Intolleranze: attenti al nichel

February 1, 2012

Il nome nichel, utilizzato un tempo dai minatori per definire un elemento senza valore, deriva dal tedesco Kupfernickel (“rame del diavolo”). Il nichel è presente in maniera pressoché ubiquitaria nel nostro ambiente. Ecco perché le manifestazioni patologiche correlate a questo metallo, in particolare le dermatiti da contatto, sono in continuo aumento.

La diagnosi di allergia al nichel è in genere molto semplice: i dati clinici sono supportati dal patch test, un test di provocazione cutanea, che consiste nell’apporre sulla pelle un cerotto a rilascio lento di nichel.

Tuttavia, oltre alla dermatite da contatto, classica manifestazione di allergia conclamata, esistono forme cliniche, attribuibili a fenomeni d’intolleranza, che si manifestano con un corredo sintomatologico più sfumato, e a volte diverso da quello della classica allergia.

In questo caso, l’alimentazione assume un ruolo decisivo. Numerosi sono, infatti, i cibi contenenti discrete quantità di nichel: cacao, legumi, funghi, cipolla, pomodoro. Bisogna, inoltre, tenere in considerazione che il nichel solfato è ampiamente utilizzato come additivo negli alimenti, in particolare nei grassi idrogenati.

I sintomi più frequentemente associati a una probabile intolleranza agli alimenti contenenti nichel sono: cistiti, gastrite, reflusso gastro-esofageo, coliti, intestino pigro o dissenteria, gonfiore addominale, cefalea, dermatiti del volto o diffusa, stanchezza.

Per evitare che l’assunzione di alimenti contenenti nichel aggravi una forma allergica pre-esistente e, per alleviare in maniera davvero efficace i sintomi – soprattutto quelli gastrointestinali – dovuti a un’intolleranza al nichel, è importante sottoporsi a una diagnosi d’intolleranza.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica (Imbio) è possibile diagnosticare l’intolleranza al nichel tramite ALCAT, test che consente anche di verificare la sensibilità agli additivi alimentari compreso il nichel solfato.

I risultati di ALCAT test permettono, inoltre, di mettere a punto un iter terapeutico personalizzato, che prevede un regime alimentare adeguato, e una terapia di supporto a scopo desensibilizzante e detossificante.

a cura del dr. Marco Mancuso – Esperto in Nutrizione e intolleranze alimentari, Esperto in ipertermia oncologica, Specialista in otorinolaringoiatria e radioterapia oncologica.

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