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Ottobre 28, 2014 Newsletter

Dopo la prima uscita dedicata al Nichel, impariamo a conoscere e combattere a suon di ricette l’intolleranza al lattosio con l’aiuto del Prof. Di Fede, della drssa Jessica Barbieri e da me.

Un aiuto concreto per chi sta vivendo un problema troppo spesso sottovalutato: perché le difficoltà non finiscono al momento della diagnosi. Lo so bene io che ho trasformato un limite in una possibilità, raccogliendo in questo volume tutte le risorse utili a tavola per chi come me soffre della carenza dell’enzima necessario a digerire gli zuccheri presenti nel latte e nei suoi derivati: informazioni, consigli, esperienze e soprattutto… ricette!

Sfogliate e gustate i 99 piatti creati da me, da foodlovers e da tanti amici Chef di fama internazionale coinvolti in un progetto unico: vivere l’intolleranza al lattosio non più come limite, ma come possibilità di sperimentare nuovi sapori.

Non resta che partire insieme in un viaggio nel Mondo delle Intolleranze, con un volume che racchiude in sé il problema e la sua soluzione: nella cucina come nella vita, quando la ami non c’è niente e nessuno che possa indurti a rinunciarvi!

Oltre alle ricette di Tiziana troverete ricette di:

Luca Mauri, Alessandra Barbone, Antonella Rossi, Enrico Bartolini, Andrea Bevilacqua, Claudia Livia Biondini, Massimo Cairati, Antonino Cannavacciuolo, Michele Cannistrano, Giuseppe Capano, Fabio Silva, Isa Mazzocchi, Laura Ghezzi, Massimo Livan, Federico Mattavelli, Matteo Scibilia, Aurora Mazzucchelli, Antonino Messina, Micol Pisa, Milly Callegari, Carlo e Loris Molon, Giancarlo Morelli, Luca Mozzanica, Nunzia Bellomo, Davide Oldani, Armando Palmieri, Roberto Maurizio, Sandro Romano, Almerindo Santucci, Sara Preceruti, Marco Scaglione, Gaetano Simonato,Daniele Zennaro, Robbie Pezzuol

Sono da  da sempre convinta che la cucina sia veicolo di passione e umanità, e non mi sono arresa dopo la diagnosi di intolleranza al nichel e al lattosio. Oggi www.nonnapaperina.it è un blog di riferimento nel mondo delle intolleranze e la mia presenza è richiesta nelle più grandi manifestazioni enogastronomiche italiane. Si perpepisce che il problema delle intolleranze sta crescendo a vista d’occhio.

Il volume dedicato all’intolleranza al lattosio segue il grande successo della sua prima pubblicazione Nichel. L’intolleranza? La cuciniamo!, edito nel 2013.

Siete tutti invitati alla presentazione che si terrà giovedi 13 novembre 2014 all’Hotel de la Ville di Monza alle ore 19.

 



Ottobre 20, 2014 Newsletter

Il VI Congresso ARTOI. Oncologia Integrata e Nutrizione: il futuro nella Integrazione e nella Tradizione si terrà a Roma il 07 e 08 novembre 2014,  presso l’Aula Magna- “Università G. Marconi “, in via Vittoria Colonna 11alle ore  8:30.

Venerdi 07/11/2014  seduta plenaria.  Ore 20,30, cena di gala.

Sabato 08/11/2014  mattina: casistiche, ricerche, prevenzione, nutrizione.

Sabato 08/11/2014  pomeriggio: Workshop di Ipertermia Oncologica, organizzato da Andromedic.

Il costo è di  €50 per i soci ARTOI, €80 per i non soci ed € 50 per i non soci ARTOI no ECM

Il corso rilascerà crediti ECM per gli aventi diritto.

I posti sono limitati pertanto ti consigliamo di registrarti subito.

La data ultima per la registrazione e il pagamento è il primo novembre 2014.

La Deadline di invio abstract per la ” Sessione Poster” è stata prorogata al 30/10/2014



Ottobre 5, 2013 RASSEGNA STAMPA

IL LIBRO TRUCCHI E RICETTE PER CHI SOFFRE DI QUESTA INTOLLERANZA POCO NOTA

Nonna blogger insegna a vivere senza nichel – scarichi l’immagine dell’articolo (68 kb)

CASALINGA, madre, nonna. E ora scrittrice. La prima in Italia a pubblicare un libro di ricette per chi soffre di intolleranza al nichel. Tiziana Colombo, 53enne di Cavenago, è una piccola celebrità: da qualche tempo gira l’Italia per raccontare la sua esperienza, per spiegare agli alunni delle scuole alberghiere come preparare piatti gustosi depurandoli dell’odiato metallo.

130411_colomboCONFERENZE a Bari, Roma, Bolzano, Piacenza, Catania, Milano. Dunque conferenziera, appunto scrittrice, in partenza blogger. Perché tutto nasce dal suo blog «nonnapaperina» che fa il pieno di contatti raccontando che è possibile mangiare bene, anzi benissimo, dribblando allergie e intolleranze. Troppo appassionata della buona cucina, Tiziana, per arrendersi. E così comincia a studiare, a confrontarsi con i medici specialisti, ad ascoltare il vissuto di chi è stato costretto a modificare le proprie abitudini. «Ho sofferto per anni di disturbi di cui nessuno aveva capito l’origine: solo nel 2009 ho saputo di essere intollerante al nichel». Invece di scoraggiarsi, inizia la battaglia: «Da allora mi sono impegnata per sensibilizzare la popolazione e le istituzioni. Non c’è abbastanza considerazione, tant’è che l’esame specifico non viene nemmeno passato dalla mutua».

DA INTERNET alla carta il passo è stato breve: nel volume pubblicato da Silvana Editoriale, intitolato «Nichel. L’intolleranza? La cuciniamo», c’è un vasto campionario di ricette, almeno 115, e un lungo elenco di consigli sui metodi di cottura e le pentole da utilizzare, sui detersivi o i cosmetici da evitare. «Un libro così è una novità in Italia perché non esiste una sensibilità diffusa verso questa intolleranza. Ma gli incontri in giro per l’Italia testimoniano che un piccolo interesse sta nascendo. Anche perché l’intolleranza al nichel è sempre più frequente e colpisce soprattutto le donne. E i disturbi sono gravi, dalle crisi d’asma ai mal di testa ricorrenti». Il ricavato servirà a finanziare il sodalizio nato per sensibilizzare le istituzioni: «Sono riuscita a ricostruire la mia quotidianità, ora voglio aiutare altre persone che vivono questa condizione».

Rassegna stampa: La Stampa – 27 maggio 2013 – di MARCO DOZIO



La terapia con campi magnetici è tradizionalmente usata per patologie ortopediche; negli ultimi anni alcuni studi hanno dimostrato l’utilità anche in altre patologie ed in particolare quelle di pertinenza neurologica.

Nel nostro Istituto dal 2001 il trattamento con campi elettromagnetici di bassa ed alta frequenza viene utilizzata singolarmente o in associazione con trattamenti farmacologici in varie situazioni. Lo scopo della relazione è di illustrare tre casi clinici in cui la terapia con campi elettromagnetici a frequenza ultrabassa si è dimostrata efficace; la tecnologia utilizzata è la risonanza ciclotronica endogena.

Per tutti i casi lo schema terapeutico prevedeva 2 frazioni settimana della durata di 30 minuti ciascuna per un totale di 12 sedute con una valutazione clinica a metà trattamento.

Primo caso: uomo di 41 anni con diagnosi radiologica di sclerosi multipla (luglio 2003-lesioni all’encefalo e midollo spinale); gli esami evidenziarono alti valori di stress ossidativo.

La sintomatologia consisteva in dolori in sede cervicale e lombare e un moderato deficit motorio dell’arto inferiore destro.
Trattamento terapeutico: trattamento con prodotti antiossidanti e terapia con campi elettromagnetici con frequenza variabile da 10 a 30 Hz e intensità variabile tra 10 e 25 microTesla.
Al termine del trattamento si era verificato un significativo miglioramento dei sintomi; la RM di controllo ha evidenziato una riduzione del numero e dimensioni delle lesioni attive. Tale quadro si mantiene anche alla ultima RM(febbraio 2007)

Secondo caso: donna di 23 anni con quadro radiologico (RM 2005)di sclerosi multipla e lesioni encefaliche e midollari con importanti deficit motori neurologici;gli esami evidenziarono alti livelli di stress ossidativo; la paziente era in cura con Interferone da un anno con malattia stabile.
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Trattamento terapeutico:campi elettromagnetici con frequenza variabile tra 10 e 20 Hz e intensità variabile tra 20 e 30 microTesla;come terapia di supporto trattamento energico con prodotti antiossidanti.
L’ultima RM(dicembre 2006) ha mostrato una significativa riduzione delle lesioni ed in particolare modo di quelle midollari.
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Terzo caso: uomo di 70 anni con broncopneumopatia cronica severa( stadio III Gold) in cura da alcuni anni con broncodilatatori e steroidi associata disfunzione sistodiastolica ventricolare sinistra.
I sintomi più evidenti erano la dispnea ed episodi continui di apnea notturna che limitavano molto la qualità di vita.
Dopo cinque sedute con campi elettromagnetici il paziente riferiva un notevole miglioramento della quantità e qualità del sonno e seppure meno evidente anche della dispnea.
La frequenza era di 40-45 Hz con una intensità tra 70 e 90 microTesla.
Alla fine del ciclo di terapia era ben evidente un miglioramento dei parametri respiratori ed anche della qualità di vita. La malattia era radiologicamente stabile.

In tutti e tre i casi riportati l’aggiunta di campi elettromagnetici al trattamento farmacologico ha evidenziato un miglioramento della qualità di vita con quadro radiologico di regressione in 2 casi e stabilità nel terzo.
In considerazione degli aspetti prognostici,psicologici e socioeconomici di queste patologie a nostro avviso è un risultato importante.
Oltretutto il trattamento con campi elettromagnetici è stato ben tollerato e senza effetti collaterali.
Pertanto riteniamo che la terapia con campi elettromagnetici a frequenza ultrabassa possa rappresentare una valida opzione in associazione con altri presidi in una strategia terapeutica integrata; inoltre la possibilità di eseguire eventualmente il trattamento a domicilio risulta particolarmente interessante.

Comunque,in futuro è auspicabile la costituzione di adeguati studi clinici controllati al fine di approfondire in maniera sempre più dettagliata gli aspetti concernenti i parametri tecnici,la sinergia con altre terapie e l’interazione con tessuti biologici.

del Prof. Giuseppe di Fede e Marco G. M. Mancuso

da ELECTROMAGNETIC BIOLOGY AND MEDICINE Volume 26, Numero 4 Anno 2007



Febbraio 1, 2012 Newsletter

Il nome nichel, utilizzato un tempo dai minatori per definire un elemento senza valore, deriva dal tedesco Kupfernickel (“rame del diavolo”). Il nichel è presente in maniera pressoché ubiquitaria nel nostro ambiente. Ecco perché le manifestazioni patologiche correlate a questo metallo, in particolare le dermatiti da contatto, sono in continuo aumento.

La diagnosi di allergia al nichel è in genere molto semplice: i dati clinici sono supportati dal patch test, un test di provocazione cutanea, che consiste nell’apporre sulla pelle un cerotto a rilascio lento di nichel.

Tuttavia, oltre alla dermatite da contatto, classica manifestazione di allergia conclamata, esistono forme cliniche, attribuibili a fenomeni d’intolleranza, che si manifestano con un corredo sintomatologico più sfumato, e a volte diverso da quello della classica allergia.

In questo caso, l’alimentazione assume un ruolo decisivo. Numerosi sono, infatti, i cibi contenenti discrete quantità di nichel: cacao, legumi, funghi, cipolla, pomodoro. Bisogna, inoltre, tenere in considerazione che il nichel solfato è ampiamente utilizzato come additivo negli alimenti, in particolare nei grassi idrogenati.

I sintomi più frequentemente associati a una probabile intolleranza agli alimenti contenenti nichel sono: cistiti, gastrite, reflusso gastro-esofageo, coliti, intestino pigro o dissenteria, gonfiore addominale, cefalea, dermatiti del volto o diffusa, stanchezza.

Per evitare che l’assunzione di alimenti contenenti nichel aggravi una forma allergica pre-esistente e, per alleviare in maniera davvero efficace i sintomi – soprattutto quelli gastrointestinali – dovuti a un’intolleranza al nichel, è importante sottoporsi a una diagnosi d’intolleranza.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica (Imbio) è possibile diagnosticare l’intolleranza al nichel tramite ALCAT, test che consente anche di verificare la sensibilità agli additivi alimentari compreso il nichel solfato.

I risultati di ALCAT test permettono, inoltre, di mettere a punto un iter terapeutico personalizzato, che prevede un regime alimentare adeguato, e una terapia di supporto a scopo desensibilizzante e detossificante.

a cura del dr. Marco Mancuso – Esperto in Nutrizione e intolleranze alimentari, Esperto in ipertermia oncologica, Specialista in otorinolaringoiatria e radioterapia oncologica.



Aprile 30, 2011 Newsletter

Oggi molti pazienti presentano numerosi sintomi che difficilmente la medicina riesce a contrastare con successo, è quello che avviene nel campo delle Intolleranze Alimentari caratterizzate da interessamento di molti organi e apparati con diverse percentuali per ognuna, come:

  • SNC: Cefalee ricorrenti, Depressione, Iperattività specie nei bambini, Umore variabile, Astenia ricorrente.
  • Apparato Genitourinario: Cistiti croniche, Dismenorrea, Enuresi.
  • Apparato Respiratorio: Congestione nasale, Rinite, Asma, Sinusite, Bronchiti ricorrenti, Sinusiti, Otiti.
  • Pelle: Eczema, Dermatiti, Orticatia, Acne e Psoriasi.
  • Apparato Muscolare: Crampi muscolari, Mialgie, Dolenzia articolare ricorrente.
  • Apparato Gastroenterico: Nausea, Aerofagia, Meteorismo, Diarrea, Sindrome del Colon Irritabile.
  • Generali: Attacchi di Panico, Astenia Cronica, Linfoadenopatia tonsillare, Obesità.

Da molti anni mi occupo di queste problematiche; sono attualmente il Direttore Medico responsabile del Laboratorio Analisi della Casa di Cura di Lecco e in questa struttura da più di due anni svolgiamo l’ALCAT-Test, dopo aver personalmente svolto dei Test Bioelettronici ed in seguito il Cytotoxic – Test. Svolgiamo circa 50 Test/anno ai quale seguono una visita medica e le terapie più idonee per la sintomatologia accusata dal paziente che constano essenzialmente in:

  • Dieta a Rotazione riguardanti Cibi Intolleranti riscontrati con ALCAT-Test.
  • Correzione delle abitudini alimentari erronee.
  • Ripristino di una normale funzionalità intestinale con utilizzo di Prebiotici e Probiotici opportuni per contrastare una Disbiosi Intestinale che molte volte è alla base di una Intolleranza Alimentare: ricorro anche all’esecuzione di Disbiosi test su urine.
  • eventuale IDROCOLONTERAPIA.
  • Terapia Omotossicologica di supporto.

Grazie a questi interventi ho potuto risolvere o migliorare casi clinici ormai considerati “disperati” dalla medicina ufficiale con notevole miglioramento della sintomatologia sofferta da questi pazienti.

a cura del dr. Marco Spreafico, Medico Chirurgo Specialista in Biologia Clinica, Primario Laboratorio Analisi Cliniche e Microbiologiche Casa di Cura Lecco.



Dicembre 30, 2010 Newsletter

Nella medicina moderna assumono sempre maggiore importanza le strategie terapeutiche che prevedono la integrazione tra diverse metodologie di cura allo scopo di migliorare il risultato finale. In particolare ciò è vero per i pazienti oncologici nei quali l’approccio con le terapie tradizionali può essere favorevolmente ampliato affiancando altri metodi di cura che possono migliorare il risultato terapeutico.

E’ il caso dell’ipertermia, trattamento conosciuto da molti anni e utilizzato in molti Paesi.

L’indicazione al trattamento viene data dopo una valutazione dei dati clinici e strumentali e spesso viene associata una terapia di supporto intesa non solo come terapia sintomatica ma anche come modalità per cercare di sostenere il metabolismo e il sistema immunitario: ciò significa che oltre alla malattia si cerca di curare soprattutto il paziente, intendendolo come un insieme di organi e apparati che si influenzano vicendevolmente e non, come accade spesso ancora oggi, considerando i vari distretti corporei completamente staccati gli uni dagli altri.

L’ipertermia è un trattamento che utilizza le proprietà terapeutiche del calore: di fatto si sfrutta la minore capacità del tumore di tollerare le temperature oltre i 40 gradi.
Attraverso una somministrazione con tempi e temperature ben determinati si ottiene una valida azione antitumorale con un meccanismo di danno diretto alle cellule tumorali e con la creazione di un ambiente sfavorevole alla loro crescita; può essere favorevolmente applicata in associazione alla chemioterapia e alla radioterapia sia con intento curativo che con intento di miglioramento della qualità di vita e questa associazione è provata da numerosi studi scientifici.

La tolleranza ai trattamenti di ipertermia è generalmente molto buona per cui alla fine della terapia il paziente non lamenta effetti collaterali rilevanti.

Purtroppo in Italia non sono molti i Centri che utilizzano l’ipertermia ed anche nell’ambito oncologico questa terapia è poco conosciuta; date le sue modalità di azione, la sua facile applicabilità e la scarsità di effetti collaterali rilevanti può invece essere un valido supporto nell’iter terapeutico del paziente oncologico.

a cura del dr. Marco Mancuso



Marzo 30, 2010 Newsletter

Numerose evidenze scientifiche hanno ampiamente dimostrato che alcune fra le patologie più frequenti come le patologie metaboliche (Diabete, obesità), le patologie cardiovascolari, i tumori e le malattie neurodegenerative (Infarto, ictus, ipertensione, demenza, Parkinson), possono essere adeguatamente contrastate con la modificazione dello stile di vita e l’utilizzo di strumenti diagnostici altamente innovativi come quelli offerti dalla genetica.

La Prevenzione e la Genetica rappresentano sicuramente le migliori armi oggi a disposizione per contrastare attivamente l’insorgenza di specifiche patologie.
Oggi è possibile sottoporsi a valutazione genetica mediante semplice prelievo della mucosa buccale per conoscere l’eventuale presenza di alterazioni a carico dei nostri geni che ci predispongono all’insorgenza di queste malattie.

L’individuazione di alterazioni a carico del patrimonio genetico, la correzione dello stile di vita, l’eliminazione di alcuni fattori di rischio (fumo, alcol, obesità) consentono, quindi, di fare Medicina Predittiva e Preventiva allo scopo di contrastare la possibilità di insorgenza di malattie neurodegenerative, neoplastiche, metaboliche e cardiovascolari.
Questo tipo di medicina si rivolge, quindi, al soggetto sano che vuole mantenere integro il naturale benessere dell’organismo.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica è possibile eseguire dei Test Genetici per la valutazione dell’eventuale presenza di alterazioni genetiche proprio allo scopo di prevenire la malattia.

a cura del dr. Marco Mancuso



Febbraio 1, 2010 Newsletter

Le dermatiti sono definite come infiammazioni localizzate a livello cutaneo che possono insorgere per cause molto diverse; possono colpire tutte le fasce di età ed essere associati a prurito che spesso diventa il sintomo predominante; non sempre sono facilmente curabili per cui oltre al disagio fisico si aggiunge quello psicologico legato alla “diversità” del nostro vestito esteriore cioè la pelle.

Si tratta di un fenomeno molto diffuso ed infatti la sua incidenza è in progressivo aumento,in particolare nei paesi industrializzati; accanto a forme lievi moderate ne esistono altre che sono resistenti ai vari tipi di cura creando nel paziente sfiducia e irritabilità; ciò succede perché in realtà spesso le dermatiti sono l’espressione di un problema che non è primariamente della pelle ma che su di essa trova la sua espressione più evidente;ciò spiega come spesso le cure ottengono solo risultati temporanei in quanto si cerca di annullare il sintomo ma non la causa sottostante.

E’ certo che la costituzione genetica gioca un ruolo fondamentale;inoltre recenti studi hanno messo in evidenza una associazione tra le dermatiti e le allergie alimentari confermando come il meccanismo di base sia riconducibile ad una alterata regolazione del sistema immunitario.
A conferma di ciò ci sono alcuni studi pubblicati recentemente che evidenziano come la assunzione di probiotici cioè sostanze che mirano a riequilibrare la flora batterica intestinale hanno un effetto benefico su molte forme di dermatite; ciò è verosimilmente legato alla modulazione della attività immunitaria a livello intestinale.

Questo concetto è peraltro ben presente nella Medicina Funzionale in cui la pelle tende a vicariare la funzione emuntoria dell’intestino quando quest’ultimo è in qualche modo sovraccaricato o in condizioni di alterata flora batterica (disbiosi) .
Su tali premesse presso l’Istituto di Medicina Biologica viene attuato un iter diagnostico diversificato; la verifica della funzionalità intestinale è uno dei cardini della terapia che prevede oltre a test per intolleranza alimentari anche la quantificazione della disbiosi intestinale cioè il grado di alterazione della flora batterica.

Successivamente si cerca di costruire un regime alimentare personalizzato , dopo Test Alcat, per la ricerca delle allergie e intolleranze alimentari, associato ad una terapia di supporto mirata al riequilibrio della flora batterica ed alla modulazione della riposta immunitaria. Molta importanza ha anche la verifica dell’assetto genetico in particolare alla ricerca di forme silenti di celiachia che possono alimentare problemi cronici anche a livello cutaneo. Ciò può essere fatto attraverso uno spatolato della mucosa della bocca;un test semplice che può dare preziose informazioni.

Tale approccio ha l’intento di affrontare la dermatite non solo nelle manifestazioni sintomatologiche ma agendo più in profondità attraverso una correzione dei fattori che sono alla base della patologia.

a cura del dr. Marco Mancuso



Gennaio 30, 2010 Newsletter

Il periodo delle feste natalizie è caratterizzato da una serie di giornate in cui si tende a mangiare in maniera qualitativamente e quantitativamente scorretta. 

Ciò determina un sovraccarico alimentare che si ripercuote inevitabilmente sulla funzionalità del fegato e dell’intestino. Per avere una idea del processo è sufficiente a pensare al surplus di calorie provocato dal consumo dei dolci natalizi dopo il classico pranzo di Natale accompagnato poi da vino e spumante.

Anche se i sintomi poi possono apparire vaghi o mal definiti il sovraccarico tende sempre comunque a diminuire le potenzialità dell’organismo. Ciò è particolarmente rilevante in considerazione che il periodo invernale è caratterizzato da malattie da raffreddamento in cui l’organismo per difendersi deve essere particolarmente efficiente.

Basti pensare all’accentuarsi delle infezioni da Candida favorito dal consumo eccessivo di zuccheri e cibi lievitati. Ma allora si deve rinunciare ai pranzi e cene che sono anche momenti di aggregazione importanti? Assolutamente no.

Si possono fare le cose con moderazione, ma se non si è riusciti è opportuno allora dare all’organismo la possibilità di disintossicarsi e smaltire il sovraccarico calorico. Come? Una dieta riequilibratrice, la correzione della disbiosi intestinale tramite idrocolonterapia e trattamento con probiotici, la depurazione del fegato con opportuni presidi, una moderata attività fisica. Queste semplici misure, se eseguite nei modi e tempi giusti, sono in grado di ripulire l’organismo dalle scorie per ridare brillantezza ed efficienza.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica è possibile, dopo opportuni accertamenti, valutare quale è il percorso migliore per ottenere un processo di smaltimento del sovraccarico alimentare di questi giorni. Natale viene solo una volta ed è giusto viverlo appieno; se si ha esagerato un po’ è altrettanto giusto dare al nostro corpo la possibilità di recuperare.

a cura del dr. Marco Mancuso


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