Alzheimer: test genetico a 40 anni predice il rischio di ammalarsi
Un esercito di 27,7 milioni di persone nel mondo è afflitto da una forma di demenza, e solo in Italia l’Alzheimer è stato diagnosticato a circa 800.000 connazionali.
Si tratta di una malattia che ‘divora’ memoria e funzioni cognitive, contro la quale ancora oggi, dopo la diagnosi, si può fare poco. “Per questo è importante cercare di giocare d’anticipo. Abbiamo messo a punto un test genetico predittivo, che indica in bassa, media o alta la possibilità di sviluppare la malattia dopo i 65 anni.
Non equivale a una diagnosi, ma a un ‘campanello d’allarme’ che può spingere alla prevenzione per cercare di ritardare il più possibile il manifestarsi dell’Alzheimer”. Lo spiega oggi a Milano Federico Licastro, responsabile del Laboratorio di Immunologia e immunogenetica del Dipartimento di Patologia sperimentale dell’Università di Bologna.
Licastro è autore della ricerca condotta in collaborazione con NGBGenetics (spin-off dell’Università di Ferrara) e con l’Istituto di Medicina genetica preventiva e personalizzata (Imgep) e l’Istituto di Medicina biologica (Imbio) di Milano, che ha portato al test ‘made in Italy’ dal costo di 750 euro. “E’ disponibile da circa 10 giorni per il pubblico, e lo abbiamo già eseguito su 20 persone”. L’Alzheimer, che nel 95% dei casi colpisce dopo i 65 anni, progredisce lentamente, ma la sua manifestazione clinica segna l’inizio della compromissione inesorabile di memoria e funzioni cognitive. “Si stima che la malattia abbia una lunga fase silente, di circa 10-15 anni – dice Licastro – dunque in questo periodo è utile cercare di individuare segni premonitori della malattia. Abbiamo condotto test genetici su 350 malati e su 300 controlli di 72-73 anni, in collaborazione con la Fondazione Don Gnocchi e il S.Raffaele di Milano, proprio per individuare varianti genetiche associate alla malattia, e potenzialmente in grado di predire il rischio di Alzheimer”.
“Sfruttando una combinazione di indagini genetiche, neurocognitive e radiologiche e
osservando i dati dei pazienti e di persone sane, abbiamo potuto individuare una combinazione di sette polimorfismi sui geni (sei in tutto) di varie molecole infiammatorie e di altre coinvolte nel metabolismo cerebrale, che aumentano il rischio della malattia. Un’informazione – assicura il ricercatore – che ci permette di inserire una persona con rischio elevato in un percorso di approfondimento diagnostico e preventivo mirato, grazie all’utilizzo di farmaci appropriati, cambiamenti dello stile di vita e di abitudini alimentari”.
Insomma, dopo il test una serie di visite, esami radiologici e test neurocognitivi diranno “quando e se iniziare terapie precoci per ridurre il più possibile un rischio genetico elevato”.
A chi si rivolge il test? “A persone sane dai 40 ai 65 anni – salute nel caso di un’aumentata predisposizione genetica alla malattia”. Il prelievo è semplice, e si può fare anche da soli, con un kit apposito. Grazie a una spatolina si ‘raccolgono’ le cellule di sfaldamento del cavo orale, poi il materiale si invia o si consegna al laboratorio NGBGenetics, che si occupa dell’analisi.
La refertazione viene inviata all’equipe di Licastro che valuta i risultati e indica il rischio di Alzheimer.
L’Imbio di Milano, infine, si occupa di comunicare il risultato. Se scoprire di avere un rischio aumentato può deprimere una persone, Licastro è convinto che la conoscenza favorisca una maggior consapevolezza verso comportamenti ‘sani’.
(Mal/Adnkronos Salute ) articolo pubblicato il 17/10/2006 15:30
Alzheimer: test genetico a 40 anni predice il rischio di ammalarsi
Milano, 17 ott. (Adnkronos Salute)
