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Novembre 23, 2014 Newsletter

Questa è una bellissima intervista fatta al Prof. Giuseppe Di Fede pubblicata su Orizzonti

«Sono nato a Piazza Armerina – dice sommessamente il dott. Giuseppe Di Fede – ma la mia famiglia è originaria di Aidone». Una città particolare, questo piccolo centro in provincia di Enna a quasi mille metri sul livello del mare; cinquemila abitanti, un centro storico bellissimo, una straordinaria terrazza che s`affaccia sulla Piana di Catania e su «Mungibeddu», il vulcano dei siciliani. Quello che quando è in eruzione dà sempre spettacolo di lava e lapilli. Nelle sere d`estate, dal belvedere di Aidone, l`Etna ce l`hai tra le mani. Sembra la testimonianza vivente di quanto autentiche siano quelle antiche stampe che raffigurano il monte  visto da lontano con alte fontane di fuoco rosso.

Da Aidone, il piccolo Giuseppe Di Fede partì ancora bambino. «Mio padre, Aurelio, era il barbiere del paese – dice, con tenero affetto, il nostro –  mia madre, Graziella Pellegrino, era casalinga. Con la mia sorellina, Maria Rosa, vivevamo coi nonni materni, Maria Lauri e Sebastiano Pellegrino. La mia famiglia, assicurandomi un totale sostegno, mi ha permesso di imparare un mestiere e avere rispetto per gli altri».

La storia dunque parte da Aidone, da un barbiere che decide di dare una svolta alla sua vita ed alla sua famiglia. Che parte, come tanti partirono tra gli anni Sessanta e i Settanta, alla volta delle città industriali del Nord. Avrà pure deluso i suoi clienti più affezionati (e sì, in Sicilia il barbiere, il medico e il macellaio non si cambiano mai) ma il barbiere Aurelio Di Fede, con quella scelta, lanciò una freccia sul futuro, E questa freccia si chiama Giuseppe.

A Milano, Giuseppe conclude gli studi dell`obbligo e si iscrive ad un corso di odontotecnici, subito inizia a lavorare, mentre ancora frequenta il corso che lo qualificherà tecnico dentista; lavora di giorno e studia la notte. Ma Milano è una grande città e a Giuseppe, ancora adolescente, lo studio e il lavoro non bastano. Ci sono gli amici, c`è lo sport, si appassiona di karatè e vince: vince anche gare nazionali.

«Anche lo sport è stato importante per me – dice – mi ha dato sicurezza, autostima, determinazione e rispetto delle regole. Raggiungere un traguardo, avere degli obbiettivi, per me è stato ed è sempre importante. Anche i miei genitori lo hanno avuto: il loro traguardo siamo stati noi figli.  Così mi hanno trasmesso il senso del dovere e la necessità di porsi, nella vita, degli obbiettivi».

L`intervista di Orizzonti, fa fermare per qualche istante il ritmo frenetico del giovane medico, ormai milanese d`adozione, e lo fa tornare indietro nei ricordi. Una pausa dolce e salutare:

«Ho avuto poche occasioni per ritornare in Sicilia e rivedere i miei zii. Il tempo era poco davvero. Ma le volte che lo facevo, ricevevo un affetto forte come se fossi stato sempre in Sicilia, come se non fossi andato mai via».

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Dicembre 18, 2013 Newsletter

Secondo l’Italian Barometer Diabetes Report 2013, il documento redatto ogni anno dall’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, che fotografa lo stato dell’arte del diabete in Italia:

• Nel nostro Paese, sono più di 3 milioni i pazienti diabetici diagnosticati, con una stima di 3,3 milioni (di cui oltre il 90% da diabete di tipo 2) e una prevalenza del 5,5%; ogni minuto si effettua una nuova diagnosi di diabete e ci sono più di 525mila nuove diagnosi in un anno.
• Ogni 3 minuti e mezzo un diabetico ha un attacco cardiaco, ogni 10 minuti un diabetico muore.
• In media ogni malato spende 2.600 euro l’anno per la sua salute, più del doppio rispetto ai concittadini senza diabete.

Si tratta di un Rapporto accuratissimo curato da Agostino Consoli, Professore di Endocrinologia dell’ Università Gabriele d’Annunzio di Chieti che “Raccoglie i contributi di oltre 50 tra i maggiori esperti nazionali di diverse discipline e rappresenta una selezionata antologia di ricerche e riflessioni di colleghi che rappresentano le massime autorità scientifiche nel campo”.

Il diabete è ormai una patologia ‘sociale’, che coinvolge gran parte della popolazione e che di fatto ha forti ricadute sulla spesa: in soli 10 anni, dal 2000 al 2010, la prevalenza del diabete in Italia è cresciuta dal 3,7% al 4,9 % con una prevalenza più alta nel Sud e nelle Isole (6,2%) seguite dal Centro con il 5,5% e dal Nord con il 4,9%. Fa eccezione la Lombardia, dove la prevalenza del diabete è cresciuta del 40% in soli 7 anni, si stima quindi che nella regione la prevalenza di questa patologia nelle persone dai 30 anni in su raggiungerà l’11.1% nel 2030.
Prevenzione.
Possiamo prevenire l’insorgenza del diabete? Certamente. La prevenzione primaria è data dalla cultura dell’alimentazione, saper scegliere gli alimenti corretti per una alimentazione consapevole ed equilibrata. Evitare cibi ad alto contenuto clorico e glicemico, saper associare gli alimenti a base di carboidrati, con proteine e grassi nello stesso piatto.
Un valido strumento di prevenzione è l’analisi genetica innovativa per la ricerca della predisposizione a sviluppare un diabete di tipo due, legato all’alimentazione. La conoscenza del proprio profilo di rischio permette d’individuare e pianificare il tipo di alimentazione adeguata e personalizzata, riducendo i fattori di rischio legati al diabete e cardio vascolari correlati.



Ottobre 5, 2004 RASSEGNA STAMPA

Indifferenza dei medici?

Gentile Professor Veronesi,
approfitto della sua cortese disponibilità e di questo spazio globale per esprimere alcune osservazioni in campo oncologico.
Sono la moglie di un paziente oncologico ancora giovane (41 anni) affetto da ADK al 4° stadio con metastasi ai tessuti molli con origine verosimile polmonare.
Ha già subito diverse resezioni; ha effettuato molti cicli di chemio e radioterapia che purtroppo sono risultati inefficaci. L’oncologo che lo segue ha detto che non può più fare niente!
Abbiamo consultato diversi centri Oncologici (IEO -Bologna – Reggio Emilia) ai quali abbiamo chiesto delucidazioni anche sull’Ipertermia Oncologica: buio totale, se non addirittura un atteggiamento snobistico da parte dei medici!
A questo punto, anche su indicazione di una conoscente, ci siamo rivolti all’ASSIE (l’Associazione Europea dell’Ipertermia) dove abbiamo ricevuto FINALMENTE indicazioni precise su questa terapia del calore come importante arma antitumorale; ci è stato spiegato come in Europa, Giappone, Italia, Stati Uniti siano state condotte e concluse positivamente importanti sperimentazioni. Inoltre l’ASSIE ci ha indirizzato presso il Centro Medico La Misericordia di Massa (che sta entrando in convenzione ASL: infatti l’Ipertermia è riconosciuta dal Sistema Sanitario Nazionale), in quanto a noi più vicino.
Le mie osservazioni:
– ho constatato come molti Oncologi non siano informati su questa metodo di cura ormai consolidata;
– i medici non indicano quindi al paziente altre strade percorribili non dando così altre possibilità alla SPERANZA;
– devono essere i pazienti e i famigliari a “darsi da fare” per carpire informazioni stando attenti, oltre tutto, a non finire in mezzo a sciacalli che spesso approfittano del BISOGNO di curarsi e magari di guarire dal cancro.
Abbiamo bisogno di SENTIMENTI e non di INDIFFERENZA, lo richiede la sacralità della vita e la dignità umana.
La ringrazio e saluto cordialmente.

Danila (Reggio Emilia)

Re: Indifferenza dei medici?

Cara Signora, comprendo perfettamente il suo stato d’animo e condivido le sue ragioni. Proprio sull’importanza fondamentale del dialogo e dell’empatia tra il medico e i suoi pazienti, impostati sull’informazione corretta e sulla reciproca fiducia, sono già più volte intervenuto su questo Forum, perché è una questione fondamentale. Accetto quindi volentieri il suo contributo; “Sportello Cancro” serve proprio a questo. Quanto all’ipertermia, non è da considerare una panacea, ma una strada percorribile in alcuni casi. Ma non è questo il problema.
La vera questione che emerge dalle sue parole è piuttosto quello dell’aggiornamento dei medici. Nel nostro paese, l’organizzazione del lavoro del medico non ha ancora adottato misure adeguate per stare al passo con l’incredibile rapidità del progresso scientifico e tecnologico e con il conseguente aumento delle conoscenze necessarie. L’unico provvedimento concreto è stata la legge, introdotta tre anni fa, che stabilisce l’obbligo dell’aggiornamento continuo per tutti i medici. E stato un grande passo avanti. Tuttavia molto è ancora lasciato al senso di responsabilità individuale e non sempre il medico, nell’insieme di impegni connessi con la sua professione, riesce a inserire momenti di aggiornamento e formazione adeguati. A questo si aggiunge il fatto che non tutti i medici sono bravi comunicatori, pur essendo competenti e aggiornati. Io sono convinto comunque che non si può generalizzare e spero sinceramente che nel suo iter doloroso e faticoso lei non abbia incontrato solo opportunisti o oncologi indifferenti e disinformati.


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