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Per un fisico funzionale ed atletico è imprescindibile un assetto ormonale armonico e bilanciato.

A tal fine, un alimentazione che assecondi il fisiologico funzionamento degli ormoni, associata ad una attività fisica anche di scarsa intensità, risulta essere la chiave di volta nel raggiungimento dell’ obbiettivo.

Gli “ormoni target” di questo particolare regime alimentare sono:

  • Insulina: ormone prodotto dal pancreas, se in eccesso favorisce l’accumulo di massa grassa.
  • Cortisolo: ormone prodotto dal surrene, se non ben bilanciato favorisce l’ accumulo di massa grassa e la riduzione della massa muscolare

La  “DIETA ORMONALE” garantisce un controllo efficiente di questi due ormoni e si basa su un semplice principio: assumere carboidrati e proteine in momenti distinti della giornata.

Aggiungendo pochi altri accorgimenti è infine possibile individuare quattro punti cardine per delineare un piano nutrizionale che favorirà il tanto  desiderato ventre piatto ed un funzionamento dell’ organismo ottimale.

  1. COLAZIONE BILANCIATA: Inserire sempre nella colazione una fonte proteica (affettato, salmone, uova, yogurt greco, frutta secca…) accompagnato ad una fonte di carboidrati (fette biscottate integrali, fette wasa, un frutto…) e una fonte di grassi buoni (avocado, frutta secca…)
  1. 5 PASTI AL GIORNO: suddividere l’introito calorico giornaliero in 5 pasti: colazione, pranzo, cena e due spuntini (metà mattina e metà pomeriggio). Si consiglia un frutto fresco di stagione a metà mattina e un pugno di frutta secca con una noce di parmigiano a metà pomeriggio
  1. PRANZO A BASE DI CARBOIDRATI: i pranzi consigliati si basano su un carboidrato a basso indice glicemico (pasta integrale, riso integrale, farro…) + verdure di stagione + olio extravergine di oliva.
  1. CENA A BASE DI PROTEINE:per cena si consiglia una fonte proteica (uova, pesce, carne bianca…) + verdure di stagione + olio extravergine di oliva.

Questo piano alimentare si basa quindi su una colazione “mista” carboidrati e proteine, carboidrati a metà mattina e pranzo, proteine a metà pomeriggio e cena.

Per ottenere risultati ottimali è sempre consigliabile rivolgersi ad uno specialista, che saprà valutare e consigliare il piano nutrizionale più adatto alle vostre esigenze.
Rivolgiti al nostro studio per una consulenza personalizzata!

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Tel. 02 5830 0376


Si è sempre considerata la risposta infiammatoria come se fosse un tutt’uno, oggi però si possono identificare due tipologie di infiammazioni con genesi differenti: una di tipo macrofagica e una di tipo linfocitaria.

L’infiammazione macrofagica, ovvero quella più antica e ancestrale, si traduce nella produzione di interleuchina 6, interleuchina 1 beta e TNF alfa, le quali sono globalmente concomitanti.
Questo tipo di infiammazione tende ad essere prevalente nei tumori. Invece l’altro tipo di infiammazione ha origine linfocitaria e in particolare in una sottospecie di linfociti T, ovvero i TH17, i quali producono la interleuchina 17 (potentemente infiammatoria) la quale è in grado di indurre una risposta infiammatoria più evoluta e quindi più efficace; agisce inibendo i linfociti T regolatori i quali sono per definizione i linfociti antinfiammatori.
Per cui, per sommatoria algebrica, inibizione più inibizione porta allo scatenamento della malattia autoimmune.

Riassumendo esistono due tipi di infiammazione: una più antica, di tipo macrofagica, che si traduce nella produzione di citochine, in cui è attiva l’IL 6, ovvero quella che dà la febbre, lo stato settico, la vasodilatazione; la seconda consiste nella produzione della IL 17, prodotta dai TH17 la quale attiva una risposta infiammatoria inibendo i linfociti T-REG.
La IL 17 è la principale interleuchina coinvolta nella patologie autoimmuni.

A Preliminary Study on the Correlation between Il-6 And Il-17 Secretions in Human Systemic Diseases: Possible Existence of Two Different Origins of the Inflammatory Response

Lissoni P, et al. Clin Oncol Res J: CORJ-100004



Pancia gonfia, stipsi o colite, rinite, orticaria e dermatite, sembra ormai essere la regola in questo periodo dell’anno.
Sono sintomi da ricondurre a reazioni allergiche, o a intolleranze alimentari caratteristiche di questa stagione.
Spesso gli esami specifici per la ricerca della allergie tradizionali non danno una risposta.

E se si trattasse di reazioni allergiche ritardate causate da intolleranze alimentari?
Spesso sono dovute ad accumulo di sostanze liberatrici di istamina o contenenti istamina ( sostanza che crea i sintomi delle allergie). I sintomi e le reazioni sono sovrapponibili nei due casi, ma la diagnosi si basa su test diversi.

Un prelievo di sangue per eseguire il test ALCAT®, ci aiuterà a scoprire quali alimenti o conservanti alimentari sono causa di reazioni infiammatorie da cibo, che causano reazioni istaminiche con i relativi sintomi.
Una volta individuato il gruppo di alimenti, il medico o biologo specialista in alimentazione ed esperto di gestione delle intolleranze alimentari, sarà in grado di consigliare un programma alimentare adeguato, con esclusione in una prima fase degli alimenti risultati positivi al test, seguita da una seconda fase di reintroduzione degli alimenti esclusi a rotazione, in modo da non sovraccaricare l’organismo di istamina.

I benefici di un programma alimentare ad esclusione degli alimenti reattivi e successiva reintroduzione, sono molti, inizialmente si perdono liquidi in eccesso, poi si verifica un moderato calo di peso, migliora la reattività globale dell’organismo ritrovando l’energia persa, ma soprattutto si ha un miglioramento complessivo dei sintomi allergici.
Sotto la guida esperta di un medico o biologo nutrizionista è possibile proseguire il programma alimentare anche oltre il periodo delle allergie, per mantenere i benefici ottenuti in precedenza.

Guarire dalle intolleranze alimentari è possibile seguendo un programma nutrizionale adeguato e specifico per le proprie esigenze e problematiche allergiche o da intolleranze.

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