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Maggio 1, 2005 Newsletter

Per ipertermia oncologica, si definisce una tecnica terapeutica che permette di irradiare il tessuto patologico mediante una radiofrequenza a 13,56 MHz, ottenendo un aumento della temperatura locale tra i 42,5° e i 43,5° C soltanto all’interno dei tessuti patologici.

Il calore inibisce la respirazione cellulare senza alterare il metabolismo anaerobio delle cellule tumorali, provocando una lesione delle membrane, aumentandone la permeabilità e provocando infine la morte della cellula stessa.
Caratteristica del tessuto tumorale è la presenza di reti capillari neoformate, con una distribuzione casuale e disordinata. I capillari stessi presentano una consistenza propria a livello dell’endotelio e variazioni bizzarre del calibro. Tutto ciò porta da un lato, ad un aumento delle resistenze periferiche del flusso sanguigno intratumorale, con conseguente necrosi cellullare al centro della massa neoplastica, e dall’altro crea una situazione favorevole in caso di applicazione di un trattamento ipertermico perché il rallentato flusso sanguigno intratumorale permette un prolungato “contatto ipertermico” a livello della cellula tumorale con incremento delle temperature nelle cellule neoplastiche.

Diverse sono le tecniche per indurre calore

Ipertermia esterna: si applicano due piastre sulla superficie del corpo, anteriormente e posteriormente, in corrispondenza della lesione. In questo modo le due antenne sono in accordo di fase e il tessuto viene attraversato dalla radiazione che, successivamente, lo riscalderà. Per evitare lesioni cutanee da riscaldamento, le antenne sono dotate di circuito ad acqua autorefrigerante. Le loro dimensioni sono in relazione alla zona da trattare.

Ipertermia perfusionale intraoperatoria mediante circolazione extra corporea: utilizza lo stesso meccanismo di riscaldamento che viene effettuato sul sangue del soggetto. Il sangue, irradiato e riscaldato a 43°C cui viene aggiunto un chemioterapico specifico, viene quindi reinfuso nel soggetto stesso.

Altre tecniche di ipertermia oncologica in uso in diversi istituti clinici, sfruttano tutte il principio del calore che uccide le cellule tumorali mediante: radiofrequenze, ultrasuoni, micro-onde, riscaldatori perfusionali extracorporei, sonde endocavitarie, termoablazione.

Diversi sono i vantaggi dell’ ipertermia a radiofrequenza esterna:
assenza di effetti collaterali

  • crea un effetto antitumorale sulle cellule tumorali quiescenti che sfuggono all’azione della chemioterapia e possono “risvegliarsi” entrando i mitosi, dopo anni dalla guarigione dalla malattia stessa
  • aumento delle difese anticorpali mediante l’aumento in percentuale dei linfociti NK che evitano la metastatizzazione del tumore
  • aumento della produzione di citochine, IL2-IL10-IL12 presenti in concentrazione molto bassa nel paziente oncologico, che consente di potenziare le difese immunitarie tramite l’effetto attuato dalla “febbre indotta dal calore”
  • effetto citotossico diretto sulle cellule tumorali per ridotta ossigenazione, scarsa nutrizione, aumento dell’acidità
  • effetto radiosensibilizzante dell’ipertermia, se effettauta in associazione a radioterapia o contemporaneamente ad essa, entro le 3-4 ore l’effetto è massimo qualora fatte le due terapie simultaneamente
  • riduzione della massa tumorale senza danno per i tessuti sani circostanti
    effetto chemio-sensibilizzante: aumenta la sensibilità alla chemioterapia, se effettuata contemporaneamente o entro un breve lasso di tempo (da decidersi in base al tipo di farmaco utilizzato)
  • possibilità di essere applicata prima di un intervento chirurgico migliorando i margini del campo operatorio
  • rallentamento dell’evoluzione della patologia con miglioramento della qualità della vita e una migliore resistenza alle infezioni durante i trattamenti oncologici aggressivi
    allungamento della sopravvivenza con una percentuale del 65% di arresto o scomparsa del tumore nei malati trattati in tempi precoci dalla diagnosi clinica.

A titolo puramente orientativo, è possibile elencare alcuni tipi di tumore che si possono trattare: linfomi di Hodgkin; seminoma; carcinomi indifferenziati delle prime vie aeree e digestive; sarcoma di Ewing; rabdomiosarcoma localizzato e diffuso; basalioma; melanoma; carcinoma spinocellulare; adenocarcinomi di endometrio, mammella, apparato gastroenterico e giandole endocrine; condrosarcoma; osteosarcoma; carcinoma polmonare; epatocarcinoma primitivo e secondario. In alcuni casi, quando le condizioni anatomiche della lesione, lo permettono è possibile trattare tumori del pancreas e del sistema nervoso centrale.
In alcuni studi pubblicati di recente è stato dimostrato che il trattamento con l’ipertermia aggiunto a chemio e radioterapia comporta significativi benefici in termini di tolleranza ed efficacia delle terapie. Il calore, prodotto dall’ipertermia rompe il DNA delle cellule tumorali, uccidendole anche se non sono in fase attiva o quiescente. In strutture specializzate come il reparto di radioterapia oncologica dell’ospedale clinicizzato di Verona, si utilizzano, a tal fine apparecchiature all’avanguardia che permettono l’associazione contemporanea di Ipertermia e radioterapia.

(da doctor33.it)

 



Dicembre 1, 2004 Newsletter
Sono ormai molti i pazienti che si rivolgono alle medicine complementari, o cosiddette naturali, per i disturbi di tipo cronico e degenerativo come l’artrosi, per trovare un sollievo dal dolore cronico di cui sono affetti e dai problemi fisici a cui vanno incontro.
L’apparato osteoarticolare trae molti benefici dai trattamenti di medicina naturale e agopuntura.
A conferma di questa tesi si impone uno studio randomizzato e sponsorizzato da uno dei più prestigiosi centri di ricerca statunitense, il National Institutes of Health. I vantaggi sono evidenti per la cura dell’artrosi con le medicine complementari, associate eventualmente all’Agopuntura, nei casi selezionati da medici esperti del settore. ago1

L’artrosi cervicale e delle ginocchia e le lombosciatalgie, sono patologie prevalentemente a carico dell’anziano. Le persone che si avvicinano a questi trattamenti in genere sono già stati visitati da ortopedici o reumatologi, i quali giustamente hanno prescritto delle terapie appropriate e sintomatiche del caso. 

La considerazione che sorge spontanea è che la somministrazione di farmaci antinfiammatori, nel tempo, possono produrre delle lesioni alla mucosa gastrica e per questo bisogna associare dei farmaci che la proteggano: quindi altri farmaci su farmaci già prescritti
Oppure può succedere che un buon prodotto antinfiammatorio come il Vioxx, che per alcuni anni è stato considerato uno dei migliori anti flogistici per le patologie osteoarticolari, nei è venga ritirato dal commercio con procedura immediata perché sospettato quale causa di lesione delle arterie coronarie, arterie del cuore, e quindi potenzialmente causa di infarti in persone che assumono quotidianamente questo farmaco (è accaduto nei giorni scorsi).

Ritornando ai disturbi principali che le persone affette da artrosi presentano, tra i più frequenti ci sono: limitazione funzionale a salire e scendere le scale, ad inginocchiarsi,  limitazione funzionale delle articolazioni del collo, cervicalgia ingravescente al mattino con miglioramento durante le ore diurne, lombalgia ricorrente e sciatalgia correlata, dolori alle articolazioni delle dita della mano, limitazione alle funzioni della mano stessa, come aprire e chiudere i rubinetti, i coperchi, etc. con un netto peggioramento della qualità di vita.

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Dunque, i risultati dello studio svolto presso l’INH americano hanno evidenziato come il ricorso alle medicine complementari e all’agopuntura abbia determinato un miglioramento significativo rispetto al gruppo di controllo di pazienti artrosici non trattato con medicine complementari. 
I pazienti monitorati sono stati 570 con un’età media di circa 65 anni e il miglioramento del sintomo dolore e le capacità funzionali sono stati notevoli nei pazienti trattati con medicine naturali e agopuntura. Tale studio conferma la sicurezza e l’efficacia di tali tecniche terapeutiche nel trattamento dei pazienti colpiti da artrosi. Tale opzione terapeutica deve essere di pertinenza del medico che conosce la medicina tradizionale e le medicine complementari per il suo paziente. Tra l’altro l’agopuntura è annoverata dall’Arthritis Foundation tra i rimedi utili e di provata efficacia terapeutica per la cura dell’artrosi.
(fonte: Traditional Medicina Cinese e Medicine Complementary may be effective for Osteoartritis of Knee, Medscape Medical News, 20 ottobre 2004).

Presso l’Istituto di Medicina Biologica di Milano si mettono in pratica diversi modi di curare l’artrosi come ad esempio l’agopuntura citata, le terapie con estratti naturali molto attivi e senza effetti collaterali e la magnetoterapia computerizzata, che ago2 sfrutta un particolare sistema di terapia con campi magnetici pulsati che, opportunamente selezionati da un computer, servono per curare, ridare mobilità e togliere l’infiammazione alle strutture articolari colpite. La metodica si integra molto bene con tutte le medicine naturali e, in alcuni casi e per brevi periodi, anche in persone che fanno uso di antinfiammatori o cortisonici, con lo scopo di poterne ridurre le dosi o di togliere completamente il farmaco sostituendolo con prodotti selezionati dal medico stesso, in base non solo alla patologia in essere, ma basandosi anche sulla costituzione del soggetto e sulla predisposizione patologica.

Giuseppe Di Fede
Direttore sanitario
Istituto di Medicina Biologica
giuseppe.difede@imbio.it


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