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Intestino e pelle sono cardine e specchio della salute generale

L’alimentazione, la composizione del microbiota e l’integrità della barriera intestinale sono in grado di influenzare il benessere cutaneo.

La pelle è un organo molto complesso che intrattiene strette relazioni non solo con l’intestino, ma anche con il sistema nervoso, con gli organi emuntori e con il sistema immunitario. È molto raro trovare una pelle bella e luminosa in persone con disturbi del tratto digerente, ed è invece frequente trovare disturbi intestinali nelle persone che hanno disturbi della pelle. In alcuni casi è proprio la pelle a lanciare dei campanelli d’allarme per avvertirci che qualcosa nel nostro corpo non sta funzionando come dovrebbe.

La pelle è quotidianamente esposta ad una moltitudine di agenti fisici, chimici e biologici che possono alterare l’equilibrio della flora residente, favorendo sia le infezioni opportunistiche che alcuni disturbi clinici.
In caso di disturbi cutanei bisogna capire, dove possibile, quali fattori predisponenti (genetici o ambientali) e scatenanti (dieta, farmaci, tossine ambientali o allergeni) hanno generato lo squilibrio e instaurare una terapia funzionale quanto più possibile olistica e naturale.

Il Dott. Alessandro Gabriele, biologo nutrizionista in Imbio, ci spiega quali possono essere le cause di un’infiammazione cutanea e come l’alimentazione può migliorare l’aspetto della nostra pelle.

L’approccio funzionale: pelle e intestino, le nostre barriere di difesa 

L’approccio funzionale alla salute della pelle ha superato il vecchio concetto di “causa eziofisiopatologica unica” e ha individuato diversi fattori scatenanti nelle principali patologie non trasmissibili, tra le quali le alterazioni:

  • dell’ecosistema intestinale e della funzione di barriera
  • del controllo dello stress ossidativo
  • della funzione di detossificazione epatica
  • dei meccanismi di modulazione della risposta infiammatoria

L’intestino ha un ruolo fondamentale nello sviluppo del nostro sistema immunitario. Una flora batterica alterata comporta uno squilibrio di tutte le funzioni di difesa del nostro organismo e di conseguenza, anche della nostra pelle.

Una pelle bella e luminosa è lo specchio della nostra salute

La pelle è un tessuto continuo che con i suoi due metri quadrati di superficie, rappresenta una delle principali barriere selettive del nostro organismo insieme alla barriera intestinale, ematoencefalica, broncopolmonare e placentare.

È impossibile avere una pelle sana e luminosa se le mucose intestinali sono infiammate o erose.
Anche le afte ricorrenti della mucosa buccale riflettono spesso problemi intestinali.

La pelle gode di due proprietà fondamentali e straordinarie: l’autoriparazione (si rigenera in seguito ad una lesione) e l’estensibilità (si adatta perfettamente alle variazioni della dimensione corporea che subentrano nel corso della vita).

La pelle assolve a moltissime funzioni importanti ed è bene prendersene cura.

Un legame emotivo tra pelle, intestino e cervello

I collegamenti tra l’intestino e la pelle sono stati approfonditi maggiormente negli ultimi decenni, ma le prime evidenze risalgono fin dagli anni ’30.  Gli stati emotivi come ansia, stress e depressione possono alterare la microflora intestinale e contribuiscono ad un’infiammazione sistemica con la ripercussione di vari eventi cutanei come eritema, orticaria e dermatite.

Per anni le malattie della pelle sono state viste e affrontate unicamente dal punto di vista dermatologico.
Oggi siamo consapevoli che la corretta funzionalità intestinale e la composizione del microbiota svolgono un ruolo di mediazione sia nell’infiammazione cutanea che nel comportamento emotivo, rafforzando la relazione tra dermatologia e salute mentale.

L’intestino, un organo chiave della nostra salute

L’intestino è un organo chiave della nostra salute, al pari del cuore o del fegato: in esso avviene una incredibile quantità di reazioni che hanno ripercussioni in tutto il corpo.  Il vero “problema” è che l’intestino raramente segnala le disfunzioni presenti; gli errori metabolici vengono trasferiti ad altri organi o a distretti diversi. Le sue funzioni vanno ben oltre l’assorbimento dei nutrienti e l’eliminazione delle scorie.

Oltre ad essere sede di importanti funzioni nervose (il cosiddetto secondo cervello), nell’intestino avviene un confronto quotidiano tra il nostro sistema immunitario e quella parte di mondo esterno che noi introduciamo sotto forma di cibo. È qui che le cellule imparano ad esercitare quella “tolleranza” la cui perdita è alla base delle intolleranze alimentari e di tutte le malattie allergiche e malattie autoimmuni.

L’intestino svolge un ruolo molto importante anche all’interno del sistema ormonale endocrino: le cellule che rivestono la mucosa intestinale producono serotonina, un neurotrasmettitore che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione dell’umore, del sonno, della temperatura corporea, della sessualità e dell’appetito.

Qual’è il collegamento tra pelle e intestino?

Una flora intestinale equilibrata e diversificata produce benefici effetti a livello sistemico.
Risulta chiaro quanto sia importante conservare integre le funzioni intestinali ed in particolar modo quelle della sua microflora batterica.

Il microbiota intestinale è coinvolto in funzioni essenziali al mantenimento di un buono stato di salute come:

  • la digestione dei nutrienti
  • la regolazione del sistema immunitario
  • la produzione di vitamine
  • la sintesi di aminoacidi e neurotrasmettitori
  • la prevenzione della colonizzazione intestinale da parte di batteri patogeni
  • la regolazione della funzionalità delle strutture intestinali

Prevenire le malattie dermatologiche partendo dall’alimentazione

Un ruolo fondamentale nella prevenzione e nella cura delle malattie dermatologiche è ricoperto dall’alimentazione, alcuni disturbi della pelle possono manifestarsi proprio a causa di errate abitudini alimentari.
Il cibo contribuisce in maniera determinante al mantenimento o all’alterazione della struttura della barriera intestinale.

Un apporto energetico eccessivo, la sindrome metabolica e l’obesità causano inevitabilmente problemi alla pelle interferendo con gli assi ormonali e del sistema nervoso vegetativo. La dieta di ogni singolo individuo deve essere personalizzata in base a età, fabbisogno energetico, gusti personali, tempo a disposizione per la preparazione del cibo, patologie in corso e uso di farmaci. Anche una scarsa idratazione si rifletterà anche sulla pelle che diventerà meno luminosa e più secca.

Una dieta sana e ben bilanciata può svolgere un ruolo essenziale per combattere le manifestazioni cutanee contrastando quell’infiammazione che, da meccanismo iniziale di difesa, si è trasformata poi in causa di malattia.

Probiotici, vitamine e minerali un valido alleato anche per la salute della tua pelle

L’utilizzo razionale di probiotici aiuta a ristabilire l’equilibrio del microbiota intestinale e di conseguenza a:

  • Ridurre l’infiammazione sistemica
  • Contrastare la sindrome metabolica
  • Modulare la produzione di acidi grassi
  • minimizzare gli effetti negativi di eventuali terapie antibiotiche

È bene ricordare che non tutti i probiotici sono uguali. Il mio consiglio è sempre quello di affidarsi ad un professionista in grado di valutare la terapia più adeguata alle nostre esigenze.

La disbiosi alla base dell’insorgenza di un disturbo della pelle 

Quando è presente una disbiosi intestinale, ovvero quando la composizione qualitativa e/o quantitativa dei batteri intestinali è alterata, si creano nell’intestino le condizioni che possono compromettere l’integrità delle pareti intestinali lasciando le porte aperte a derivati alimentari nocivi, a microbi patogeni, a fattori pro-infiammatori e potenzialmente tossici che possono raggiungere il tessuto cutaneo.

Questo accumulo di segnali intestinali induce le cellule immunitarie sottocutanee a produrre molecole infiammatorie, che attivano i cheratinociti a proliferare esageratamente, causando ispessimento della pelle che può rompersi per motivi meccanici.

L’insorgenza di disturbi della pelle come:

  • l’acne
  • la psoriasi
  • le dermatiti atopiche
  • gli eczemi
  • la dermatite seborroica
  • la rosacea

potrebbero essere il risultato di un disequilibrio microbico e di una condizione di permeabilità intestinale compromessa. Risulta quindi evidente l’importanza della valutazione dello stato di salute del microbiota intestinale nell’analisi dello stato di salute della pelle.

Come si effettua il test per la disbiosi intestinale?

Attualmente sono disponibili diversi test non invasivi che consentono di indagare in maniera più o meno approfondita l’equilibrio del microbiota intestinale.

I test su campioni di feci prevedono la mappatura di specifiche sequenze del DNA di tutti i batteri presenti nel campione analizzato al fine di ricostruire la struttura dell’intero microbiota.

I test di medicina funzionale sulle urine valutano invece la presenza di prodotti del metabolismo e permettono di capire indirettamente i processi di assorbimento intestinale e l’eventuale interferenza da parte dei microrganismi patogeni.

Uno dei più utilizzati è il Disbiosi test che misura la presenza di indicano e scatolo nelle prime urine del mattino. Entrambi sono normalmente presenti in minima traccia nelle urine ma possono aumentare in maniera significativa a seguito della crescita eccessiva di alcuni componenti del microbiota o a causa di squilibri nella sua struttura.

Nello specifico, elevati quantitativi di indicano e scatolo siano indicativi di situazioni di disbiosi a carico dell’intestino tenue e del crasso e in particolar modo del colon. Sulla base della specifica alterazione riscontrata e del quadro clinico del paziente possono essere proposte misure basate su modifiche del regime alimentare e/o introduzione di probiotici nella dieta, atte a ristabilire una configurazione bilanciata del microbiota intestinale.

Pelle sana, in intestino sano

Tra le cause scatenanti delle malattie dermatologiche non vanno trascurate le carenze micronutrizionali.
Vitamine e sali minerali sono indispensabili per la sopravvivenza in salute e, se presenti nel giusto equilibrio, possono prevenire numerose patologie o migliorare alcuni sintomi e disturbi.

Un corretto sostegno alle difese immunitarie finalizzato alla salute della pelle e non solo deve puntare al mantenimento ed eventuale ripristino dei valori ematici di vitamina D, all’apporto adeguato di vitamine del gruppo B, vitamina C, zinco, magnesio, selenio e fornire un supporto adeguato alla salute intestinale con probiotici e prebiotici.

La pelle e le varie malattie infiammatorie sono quindi strettamente correlate con il benessere dell’intestino e con la sua funzione. La valutazione dello stato di salute intestinale e la ricerca di fattori scatenanti nel singolo individuo consentono di attuare interventi preventivi e di stabilire, mediante una personalizzazione dell’intervento, un percorso di cura più efficace e dai risultati più duraturi.

Richiedi il test non invasivo per la valutazione della disbiosi intestinale

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Dott. Alessandro Gabriele
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Salute della pelle, Intestino
Redattore: Dott. Alessandro Gabriele


May 3, 2015 Newsletter

La Spirulina (Arthrospira platensis) è una microalga azzurra unicellulare dalla forma stretta ed allungata. È diffusa nelle acque delle zone tropicali e subtropicali, dove è presente un ph alcalino, stato idoneo della spirulina. Esteticamente questa alga è di colore verde scuro, poiché ricca di clorofilla, pigmento abbondante che supera in concentrazione sia la policianina che i carotenoidi (altri pigmenti presenti nella spirulina). Il nome “Spirulina” deriva invece dalla forma di quest’alga che ricorda quella di una spirale.

La Spirulina abbonda di proteine (in particolare amminoacidi essenziali) e lipidi. Tra i grassi contenuti al suo interno, ci sono anche quelli “buoni”, appartenenti al gruppo degli omega3, importanti per normalizzare i livelli di colesterolo nel sangue e partecipare alla formazione delle guaine mieliniche che rivestono i nervi e migliorare la funzionalità del sistema nervoso ed immunitario.

Ricca di vitamina A, C, E, vitamine del gruppo B e Sali minerali (ferro, calcio, magnesio, selenio, potassio), la Spirulina ha notevoli proprietà antiossidanti: infatti è in grado di proteggere dai radicali liberi e dai danni che questi causano all’organismo (invecchiamento precoce e malattie neurodegenerative). Notevoli risvolti positivi anche sulla pelle: la vitamina A normalizza il funzionamento delle ghiandole sebacee, contrastando l’acne, le vitamine del gruppo B stimolano il metabolismo della pelle e la vitamina E ne conferisce morbidezza e tonicità. Inoltre le vitamine A ed E possono contribuire a regolarizzare il funzionamento delle ovaie e ridurre i dolori premestruali; per di più queste vitamine sono anche coinvolte nell’abbassare l’eccessiva viscosità e tendenza alla coagulazione del sangue.

La Spirulina è utile anche per gli sportivi e per chi deve mantenere il peso-forma: l’elevato contenuto di vitamine e minerali è fondamentale nel sostenere la produzione energetica durante lo sforzo fisico, diminuendo lo sviluppo di radicali liberi e quindi stress ossidativo. Questa abbondanza di nutrienti, in particolare proteine, sviluppa un effetto positivo sul controllo dell’appetito, accelerando la comparsa del senso di sazietà; secondo alcuni studi il consumo regolare di spirulina sarebbe efficace nel diminuire il fabbisogno di insulina, evitando picchi della glicemia e prevenendo dunque il diabete mellito.

La Spriulina in polvere si può unire a succhi di frutta, yogurt, centrifugati di verdure,ma  può essere utilizzata anche nella preparazione di dolci e impasti salati o per la preparazione di bevande energetiche per gli sportivi. Si preparano anche gnocchi e tagliatelle.



December 12, 2014 Newsletter

Il Licopene è una sostanza antiossidante della famiglia dei carotenoidi (pigmenti di colore giallo-arancio-violetto) presente in alcuni cibi vegetali. Gli studi scientifici hanno dimostrato che tale sostanza ha notevole efficacia contro l’invecchiamento cellulare, malattie cardiovascolari e tumori. Il pomodoro sicuramente è l’alimento che ne contiene in maggiori quantità; altre fonti sono senza dubbio il pompelmo rosa, l’arancia rossa, le carote, le albicocche, l’anguria, la papaya e il melone. Tanto più l’alimento si avvicina al rosso intenso, tanto maggiore è il contenuto di licopene. L’organismo immagazzina questa sostanza nelle ghiandole surrenali, nel fegato, nei testicoli, nella mammella e nella prostata; sono questi quindi i primi organi a subire le conseguenze di un suo deficit.

Come detto in precedenza il licopene ha una spiccata attività antiossidante, ovvero è in grado di combattere i radicali liberi, un gruppo di sostanze responsabili di numerose malattie. Gli studi hanno evidenziato come il licopene si associ ad una riduzione di tumori come il cancro alla prostata, all’apparato digerente, all’utero e alla mammella. Una corretta assunzione di licopene è correlata ad una diminuzione di malattie cardiovascolari, in quanto evita l’accumulo di grassi nelle arterie, contrastando il colesterolo cattivo (LDL). Il licopene non può essere prodotto nell’organismo in modo indipendente, pertanto serve introdurlo con la dieta e mangiare alimenti che lo contengono; ciò è molto utile anche per la pelle che si mantiene in stato di salute (protetta anche dai raggi UV) grazie a sostanze antiossidanti come il licopene. Sempre grazie alle sue proprietà antiossidanti, il licopene protegge l’organismo anche da malattie neurologiche quali l’Alzheimer e il morbo di Parkinson.

Risulta quindi opportuno un regolare apporto di licopene, le sue notevoli proprietà possono dare benefici all’organismo a 360 gradi.



November 26, 2014 Newsletter

Negli ultimi anni, stiamo assistendo od un graduale aumento di disturbi legati all’ alimentazione, i più frequenti sono: colon irritabile, stipsi, reflusso gastro esofageo e gastrite, sintomi legati alla difficoltà o digerire alimenti che abbiamo sempre consumato. Frequenti sono i sintomi extra intestinali, come la stanchezza cronica, la cefalea, la dermatite.

Cosa sta succedendo? Quali sono le possibili cause?

“Sono sintomi correlati a un problema di intolleranza a qualche alimento, se la causa non rientra in una specifica patologia”.

Quali sono le intolleranze più fre­quenti e come fare per distinguerle dalle allergie?

“Le intolleranze più frequenti sono ri­volte verso alimenti contenenti il nichel (frutta, legumi, verdura) a seguire il frumento e derivati, i prodotti lattiero caseari e i prodotti contenenti il lievito, Si diventa intolleranti, mentre allergi­ci si nasce. I sintomi di un’intolleran­za sono molto sfumati e dovuti ad un sovraccarico alimentare. I sintomi di un’allergia sono immediati, improvvisi e strettamente correlati ad una causa ben precisa”.

Come fare per scoprire la causa e so­prattutto la differenza tra le due ma­nifestazioni?

“Esiste da diversi anni e in più di 52 pa­esi del mondo, il test ALCAT, che per­mette di individuare gli alimenti causa di intolleranza. Tramite un prelievo di sangue, un’apparecchiatura dedicata esegue l’analisi degli alimenti che vo­gliamo studiare. In pratica il test valuta una reazione di tipo citotossica compu­terizzata, evidenziando il grado di reat­tività dal grado l al 3”.

Perché sono in aumento le intolle­ranze alimentari?

“Prima di tutto, una dieta monotona e particolarmente povera di sostanze fre­sche, alimenti genuini, ricchi di minera­li e vitamine, può favorire un deficit di enzimi digestivi, alterazione della flora batterica intestinale con le conseguenze sopra descritte. L’Istituto di Medicina Biologica di Milano (I.M.Bio.) da anni si dedica alla ricerca delle cause e le cure delle intolleranze alimentari, diretto proprio dal Prof Giuseppe Di Fede, uti­lizza la metodica ALCAT per la diagno­si clinica. Recenti lavori scientifici sono stati pubblicati su riviste specializzate come European Academy of Allergy and Clinical Immunology, il test AL­CAT è utilizzato presso l’Ospedale S. Matteo di Pavia, laboratorio di immu­noallergologia, che riportano i notevoli risultati ottenuti dopo il test Alcat (An­tigen leukocyte cellular antibody test) su patologie della pelle (dermatiti, eczemi, orticaria) ‘non IgE mediate’ (che si verificano cioè in assenza di anticorpi specifici, detti immunoglobuline E) e di­sturbi gastrointestinali”.

Cosa si deve fare dopo aver fatto il test ALCAT con la diagnosi di intol­leranza alimentare verso una specifi­ca famiglia alimentare, ad esempio il frumento o latticini?

“Il Medico o Biologo nutrizionista ela­borerà una dieta ad esclusione degli ali­menti riscontrati positivi al test Alcat, con la reintroduzione degli alimenti a rotazione, per cui ci saranno momenti di dieta privi degli alimenti intollerati e momenti di introduzione graduale di alcuni alimenti risultati positivi al test”. Sappiamo che alcuni test non con­venzionali sono utilizzati per indivi­duare le intolleranze alimentari.

“Il test citotossico eseguito su una goc­cia di sangue, il test sul capello, il test della prova da sforzo muscolare e i test bioelettronici sono poco attendibili e non riproducibili”.

Concludendo, da un’intolleranza alimen­tare si guarisce.



November 23, 2014 Newsletter

Questa è una bellissima intervista fatta al Prof. Giuseppe Di Fede pubblicata su Orizzonti

«Sono nato a Piazza Armerina – dice sommessamente il dott. Giuseppe Di Fede – ma la mia famiglia è originaria di Aidone». Una città particolare, questo piccolo centro in provincia di Enna a quasi mille metri sul livello del mare; cinquemila abitanti, un centro storico bellissimo, una straordinaria terrazza che s`affaccia sulla Piana di Catania e su «Mungibeddu», il vulcano dei siciliani. Quello che quando è in eruzione dà sempre spettacolo di lava e lapilli. Nelle sere d`estate, dal belvedere di Aidone, l`Etna ce l`hai tra le mani. Sembra la testimonianza vivente di quanto autentiche siano quelle antiche stampe che raffigurano il monte  visto da lontano con alte fontane di fuoco rosso.

Da Aidone, il piccolo Giuseppe Di Fede partì ancora bambino. «Mio padre, Aurelio, era il barbiere del paese – dice, con tenero affetto, il nostro –  mia madre, Graziella Pellegrino, era casalinga. Con la mia sorellina, Maria Rosa, vivevamo coi nonni materni, Maria Lauri e Sebastiano Pellegrino. La mia famiglia, assicurandomi un totale sostegno, mi ha permesso di imparare un mestiere e avere rispetto per gli altri».

La storia dunque parte da Aidone, da un barbiere che decide di dare una svolta alla sua vita ed alla sua famiglia. Che parte, come tanti partirono tra gli anni Sessanta e i Settanta, alla volta delle città industriali del Nord. Avrà pure deluso i suoi clienti più affezionati (e sì, in Sicilia il barbiere, il medico e il macellaio non si cambiano mai) ma il barbiere Aurelio Di Fede, con quella scelta, lanciò una freccia sul futuro, E questa freccia si chiama Giuseppe.

A Milano, Giuseppe conclude gli studi dell`obbligo e si iscrive ad un corso di odontotecnici, subito inizia a lavorare, mentre ancora frequenta il corso che lo qualificherà tecnico dentista; lavora di giorno e studia la notte. Ma Milano è una grande città e a Giuseppe, ancora adolescente, lo studio e il lavoro non bastano. Ci sono gli amici, c`è lo sport, si appassiona di karatè e vince: vince anche gare nazionali.

«Anche lo sport è stato importante per me – dice – mi ha dato sicurezza, autostima, determinazione e rispetto delle regole. Raggiungere un traguardo, avere degli obbiettivi, per me è stato ed è sempre importante. Anche i miei genitori lo hanno avuto: il loro traguardo siamo stati noi figli.  Così mi hanno trasmesso il senso del dovere e la necessità di porsi, nella vita, degli obbiettivi».

L`intervista di Orizzonti, fa fermare per qualche istante il ritmo frenetico del giovane medico, ormai milanese d`adozione, e lo fa tornare indietro nei ricordi. Una pausa dolce e salutare:

«Ho avuto poche occasioni per ritornare in Sicilia e rivedere i miei zii. Il tempo era poco davvero. Ma le volte che lo facevo, ricevevo un affetto forte come se fossi stato sempre in Sicilia, come se non fossi andato mai via».

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October 5, 2014 RASSEGNA STAMPA

«Per intolleranza alimentare si intende una reazione avversa dell’organismo verso alcuni alimenti o additivi, lenta nel tempo e che può coinvolgere diverse parti dell’organismo come intestino, stomaco, pelle, vie urinarie, fino a compromettere in certi casi le comuni attività lavorative e sociali. La differenza tra allergie e intolleranze alimentari è netta: l’allergia porta una reazione immediata dopo aver ingerito un alimento (per esempio bolle sulla pelle, orticaria, edema delle labbra). Per l’intolleranza invece si intende una reazione avversa verso un alimento o un gruppo di alimenti che possono appartenere alla stessa famiglia alimentare (ad esempio le solanacee: pomodoro, patata, peperone e melanzana) lenta nel tempo e soggetta ad accumulo nel caso di introduzione frequente dei cibi non tollerati ».

La definizione di intolleranza alimentare, fornita dal Prof. Giuseppe Di Fede, delinea un problema sempre più diffuso nella nostra società, e che interessa grandemente chi lavora nel settore della ristorazione. Sempre crescente è infatti il numero dei clienti che richiedono particolare attenzione proprio perché intolleranti a qualche alimento. Direttore Sanitario di I.M.Bio Istituto di Medicina Biologica Milano e Istituto Medicina Genetica Preventiva I.M.G.E.P Milano, Docente nel Master di Nutrizione Umana all’Università di Pavia, Vice Presidente dell’Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate A.R.T.O.I., Di Fede fornisce alcune indicazioni utili per accogliere in sicurezza questi ospiti, in particolare gli intolleranti al nichel: «Una delle intolleranze che sta dilagando a macchia d’olio è sicuramente quella al nichel e tra i cibi ricchi di nichel troviamo il cioccolato e cacao in polvere, pomodori, spinaci, lenticchie, asparagi, legumi, frutta secca ed essiccata. Tra i cereali più ricchi di nichel ricordiamo l’avena, il mais, il miglio e il grano saraceno. Per quanto riguarda gli alimenti non vegetali, tra le maggiori fonti di nichel sono i frutti di mare, le ostriche, il salmone, i gamberi e le cozze, le aringhe e gli sgombri.

Ma va fatta attenzione anche a cibi e bevande in lattina o in scatola: in questi cibi il contenuto di nichel può aumentare a causa del materiale del contenitore e del processo di lavorazione; questo vale anche per le pentole dove cuciniamo. Quando si accolgono clienti intolleranti al nichel pertanto va prestata attenzione anche alle pentole e accessori che vengono usati in cucina». Altrettanto diffuse sono le intolleranze al lattosio e al glutine. Tutte vanno comunque trattate con la massima serietà: il cliente deve sentirsi sicuro quando è seduto a tavola. La sua richiesta di evitare determinati gruppi di ingredienti deve essere presa alla lettera: assolutamente da evitare l’atteggiamento di chi minimizza il problema. Per un intollerante al lattosio spesso anche “solo” una noce di burro può essere fonte di problemi, così come lo è una spolverata di farina per chi non tollera il glutine.

Attenzione, quindi, e gentilezza, per mettere l’ospite a proprio agio. Apprezzatissimi sono quei – pochissimi –  locali che offrono alternative mirate, ma anche dove non sia possibile, si possono servire piatti preparati al momento “su misura”, oppure ricorrere a proposte già in menu che il cameriere avrà cura di indicare come adatte. «Il ristorante  non ha l’obbligo di essere “accessibile” a chi ha particolari problemi di intolleranze, ma sicuramente, visto l’aumentare di questa condizione, numerosi ristoratori tentano di capire e adeguarsi cercando di gestire un nuovo modo di fare ristorazione, così da potersi dedicare a una clientela, spesso più curiosa ed entusiasta di quella “comune” quando trova un locale che l’accontenta». A parlare è Tiziana Colombo, foodspecialist e foodblogger (www.nonnapaperina.it), oltre che autrice di un libro sull’argomento intolleranze. «Fino a non molto tempo fa – continua – chiunque avesse una necessità particolare doveva leggere attentamente la carta, evitare tutti i piatti incompatibili con la sua patologia o la sua dieta, domandare ai camerieri o ai cuochi, senza la certezza assoluta di stare per assaggiare qualcosa che non lo danneggiasse… insomma una serata di svago correva sempre il rischio di trasformarsi in un brutto ricordo. Oggi, invece, c’è una nuova, se pur neonata, nicchia enogastronomica dedicata ai “diversamente-gourmet”.

Sicuramente un ristoratore che vuole cominciare ad affrontare il problema intolleranze dovrebbe studiare il problema e chiedere delle consulenze specifiche. Ma in primis deve crederci e non sottovalutare il problema. Nel giro di qualche anno i ristoranti che non accetteranno che le intolleranze esistono saranno sempre più vuoti e quelli che invece prendono sul serio l’argomento sono sempre pieni già da ora».

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August 21, 2014 Newsletter

L’anguria o cocomero (Citrullus lanatus) è una pianta appartenente alla famiglia delle Curcubitaceae, tipica dell’Africa meridionale e tropicale. Il frutto ha un interno rosso o più raramente giallo; è ricco di semi, che possono essere neri, bianchi o gialli e hanno un effetto lievemente lassativo (utili quindi per riattivare un intestino pigro). La percentuale di acqua contenuta (92-93 %) risalta notevolmente rispetto al 7-8 % di zuccheri e allo 0,2-0,4 % di proteine e fibre, e ciò rende l’anguria molto dissetante.

Questo frutto si può considerare quindi depurativo e diuretico poiché, stimolando la diuresi, favorisce l’eliminazione di scorie in eccesso. Elevata è anche la presenza di sali minerali, in particolare potassio, fosforo e magnesio, vitamine A, C e quelle del gruppo B; per questo motivo l’anguria risulta senza dubbi un rimedio naturale contro la stanchezza e lo stress, prevenendo anche la ritenzione idrica. Inoltre sostanze antiossidanti, quali licopene e carotenoidi, garantiscono un benessere generale all’organismo con effetto preventivo su molte patologie e benefici anche sulla pelle.

Di recente è stata constatata la capacità di questo frutto contro le malattie cardiache e di ridurre i livelli del colesterolo cattivo. A risultare benefica è la citrulina, sostanza che rende l’anguria adatta a prevenire l’ipertensione. Tale amminoacido, presente però soprattutto nella parte bianca tra polpa e buccia, favorisce la vasodilatazione (allargamento dei vasi e quindi aumento del flusso sanguigno), conferendo quindi al frutto proprietà afrodisiache (utile soprattutto per i maschi, in quanto sembra produrre effetti simili al viagra).

Secondo alcuni studi basterebbe una fetta di anguria al giorno per aiutare il nostro organismo a ridurre il colesterolo nel sangue. Numerosi quindi sono i pregi di tale frutto ma attenzione per chi soffre di allergie e/o intolleranze.

L’anguria va evitata se si soffre di colite o gastrite: è possibile che la quantità di acido salicilico contenuta nella polpa del frutto possa causare reazioni avverse a livello intestinale. Per di più, le persone allergiche alle graminacee durante il periodo di pollinazione devono fare attenzione all’assunzione di alcuni alimenti tra cui proprio l’anguria in quanto questo frutto contiene e libera istamina. L’istamina è una sostanza che il corpo produce in risposta al contatto con una sostanza allergizzante: l’istamina, se presente in grandi quantità nel nostro organismo, determina una serie di reazioni quali arrossamenti eritemi, ponfi, produzione di muco nelle vie aeree, asma e diarrea. L’assunzione di alimenti che la contengono, come ad esempio proprio l’anguria, può amplificare la risposta allergica, incrementando l’infiammazione e i sintomi elencati in precedenza.

Una ricetta rinfrescante con l’anguria la potete trovare sul sito di Nonna Paperina: Sorbetto di anguria



August 1, 2014 Newsletter

La tiroide è una delle principali ghiandole endocrine (produttrici di ormoni) che svolge un ruolo fondamentale nel controllo delle cellule e dei vari tessuti dell’organismo, con una forte influenza sulle molteplici funzioni corporee (peso corporeo, colesterolo, battito cardiaco, vista, massa muscolare, ciclo mestruale, stato mentale, cute e capelli).

La patologia più comune della tiroide è l’ipotiroidismo, la ridotta funzionalità della ghiandola che si ripercuote sulla riduzione della produzione di energia da parte delle cellule, con conseguente riduzione dell’attività metabolica. In pratica, l’organismo rallenta la produzione di ormoni e quindi il consumo di energia. Le donne sono più colpite rispetto agli uomini, con un rapporto che può arrivare a 5 donne su 1 uomo colpito. I sintomi più comuni, che passano spesso inosservati, sono:
stanchezza, freddolosità, letargia, aumento di peso, capelli secchi e sfibrati, pelle secca e ipotonica, etc.

La condizione opposta è l’ipertiroidismo, ossia un aumento delle produzione di ormoni tiroidei con conseguente aumento della produzione di energia, noto con il nome di morbo di Graves-Basedow.
Spesso è di origine auto immune, con produzione di anticorpi rivolti contro il TSH, che impediscono il normale funzionamento della ghiandola. Tra i principali sintomi vi sono: tremore di tutto il corpo, perdita di peso inspiegabile, sudorazione abbondante, insonnia, agitazione e irrequietezza, tachicardia (battito accelerato del cuore) ipertensione.

La diagnosi è molto agevole potendo misurare i valori di FT3 e FT4, TSH-r, e altri parametri correlati alla funzione tiroidea.

L’alimentazione riveste un ruolo importantissimo in caso di alterazione della tiroide. In caso di ipotiroidismo, ad esempio, è necessario ridurre i cibi ad alto contenuto di grassi idrogenati: burro, margarine e oli vegetali di origine non nota (diversi dall’ollio di oliva). Evitare le carenze di minerali fondamentali: ferro magnesio selenio Zinco, Iodio; le vitamine necessarie per un corretto funzionamento sono la Vit A, B6, B12, C, D, E. Chi soffre di ipertiroidismo dovrà fare attenzione al sale iodato. Il sale in generale va usato con parsimonia, verificando anche a quello contenuto nei prodotti alimentari industriali (cracker, patatine, insaccati). Si sconsigliano anche tutte le sostanze eccitanti il sistema nervoso: caffeina, cola, bevande energetiche, un eccesso di proteine animali.

Anche le intolleranze alimentari incidono sulla funzione tiroidea. Il test ALCAT per la diagnosi delle intolleranze identifica gli alimenti da non introdurre nella dieta, perché potenziali competitori con gli ormoni tiroidei, specifici e individuali.

Le indicazioni personalizzate del nutrizionista, consentono di stabilire una corretta alimentazione mirata a correggere naturalmente un iniziale squilibrio metabolico, e le conseguenze del caso.



June 19, 2014 Newsletter

Numerose evidenze scientifiche pubblicate nel corso degli anni hanno ampliato la conoscenza delle potenzialità metaboliche dell’intestino, conferendogli un’importanza fondamentale per il buon funzionamento del nostro sistema immunitario, del nostro sistema endocrino e della nostra sfera psichica. Oggi il nostro intestino deve essere considerato un organo di fondamentale importanza per la salute ed il benessere di tutto l’organismo.

A livello intestinale si riscontrano una notevole quantità di germi e batteri . La cosa più importante è che questa la flora intestinale  “fisiologica” sia in simbiosi con l’organismo. Questa condizione di equilibrio è definita eubiosi.

Quando questo equilibrio viene alterato si può generare una condizione patologica chiamata Disbiosi. I sintomi spesso sono aspecifici, caratterizzati da un’alterazione del transito intestinale, sia in termini di stitichezza ma a volte anche di sindrome diarroica. Il tutto associato frequentemente a gonfiore addominale, flatulenza, digestione lenta, stanchezza (la flora batterica produce vitamine B), suscettibilità alle infezioni, diminuzione delle difese immunitarie (la flora batterica produce anticorpi), candidosi intestinale e/o vaginale, vaginiti e cistiti ricorrenti nella donna.

Tra i fattori che possono contribuire a generare la Disbiosi vi sono:

alimentazione sbilanciata (uso eccessivo di grassi, zuccheri, carni rosse ed insaccati in genere, carenza di frutta e verdura, abuso di sostanze alcolici, fumo, ecc.), scarsa od insufficiente attività fisica, utilizzo di terapie farmacologiche protratte nel tempo (es. l’assunzione indiscriminata e prolungata di antibiotici, cortisonici, estroprogestinici, lassativi, ansiolitici, vaccini, chemioterapie, ecc).

Ma anche: contatto con sostanze quali conservanti e coloranti alimentari, radiazioni ed emissioni elettromagnetiche, metalli tossici contenuti in alimenti o in contenitori di alimenti o nelle stoviglie (alluminio, mercurio, piombo), pesticidi, ormoni steroidei alimentari.

 La comparsa di processi infiammatori intestinali, spesso legati ad una cattiva alimentazione e/o all’uso indiscriminato di farmaci (antiinfiammatori, antibiotici) in associazione ad una condizione di disbiosi intestinale possono essere responsabili non solo di malattie a carico del nostro intestino ma anche a livello di altri distretti come ad esempio la pelle (dermatite atopica, acne, psoriasi), infezioni delle vie urogenitali (candidosi vaginale, cistite, prostatite), malattie metaboliche (obesità, diabete, sindrome metabolica), malattie della sfera psichica (ansia, depressione), malattie autoimmuni (tiroidite cronica, artrite reumatoide).

Un corretto inquadramento clinico consente di programmare un piano terapeutico individualizzato che prevede, non solo un cambiamento dello stile di vita del paziente e delle sue abitudini alimentari, ma deve anche portare all’individuazione di quei presidi utili a consentire il ripristino della salute ed il benessere dell’intestino, e di conseguenza di tutto il nostro organismo.

Per fare ciò occorre intervenire utilizzando pre e probiotici, modificando il regime dietetico (inserendo ad ogni pasto verdura cotta o cruda per stimolare la crescita dei batteri intestinali e incrementare l’apporto di frutta), aumentare l’apporto di liquidi nel bilancio idrico giornaliero.

Disbiosi in Gravidanza

Da alcuni recenti studi, è emerso che durante la gestazione, il feto può entrare in contatto con microorganismi di provenienza materna. Frammenti di DNA batterico sono stati rinvenuti, infatti, nel cordone ombelicale, nel liquido amniotico e addirittura nel meconio.

La loro presenza è resa possibile dal fatto che l’intestino della donna gravida, durante la gestazione, diventa più permeabile e ciò favorisce la traslocazione batterica. Questo aspetto è di fondamentale importanza perché, se la donna si trova in condizioni di Eubiosi, il contatto del feto con i ceppi batterici corretti creerà una condizione molto favorevole che permetterà all’intestino del neonato di entrare in contatto i bifidi. Se, invece, la donna gravida si trova in Disbiosi, si può assistere al passaggio dal circolo ematico materno, attraverso la placenta, al feto di ceppi batterici diversi che potrebbero comportare una maggiore esposizione a patologie da parte del neonato.

Il terzo trimestre di gravidanza è fondamentale per lo sviluppo del feto. Se l’intestino della gestante è in Eubiosi, sarà favorita una corretta elaborazione del cibo introdotto, con una minore estrazione di calorie dagli alimenti ed un più facile controllo del peso. In caso contrario, la presenza di Disbiosi intestinale durante la gravidanza determina un maggiore assorbimento di calorie che porterà ad un incremento ponderale della gestante con aumento del rischio di insorgenza di diabete gestazionale, mentre nel nel neonato si può assistere allo sviluppo di diabete infantile, allergie, obesità infantile, ecc. La Disbiosi è direttamente coinvolta nell’obesità perché crea una condizione di infiammazione a basso grado responsabile della scorretta elaborazione ed assorbimento dei principi nutrizionali con conseguente incremento di peso. La stessa problematica la si può verificare anche in individui normali anch’essi in Disbiosi.

La Disbiosi favorisce, inoltre, lo sviluppo di un intestino permeabile, con conseguente incremento della predisposizione allo sviluppo di malattie infiammatorie croniche dell’intestino quali M. di Crhon, RCU, Gluten Sensitivity ed anche Autismo

L’allattamento al seno da parte di una donna in Eubiosi è protettivo in quanto consente di abbassare il rischio di insorgenza di diabete, obesità, malattie autoimmuni e allergie nel neonato. Attraverso l’allattamento al seno, inoltre, si ha un ridotto sovraccarico funzionale a carico di fegato e reni.

Un altro aspetto importante dell’allattamento al seno è determinato dal fatto che, oltre alle IgA secretorie, il latte materno è ricco di Lisozima. Entrambe queste molecole inibiscono la proliferazione di patogeni, favorendo la crescita di bifidi. La Lattoferrina materna, invece, facilita l’assorbimento del ferro a livello intestinale sottraendolo ai patogeni che lo utilizzano (bacteroides ed enterobatteri).

Nel latte artificiale, la Lattoferrina viene denaturata ed il ferro resta nel lume intestinale e si trasforma in un ottimo substrato nutritivo per alcuni patogeni quali enterobatteri e bacteroides. L’allattamento artificiale, inoltre, facilita l’instaurarsi e lo sviluppo di clostridum ed escherichia spp associato ad un ridimensionamento della popolazione di bifidobatteri.

I bifido batteri sono i ceppi più importanti del piccolo intestino. Vanno assunti soprattutto nel terzo trimestre di gravidanza per stimolare la produzione di serotonina con riduzione delle alterazioni del tono dell’umore (riduce la possibilità che si possa instaurare una Sindrome depressiva postpartum), contribuiscono a contenere la problematica della stipsi in gravidanza associandoli ad un coretto stile di vita ed alimentare, favoriscono l’assorbimento di vit B12, riducono il rischio di diabete gestazionale.

 A cura del Dr. Stimolo Angelo – Medico Chirurgo, esperto in Idrocolon terapia e benessere intestinale.



January 20, 2014 Newsletter

La prostata è una ghiandola con secrezione esterna situata all’incrocio delle vie seminali con le vie urinarie, in stretto rapporto anatomico con il retto, la vescica urinaria e specialmente con le vescicole seminali situate lateralmente, che costituiscono il principale “serbatoio” del liquido seminale.

Il ruolo della prostata e delle vescicole seminali è quello di secernere la parte liquida dello sperma che veicola, nutre e aumenta la possibilità di sopravvivenza degli spermatozoi. In più, la ghiandola prostatica gioca un ruolo protettivo nei confronti del tratto urogenitale contro infezioni e altre aggressioni, è una specie di “filtro” del carreful uro-seminale che “pulisce” i liquidi che passano, cioè sperma e urine.

Gli agenti infettivi possono arrivare alla prostata e quindi alle vescicole seminali per via ascendente uretrale (rapporti sessuali, piscine, ecc) e per via linfatica dagli organi adiacenti (retto, ecc).

Una volta superata la sua capacità di difesa, si può arrivare a infiammazioni e infezioni della prostata e delle vescicole seminali come la prostatite e la prostato-vescicolite, che influiscono sia sulla fertilità, per le ragioni già accennate, che sull’attività sessuale.

L’attività sessuale ha tante sfaccettature di cui l’eiaculazione che dipende anche dello stato di salute delle vescicole seminali. Nelle prostato-vescicolite la conseguenza è l’eiaculazione precoce, un organo infiammato tende infatti ad espellere il prima possibile il suo contenuto. Un’altra conseguenza è il deficit erettile di mantenimento perchè la circolazione della prostata è collegata con quella del pene.

Per mantenere la prostata sana curare l’alimentazione è molto importante, si consiglia di evitare cibi speziati e salati, fritti, condimenti piccanti, che possono creare un’irritazione intestinale che si trasmette alla prostata. Molto importanti anche l’attività fisica dato che l’attività muscolare evita la stasi sanguinea che può favorire l’infiammazione, e la frequenza dei rapporti sessuali che impediscono la stasi del liquido seminale e quindi l’infiammazione delle vescicole seminali e della prostata.

Un altro fattore importantissimo che incide sullo stato di salute della prostata sono le intolleranze alimentari. Le intolleranze alimentari sono una specie di allergie mediate non dalle immunoglobuline E (IgE) ma dal sistema immunitario difensivo o innato rappresentato dai Granulociti Neutrofili e, diversamente delle allergie, sono tardive, interne e cumulative. Le intolleranze ai vari alimenti creano un effetto di tipo infiammatorio a livello della mucosa intestinale, infiammazione che comporta la vasodilatazione quindi apertura delle “porte” d’uscita dei germi (E. coli, Enterococcus fecali, ecc) dal retto e il passaggio di questi germi alla prostata, dove diventano molto virulenti perchè non è il loro habitat normale e la prostata non ha sviluppato i sistemi di difesa contro germi non abituali.

Il risultato è un infiammazione della prostata e delle vescicole seminali nei pazienti intolleranti con tutte le conseguenze riportate sopra.

Da sottolineare che la maggior parte delle infiammazioni prostato-vescicolari sono asintomatiche, quindi identificate solo quando il paziente si rivolge al medico per problemi di infertilità, eiaculazione precoce, deficit erettile di mantenimento, sintomatologia urinaria e/o eiaculatoria, ecc.

La prostata  è quindi un organo centrale dell’apparato genito-urinaro con implicazioni sia sulla fertilità che sulla sessualità dell’uomo e, nonostante il parere comune che le patologie prostatiche siano una prerogativa delle persone anziane, i giovani sono più suscettibili alle patologie infettive in quanto più attivi sessualmente.

Tra i fattori che influiscono sulla salute della prostata le intolleranze alimentari si collocano ai primi posti. Partendo da questi presupposti,  si consiglia a tutti i pazienti intolleranti di verificare la salute della prostata cominciando con una semplice visita uro-andrologica, per evitare conseguenze come: infertilità, eiaculazione precoce, deficit erettile, ecc.

 


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