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Giugno 1, 2006 Newsletter

Perdere peso, prevenire malattie, vivere più a lungo e meglio. Sono le promesse della nutrigenomica. Ora con tanto di test genetico personalizzato.Nel variegato panorama delle diete si affaccia una nuova tendenza, destinata a rivoluzionare i programmi alimentari “standardizzati”: la “dieta del Dna”. Il settore di ricerca è nutrigenomica, che studia le relazioni tra alimentazione e metabolismo, per realizzare un regime nutrizionale personalizzato, tarato sul corredo genetico di ogni persona. In più, esplora la suscettibilità dell’organismo di sviluppare malattie multifattoriali, come quelle cardiovascolari, l’aterosclerosi, il diabete o le neoplasie, determinate dall’interazione genetica-ambientale.

La ricerca scientifica
La nutrigenomica, insieme a proteomica e farmacogenomica, è uno dei campi d’applicazione dei risultati scaturiti dal Progetto genoma umano. Il 99,9 per cento del Dna è uguale per tutti gli uomini. La restante porzione presenta minuscole variazioni, gli Snp (Single nucleotide polymorphism), le “impronte digitali” della doppia elica, che rendono diversi nell’aspetto esteriore e nella risposta all’ambiente, ai trattamenti farmacologici e agli alimenti. Ciò spiega, ad esempio, perché c’è chi mangia in abbondanza cibi ricchi di lipidi senza mettere su un filo di grasso, e chi invece non può nemmeno immaginarli che ingrassa. Oppure, la ragione per cui chi assume alimenti ricchi di grassi non sempre sviluppa malattie cardiache. Dai geni, infatti, dipende la velocità e l’efficienza del metabolismo. Alcuni, però, non servono a metabolizzare direttamente i nutrienti, ma vengono regolati da questi e sono legati all’esordio, o al grado di severità, di una patologia. “L’espressione genetica può avere effetti positivi o non corretti, a seconda di fattori influenzanti, come alimentazione, ambiente (inquinamento, radiazioni solari, fumo, ecc), psiche e predisposizioni personali. Qui entra in gioco la nutrigenomica, disciplina che fa luce su queste interconnessioni e consente di creare un profilo alimentare personalizzato, che ottimizza le risorse e migliora la qualità della vita”, sostiene Giuseppe Di Fede, medico chirurgo e direttore dell’Istituto di Medicina Biologica di Milano, e dell’Istituto di Medicina Genetica Preventiva Personalizzata.
Senza dimenticare i “fondamenti” di una sana alimentazione.
Scoprirsi geneticamente protetti dall’effetto dei grassi, ad esempio, non deve incoraggiare a fare il pieno di burro, maionese, fritto, hamburger…

Alla base: il poliformismo genetico
Il genoma umano è rappresentato da numerose molecole, “pezzettini” di DNA presenti in ogni singola cellula. Il DNA, a sua volta, è strutturato in singoli geni, che codificano l’informazione per la sintesi di sequenze di aminoacidi, i costituenti delle proteine, indispensabili allo svolgimento della vita. I geni, quindi, sono i garanti del funzionamento metabolico e i principali responsabili delle risposte all’ambiente. Cosa accade quando il meccanismo s’inceppa? Perché il gene “operaio”, per usare una metafora, incrocia le braccia e si rifiuta di lavorare? La ragione va ricercata nel polimorfismo, ossia la possibilità di un gene di esistere in molteplici forme ed esprimersi in maniera diversa per ogni individuo. “In alcuni individui, l’attività dei geni e di conseguenza delle proteine prodotte è normale, in altri con particolari polimorfismi può condizionare modifiche del metabolismo e di conseguenza avere delle condizioni fisiologiche che possono portare all’esordio di una malattia. Ad esempio, se il benzopirene, sostanza tossica contenuta nel fumo, non è neutralizzato dall’eliminazione ordinata dal gene preposto, si accumula nell’organismo e diventa cancerogeno”, afferma Di Fede.

Il test genetico personalizzato
L’approccio è in funzione della “prevenzione personalizzata”, che aiuta a proteggersi da malattie causate dall’ambiente e dagli effetti collaterali di farmaci, cibi, integratori alimentari non idonei al proprio metabolismo.
Finalità
Indica se il tenore di vita è compatibile con le capacità genetiche della persona e, attraverso la prescrizione, consente di modificare l’attività dei geni, facendo in modo che lavorino a suo vantaggio.

  • Salute: Individua gli organi predisposti alle malattie, i fattori di rischio e i metodi per fronteggiarle. Permette di identificare tipi di medicine (antibiotici, antinfiammatori, ecc) nutrienti e integratori alimentari (vitamine, minerali, oligoelementi) più adatti all’organismo e in grado di rallentare l’invecchiamento biologico, migliorando la resistenza alle patologie nelle diverse età.

  • Benessere: Selezionando gli alimenti compatibili e non con l’attività dei geni, consente di controllare il peso con efficacia e sicurezza, e ottimizzare le prestazioni del fisico, comprese quelle sportive.

In cosa consiste
Si tratta di un piccolo prelievo di sangue dal polpastrello, seguito dalla compilazione di un questionario con dati personali, predisposizioni a malattie e abitudini di vita. Il risultato si ha nell’arco di un mese.
A chi è indicato
A soggetti con familiarità a malattie cardiovascolari, diabete, neoplasie, o degenerative, come Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla, oppure a persone che intendono migliorare la qualità della vita.
Quando farlo
Il test è indicato per tutti, donne e uomini, dai 18 anni in su, e si effettua una sola una volta nella vita, a differenza delle comuni rilevazioni biochimiche.

Le aree studiate
Attraverso 22 analisi genetiche che indagano il gene, la sua mutazione e polimorfismo, si esplora la predisposizione alle malattie e la capacità di fronteggiarle dell’organismo.

  • Biotrasformazione: tolleranza ad alimenti, alcool, tabacco, fumo, farmaci, associazione tra componenti nutritivi, reazioni secondarie ai farmaci.

  • Capacità di disintossicazione da sostanze tossiche o non compatibili.

  • Rischio cardiovascolare: tipo di metabolismo lipidico (colesterolo) che influisce su cuore, circolazione, ictus, ecc.

  • Sistema Angiotensina-Renina: pressione arteriosa, attività renale, predisposizione e danni creati ad arterie e vene.

  • Metabolismo dell’omocisteina: capacità da parte del colesterolo e dei grassi di occludere le arterie, predisponendo a malattie come l’arteriosclerosi.

  • Osteoporosi: riassorbimento osseo e malattie correlate (ad esempio, parodontopatie e osteoporosi precoce)

  • Interleuchina: proteine attive del sistema immunitario, anticorpi contro virus, batteri, cellule cancerose e nelle malattie di origine reumatica.

  • Markers addizionali: parametri relativi al metabolismo del calcio o alla capacità delle arterie di dilatarsi o restringersi.

  • Scelta di antiossidanti mirati e personalizzati.

  • Linee guida alimentari: micronutrizione personalizzata, associazione, esclusione o integrazione specifica degli alimenti.



Maggio 1, 2006 Newsletter

Il colorito della pelle è una caratteristica che distingue nettamente la faccia di chi vive in città da quella di ha la possibilità di fare una vita sana lontano dalle metropoli, respirando un’aria migliore.Si perché il “viso metropolitano” è un marchio che scompare con difficoltà anche dopo giorni interi di vacanza al sole o di escursioni in montagna: sembra quasi che l’abbronzatura vada solo a sovrapporsi al colorito giallo-grigiastro, alle rughe e all’espressione affaticata che ci contraddistingue.

Roberto Canu Solinas, medico Estetico ed esperto di terapie naturali, parte da un presupposto: la città invecchia l’organismo e questo fenomeno invecchia il viso.
Fra i principali avversari del nostro benessere ci sono i Radicali Liberi, generati normalmente dal nostro organismo e che in determinate condizioni come smog, fumo di sigaretta, stress, alimentazione scorretta, si accumulano e influenzano in maniera ormai scientificamente accertata, la qualità e la salute sia della cute del viso, che la qualità degli organi interni, meno visibili ma non per questo meno importanti. Dice Canu “diventa quindi indispensabile disintossicare l’organismo con una terapia naturale ispirata ai criteri della Medicina Biologica e Anti Age.

Per identificare il tipo di trattamento più adatto e personalizzato, dice Giuseppe di Fede, Direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica di Milano, ci si avvale di un test specifico e innovativo, eseguito su un normale campione di sangue venoso, tramite il quale si identificano la quantità di Radicali Liberi, il danno biologico potenziale e la capacità antiossidante dell’organismo. Identificato il o i fattori alterati, si mettono in atto una serie di terapie mirate e personalizzate, idonee a ricostituire una corretta capacità dell’organismo ad eliminare i Radicali Liberi prodotti in eccesso.
Le terapie, dice di Fede sono a base di principi attivi specifici di alta qualità e di origine puramente naturale, capaci di riportare l’organismo in condizioni biologiche più giovani, rispetto a soggetti che hanno perso la capacità disintossicante e molto speso senza che se ne accorga. Ed ecco che quando l’organismo si è liberato dalle tossine in eccesso, si può iniziare la cura capace di ridare al viso la sua funzione di specchio di un organismo sano.

Il trattamento finale si chiama Energo-lifting ed è un insieme di omeopatia e agopuntura. Il presupposto fondamentale è quello di ridare all’organismo le basi per poter riacquistare una pelle idratata, lucente ed elastica. La qualità delle cellule che costituiscono il collagene, i fibroblasti, e alcune sostanze come l’elastina, è data dalla presenza di sostanze chiamate antiossidanti, tra queste ricordiamo la vitamina C, l’Omega 3, derivati dai Bioflavonoidi e altre ancora, che sicuramente giocano un ruolo determinante per la buon riuscita di un trattamento di Energo-lifting.
È noto a tutti che il collagene invecchia e diventa sempre più rigido con l’avanzare dell’età, tale fenomeno è possibile rallentarlo e mantenere uno stato di buna idratazione ed elasticità cutanea, sottoponendosi a trattamenti di Energo-lifting, che non intende spianare le rughe del volto con riempitivi, ma bensì di assecondare e stimolare la produzione di sostanze, di cui lo stesso organismo dispone e della quale, per diverse cause, ha perso la capacità di farlo.
Praticamente si iniettano dei preparati naturali biologici in determinate zone del viso che corrispondono ai punti di Agopuntura, la seduta è settimanale per un massimo di 10 sedute circa. Lo scopo è quello di ridare un’epidermide più trasparente e naturale, agendo non solo a livello “superficiale” ma anche dal di dentro con terapie biologiche Anti Age personalizzate.

dott. Giuseppe Di Fede e Roberto Canu Solinas



Febbraio 1, 2006 Newsletter

Ogni giorno le nostre cellule svolgono numerosi processi biochimici che permettono di compiere tutte le azioni della vita quotidiana e tutto questo senza accorgercene.
Indubbiamente per ogni cosa positiva esiste un analogo negativo, questa è una costante in natura.

Lo scarto delle reazioni del metabolismo umano è rappresentato dai Radicali Liberi (RL), i quali sono praticamente il prodotto della biotrasformazione metabolica che il nostro organismo pratica attraverso l’elaborazione degli alimenti che quotidianamente mangiamo. Tali molecole RL sono altamente reattive e possono indurre un invecchiamento precoce dei tessuti, dalla pelle agli organi interni, delle vene e arterie, malattie cardiovascolari come ictus e infarto cardiaco, fino a malattie altamente degenerative come alcuni tipi di tumore.

Ecco che la protezione dai RL si rende necessaria alla luce delle nuove scoperte che la ricerca in campo biomedico ha evidenziato.

Normalmente la protezione dall’insulto biologico da parte di queste molecole avviene attraverso l’alimentazione che se equilibrata con giusti quantitativi di sostanze antiossidanti contenute nella frutta e nella verdura, introdotta giornalmente, può portare alla protezione e rallentamento di eventuali sviluppi di malattie degenerative o cardiovascolari.
I contenuti di vitamine e minerali presenti negli alimenti, purtroppo, non è sufficiente a soddisfare le necessità fisiologiche che ogni giorno il nostro organismo richiede per mantenersi in buona salute.
In parte ciò è dovuto alla presenza tutto l’anno di alimenti che normalmente non troviamo in inverno o in estate e dal tipo di conservazione che subiscono prima di arrivare sulle nostre tavole.

Ecco che la nuova formulazione preparata mira a soddisfare le richieste metaboliche di protezione dai RL prodotti in maniera fisiologica, senza superare le quantità di vitamine e minerali richiesti, altrimenti, in alcune situazioni, le vitamine stesse potrebbero diventare pro ossidanti se assunte in grosse quantità. Potrebbero cioè svolgere l’azione opposta.

Le principali indicazioni all’uso di integratori antiossidanti sono: surmenage psico-fisico, cali di concentrazione e di memoria, astenia mattutina, pratica sportiva anche non agonistica, fumo di sigaretta, alimentazione scorretta o non equilibrata, vita sedentaria o eccesso di attività sportiva, cure con farmaci salvavita, malattie degenerative, dall’artrosi alla demenza presenile. Sono tutte condizioni degenerative dove la produzione di radicali liberi è molto alta e automantiene la malattia stessa, aggravandola col passare del tempo. Anche le terapie farmacologiche come la chemioterapia, la radioterapia che sviluppano notevoli concentrazioni di RL.
La posologia è di un flaconcino dopo la prima colazione per 20 giorni al mese da continuare per tutto l’anno salvo diversa indicazione del proprio medico.

 



Dicembre 1, 2005 Newsletter

PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI

Gli omega 3 sono importanti molecole dell’ordine di membrana: possono modificare l’espressione genica, i livelli delle citochine dell’infiammazione, la regolazione della produzione di eicosanoidi, i livelli plasmatici dei trigliceridi, la pressione sanguigna, il flusso ionico nelle cellule miocardiche. Si spiega in questo modo il successo di trials clinici con acido eicosapentaenoico (omega 3) e acido docosaesaenoico (DHA) come prevenzione secondaria di infarto cardiaco, aritmie e patologie del miocardio.
Queste osservazioni mostrano il ruolo importante svolto dall’omega 3 e DHA a livello dell’apparato cardiocircolatorio.
Gli effetti dell’omega 3 in pazienti con patologie cardiovascolari potrebbero essere la linea guida per la valutazione di marcatori biologici (PUFA-based) per le coronaropatie e servire come indice di rischio.

TUMORE COLON-RETTO
Si ipotizza con sempre maggior certezza l’influenza degli omega 3 sulla carcinogenesi a livello colon-rettale attraverso molti meccanismi (inibizione delle COX2, aumento dell’apoptosi, riduzione dell’angiogenesi). Inoltre un basso dosaggio del DHA interagisce sinergicamente con l’acido arachidonico, suggerendo che l’aggiunta di DHA nella dieta possa aiutare ulteriormente la terapia.

TUMORE MAMMARIO
L’aggiunta di DHA aumenta sinergicamente la citotossicità dei taxani diminuisce l’espressione degli oncogeni HER-2/neu (c-reb B-2), modifica la produzione di eparansolfato syndecan1, suggerendo un interazione gene-nutriente di importanza notevole nel processo di carcinogenesi mammaria. Questo suggerisce l’ipotesi che l’omega 3 possa essere utilizzato come modulatore della chemiosensitività delle cellule tumorali.

OBIETTIVO DELLO STUDIO
Si vuole valutare il potenziale valore di rischio di tumore, determinando la concentrazione plasmatica di omega 3 in pazienti sani e con cancro colon-rettale e della mammella, prima e dopo l’aggiunta di omega 3, valutando la possibile correlazione con le condizioni cliniche.051214_pufa1

RISULTATI DELLO STUDIO
Abbiamo analizzato 295 soggetti sani con una dieta normale e 268 dopo una dieta con omega3. Il rapporto AA/EPA era di 15,25 + o – 10,36 e 4,07 + o – 3,44 rispettivamente nel primo e secondo gruppo. Abbiamo anche analizzato 38 pazienti con tumore mammario e 8 pazienti con tumore colon-rettale. Il rapporto AA/EPA era 18,20 + o – 9,36 in pazienti con tumore senza aggiunta di omega 3 e051214_pufa2 4,07 + o – 3,44 in pazienti oncologici post-trattamento con omega 3.
In 150 soggetti il rapporto AA/EPA nel sangue era correlato con quello dei fosfolipidi di membrana degli eritrociti.

CONCLUSIONI
La concentrazione di omega 3 nel sangue è più bassa nei pazienti con tumore mammario e del colon-retto rispetto a soggetti normali.
L’aggiunta di omega 3 ristabilisce i normali valori del rapporto omega 6/ omega 3.
051214_pufa3I risultati preliminari in pazienti con tumore mammario e del colon-retto sembrano indicare che il rapporto AA/EPA potrebbe essere incluso come nuovo marcatore nel follow-up di pazienti sotto chemioterapia tradizionale, in accordo ad altri recenti dati di letteratura.

DIPARTIMENTO DI BIOCHIMICA E FISIOLOGIA UNIVERSITA’ DI MILANO
dr G. Berra, G. Montorfano, A.M. Rizzo



Novembre 1, 2005 Newsletter

La Tecnica di Bowen è un trattamento che con delicate movenze delle dita aiuta l’organismo a mantenere e, quando necessario, a ri-trovare l’equilibrio che è la base della buona salute.
E’ una tecnica olistica che considera l’individuo nella sua totalità, inserito ed in rapporto con l’ambiente in cui vive.
In tale visione il sintomo è manifestazione e segnale di un dis-equilibrio dell’intero sistema “individuo” e l’atto terapeutico è volto a “curarlo” aiutandolo a ritrovare equilibrio e armonia.

La non invasività e la delicatezza di questa tecnica fanno sì che sia particolarmente adatta ad accompagnare i bambini nella crescita, venendo loro in aiuto quando ci sono segnali di disarmonia nel loro sviluppo e come integrazione alle altre terapie (ortopediche, fisioterapiche, farmacologiche, omeopatiche – psicologiche, etc.)

E’ quindi un valido strumento nel trattamento dei disturbi e delle patologie neonatali ed infantili quali ad esempio:

  • le paralisi ostetriche “fruste”

  • il torcicollo congenito

  • il piede torto congenito

  • le difficoltà nello sviluppo neuromotorio

  • i disequilibri muscolari

  • le coliche neonatali

  • il vomito a getto

  • l'”acetone”

la presenza di un “rallentato riflesso pupillare” (entro i 3 mesi) o di “sclera blu” (dopo i 3 mesi di età)

  • lo strabismo

  • i disturbi legati alla dentizione

  • le deformità e le anomalie del palato

  • le otiti

  • le sinusiti

  • i problemi respiratori (raffreddori, bronchiti, asma)

  • gli eczemi e le allergie

  • il testicolo non sceso

  • l’enuresi notturna

La Tecnica di Bowen agisce quindi su tutti i sistemi del corpo:

  • nervoso

  • muscolo-scheletrico

  • endocrino

  • urinario

  • cardiocircolatorio

  • respiratorio

  • digestivo

  • escretore

  • sugli organi di senso

  • immunitario.

Agendo sulle capacità di autoguarigione dell’organismo la Tecnica di Bowen è particolarmente efficace sui bambini perché in loro essa è maggiore: tanto più sono piccoli, tanto maggiore è la loro energia e potenzialità alla vita.
Essi sono terreno fertile e poco contaminato non avendo ancora accumulato tossicità dall’alimentazione e dall’ambiente (se non per la parte acquisita ereditariamente).
i bambini hanno più facilità a ritrovare armonia rispetto agli adulti e da qui il successo della Tecnica di Bowen con loro: talvolta bastano una o due sedute per risolvere il problema.

Questa tecnica è un efficace supporto anche per le future mamme sia durante la gravidanza ed in preparazione al parto che nel post-partum e durante l’allattamento perché le sostiene e aiuta in questo speciale periodo di trasformazione ed evoluzione della loro vita.



Ottobre 5, 2005 RASSEGNA STAMPA

Enhancement of the Efficacy of Chemotherapy with Oxaliplatin Plus 5-Fluorouracil by Pretreatment with IL-2 Subcutaneous Immunotherapy in Metastatic Colorectal Cancer Patients with Lymphocytopenia Prior to Therapy

Abstract. The present study was carried out to evaluate the influence of a short-period IL-2 administration on the efficacy of chemotherapy in rnetastatic colorectal cancer patients with pretreatment lymphocytopenia, which was defined as a lymphocyte count of less than 1500/mm3. The study included 144 consecutive metastatic colorectal cancer patients, who underwent chemotherapy with oxaliplatin plus 5-fluorouracil. Lymphocytopenia was seen in 4l/144 (28%) patients, who were randomized to receive chemotherapy alone or chemotherapy after a prechemoimmunotherapy with IL-2 (3 MIU twice/day for 3 consecutive days), whereas patients with a normal pretreatment lymphocyte count received only chemotherapy. A normalization of the lymphocyte number was achieved in 12/19 lymphocytopenic patients pretreated with IL-2.

The objective tumor regression rate achieved in patients with a normal lymphocyte count prior to chemotherapy was significantly higher compared to that obtained in lymphocytopenic patients treated with chemotherapy alone (54/103 vs. 3/22, p<0.01), whereas no significant difference occurred between patients with normal lymphocyte count and lymphocytopenic patients pretreated with IL-2 (54/103 vs. 8/19). This study confirms that pretreatment lymphocytopenia is associated with reduced efficacy of chemotherapy in metastatic colorectal cancer patients. Moreover, it suggests that pretreatment with IL-2 before the onset of chemotherapy may enhance the efficacy of chemotherapy in lymphocytopenic patients. Therefore, the administration of IL-2 before the onset of chemotherapy to improve the immune status of cancer patients may be considered as a new chemoimmunotherapeutic combination, which may be recommended in the treatment of advanced cancer patients, particularly in those with cancer-related immune alterations.

Despite great advances in the understanding of the immunobiology of tumors (1-3), their clinical management still remains founded on the biological characteristics of the tumor, namely of histology, stage, genetic profile and eventual expression of receptors for hormones and growth factors. Recent immunobiological discoveries have generally been limited to experimental studies. In particular, there is little data on the possible influence of the host immunobiological status on the efficacy of cancer chemotherapy for metastatic solid tumors.
However, preliminary clinical studies suggest that the evidence of lymphocytopenia, prior to the onset of chemotherapy, is associated with a reduced efficacy of the treatment, confirming the importance of the biological response of the patients in the prognosis of their neoplastic disease and in conditioning the efficacy of chemotherapy itself (4).
Previous clinical studies had already demonstrated that the occurrence of lymphocytopenia represents a negative biological prognostic factor, because of its association with a lower survival time (5). Cancer-related lymphocytopenia is the expression of the immunosuppressive status, which characterizes the progression of the neoplastic disease, and depends, at least in part, on the production of immunosuppressant substances by cancer cells (6). In particular, lymphocytopenia appears to be associated with a progressive decline in the blood concentrations of IL-2 (7), produced by T helper-type 1 lymphocytes (8). Since IL-2 represents the main growth factor for lymphocytes (9), at least from a theoretical point of view the lymphocytopenic status of advanced cancer patients could potentially be corrected and modified by the administration of IL-2 before starting the chemotherapeutic approach.
To date, several chemoimmunotherapeutic combinations with IL-2 plus chemotherapy have been proposed (10-12). However, all chemoimmunotherapeutic combinations so far elaborated have simply used the chemotherapeutic agents to induce damage to cancer cells, in an attempt to enhance their antigenicity, with the ensuing potential increased efficacy of IL-2 immunotherapy (10-12). However, there are no data about administering IL-2 in an attempt to enhance the efficacy of the commonly used chemotherapeutic regimens.
The present study was carried out to evaluate the influence of a short-period IL-2 subcutaneous (s.c.) immunotherapy on cancer-related lymphocytopenia, with the aim of increasing the efficacy of cancer chemotherapy in metastatic solid tumor patients.

Materials and Methods

The study included 144 metastatic colorectal cancer patients (M/F: 92/52; median age: years, range 41-75). The eligibility criteria were as follows: histologically proven metastatic colorectal cancer, measurable lesions, no double tumor, no brain metastases, no more than one previous chemotherapeutic line with 5-fluorouracil (5-FU) for the metastatic disease, and no concomitant chronic therapy with corticosteroids or other immunosuppressive drugs.
Lymphocytopenia was defined as the presence of a total lymphocyte number less than 1500/mm3 prior to the onset of chemotherapy and was observed in 41/144 (28%) patients prior to chemotherapy.
According to the metastatic locations, patients with pretreatment lymphocytopenia were randomized to receive chemotherapy alone, or to be treated with a short-period IL-2 s.c. immunotherapy before the onset of chemotherapy. The experimental protocol was explained to each patient and written consent was obtained.
According to the schedule proposed by Hochster et al. (13), the chemotherapeutic regimen consisted of oxaliplatin (OXA) plus 5-FU and folates. OXA was injected i. v. at 85 mg/m2 on days 1 and 15, while 5-FU and folates were administered i.v. at a dose of 500 mg/m2 and of 10 mg/m2 on days 1,8 and 15, thus representing a complete immunotherapeutic cycle.
The cycles were repeated every 28 days, for at least 3 cycles. In non-progressing patients, another 2 cycles were planned after the radiological examinations, including CT scan.
The prechemotherapeutic immunotherapy consisted of IL-2 at a dose of 3 million IU twice/daily for 3 consecutive days s.c., for a total dose of 18 million IU, during the week preceding the onset of chemotherapy.
The clinical response was assessed according to WHO criteria. The clinical characteristics of the patients are reported in Table I. The data were statistically analyzed by the Chi-square test and the Student’s t-test, as appropriate.
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Results

As shown in Table I , the three groups of patients with normal lymphocyte count prior to chemotherapy, or with pretreatment lymphocytopenia undergoing chemotherapy alone, or chemotherapy after an IL-2 prechemotherapeutic immunotherapy were well-matched and comparable for the main prognostic variables, including sites of metastases, location of the primary tumor, previous chemotherapies, age and performance status (PS), as assessed by Karnofsky’s score. The clinical response observed in the two groups of patients with normal or low lymphocyte count prior to chemotherapy is shown in Table II. A complete response (CR) was achieved in 5/103 (5%) patients with normal lymphocyte count prior to therapy and in only 1/41 (2%) lymphocytopenic patients. A partial response (PR) was achieved in 59/144 patients, while the overall response rate (CR + PR) was 65/144 (45%). The response rate (CR + PR) achieved in patients with normal lymphocyte count prior to therapy was significantly higher than that found in patients with pretreatment lymphocytopenia (54/103 (52%) vs. 11/41 (27%), p<0.05).
A normalization of lymphocyte number prior to therapy, with values greater than 1500/mm3, was reached in 12/19 patients in response to the prechemotherapeutic immunotherapy with IL-2.
On considering the influence of IL-2 immunotherapy on the clinical response to chemotherapy, the response rate obtained in patients with a normal lymphocyte count was significantly higher compared to that observed in lymphocytopenic patients, who received no immunotherapy prior to chemotherapy (54/103 vs. 3/22, p<0.01), whereas no difference was seen in the response rate between patients with a normal lymphocyte count prior to therapy and lymphocytopenic patients pretreated with IL-2 (54/103 vs. 8/19).
Finally, within the group of lymphocytopenic patients pretreated with IL-2 before the onset of chemotherapy, the response rate observed in patients who achieved a normalization of lymphocyte count in response to IL-2 injection was higher with respect to that obtained in patients whose lymphocyte number was not normalized by IL-2 (6/12 (50% ) vs. 2/7 (29%)), even though the difference was not statistically significant. However, the response rate obtained in IL-2-pretreated patients, even independently of lymphocyte normalization, was significantly higher than that found in lymphocytopenic patients without IL-2 immunotherapy (8/19 vs. 3/22,p<0.05).
IL-2 prechemotherapeutic immunotherapy was well tolerated and did not influence the expected toxicity of the chemotherapy.
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Discussion

In accordance with previous preliminary clinical results (4), this study confirms that pretreatment lymphocytopenia is associated with a reduced efficacy of chemotherapy in metastatic cancer patients. This finding is not surprising, since lymphocyte activation would contribute to the destruction of tumor cells induced by chemotherapy, particularly of chemotherapy-resistant cells, which are more sensitive to the cytotoxicity exerted by activated lymphocytes (10). In the presence of lymphocytopenia, such participation by lymphocytes would be diminished.
The results of this study demonstrated that the correction of lymphocytopenia by the administration of the main growth factor for lymphocytes, IL-2, may allow enhanced efficacy of the chemotherapy, comparable to that commonly observed in patients with a normal lymphocyte count prior to chemotherapy. Thus, a new regimen for immunochemotherapeutic strategies, consisting of the administration of in vivo 19: 1077-1080 (2005)
antitumor cytokines, such as IL-2, before the onset of chemotherapy, should improve the immune status of the patients.
At present, the overall chemoimmununotherapeutic regimens with IL-2 plus chemotherapy have utilized chemotherapy to improve the efficacy of IL-2, by enhancing the antigenicity of cancer cells as a consequence of chemotherapy-induced damage of cell surface molecules. In contrast, this study would suggest the possibility of using IL-2 to enhance the efficacy of chemotherapy, by improving the immune status of cancer patients, namely by increasing the absolute number of lymphocytes, which play a fundamental role in mediating an effective anticancer immune reaction.
Further studies, using different doses of IL-2 and for a longer period of injection, will be required to better define the optimal schedule to prepare cancer patients for the successive administration of chemotherapy.

References

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Hochster H, Charchowa A, Speyer J et al: Oxaliplatin with weekly bolus fluorouracil and low-dose leucovorin as first-line therapy for patients with colorectal cancer. J Clin Oncol 21: 2703-2707, 2003.

Correspondence to: Dr Paolo Lissoni, Divisione di Radioterapia Oncologica, Ospedale San Gerardo, 20052 Monza, Milano, Italy. Fax: 039/2332284.
Key Words: Immunotherapy, interleukin-2, lymphocytopenia, oxaliplatin.

Received April 7, 2005 Accepted August 30, 2005

P. LISSONI1, F. BRIVIO2, L. FUMAGALLI2, G. DI FEDE3 and G. BRERA4
1Division of Radiation Oncology and 2Division of Surgery, S. Gerardo Hospital, Monza, Milan; 3Institute of Biological Medicine, Milan; 4Ambrosian University, Milan, Italy



Ottobre 1, 2005 Newsletter

18-19 novembre 2005
convegno sulla terapia del tumore e il trattamento oncologico
Il dottor Giuseppe di Fede interverrà esponendo i temi:
“termoterapia e l’integrazione alimentare, quando e come consigliarli” (ven. 18/11)
“Ipertermia oncologica applicazioni clinici” (sab. 19/11 ore 10.30)

AIMI, l’Associazione Internazionale di Medicina Integrata, invita tutti alla

Tavola Rotonda con moderatore

TERAPIA DEL TUMORE
Cosa scegliere: le terapie convenzionali, le terapie naturali o l’approccio misto

Milano, 18 novembre 2005, ore 20.30 – 22.30
Istituto Schiapparelli
Via Settembrini, 4 Milano
Ingresso Libero (prenotazione posto a sedere 5,00 euro)

RELATORI

Prof. Dr. Ben Pfeifer – Dr. Cesary Winnicki: analisi statistica dei casi di successo della terapia convenzionale per alcuni tipi di tumore, quali quello della prostata.
Dr. Serge Jurasunas:
l’uso degli antiossidanti nel trattamento del tumore e il rafforzamento del sistema immunitario.
Dr. Paolo Lissoni:
la melatonina e la terapia Di Bella sono ancora valide?
Dr. Giuseppe Di Fede:
termoterapia e l’integrazione alimentare, quando e come consigliarli.
Dr. Mauro Miceli:
Functional Food e Nutraceutica nel trattamento delle malattie tumorali.


AIMI in collaborazione con 051024jafra Japan Functional Food Research Association

Convegno

IL CONTRIBUTO NATURALE AL TRATTAMENTO ONCOLOGICO (BioBran)

Milano, 19 Novembre 2005
Jolly Hotel Touring – Via U. Targhetti, 2 Milano
Posti limitati – prenotazione posti ad esaurimento.
Iscrizione al convegno e pranzo 50,00 euro
Si accettano le iscrizioni entro e non oltre il 10 novembre

PROGRAMMA

09.00 – 09.30
Registrazione partecipanti.
09.30 – 09.45
Presentazione giornata.
09.45 – 10.30
Phytotherapy for prostate cancer – hope or reality? (dr. B. Pfeifer / dr. C. Winnicki).
Fitoterapia per il tumore alla prostata – speranza o realtà?
BioBran improves NK-cell function in cancer patiens.
BioBran incrementa la funzionalità delle cellule NK nei pazienti affetti da cancro.
10.30 – 11.00
Ipertermia oncologica applicazioni clinici. (dr. G. Di Fede)
11.00 – 11.20
Break.
11.20 – 12.00
Functional Food e Nutraceutica nel trattamento delle malattie tumorali (dr. M. Miceli).
12.00 – 13.00
Regolazione neuroendocrina nella risposta immunitaria antitumorale:
ghiandola pineale e sistema endocannabinoide. (dr. P. Lissoni).
Valutazione psicologica in oncologia medica: l’approccio olistico al paziente oncologico.
(dr.ssa G. Messina).
13.15 – 14.30
Pranzo.
14.30 – 15.30
Where are we with cancer? – A combination therapy using low molecular antioxidants in cancer treatment. (dr. S. Jurasunas).
Terapia combinata utilizzando gli antiossidanti a basso peso molecolare nel trattamento del cancro.
15.30 – 16.00
A low molecular antioxidant compound (Anoxe) against ROS activity and inhibitory effect on the cyclooxygenase enzyme. (dr. N. Tavares).
Composto antiossidante a basso peso molecolare (Anoxe) contro !’attività delle ROS e ad effetto inibitorio sull’enzima cyclooxygenasi.
16.00 – 16.20
Break.
16.20 – 16.45
Nutrizione e terapia delle patologie neoplastiche. (dr. A. Fiorito)
16.45 – 17.15
Cancro e Medicina Naturale. (dr. P. Vanoli)
17.15 – 18.00
Discussione e conclusione lavori.


0503logPER ULTERIORI INFORMAZIONI ED ISCRIZIONI ALLA TAVOLA ROTONDA
AIMI – ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE DI MEDICINA INTEGRATA
tel. 02 6693950 – e-mail: info@syntony.it

PER ULTERIORI INFORMAZIONI ED ISCRIZIONI AL CONVEGNO
AIMI – ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE DI MEDICINA INTEGRATA
tel. 02 6693950 – e-mail: info@syntony.it

Per partecipare alla giornata è obbligatorio spedire un Fax al
numero 02/6700708 e una Mail a info@syntony.ít con i propri
dati anagrafici e la ricevuta dei Bonifico Bancario a favore di:

Flowers’ Club AIMI
CREDIVENETO Ag, dì Legnago ABI 7057 CAB 59541 C/C 4156870 CIN U
Entro e non oltre il 10 Novembre 2005.
L’iscrizione è garantita solo dopo aver ricevuto il pagamento.

SI RINGRAZIA

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Ottobre 1, 2005 Newsletter

Il test per la determinazione dei danni che le nostre cellule subiscono quotidianamente, è denominato 8-OH-2DG.

Tale valore, dosato nelle urine, rappresenta uno  strumento innovativo per la determinazione dello stress ossidativo e quindi il danno che le cellule del nostro organismo subiscono durante la vita a diversi livelli, ma specialmente a livello del patrimonio genetico o in presenza di patologie tumorali o di malattie cronico degenerative come l’artrosi e l’artrite reumatoide.

Diverse sono le cause alla base della produzione dell’ 8-0H-2DG tra i quali molto semplicemente il fumo di sigaretta, che com’ è noto produce dalla combustione della carta e tabacco, molti radicali liberi che creano a loro volta dei veri propri danni alle cellule.
Una ripetuta azione dannosa di questi Radicali Liberi alle cellule del nostro corpo, porta inevitabilmente alla produzione elevata di 8-OH-2DG.

Tale marker può essere utilizzato come indice di distruzione e riparazione cellulare, in diverse forme di malattie dal tumore al polmone o al fegato ad esempio, al controllo dell’efficacia delle terapie mediche, della chemioterapia, al monitoraggio del recupero fisico in atleti sottoposti a lavoro muscolare intenso, in quanto un’attività sportiva praticata in modo costante, produce notevole quantità di acido lattico il quale avvelena i muscoli sfibrandoli e la riparazione dei tessuti muscolari può essere monitorizzata tramite la determinazione nelle urine di questo esame, non invasivo, semplice e scientificamente sicuro.

 



Giugno 1, 2005 RASSEGNA STAMPA

L’età anagrafica non sempre corrisponde all’età biologica.

Per età biologica si intende lo stato di “salute” delle cellule che compongono gli organismi biologici.
Spesso lo scarto di età è notevole, in quanto a determinarla sono diversi fattori di tipo biochimico e metabolico e non solo di tipo generico. Sono ormai trenta anni che si parla di medicina anti aging negli Stati Uniti, dove è stato persino fondato il NIA ( National Institute of Aging ) un istituto governativo che svolge attività di ricerca a livello mondiale sull’invecchiamento.

Oggi è possibile intervenire sui fattori metabolici e biochimici che determinano l’invecchiamento cellulare e di conseguenza fisico, con risultati apprezzabili soprattutto per il benessere psicofisico. L’analisi di alcuni parametri di laboratorio, mediante un semplice prelievo del sangue, permette di conoscere la funzione del nostro corpo e quindi delle nostre cellule mettendo in luce eventuali carenze o difetti di funzione, come ad esempio l’indice dello stress ossidativo, la stanchezza cronica, l’aumento del peso, la comparsa di rughe precoci, la caduta dei capelli, la riduzione della vista, la produzione di cellulite dopo una certa età, il calo di memoria.
Insomma il cambiamento di alcuni parametri vitali senza una spiegazione precisa, il valore di alcuni elementi del sangue, ormonali, immunologici, possono indicarci se siamo sottoposti all’azione ossidante ( distruzione delle membrane cellulari ) e cosa fare per difenderci dai radicali liberi.

Questo esclusivo sistema di analisi è basato su una serie di valori che possiamo denominare Bio Check Anti Aging che studiati assieme ai normali parametri di laboratorio, permettono di definire l’indice biologico, ovvero la nostra vera età.
Il protocollo terapeutico appropriato, ci consentirà di riprogrammare l’orologio della nostra età, ritardando l’invecchiamento cellulare e di vivere meglio gli anni della nostra vita in piena efficienza fisica e psichica. Uno dei pilastri della terapia, oltre all’uso di fitoestratti ad azione antiossidante e di integratori nutrizionali appositamente selezionati, è lo studio dei cibi che influenzano negativamente sul nostro stato di salute e dei cibi che invece hanno un alto potere antiossidante e che quindi vanno introdotti con maggiore frequenza.

 



Maggio 1, 2005 Newsletter

Per ipertermia oncologica, si definisce una tecnica terapeutica che permette di irradiare il tessuto patologico mediante una radiofrequenza a 13,56 MHz, ottenendo un aumento della temperatura locale tra i 42,5° e i 43,5° C soltanto all’interno dei tessuti patologici.

Il calore inibisce la respirazione cellulare senza alterare il metabolismo anaerobio delle cellule tumorali, provocando una lesione delle membrane, aumentandone la permeabilità e provocando infine la morte della cellula stessa.
Caratteristica del tessuto tumorale è la presenza di reti capillari neoformate, con una distribuzione casuale e disordinata. I capillari stessi presentano una consistenza propria a livello dell’endotelio e variazioni bizzarre del calibro. Tutto ciò porta da un lato, ad un aumento delle resistenze periferiche del flusso sanguigno intratumorale, con conseguente necrosi cellullare al centro della massa neoplastica, e dall’altro crea una situazione favorevole in caso di applicazione di un trattamento ipertermico perché il rallentato flusso sanguigno intratumorale permette un prolungato “contatto ipertermico” a livello della cellula tumorale con incremento delle temperature nelle cellule neoplastiche.

Diverse sono le tecniche per indurre calore

Ipertermia esterna: si applicano due piastre sulla superficie del corpo, anteriormente e posteriormente, in corrispondenza della lesione. In questo modo le due antenne sono in accordo di fase e il tessuto viene attraversato dalla radiazione che, successivamente, lo riscalderà. Per evitare lesioni cutanee da riscaldamento, le antenne sono dotate di circuito ad acqua autorefrigerante. Le loro dimensioni sono in relazione alla zona da trattare.

Ipertermia perfusionale intraoperatoria mediante circolazione extra corporea: utilizza lo stesso meccanismo di riscaldamento che viene effettuato sul sangue del soggetto. Il sangue, irradiato e riscaldato a 43°C cui viene aggiunto un chemioterapico specifico, viene quindi reinfuso nel soggetto stesso.

Altre tecniche di ipertermia oncologica in uso in diversi istituti clinici, sfruttano tutte il principio del calore che uccide le cellule tumorali mediante: radiofrequenze, ultrasuoni, micro-onde, riscaldatori perfusionali extracorporei, sonde endocavitarie, termoablazione.

Diversi sono i vantaggi dell’ ipertermia a radiofrequenza esterna:
assenza di effetti collaterali

  • crea un effetto antitumorale sulle cellule tumorali quiescenti che sfuggono all’azione della chemioterapia e possono “risvegliarsi” entrando i mitosi, dopo anni dalla guarigione dalla malattia stessa
  • aumento delle difese anticorpali mediante l’aumento in percentuale dei linfociti NK che evitano la metastatizzazione del tumore
  • aumento della produzione di citochine, IL2-IL10-IL12 presenti in concentrazione molto bassa nel paziente oncologico, che consente di potenziare le difese immunitarie tramite l’effetto attuato dalla “febbre indotta dal calore”
  • effetto citotossico diretto sulle cellule tumorali per ridotta ossigenazione, scarsa nutrizione, aumento dell’acidità
  • effetto radiosensibilizzante dell’ipertermia, se effettauta in associazione a radioterapia o contemporaneamente ad essa, entro le 3-4 ore l’effetto è massimo qualora fatte le due terapie simultaneamente
  • riduzione della massa tumorale senza danno per i tessuti sani circostanti
    effetto chemio-sensibilizzante: aumenta la sensibilità alla chemioterapia, se effettuata contemporaneamente o entro un breve lasso di tempo (da decidersi in base al tipo di farmaco utilizzato)
  • possibilità di essere applicata prima di un intervento chirurgico migliorando i margini del campo operatorio
  • rallentamento dell’evoluzione della patologia con miglioramento della qualità della vita e una migliore resistenza alle infezioni durante i trattamenti oncologici aggressivi
    allungamento della sopravvivenza con una percentuale del 65% di arresto o scomparsa del tumore nei malati trattati in tempi precoci dalla diagnosi clinica.

A titolo puramente orientativo, è possibile elencare alcuni tipi di tumore che si possono trattare: linfomi di Hodgkin; seminoma; carcinomi indifferenziati delle prime vie aeree e digestive; sarcoma di Ewing; rabdomiosarcoma localizzato e diffuso; basalioma; melanoma; carcinoma spinocellulare; adenocarcinomi di endometrio, mammella, apparato gastroenterico e giandole endocrine; condrosarcoma; osteosarcoma; carcinoma polmonare; epatocarcinoma primitivo e secondario. In alcuni casi, quando le condizioni anatomiche della lesione, lo permettono è possibile trattare tumori del pancreas e del sistema nervoso centrale.
In alcuni studi pubblicati di recente è stato dimostrato che il trattamento con l’ipertermia aggiunto a chemio e radioterapia comporta significativi benefici in termini di tolleranza ed efficacia delle terapie. Il calore, prodotto dall’ipertermia rompe il DNA delle cellule tumorali, uccidendole anche se non sono in fase attiva o quiescente. In strutture specializzate come il reparto di radioterapia oncologica dell’ospedale clinicizzato di Verona, si utilizzano, a tal fine apparecchiature all’avanguardia che permettono l’associazione contemporanea di Ipertermia e radioterapia.

(da doctor33.it)

 


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