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Aprile 30, 2009 Newsletter

Gli Omega 3 e 6 sono un gruppo di sostanze chiamate acidi grassi essenziali polinsaturi contenuti nel pesce azzurro, olio d’oliva, alghe marine, salmone, aringhe, merluzzo e sgombro sono i più ricchi di tali acidi grassi.

La peculiarità è quella di proteggere le arterie e il cuore dall’azione dannosa del colesterolo cattivo, causa di arteriosclerosi e infarto del miocardio.
L’azione anti grassi svolta dall’Omega 3 è specialmente forte ed efficace nel ridurre i livelli di trigliceridi, i grassi cattivi, causa di malattie coronariche e inoltre sono in grado di ridurre la pressione arteriosa.

Gli Omega 3 hanno anche un’azione protettiva nei confronti dei trombi, inibendo l’aggregazione piastrinica. In altre parole, riducono la formazione di coaguli del sangue che possono ostacolare la circolazione sanguigna in alcuni distretti del corpo, o bloccare addirittura il flusso di sangue in una vena o arteria con conseguenze pericolose per la salute.

Una dieta bilanciata e ricca di Omega 3 aiuta a ridurre le malattie cardiovascolari.
È possibile sapere il rapporto ottimale tra Omega 3 e 6 (antinfiammatori e acido Arachidonico, infiammatorio) attraverso un prelievo di sangue e stabilire il dosaggio opportuno per ognuno di noi. Oltre a proteggerci da malattie vascolari, riducono l’infiammazione dell’organismo in generale, migliorano le prestazioni cerebrali e svolgono un’azione anti invecchiamento.



Aprile 30, 2009 Newsletter

L’azione benefica e salutare della frutta e della verdura è risaputa da diverso tempo.Ma ora sappiamo cosa in realtà ci protegge e da che cosa.Si tratta di un gruppo di sostanze dai nomi un po’ strani, chiamate polifenoli, anticianosidi, lignani, e altre ancora, capaci di proteggerci dall’aggressione dei radicali liberi e dall’inquinamento ambientale.

La natura ci ha messo a disposizione le armi per difenderci dalle malattie e per farci vivere senza dolore o sofferenza.
Purtroppo in alcuni casi, e per un predisposizione genetica, alcuni di noi si difendono meno dall’azione infiammatoria generata dall’aumento dei radicali liberi. Precisiamo che i radicali liberi, sono prodotti dal lavoro svolto dalle cellule dell’organismo, e che entro certi limiti servono per difenderci dai virus e batteri, ma un concentrazione particolarmente elevata di queste specie reattive può danneggiare gli organi come le arterie, il cuore, il cervello, (oltre cento malattie sono state messe in relazione all’aumento dei radicali liberi) causando malattie croniche e degenerative.

Da diverso tempo è possibile sapere quanti radicali liberi sono presenti nel sangue e quanto è la capacità di controllarne la produzione da parte dell’organismo.
In poche parole è possibile conoscere l’attività ossidante (che ci fa invecchiare) e la capacità antiossidante (che rallenta l’invecchiamento). La bilancia tra questi due sistemi è il risultato del nostro stato di salute. Ad esempio le sostanze anti ossidanti contenute nell’olio extra vergine d’oliva (lignani, secoiridoidi, polifenoli, omega 3, etc.) sono in grado di proteggere le donne dal cancro al seno.

L’azione protettiva si esplica attraverso un meccanismo di controllo di un fattore di crescita genetico chiamato Her2; l’azione inibente dell’olio extravergine d’oliva nei confronti di Her2, protegge dallo sviluppo di patologie legate al tumore della mammella. Ecco che uno dei tanti alimenti messi a disposizione dalla natura è utile per farci mantenere in salute ed efficienza fisica.

Il futuro probabilmente porterà a scoprire altre importanti relazioni tra salute, malattia e alimentazione, sviluppando la scienza che recentemente sta prendendo sempre più posto nella prevenzione delle malattie chiamata Nutrigenomica.

Attraverso l’uso sapiente e mirato degli alimenti è possibile prevenire diverse malattie, anche le malattie legate ai tumori; basti pensare che il 33% delle malattie tumorali è causa di una scorretta alimentazione. È possibile consultare un testo di nutrigenomica scritta dal dottor Di Fede, dove si spiegano le relazioni tra alimenti e malattie e per ulteriori informazioni consiglio di visitare il sito www.imbio.it



Aprile 30, 2009 Newsletter

Alcuni ricercatori svedesi dell’università di Lund hanno messo in relazione l’aumento di peso e lo sviluppo di artrosi, specialmente delle anche e delle ginocchia.Il rapporto tra aumento di peso e artrosi è caratterizzato dall’usura eccessiva delle articolazioni implicate e dalla produzione di sostanze infiammatorie, chiamate citochine, da parte del tessuto grasso che si deposita a livello addominale. Le persone che tendono ad aumentare di peso nel tempo sono più a rischio di artrosi rispetto a chi rimane in peso forma.

Allora una forma di prevenzione è quella di aumentare le ore di attività fisica, seguire una dieta bilanciata e soprattutto scegliere alimenti che sono compatibili o meglio tollerati rispetto ad altri alimenti ai quali si è intolleranti.

Da questo punto di vista risulta fondamentale il test per la ricerca delle intolleranze alimentari, il test ALCAT®, che attraverso un prelievo di sangue venoso rivela la predisposizione alle intolleranze verso alcuni alimenti.

La peculiarità di questo esame è che rivela quali alimenti sono capaci di scatenare una reazione infiammatoria e di conseguenza accentuare i disturbi infiammatori delle articolazioni.
Attraverso una dieta di eliminazione degli alimenti risultati intolleranti e una graduale e intelligente reintroduzione, è possibile controllare la sintomatologia dolorosa riacquistando una funzionalità articolare, che permetta di svolgere le normali attività della vita quotidiana.



Febbraio 1, 2009 Newsletter

Ma la dieta serve a far dimagrire le persone veramente o non serve a nulla? Dalle ultime ricerche emergono dei nuovi dettagli sull’uso e concetto di dieta.Il parere di alcuni esperti in campo nutrizionale affiancati da psicologi, afferma che il calcolo delle calorie e dei pesi conta meno delle emozioni. Anzi a volte è la causa scatenante delle oscillazioni di peso con effetto yo-yo dopo anni di diete di ogni tipo.

Il termine dieta viene dal greco “Dieta” che significa vita, stile di vita, ed è proprio a questo che bisogna mirare: il cambiamento o la parziale modifica del proprio stile di vita aiuta molto più che una bilancia per pesare gli alimenti prima di cucinare!
A questo proposito il sapere quale tipo di alimento è più utile per il nostro tipo di metabolismo, e quale ci aiuta meno o è meno favorevole, è importante in questo tipo di approccio nutrizionale.

Il test degli alimenti ALCAT® ci orienta sul tipo di alimento che ci fa sentire stanchi, svogliati, senza energie o memoria, che ci fa sentire gonfi con un senso di pienezza sin dai primi bocconi. Tramite un prelievo di sangue possiamo conoscere gli alimenti che ci disturbano e favorire altri alimenti che ci aiutano a stare in forma. Il primo farmaco è il cibo!

Il profilo pratico alimentare e le emozioni ad esso legate sono oggetto di studio da diverso tempo. Presso il nostro istituto da alcuni anni si pratica questo tipo di analisi, di aiuto e supporto determinante nel controllo del peso e del rapporto con il cibo.
Le ricerche fino ad ora e l’esperienza dei medici nutrizionisti e non, confermano che alla base di alcuni meccanismi metabolici ci sono alcuni mediatori chimici che modulano le sensazioni legate al cibo. Tra questi la serotonina gioca un ruolo rilevante. A tutti è nota la voglia di alcuni alimenti rispetto ad altri, come il carboidrato o il cioccolato e altri. La causa è nella produzione di quantità adeguate di serotonina. Il cibo intollerato fa produrre molta serotonina che viene rapidamente consumata e quindi questo innesca un meccanismo per il quale il determinato alimento è richiesto con maggiore frequenza. Ecco come la biochimica e in particola modo i neurotrasmettitori, ancora una volta, sono alla base delle nostre emozioni, come già negli anni settanta una ricercatrice Americana, C. Pert, affermava nel suo libro “molecole d’emozioni”.

Sapere verso quali cibi abbiamo delle intolleranze ci aiuta a modulare meglio la produzione di molecole deputate alla modulazione dei nostri bisogni emotivi e metabolici, quindi ci aiuta a controllare meglio il nostro rapporto con il cibo, modificare anche in piccola parte lo stile di vita e stare più in forma.

La medicina tradizionale e la medicina cosiddetta complementare offrono degli aiuti anche di tipo farmacologico o fitoterapico nel controllo del peso e del metabolismo.


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Gennaio 30, 2009 Newsletter

Suona la sveglia… ci si veste in fretta.. si beve un caffè al volo e si corre incontro alla giornata.Questo è il rituale mattutino di milioni di italiani che però commettono un grave errore: saltare la colazione.

Molti studi ormai affermano che la prima colazione rappresenta un momento fondamentale della propria alimentazione; eliminarla o affrontarla nel modo sbagliato è una scelta dietetica scorretta, secondo i risultati della ricerca in campo nutrizionale.
Infatti chi non mangia al mattino tende a sovraccaricare l’organismo nelle ore successive andando incontro a problemi metabolici, a riduzione delle capacità fisiche e psichiche, rallentando il metabolismo.

Una buona colazione mattutina tende invece ad accelerare il metabolismo e permette di cominciare la giornata nel modo migliore. Secondo molti esperti di nutrizione la prima colazione dovrebbe apportare almeno il 20% del fabbisogno calorico giornaliero.
I cibi più indicati sono quelli della tradizione italiana quali latte, yogurt, frutta fresca; essi sono in grado di dare quantità di proteine e sostanze antiossidanti in maniera bilanciata che favoriscono il processo di disintossicazione dell’organismo e contemporaneamente forniscono l’energia per l’inizio della giornata.

Un contributo importante ad una colazione corretta è dato dalla conoscenza di eventuali intolleranze alimentari tramite il test ALCAT; con un semplice prelievo di sangue vengono rilevati alimenti o gruppi alimentari a cui si è intolleranti e pertanto si può costruire un regime alimentare personalizzato che tenga conto da un lato delle esigenze metaboliche e dall’altro di quelle sociali e lavorative.



Gennaio 30, 2009 Newsletter

Potenziale utilità clinica di Deutrosulfazyme® CELLFOOD®.
Osservatorio Internazionale Stress Ossidativo, Radicali Liberi e Sistemi Antiossidanti
(Salerno)

090101_radicaliLo stress ossidativo, definito classicamente come l’effetto finale dello squilibrio fra produzione ed eliminazione di specie chimiche ossidanti, generalmente di natura radicalica e centrate sull’ossigeno (Reactive Oxygen Species, ROS), costituisce uno dei fattori di rischio emergenti per la salute. Ad esso, infatti, risultano associati non solo l’invecchiamento precoce, ma una serie di quadri morbosi, spesso di natura degenerativa e ad andamento cronico. In particolare, il Sistema Nervoso Centrale rappresenta, per varie ragioni (elevato consumo di ossigeno, alti livelli di ferro, concentrazione significativa di acidi grassi poliinsaturi, etc.) uno dei principali target dei ROS e, quindi, dello stress ossidativo che, a ragione, viene oggi considerato uno dei principali cofattori di malattie neurodegenerattive (malattia di Parkinson, malattia di Alzheimer, slerosi laterale amiotrofica, etc.).

Per questo motivo, negli ultimi anni il tradizionale approccio terapeutico a queste patologie si sta sempre più aprendo al contributo, talvolta determinante, degli integratori. In tale contesto, Deutrosulfazyme(R) [CELLFOOD®), Eurodream srl, La Spezia], una soluzione colloidale in fase disperdente acquosa a base di amminoacidi, minerali, enzimi e deuterio solfato in tracce, ha dimostrato di possedere potente azione antiossidante sia in vitro che in vitro, proponendosi come formulazione potenzialmente in grado di migliore il trofismo neuronale, più o meno gravemente compromesso dallo squilibrio del bilancio ossidativo nel corso di malattie croniche e degenerative.

Antiossidanti – I radicali liberi

I radicali liberi sono prodotti di “scarto” che si formano naturalmente all’interno delle cellule del corpo quando l’ossigeno viene utilizzato nei processi metabolici per produrre energia (ossidazione). Se sono in quantità minima aiutano il sistema immunitario nell’eliminazione dei germi e nella difesa dai batteri.
Dal punto di vista biochimico, i radicali liberi sono frammenti di molecola dotati di un elettrone spaiato (numero dispari di elettroni nell’ultimo strato, quando normalmente gli elettroni sono accoppiati), che si formano nelle cellule sia in seguito alle normali reazioni metaboliche sia in seguito a stimoli esterni: radiazioni ionizzanti, elevata tensione di ossigeno, sostanze chimiche di varia natura.
Tra i radicali liberi più pericolosi ci sono i composti dell’ossigeno, il cui effetto é simile a quello delle radiazioni: anione superossido, acqua ossigenata e idrossilico. Il più diffuso è l’anione superossido che è estremamente pericoloso perché distrugge l’ossido nitrico determinando ipertensione .
I radicali liberi sono fortemente ossidanti, molto reattivi e vanno alla ricerca disperata di ciò che hanno perduto: un elettrone per completare la doppietta.

Questo li porta a reagire con altre molecole, creando nuovi radicali instabili e dando inizio a reazioni a catena che finiscono per danneggiare irreversibilmente le strutture cellulari.
In condizioni fisiologiche vi è uno stato di equilibrio tra la produzione endogena di radicali liberi e la loro neutralizzazione da parte dei meccanismi anti-ossidanti di difesa. Quando prevale la produzione di radicali si viene a determinare un danno, definito stress ossidativo, che, a lungo andare, comporta una progressiva usura.

Oltre alle normali reazioni biochimiche di ossidazione cellulare, contribuiscono alla formazione dei radicali liberi:

  • alcune disfunzioni e stati patologici come le malattie cardiovascolari, l’artrite reumatoide, gli stati infiammatori in genere, i traumi al sistema nervoso, ecc.;

  • l’ischemia dei tessuti e conseguente riduzione dell’apporto di sangue;

  • le diete troppo ricche di proteine e di grassi animali saturi;

  • gli alimenti non tollerati;

  • la presenza di un eccesso di ferro che, nella prima fase della trasformazione, fa liberare dal perossido di idrogeno il radicale ossidrile, che è in grado di attivare reazioni chimiche ulteriormente dannose;

  • l’azione dei gas inquinanti e delle sostanze tossiche in genere (monossidi di carbonio e piombo prodotti dalla combustione dei motori; cadmio, piombo e mercurio prodotti dall’attività industriale; idrocarburi derivati dalle lavorazioni chimiche, ecc.);

  • il fumo di sigaretta, che è una vera e propria miniera di sostanze chimiche;

  • l’eccesso di alcool;

  • le radiazioni ionizzanti e quelle solari (ozono in eccesso e raggi UVA e UVB). Le radiazioni solari inducono sulla pelle processi di fotoossidazione che degradano gli acidi grassi polinsaturi delle membrane cellulari e conseguente formazione di radicali liberi;

  • i farmaci;

  • l’attività fisica intensa, sia di resistenza organica che di forza muscolare, causa un incremento notevole delle reazioni che utilizzano l’ossigeno (aumento della respirazione polmonare e dell’attività dei mitocondri delle cellule muscolari, ecc.) e conseguente surplus di formazione di perossido di idrogeno. Anche le reazioni biochimiche legate all’accumulo e rimozione dell’acido lattico dai muscoli affaticati, contribuiscono ad innalzare la soglia dei radicali liberi.

Secondo alcuni studiosi, la lisi della membrana cellulare da parte dei radicali liberi (perossili), è una delle cause del dolore muscolare. Lo stesso avviene per i globuli rossi, contribuendo a determinare o accentuare l’anemia negli atleti. L’atleta allenato è comunque in grado di fronteggiare la presenza di radicali liberi in maniera nettamente più efficace del sedentario o di chi pratica attività fisica saltuariamente.
Quando respiriamo, introduciamo ossigeno. Il 95% circa di questo ossigeno viene utilizzato dalla cellule per produrre energia; mentre la parte rimanente dà origine ai radicali liberi. Questo è un processo fisiologico, normale, e l’organismo di una persona sana è attrezzato per fare fronte alla presenza di questi radicali liberi difendendosi con un proprio sistema anti-radicali, che si chiama sistema antiossidante.
Questo sistema antiossidante comprende meccanismi enzimatici e meccanissmi non-enzimatici. Tra i primi vi è la superossidodismutasi, la catalasi e il glutatione ridotto. Tra le sostanze non enzimatiche ricordiamo la Vitamina E, la Vitamina C, i carotenoidi, i polifenoli, le antocianine, ecc.
Pertanto, alla formazione di radicali liberi il nostro organismo risponde mediante il suo sistema antiossidante.
Se però il quantitativo di radicali liberi prodotto è superiore a quello fisiologico, il nostro sistema antiossidante non è più in grado di neutralizzare questo eccesso, per cui i radicali liberi aggrediscono le cellule, provocando danni più o meno gravi (stress ossidativo).
L’azione distruttiva dei radicali liberi è indirizzata soprattutto sulle cellule, in particolare sui grassi che ne formano le membrane (liperossidazione), sugli zuccheri e sui fosfati, sulle proteine del loro nucleo centrale, specialmente sul DNA (acido desossiribonucleico) dove alterano le informazioni genetiche, sugli enzimi, ecc.
L’azione continua dei radicali liberi si evidenzia soprattutto nel precoce invecchiamento delle cellule e nell’insorgere di varie patologie gravi come il cancro, malattie dell’apparato cardiovascolare, diabete, sclerosi multipla, artrite reumatoide, enfisema polmonare, cataratta, morbo di Parkinson e Alzheimer, dermatiti, ecc.

Antiossidanti
Le sostanze antiossidanti riportano l’equilibrio chimico nei radicali liberi grazie alla possibilità di fornire loro gli elettroni di cui sono privi. L’organismo umano si difende naturalmente dai radicali liberi producendo degli antiossidanti endogeni come la superossido dismutasi, la catalasi e il glutatione.

Superata una certa soglia è necessario un apporto esterno di antiossidanti.
I principali sono:

  • Vitamine: vitamina C, multivitaminico, vitamina E, betacaroteni (provitamina A);

  • CELLFOOD® gocce

  • Pigmenti vegetali: polifenoli, bioflavonoidi;

  • Micronutrienti ed enzimi: selenio, rame, zinco, glutatione, coenzima Q10, ecc.).

Gli agenti antiossidanti possono agire singolarmente o interagire, proteggendosi a vicenda nel momento in cui vengono ossidati. Va tenuto presente che ciascun antiossidante ha un campo di azione limitato ad uno o due specifici radicali liberi. Pertanto solo un’alimentazione completa, con cibi che assicurano un ampio ed equilibrato spettro di nutrienti, può garantire un’efficace azione antiossidativa.

Le microalghe verdi-azzurre Klamath sono ricchissime di pigmenti antiossidanti, tra cui spiccano le potentissime ficocianine, la Klamath fornisce, oltre ai più importanti antiossidanti endogeni (SOD e glutatione), il più alto contenuto di betacarotene fra tutti i cibi conosciuti, perfettamente assimilabile perché presente nelle forme cis e trans in maniera bilanciata. Cosa ancora più importante, il betacarotene nella Klamath è parte dell’intero corredo dei carotenoidi (alpha, gamma, etc.). Gli studi CARET e PHS, promossi dallo statunitense National Cancer Institute e pubblicati dal New England Journal of Medicine nel 1996. hanno mostrato come il betacarotene sintetico, e lo stesso betacarotene naturale ma isolato, lungi dallo svolgere un’azione antiossidante, agiscono come fattori ossidativi e pro-tumorali. A partire da quel momento, è diventato chiaro che per ottenere una potente azione antiossidante e preventiva dei tumori è necessario assumere il betacarotene in entrambe le sue forme cis e trans, cioè come si trova nel suo stato naturale, e soprattutto nella sua naturale sinergia con altri carotenoidi (vedi Mayne S.T., et al., Beta-carotene, carotenoids and disease prevention in humans, in FASEB J., 10-7: 690-701 – 1996; Pryor W.A., et al., Beta-carotene: from biochemistry to clinical trials, in Nutr Rev., 58-2 Pt 1): 39-53 – 2000).

Elenco delle malattie sicuramente associate allo stress ossidativo

1. Aceruloplasminemia
3. Anemia falciforme
5. Apnea notturna
7. Artrite cronica giovanile
9. Asbestosi
11. Atassia di Friedreich
13. Aterosclerosi
15. Baropatie
17. Broncopneumopatie professionali
19. Cancro del polmone
21. Cataratta
23. Cirrosi biliare primitiva
25. Colite
27. Corea di Huntington
29. Degenerazione maculare
31. Diabete mellito
33. Dislipidemie
35. Eclampsia/preeclampsia
37. Epatopatia alcolica
39. Fibrosi cistica
41. Infarto del miocardio
43. Infezione ed infiammazione da
Helicobacter pylori
45. Insufficienza venosa
47. Ipertensione arteriosa
49. Ischemia/ictus cerebrale
51. Leucemia
53. Malattia di Alzheimer
55. Malattia di Parkinson
57. Malattia Reumatica
59. Miocardite
61. Obesità
63. Osteoporosi
65. Photoageing
67. Progeria
69. Retinopatia dei prematuri
71. Sclerodermia
73. Sclerosi multipla
75. Sepsi
77. Sindrome da distress respiratorio
79. Sindrome da Immunodeficienza
Acquisita (AIDS)81. Sindrome di Menière
83. Sindrome di Zellweger
85. Sinucleinopatie
87. Trapianto renale
89. Uremia
2. Amiloidosi sistemica
4. Angina instabile
6. Arteriopatia coronarica
8. Artrite psoriasica
10. Asma
12. Atassia teleangectasia
14. Atrite Reumatoide
16. Broncopneumopatia cronica ostruttiva
18. By-passo cardiopolmonare
20. Carcinoma a cellule renali
22. Cellulite
24. Cirrosi epatica
26. Compromissione cognitiva minima
28. Danno da ischemiariperfusione
30. Dermatite atopica
32. Disfunzione erettile
34. Displasia broncopolmonare grave
neonatale
36. Epatite cronica C
38. Fibroplasia retrolenticolare
40. Fibrosi polmonare idiopatica
42. Infertilità maschile
44. Insufficienza renale cronica/emodialisi
46. Iperomocisteinemia
48. Ipertensione polmonare
50. Leismaniosi cutanea
52. Lupus Eritematoso Sistemico
54. Malattia di Creutzfeldt–Jakob
56. Malattia parodontale
58. Meningite
60. Morbo di Crohn
62. Osteoartrosi
64. Pancreatite
66. Pneumopatie interstiziali
68. Psoriasi
70. Sarcoidosi
72. Sclerosi Laterale Amiotrofica
74. Scompenso cardiaco
76. Sferocitosi
78. Sindrome da fatica cronica
80. Sindrome di Down
82. Sindrome di Werner
84. Sindromi mielodisplastiche
86. Taupatie
88. Tubercolosi
90. Ustioni

 



Settembre 1, 2007 Newsletter

Il consumo di prebiotici (carboidrati a catena corta: inulina, fruttoligosaccaridi) e probiotici (ceppo batterico intestinale come i lattobacilli), come prodotti farmaceutici da banco, è aumentato negli ultimi anni e si possono oramai ritrovare come aggiunta in diversi alimenti. In generale è oramai accettato l’idea di utilizzare questi prodotti come un aiuto naturale, al mantenimento e miglioramento generale del proprio stato di salute.

Negli ultimi anni, una serie di lavori scientifici hanno dimostrato l’efficacia clinica di alcuni ceppi probiotici nel trattamento di alcune patologie come le dissenterie, infiammazioni intestinali, coliti, stipsi, allergie alimentari. A volte è necessario ricercare il tipo specifico di probiotico, ma non sempre si sa dove eseguire il test e cosa cercare. Presso ll mio Istituto, ci si avvale di un test particolare e sofisticato che identifica in modo accurato, la qualità della popolazione batterica presente nell’intestino: il DISBIOSI TEST. In maniera indiretta, valutando il metabolismo (il prodotto del lavoro svolto) dei ceppi batterici presenti nell’intestino, possiamo risalire al tipo di popolazione che prevale all’interno dell’intestino. Il dosaggio di Indolo ( dato dalla fermentazione dei carboidrati derivanti dal consumo eccessivo di pane e pasta) e Scatolo (derivante dalla putrefazione delle proteine di origine animale, carne rossa, pesce), attraverso le urine del mattino, è determinante per distinguere quale batterio è più attivo nel produrre sostanze di fermentazione o di putrefazione.

Il tratto gastro-intestinale, permette lo sviluppo di diverse forme microbiche con esigenze nutrizionali diverse. In base al tipo di alimentazione quotidiana, si svilupperà una popolazione di tipo anaerobia (batteri che possono vivere in assenza di ossigeno) o una popolazione aerobia (che possono vivere in presenza di ossigeno). Un segnale che “qualcosa è cambiato” nel nostro intestino e quindi nell’organismo, è il caratteristico odore forte e maleodorante delle feci, oltre al colore e consistenza modificati, il tipico gonfiore addominale che si accentua verso sera, la flatulenza eccessiva. In base ai parametri sopra descritti, la possibilità di sapere quale tipo batterico si è sviluppato nel nostro intestino, ci permette di scegliere in maniera precisa e mirata la terapia adeguata al ripristino dell’equilibrio intestinale.

Un aiuto al ripristino della normale flora batterica intestinale, è dato dalla somministrazione di “fermenti lattici attivi” adeguatamente selezionati, per riportare l’intestino a svolgere le normali funzioni metaboliche di purificazione ed eliminazione di sostanze di scarto potenzialmente tossiche. L’alimentazione sbilanciata, a favore di un eccesso di carboidrati a scapito di frutta e verdura ad esempio, può favorire lo sviluppo di forme patologiche batteriche o micotiche, non completamente risolte. Quindi il riacutizzarsi ad esempio di Candidosi vaginale, su stimolo di tipo alimentare, rappresenta un’alterazione dell’immunità intestinale, che necessita di un corretto riequilibrio. Lo specialista troverà le soluzioni più adeguate e personalizzate per riportare in condizioni fisiologiche un intestino reduce da eccessi alimentai sbilanciati.

Un aiuto ulteriore al riequilibrio della flora batterica intestinale, è rappresentato dall’idrocolon terapia. Metodica terapeutica di pulizia, non invasiva o traumatica, dell’intestinale.
I sintomi che richiedono di effettuare un DISBIOSI TEST o un LAVAGGIO DELL’INTESTINO, sono: gonfiore addominale, feci non formate, cattivo odore delle feci, irregolarità intestinale, sintomi colitici aspecifici, senso di pienezza e sazietà costante.



Maggio 1, 2007 Newsletter

Riservato a Medici Chirurghi
Corso in fase di accreditamento ECM

9 giugno 2007

NOVOTEL MILANO – LINATE AEROPORTO
Via mecenate, 121 – 20138 Milano – tel. 02 507261

Responsabile scientifico del corso: dott. Alberto Fiorito
Corso organizzato da Progetto Qualità e Sicurezza S.r.l.
Con il patrocinio di: AMIN – Associazione di Medicina Integrata e Naturopatia
AIO – Associazione Italiana Omeopatia

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Perchè partecipare?

  • Per riconoscere i meccanismi patogenetici provenienti dal cosiddetto “stress ossidativo” ed intervenire in maniera corretta.

  • Per aumentare le armi terapeutiche a disposizione del medico, in particolare gli strumenti antiossidanti, e riconoscere l’utilità e la funzione.

  • Per imparare l’utilità di prestare attenzione all’integrazione alimentare coma valido strumento di supporto per qualsiasi terapia, purchè somministrata in maniera corretta e opportuna.

  • Per comprendere fino in fondo quali sono i vantaggi di un’alimentazione corretta nell’ambito della conservazione o del recupero dello stato di salute del paziente.

AL TERMINE DEL CORSO SARA’ RILASCIATO ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE

A CHI E’ RIVOLTO IL CORSO
Il corso, destinato ai medici chirurghi, è un utile strumento per:

  • centrare l’attenzione sullo stress ossidativo come origine di numerose patologie, soprattutto croniche;

  • disporre di uno strumento per supportare le terapie farmacologiche e prevenire i danni da radicali liberi.

Il corso fornisce gli elementi per impostare una strategia dietetica, di integrazione alimentare e di supporto alla risposta immunitaria del paziente.

RELATORI

prof. dr. Giancarlo Pantaleoni: Medico Chirurgo – Farmacologo – Ordinario di Farmacologia nell’Università dell’Aquila

dr. Alberto Fiorito: Medico Chirurgo – Esperto in Alimentazione Biologica

prof. Giuseppe Di Fede: Medico Chirurgo – Direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica di Milano

dr. Emilio De Tata: Medico Chirurgo – Esperto in dietoterapie e tecniche alimentari.

PROGRAMMA
09.00 – 10.30 Le basi cellulari dell’equilibrio funzionale; le cause del danno cellulare, la prevenzione e la terapia integrata per la sua riduzione.
Prof. G. Pantaleoni

10.30 – 11.30 Tecniche di prevenzione: il ruolo degli antiossidanti. Lo stress ossidativo e le patologie croniche correlate.
dr. A. Fiorito

11.30 – 12.30 Il potenziamento del sistema immunitario: il ruolo degli integratori alimentari.
dr. E. De Tata

12.30 – 13.00 Discussione

13.00 – 14.00 Coffee Break

14.00 – 15.00 Nuovi marcatori biologici in medicina preventiva
dr. G. Di Fede

15.00 – 16.00 Metodica di base per il controllo sofronico dello stress secondo il prof. Alfonso Caycedo (apprendimento pratico guidato di sofronizzazione di Base con verifica).
prof. G. Pantaleoni

16.00 – 17.00 I principali antiossidanti: acido lipoico e arabinoxilano.
dr. E. De Tata

17.00 – 18.00 Nuove forme di terapia: le formule bilanciate degli integratori.
dr. A. Fiorito

18.00 – 18.30 Discussione

18.30 – 19.30 Test di apprendimento per il riconoscimento dei crediti ECM.

Quota di partecipazione:
€ 40,00 esente da IVA ai sensi dell’art. 10 n°20 del DPR. N° 633/72
Modalità di pagamento:
La quota di iscrizione di € 40,00 potrà essere versata:
– direttamente al Corso in fase di registrazione dei partecipanti
– rimessa diretta all’Informatore Medico
– tramite bonifico bancario intestato a:
BANCA NAZIONALE DEL LAVORO
AG. 6350
Via J. F. Kennedy 50/f
Ciampino (Roma)
ABI 01005 – CAB 39550 – CIN C.
c/c 000000008848

Numero di partecipanti
Numero chiuso: massimo 50 persone



Dicembre 1, 2005 Newsletter

L’Artrosi rappresenta la patologia articolare più diffusa nella popolazione.E’ stato ormai accertato che la causa risiede nell’invecchiamento della cartilagine articolare.Già nella preistoria la malattia era presente, nei resti degli scheletri di uomini dell’età Paleolitica sono stati ritrovati segni di degenerazione articolare a livello delle vertebre della colonna e delle anche. Il 52% della popolazione adulta ne è colpita, raggiungendo l’85% nelle fasce d’età più avanzata.

Le zone più colpite sono rispettivamente: il 64% la colonna vertebrale (cervicale e lombare più frequentemente); a seguire le mani, le ginocchia (gonartrosi) e l’anca (coxartrosi).

Molte persone pur avendo un’artrosi di una delle parti descritte, non lamenta dolore e il riscontro può essere solo occasionale con una radiografia fatta per altri motivi.
Diverse sono le cause che portano alla degenerazione della cartilagine articolare: fattori genetici, di sviluppo, traumatici ( incidenti, sportivi o sport violenti ), metabolici, biomeccanici o posturali come le malposizioni o malformazioni (ad esempio una gamba più lunga e una più corta, se non corretta, porta nel tempo una degenerazione dell’articolazione sbilanciata con conseguente coxartrosi) e cause biochimiche.
Quindi l’invecchiamento delle articolazione è una condizione che può interessare diversi distretti corporei e una grande fetta di popolazione anche senza cause apparentemente facilitanti la malattia.

Per quanto riguarda i fattori biochimici o immunologici, si sono evidenziati diversi fattori immunologici coinvolti nelle cause dell’Artrosi e altri fattori come agenti protettivi del fenomeno degenerativo. Diventa evidente che l’equilibrio dei fattori, sia scatenanti che protettivi gioca un ruolo chiave per la cura o l’evoluzione della malattia.
Il processo di “Invecchiamento” della cartilagine è legato al fatto che alcune proprietà della cartilagine si modificano nel corso dell’esistenza, alcune accompagnando la crescita ed assestandosi intorno ai 30 anni, altre compaiono nel corso della maturità, nell’adulto giovane o nei 60 anni e più.

La terapia dell’Artrosi può essere distinta in

  • trattamenti sintomatici: l’uso di antinfiammatori, analgesici vari, antidolorifici con azione molto importante in alcuni casi anche di tipo sedativo, è efficace nel controllo del dolore ma presenta molti effetti collaterali come gli Anti Cox 2 i quali, anche se con minori effetti gastrici, hanno effetti sul sistema cardiocircolatorio limitandone l’uso ad esempio nei pazienti cardiopatici;

  • trattamenti protettrici della cartilagine: come la riabilitazione e la correzione posturale. Ad es. la tecnica da noi utilizzata si chiama BOWEN la quale ripristina la corretta postura ed elasticità del corpo;

  • trattamenti ad azione antiartrosica ad azione lenta di norma utilizzati presso il nostro istituto a base di condroitina e di solfati che non hanno azione antidolorifica diretta, ma ripristinano il metabolismo della cartilagine a livello dell’articolazione colpita, agendo sulla produzione di acido jaluronico.

  • Esiste la terapia correttiva chirurgica indispensabile nei casi di grave ed irreversibile degenerazione articolare.

Altri strumenti utilizzati sono i TENS, Magnetoterapia, Ionoforesi, Ultrasuoni, Laser terapia, strumenti che provocano variazioni di temperatura. Tra queste metodiche terapeutiche, l’IPERTERMIA o TERMOTERAPIA anti artrosica, si inserisce conquistando un posto d’eccellenza sia per il tipo di trattamento non invasivo e praticamente privo di effetti collaterali, che per i risultati ottenuti sulla rigenerazione della cartilagine articolare.
Precisando il meccanismo d’azione del calore, applicato alle articolazioni degenerate, tende a rigenerare la cartilagine attraverso campi magnetici che raggiungono temperature di 42 – 43°C.

L’azione diretta del calore stimola i processi cellulari deputati alla “riparazione” dell’articolazione stimolando l’attività dei fibroblasti, cellule che controllano la sintesi di cartilagine.
Normalmente si valuta sempre il paziente da sottoporre al trattamento, escludendo i portatori di protesi o pace-makers, le sedute si svolgono con frequenza settimanale o quindicinale e per un massimo di 8 – 10 sedute in funzione della gravità dell’artrosi.

Nei casi non trattabili, applichiamo i trattamenti sopra descritti, personalizzando il tipo di terapia sempre sulla rispetto della persona in modo completo e non invasivo.


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