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June 19, 2015 Newsletter

Con il patrocinio della Regione VDA-Assessorato Sanita’, Comune di Courmayeur, Ordine dei medici VDA, USL VDA. EXPO-VDA

NUTRISPORT di montagna 2015 – evento accreditato ECM per biologi, medici, farmacisti, psicologi, tecnici di laboratorio, tecnici di radiologia, tecnici di riabilitazione, laureati in scienze motorie, fisioterapisti

venerdì 28 e sabato 29 agosto 2015

presso il Centro congressi Courmayeur – Aosta

PROGRAMMA PROVVISORIO – II annuncio

venerdì 28 agosto 2015

14.00-14.30 Apertura Lavori e Registrazione dei partecipanti

14.30-15.00 Saluto delle Autorità: Sindaco di Courmayeur, Presidente Ordine Nazionale Biologi, Assessore Regionale Sanità e altre Autorità Competenti

PRIMA SESSIONE: GLI SPORT DI ENDURANCE IN ALTA QUOTA

Moderatori: Dott. G. Giardini – Dott.ssa Mt. Caselli

15.00-15.30 “Dallo skyrunning all’endurance trail” – Dott. G.S. Roi

15.30-16.00 “Aspetti cardiovascolari ed endoteliali nelle ultra-maratone” – Dott. L. Pratali

16.00-16.30 “Radicali liberi e potere antiossidante” – Dott.ssa S. Mrakic

16.30-17.00 “Privazione di sonno, attenzione e funzioni cognitive” – Dott. U. Faraguna

17.00-17.30 “I dati clinici del Tor des Géants” – Dott. L. Busnelli

17.30-18.00 “Alimentazione ed integrazione nel miglioramento della performance sportiva in montagna” – Dott. M. Ivaldi

18.00-18.30 Discussione e conclusioni

18.30 Aperitivo di benvenuto Vin d’Honneur a tutti i partecipanti

sabato 29 agosto 2015

SECONDA SESSIONE: NUTRIZIONE E SPORT

Moderatori: Dott. G. Giardini- Prof. F. Angelini

9.00-10.00 Lectio Magistralis “Valutazione nutrizionale dello sportivo” – Prof. F. Angelini, Presidente SINSEB e ISSN

10.00-10.30 “—” – Dott. Belli

10.30-11.00 “Nutrizione durante un ultra-trail” – Dott. N. Sponsiello

11.00-11.30 “Alimentazione vegetariana ed ultratrail: una scelta praticabile?” – Dott. A. Bonuccelli

11.30-12.00 “Marcatori biochimici dell’infiammazione” – Prof. G. Di Fede

12.00-12.30 “Ruolo della Nutrigenomica nello sport” – Dott. S. Sorrentino

12.30-13.00 Discussione

13.00-14.00   Light Lunch

TERZA SESSIONE: INTEGRAZIONE NUTRACEUTICA NELLO SPORT

Moderatori: Dott.ssa Mt. Caselli – Prof. G. Di Fede

14.00-14.20 “Ruolo del microbiota nello sport e nello stress: l’importanza dell’asse intestino-cervello” – Dott.ssa G. Giardullo

14.20-14.40 “Alterazione del microbiota intestinale nello sportivo” – Dott. D. Iozzi

14.40-15.00 “Cortisolo e performance sportiva: tra fisiologia e filosofia” – Dott. D. Orlandoni

15.20-15.40 “Valutazione impedenziometrica ed intolleranze alimentari nello sportivo: ruolo del test Alcat” – Dott. A. Tosatto

15.40-16.00 “Alimentazione ed integrazione nello sport di montagna. Testimonianza di Bruno Brunod” – Dott. M. Rogliatti

16.00-16.40 Discussione e conclusioni

QUARTA SESSIONE: INTERVENTI PREORDINATI DI PRESENTAZIONE DATI SPERIMENTALI

Moderatore: Prof. G. Di Fede

16.40-17.00 “Allenare l’intestino: sperimentazione su atleti del “Tor des Géants”

Dott. M. Salamone

17.00-17.20 “Effetti dell’assunzione protratta di clorofilla alimentare da parte di atleti di resistenza” – Dott. M. Ivaldi

17.20-17.40 “Razione alimentare minima: cosa mettere nello zaino di un ultra-trail”

Dott.ssa B. Molinari

17.40-18.00 “Caratterizzazione biochimica e validazione biologica di molecole antiossidanti in varietà di mele e di uva tipicamente prodotte in Valle d’Aosta e nei loro trasformati sidro e vino” – Dott.ssa S. Valentini, INSTITUT AGRICOLE –Aosta

18.00-18.30 Discussione e conclusioni aperte anche agli sportivi

21.00 presso Jardin de l’Ange

CONFERENZA APERTA AL PUBBLICO SUI RISULTATI DEL TOR DES GÉANTS 2014

Presentazione del libro di Tiziana Colombo “Nichel. L’intolleranza? La cuciniamo!”

Quota di iscrizione: 75,00 Euro + IVA

Per informazioni:

Delegazione ONB del Piemonte e Valle d’Aosta onb.piemontevda@libero.it

IMGeP segreteria@imgep.com 02 58300376

Scarica la locandina in pdf

Eventbrite - NUTRISPORT di montagna 2015



April 1, 2015 Newsletter

E’ meglio mangiare pasta o riso?? La pasta ha un contenuto calorico leggermente superiore, è più ricca di lipidi, proteine e fibre mentre è più povera di acqua e carboidrati. Il riso avendo un contenuto proteico inferiore alla pasta, ha un indice chimico superiore che lo rende sotto questo punto di vista equivalente, se non addirittura superiore alla pasta.

Stabilito che mangiare riso fa bene bisogna imparare a cuocerlo!

La cottura del riso è la base per ottenere un risotto eccezionale ed è una delle cose più difficili da fare in cucina. Ci sono tante piccole regole da imparare e qualche suggerimento da seguire per ottenere un piatto perfetto.

Ve ne do 5 di suggerimenti che spero possiate trovare utili:

  • sappiate che per cuocere bene il riso è necessario curarlo, mescolare e aggiungere l’acqua o il brodo al momento giusto e poco a poco. Tuttavia, per chi ha pochissimo tempo a disposizione, suggerisco di provare la pentola pressione. Onestamente la trovo molto comoda: poco tempo (circa 5 minuti) e senza sforzo (potete lasciare anche il riso a se stesso, ci penserà la pentola a cuocerlo). Una soluzione molto pericolosa, però, in termini di resa della cottura. Ci vogliono diversi tentativi per capire gli esatti tempi di cottura e di liquido da inserire in pentola. Insomma, è un metodo da utilizzare solo in caso di necessità e dopo averci preso la mano.
  • altro aspetto da considerare è la qualità del riso, dalla quale dipende non solo il gusto finale del vostro piatto ma anche i tempi di cottura. Controllare i tempi sulla confezione è d’obbligo. Dovete considerare, però, anche un altro aspetto: da quanto tempo avete il riso in dispensa. Se il riso è vecchio, può richiedere un po’ più tempo per cuocere perché una parte dell’umidità in esso contenuta è evaporata.
  • mantecate il riso con olio o formaggio a fuoco spento senza esagerare nel mescolare. Evitare di girare il riso ossessivamente è un suggerimento che vale anche durante la fase di cottura, più lo girate, più la consistenza finale apparirà collosa, perché girando il riso disperdete l’amido. Per questo è importante stare attenti che ci sia sempre abbastanza brodo, non distraetevi e aggiungetelo quando vedete che si sta asciugando, altrimenti il riso si brucerà. Questo è un altro punto a favore della cottura del riso con la pentola a pressione, dove per la natura stessa della pentola, non è possibile intervenire sul riso, che per forza resterà immobile durante tutta la cottura.
  • Per ottenere un risotto “professionale” non dovete tralasciare la tostatura del riso. Buttate il riso sopra il soffritto e fatelo tostare per massimo un minuto. Quando vedete che cambia colore, lo avete tostato alla perfezione e potete farlo sfumare e aggiungere il brodo per la cottura.
  • Infine, un suggerimento che non sempre è preso in considerazione ma che vi assicuro è in grado di modificare il sapore del risotto: lasciatelo riposare qualche minuto prima di servirlo.


October 5, 2014 RASSEGNA STAMPA

«Per intolleranza alimentare si intende una reazione avversa dell’organismo verso alcuni alimenti o additivi, lenta nel tempo e che può coinvolgere diverse parti dell’organismo come intestino, stomaco, pelle, vie urinarie, fino a compromettere in certi casi le comuni attività lavorative e sociali. La differenza tra allergie e intolleranze alimentari è netta: l’allergia porta una reazione immediata dopo aver ingerito un alimento (per esempio bolle sulla pelle, orticaria, edema delle labbra). Per l’intolleranza invece si intende una reazione avversa verso un alimento o un gruppo di alimenti che possono appartenere alla stessa famiglia alimentare (ad esempio le solanacee: pomodoro, patata, peperone e melanzana) lenta nel tempo e soggetta ad accumulo nel caso di introduzione frequente dei cibi non tollerati ».

La definizione di intolleranza alimentare, fornita dal Prof. Giuseppe Di Fede, delinea un problema sempre più diffuso nella nostra società, e che interessa grandemente chi lavora nel settore della ristorazione. Sempre crescente è infatti il numero dei clienti che richiedono particolare attenzione proprio perché intolleranti a qualche alimento. Direttore Sanitario di I.M.Bio Istituto di Medicina Biologica Milano e Istituto Medicina Genetica Preventiva I.M.G.E.P Milano, Docente nel Master di Nutrizione Umana all’Università di Pavia, Vice Presidente dell’Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate A.R.T.O.I., Di Fede fornisce alcune indicazioni utili per accogliere in sicurezza questi ospiti, in particolare gli intolleranti al nichel: «Una delle intolleranze che sta dilagando a macchia d’olio è sicuramente quella al nichel e tra i cibi ricchi di nichel troviamo il cioccolato e cacao in polvere, pomodori, spinaci, lenticchie, asparagi, legumi, frutta secca ed essiccata. Tra i cereali più ricchi di nichel ricordiamo l’avena, il mais, il miglio e il grano saraceno. Per quanto riguarda gli alimenti non vegetali, tra le maggiori fonti di nichel sono i frutti di mare, le ostriche, il salmone, i gamberi e le cozze, le aringhe e gli sgombri.

Ma va fatta attenzione anche a cibi e bevande in lattina o in scatola: in questi cibi il contenuto di nichel può aumentare a causa del materiale del contenitore e del processo di lavorazione; questo vale anche per le pentole dove cuciniamo. Quando si accolgono clienti intolleranti al nichel pertanto va prestata attenzione anche alle pentole e accessori che vengono usati in cucina». Altrettanto diffuse sono le intolleranze al lattosio e al glutine. Tutte vanno comunque trattate con la massima serietà: il cliente deve sentirsi sicuro quando è seduto a tavola. La sua richiesta di evitare determinati gruppi di ingredienti deve essere presa alla lettera: assolutamente da evitare l’atteggiamento di chi minimizza il problema. Per un intollerante al lattosio spesso anche “solo” una noce di burro può essere fonte di problemi, così come lo è una spolverata di farina per chi non tollera il glutine.

Attenzione, quindi, e gentilezza, per mettere l’ospite a proprio agio. Apprezzatissimi sono quei – pochissimi –  locali che offrono alternative mirate, ma anche dove non sia possibile, si possono servire piatti preparati al momento “su misura”, oppure ricorrere a proposte già in menu che il cameriere avrà cura di indicare come adatte. «Il ristorante  non ha l’obbligo di essere “accessibile” a chi ha particolari problemi di intolleranze, ma sicuramente, visto l’aumentare di questa condizione, numerosi ristoratori tentano di capire e adeguarsi cercando di gestire un nuovo modo di fare ristorazione, così da potersi dedicare a una clientela, spesso più curiosa ed entusiasta di quella “comune” quando trova un locale che l’accontenta». A parlare è Tiziana Colombo, foodspecialist e foodblogger (www.nonnapaperina.it), oltre che autrice di un libro sull’argomento intolleranze. «Fino a non molto tempo fa – continua – chiunque avesse una necessità particolare doveva leggere attentamente la carta, evitare tutti i piatti incompatibili con la sua patologia o la sua dieta, domandare ai camerieri o ai cuochi, senza la certezza assoluta di stare per assaggiare qualcosa che non lo danneggiasse… insomma una serata di svago correva sempre il rischio di trasformarsi in un brutto ricordo. Oggi, invece, c’è una nuova, se pur neonata, nicchia enogastronomica dedicata ai “diversamente-gourmet”.

Sicuramente un ristoratore che vuole cominciare ad affrontare il problema intolleranze dovrebbe studiare il problema e chiedere delle consulenze specifiche. Ma in primis deve crederci e non sottovalutare il problema. Nel giro di qualche anno i ristoranti che non accetteranno che le intolleranze esistono saranno sempre più vuoti e quelli che invece prendono sul serio l’argomento sono sempre pieni già da ora».

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July 22, 2014 Ricette

Le perle di tapioca sono comuni in oriente, in molte preparazioni, ma anche negli Stati Uniti, sono semplicemente delle palline di farina di tapioca che si gonfiano e possono essere lavorate una volta cotte a contatto con l’acqua.

La tapioca è una fecola alimentare prodotta a partire dalle radici di manioca. La tapioca ha un gusto e una consistenza speciale e puo’ essere cucinata in molti modi

E’ un alimento nutriente e facilmente digeribile che si è rivelato utilissimo nelle diete per bambini e convalescenti. Essa è infatti una ricca fonte di calorie, assai simile alla giustamente famosa crema di riso, con cui vengono preparate pappe e minestrine per gli stomachi più delicati.

trovi la ricetta qui



April 9, 2014 Newsletter

Siamo stati invitati  al Punto Enel in Via Broletto 4 di Milano, 4 dove ha avuto luogo l’incontro gratuito organizzato da FEDERCASALINGHE   in cui si parlava di intolleranze alimentari. Eravamo presenti con il   Prof. Giuseppe Di Fede e con la Sig.ra Tiziana Colombo.

Il Prof. Di Fede, Esperto in Nutrizione e Docente al Master in Nutrizione Università di Pavia. è  il Direttore Sanitario di  IMBIO ( un Istituto Scientifico   in cui si studiano le  malattie,tenendo in considerazione la storia del paziente , e dove si mettono a punto cure personalizzate, ) ed è Direttore Sanitario di I.M.Ge.P. (Istituto di Medicina Genetica, Preventiva e Personalizzata).

E’ stato presentato ALCAT TEST®, il metodo di diagnosi delle intolleranze alimentari,  e non solo, di cui  si avvale e del quale è stata provata l’efficacia scientifica, metodo grazie al quale è possibile  prescrivere una adeguata terapia personalizzata.

Il tema proposto ha suscitato notevole interessa da parte delle persone presenti che hanno posto innumerevoli domande sia al Prof. Di Fede, che alla Sig.ra Tiziana Colombo, autrice del libro: ” Nichel. L’intolleranza? La cuciniamo! ” volume  in cui , oltre che a proporre 111 ricette rigorosamente nichel free, l’autrice parlato della  sua esperienza di persona intollerante al nichel,   delle difficoltà che ha dovuto affrontare quando ha scoperto  di essere intollerante al nichel, e di quelle  che ha dovuto superare durante il cambiamento delle proprie abitudini alimentari e del proprio stile di vita.

L’interesse al tema delle intolleranze alimentari è stato talmente tanto alto che a grande richiesta è stato chiesto all’Associazione “Il Mondo delle Intolleranze” è stato chiesto di organizzare un nuovo incontro! Di certo sarà fatto…. 🙂

Al termine della manifestazione  il personal chef Alessandro Fantinato ha deliziato il pubblico con un aperitivo molto salutare e senza nichel, glutine e lattosio.
Fotografie: Gabriele Ardemagni


December 18, 2013 Newsletter

Secondo l’Italian Barometer Diabetes Report 2013, il documento redatto ogni anno dall’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, che fotografa lo stato dell’arte del diabete in Italia:

• Nel nostro Paese, sono più di 3 milioni i pazienti diabetici diagnosticati, con una stima di 3,3 milioni (di cui oltre il 90% da diabete di tipo 2) e una prevalenza del 5,5%; ogni minuto si effettua una nuova diagnosi di diabete e ci sono più di 525mila nuove diagnosi in un anno.
• Ogni 3 minuti e mezzo un diabetico ha un attacco cardiaco, ogni 10 minuti un diabetico muore.
• In media ogni malato spende 2.600 euro l’anno per la sua salute, più del doppio rispetto ai concittadini senza diabete.

Si tratta di un Rapporto accuratissimo curato da Agostino Consoli, Professore di Endocrinologia dell’ Università Gabriele d’Annunzio di Chieti che “Raccoglie i contributi di oltre 50 tra i maggiori esperti nazionali di diverse discipline e rappresenta una selezionata antologia di ricerche e riflessioni di colleghi che rappresentano le massime autorità scientifiche nel campo”.

Il diabete è ormai una patologia ‘sociale’, che coinvolge gran parte della popolazione e che di fatto ha forti ricadute sulla spesa: in soli 10 anni, dal 2000 al 2010, la prevalenza del diabete in Italia è cresciuta dal 3,7% al 4,9 % con una prevalenza più alta nel Sud e nelle Isole (6,2%) seguite dal Centro con il 5,5% e dal Nord con il 4,9%. Fa eccezione la Lombardia, dove la prevalenza del diabete è cresciuta del 40% in soli 7 anni, si stima quindi che nella regione la prevalenza di questa patologia nelle persone dai 30 anni in su raggiungerà l’11.1% nel 2030.
Prevenzione.
Possiamo prevenire l’insorgenza del diabete? Certamente. La prevenzione primaria è data dalla cultura dell’alimentazione, saper scegliere gli alimenti corretti per una alimentazione consapevole ed equilibrata. Evitare cibi ad alto contenuto clorico e glicemico, saper associare gli alimenti a base di carboidrati, con proteine e grassi nello stesso piatto.
Un valido strumento di prevenzione è l’analisi genetica innovativa per la ricerca della predisposizione a sviluppare un diabete di tipo due, legato all’alimentazione. La conoscenza del proprio profilo di rischio permette d’individuare e pianificare il tipo di alimentazione adeguata e personalizzata, riducendo i fattori di rischio legati al diabete e cardio vascolari correlati.



November 28, 2013 Newsletter

Si è tenuto recentemente a Genova il Congresso Internazionale Highlights in Allergy and Respiratory Diseases, l’appuntamento dedicato alle malattie allergiche e respiratorie, nel corso del quale è emerso che circa il 40% della popolazione mondiale soffre di una o più patologie allergiche.

L’iniziativa, che ha raccolto i contributi di 500 specialisti, è stata l’occasione per uno scambio di opinioni ed esperienze a livello internazionale, grazie alla partecipazione di diversi continenti: dal Giappone all’India, dagli Stati Uniti, dalla Germania, dalla Scozia e dall’America Latina.

Sia nei paesi occidentali sia in quelli in via di sviluppo le malattie allergiche – asma, rinite, anafilassi, allergia a farmaci, allergia alimentare, allergia al veleno d’insetti, eczema, orticaria e angioedema – sono in drastico aumento. Una quota elevata di quest’aumento riguarda i giovani; per cui quando questa popolazione giovane raggiungerà l’età adulta, la prevalenza delle malattie allergiche sarà ancora maggiore.

Secondo i dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), centinaia di milioni di soggetti nel mondo soffrono di rinite allergica, si stima che 300 milioni di questi siano affetti anche da asma.

Aumentano anche i casi più complessi di allergia che comportano la polisensibilizzazione e interessano molteplici organi, con un’alta morbidità e un aumento della domanda dei servizi di assistenza sanitaria. Si stima che i problemi allergici aumenteranno ulteriormente dato l’inquinamento atmosferico e l’aumento del riscaldamento globale.

Questi cambiamenti ambientali influenzeranno la conta pollinica, la presenza o l’assenza di insetti pungenti e di muffe legate alle malattie allergiche.

In questo scenario, credo sia doveroso occuparci anche di salute e prevenzione delle malattie allergiche con un controllo che dovrebbe essere rivolto non solo alle allergie, ma anche e direi soprattutto, all’alimentazione. Sappiamo che una reazione avversa agli alimenti può essere uno stimolo in più per rafforzare una reazione allergica. Le reazioni allergiche crociate si possono controllare attraverso lo studio del sistema immunitario nativo, quello che ci difende dai virus e batteri, oltre che “controllare” le reazioni d’intolleranza o tolleranza verso un alimento.

In questo scenario, il test ALCAT è l’unico valido sistema di controllo, finora disponibile, per la ricerca di reazioni avverse agli alimenti, di origine non allergica, approvato dalla FDA Americana e utilizzato presso l’ospedale San Matteo di Pavia (immunologia clinica pediatrica). L’analisi permette di stabilire con un’alta specificità e sensibilità quali sono i cibi più reattivi, che disturbano l’organismo e che influenzano e/o accentuano una reazione crociata verso allergie note.



Modulation of the anticancer immunity by natural agents: inhibition of T regulatory lymphocyte generation by arabinoxylan in patients with locally limited or metastatic solid tumors

lissoniResearch Article (download PDF version)

Paolo Lissoni1,*, Giusy Messina1, Fernando Brivio2, Luca Fumagalli2, Luigi Vigoré3, Franco Rovelli3, Luisa Maruelli4, Mauro Miceli4, Paolo Marchiori4, Giorgio Porro1, Michael Held5, Giuseppe di Fede6, Toshi Uchiyamada7

1 Division of Radiation Oncology, San Gerardo Hospital, Milan, Italy
2 Division of Surgery, San Gerardo Hospital, Milan, Italy
3 Laboratory of Immunomicrobiology, San Gerardo Hospital, Milan, Italy
4 Natur-Spiritual, Milan, Italy
5 Biological Medicine Center, Rome, Italy
6 Institute of Biological Medicine, Milan, Italy
7 Daiwa Pharmaceuticals, Tokyo, Japan

dr. Paolo Lissoni

*Correspondence: Dr. Paolo Lissoni, Divisione di Radioterapia Oncologica, Ospedale S.Gerardo, 20052 Monza, Milano, Italy; Fax: +390392332284, e-mail: p.lissoni@hsgerardo.org
Key words: Anticancer immunity, arabinoxylan, immunostimulation, T regulatory lymphocytes
Abbreviations: interleukin 10, (IL-10); interleukin 6, (IL-6); interleukin-2, (IL-2); interleukn 12, (IL-12); NK cells, (CD16+CD56+); T cytotoxic lymphocytes, (CD8+); T helper lymphocytes, (TH), (CD4+); T lymphocites, (CD3+); Transforming growth factor beta, (TGF-β) T-regulatory lymphocytes, (T-reg), (CD4+CD25+)

Received: 30 September 2008; Revised: 1 November 2008
Accepted: 17 November 2008; electronically published: December 2008

Summary

In the last years, several immunomodulating antitumor agents have demonstrated in the nature, particularly from Aloe plant and rice bran. However, the major problem concerning the natural antitumor agents is to define their immune mechanisms of action in relation to the more recent advances in tumor immunobiology. At present, the main cause responsible for the lack of an effective antitumor response in advanced cancer patients is belived to be represented by the generation of a subtype of T helper lymphocytes (CD4+) with suppressive activity on anticancer immunity, the so-called T regulatory lymphocytes (T reg), which may be clinically identified as CD4+CD25+ cells. On this basis, a study was planned to evaluate the effect of rice bran extract arabinoxylan on T reg cell count and percentage in solid tumor patients in relation to the various lymphocyte subpopulations. The study included 22 evaluable cancer patients, 16 of whom had an untreatable metastatic solid tumor. Arabinoxylan was given orally at a dose of 2000 mg/day for the first month, followed by a dose of 1000 mg/day for the next month. In each patient we evaluated by monoclonal antibodies the absolute number of lymphocytes, T lymphocytes (CD3+), T helper (TH) lymphocytes (CD4+), T cytotoxic lymphocytes (CD8+), NK cells (CD16+CD56+), T reg lymphocytes (CD4+CD25+) and TH/T reg ratio before and after 2 months of therapy. No substantial change occurred on therapy in the mean number of lymphocytes, CD3+, CD8+ and NK cells. On the other hand, the mean number of TH cells increased, whereas that of T reg cell decreased on treatment, even though none of these differences was statistically significant. On the contrary, TH/T reg mean ratio significantly enhanced after arabinoxylan therapy. In addition to its previously demonstrated stimulatory action on NK function, this study shows that arabinoxylan may inhibit the production of T reg cells, which are responsible for cancer-related immunosuppression, with a following improvement in the anticancer immunity. If further studies will confirm these results, arabinoxylan could be successfully associated with chemotherapy to induce not only a cytotoxic destruction of cancer cells, but also an improvement in the immune status.

I. Introduction
The recent advances in the definition of the mechanisms responsible for tumor progression have suggested the possibility to control cancer growth not only trough chemotherapy-induced cancer cell destruction, but also by stimulating the anticancer immunity. In addiction to the exisence of endogenous antitumor molecules, several agents capable of stimulating the anticancer immunity have alsso isolated from plants. However, the immunomodulatory effects of most natural immunomodulating agents need to be better investigated in an attempt to establish their mechanisms of action in relation to the most recent discoveries concerning the physiopathology of the anticancer immunity. At present, Aloe extracts (Lissoni et al, 1998) and arabinoxylan extract from rice bran (Ghoneum and Jewett, 2000) would represent some of the potential natural agents which could be utilized in the complementary therapy of human neoplasms. Today, it is known that the antitumor immune response is the end-result of several interactions involving cytokines and immune cells, provided by stimulatory or suppressive effects on the anticancer immunity (Atzpodien and Kirchner, 1990; Rosenberg, 1992). Therefore, the lack of an effective anticancer immune response in most cancer patients with advanced disease would simply depend on the prevalence of immunosuppressive mechansisms with respect to the immunostimulatory ones (Atzpodien and Kirchner, 1990). The anticancer immunity is mainly activated by T helper-type 1 lymphocytes by releasing IL-2 (Whittington and Faulds, 1993), and by dentritic cells, which act as antigen-presenting cells producing IL-12 (Banks et al, 1995), T cytotoxic lymphocytes and NK-LAK system, which are involved in the induction of the antigen-dependent and antigen-independent cytotoxicity, respectively (Atzpodien and Kirchner, 1990). Therefore, IL-2 and IL-12 would represent the main anticancer cytokines in humans. On the contrary, the suppression of the anticancer immune response is mediated by several cytokines, namely IL-10 (Moore et al, 1993), IL-6 (Matsuda and Hirano, 1990) and TGF-β (Shevach, 2002). Recently, however, it has been demonstrated that the various endogenous suppressive factors would exert their inhibitory immune effect through a common end-mechanism, consisting of the generation of a subtype of T helper lymphocytes (CD4+cells), provided by a fundamental suppressive activity on the anticancer immunity, the so-called T regulatory lymphocyte (T reg) (Dieckmann et al, 2001), which at present seems to constitute the main mechanism responsible for cancer-related immunosuppressive status. T reg cells may be identified by the simultaneous expression of the alpha-chain of IL-2 receptor (CD25) and CD4 antigen (Dieckmann et al, 2001). Then, T reg cells may be clinically recognized as CD4+CD25+ lymphocytes. Therefore, each eventual natural immunomodulating agent would have to be investigated in relation to its possible effect on T reg generation since, at least from a theoretical point of view, each natural agent capable of counteracting T reg activity could positively influence the prognosis of the neoplastic disease by improving the efficacy of the anticancer immune response. Moreover, our previous preliminary studies have suggested that the percentage of T reg cells with respect to the total number of T helper cells, as expressed as CD4/CD4CD25 ratio, may represent an optimal synthetic immune index to investigate the functional status of the anticancer immunity in the single cancer patient, by representing the synthesis of the actions of the great number of immunostimulating and immunosuppressive factors involved in the modulation of the anticancer immunity (Dieckmann et al, 2001). Within the great number of natural agents derived from plants and potentially usefull to be employed in the complementary therapy of cancer, arabinoxylan would seem to represent one of the potential natural agent, because of its efficacy in improving the clinical status of cancer patients (Ghoneum and Jewett, 2000; Ghoneum and Gollapudi, 2005; Markus et al, 2006; Ghoneum et al, 2007). The immunomodulating properties of this nautral substances extracted from plants have been confirmed by experimental studies, but unfortunately most experiments have been limited to the investigations of they effects on non-specific immune parameters for the anticancer immunity, such as NK cell cytotoxicity. In contrast, since reg cells play a fundamental role in suppressing the generation of the anticancer immunty, each potential antitumor immunomodulatory natural substances, would have to be investigated also in relation to their eventual influence on T reg cell system. On the basis of the recent discoveries in tumor immunobiology (Dieckmann et al, 2001; Shevach, 2002), a study was planned to investigate the possible influence of arabinoxylan on both absolute number of T reg cells and their ratio with respect to the total CD4+ T cells in a group of solid tumor patients, affected by locally limited or metastatic disease.

II. Materials and methods
The study included 24 consecutive patients, 18 of whom had a metastatic solid tumor, which did not respond to the conventional anticancer chemotherapies and for whom no other effective standard treatment was available, while the remaining 6 patients had been surgically treated for a locally limited neoplasm. Patients were followed at Biological Medical Institute of Milan and the protocol was approved by the Director of the Institute. Eligibility criteria were, as follows:histologically proven locally limited or metastatic solid tumor, no double tumor, no chronic therapy with corticosteroids because of their immunosuppressive effects and no concomitant treatment with other immunomodulating agents,such as interferons,interleukins and monoclonal antibodies. At the time of the start of arabinoxylan therapy, patients with untreatable metastatic cancer were under treatment with the only supportive care, consisting of anti-inflammatory agents for pain, anti-dopaminergic drugs for nausea and vomiting and with the pineal hormone melatonin for the therapy of the neoplastic cachexia (Banks et al, 1995). Patients were considered as fully evaluable when they had received arabinoxylan therapy for at least 2 consecutive months. Arabinoxylan was given orally at a dose of 1000 mg twice/day for the first month, followed by a dose of 1000 mg/day for the next month. Arabinoxylan was supplied by DAIWA Pharmaceutical (Tokyo, Japan). It was derived from rice bran treated enzymatically with an extract of the shiitake mushrooms. It is a polysaccharide containing β-1,4-xylopironase hemicellulose, commercially available and known as Biobran. For the immune investigation, venous blood samples were collected in the morning after an overnight fast before the onset of arabinoxylan therapy and after 2 consecutive months of treatment. In each blood sample, we evaluated the absolute number of total lymphocytes, T lymphocytes (CD3+), T helper (TH) lymphocytes (CD4+), T cytotoxic lymphocytes (CD8+), NK cells (CD16+ CD56+ and T regulatory (T reg) lymphocytes (CD4+ CD25+). The different lymphocyte subsets were measured with a flow cytometric assay by using specific monoclonal antibodies supplied by Becton-Dickinson (Milan, Italy). Moreover, because of the importance not only of their absolute number, but also of their percentage with respect to the other lymphocyte subsets, namely to that of CD4+ cells, CD4/CD4CD25 ratio, corresponding to TH/T reg ratio, was also determined before and after therapy. Normal values (95% confidence limits) of T reg number and TH/T reg ratio observed in our laboratory were below 240/mm3 and above 4.0, respectively. Data were reported as mean +/- SE and statistically analyzed by the Student’s t test, the analysis of variance and the chi-square test, as appropriate.

III. Results
Evaluable patients were 22/24, while the remaining 2 patients, both affected by untreatable disseminated liver metastases due to colorectal cancer, rapidly died for disease progression before concluding the two planned months of arabinoxylan therapy. The clinical characteristics of the evaluable patients are reported in Table 1. Figure 1 illustrates changes in the mean number of total lymphocytes, T lymphocytes, T cytotoxic lymphocytes and NK cells occurring after 2 months of arabinoxylan therapy. No substantial variation was found in the mean number of lymphocytes, T lymphocytes, T cytotoxic lymphocytes and NK cells under arabinoxylan treatment. In contrast, as illustrated in Figure 2, TH and T reg mean numbers increased and decreased, respectively, after arabinoxylan therapy, without, however statistically significant differences with respect to the values seen prior to therapy. On the contrary, a statistically significant increase in TH/T reg mean ratio was achieved after arabinoxylan therapy (p<0.025). The increase in TH/T reg ratio under arabinoxylan therapy was more pronounced in patients with an abnormally low ratio prior to therapy with respect to that occurring in those with normal pre-treatment ratio, however without statistically significant differences ( 2.3 +/- 0.4 vs 1.7 +/- 0.5). In more detail,
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Figure 1. Changes in the number of lymphocytes, Tlymphocytes (CD3), T cytotoxic lymphocytes (CD8) and NK cells (CD16 CD56) after 2 months of arabinoxylan therapy.
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Figure 2. Changes in the mean number of T helper (TH) lymphocytes (CD4) and T regulatory lymphocytes (cd4 cd24) and in TH/T reg mean ratio.

before arabinoxylan therapy, an abnormally low TH/T reg ratio was present in 12/22 (55%) evaluable patients. Arabinoxylan treatment induced a normalization of TH/T reg ratio in 5/12 (42%) patients with an abnormally low ratio prior to therapy. The percentage of arabinoxylan-induced TH/T reg normalization obtained in lymphocytopenic patients was not significantly different from that achieved in patients with normal pre-treatment lymphocyte count ( 3/7(43%) vs 2/5(40%) ). No toxicity was observed under arabinoxylan treatment, which was well tolerated in all patients. Asthenia was present in 8/22 (36%) evaluable patients. An evident relief of asthenia, as assessed by a specific patient report, was obtained under arabinoxylan therapy in 5/8 (63%) patients.

IV. Discussion
Previous experimental studies had already demonstrated some immunomodulating properties of arabinoxylan, in particular consisting of stimulation of NK cytotoxic function (Ghoneum, 1998), whereas NK cell number did not seem to be influenced by arabinoxylan administration. However, it has to be remarked that NK cells were belived to be fundamental in the antitumor immunity until some years ago, before the discovery of the essential role played by the antitumor cytokines, such as IL-2 and IL-12 (Whittington and Faulds, 1993) and dendritic cells, because of their function as antigen-presenting cells (Banks et al, 1995). In fact, it has to be considered that the cytotoxic activity of NK cells is effective only against artificial laboratory cancer cell lines, whose biological malignant properties are different from those presented by fresh human tumor cells (Whittington and Faulds, 1993). In addition, NK cells have been proven to be also able to destroy fresh human cancer cells only after the activation of their cytotoxic function by IL-2 (Atzpodien and Kirchner, 1990). From this point of view, arabinoxylan had been already proven to amplify the stimulatory effect of IL-2 on NK-mediated antitumor cytotoxicity (Ghoneum and Jewett, 2000). In contrast, no study has been performed up to now to evaluate the possible influence of arabinoxylan not only on the mechanisms responsible for the generation of an effective anticancer immune response, but also on those involved in the suppression of anticancer immunity. The results of this preliminary study, carried out to evaluate the influence of arabinoxylan on T reg cells, which represent the most important cells involved in the suppression of the antitumor cytotoxic immune response, demonstrates that arabinoxylan may counteract T reg cell generation by reducing their number and percentage with respect to the total amounts of CD4+ cells and circulating lymphocytes. Since NK cell function is inhibited by T reg activation (Shevach, 2002), the previously demonstrated arabinoxylan-induced stimulation of NK cell cytotoxic function might depend at least in part on its capacity of counteracting T reg generation (Dieckmann et al, 2001). Moreover, this study would suggest that the inhibitory action of arabinoxylan on T reg generation is more pronounced in patients with an abnormally high percentage of T reg cells prior to therapy, with a following pre-treatment abnormally low TH/T reg ratio before therapy, whereas its effect was less evident in patients with a pre-treatment value of TH/T reg ratio within the normal range. Therefore, the influence of arabinoxylan on T reg generation would consist of a modulatory action rather than an inhibitory activity. This finding could explain a potential favourable immunomodulatory effect of arabinoxylan also in patients with autoimmune diseases (Ghoneum, 1998), who in contrast to cancer patients would tend to present abnormally low amounts of T reg cells. In any case, the importance of the inhibition of T reg generation in the induction of an effective anticancer immune response has been recently confirmed by the evidence that the block of T reg activity by specific monoclonal antibodies may induce objective tumor regressions in humans (Yang et al, 2007). Obviously, the major problem is the exact identification of he T reg cell population. Even though T reg cells may express other immune markers, namely FOX-p2 cytoplasmatic antigen, most clinicians are in agreement to identify the CD4+CD25+ cells as T reg lymphocytes (12). In any case, further studies, by evaluating other immune markers, will be required to better identify T reg cells population, namely FOX-p3, even though recently some Authors have shown that FOX-p3 expression by T reg cells is associated with a lower suppressive activity (Dieckmann et al, 2001; Shevach, 2002). Moreover, it has to be remarked that several patients included in the present study were concomitantly under palliative therapy with the anti-cachectic pineal hormone melatonin (Brzezinski, 1997), which may also play immunomodulating effects (Maestroni, 1993). Therefore, further randomized studies with arabinoxylan alone versus arabinoxylan plus melatonin will be required to better define the immunomodulating action of arabinoxylan. If further clinical and experimental studies will confirm the inhibitory action of arabinoxylan on T reg cell system, it could be included in cytokine-based immunotherapies to enhance their efficacy by counteracting T reg cell generation.

References
Atzpodien J, Kirchner H (1990) Cancer, cytokines and cytotoxic cells:interleukin-2 in the immunotherapy of human neoplasms. Klin Wochenschr 14, 1-10.
Banks RE, Patel PM, Selby PJ (1995) Interleukin-12:a novel clinical player in cytokine therapy. Br J cancer 71, 655-659.
Brzezinski A (1997) Melatonin in humans. N Engl J Med 336, 185-195.
Dieckmann D, Plottner H, Berchtold S, Berger T, Schuler G (2001) Ex vivo isolation and characterization of CD4+CD25+ T cells with regulatory properties from human blood. J Exp Med 193, 1303-1310.
Ghoneum M (1998) Enhancement of human natural killer cell activity by modified arabinoxylane fro rice bran(MGN-3). Int J Immunother 14, 89-99.
Ghoneum M, Gollapudi S (2005) Synergistic of arabinoxilan rice bran (MGN-3/Biobran in S. Cerevisiae-induced apoptosis of monolayer breast cancer MFC-7 cells. Anticancer Res 25(6B), 4187-96.
Ghoneum M, Brown J, Gollapudi S (2007) Yeast therapy for the treatment of cancer and its enhancement by MGN-3/Biobran, an arabinoxylan rice bran. Cellular Signaling and Apoptosis Research (Ed. Alex R. Demasi) Cap IV: 185-200.
Ghoneum M, Jewett A (2000) Production of tumor necrosis factor-alpha and interferon-gamma from human peripheral blood lymphocytes by MGN-3, a modified arabinoxylan from rice bran, and its synergy with interleukin-2 in vitro. Cancer Detect Prevent 24, 314-324.
Lissoni P, Giani L, Zerbini S, Trabattoni P, Rovelli F (1998) Biotherapy with the pineal immunomodulating hormone melatonin versus melatonin plus Aloe vera in untreatable advanced solid neoplasms. Nat Immun 16, 27-33.
Maestroni JGM (1993) The immunoneuroendocrine role of melatonin. J Pineal Res 14, 1-10.
Markus J, Miller A, Smith M, Orengo I (2006) Metastatic hemangiopericytoma of the skin treated with wide local excision and MGN-3. Dermatol Surg 32, 145-147.
Matsuda T, Hirano T (1990) Interleukin-6 (IL-6). Biotherapy 2, 363-371.
Moore KW, O’Garra A, De Waal-Malefyt R (1993) Interleukin-10. Ann Rev Immunol 11, 165-174.
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Shevach EM (2002) CD4+CD25+ suppressor T cells:more questions than answers. Nat Rev Immunol 2, 389-400.
Whittington R, Faulds D (1993) Interleukin-2. Drugs 46, 446-514.
Yang JC, Hughes M, Kammula U, Royal R, Sherry RM, Topalian SL, Suri KB, Levy C, Allen T, Mavroukakis, Lowy I, White DE, Rosenberg SA (2007) Ipilimubab (anti-CTLA4 antibody)causes regression of metastatic renal cell cancer associated with enteritis and hypophysitis. J Immunother 30, 825-830.

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January 30, 2013 Newsletter

Lo stato di salute del nostro organismo dipende da molteplici fattori ed esso si riflette in misura rilevante sul nostro atteggiamento posturale.Intervenendo sulla postura si facilita il nostro stato di equilibrio psicofisico e si favorisce una miglior funzionalità di tutto il corpo, di conseguenza una ottimale applicazione del principio di auto guarigione.

La postura può essere influenzata da fattori strutturali, emotivi, energetici, viscerali, tra loro correlati.
Le cause strutturali possono essere determinate da problemi della vista, da malocclusione, dall’appoggio podalico, disfunzioni a carico degli
arti; tutto questo influisce sulla colonna vertebrale che può essere la causa o l’effetto di tali disfunzioni. Un attenta analisi obiettiva, avvalendosi di test kinesiologici, supportati dai dati forniti da una pedana podobarometrica, è in grado di fornire al medico, anche specialista (non focalizzato ad una visione settoriale del problema e dell’organismo), importanti dati sull’origine del problema primario e indirizzare la terapia in modo mirato. Senza ricorrere, se non in casi di effettiva necessità, ad indagini più impegnative ed invadenti.

Il medico ginecologo può sostenere la propria paziente in stato di gravidanza, prevenendo problemi di larga diffusione per questo stato, quali la stipsi o la sciatalgia (spesso dovuti all’ assetto della colonna vertebrale), malesseri assai diffusi, causa di sofferenza diretta non solo per la futura mamma, ma anche per il bimbo che porta in grembo.
Alcune piccole disfunzioni, insignificanti in un periodo di normalità, tendono ad accentuarsi con il procedere della gravidanza e quindi del nuovo assetto posturale assunto dalla donna.

Il medico dentista o l’ortodontista, possono verificare quanto l’intervento da loro progettato possa o meno influire sulla postura del paziente e suggerirgli interventi collaterali di riequilibrio, prima di procedere con il proprio, qualora si rendesse necessario. Sono raccomandate tecniche innovative in tal senso che sfruttano la capacità recettoriale (i nostri sensori) invece della tradizionale vettoriale (forze, trazioni ecc.).

Il Fisiatra, il neurologo e il medico legale, possono usufruire degli importanti e precisi dati forniti dalla pedana baropodometrica, per le loro valutazioni sullo stato di equilibrio nei singoli casi, sia in posizione statica che deambulatoria.

L’ortopedico è quindi in grado di prescrivere ortesi plantari con la massima precisione e accuratezza nel non creare fastidiosi problemi di adattamento posturali collaterali.

L’ottico o l’oculista possono verificare se le disfunzioni visive sono primarie o conseguenti ad adattamenti compensatori di una postura non proprio in equilibrio.



October 30, 2012 Newsletter

Dopo aver presentato pregi e difetti di “zucchero bianco, di canna e fruttosio“, (Come dolcificare nel modo migliore? – parte 1) proseguiamo la panoramica sui dolcificanti naturali e sintetici valutando: saccarina, aspartame, sucralosio e stevia.

SACCARINA: La saccarina è stata il primo dolcificante artificiale. La parola deriva dal latino e significa zucchero. È disponibile in tre forme: Acido Saccarinico, Saccarina di Sodio, Saccarina di Calcio. Quella più usata è la saccarina di sodio.

Ha un potere dolcificante 300 volte superiore al saccarosio, ma presenta un retrogusto leggermente amaro e metallico, generalmente considerato sgradevole specialmente ad alte concentrazioni. A differenza di simili composti di sintesi (es. aspartame), la saccarina è stabile al calore anche in ambiente acido, è inerte rispetto agli altri ingredienti alimentari e non richiede precauzioni di conservazione. Nei paesi in cui l’uso di entrambi i composti è consentito, la saccarina è spesso associata al Ciclammato in proporzioni 1:10 per correggere i citati difetti di retrogusto; è spesso associata anche all’aspartame.

Nel 1878 fu scoperta casualmente in un laboratorio, dove si lavorava il catrame. Fu una scoperta importante, soprattutto per i diabetici. Infatti, la saccarina transita attraverso l’apparato digerente senza alterare i livelli sanguigni d’insulina e in pratica senza fornire alcuna energia all’organismo.

Preoccupazione sulla potenziale nocività e cancerogenicità si espresse massimamente nel 1977, quando fu pubblicato un lavoro che comunicava l’aumento d’incidenza del cancro alla vescica in ratti alimentati con alte dosi di saccarina. Al momento, viste le bassissime quantità di utilizzo, non è stata dimostrata per tali quantità nessuna correlazione. La saccarina è impiegata in una grande varietà di cibi, bevande e cosmetici.

Non è metabolizzata dal nostro organismo; una volta assunta, è rapidamente assorbita (circa 90%) e come tale eliminata con le urine, senza subire modifiche. Non influenza i livelli glicemici e non fornisce alcuna energia all’organismo. Non favorisce la carie e quindi consigliata nelle diete ipocaloriche e nei diabetici. Restano, tuttavia, molti dubbi sulla tossicità, pur esistendo tantissimi studi che ne confermano la sicurezza per dosi di consumo normali. I dubbi circa il coinvolgimento della sostanza nei confronti del cancro alla vescica restano. Molta prudenza per l’uso in gravidanza, data la capacità di attraversare la placenta.

ASPARTAME: L’aspartame è un altro dolcificante artificiale. E’ composto da due aminoacidi, l’acido aspartico e la fenilalanina, più il metanolo che esterifica l’estremità carbossilica della Fenilalanina.

Pur avendo le stesse calorie dello zucchero, il suo potere dolcificante è 200 volte superiore; per questa ragione ne servono piccole quantità per dolcificare cibi e bevande.

Le persone che soffrono di fenilchetonuria (hanno difficoltà nell’assimilare la fenilalanina), devono limitare l’assunzione di questo dolcificante perché è fonte di fenilalanina.
L’utilizzo come dolcificante alimentare, con la sigla E 951, è autorizzato in dose massima giornaliera di 40 mg./Kg di peso. Esistono molte diatribe sul ruolo cancerogeno dell’aspartame (ci sono numerosi studi in merito). Nel 1980, un’inchiesta decretò la mancanza di dati sufficienti a confermare il legame tra aspartame e tumori al cervello.

Tuttavia, fu negata una nuova autorizzazione all’uso, in attesa di nuovi dati. Altri studi evidenziarono l’aumento dell’incidenza di linfomi e leucemie nei topi femmine a seguito dell’assunzione di vari dosaggi di aspartame. Inoltre, uno studio italiano ha confermato questi dati, e ha ipotizzato un legame tra formaldeide (il metabolismo dell’Aspartame, libera anche Metanolo, trasformato prima in Formaldeide e poi in Acido Formico, entrambi tossici) rilasciata dal metabolismo dell’aspartame e l’aumento di tumori cerebrali (Europee Journal of Oncology, del 2005). Entro settembre 2012, l’EFSA, la corrispondente europea dell’FDA americana, dovrà rivalutare la sicurezza dell’aspartame. Particolare importante: qualora sia presente un disturbo (potrebbero esisterne diversi), imputabile all’assunzione di aspartame, sono necessari 60 giorni senza assunzione di aspartame, per far regredire tale sintomatologia.

Uno dei più grossi limiti dell’aspartame è quello della non resistenza alle temperature (superiori ai 30°), quindi anche quella del corpo umano, che attiverebbe i processi che portano alla liberazione delle sostanze tossiche di cui parlavo prima. Per dovere d’informazione, riporto quali sono i punti a favore dell’aspartame che ne spingono l’utilizzo: basso potere calorico (essendo circa 200 volte più dolce del saccarosio) per cui ne servono piccolissime quantità; Non innalza la glicemia, per cui adatto ai diabetici, ma ricordiamo tutti i grossi dubbi ancora esistenti.

SUCRALOSIO: Diffuso da poco tempo, anche se scoperto in Inghilterra già nel 1976, questo dolcificante deriva dal saccarosio e, per le manipolazioni cui è sottoposto lo zucchero, è considerato un dolcificante artificiale.

E’ realizzato con un processo in più fasi, si parte dal classico zucchero da cucina, il saccarosio, cui sono sostituiti tre gruppi ossidrilici (formati da ossigeno e idrogeno) con tre atomi di cloro. Il risultato è un dolcificante stabile, con lo stesso sapore dello zucchero, ma senza calorie.

Dopo questa scoperta, il sucralosio, è stato sottoposto a un programma conclusivo di test sulla sicurezza per un periodo di 20 anni. Oggi il sucralosio, è autorizzato in oltre 80 paesi. Può essere utilizzato da tutti, anche da bambini, durante la gravidanza o l’allattamento, ed anche dai diabetici. Resiste al calore e può essere sottoposto a cottura, anche in forno. E’ molto utile per quanti cercano di ridurre l’assunzione di zucchero e calorie. Aumenta sempre più il numero di alimenti e bevande che sono dolcificate con sucralosio. Quello che rende possibile l’utilizzo in piccolissime quantità, è un potere dolcificante circa 600 volte superiore a quello dello zucchero.
Grosso vantaggio è l’eccellente sapore dolce, molto simile a quello dello zucchero.

Inizialmente vi fu un dubbio sul destino degli atomi di cloro, ma attendibili accertamenti hanno promosso a pieni voti questa sostanza. Infatti, il sucralosio rimane intatto nell’organismo. Il cloro non è liberato, dato che la molecola di sucralosio rimane intatta ed è eliminata quasi totalmente senza modifiche. Altro dato importante è che la molecola non interagisce minimamente con l’alimento che la contiene.

STEVIA: recentemente si è diffuso un nuovo dolcificante, che presenta interessanti caratteristiche: la stevia.

Si tratta di una piccola pianta erbacea arbustiva perenne della famiglia delle composite (lattuga, calendula, cicoria), nativa delle montagne fra Paraguay e Brasile. Ha una buona capacità dolcificante: nella sua forma naturale è circa 10/15 volte più dolce del normale zucchero da tavola. Nella sua forma più comune di polvere bianca, estratta dalle foglie della pianta, arriva a essere dalle 70 alle 400 volte più dolce dello zucchero, pertanto pare sia il dolcificante naturale più potente. Una sola fogliolina fresca dopo qualche istante, trasferisce al palato una forte sensazione dolce, lasciando alla fine un lieve retrogusto di liquirizia. I principi attivi sono lo Stevioside e il Rebaudioside A.

Non causa diabete; non ha calorie; non altera la glicemia; non dovrebbe avere tossicità (al contrario dei dolcificanti sintetici); non provoca carie; non contiene sostanze artificiali; può essere utilizzata per cucinare. Sono stati ipotizzati anche alcuni impieghi in medicina per il diabete e l’obesità. Consente, infatti, di ridurre il consumo di zucchero, specie quello bianco.

Si utilizza ormai su larga scala, in Giappone, per esempio, è già usata per dolcificare la Coca Cola Light.
La sua commercializzazione è stata a lungo ostacolata per via dei numerosi interessi legati alla produzione di altri dolcificanti ( barbabietole da zucchero, canna da zucchero ecc).

Importanti caratteristiche che la connotano sono:

  • Non è fermentabile (come lo zucchero), quindi utile a chi soffre di candida
  • Stabile al calore, almeno fino a 200° C
  • Non è tossica, quindi sicura
  • E’ senza calorie
  • Può essere utilizzata dai Diabetici e nelle diete ipocaloriche

È sicuramente un buon dolcificante naturale, già usato in molti paesi; per il momento i limiti sono dati dai costi, non ancora competitivi per la coltivazione delle piante e per l’estrazione.

Infine, per concludere questa panoramica sui dolcificanti (ricordo la prima parte dell’articolo: Come dolcificare nel modo migliore? – parte 1), vorrei esprimere solo una breve considerazione. Tra i vari dolcificanti, vale sempre la regola delle quantità, ad esempio, il fruttosio, entro limitate quantità, può essere utilizzato tranquillamente, ma aumentando il consumo crescono, in maniera direttamente proporzionale, gli svantaggi. Ricordo inoltre le virtù della stevia e del sucralosio, che veramente restano inerti e senza calorie.

a cura del Dr Francesco Lampugnani, Biologo Nutrizionista, Specialista in Farmacologia


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