasto
  • Centrifugati ed estratti penalizzano apporto di fibra, da preferire in combinazione con verdure con un rapporto 3:1

Se i più piccoli e i nostri figli non mangiano volentieri la la frutta intera realizzate macedonie o spiedini di frutta di tutti i colori e optate per frullati 100% frutta al posto di bibite gasate. La frutta disidratata è invece un ottimo sostituto delle caramelle.

Dieta, intestino e corpore sano!

Ippocrate diceva che tutte le patologie nascono dall’intestino. Una dieta come quella vegetariana, in grado di tutelare e potenziare l’intestino e le sue naturali difese sarà in grado di proteggerci e di renderci inattaccabili. Andrà tutto bene!

 

Dott.ssa Rosa Sica

Biologa Nutrizionista specializzata in Scienza dell’alimentazione
Master “Terapie Integrate nelle patologie oncologiche femminili”
– I livello – Policlinico Gemelli Roma
Collaboratrice Imbio

Riferimenti:  Alimentazione, Nutrizione, Dieta vegetariana, Coronavirus, Difese Immunitarie, Prevenzione dei tumori
Redattore: Dott.ssa Rosa Sica


Quanto è importante la colazione?

Chi non ha mai sentito dire la prima colazione è il pasto più importante della giornata alzi la mano.
Ce lo dicono tutti, da sempre, ma spesso i ritmi frenetici caratteristici della quotidianità di molti di noi, ci portano a compiere scelte alimentari scorrette che diventano poi delle vere e proprie (cattive) abitudini.

Il pasto da sempre più bistrattato è la prima colazione.
La sveglia che suona sempre troppo presto, dover lottare contro il tempo per non arrivare in ritardo e lo stress che ci pervade sono tutte cause che ci portano principalmente a fare due tipi di scelte sbagliate:

  • saltare del tutto questo pasto
  • ripiegare su cibi particolarmente ricchi di zuccheri e grassi saturi, ma veloci da consumare

Il risultato è il medesimo, ovvero assumere calorie in eccesso, riacquistare precocemente senso di fame e sentirsi già stanchi di prima mattina.

La prima colazione infatti è un momento importante sotto molti punti di vista.
La colazione permette di attivare il metabolismo ed è uno stimolo per tutte le funzioni a cui il nostro organismo deve adempiere, modulando il profilo ormonale e risultando quindi determinante ad esempio per il mantenimento dell’attenzione e in generale per una buona salute mentale e fisica.

Impariamo ora nuove buone abitudini per farle diventare parte della nostra routine

La situazione attuale ci ha costretti a stravolgere completamente le nostre abitudini.
Tutti coloro che non possono continuare a lavorare regolarmente presso negozi, uffici e varie attività, ora sono costretti tra le mura di casa, proprio per scongiurare la possibilità di contagio da questa pandemia da Coronavirus in atto.

Non poter uscire, talvolta anche rinunciando a poter svolgere la propria attività lavorativa, se da un lato relega obbligatoriamente dentro casa, dall’altro (vedendo il bicchiere mezzo pieno) ci permette di avere più tempo a disposizione per spostare la nostra attenzione su tantissime attività che prima non avevamo tempo e modo di seguire.

In questo momento possiamo dedicarci molto più a noi stessi e curare maggiormente la nostra alimentazione. Rivedere le nostre abitudini alimentari ci consente di rinforzare il nostro sistema immunitario a partire proprio dalla prima colazione.

Una colazione bilanciata: ecco alcuni consigli per farla nel modo corretto

Ecco alcuni semplici consigli per iniziare al meglio la giornata.

Gli zuccheri raffinati sono da evitare

Anche se la prima colazione è il momento in cui l’uso di dolci e carboidrati, anche raffinati, risulta meno dannoso, lo sbalzo glicemico che si genera in seguito all’assunzione di questi alimenti rischia di debilitare più che stimolare. È decisamente preferibile l’assunzione di cereali e di farine integrali a basso indice glicemico come l’avena, il grano saraceno o la farina di segale, ottime anche per preparare dei gustosi pancake proteici.

Non rinunciamo alla frutta 

La frutta fresca di stagione e con la buccia, è l’alimento ideale per assumere una buona quantità di antiossidanti e di vitamine. Ad esempio con gli agrumi, ricchi tra l’altro di vitamina C, che soprattutto in questo periodo è utile per fortificare il sistema immunitario o l’avocado, povero di zucchero e ricco di grassi buoni essenziali sono perfetti per iniziare al meglio la giornata.

È importante consumare frutta e verdura seguendo la loro stagionalità (scopri gli alimenti di stagione) e preferibilmente intera o con la buccia.

Ricordiamoci di aggiungere sempre una fonte proteica 

Per dare da subito un’impennata al metabolismo ed evitare sconvenienti picchi glicemici è fondamentale aggiungere una buona fonte proteica alla nostra colazione.

Considerando le nostre abitudini, che evidenziano una preferenza degli italiani per una colazione dolce, consigliamo di consumare yogurt greco (povero di lattosio e ricco di proteine) o uova per la preparazione di soffici pancakes ed abbinarli a frutta secca (mandorle, pistacchi, noci, nocciole o anacardi) o semi oleosi (semi di chia, zucca, sesamo, etc. ).

Da considerare assolutamente anche le alternative salate, come prosciutto magro, uova o salmone affumicato selvaggio abbinato anche in questo caso ad una fonte di grassi buoni come l’avocado.
Avete mai provato a fare colazione con una fetta di pane integrale tostato, avocado schiacciato con un goccio di limone e condito con un pizzico di sale e pepe ed un uovo all’occhio di bue appoggiato sopra?

Approfittiamo del tempo a nostra disposizione per prenderci cura della nostra alimentazione

Approfittiamo quindi di questa emergenza e delle restrizioni che ci sono state imposte per dedicare una maggior attenzione alla nostra alimentazione a partire proprio dalla prima colazione, e chissà che da questo periodo non si possano imparare abitudini da poter perseguire anche in futuro.

Contatta i nostri biologi nutrizionisti

Per un piano nutrizionale personalizzato e basato sulle tue esigenze.

 

Riferimenti:  colazione, sana alimentazione, alimentazione in quarantena, nutrizione
Redattore: Dott. Gabriele Coppo

 

 



Approfittiamo del tempo a nostra disposizione per organizzare tavola e dispensa, riscoprire sapori sani, sperimentare in cucina e tornare in pista sani e in forma! Ecco qualche utile consiglio per non lasciarsi prendere dalla noia e buttarsi sul cibo.

Non ingrassare in questi giorni? Si può! Stare in casa può portarci a mangiare di più e a ritrovarci con chili in eccesso che oltre al punto di vista estetico possono essere dannosi per la salute.
Il Dott. Sacha Sorrentino,  biologo nutrizionista, esperto in nutrizione e integrazione sportiva ci consiglia come affrontare questo periodo.

Non saltare i pasti

Mangia ad intervalli regolari: evita di saltare i pasti e cerca di mantenere le buone abitudini.
Una sana alimentazione prevede la regola dei cinque pasti al giorno. Eliminare un pasto nel tentativo di mangiare meno o accelerare il processo di dimagrimento, può farci ottenere l’esatto opposto.
Quando saltiamo i pasti rallentiamo il nostro metabolismo, attivando una condizione di allarme.
Gli spuntini ci aiuteranno ad arrivare non troppo affamati al pranzo ed alla cena e a mantenere la glicemia, ovvero la quantità di zuccheri nel sangue, costante durante il giorno.

Dosa i prodotti raffinati

Dosa i prodotti raffinati, i pasti pronti o i prodotti industriali. Ora che abbiamo tempo, concediamoci delle merende sfiziose:

  • frutta di stagione (ricca di zuccheri buoni)
  • fonti proteiche come yogurt greco, grana e parmigiano stagionato 30 mesi
  • frutta secca come mandorle, noci, nocciole, anacardi, etc. per l’apporto di grassi buoni

Cucina con fantasia per ritrovare il gusto della tavola

Usa colori, sapori e profumi per creare nuove ricette. Cucinare in modo sano non significa mangiare in modo noioso. Cerca di utilizzare alimenti di stagione e creare abbinamenti, ricette nuove e metodi di cottura differenti per ritrovare il gusto dello stare a tavola in modo sano.

Pochi ingredienti di stagione e di buona qualità possono rendere unica la tua esperienza in cucina.
Ad esempio, hai mai pensato di aggiungere della scorza di arancia o di limone ai tuoi piatti? Potrebbe essere un’ottima idea per insaporire le pietanze senza aumentare l’apporto calorico del pasto. Largo uso inoltre a spezie ed aromi, che inoltre hanno straordinarie proprietà.

Non mangiare per noia

Applica un metodo, non mangiare per noia.  Riadatta il tuo programma nutrizionale, magari con la consulenza di  uno specialista che ti conosce. Muovendoti meno, durante la giornata, il dispendio energetico sarà inferiore ed è importante prestare attenzione a tutti gli “spuntini” fuori pasto.

Non rinunciare ai tuoi allenamenti, cerca di mantenerti attivo

In questo periodo in cui non è possibile uscire e fare passeggiate all’aria aperta, cerca comunque di mantenerti attivo. Un consiglio che mi sento di dare è di alzarsi almeno per 5 minuti ogni ora, specialmente se stai lavorando da casa. Ti aiuterà a recuperare anche la concentrazione.

Cerca di non passare troppo tempo sul divano o seduto. Fai esercizi a corpo libero o con dei pesi: bastano 5 minuti ogni ora, così da arrivare anche a 60 nell’arco della giornata. Via libera alla fantasia e all’inventiva.
Inoltre, in questo periodo di quarantena tantissimi atleti stanno pubblicando regolarmente workout da fare in casa e a corpo libero, per potersi muovere ogni giorno.

Il sonno è importante

Cura il riposo: ora non ci sono più scuse. Puoi finalmente riposare almeno 7-8 ore a notte.
Dormire poco aumenta la voglia di cibo spazzatura e può portare a farci introdurre calorie in eccesso fino al 30% come dimostrano gli ultimi studi scientifici. Dormire poco condiziona il nostro metabolismo e influisce anche sul cortisolo, l’ormone dello stress.

Controlla i tuoi progressi: prendi le misure!

Pesati una volta a settimana e prendi le misure. Bilancia e metro da sarta  sono strumenti infallibili per misurare peso e centimetri. Capire l’andamento di chili e forme ti aiuterà a mantenere alta anche la motivazione.
Con questi strumenti puoi chiedere una consulenza ad un professionista, che dopo un colloquio telefonico saprà indicare il percorso migliore per i tuoi obiettivi.

Ricevi una consulenza personalizzata


Dott. Sacha Sorrentino

Biologo Nutrizionista

Riferimenti:  dieta, mantenersi in forma, dieta facile, restare in forma in casa, coronavirus e dieta, sana alimentazione
Redattore: Dott. Sacha Sorrentino

 

 



March 9, 2020 attualitàGeneral

EMERGENZA CORONAVIRUS

In ottemperanza ai comunicati emanati dal governo in materia di sicurezza e normative sulla nuova epidemia da COVID-19, si informano i pazienti e i collaboratori dell’Istituto di Medicina Biologica che le attività ambulatoriali e terapeutiche continuano come di consueto, quindi non subiranno variazioni alcune.

Le infusioni (flebo) con miscela di ossigeno/ozono continuano, insieme alle flebo con miscela di vitamina C ad alti dosaggi utili in questo periodo a sostenere il sistema immunitario.

Nel caso in cui siate impossibilitati a raggiungerci fisicamente o nel caso in cui non è necessaria visita medica tradizionale sono disponibili consulti medici telematici tramite Skype o telefono su prenotazione.

In aggiunta al servizio di ambulatorio tradizionale sono sempre disponibili i servizi di prelievo e ritiro a domicilio dei campioni.

Nel rispetto della salute di tutti i pazienti e dello staff, in aggiunta alle procedure d’igiene consuete stiamo applicando tutti i protocolli di igiene necessari contro la diffusione del coronavirus.

Abbiamo a cuore la nostra e la vostra salute. Per questo motivo chiediamo ai nostri pazienti di non venire accompagnati, se non strettamente necessario, di rispettare le norme igieniche richieste e di non presentarsi in caso di sintomi sospetti e rimandare l’appuntamento.

L’accesso alle strutture sarà subordinato al mantenimento di distanza tra le persone di almeno un metro.

ORARI

Centro medico
da lunedì a venerdì dalle 8.30 alle 19.00
per info e prenotazioni di appuntamenti telematici (Skype o telefono)
Tel. 02.58300445
Whatsapp 366 352 9609
info@imbio.it

Laboratorio
da lunedì a sabato per prelievi e consegne dalle 8.00 alle 12.00
Rispondiamo al telefono dalle 8.00 alle 16.00
Tel. 02.58300376
segreteria@imgep.com

POCHE SEMPLICI REGOLE PER PREVENIRE IL RISCHIO DI CONTAGIO

Il Coronavirus è pericoloso perché è altamente contagioso.
In uno stato di emergenza sanitaria è nostro dovere, come cittadini, proteggere tutte le persone più a rischio, con un sistema immunitario molto debole o già compromesso.

Invitiamo tutti i pazienti e le persone a noi vicine ad essere responsabili e solidali per fronteggiare questa emergenza seguendo delle semplici regole di prevenzione per ridurre il rischio di contagio del virus:

  • lavate spesso le mani con acqua e sapone e pulite le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol
  • evitate il contatto di occhi, naso e bocca con le mani
  • evitate strette di mano, abbracci o l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri
  • coprite naso e bocca con fazzoletti monouso quando starnutite o tossite. Altrimenti usate la piega del gomito
  • se siete anziani o immunodepressi, restate a casa
  • evitate luoghi affollati e mantenete la distanza dagli altri di almeno 1 metro
  • Se avete sintomi simili all’influenza restate a casa, non recatevi al pronto soccorso o presso gli studi medici, ma contatta il medico di medicina generale, i pedriatri di libera scelta, la guardia medica o i numeri regionali
In caso di dubbi vi invitiamo a consultare il sito del Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus o contattare i numeri verdi regionali
#Coronavirus #COVID19


February 26, 2020 Articoloattualità

Quando la natura si ribella, il sistema immunitario è il farmaco più potente.

Il concetto di salute passa da un concetto ben chiaro: la prevenzione.

Ci accorgiamo di quanto sia importante mantenere uno stato di salute ottimale, quando contraiamo una qualsiasi infezione che ci costringe a rimanere a letto per qualche giorno, con sintomi classici di un’influenza, sinusite, polmonite o altre affezioni.

Il sistema immunitario, rappresenta un sistema biologico anticorpale complesso nella sua funzionalità, tuttavia può essere semplice da conoscere e studiare.

Consideriamo per un momento che il “tutto è maggiore della somma delle sue parti” ovvero come più sinergie portino a un risultato efficace e duraturo nel tempo.
In queste situazioni: alimentazione, aspetto emotivo, movimento o attività sportiva.

Cosa fare per mantenere attivi gli anticorpi?

Seguiamo i consigli secondo natura:

  • Rispettare i momenti di attività e riposo, dormire le ore necessarie per riprendere le energie
  • Alimentarsi con alimenti di stagione
  • Assumere poco zucchero
  • Assicurare un apporto di proteine adeguato
  • Assicurare un adeguato apporto giornaliero di grassi di origine vegetale (frutta secca avocado olio d’oliva)
  • Mantenere un intestino pulito e attivo
  • Controllare di non essere sotto assedio da parte di virus contratti in età giovane (Mononucleosi e/o Citomegalovirus)

Chi soffre di infezioni ricorrenti da virus della famiglia dell’herpes, è un soggetto particolarmente vulnerabile da parte dei virus.

Un consiglio che mi sento di dare è quello di misurare l’attività e l’efficienza degli anticorpi:

  • Dosiamo IL2 salivare importante citochina con attività specifica contro virus e batteri, mantiene attive le difese
  • Controlliamo la quantità dell’emocromo
  • Controlliamo la presenza di eventuale infezione da Mononucleosi ancora attiva, capace di indebolire la risposta immunitaria (herpes ricorrenti)

La risposta che otteniamo dagli esami proposti, ci potrà indicare le giuste misure preventive da attuare per alzare lo scudo immunitario contro virus e batteri.

CONTATTACI PER EFFETTUARE LA MISURAZIONE

Prof. Giuseppe Di Fede

Direttore Sanitario I.M.Bio Istituto di Medicina Biologica Milano
Docente nel Master di Nutrizione Umana c/o Univ. Pavia
Terapie Oncologiche Integrate

 

Riferimenti: prevenzione, sistema immunitario, virus, Covid-19, coronavirus, mononucleosi
Redattore: Prof. Giuseppe Di Fede


February 24, 2020 attualità

AVVISO DI SICUREZZA CORONAVIRUS

Informiamo i gentili pazienti che questa settimana il nostro centro medico e il laboratorio
resteranno aperti con orario regolare

Abbiamo a cuore la vostra e la nostra salute.
Vi chiediamo gentilmente di disdire eventuali appuntamenti solo in caso di sintomi sospetti.
Per chiarimenti e informazioni vi invitiamo a consultare il sito del Ministero della Salute
#Coronavirus #COVID19

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