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June 19, 2015 Newsletter

Con il patrocinio della Regione VDA-Assessorato Sanita’, Comune di Courmayeur, Ordine dei medici VDA, USL VDA. EXPO-VDA

NUTRISPORT di montagna 2015 – evento accreditato ECM per biologi, medici, farmacisti, psicologi, tecnici di laboratorio, tecnici di radiologia, tecnici di riabilitazione, laureati in scienze motorie, fisioterapisti

venerdì 28 e sabato 29 agosto 2015

presso il Centro congressi Courmayeur – Aosta

PROGRAMMA PROVVISORIO – II annuncio

venerdì 28 agosto 2015

14.00-14.30 Apertura Lavori e Registrazione dei partecipanti

14.30-15.00 Saluto delle Autorità: Sindaco di Courmayeur, Presidente Ordine Nazionale Biologi, Assessore Regionale Sanità e altre Autorità Competenti

PRIMA SESSIONE: GLI SPORT DI ENDURANCE IN ALTA QUOTA

Moderatori: Dott. G. Giardini – Dott.ssa Mt. Caselli

15.00-15.30 “Dallo skyrunning all’endurance trail” – Dott. G.S. Roi

15.30-16.00 “Aspetti cardiovascolari ed endoteliali nelle ultra-maratone” – Dott. L. Pratali

16.00-16.30 “Radicali liberi e potere antiossidante” – Dott.ssa S. Mrakic

16.30-17.00 “Privazione di sonno, attenzione e funzioni cognitive” – Dott. U. Faraguna

17.00-17.30 “I dati clinici del Tor des Géants” – Dott. L. Busnelli

17.30-18.00 “Alimentazione ed integrazione nel miglioramento della performance sportiva in montagna” – Dott. M. Ivaldi

18.00-18.30 Discussione e conclusioni

18.30 Aperitivo di benvenuto Vin d’Honneur a tutti i partecipanti

sabato 29 agosto 2015

SECONDA SESSIONE: NUTRIZIONE E SPORT

Moderatori: Dott. G. Giardini- Prof. F. Angelini

9.00-10.00 Lectio Magistralis “Valutazione nutrizionale dello sportivo” – Prof. F. Angelini, Presidente SINSEB e ISSN

10.00-10.30 “—” – Dott. Belli

10.30-11.00 “Nutrizione durante un ultra-trail” – Dott. N. Sponsiello

11.00-11.30 “Alimentazione vegetariana ed ultratrail: una scelta praticabile?” – Dott. A. Bonuccelli

11.30-12.00 “Marcatori biochimici dell’infiammazione” – Prof. G. Di Fede

12.00-12.30 “Ruolo della Nutrigenomica nello sport” – Dott. S. Sorrentino

12.30-13.00 Discussione

13.00-14.00   Light Lunch

TERZA SESSIONE: INTEGRAZIONE NUTRACEUTICA NELLO SPORT

Moderatori: Dott.ssa Mt. Caselli – Prof. G. Di Fede

14.00-14.20 “Ruolo del microbiota nello sport e nello stress: l’importanza dell’asse intestino-cervello” – Dott.ssa G. Giardullo

14.20-14.40 “Alterazione del microbiota intestinale nello sportivo” – Dott. D. Iozzi

14.40-15.00 “Cortisolo e performance sportiva: tra fisiologia e filosofia” – Dott. D. Orlandoni

15.20-15.40 “Valutazione impedenziometrica ed intolleranze alimentari nello sportivo: ruolo del test Alcat” – Dott. A. Tosatto

15.40-16.00 “Alimentazione ed integrazione nello sport di montagna. Testimonianza di Bruno Brunod” – Dott. M. Rogliatti

16.00-16.40 Discussione e conclusioni

QUARTA SESSIONE: INTERVENTI PREORDINATI DI PRESENTAZIONE DATI SPERIMENTALI

Moderatore: Prof. G. Di Fede

16.40-17.00 “Allenare l’intestino: sperimentazione su atleti del “Tor des Géants”

Dott. M. Salamone

17.00-17.20 “Effetti dell’assunzione protratta di clorofilla alimentare da parte di atleti di resistenza” – Dott. M. Ivaldi

17.20-17.40 “Razione alimentare minima: cosa mettere nello zaino di un ultra-trail”

Dott.ssa B. Molinari

17.40-18.00 “Caratterizzazione biochimica e validazione biologica di molecole antiossidanti in varietà di mele e di uva tipicamente prodotte in Valle d’Aosta e nei loro trasformati sidro e vino” – Dott.ssa S. Valentini, INSTITUT AGRICOLE –Aosta

18.00-18.30 Discussione e conclusioni aperte anche agli sportivi

21.00 presso Jardin de l’Ange

CONFERENZA APERTA AL PUBBLICO SUI RISULTATI DEL TOR DES GÉANTS 2014

Presentazione del libro di Tiziana Colombo “Nichel. L’intolleranza? La cuciniamo!”

Quota di iscrizione: 75,00 Euro + IVA

Per informazioni:

Delegazione ONB del Piemonte e Valle d’Aosta onb.piemontevda@libero.it

IMGeP segreteria@imgep.com 02 58300376

Scarica la locandina in pdf

Eventbrite - NUTRISPORT di montagna 2015



May 12, 2015 Newsletter

L’8-9 maggio si è tenuto a Torino il congresso “Nutrisport” brillantemente organizzato dalla Dott.ssa Maria Teresa Caselli e dal Dott. Valter Canavero.
Ho partecipato in qualità di relatore con il gruppo IMBIO-IMGEP di Milano diretto dal Prof. Giuseppe di Fede, maestro e amico, e animato dall’instancabile lavoro della Dott.ssa Paola Carassai.
Il titolo della mia relazione è stato: “Infiammazione intestinale e Performance sportiva”, un legame regolarmente trascurato, così com’è normalmente non investigata la disbiosi intestinale di cui è figlia.
Il concetto stesso di disbiosi è legato al Microbiota intestinale, cioè la popolazione batterica che colonizza il nostro intestino per tutta la durata della nostra vita e che, come evidenziano gli studi più recenti in modo inequivocabile, risulta essere determinante nello spostare il rapporto tra salute e malattia a favore di uno o l’altro dei fattori.
Alterare, infatti, la su composizione, mi riferisco ai rapporti presenti tra le 400 specie che affollano il nostro intestino, può causare disturbi che la medicina non classifica come patologie, così come sottolinea il padre della neurogastroenterologia Michael D.Gershon (“Il secondo cervello”, ed. UTET, 2006):

“Gli studi hanno mostrato che oltre il 40% dei pazienti che ricorrono alle cure di un internista lo fanno a causa di problemi gastrointestinali. Metà di questi presenta disturbi FUNZIONALI. Il loro intestino funziona male, ma nessuno sa il perché. Non vi è alcun difetto anatomico o chimico evidente. I medici si irritano. I pazienti che si presentano ai medici con problemi senza soluzione sono percepiti come una minaccia e spesso sono dimessi come affetti da squilibrio mentale, con l’epiteto di rottami bisbigliato alle loro spalle. Sono considerati esempi di protoplasma scadente i cui processi di pensiero nevrotico si riflettono sul loro intestino.
Così il loro intestino si mette a fare i capricci in modo tale da sfidare il meglio che la medicina moderna ha da offrire, che in questo caso è l’ignoranza combinata alla mancanza di compassione”.

Inoltre:

“Oggi, l’alterazione funzionale dell’intestino è un complesso di sintomi che non ha un collegamento con la patologia”.

Il primo ad interessarsi della disbiosi intestinale è stato lo scienziato russo Elie Metchinkoff il quale spese tutta la sua vita nel proposito di assicurare una maggiore longevità al genere umano e, grazie ai suoi studi compiuti presso l’Istituto Pateur, di liberarlo dalle malattie. Il culmine della sua carriera, così totalmente dedicata alla ricerca, venne raggiunto nel 1908 quando fu insignito del premio Nobel per la medicina.
Nel suo testo più conosciuto (“The prolongation of life;optimistic studies”) Metchnikoff ricorda come la cura degli anziani, ancora di più il lavoro preventivo su di essi, rappresenti una conquista dal momento che alla sua epoca si trattava di una visione totalmente nuova.
Lo studio del microbiota e la valutazione della disbiosi intestinale si muovono nel solco tracciato da questo grande scienziato, in cui la medicina non si limita ad attendere supinamente lo svilupparsi della patologia, piuttosto si muove in anticipo captando i segnali di alterazione funzionale del sistema biologico per porre rimedio prima che essi si trasformino in malattia.



April 16, 2015 Newsletter

Fino ad oggi abbiamo sentito parlare di padiglioni, cluster, enogastronomia e tanto altro. Ma di certo non avevamo ancora sentito parlare di Tavoli Tematici. Questa iniziativa nasce nell’ormai lontano 2010 in chiara previsione dell’evento milanese per dare la possibilità a startup e piccole imprese di presentare proprio progetti ad una vasta platea di colleghi, aziende ed istituzioni.

Non si parlerà solamente di gastronomia ma anche di tanto altro, tra cui un aspetto che per definizione è legato all’alimentazione: salute e prevenzione.

Come oramai tutti ben sappiamo, Expo Milano 2015 è l’esposizione universale basata sull’alimentazione sana e genuina della quale tutti possono godere. Ma davvero proprio tutti? Del resto non è un segreto che, al giorno d’oggi, il numero di patologie legate all’alimentazione, quali intolleranze e allergie, è in continuo aumento tra i più o meno giovani. Cosa fare dunque? Expo 2015 ha dato il via ad un’iniziativa unica nel suo genere, che prevede un percorso formativo per il visitatore durante tutto l’arco dell’evento.

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March 20, 2015 Newsletter

Il cortisolo, ormone steroideo prodotto dal surrene, rappresenta un fondamentale indicatore di stress. Nonostante si tratti di un parametro facilmente misurabile nella saliva e relativamente poco costoso, dotato di importanti studi a sostegno in particolare per chi si occupa di anti-aging, il cortisolo non riscontra purtroppo l’interesse medico che merita.

Non essendo mia abitudine volermi attribuire meriti che non mi appartengono, voglio subito chiarire che l’intuizione legata all’importanza di questa sostanza risale ai primi lavori sullo stress prodotti dal grande scienziato H. Selye rintracciabili sin dai suoi primi studi degli anni ’30 e proseguiti per tutto il corso della sua inimitabile carriera di scienziato-filosofo.

La misurazione dei valori di cortisolemia salivare, può essere effettuata in corrispondenza dei picchi riscontrabili in quattro fasce orarie giornaliere alle ore 7-13-17e 23, offrendoci la possibilità di dare una valutazione e grazie ad essa motivazione di tutta quella sintomatologia estremamente variegata in cui tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo ritrovati ad incappare: depressione, disbiosi, allergie/intolleranze, sindrome della stanchezza cronica, diabete/insulino resistenza, ipertensione, osteoporosi, sindrome metabolica, ansia, acidosi metabolica, stipsi, stress ossidativo…..persino lo sportivo attento alla performance dovrebbe monitorarlo con scrupolo per prevenire infortuni, superallenamento o scarsa competitività.

Nel tempo elevati livelli di cortisolo non sono altro che la risposta di adattamento del nostro organismo ad una condizione di stress proveniente dall’ambiente esterno e quindi una chiara relazione di causa-effetto grazie al legame indissolubile esistente tra lo stress e i livelli di cortisolo: all’aumentare del primo, sale il secondo; al protrarsi dello stress, i livelli di cortisolo tendono a diminuire con una tempistica differente per ognuno di noi, generando la condizione peggiore, cioè quella di esaurimento surrenalico.

All’ipercortisolemia sono sempre associate due condizioni base: acidosi metabolica e iperglicemia.Nel primo caso occorre riflettere su come minuscole variazioni di ph intestinale, possano produrre importanti alterazioni nella composizione del microbiota (flora batterica).

Nel secondo caso invece, va sottolineato che le variazioni, anche se minime, di ph intestinale rappresentino un evidente fattore di rischio in relazione all’insulino resistenza prima e a lungo andare al diabete di tipo II, soprattutto in soggetti che presentano un patrimonio genetico a rischio.

Infine, ricordando sempre che “Chi non conosce il cibo non può capire le malattie dell’uomo” (Ippocrate di Koos), va sottolineato come anche in questo caso le abitudini alimentari rappresentino un fattore fondamentale nel determinare i valori del cortisolo: una dieta ricca di proteine animali è in grado di produrre un suo innalzamento, così come una dieta ricca di zuccheri semplici ne produce una brusca variazione verso l’alto, a seguito dell’ipoglicemia indotta dalla risposta insulinica.

Insomma, ancora una volta, siamo di fronte ad un parametro di vecchia data, il cui significato si è ormai solidificato nel tempo al punto dal vedere sciamare interesse a riguardo e di conseguenza la considerazione da parte degli operatori sanitari. Appunto uno di quei casi che come diceva lo stesso Selye: “Ciò che frena la nostra ricerca non è ciò che non sappiamo o la mancanza di strumenti per investigare, piuttosto ciò che sappiamo e che non mettiamo in discussione”.

 



March 3, 2015 Newsletter

Ancora una volta il microbiota intestinale ci sorprende. I composti prodotti dal metabolismo dei batteri intestinali sono fattori determinanti nel delicato equilibrio tra la flora e l’organismo ospite e, di conseguenza per la salute del tratto intestinale. Ma non è ancora del tutto chiaro se e come questa stretta relazione ospite – flora, possa influenzare processi infiammatori in altri tessuti periferici, ad esempio a livello delle vie respiratorie.

Una ricerca pubblicata qualche giorno fa su Nature Medicine e condotta dal prof. Benjamin Marsland dell’Università di Losanna, ha consentito di individuare un importante meccanismo di protezione per le vie respiratorie attivato dalla flora intestinale.

Lo studio è stato condotto con un modello sperimentale di topi di laboratorio alimentati con una dieta ricca di fibre rispetto ad una dieta “controllo”, povera di fibre e disegnata secondo i principi della dieta occidentale ricca di cibospazzatura”.

L’osservazione sperimentale dei topi ha rilevato come i roditori alimentati sulla base di una dieta ricca di fibre risultassero meno vulnerabili all’asma e presentassero un minore grado di irritazione ed infiammazione delle vie respiratorie, rispetto ai topi controllo.

Si è osservato che il contenuto di fibre dietetiche fermentabili modificava la composizione del microbiota intestinale e polmonare, in particolare modificando il rapporto di batteri Firmicutes- Bacteroides. A sua volta, la flora intestinale così “selezionata”, metabolizzando la fibra alimentare, produceva un aumento della concentrazione circolante di acidi grassi a catena corta (SCFA), facilmente assorbibili dall’intestino che, entrando nel circolo sanguigno, sono in grado di attivare segnali immunitari che inducono a ridurre infiammazione ed irritazione.

Sono, quindi, questi acidi grassi a catena molto corta, secondo i ricercatori, i responsabili dei benefici effetti anti-asma. La scoperta spiegherebbe pertanto il netto aumento dell’asma allergica in funzione di una dieta che privilegia cibo confezionato rispetto a quello ricco di fibre.

Quindi la conoscenza della composizione del microbiota intestinale e del valore degli acidi grassi, rappresentano una nuova strategia di prevenzione per l’asma. La difesa delle nostre vie respiratorie passerebbe quindi anche dalla nostra flora intestinale, la cui composizione dipende molto dal tipo di alimentazione.

 



February 16, 2015 Newsletter

Il riso Oryza Sativa, pianta erbacea annuale della famiglia delle Gramineae, di origine asiatica che insieme alla Oryza Glaberrima coltivata in Africa, è una delle due varietà vegetali da cui si produce il riso.

L’Oryza Sativa costituisce la maggior parte della produzione, in quanto coltivata su circa il 95% della superficie mondiale seminata a riso. Cereale, dall’incerta origine, si ritiene che le varietà più antiche siano comparse oltre quindicimila anni fa lungo le pendici dell’Himalaya.  Le statistiche documentano che il riso costituisca il cibo principale per circa la metà della popolazione mondiale e che venga coltivato in quasi tutti i paesi del globo.

Ne esistono tre tipologie:

Indica: tipica dei climi tropicali dall’alto valore di mercato, cariosside lunga e sottile. Tipologia dalla produttività media tipica dell’India, Cina meridionale, Filippine, America Latina, Italia, Brasile;

Japonica: tipica dei climi temperati, basso valore di mercato, cariosside corta e arrotondata, nota per l’alta produzione è coltivata in Giappone, Corea, Cina settentrionale, USA, Egitto, Italia;

Javanica: tipologia di minore importanza.

La Japonica è la sottospecie maggiormente coltivata in Italia, tipicamente usata per i risotti. A sua volta si divide in 4 tipologie:

Risi comuni (tondi e piccoli)

Risi semifini (tondi di media lunghezza)

Risi fini (affusolati e lunghi)

Risi superfini (grossi e lunghi)

L’Italia, con 1,44 milioni di tonnellate di riso prodotti nel 2005, rappresenta il principale produttore europeo e il ventisettesimo a livello mondiale. La coltivazione è concentrata principalmente nelle regioni Piemonte e Lombardia, nel triangolo Vercelli, Novara, Pavia. Viene inoltre coltivato in provincia di Mantova, in Emilia-Romagna in particolare nel basso ferrarese, in Veneto in particolare nella bassa veronese (Isola della Scala), nel Vicentino centrale (Grumolo delle Abbadesse), in Sardegna nella valle del Tirso e in Calabria nella Piana di Sibari.

Oggi però parliamo del riso rosso fermentato o Monascus Purpureus, un valido aiuto contro il colesterolo, nato dalla fermentazione del comune riso da cucina (Oryza Sativa), grazie ad un particolare lievito, chiamato Monascus Purpureus o lievito rosso.Questo riso, che deve il suo nome alla caratteristica colorazione, rappresenta una componente tradizionale della fitoterapia cinese ma è molto conosciuto anche in occidente per le preziose virtù ipolipidemizzanti, cioè coadiuvanti alla riduzione delle quantità di lipidi nel sangue.

Questo notevole interesse nei confronti del riso rosso è dovuto alla presenza di Monascus Purpureus, lievito che durante la sua attività fermentatrice, si arricchisce di un gruppo di sostanze, denominate monacoline, a cui è stata scientificamente attribuita un’elevata attività ipocolesterolemizzante, cioè che contribuisce ad abbassare il livello di colesterolo.

Appare dunque evidente che il riso rosso fermentato riduca il rischio cardiovascolare grazie ad azioni antiaterosclerotiche di altro tipo (effetto antinfiammatorio, vasodilatante e riduttivo sui livelli di lipoproteina A).   L’impiego di estratti di riso rosso fermentato è ammesso anche nella produzione di integratori alimentari, purché rimanga entro certi limiti fissati dal Ministero.

Tutto ciò ha contribuito ad alimentare il già fiorente business del riso rosso, spesso pubblicizzato in maniera eccessiva.D’altra parte, l’acquirente medio è attirato dalla possibilità di perdere peso ricorrendo ad un prodotto naturale, non elaborato sinteticamente e che per di più funge da valida alternativa alimentare per coloro che sono costretti ad assumere quotidianamente le statine, svolgendo al tempo stesso un ruolo preventivo futuro.

 


 



February 13, 2015 Newsletter

Come sempre avviene alla fine di ogni avventura, ci si ferma un attimo a fare il punto della situazione e valutare ciò che si è visto e vissuto.Di conseguenza anche in questa circostanza, dato il grande valore dell’evento in questione, era doveroso rendere in parole l’esperienza.

Mi riferisco alla nostra partecipazione insieme a Il Mondo delle Intolleranze e alla nostra collaboratrice Tiziana Colombo ad Identità Golose 2015, congresso internazionale di Chef, giunto alla sua undicesima edizione.

Evento di spicco del settore gastronomia e ristorazione, all’interno del quale vengono presentati i prodotti d’eccellenza delle aziende alimentari di casa nostra e non solo, ma soprattutto Chef di caratura mondiale mettono in mostra tutta la personale vena artistica nella creazione di piatti d’avanguardia.

Un vero spettacolo di colori, qualità degli alimenti selezionati e sperimentazione ai fornelli, quello che si presenta agli occhi di addetti ai lavori, stampa internazionale e semplici appassionati di cucina e buon cibo.

Negli ultimi anni lo staff organizzativo di Identità golose, magistralmente gestito dal patron della manifestazione Paolo Marchi, adeguandosi a quelle che sono le nuove realtà dell’alimentazione e alle sempre più numerose esigenze del settore, ha ritenuto opportuno inserire anche quest’anno al suo interno un nuovo spazio che presta attenzione al mondo delle intolleranze e al suo intento di rendere piatti belli, colorati e anche sani.

Questa particolarità non poteva di certo mancare ad un evento d’eccellenza qual è Identità Golose, il cui focus principale è inseguire la qualità, passando per l’innovazione più sfrenata e audace modernità.  



January 14, 2015 Newsletter

L’avena è uno dei cereali meno presenti nella nostra alimentazione di tipo mediterraneo ed è spesso sottovalutata rispetto al grano, riso ed orzo. Recentemente sta invece richiamando l’interesse della comunità scientifica e dei nutrizionisti,grazie ad una composizione in nutrienti non indifferente.

La sua composizione chimica porta numerosi effetti positivi sulla salute dell’uomo in particolare gioca un ruolo importante nella riduzione del rischio di incidenza di buona parte delle patologie degenerative.

Anche dal punto di vista agronomico tale cereale presenta interessanti caratteristiche, crescendo in regioni dalle temperature moderate, tollera terreni umidi e acidi a differenza di altri cereali.

La sua peculiare composizione in frazioni proteiche la rendono idonea a tutti coloro che sono soggetti ad avverse reazioni al glutine. Infatti spesso i nutrizionisti che si occupano di reazioni agli alimenti o intolleranze alimentari, la includono nel piano nutrizionale del paziente. Grazie alla cospicua presenza di antiossidanti, minerali, vitamine e agli avenantramidi composti fenolici azotati, l’avena si colloca su un piano privilegiato rispetto ad altri cereali utilizzati comunemente.

Recenti studi hanno posizionato l’avena sul podio quale cereale cardine per celiaci e sensibili al glutine. In Europa e in Italia lo scetticismo ancora persiste impedendone un più ampio consumo.

Un articolo recentemente pubblicato sul British Journal of Nutrition

(Br J Nutr. 2014 Oct;112 Suppl 2:S50-7. doi: 10.1017/S0007114514002736).

Oat agriculture, cultivation and breeding targets: implications for human nutrition and health (Stewart D., McDougall G.).

ha evidenziato come questa sia in grado di aumentare il senso di sazietà, la qualità della digestione, la salute cardiovascolare, migliorare il metabolismo e ridurre il rischio di sviluppare la sindrome metabolica e il diabete tipo 2.

Inoltre l’avena come la maggior parte dei cereali integrali e alcuni dei loro prodotti derivati contengono β-glucano, un polisaccaride complesso, in grado di ridurre i livelli di colesterolo nel sangue.  Per ottenere questi benefici effetti, è necessario un consumo regolare e in quantità superiore a 3 g / die.

Il consumo regolare di avena – ad esempio a colazione in fiocchi – ricopre il ruolo di efficace antinfiammatorio e pare inibisca la proliferazione delle cellule tumorali.

Grandi passi sono stati fatti negli ultimi anni in ambito nutrizionale. Sapere a quali cibi si è potenzialmente intolleranti e conoscere la personale predisposizione alla sensibilità al glutine e ai cereali correlati con il frumento, ci permette di anticipare eventuali fenomeni infiammatori intestinali legati all’intolleranza a tali principi nutritivi. Quindi è possibile sottoporsi al test per la Gluten Sensitivity, attraverso un prelievo di sangue venoso, dove un algoritmo elaborato dal medico specialista permette di stabilire il grado di intolleranza al glutine e ai suoi derivati.

L’avena è dunque un cereale estremamente ricco il cui consumo è da consigliarsi praticamente a tutti, in particolare ai vegani, che necessitano di un adeguato apporto di proteine ed aminoacidi essenziali. Gli unici ai quali è consigliato di prestare particolare attenzione al consumo di avena, sono quei soggetti in cui è presente l’allergia al nichel.

 



January 8, 2015 Newsletter

Arrivano le feste natalizie e la sana alimentazione passa in secondo piano: cenoni e abbuffate diventano il tema principale per due settimane. Un’alimentazione ricca di zuccheri e grassi rischia di rovinare quello che di buono è stato raggiunto con sacrifici dopo le vacanze estive.

A questo punto diventa fondamentale rimettersi in carreggiata, cambiando lo stile alimentare e magari facendo un po’ di movimento in più. Innanzitutto è importante drenare e basificare: gli eccessi delle feste rendono l’organismo incline ad intossicarsi e soprattutto ad acidificarsi.

Ed è a questo punto che scendono in campo frutta e verdura, ricche di antiossidanti, vitamine e sali minerali, essenziali per depurare l’organismo e permettere al corpo di smaltire le tossine accumulate. Si parla di 5 porzioni al giorno tra frutta e verdura, quantità neppure minimamente sfiorate durante le festività. Possono tornare utili nei periodi post abbuffate anche le tisane, per esempio al finocchio o al tarassaco, per drenare le scorie e favorire la diuresi. È consigliato berle durante la giornata o la sera e soprattutto evitando di aggiungere zucchero.

Proprio la riduzione degli zuccheri serali permette all’organismo di perdere quei chili di troppo accumulati con le feste. Una cena a base di pesce (meglio se non di allevamento in quanto ricco di mangime poco sano per l’organismo e povero di omega3) o di carne bianca magra, accompagnato da un contorno di verdura è sicuramente l’ideale per chi vuole rimettersi in linea e che soprattutto ci tiene a mangiar sano. Se proprio non si riesce a resistere ai carboidrati, un giusto compromesso potrebbero essere quelli a basso indice glicemico.

Farro, orzo, quinoa, riso rosso o riso venere sono l’ideale, oltre ad avere un’elevata capacità saziante, sono ottimi per creare gustose ricette, senza per questo intaccare troppo l’aumento di peso e soprattutto la salute. Le feste rappresentano un momento di incontro e felicità ma attenzione a non invitare al ballo anche la candida ed altre specie micotiche o batteriche. È opportuno non eccedere con gli zuccheri, terminato il periodo critico una sana e varia alimentazione associata ad una corretta ed efficace terapia a base di fermenti, permette all’organismo di ripristinare la permeabilità intestinale e trarre giovamento per tutto il corpo. Se siete tra coloro che manifestano sintomi specifici dopo un eccesso di zuccheri e lieviti (perdite bianche con pruriti, gonfiore addominale, candida, stipsi e flatulenza, cistite, solo per citarne alcuni), è possibile che siate intolleranti a zuccheri, lieviti o farine raffinate.

Un test per la ricerca di intolleranze alimentari può aiutarci a scoprire se questi alimenti sono “pericolosi” per il nostro organismo. Il test ALCAT è il test indicato per la ricerca di intolleranze alimentari.



December 10, 2014 Newsletter

Se la salute vien mangiando,allora iniziamo dalla prostata con una corretta alimentazione e una giusta prevenzione.

La prostata è una ghiandola con secrezione esterna situata all’incrocio delle vie seminali con le vie urinarie, in stretto rapporto anatomico con il retto, la vescica urinaria e principalmente con le vescicole seminali situate lateralmente, vescicole che rappresentano il principale “serbatoio” del liquido seminale.

Il ruolo della prostata e delle vescicole seminali è quello di secernere la parte liquida dello sperma che serve a veicolare, a nutrire e ad aumentare la possibilità di sopravvivenza degli spermatozoi.

In più, la ghiandola prostatica gioca un ruolo protettivo nei confronti del tratto urogenitale dalle infezioni ed altre aggressioni, è una specie di “filtro” del carrefour uro-seminale che “pulisce” i liquidi che passano, cioè sperma e urine.

Gli agenti infettivi possono arrivare alla prostata e quindi alle vescicole seminali per via ascendente uretrale (rapporti sessuali, piscine, ecc) e per via linfatica dagli organi adiacenti (retto, ecc).

Una volta superata la sua capacità di difesa, si può arrivare a infiammazioni/infezioni della prostata e delle vescicole seminali (prostatite, prostato-vescicolite) che influiscono sia sulla fertilità che sull’attività sessuale.

Le conseguenze di una prostata infiammata possono riflettersi negativamente sulla vita sessuale maschile, dal dolore durante i rapporti all’eiaculazione precoce.

Cosa provoca il cancro alla prostata?

Molti fattori possono influenzare la salute della ghiandola prostatica, tra questi non per ultimo un’attenzione particolare è riservata all’alimentazione. L’esposizione a diverse tossine ambientali, lo stress, l’ereditarietà, l’assetto ormonale sono tutti fattori influenzanti il benessere della prostata.

Sottoporsi a screening urologici: controllare il PSA ( attraverso un prelievo di sangue ) negli uomini sopra i 40 anni, sottoporsi ad una visita urologica, eventuale ecografia trans rettale e nei casi dubbi o per confermare sospetti, biopsia della ghiandola.

Da poco siamo in grado di effettuare un test genetico che ci aiuta a capire se e quanto siamo predisposti a sviluppare un tumore prostatico. Attraverso un semplice prelievo di cellule della mucosa orale, grazie ad uno spazzolino dedicato, siamo in grado di analizzare le sequenze del DNA in grado di generare anomalie potenziali per lo sviluppo del tumore della prostata.

Inizialmente si forma un’ipertrofia prostatica che in genere è benigna, l’ingrossamento della ghiandola porta disturbi nella minzione con difficoltà nel primo getto e comunque nel caso in cui la situazione si evolva, un tumore ha bisogno di parecchi anni per formarsi.

L’alimentazione, tanto a lungo ignorata dalla moderna medicina, è stata finalmente riconosciuta come una delle cause primarie di cancro alla prostata nel 1982, un rapporto del National Research Council ha messo in evidenza lo stretto rapporto tra abitudini alimentari e cancro al seno, colon e prostata.

La prostata si può mantenere sana evitando cibi tipo spezie, fritti, condimenti piccanti ecc probabili cause di un’irritazione intestinale che si trasmette alla prostata, una delle possibilità per prevenire ciò è l’attività fisica, dato l’utile ruolo svolto dall’attività muscolare nell’evitare la stasi sanguigna che favorisce l’infiammazione.

Un altro fattore importantissimo che incide sullo stato di salute della prostata sono le intolleranze alimentari.

Le intolleranze alimentari sono una specie di allergie mediate non dalle immunoglobuline E (IgE) ma dal sistema immunitario difensivo o innato rappresentato dai Granulociti Neutrofili ma a differenza delle allergie sono tardive, interne e cumulative. Le intolleranze ai vari alimenti creano un effetto di tipo infiammatorio a livello della mucosa intestinale, infiammazione che comporta la vasodilatazione e quindi l’apertura delle “porte” d’uscita dei germi (E. coli, Enterococcus fecali, ecc) dal retto e il passaggio di questi germi alla prostata dove diventano molto virulenti, non trattandosi del loro habitat normale e non avendo la prostata sviluppato i sistemi di difesa contro germi non abituali.

Il risultato è un’infiammazione della prostata e delle vescicole seminali nei pazienti intolleranti con tutte le conseguenze riportate sopra.

Da sottolineare che la maggior parte delle infiammazioni prostato-vescicolari sono asintomatiche quindi vengono scoperte solo quando il paziente si rivolge al medico per problemi di infertilità, eiaculazione precoce, deficit erettile di mantenimento, sintomatologia urinaria e/o eiaculatoria ecc.

La prostata  rappresenta quindi un organo centrale dell’apparato genito-urinario con implicazioni sia sulla fertilità che sulla sessualità dell’uomo e nonostante il parere comune che le patologie prostatiche siano una prerogativa delle persone anziane, i giovani sono più suscettibili alle patologie infettive in quanto più attivi sessualmente. Tra i fattori che influiscono sulla salute della prostata, di sicuro le intolleranze alimentari si trovano ai primi posti.

L’alimentazione: vanno evitati cibi che possono irritare le vie urinarie come gli insaccati, i fritti e cibi troppo piccanti o speziati. Sono da bandire le bevande alcoliche, mentre si possono consumare con moderazione le bevande gassate.

Alcuni cibi protettivi per la salute delle prostata sono : melograno, frutti di bosco, melone, papaia, mango, radice di zenzero  e tutti i frutti della stagione  estiva, utili per la salute non solo prostatica ma di tutto l’organismo.  Anche alcuni carotenoidi, in particolare il licopene contenuto  soprattutto nei pomodori (specie se consumati cotti), sono protettivi. I cereali, noci e soia  sono altri fattori dietetici con proprietà preventive nei confronti del cancro prostatico probabilmente per via del loro alto contenuto di fitoestrogeni. Anche i famosi acidi grassi della serie Omega 3/6 sono benefici, poiché mantengono attiva e in salute la ghiandola.

Le proteine vegetali infine risultano avere un effetto protettivo  modulando la produzione  dell’insulina e di IGF-I (Insulin-licancroe Growth  Factor) caratterizzato da una potente attività carcinogena. Non per nulla  questo fattore risulta essere presente in livelli significativamente più  bassi nei vegani, rispetto ai consumatori di prodotti animali (vegetariani  inclusi).
Una moderata e regolare attività fisica è invece consigliata per una buona ripresa e un pronto recupero dell’organismo.

Esistono comunque numerosi studi in base ai quali si può sostenere che i grassi saturi (essenzialmente di origine animale) aumentino il rischio di questa patologia e diminuiscano le probabilità di sopravvivenza del paziente già colpito da tumore. La  dieta ipercalorica e l’obesità sono stati associati ad un aumento dell’incidenza di cancro prostatico, così come la correlazione tra il consumo di latte e la possibilità di formazioni tumorali definita da oltre 10 anni.

Recentemente si è visto aumentare il rischio del 50% nei forti consumatori di latticini e secondo alcune ricerche sarebbe la frazione non-grassa del latte, a causa del contenuto di Calcio, più che i grassi saturi del latte ad essere il fattore responsabile dell’incremento. La caseina presente nei prodotti lattiero-caseari, aumenta il rischio di sviluppare il cancro prostatico, se consumata in maniera costante per tutta la vita.

Sebbene alcuni cibi animali quali i latticini contengano vitamina D, la loro assunzione non risulta protettiva a causa della contemporanea introduzione di Calcio legato alle proteine animali, difficili da assorbire da parte dell’organismo  che di conseguenza va incontro ad una carenza di Vitamina D per consumo e incapacità a trattenerla.      


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