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May 12, 2018 Articolo0

Le cause della infertilita’ maschile sono racchiuse in quattro gruppi principali.

Cause pre-testicolari , testicolari, post- testicolari e cause ambientali. Fermo restando l’importanza della  condizione patologica intrinseca  sulle possibilita’ di concepimento, studi recenti hanno ripetutamente confermato come il progressivo peggioramento della qualita’ del liquido seminale in alcune nazioni industrializzate sia da attribuire agli stili di vita e ai fattori ambientali.

L’aumento delle patologie testicolari connesse a  ipoproduzione di spermatozoi  e’ contemporaneo al notevole cambiamento dello stile di vita delle societa’ occidentali, della dieta,del tipo e dalla qualita’ di attivita’ fisica, dell’esposizione  a contaminanti ambientali (Studio Ecofoodfertility). Sembra che questi fattori  attraverso una azione diretta sulle cellule del Sertoli ( cellule che inducono La maturazione degli spermatozoi) e delle cellule del Leyding (cellule che producono il testosterone), condurrebbero ad alterazione della differenziazione dalle cellule germinali che producono gli spermatozoi.

infertilità-maschile-causeTutti questi fattori determinano, principalmente e  in maniera diretta, la produzione di radicali liberi ROS,attraverso il  fenomeno definito  stress ossidativo. Le membrane cellulari degli spermatozoi sono ricche di acidi grassi polinsaturi e sono suscettibili alla perossidazione mediata dai ROS. Spermatozoi anomali e leucociti sono fonti interne di ROS. Si ritiene che le specie reattive dell’ossigeno (ROS) siano la causa principale del danno alle cellule germinali maschili, attraverso due meccanismi : il primo riguarda il danneggiamento della membrana spermatica con riduzione significativa della motilita’, mentre, gli stessi ROS sono in grado di alterare l’integrita’ del DNA degli spermatozoi stessi.

Questo ultimo aspetto e’ ritenuto fondamentale  nella determinazione della normale fecondazione  e dello sviluppo dell’embrione in ogni tipo di concepimento. E’ infatti , assodato, come molti maschi con parametri seminali completamente nella norma e con ridotte possibilta’ di concepimento, abbiano un elevato grado di danno all’integrita’ del DNA spermatico. E’, inoltre descritta una correlazione negativa tra il danno al DNA spermatico e il tasso di sviluppo degli embrioni.Alla luce di tutto cio’,risulta troppo semplicistico, ricondurre la fertilita’ maschile alla sola conta o alla mera valutazione degli spermatozoi,mentre  e’ necessario, che nella valutazione finale ,sia inclusa la probabilita’ o la capacita’ di concepire indipendentemente dalla sola analisi dello spermiogramma.

Infatti, molte volte –l’apparenza inganna-  e va sottolineato che di fronte ad una infertilita’ di coppia, l’esecuzione di un semplice spermiogramma in grado di indicare solo l’aspetto esteriore dei  gameti, spesso non basta per inquadrare  in modo corretto la causa andrologica di una infertilita’ di coppia. Per questo un moderno laboratorio di andrologia dovrebbe essere attrezzato per valutare l’intima struttura e la salute dello spermatozoo specie quando spesso l’osservazione microscopica dei gameti crea una illusione di una situazione seminale accettabile.

Lo scopo dello studio e’ quello di confrontare la gia’ presente correlazione tra  gli stili di vita e la fertilita’ con l’introduzione di nuovi parametri da affiancare a quelli gia’ contemplati dall’esame dello spermiogramma.  Il primo di questi prende il nome di  Halosperm o Frammentazione del DNA dello spermatozoo , unitamente  alla valutazione dello stress ossidativo  sul liquido seminale con l’esecuzione del test LP-sperm che misura la quota dei radicali liberi nel liquido seminale stesso.

Ogni paziente prima della raccolta del liquido seminale sara’ sottoposto ad  una attenta valutazione  anamnestica, dove vengono riportate oltre alle indicazioni diagnostiche ed ezio- patologiche di rilievo , una dettagliata raccolta  di dati relativi alle  abitudini alimentari e sociali del soggetto.

DOTT. DINO CEPPODOMO

dino.ceppodomo@gmail.com

mobile  3356717587



April 24, 2018 Articolo

L’ ISTAMINA, COS’E’? L’istamina è una sostanza coinvolta soprattutto nelle risposte allergiche ed immunitarie (viene infatti contrastata da specifici farmaci chiamati antistaminici). Esistono due tipologie di istamina: quella prodotta dal nostro corpo e quella che noi introduciamo con la dieta in seguito all’assunzione di cibi di origine vegetale e animale, in particolare cibi fermentati o che sono sottoposti ad una lunga conservazione.

L’intolleranza all’istamina è una conseguenza di un mancato equilibrio tra l’istamina accumulata e la capacità, del nostro organismo, di degradarla. Spesso e volentieri viene etichettata come una reazione pseudo allergica. Questo fenomeno colpisce solamente l’1% della popolazione e, all’interno di questa minoranza, l’80% risultano avere una età compresa tra i 40 e 60anni.

QUALI SONO I SINTOMI? La sintomatologia è poco specifica e di difficile individuazione, ma i disturbi più comuni sono a carico del tratto gastro-intestinale, del sistema respiratorio, della pelle, del sistema cardiovascolare e del sistema nervoso. Per andare più nel dettaglio e nello specifico, i sintomi possono essere: diarrea, meteorismo, prurito, orticaria, dismenorrea, nausea, vomito, vertigini, mal di testa, bronco costrizione, dispnea, congestione nasale, starnuti,  asma, orticaria, ipotensione, diminuzione memoria e apprendimento, alterazioni ritmo sonno-veglia, alterazione temperatura corporea.

I SINTOMI DA COSA POSSONO ESSERE DOVUTI? I sintomi possono nascere in seguito all’introduzione di cibi ricchi di istamina o capaci di liberare di istamina (stimolano la liberazione da parte del nostro organismo), ad una riduzione dell’attività dell’enzima in grado di eliminare l’istamina oppure ad una alterazione della flora batterica intestinale, ovvero l’insieme dei microrganismi che popolano il nostro intestino. L’azione dell’enzima deputato alla eliminazione dell’istamina può venire meno in seguito ad una carenza congenita, ovvero presente fin dalla nascita, in seguito a stati infiammatori a carico del sistema gastro-intestinale oppure come conseguenza dell’assunzione di alcol e farmaci (antibiotici, antinfiammatori, antidepressivi ecc.).

QUALI SONO I CIBI CHE CONTENGONO ISTAMINA? L’istamina è possibile trovarla all’interno di VERDURE (spinaci, pomodori (compreso ketchup e succo di pomodoro), crauti, melanzane, patata (e fecola di patata), peperoni), LEGUMI (fave, fagioli, lenticchie, ceci, piselli, salsa di soia e cibi a base di soia), PESCE (crostacei, molluschi, aringhe conservate, acciughe conservate, sardine conservate , tonno conservato, salse a base di pesce, pesce fresco (tonno, salmone, sgombro, alici, sardine), FRUTTA (banana, ananas, fragole, papaia, kiwi, lampone, pera, avocado, pompelmo), FRUTTA SECCA (noci, mandorle, arachidi, frutta disidratata), ALTRO: formaggi stagionati, bevande alcoliche/fermentate (birra, vino), prosciutto/salame/insaccati, fegato di maiale, cibi in scatola, albume, cioccolato/cacao, caffè, derivati della Cola.

COSA MANGIARE IN CASO DI INTOLLERANZA? La dieta in caso di intolleranza all’istamina consiste sostanzialmente nel consumo di cibi freschi e di stagione, tra cui VERDURE (broccoli, insalata, cavolfiore, carote, aglio, zucchine, asparagi, zucca, bieta ecc.), FRUTTA (limoni, mirtilli, pesche, prugne, mele ecc.); si possono consumare PASTA, RISO, CEREALI, LATTE FRESCO, YOGURT e FORMAGGI freschi, UOVA, CARNE E PESCE freschi (fatta eccezione a quelli sopracitati).                                                                                         

Dr.Gianmaria Borsotti

Dr.ssa Cecilia Nebiolo



April 24, 2018 Articolo

Il virus della mononucleosi (Epstein-Barr – EBV), anche detta malattia del bacio perché si trasmette con la saliva, potrebbe essere collegato al rischio di sette malattie autoimmuni, tra le quali il diabete giovanile, l’artrite reumatoide e la celiachia. Lo indica la ricerca pubblicata sulla rivista Nature Genetics e condotta da John Harley, dell’ospedale pediatrico di Cincinnati.    Per alcuni essere contagiati dal virus della mononucleosi potrebbe essere collegato all’aumento del rischio di ammalarsi di lupus eritromatoso, colon irritabile, artrite idiopatica giovanile e sclerosi multipla.

La mononucleosi è una malattia molto diffusa, tanto che si calcola che il virus colpisca il 90% degli individui entro i 20 anni di età, e caratterizzata da una forte stanchezza che può perdurare per settimane dall’infezione.

Harley già in passato l’ha collegata al lupus eritromatoso dopo avere osservato che quasi tutti i pazienti con il lupus avevano avuto l’infezione.    

Nella ricerca appena pubblicata l’esperto ha mostra che una molecola prodotta dal virus della mononucleosi, chiamata ‘EBNA2’,aggredisce le cellule proprio in corrispondenza dei geni che in numerosi altri studi sono stati collegati alle malattie autoimmuni.

Non si esclude che, per coloro che sono più a rischio di contrarre malattie autoimmuni, il virus della mononucleosi faccia scattare il grilletto favorendo la comparsa della malattia. In futuro, qualora si rendesse disponibile, un vaccino per la mononucleosi potrebbe divenire un utile ausilio preventivo per soggetti a rischio di malattie autoimmuni.

fonte: Nature Genetics…..

L’infezione da mononucleosi si è visto che è correlata alle patologie di tipo autoimmuni ma anche ai problemi intestinali come la sindrome del colon irritabile.

Tra le terapie che si stanno studiando e applicando, l’ozono terapia sembra dare più risultati nel disattivare il virus, sostenendo un’attività immunostimolante antivirale.

Prof Giuseppe Di Fede



April 24, 2018 Articolo

La trasmissione di malattie metaboliche da madre a figlio è multifattoriale e include influenze genetiche, epigenetiche e ambientali. Lo studio

L’evidenza nei roditori, negli esseri umani e nei primati non umani supporta la premessa scientifica che l’esposizione all’obesità materna o alla dieta ad alta percentuale di grassi durante la gravidanza crea una firma metabolica duratura sul sistema immunitario infantile innato e il microbiota giovanile che predisporrebbe la prole all’obesità e Malattie metaboliche. 

Nei neonati, i microbi gastrointestinali introdotti attraverso quelli della madre durante il periodo gestazionale, sono noti per la loro capacità di servire come induttori / regolatori diretti del sistema immunitario infantile. 

I neonati hanno una capacità limitata per iniziare una risposta immunitaria. Così, la rottura della colonizzazione microbica durante il periodo neonatale precoce provoca reazioni immunitarie post-naturali interrotte che evidenziano il periodo neonatale come una finestra critica di sviluppo. 

Sebbene i meccanismi siano poco compresi, aumentano le prove che suggeriscono come l’obesità materna o la dieta povera influenzino lo sviluppo e la modulazione del fegato infantile e di altri organi finali attraverso la comunicazione diretta attraverso il sistema portale, https://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_portale la produzione di metaboliti, alterazioni dell’integrità della barriera intestinale e l’ematopoietico detto: “Asse cellulare immunitario”. 

Questa revisione si concentrerà su come l’obesità materna e la dieta influenzino la composizione del microbiota dell’intestino infantile e come uno squilibrio o maladattamento nel microbiota, Compresi i cambiamenti nei primi microbi pionieristici, potrebbero contribuire alla programmazione del metabolismo della discendenza, con particolare attenzione ai meccanismi che promuovono l’infiammazione cronica nel fegato.  https://www.imbio.it/il-benessere-viene-dallintestino/ 

La comprensione di questi percorsi e meccanismi spiegherà la nostra comprensione della programmazione dello sviluppo e può espandere la via delle opportunità per nuove terapie.

ABSTRACT

Studio originale: http://joe.endocrinology-journals.org/content/early/2017/07/27/JOE-17-0303 

Esistono già numerosi Test creati a questo proposito, E’ nato anche  un pacchetto di Analisi denominato: FERTILITYBIOME I TEST PER LEI&LUI “PER PREPARARSI AL CONCEPIMENTO”

GUARDA IL VIDEO https://quik.gopro.com/v/CivU3NseLe/

ANALISI MOLECOLARI PER UNA MEDICINA PERSONALIZZATA

Dal sodalizio fra IMBIOLab® e DyD Procreazione Naturalmente Assistita® sono nati i Test per la FERTILITA’ di Lei&Lui – Prevenzione, Cura e Sostegno a 360°

I Test Vengono effettuati test salivari, su feci ed urine allo scopo di individuare eventuali patologie intestinali in atto, oltre che per avere un quadro complessivo dello stato di salute generale. 

I pacchetti di esame prendono in considerazione diversi indici infiammatori:

• Cortisolo, testosterone, zonulina, calprotectina, candida (per lui)

• Cortisolo, Dhea, zonulina, calprotettina, candida (per lei)

• Benessere intestinale (per entrambi)

• Cortisolo, testosterone, Alcat 25 (per lui)

• Cortisolo, Dhea, Alcat 25 (per lei)

• Resistenza insulina, celiachia (per entrambi)

• 4 Cortisoli, Dhea, Progesterone, Estradiolo, Testosterone, Estramet, Alcat 25 (per lei) 

 

BIBLIOGRAFIA

1. Alterazione subclinica del microbiome cervico-vaginale nelle donne con infertilità idiopatica, Università di Trieste e IRCCS Burlo Garofolo, Trieste, STUDIO ORIGINALE

2. Alterazioni del microbioma possono causare prostatite e problematiche dell’apparato riproduttivo maschile, University of Missouri, STUDIO ORIGINALE

3. Toscano V., Sindrome dell’ovaio policistico, Manuale di Terapia delle Malattie Endocrine e Metaboliche, 2000, Andreani, Tamburano

4. Travaglini P., Malattie del Sistema Endocrino e del Metabolismo, 1997, Faglia G.

5. Gut Microbiome in Patients With Polycystic Ovary Syndrome, https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT02078505

6. A Cause of PCOS? Research Says Gut Bacteria Could be a CauseAnother Hidden Cause of PCOS Identified?, http://www. ovarian-cysts-pcos.com/pcos-causes-gut-dysbiosis.html

7. The Gut Microbiome Is Altered in a Letrozole-Induced. Polycystic ovary syndrome (PCOS), http://www.ncbi.nlm.nih. gov/pubmed/26731268 7

8. Potential Influence of the Microbiome on Infertility And Assisted Reproductive Technology, http://www.ncbi.nlm.nih.gov/ pmc/articles/PMC4137456/

9. Il ruolo e l’influenza della flora intestinale nella patogenesi e gestione della sindrome metabolica e Obesità, http://www. ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3984999/

10. PCOS nel 2015: Nuove conoscenze sulla genetica della sindrome dell’ovaio policistico, http://www.nature.com/nrendo/ journal/v12/n2/full/nrendo.2015.230.html

11. PCOS e Il microbiota, http://familygutproject.blogspot. it/2012/06/gut-microbiota-and-pcos.html

12. I primi risultati provenienti dallo studio del microbioma umano, http://users.unimi.it/dmora/materiali/ANU2012/LezioneGuglielmetti2014.pdf 

Per info e ricevere il materiale informativo su tutti i test disponibili contattare: Tel.+3902.36.748.614 Mobile +39339.348.54.11 email:dydmarketingcomunicazione@gmail.com



April 6, 2018 Articolo

L’ozonoterapia

ozonoterapiaÈ un trattamento curativo che utilizza ozono medicale, una miscela di ossigeno e ozono, per curare diversi tipi di patologie. Solitamente la miscela utilizzata è composta dal 99.99997% di ossigeno e dallo 0,00003% di ozono.

L’ozono è una molecola formata da tre atomi di ossigeno altamente reattivo ed instabile tanto che è tecnicamente impossibile da immagazzinare. Viene prodotto in situ solo per il trattamento da effettuare tramite apposite apparecchiature.

Gli effetti biologici dell’ozono sono molteplici. Tra i meccanismi più importanti troviamo:

  • L’ossigenazione dei tessuti con conseguente riattivazione del microcircolo e dell’ossigenazione periferica.
  • La riattivazione dei sistemi difensivi enzimatici antiossidanti dell’organismo, cioè le difese dalle aggressioni tossiche e dai processi ossidativi dell’invecchiamento. Questo spiega la sua efficacia in tutte quelle patologie croniche in cui è coinvolto lo stress ossidativo.
  • È un potentissimo agente disinfettante con attività antibatterica, antivirale, antifungina e antiparassitario. L’azione di tipo antibatterico e virus-statico ad opera di perossidi che attivano processi di distruzione della capsula batterica e di competizione recettoriale, impedendo la conseguente replicazione virale
  • Antinfiammatorio e analgesico: l’azione antinfiammatoria è dovuta al fatto che l’ozono terapeutico favorisce l’eliminazione delle sostanze mediatrici del dolore e dell’infiammazione, come l’istamina, la serotonina e le prostaglandine.
  • Immunostimolante e immunomodulante tramite l’aumento a livello immunitario di interferone e di numerose citochine stimolanti ed immunomodulanti.
  • Effetti sui globuli rossi e sul microcircolo tramite l’aumento transitorio dell’azione sugli acidi grassi insaturi della membrana dei globuli rossi ed aumento della produzione del 2,3 DPG, che porta alla cessione dell’ossigeno ai tessuti.L’ozono ha poi la caratteristica di agire sulle vie fondamentali del metabolismo:
  • Metabolismo glucidico: Accelera la glicolisi e di conseguenza l’utilizzo del glucosio da parte delle cellule.
  • Metabolismo protidico: l’elevata affinità dell’ozono verso i gruppi sulfidrilici e gli amminoacidi, aiuta a migliorare le difese contro la degradazione.
  • Metabolismo lipidico: reagisce direttamente a livello lipidico con gli acidi grassi insaturi portando alla formazione di perossidi e conseguente scissione idrolitica delle catene lipidiche, rendendole così idrofile con conseguente maggior produzione di energia.

Cosa cura?

  1. Patologie da deficit di ossigenazione, come problemi di circolazione arteriosa (es. arteriosclerosi, ischemie cardiache, cerebrali) o venosa (es. ulcere flebo statiche).
  2. Disturbi della circolazione arteriosa, venosa e linfatica: vasculopatie periferiche di origine venosa e arteriosa, postumi di flebite, insufficienza venosa periferica, microangiopatia diabetica, ulcere periferiche su base vascolare e dismetabolica, linfoedema, Sindrome di Raynaud , etc
  1. Chirurgia: indicata nel pre/post-operatorio
  2. Lesioni trofiche della pelle: piaghe da decubito, gangrene diabetiche.
  3. Malattie dermatologiche: eczemi acuti e cronici, dermatiti da contatto, acne, psoriasi, micosi
  4. Malattie autoimmuni: tiroidite di Hashimoto, lupus eritematoso sistemico, eritema nodoso.
  5. Patologie intestinali: gastriti, duodeniti, colon irritabile, rettocolite ulcerosa, morbo di Crohn, disbiosi.
  6. Oculistica: retinopatia su base vascolare e dismetabolica, maculopatia diabetica, ischemica, retinicadegenerativa senile.
  7. Malattie dell’apparato genito urinario: cistiti ricorrenti, vaginiti, uretriti
  8. patologie allergiche
  9. Disordini metabolici: ipercolesterolemia e iperglicemia con le loro complicanze
  10. stati di deficienza immunitaria e patologie autoimmuni
  11. astenie su base funzionale e organica o sindrome della fatica cronica
  12. Malattie infettive:, epatiti, Herpes simplex o zoster, candida intestinale o altri distretti corporei
  13. Oncologia: Come terapia di supporto o adiuvante alla chemio e radio terapia
  14. Malattie dell’apparato respiratorio : Broncopneumopatie croniche ostruttive, asma bronchiale e rinitied oculoriniti allergiche
  15. Malattie neurodegenerative : Alzheimer, Parkinson, Sclerosi laterale amiotrofica, Sclerosi multipla
  16. Malattie osteo-articolari: Ernia discale, discopatie sia cervicali che lombari (cervicobrachialgie,lombosciatalgie), gonalgia, tendiniti, artrosi e artriti, epicondilite , rizoartrosi, sindrome del tunnel carpale,fibromialgia

Come si somministra?

L’ozono medicale può essere utilizzato sia per via locale che sistemica.
La somministrazione Locale è effettuata direttamente sulla sede del problema:

  • È possibile effettuare infiltrazioni intradermiche, sottocutanee, intramuscolari, intra- e peri- articolari, intradiscali.
  • Nelle ulcere cutanee o piede diabetico può essere utilizzato un sacchetto di materiale plastico che isoli la zona da trattare, in cui viene fatto fluire l’ozono.
  • Tramite sondino possono essere praticate insufflazioni vaginali di ossigeno-ozono, insufflazioni sinusali, auricolari, vescicali, prostatiche.
  • Un ulteriore utilizzo per via locale si possono applicare sulle lesioni cutanee l’olio di oliva o di girasole saturo di ozono. Anche l’acqua può essere ozonizzata, ed essere bevuta o applicata localmente.
  • La somministrazione può esser eseguita per via sistemica attraverso.
  • Insufflazioni rettali: l’ozono viene introdotto per via rettale mediante un piccolo sondino.
  • Autoemoinfusione maggiore (GAET): consiste nel prelievo di un certo quantitativo (circa 150 ml) di sangue del paziente e nella sua immediata reinfusione in vena dopo essere stato trattatocon ossigeno e ozono.
  • Autoemoinfusione minore (PAET) è quella di prelevare 5-10 ml di sangue, ozonizzarlo e quindiiniettarlo intramuscolo.

Quante sedute?

In genere si pratica un ciclo di 10 sedute, secondo il tipo di metodica utilizzata. Possono essere eseguiti a giorni alterni o una seduta a settimana. Inoltre a seconda della gravità del caso, si possono prospettare delle sedute di richiamo, o ulteriori cicli nell’arco dell’anno, per garantire la stabilità dei benefici. È una terapia che non induce i fenomeni di adattamento o di assuefazione e per di più l’effetto terapeutico si somma nel tempo.

Assumo già altri farmaci, posso associare l’ozonoterapia?

L’ozonoterapia è compatibile con qualunque altra terapia, per cui il paziente può iniziare subito i trattamenti, senza pericolo di interazione con altri farmaci. Con il progredire dei miglioramenti sarà poi eventualmente possibile ridurre i farmaci assunti o eliminarli del tutto se non più necessari.

Tempo necessario per l’inizio dei benefici?

In molti casi il beneficio è percepibile sin dalla prima seduta. In genere i miglioramenti sono progressivi, seppur con alti e bassi: è necessario quindi un certo numero di sedute perché si stabilizzino. Può capitare che i miglioramenti siano così veloci che il paziente a volte è tentato di “mollare” la terapia prima del tempo; questo è tuttavia un errore, perché l’eliminazione del dolore o del blocco è solo una parte della terapia, e se vogliamo nemmeno la più importante: infatti occorre ancora lavorare sulla malattia cronica di base, anche se si sta bene, per consolidare nel tempo i benefici e impedire le recidive. Sin dalle prime applicazioni il paziente avverte un senso generale di benessere e di vitalità.

È dolorosa?

Molte modalità di applicazione dell’Ozonoterapia sono assolutamente indolori: si pensi alla insufflazione rettale, all’autoemoterapia, alle applicazioni locali tramite sacchetto, acqua o olio ozonizzati. Per la modalità iniettiva, tutto dipende dalla dose: iniziando con basse concentrazioni e piccoli volumi il fastidio è minimo (lieve bruciore e modesto arrossamento). Con le prime applicazioni può permanere subito dopo l’iniezione un senso di pesantezza o indolenzimento della parte che scompare a fine giornata. La concentrazione di ozono viene adattata caso per caso, secondo la sensibilità e la risposta del paziente.

Reazioni avversi e controindicazioni?

Non esiste un’allergia all’ozono, in quanto non esiste l’allergia all’ossigeno. L’ozono è irritante solo se inalato (l’unica via esclusa dalla Ozonoterapia). I pazienti affetti da favismo non devono essere trattati con autoemoinfusione. I pazienti affetti da ipertiroidismo non controllato devono prima attendere la remissione del quadro clinico. Per precauzione, tale terapia non viene praticata in gravidanza. Al di fuori di questi pochi casi, non vi sono controindicazioni di sorta: Qualunque età e condizione patologica è compatibile con l’Ozonoterapia. Può essere applicata anche ai bambini come insufflazione rettale per stimolare il sistema immunitario.


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