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Ottobre, il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno

Anche quest’anno torna il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno.

Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione oncologica nella donna con una campagna di sensibilizzazione mondiale che punta i riflettori sulla lotta contro i tumori femminili e ribadisce l’importanza di una diagnosi precoce.

La diagnosi precoce è il primo gesto di prevenzione per difenderci dal tumore al seno.
La prevenzione è uno strumento indispensabile per monitorare il proprio stato di salute e per ridurre il rischio di sviluppare malattie.

Recettori per gli ormoni estrogeni e progesterone

Nella maggior parte dei casi, le cellule tumorali, hanno specifiche strutture recettoriali a cui si legano gli ormoni estrogeni e progesterone, stimolandone la crescita e la differenziazione.

I tumori con recettori per estrogeni e/o progesterone possono essere efficacemente trattati con farmaci o con terapie naturali che interferiscono sulla produzione e sull’azione ormonale.

Il continuo miglioramento delle conoscenze della biologia dei tumori mammari consente di migliorare sempre più la diagnosi e il trattamento di questa patologia, contribuendo a identificare percorsi terapeutici innovativi e personalizzati.

Un test non invasivo, per la prevenzione di patologie estrogeno-dipendenti

Imbio, in occasione del mese dedicato alla prevenzione, promuove lo screening di due particolari ormoni con un test non invasivo, su urine.

L’esame Estro-Profile è un test non invasivo su urine, che permette di effettuare il dosaggio di due tipi di ormoni, utile a diagnosticare uno squilibrio ormonale.

Oggi è possibile prevenire l’insorgenza di patologie estrogeno-dipendenti e intervenire in modo mirato e personalizzato con le terapie più indicate.

Scopri il test non invasivo, per la prevenzione di patologie estrogeno-dipendenti

Il test è consigliato a tutte le donne che presentano almeno uno tra i seguenti fattori di rischio:

  • Predisposizione genetica per il cancro al seno (BRCA1 e BRCA2 positivi)
  • Pregresso tumore al seno ormone-dipendente
  • Aumento improvviso di peso corporeo dopo la menopausa
  • Aumento del volume del seno dopo la menopausa
  • Aumento della densità mammaria (in presenza o meno di noduli)
  • Menarca precoce (prima dei 12 anni) o menopausa tardiva (oltre i 52 anni)
  • Uso prolungato di contraccettivi orali per più di 10 anni consecutivi


Prevenzione del tumore al seno

La prevenzione primaria ha l’obiettivo di individuare e poter rimuovere i fattori di rischio, le cause che contribuiscono allo sviluppo di un tumore.

Tra i principali fattori di rischio modificabili troviamo terapie ormonali sostitutive (farmaci a base di estrogeni e progesterone), obesità, vita sedentaria, alimentazione scorretta, fumo ed alcool.

Modificare lo stile di vita, significa eliminare quei fattori di rischio da cui dipendono oltre il 20% dei tumori al seno. Per tale ragione, controllare lo stile di vita è un valido strumento per la prevenzione del carcinoma mammario e di altri tumori.

“No women with breast cancer!”

La “mission” della LILT contempla anche la sensibilizzazione delle donne più giovani, affinché imparino ed effettuino mensilmente l’autopalpazione del proprio seno (come approccio informativo ed educativo alla problematica).

Per le donne con tumore al seno, è indispensabile favorire un supporto empatico, psicologico e rigenerativo-estetico sia per il superamento di questa fase di criticità della propria immagine sia a garanzia di una più lunga e migliore qualità di vita.

Scarica la brochure LILT dedicata al mese della prevenzione femminile

 

Un compito umano per un grande obiettivo: “No women with breast cancer!”
– Prof. Francesco Schittulli
Presidente nazionale LILT

 

Riferimenti: Ottobre rosa, tumore al seno, prevenzione
Redattore: IMBIO


Perché è importante riposare bene? Un buon sonno è fondamentale per la nostra salute, ma oltre alla quantità è importante considerare la qualità del nostro riposo. 

La Dott.ssa Maria Paola Perini, Neurologa e la Dott.ssa Regina Valentini, psicoterapeuta ci spiegano quanto influisce il sonno sulla qualità della nostra giornata e sulla nostra salute.

Oggi si tende a considerare sempre più spesso il sonno come un fenomeno opzionale, una perdita di tempo prezioso per la produttività e non c’è niente di più sbagliato.

Il nostro corpo ci invia continuamente dei segnali. Difficilmente però poniamo attenzione a quelli che il nostro corpo ci manda quando ci chiede di riposare e che potrebbero essere correlati ad un disturbo del sonno.

I ritmi frenetici a cui ci stiamo abituando tendono a ridurre sempre di più il tempo dedicato al riposo notturno e portano ad una disgregazione dei delicati meccanismi biologici che si innescano quando dormiamo. Infatti ci accorgiamo di non dormire abbastanza solo quando gli effetti deleteri dell’insonnia hanno già prodotto danni.

Il significato simbolico del sonno e dell’insonnia di cui molti di noi soffrono, spesso si riconduce a quello mitico, filosofico ed iconografico delle tradizioni che associa da sempre la veglia alla luce ed il sonno alla morte.
Spesso, quindi, nel momento dell’addormentamento la mente non vuole lasciar andare, cioè abbandonare il controllo e ci si sveglia sempre presto oppressi dalle preoccupazioni.

Quali meccanismi si innescano mentre dormiamo?

Il sonno è costituito da una complessa e raffinata struttura: è caratterizzato da continue variazioni dell’attività vegetativa (pressione arteriosa, respirazione, frequenza cardiaca), ormonale e mentale.

Nelle due fasi principali di sonno, che si alternano ciclicamente durante la notte (la fase REM e la fase NREM) il nostro cervello recupera energie ed il nostro organismo si rimette in sesto:

  • viene prodotto l’ormone della crescita
  • viene attivata la sintesi proteica e la funzione immunitaria
  • vengono archiviati i ricordi a lungo termine (migliora la memoria)

Riposare equivale a rigenerare. Quali sono gli effetti di un cattivo sonno?

Il sonno è un fenomeno delicatissimo e fondamentale per la nostra stessa sopravvivenza e ancora oggi non sono chiari tutti i meccanismi fisiologici coinvolti. Il sonno è facilmente vulnerabile da parte di eventi esterni ed interni al nostro corpo e costituisce un momento di necessaria pausa e rigenerazione.

Abbandono, incertezza e disidentificazione sono dimensioni difficili da vivere per l’uomo contemporaneo orientato alla pianificazione ed al controllo della realtà e questo risulta evidente nel momento storico attuale, caratterizzato da molta incertezza, precarietà e paura.

Dormire male, porta a pregiudicare la qualità della nostra vira quotidiana e ci espone al rischio di sviluppare diverse patologie come:

  • cardiopatie
  • ipertensione
  • diabete
  • obesità
  • depressione

È necessario che il sonno sia profondo e rigenerante sia per la salute che per la longevità, poiché esso impatta su molti processi fisiologici ed anche sul tono del nostro umore. Infatti, tutti abbiamo provato a dormire troppo poco e male e a risvegliarci di cattivo umore, depressi, demotivati e apatici.

Abbiamo bisogno di un numero minimo di ore di sonno quotidiane variabili (in linea generale almeno 7-8 ore a seconda dell’età) e la qualità del nostro riposo gioca un ruolo fondamentale sulle nostre perfomances.

Quali domande possiamo porci per comprendere a fondo le ragioni della nostra insonnia?

Valutiamo lo stile di vita che conduciamo e le nostre cattive abitudini alimentari, comportamentali ed ambientali: Cosa ti motiva e ti fa sentire appagato? Cosa ti produce pensieri? Quale persona vorresti essere, ma sei imbrigliato in diverse situazioni che ti impediscono di esserlo? In quali aree la tua soddisfazione è minore?

Chiediamoci quali siano le conseguenze di un sonno poco ristoratore a livello psicologico: se si dorme poco la stanchezza rende difficile l’azione verso le soluzioni, non riusciamo a porre fiducia in noi stessi, siamo svogliati e svuotati.

Insonnia: I consigli della psicologa per affrontare questo disturbo

L’insonnia è un sintomo che può avere svariate cause.

L’accettazione delle pretese dell’anima, simbolicamente così chiaramente espresse, dovrebbe richiedere una cura personalizzata secondo la quale la persona andrebbe aiutata a vivere in modo consapevole le proprie emozioni, senza colpevolizzazioni o moralismi, sostenendola nel cambiamento e non solo a togliere il sintomo.

Alcune azioni che possiamo intraprendere per apportare un cambiamento mentale potrebbero essere:

  • evitare di pensare troppo
  • vivere nel presente
  • seguire le indicazioni dei nostri istinti che ci suggeriscono chiaramente cosa ci procura disagio
  • immaginare ciò che può migliorare la nostra condizione
  • chiarire i conflitti attraverso il dialogo
  • vivere la libertà di essere se stessi, almeno in alcune dimensioni

Dormire bene è la chiave per vivere meglio, ma vale anche l’opposto, vivere con calma fa dormire meglio perché nei momenti di calma tendiamo a vedere le cose nella loro interezza con il cuore e con la mente.

Come posso intervenire per affrontare l’insonnia?

Vivere in un ambiente frenetico, con preoccupazioni costanti altera la produzione del cortisolo, l’ormone dello stress, causando una serie di disturbi che compromettono non solo la qualità del nostro riposo, ma anche la qualità della nostra vita.

  1. Controlla i livelli di cortisolo
    Controllare il cortisolo è semplice e si può fare comodamente da casa, con un metodo semplice e non invasivo richiedendo il kit per la misurazione salivare direttamente al nostro laboratorio

  2. Cerca di fare ordine nella tua mente
    Segui i consigli della psicoterapeuta per affrontare la natura psicologica di questo disturbo

  3. Chiedi consiglio ad uno specialista
    Chiedi consiglio ad uno specialista per intervenire in modo mirato e personalizzato con un piano adeguato atto a normalizzare la secrezione di questo importante ormone.

Noi siamo spesso troppo inclini a misurare ciò che è la nostra vita con il nostro metro che è limitato, ed è il metro della mente che va un po’ superato per migliorare il nostro riposo notturno.

 

Dott.ssa Maria Paola Perini
Medico chirurgo
Specialista in neurologia
Dottore di Ricerca in Neuroscienze e Terapia del Dolore
Clicca qui, prenota una visita con la Dott.ssa Perini

Dott.ssa Regina Valentini
Psicologa, Psicoterapeuta, Psicosomatista
Clicca qui, prenota una visita con la Dott.ssa Valentini

Riferimenti:  Cortisolo, Insonnia, Sonno
Redattore: Dott.ssa Maria Paola Perini e Dott.ssa Regina Valentini


July 8, 2021 ArticoloOrmoni

Cos’è il cortisolo e perché è meglio tenerlo a bada? 

Il cortisolo è anche detto “ormone dello stress” perché la sua produzione aumenta in condizioni di stress psico-fisico.
È un un ormone prodotto dal surrene, una ghiandola situata sopra il rene.

La principale funzione di questo ormone è quella di aumentare la produzione di zuccheri da parte del fegato, fornendo energia all’organismo. Per produrre questi zuccheri il cortisolo utilizza sia proteine (prese dai muscoli) che grassi (presi dalla massa grassa).

Un valore di cortisolo alto può essere dovuto sia a cause patologiche, come per esempio un eccessivo funzionamento della tiroide, sia a cause non patologiche, ovvero in presenza di stress.  Per stress si intende sia stress fisico (ad esempio: intensa attività sportiva, malattie, interventi chirurgici, digiuno, carenza di sonno) che stress mentale (ad esempio: ansia, paure, spaventi).

Il cortisolo è quindi un ormone importante per dare energia in situazioni particolari in cui al nostro organismo serve una “marcia in più”. Quando però lo stress diventa una presenza costante nelle nostre giornate, l’alto livello di cortisolo produce effetti indesiderati.

Quali sono i principali sintomi del cortisolo alto?

I principali effetti collaterali dovuti ad alti livelli di cortisolo sono:

  • Obesità e/o difficoltà a perdere peso
  • Ipertensione
  • Debolezza muscolare
  • Calo della libido
  • Depressione e alterazioni dell’umore
  • Acne e problemi dermatologici
  • Smagliature
  • Alterazione del ciclo mestruale
  • Osteoporosi
  • Mal di testa
  • Ritenzione idrica
  • Sistema immunitario inefficiente
  • Astenia (poca voglia di fare, poca energia)
  • Sonnolenza anche al risveglio

Come si misura il cortisolo e qual’è la differenza tra la misurazione su sangue e quella su saliva?

Il cortisolo è presente nell’organismo in due differenti forme:

  • Cortisolo Libero: la più importante da dosare poiché è l’unica che viene utilizzata dal nostro corpo
  • Cortisolo legato ad altre molecole

L’esame su saliva del cortisolo permette di rilevare il cortisolo libero, ovvero quello che il nostro corpo può usare. Al contrario l’ esame su sangue quantifica tutte e due le forme e non ci dice quanto cortisolo libero (quello che il nostro corpo usa) abbiamo in circolo.

Il test su saliva ci da un’indicazione precisa di quanto è il cortisolo utilizzabile dal nostro corpo. 
La misurazione può essere effettuata in modo semplice e non invasivo, in diversi momenti della giornata.
Questo ci permette di stabilire una “curva del cortisolo” e di intervenire con un’azione mirata.

Il test su sangue, oltre ad essere una metodica invasiva, non da un’indicazione precisa di quanto è il cortisolo utilizzabile, ma soltanto di quello presente in generale, al momento del prelievo.

Come funziona la misurazione del cortisolo? page1image318479360

Il cortisolo è un ormone che è più alto o più basso a seconda dell’orario della giornata e del nostro stile di vita.
In una condizione normale il livello del cortisolo è più alto al risveglio e basso quando andiamo a letto per coricarci.

Il test della curva del cortisolo comprende quattro misurazioni del cortisolo salivare durante il corso della giornata, effettuate comodamente a casa attraverso la masticazione di particolari tamponcini previamente forniti dal nostro laboratorio, in modo da capire il più precisamente possibile in quale momento è presente un’alterazione di questo ormone e di poter intervenire con un’ azione mirata e personalizzata.

Contattaci per ricevere il kit di misurazione del cortisolo direttamente a casa tua

Scarica qui la brochure con le modalità di analisi


Dott. Stefano Frigerio
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Cortisolo, misurazione del cortisolo, Esami salivari
Redattore: Dott. Stefano Frigerio


Arriva la primavera: come affrontare il cambio di stagione.

Come tutti i cambi di stagione, anche il passaggio da inverno a primavera si fa sentire, portando scompiglio a quella che è la nostra routine di base. Spesso la transizione tra due stagioni è accompagnata da sonnolenza, astenia e stanchezza, che rendono più difficile affrontare le giornate e gli impegni quotidiani.

In questo periodo, le giornate si allungano, le ore di sole sono superiori rispetto a quanto non accade in inverno e il nostro corpo deve abituarsi a questo cambio di luce.

Mentre alcune persone si adattano subito, la maggior parte ha bisogno di tempo per abituarsi alle nuove giornate: entrano in gioco ormoni, cervello e sistema immunitario.

La salute ormonale è fondamentale in questo senso: gli ormoni che hanno un ruolo più importante sono serotonina e melatonina, che regolano il tono dell’umore ed il ritmo sonno-veglia.

Scopri il test del profilo ormonale, tutti gli ormoni che regolano sonno, appetito e non solo!

Le cose da fare per ritrovare l’energia durante il cambio di stagione 

Per dare man forte al nostro corpo (e soprattutto al nostro sistema immunitario) è essenziale prendere alcuni classici accorgimenti, che riguardano per lo più lo stile di vita.

Mantenere un adeguato livello di attività fisica consente al corpo di mantenersi allenato ed in forze. La ginnastica, oltre a favorire il benessere psicofisico (innalzando la produzione di serotonina) e ad aumentare il dispendio energetico, consente una corretta ossigenazione dei muscoli ed è protettiva per la prevenzione delle patologie cardiovascolari.

Inoltre, con l’arrivo della bella stagione, è più semplice e piacevole allenarsi all’aria aperta: la luce solare influenza positivamente la produzione endogena di Vitamina D, che è fondamentale per l’assorbimento di calcio e fosforo, ed inoltre è di grande aiuto per il sistema immunitario.

Scegliere gli alimenti giusti per il cambio di stagione

È chiaro quindi che l’allenamento è fondamentale per affrontare al meglio il cambio di stagione, ma anche a tavola è necessario scegliere alimenti primaverili ed al giusto grado di maturazione: questi avranno una concentrazione maggiore di vitamine, sali minerali e composti bioattivi importantissimi per il sistema immunitario e per combattere la stanchezza.

LA VERDURA DI STAGIONE

Tra questi troviamo ad esempio gli asparagi: questa verdura ha proprietà diuretiche che aiutano a drenare i liquidi e le sostanze tossiche. Contengono inoltre molte fibre e sono quindi indicati in caso di stipsi. Non mancano le vitamine ed i sali minerali: troviamo quindi vitamina A, vitamina C ed alcune vitamine del gruppo B. Ottimi da abbinare, ad esempio, ad un riso integrale: un piatto semplice, veloce e primaverile che può essere facilmente portato anche a lavoro.

Anche i carciofi sono un “must” della primavera: sono ricchi di vitamina C, vitamina B e vitamina K, che è un toccasana per la salute delle ossa. Sono anche ricchi in ferro e rame, due minerali molto importanti per la generazione delle cellule del sangue.

Un’altra fonte di vitamine e minerali è il finocchio: oltre ad essere ricco in acqua, e quindi un ottimo diuretico, è una fonte di vitamina A, C e B. Inoltre, è noto per le sue proprietà coadiuvanti la digestione e la riduzione del gonfiore addominale.

LA FRUTTA DI STAGIONE

Per quanto riguarda la frutta, è il tempo delle fragole: ricche in Sali minerali, essenziali per combattere la spossatezza, sono anche una buona fonte di vitamina C, un importante antiossidante.

Non possiamo dimenticarci dei kiwi, che sono ricchi in acqua, fibre e vitamina C e K; inoltre sono spesso indicati nella dieta anti-stipsi.

Un altro ottimo alleato è la pera: ricchissima in Sali minerali, soprattutto potassio, contiene anche molte fibre, che gli conferiscono proprietà sazianti. A livello intestinale, oltre a modulare l’assorbimento dei grassi alimentari, può prevenire alcuni disturbi dell’intestino crasso. Ha inoltre un sapore piacevolmente dolce, che può sostituire la voglia improvvisa di zuccheri.

Cosa mangiare in primavera per sostenere il sistema immunitario

Oltre a frutta e verdura sono essenziali gli acidi grassi della serie Omega 3 ed Omega 6, per coadiuvare il nostro sistema immunitario e per preservare la salute dei vasi sanguigni. Questi grassi “buoni” sono presenti soprattutto in pesce azzurro pescato e frutta secca a guscio.

Per ultimo, ma non per importanza: è importante bere acqua naturale in abbondanza (almeno un litro e mezzo o due al giorno). L’acqua, oltre ad essere fondamentale per il metabolismo e per la digestione, aiuta anche a drenare le sostanze nocive, migliora l’aspetto della pelle, aiuta il transito intestinale e conferisce la giusta idratazione alle cellule.

Il consiglio del nutrizionista, per affrontare al meglio il cambio di stagione

Un consiglio valido per trarre il massimo beneficio dagli alimenti che consumiamo è quello di scegliere sempre frutta e verdura di stagione, al giusto grado di maturazione, e possibilmente locale: questo perché la concentrazione di sostanze benefiche, vitamine e Sali minerali è nettamente maggiore in frutta e ortaggi raccolti da poco, mentre si riduce con il passare del tempo.

Anche se sembrano banalità, è importante ricordarsi di variare ed essere fantasiosi nell’alimentazione: in questo modo forniamo al nostro corpo tutto ciò di cui ha bisogno per affrontare al meglio i cambi di stagione e le giornate più faticose, soprattutto con l’arrivo del primo caldo.

Contattaci subito per prenotare la visita con il nostro nutrizionista


Dott.ssa Giulia Aliboni

Biologo Nutrizionista

Riferimenti:  Alimentazione, dieta, primavera, sistema immunitario
Redattore: Dott.ssa Giulia Aliboni


Psicosomatica della patologia tiroidea, considerazioni sull’ipotiroidismo

In un periodo difficile come questo la depressione potrebbe esprimersi anche a livello somatico con un ipotiroidismo.

Pare, per alcuni aspetti, che la medicina tradizionale abbia dimenticato il linguaggio simbolico del corpo; poiché ogni organo ha un significato simbolico e ogni patologia parla di me, di ciò che non voglio ascoltare, delle mie cicatrici emozionali e dei miei bisogni. Il corpo biologico oggetto della medicina, non è il corpo vissuto, sentito e immaginato del soggetto che si ammala, la malattia è sempre “la mia malattia” e l’intervento dovrebbe essere individualizzato.

Ciò soprattutto sembra evidente per la tiroide che è posizionata nella regione del collo, tra alto e basso, vicino alla laringe rimanda al simbolo del dire, della comunicazione, dell’espressione creativa e del passaggio.

Il collo collega anatomicamente la testa col corpo e rappresenta la zona di unione tra corpo e mente. Essa si muove al confine tra anima e corpo delle quali sembra essere un punto di incontro. Inoltre, per le funzioni che ha, è depositaria di una saggezza profonda che sa come determinare nell’arco di una vita intera l’architettura dell’organismo.

La tiroide si configura come un organo chiave della nostra identità. Allora un disturbo della tiroide esprime, in generale, un problema di definizione della propria identità e indica la ricerca di un punto di stabilità, vediamo meglio in che senso.

La tiroide è un organo chiave della nostra identità

Prima di considerare gli aspetti psicologici legati alla tiroide teniamo presente il suo significato simbolico, dal greco Thyroeidès “che ha la forma di una porta”.

La tiroide simbolicamente secondo la tradizione ebraica, occupa il posto dell’undicesima Sefirah da’ at (la conoscenza), che è posta dalla tradizione sul tragitto che collega “la porta degli dei” a Keter (la corona). È germe e il frutto dell’albero della conoscenza.

Nel percorso di individuazione delineato da Carl Gustav Jung, “andare oltre la porta” è un passo impegnativo, poiché significa il raggiungimento della maturità, il superamento della nevrosi e la capacità di esprimere ciò che si è, la propria essenza e la propria natura.

Considerare gli aspetti profondi legati alla tiroide e i suoi più intimi significati è importante per comprendere come e perché il corpo abbia reagito ad un disagio vissuto in un modo piuttosto che in un altro.

Ipotiroidismo ed ipertiroidismo: quando l’infiammazione della tiroide può avere cause psichiche

Ad esempio l’infiammazione della tiroide comporta due modalità opposte (ipotiroidismo e ipertiroidismo) in cui il conflitto inconscio cerca di trovare una soluzione.

La tiroide, come tutte le ghiandole endocrine, agisce direttamente sul sangue ed è perciò capace di intervenire sugli stati psichici e sulla coscienza (attraverso la serotonina e la dopamina, trasmettitori che consentono la comunicazione tra tiroide e cervello).

Secondo la psicosomatica, l’Ipotiroidismo esprime una ribellione verso uno stile di vita che non si vuole accettare, infatti la psiche mette in atto attraverso il corpo dei cambiamenti che il soggetto non sa compiere.

Staticità, ristagno energetico, stanchezza, apatia, difficoltà di concentrazione, ansia, tachicardia, insonnia e irritabilità sono alcuni sintomi di natura psicologica che fanno irruzione nella quotidianità. Ad esempio, ciò può accadere dopo una separazione, in un momento di crisi o di difficoltà familiare, dopo un lutto, un trauma o per una rabbia repressa a lungo. A molte donne sta accadendo in un momento di stress cronico come quello che stiamo vivendo.

L’apatia comporta un ritiro emotivo dalla realtà quotidiana, un’incapacità all’affermazione di sé legata ad un profondo senso di insicurezza e a un non riconoscimento del proprio valore, essa è come un’inibizione depressiva, invece l’ansia nasconde, talvolta, un conflitto tra scelte e un’impossibilità ad agire.

Clicca qui per richiedere il check up della tua tiroide

I sintomi fisici e psichici nell’ipotiroidismo rendono impossibile alla persona l’azione verso le soluzioni, in tal modo il paziente non riesce a porre fiducia in se stesso, nelle sue idee e si oppone ad un possibile cambiamento.

Agire sulla “chiave” delle nostre emozioni per agire sul dolore 

In conclusione, considerando l’età media di insorgenza della patologia tiroidea nelle donne (dopo i cinquant’anni), si possono fare ulteriori considerazioni sulla psicologia del profondo del femminile; alcune donne possono far sentire il proprio malessere e il proprio dolore solo parlando dei propri dolori fisici.

Il dolore dovrebbe richiedere dedizione, accettazione delle pretese dell’anima, simbolicamente così chiaramente espresse. Dovrebbe richiedere una cura personalizzata secondo la quale la donna andrebbe aiutata a vivere in modo consapevole le proprie emozioni, senza colpevolizzazioni o moralismi ed andrebbe sostenuta nel cambiamento che la guarigione comporta e non solamente aiutata a togliere il sintomo, senza ascoltare ciò che la persona realmente vorrebbe cambiare.

Contattaci per prendere un appuntamento con la nostra dottoressa psicologa e psicoterapeuta.

Dott.ssa Regina Valentini
Psicologa, Psicoterapeuta, Psicosomatista

Riferimenti:  Tiroide, Psicosomatica, Ipertiroidismo, Ipotiroiodismo
Redattore: Dott.ssa Regina Valentini

 



DHEA l’ormone della giovinezza dalle numerose azioni importanti

Pelle segnata, stanchezza cronica, difficoltà ad eliminare il grasso in eccesso possono segnalare un’alterazione ormonale a favore di un invecchiamento precoce. Per scoprirlo esiste un test semplice e non invasivo.

Il deidroepiandrosterone (DHEA) è l’ormone steroideo maggiormente presente nel corpo umano. Derivante dal colesterolo, è prodotto dalle ghiandole surrenali ed è coinvolto nella produzione di numerosi altri ormoni steroidei, fungendo da precursore. Il dhea può essere considerato come l’ormone della giovinezza, l’ormone antiaging per eccellenza.

Attraverso questo ormone vengono prodotti gli ormoni sessuali (estrogeni e testosterone) e il cortisolo, ormone dello stress.

Il DHEA è un ormone utile per migliorare l’energia, la composizione corporea, la sessualità, il tono dell’umore, la depressione, l’osteoporosi e ha un’azione anti-aging generale.

Quali sono le azioni del DHEA l’ormone della giovinezza

Le azioni del DHEA sono numerose e importanti, in primis la regolazione e la stimolazione delle funzioni sessuali. Oltre a questa il DHEA:

  • è coinvolto nella regolazione e stimolazione di mielina, sostanza fondamentale per la protezione e il corretto funzionamento del sistema nervoso;
  • è coinvolto nello sviluppo della massa muscolare;
  • è coinvolto nel mantenimento del metabolismo osseo;
  • regola il metabolismo dei lipidi, in particolare favorisce la lipolisi, ovvero il consumo dei grassi a scopo energetico.

In generale un buon livello di DHEA incide positivamente sul vigore energetico, infatti migliora lo stato di forza, della prestanza fisica e della eventuale performance sportiva.

Apporta anche un miglioramento del metabolismo basale, ovvero il consumo energetico di base dell’organismo, ciò che ci permette di mantenere attive le nostre funzioni vitali. Facilita il dimagrimento, riducendo il tessuto adiposo e previene il rischio di osteoporosi.

Svolge anche un’azione antistress in quanto modula la produzione di cortisolo, ormone che altera lo stato dell’umore e metabolico. Ha ripercussioni positive sul funzionamento del sistema nervoso, migliorando anche le capacità di memoria e aiutando a prevenire il rischio di malattie neurodegenerative.

In generale contribuisce a migliorare l’attività del sistema immunitario, prevenendo problematiche cardiovascolari e oncologiche, in quanto aiuta a ridurre la produzione di radicali liberi, ovvero tossine che si sviluppano in seguito a fattori ambientali e non solo.

Attenzione ai livelli di questo ormone, cosa accade in carenza o eccesso di DHEA?

È comunque opportuno dire che nonostante tutto non si debba considerare il solo Dhea come l’elisir di lunga vita, in quanto una sua carenza può portare a sviluppare o comunque amplificare una serie di reazioni avverse dell’organismo, ma anche alti livelli di tale ormone possono portare a spiacevoli conseguenze.

Il corpo umano infatti è gestito da una serie infinita di regolazioni, tutte intrecciate tra loro, con lo scopo di mantenere un equilibrio interno ottimale. Ad ogni azione ne consegue una uguale e contraria per riportare l’organismo al fatidico equilibrio. Ne risulta il fatto che alzare eccessivamente i livelli di dhea, andando oltre i valori massimi di riferimento può comportare uno scompenso ormonale.

In tal caso infatti è probabile che l’organismo si difenda convertendo l’eccesso di dhea in estrogeni piuttosto che testosterone, contribuendo sul piano fisico a sviluppare grasso addominale e ginecomastia, ovvero un aumento del tessuto adiposo a livello pettorale. Una quota di dhea potrebbe essere convertita in diidrotestosterone, un metabolita del testosterone, causando reazioni quale acne, alopecia e ingrossamento della prostata per gli uomini.

Attenzione quindi ai livelli questo ormone.

Come tutte le altre funzioni corporee anche la secrezione di DHEA obbedisce alla legge del mantenimento dell’omeostasi interna. Il nostro corpo ha la capacità di regolare la secrezione in modo ottimale. Salvo patologie specifiche che causano una produzione di DHEA scarsa o eccessiva, il DHEA endogeno non ha effetti collaterali.

La sua secrezione decresce con l’avanzare dell’età ed è un fattore puramente fisiologico.
Attenzione quindi all’integrazione esogena di dhea che può e deve solo essere prescritta da un medico, a seconda dello stato di salute del soggetto e se appunto effettivamente necessaria.

Come si stabilisce l’eta biologica dell’organismo?

Sicuramente avere corretti di dhea aiuta a migliorare quella che può essere considerata l’età biologica dell’organismo. L’età biologica rappresenta un dato per molti versi indefinito, che paragona lo stato fisico generale a quello che si ha normalmente ad una determinata età cronologica.

Così come un bambino di 14 anni che non ha ancora subito lo scatto puberale può avere, per esempio, un’età biologica di 11 anni. Allo stesso tempo un adulto in forte sovrappeso di 40 anni può avere un’età biologica di 60 anni.

La determinazione dell’età biologica è una scienza ancora in via di sviluppo, in quanto gli studiosi non hanno ancora stabilito una serie di parametri comuni per valutarla. Il DHEA rientra sicuramente tra i fattori più importanti per stabilire la reale età biologica di una persona.

La secrezione di DHEA raggiunge infatti il proprio picco tra la fine della pubertà ed i 25-30 anni, dopodichè inizia a diminuire, cosicché a 65 anni il corpo produce circa il 10-20% di quello che ne produceva a 25.

Come faccio a conoscere i livelli di DHEA del mio organismo?

Importante quindi nel tempo una sua valutazione. Oggi è possibile determinare i livelli di Dhea endogeno attraverso un semplice esame salivare non invasivo, per capire l’eventuale presenza di stati di carenza o sovraccarichi.

Scopri come misurare i tuoi livelli di DHEA l’ormone della giovinezza

Quali sono gli alimenti che influiscono sulla produzione di DHEA?

Anche attraverso l’alimentazione è possibile colmare eventuali deficit o comunque incidere e migliorare la produzione di questo ormone. Migliorare l’apporto di cibi proteici, carni magre e pesce e in particolare di cibi ricchi di grassi buoni come il salmone, lo sgombro, le uova, la frutta secca, l’avocado, semi vari e l’olio extravergine d’oliva permette di fornire le sostanze chiavi utile per favore la formazione di Dhea. Al contrario zuccheri raffinati e cibi industriali possono incidere negativamente portando a ridurre l’efficacia di tale ormone.

Ormai è noto come il cibo possa influenzare la resa ormonale dell’organismo contribuendo lui stesso a stimolare un effetto adattogeno sul nostro organismo. Comprendere e analizzare il funzionamento dell’organismo e modularlo soprattutto attraverso una corretta alimentazione è alla base della salute, anche e soprattutto dal punto di vista ormonale, del corpo umano.

Contatta subito il nostro biologo nutrizionista per una misurazione


Dott. Alessio Tosatto

Biologo Nutrizionista

Riferimenti:  Ormoni sessuali, Ormoni, DHEA, Ormone della giovinezza, invecchiamento cellulare
Redattore: Dott. Alessio Tosatto

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