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Settembre 30, 2013 Newsletter

La Paleo Diet è una dieta che si basa su un principio molto semplice, ma altrettanto efficace: la comunanza dell’uomo moderno con le popolazioni del Paleolitico.

Dalle analisi del DNA è, infatti, emerso che gli essere umani rispetto ai loro antenati di 40.000 anni fa non sono cambiati quasi per nulla. Sulla base di questo principio si è osservata l’alimentazione dei nostri più antichi predecessori, che non avevano ancora scoperto l’agricoltura e la successiva elaborazione dei cibi.

In pratica i nostri antenati:

  • Non mangiavano latticini
  • Consumavano un solo zucchero raffinato: il miele
  • Si nutrivano di animali selvatici magri e quindi con un’alimentazione più proteica rispetto alla nostra
  • I carboidrati che assumevano venivano tutti da frutta e verdura con un’assunzione di fibre più alta (quindi non è vero che la PaleoDiet è una dieta esclusivamente proteica.)
  • I grassi che consumavano erano grassi “sani” (mono insaturi, polinsaturi e omega 3) e non quelli dannosi (saturi.)

Sebbene la Paleo Diet risulti essere il regime alimentare più idoneo sia per il dimagrimento (perdita di massa grassa e non magra) sia per una vita più lunga e salutare, anche con questo tipo dieta è possibile che si manifestino disturbi dovuti alle intolleranze alimentari.

Le intolleranze alimentari, definibili sinteticamente come reazioni negative del sistema immunitario nei confronti di alcuni alimenti o additivi presenti in essi, si manifestano con una sintomatologia molto varia:

  • ritenzione idrica
  • stanchezza e debolezza muscolare
  • alterazioni del metabolismo (sovrappeso e obesità)
  • problemi all’apparato gastroenterico
  • problemi all’apparato muscolo scheletrico
  • problemi all’apparato respiratorio.

Il metodo più affidabile per diagnosticarle è Alcat Test, un test di laboratorio standardizzato che si effettua tramite prelievo venoso e grazie al quale è possibile individuare gli alimenti da escludere e/o sostituire in un determinato piano alimentare.

Per citare un esempio concreto: se la mia dieta prevede come frutta le pere e come verdura gli spinaci, dovrei sicuramente sostituire questi alimenti ad alto contenuto di Nickel nel caso in cui, in seguito ai risultati ottenuti con ALCAT TEST, scoprissi di essere intollerante al Nickel.

Per allenarsi con un Personal trainer è importante impostare un piano alimentare efficace, come quello previsto dalla Paleo Diet (prescritto da un dietologo), e tenere in considerazione che, se la massa grassa rimane invariata e nel soggetto allenato non si riduce la presenza di ritenzione idrica, è senz’altro opportuno modificare la dieta verificando la presenza di eventuali intolleranze alimentari.

In sintesi, un buon personal trainer deve, oltre a indirizzare il proprio cliente verso un regime alimentare corretto, osservare l’andamento del dimagrimento e cercare di capire quali possano essere le cause della tanto temuta fase “plateau” della dieta (fase in cui la dieta non ha effetti dimagranti). In questo caso, è buona norma indirizzare l’allievo verso un test completo per le intolleranze alimentari come Alca test, strumento che consente di programmare un trattamento nutrizionale personalizzato per migliorare il più possibile le problematiche legate alle intolleranze.

a cura di Livio Boscarini & Daniele Albertini
Personal Trainers amministratori di Be.Come Personal Training



Agosto 30, 2012 Newsletter

Per far la vita meno amara, e per mantenere in equilibrio la nostra situazione energetica, abbiamo spesso bisogno di soddisfare la nostra voglia di “dolce”. Ma come dolcificare nel modo migliore? Dolcificanti naturali o artificiali?

Facciamo una piccola premessa.

Zucchero è un termine generale che indica tutti i Carboidrati o Glucidi, sostanze organiche formate da Carbonio, Idrogeno e Ossigeno, con formula molecolare (CH2O) n.
I Carboidrati vengono di solito classificati in semplici e complessi; quelli semplici, chiamati zuccheri, comprendono i Monosaccaridi (con una molecola di zucchero), gli Oligosaccaridi (con due o più molecole) e i Polisaccaridi (con molte molecole di zucchero). Tra i Monosaccaridi, ricordiamo il Glucosio, il Fruttosio, il Galattosio. Gli Oligosaccaridi si trovano prevalentemente nei vegetali, in particolare nei legumi.

Da un punto di vista nutrizionale, i più importanti sono i disaccaridi (con due zuccheri), tra cui:

  • Saccarosio (Glucosio+Fruttosio), lo zucchero da cucina
  • Lattosio (Galattosio+Glucosio), lo zucchero del latte
  • Maltosio (Glucosio+Glucosio), lo zucchero dei cereali.

I Polisaccaridi si formano dall’unione di numerosi monosaccaridi e si distinguono in Polisaccaridi Vegetali (Amidi e Fibre) e di Origine Animale (Glicogeno).
Oltre agli zuccheri naturali, derivanti da piante, frutti e altri prodotti naturali, vi sono i dolcificanti di sintesi, prodotti con procedimenti chimici particolari.
Fatta questa breve premessa, andiamo ad analizzare le caratteristiche delle sostanze dolcificanti, sia naturali sia sintetiche, valutando i pregi e i difetti che possono avere per noi consumatori.

Prenderemo in considerazione lo Zucchero Bianco, lo Zucchero di Canna e il Fruttosio. Seguirà un secondo articolo in cui valuteremo la Saccarina, l’Aspartame, il Sucralosio e la Stevia.

ZUCCHERO BIANCO

Lo zucchero bianco è il prodotto finale di una lunga trasformazione del succo zuccherino derivato dalla barbabietola o dalla canna da zucchero. Dapprima, il succo è depurato con calce idrata, che provoca la perdita e la distruzione di sostanze organiche, proteine, enzimi e calcio; e poi trattato con Anidride Carbonica, per eliminare i residui di calce. Prima di essere sottoposto a cottura, raffreddamento, cristallizzazione e centrifugazione, il prodotto subisce un trattamento con Acido Solforoso, che consente di eliminare il colore scuro. Si ottiene così lo zucchero grezzo. Si passa poi alla seconda fase della lavorazione in cui lo zucchero è filtrato, decolorato con carbone animale e, per eliminare il colore giallognolo residuo, colorato con il “Blu oltremare” o con il “blu Idantrene” (colorante proveniente dal catrame, quindi cancerogeno).

Il prodotto finale è una sostanza cristallina (e apparentemente naturale), che però non contiene più tutte le sostanze vitali e le vitamine presenti nella barbabietola o nella canna da zucchero.

ZUCCHERO di CANNA GREZZO

Si ottiene direttamente dal succo estratto dalle Canne da Zucchero, schiacciate con operazioni artigianali (senza l’utilizzo di sostanze chimiche). La sua consistenza granulosa o in polvere non è mai cristallina, e le canne, molto spesso, provengono da coltivazioni biologiche.

Che cosa avviene nel nostro organismo quando ingeriamo lo zucchero raffinato?

Per poter essere assimilato e digerito, e per ricostituire l’armonia di elementi distrutta nel processo di raffinazione, lo zucchero bianco sottrae al nostro organismo vitamine e sali minerali (soprattutto Calcio e Cromo). Questo tipo di situazione è molto ridotta quando s’ingerisce lo zucchero di canna grezzo, perché quest’ultimo contiene ancora alcune sostanze benefiche che invece si perdono nel processo che conduce allo zucchero bianco.

A livello intestinale, lo zucchero bianco provoca fenomeni fermentativi con produzione di gas, aumento della tensione addominale, e alterazione della flora batterica, che genera inevitabili coliti, stipsi, diarree.

Lo zucchero bianco ha, inoltre, una grande influenza sul metabolismo e sul sistema nervoso. Il rapido assorbimento dello zucchero nel sangue provoca un innalzamento della glicemia cui segue una rapida liberazione di Insulina, e la conseguente caduta del tasso glicemico (crisi ipoglicemica), caratterizzata da uno stato di malessere generalizzato, debolezza, irritabilità, nervosismo e bisogno di mangiare per sentirsi di nuovo in forma.

Questi dannosi sviluppi sono stati ampiamente verificati negli Stati Uniti, dove alcuni studi hanno evidenziato l’aumento di violenza e aggressività nei bambini che abusano di zucchero raffinato (zucchero bianco). Non dimentichiamo, inoltre, che lo zucchero è senz’altro una delle cause del sovrappeso e dell’obesità, patologie sempre più diffuse, specie tra i bambini. Considerati, dunque, i numerosi effetti negativi dello zucchero sul nostro organismo il consiglio è di moderarne l’uso, e limitare il consumo di tutti quegli alimenti lavorati e confezionati che lo contengono.

FRUTTOSIO

Il fruttosio, detto anche Levulsio, è un monosaccaride chetonico (particolare gruppo chimico, con doppio legame tra carbonio e ossigeno) che si trova prevalentemente nella frutta zuccherina, nel miele e in alcune verdure; combinato con una molecola di glucosio, forma il saccarosio, il classico zucchero da cucina.

Buona parte del fruttosio in commercio proviene dallo sciroppo di mais ricco di fruttosio, noto con l’acronimo HFCS (High Fructose Corn Syrup). Questa sostanza si ottiene convertendo il glucosio presente nell’amido di mais, mediante un processo d’isomerizzazione (glucosio e fruttosio, sono molecole simili, entrambi con sei atomi di carbonio, ma disposte nello spazio in maniera diversa).

Il Fruttosio è assorbito più lentamente dall’organismo, e una volta assorbito, non entra direttamente in circolo, ma viene trasformato in glucosio dal fegato. Una volta convertito in glucosio, può subire due trasformazioni: essere convertito in glicogeno epatico (zucchero di riserva energetica per l’organismo), o in Trigliceridi. Sicuramente il fruttosio ha il vantaggio di avere un basso impatto glicemico, ma in ogni caso, non bisogna abusarne, perché può alzare moltissimo i trigliceridi nel sangue.

Elevate quantità di fruttosio possono anche causare diarrea, dolori addominali, flatulenza.
Recentemente si è riscontrata anche la presenza d’intolleranze alimentari verso il Fruttosio (diagnosticabile con il test per le intolleranze alimentari ALCAT), da non confondere con quelle genetiche (fruttosemia genetica).

Il Fruttosio, se consumato in dosi eccessive, può anche determinare, soprattutto nei soggetti predisposti, un aumento di Acido Urico.

Tra i vantaggi c’è quello di avere un potere dolcificante del 30% superiore rispetto al saccarosio (e quindi ne serve meno). Si tratta inoltre di un valido compromesso tra l’assenza di sostanze tossiche utilizzate per la sua preparazione e i processi metabolici (vedi glicemia, insuline mia ecc) legati al suo metabolismo (punti entrambi a sfavore del saccarosio, soprattutto il bianco).

Se non supera la quantità di 30 grammi a pasto, l’assunzione di fruttosio non influisce sui valori dell’insulina, altrimenti è trasformato in glucosio e può determinare un aumento dei livelli di glicemia nel sangue (per questo motivo l’ADA, l’American Diabetes Associations, ne ha vietato l’uso ai diabetici).

Anche in questo caso, come per il saccarosio, è quindi fondamentale non abusare della sostanza.

Per completare la breve descrizione, e a riprova dell’importanza delle “quantità”, voglio evidenziare
un “chicca” biochimica che è rilevante per l’interpretazione di una serie di alterazioni tipiche del Diabete e dell’obesità. Il Fruttosio è trasportato nelle cellule per diffusione facilitata, mentre il glucosio e il lattosio sono trasportati attivamente insieme a ioni Na+, che si legano alle proteine trasportatrici che consentono di attraversare le membrane. Queste molecole trasportatrici sono chiamate GLUT, e ce ne sono almeno 5, con funzioni diverse. La GLUT 4 dipende direttamente dall’insulina, si trova soprattutto nel muscolo e nel tessuto adiposo e rappresenta la maggior attività trasportatrice di Glucosio nell’Adipocita.

segue: Come dolcificare nel modo migliore? – parte 2

a cura del Dr Francesco Lampugnani, Biologo Nutrizionista, Specialista in Farmacologia



Febbraio 1, 2005 Newsletter

Durante l’inverno in nostro organismo ha bisogno apporto calorico, anche se non bisogna dimenticare che in questo periodo dell’anno, l’attività fisica si riduce. L’apporto complessivo di grassi deve essere lo stesso delle altre stagioni (circa il 25-30% del fabbisogno calorico giornaliero), e l’energia deve essere fornita essenzialmente dai carboidrati (cereali, pane e pasta).

Da preferire piatti a base di verdure di stagione, arricchiti con legumi, ricchi di proteine (e quindi ottimi sostituti della carne) e poveri di grassi. Anche i cereali (orzo, farro, riso, avena ecc) conditi con sughi a base di verdure forniscono all’organismo la giusta energia.
Pesce e carne, ricchi di proteine nobili, fondamentali per il nostro benessere, vanno sempre bene se cotti alla griglia e comunque senza grassi.
Zuppe, minestroni, passati di verdura sono alimenti fondamentali soprattutto durante l’inverno, sbizzarritevi con zucca, cavoli, verze, cavolini di brux, cipolle e patate.

Non dimenticatevi mai della frutta, fondamentale per il suo apporto di sali minerali e di vitamina C (presente negli agrumi, kiwi, ananas) utili nel prevenire le malattie da raffreddamento. Nel caso vi dobbiate sottoporre a terapia antibiotica (a seguito di bronchiti, tonsilliti o altro) non dimenticate yogurt e frutta fresca, necessari per reintegrare la flora batterica intestinale e i minerali.

L’inverno è la stagione nella quale i golosi possono soddisfare le loro voglie senza sentirsi troppo in colpa (a meno che non esistono patologie specifiche che inducano ad evitare l’assunzione di zuccheri). Concedetevi quindi di tanto in tanto la bevanda invernale per eccellenza, la cioccolata calda, consumata in modo ragionevole fa bene: agisce sulla serotonina, una sostanza prodotta dal cervello che controlla il tono dell’umore, allontanando depressione e tristezza.

Qualche raccomandazione infine riguardo l’alimentazione degli sportivi:

· Non saltate mai la prima colazione che deve essere, anzi, abbondante scegliendo alimenti a base di carboidrati (pane scuro, fette biscottate, gallette di riso ecc), zuccheri (miele, marmellata) e vitamine (spremute di agrumi) in associazione a yogurt o latte (vaccino, di soia, di riso ecc).

· A pranzo non abbuffatevi, meglio uno spuntino veloce per recuperare un po’ di energia: una fetta di torta o di strudel e della frutta fresca vanno benissimo.

· Se a metà pomeriggio vi viene fame o sentite il bisogno di bere qualcosa, una merenda a base di tè con biscotti o una cioccolata calda, o una barretta di cereali è preferibile ad un bicchierino di grappa, ricordatevi che l’alcol rallenta i riflessi e può alterare il meccanismo di termoregolazione.

Per sportivi o no, un integratore alimentare multivitaminico con aggiunta di minerali, è un ottimo modo per aiutare il nostro organismo ad affrontare freddo e malanni di stagione

dr.ssa Lorella De Mariani
Nutrizionista


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