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Ottobre 5, 2006 RASSEGNA STAMPA

Dai laboratori di tre grandi università italiane arriva una nuova opportunità per prevenire la malattia di Alzheimer. La questione prevenzione per la demenza senile di Alzheimer non è cosa di poco conto, basta considerare che la sua manifestazione clinica è l’inizio della compromissione inesorabile della memoria e delle funzioni cognitive del cervello.

Per battere questa malattia è quindi necessario intervenire prima, nella sua fase silente, per esempio, che si stima duri circa 10-15 anni.
L’idea dei medici delle università di Milano, Bologna e Ferrara è stata proprio di indagare al livello genetico proprio in questo periodo.
Spiega il professor Federico Licastro, docente al Dipartimento di Patologia Sperimentale dell’Università di Bologna: «Sfruttando una complessa combinazione di indagini genetiche, neurocognitive e radiologiche applicata a centinaia di pazienti con la malattia e altrettanti controlli su persone sane è stato possibile rilevare i segni premonitori della malattia».
«Poter sapere in anticipo il rischio individuale è un’informazione di vitale importanza», spiega Licastro, «perché permette di inserire il soggetto con rischio elevato in un percorso di approfondimento diagnostico e preventivo che può permettere di prevenire il decadimento cognitivo e la successiva manifestazione della malattia grazie all’utilizzo precoce di farmaci appropriati, cambiamenti dello stile di vita e di abitudini alimentari».

Fonte: Club azzurro la clessidra & friends 22/10/2006 10.51



Agosto 1, 2006 Newsletter

Informazione e prevenzione per la salute dell’uomo: come risolvere le intolleranze alimentari

Venerdì 22 settembre 2006
ore 15:00 – 19:00 Palazzo Turati – via Meravigli, 9/b – Milano

L’occasione vedrà illustri esperti e specialisti discorrere con il pubblico di come rinforzare il proprio sistema immunitario per prevenire la formazione delle intolleranze, attraverso un’alimentazione sana; di quali sono oggi i metodi diagnostici, personalizzati e non invasivi, per riconoscerle e cosa fare per affrontarle e risolverle, ottenendo un aumento del benessere psicofisico.

PARTECIPERANNO

Giuseppe Di Fede
Direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica e
Direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Genetica Preventiva Personalizzata srl

Manuela Baldi
Naturopata. Specializzata in Psico Neuro Endocrino Immunologia

Roberto Marrocchesi
Consulente e docente di macrobiotica e di Feng Shui. Nutrizionista

Attilio Speciani
Medico, specialista in allergologia, immunologia clinica. Agopuntore. Profondo conoscitore della medicina naturale e della nutrizione applicata. Membro del Comitato tecnico scientifico di medicina complementare della Regione Lombardia

Flavio Gazzola
Medico, specialista in Neurologia, EVAN, check-up bioelettronici, iridologia, visologia, medicina naturale, omeopatia, fitoterapia, vitalizzazione cellulare

Luciano Pecchiai
Primario Patologo Emerito dell’Ospedale dei Bambini “Vittore Buzzi” di Milano, esperto di alimentazione e medicina naturale, direttore del Centro di Eubiotica Umana di Milano LA

PROGRAMMA

Ore 14.30:
Registrazione

Ore 15.00:
Visologia (diagnosi e terapia attraverso il viso) e test bioelettronici nella diagnosi e
trattamento di intolleranze e allergie alimentari

Flavio Gazzola, Medico, specialista in Neurologia, EVAN, check-up bioelettronici,
iridologia, visologia, medicina naturale, omeopatia, fitoterapia, vitalizzazione cellulare

Ore 15.20:
Sistema Alcat-test innovativo per le analisi delle intolleranze
Giuseppe Di Fede, Direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica e
Direttore Sanitario di Istituto di Medicina Genetica Preventiva Personalizzata srl
Manuela Baldi, Naturopata. Specializzata in Psico Neuro Endocrino Immunologia

Ore 16.00:
Rinfresco

Ore 16.30:
Nessun cibo è colpevole: guarire le intolleranze mangiando
Attilio Speciani, Medico, specialista in allergologia, immunologia clinica. Agopuntore.
Profondo conoscitore della medicina naturale e della nutrizione applicata. Membro del
Comitato tecnico scientifico di medicina complementare della Regione Lombardia

Ore 16.50:
Insorgenza delle intolleranze alimentari. Come risolverle
Luciano Pecchiai, Primario Patologo Emerito dell’Ospedale dei Bambini “Vittore Buzzi” di
Milano. Esperto di alimentazione e medicina naturale, direttore del Centro di Eubiotica
Umana di Milano

Ore 17.10: (Presenza non ancora confermata)
Sergio Chiesa, Esperto di nutrizione e in particolare del Metodo Kousmine.
Fondatore e presidente dell’associazione CiboèSalute. Cofondatore dell’Associazione
Amik per la preparazione dei medici al Metodo kousmine

Ore 17.30:
Dibattito con il pubblico

Ore 18.30:
Chiusura dei lavori



Febbraio 1, 2006 Newsletter

Ogni giorno le nostre cellule svolgono numerosi processi biochimici che permettono di compiere tutte le azioni della vita quotidiana e tutto questo senza accorgercene.
Indubbiamente per ogni cosa positiva esiste un analogo negativo, questa è una costante in natura.

Lo scarto delle reazioni del metabolismo umano è rappresentato dai Radicali Liberi (RL), i quali sono praticamente il prodotto della biotrasformazione metabolica che il nostro organismo pratica attraverso l’elaborazione degli alimenti che quotidianamente mangiamo. Tali molecole RL sono altamente reattive e possono indurre un invecchiamento precoce dei tessuti, dalla pelle agli organi interni, delle vene e arterie, malattie cardiovascolari come ictus e infarto cardiaco, fino a malattie altamente degenerative come alcuni tipi di tumore.

Ecco che la protezione dai RL si rende necessaria alla luce delle nuove scoperte che la ricerca in campo biomedico ha evidenziato.

Normalmente la protezione dall’insulto biologico da parte di queste molecole avviene attraverso l’alimentazione che se equilibrata con giusti quantitativi di sostanze antiossidanti contenute nella frutta e nella verdura, introdotta giornalmente, può portare alla protezione e rallentamento di eventuali sviluppi di malattie degenerative o cardiovascolari.
I contenuti di vitamine e minerali presenti negli alimenti, purtroppo, non è sufficiente a soddisfare le necessità fisiologiche che ogni giorno il nostro organismo richiede per mantenersi in buona salute.
In parte ciò è dovuto alla presenza tutto l’anno di alimenti che normalmente non troviamo in inverno o in estate e dal tipo di conservazione che subiscono prima di arrivare sulle nostre tavole.

Ecco che la nuova formulazione preparata mira a soddisfare le richieste metaboliche di protezione dai RL prodotti in maniera fisiologica, senza superare le quantità di vitamine e minerali richiesti, altrimenti, in alcune situazioni, le vitamine stesse potrebbero diventare pro ossidanti se assunte in grosse quantità. Potrebbero cioè svolgere l’azione opposta.

Le principali indicazioni all’uso di integratori antiossidanti sono: surmenage psico-fisico, cali di concentrazione e di memoria, astenia mattutina, pratica sportiva anche non agonistica, fumo di sigaretta, alimentazione scorretta o non equilibrata, vita sedentaria o eccesso di attività sportiva, cure con farmaci salvavita, malattie degenerative, dall’artrosi alla demenza presenile. Sono tutte condizioni degenerative dove la produzione di radicali liberi è molto alta e automantiene la malattia stessa, aggravandola col passare del tempo. Anche le terapie farmacologiche come la chemioterapia, la radioterapia che sviluppano notevoli concentrazioni di RL.
La posologia è di un flaconcino dopo la prima colazione per 20 giorni al mese da continuare per tutto l’anno salvo diversa indicazione del proprio medico.

 



Dicembre 1, 2005 Newsletter

PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI

Gli omega 3 sono importanti molecole dell’ordine di membrana: possono modificare l’espressione genica, i livelli delle citochine dell’infiammazione, la regolazione della produzione di eicosanoidi, i livelli plasmatici dei trigliceridi, la pressione sanguigna, il flusso ionico nelle cellule miocardiche. Si spiega in questo modo il successo di trials clinici con acido eicosapentaenoico (omega 3) e acido docosaesaenoico (DHA) come prevenzione secondaria di infarto cardiaco, aritmie e patologie del miocardio.
Queste osservazioni mostrano il ruolo importante svolto dall’omega 3 e DHA a livello dell’apparato cardiocircolatorio.
Gli effetti dell’omega 3 in pazienti con patologie cardiovascolari potrebbero essere la linea guida per la valutazione di marcatori biologici (PUFA-based) per le coronaropatie e servire come indice di rischio.

TUMORE COLON-RETTO
Si ipotizza con sempre maggior certezza l’influenza degli omega 3 sulla carcinogenesi a livello colon-rettale attraverso molti meccanismi (inibizione delle COX2, aumento dell’apoptosi, riduzione dell’angiogenesi). Inoltre un basso dosaggio del DHA interagisce sinergicamente con l’acido arachidonico, suggerendo che l’aggiunta di DHA nella dieta possa aiutare ulteriormente la terapia.

TUMORE MAMMARIO
L’aggiunta di DHA aumenta sinergicamente la citotossicità dei taxani diminuisce l’espressione degli oncogeni HER-2/neu (c-reb B-2), modifica la produzione di eparansolfato syndecan1, suggerendo un interazione gene-nutriente di importanza notevole nel processo di carcinogenesi mammaria. Questo suggerisce l’ipotesi che l’omega 3 possa essere utilizzato come modulatore della chemiosensitività delle cellule tumorali.

OBIETTIVO DELLO STUDIO
Si vuole valutare il potenziale valore di rischio di tumore, determinando la concentrazione plasmatica di omega 3 in pazienti sani e con cancro colon-rettale e della mammella, prima e dopo l’aggiunta di omega 3, valutando la possibile correlazione con le condizioni cliniche.051214_pufa1

RISULTATI DELLO STUDIO
Abbiamo analizzato 295 soggetti sani con una dieta normale e 268 dopo una dieta con omega3. Il rapporto AA/EPA era di 15,25 + o – 10,36 e 4,07 + o – 3,44 rispettivamente nel primo e secondo gruppo. Abbiamo anche analizzato 38 pazienti con tumore mammario e 8 pazienti con tumore colon-rettale. Il rapporto AA/EPA era 18,20 + o – 9,36 in pazienti con tumore senza aggiunta di omega 3 e051214_pufa2 4,07 + o – 3,44 in pazienti oncologici post-trattamento con omega 3.
In 150 soggetti il rapporto AA/EPA nel sangue era correlato con quello dei fosfolipidi di membrana degli eritrociti.

CONCLUSIONI
La concentrazione di omega 3 nel sangue è più bassa nei pazienti con tumore mammario e del colon-retto rispetto a soggetti normali.
L’aggiunta di omega 3 ristabilisce i normali valori del rapporto omega 6/ omega 3.
051214_pufa3I risultati preliminari in pazienti con tumore mammario e del colon-retto sembrano indicare che il rapporto AA/EPA potrebbe essere incluso come nuovo marcatore nel follow-up di pazienti sotto chemioterapia tradizionale, in accordo ad altri recenti dati di letteratura.

DIPARTIMENTO DI BIOCHIMICA E FISIOLOGIA UNIVERSITA’ DI MILANO
dr G. Berra, G. Montorfano, A.M. Rizzo



Ottobre 5, 2005 RASSEGNA STAMPA

Enhancement of the Efficacy of Chemotherapy with Oxaliplatin Plus 5-Fluorouracil by Pretreatment with IL-2 Subcutaneous Immunotherapy in Metastatic Colorectal Cancer Patients with Lymphocytopenia Prior to Therapy

Abstract. The present study was carried out to evaluate the influence of a short-period IL-2 administration on the efficacy of chemotherapy in rnetastatic colorectal cancer patients with pretreatment lymphocytopenia, which was defined as a lymphocyte count of less than 1500/mm3. The study included 144 consecutive metastatic colorectal cancer patients, who underwent chemotherapy with oxaliplatin plus 5-fluorouracil. Lymphocytopenia was seen in 4l/144 (28%) patients, who were randomized to receive chemotherapy alone or chemotherapy after a prechemoimmunotherapy with IL-2 (3 MIU twice/day for 3 consecutive days), whereas patients with a normal pretreatment lymphocyte count received only chemotherapy. A normalization of the lymphocyte number was achieved in 12/19 lymphocytopenic patients pretreated with IL-2.

The objective tumor regression rate achieved in patients with a normal lymphocyte count prior to chemotherapy was significantly higher compared to that obtained in lymphocytopenic patients treated with chemotherapy alone (54/103 vs. 3/22, p<0.01), whereas no significant difference occurred between patients with normal lymphocyte count and lymphocytopenic patients pretreated with IL-2 (54/103 vs. 8/19). This study confirms that pretreatment lymphocytopenia is associated with reduced efficacy of chemotherapy in metastatic colorectal cancer patients. Moreover, it suggests that pretreatment with IL-2 before the onset of chemotherapy may enhance the efficacy of chemotherapy in lymphocytopenic patients. Therefore, the administration of IL-2 before the onset of chemotherapy to improve the immune status of cancer patients may be considered as a new chemoimmunotherapeutic combination, which may be recommended in the treatment of advanced cancer patients, particularly in those with cancer-related immune alterations.

Despite great advances in the understanding of the immunobiology of tumors (1-3), their clinical management still remains founded on the biological characteristics of the tumor, namely of histology, stage, genetic profile and eventual expression of receptors for hormones and growth factors. Recent immunobiological discoveries have generally been limited to experimental studies. In particular, there is little data on the possible influence of the host immunobiological status on the efficacy of cancer chemotherapy for metastatic solid tumors.
However, preliminary clinical studies suggest that the evidence of lymphocytopenia, prior to the onset of chemotherapy, is associated with a reduced efficacy of the treatment, confirming the importance of the biological response of the patients in the prognosis of their neoplastic disease and in conditioning the efficacy of chemotherapy itself (4).
Previous clinical studies had already demonstrated that the occurrence of lymphocytopenia represents a negative biological prognostic factor, because of its association with a lower survival time (5). Cancer-related lymphocytopenia is the expression of the immunosuppressive status, which characterizes the progression of the neoplastic disease, and depends, at least in part, on the production of immunosuppressant substances by cancer cells (6). In particular, lymphocytopenia appears to be associated with a progressive decline in the blood concentrations of IL-2 (7), produced by T helper-type 1 lymphocytes (8). Since IL-2 represents the main growth factor for lymphocytes (9), at least from a theoretical point of view the lymphocytopenic status of advanced cancer patients could potentially be corrected and modified by the administration of IL-2 before starting the chemotherapeutic approach.
To date, several chemoimmunotherapeutic combinations with IL-2 plus chemotherapy have been proposed (10-12). However, all chemoimmunotherapeutic combinations so far elaborated have simply used the chemotherapeutic agents to induce damage to cancer cells, in an attempt to enhance their antigenicity, with the ensuing potential increased efficacy of IL-2 immunotherapy (10-12). However, there are no data about administering IL-2 in an attempt to enhance the efficacy of the commonly used chemotherapeutic regimens.
The present study was carried out to evaluate the influence of a short-period IL-2 subcutaneous (s.c.) immunotherapy on cancer-related lymphocytopenia, with the aim of increasing the efficacy of cancer chemotherapy in metastatic solid tumor patients.

Materials and Methods

The study included 144 metastatic colorectal cancer patients (M/F: 92/52; median age: years, range 41-75). The eligibility criteria were as follows: histologically proven metastatic colorectal cancer, measurable lesions, no double tumor, no brain metastases, no more than one previous chemotherapeutic line with 5-fluorouracil (5-FU) for the metastatic disease, and no concomitant chronic therapy with corticosteroids or other immunosuppressive drugs.
Lymphocytopenia was defined as the presence of a total lymphocyte number less than 1500/mm3 prior to the onset of chemotherapy and was observed in 41/144 (28%) patients prior to chemotherapy.
According to the metastatic locations, patients with pretreatment lymphocytopenia were randomized to receive chemotherapy alone, or to be treated with a short-period IL-2 s.c. immunotherapy before the onset of chemotherapy. The experimental protocol was explained to each patient and written consent was obtained.
According to the schedule proposed by Hochster et al. (13), the chemotherapeutic regimen consisted of oxaliplatin (OXA) plus 5-FU and folates. OXA was injected i. v. at 85 mg/m2 on days 1 and 15, while 5-FU and folates were administered i.v. at a dose of 500 mg/m2 and of 10 mg/m2 on days 1,8 and 15, thus representing a complete immunotherapeutic cycle.
The cycles were repeated every 28 days, for at least 3 cycles. In non-progressing patients, another 2 cycles were planned after the radiological examinations, including CT scan.
The prechemotherapeutic immunotherapy consisted of IL-2 at a dose of 3 million IU twice/daily for 3 consecutive days s.c., for a total dose of 18 million IU, during the week preceding the onset of chemotherapy.
The clinical response was assessed according to WHO criteria. The clinical characteristics of the patients are reported in Table I. The data were statistically analyzed by the Chi-square test and the Student’s t-test, as appropriate.
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Results

As shown in Table I , the three groups of patients with normal lymphocyte count prior to chemotherapy, or with pretreatment lymphocytopenia undergoing chemotherapy alone, or chemotherapy after an IL-2 prechemotherapeutic immunotherapy were well-matched and comparable for the main prognostic variables, including sites of metastases, location of the primary tumor, previous chemotherapies, age and performance status (PS), as assessed by Karnofsky’s score. The clinical response observed in the two groups of patients with normal or low lymphocyte count prior to chemotherapy is shown in Table II. A complete response (CR) was achieved in 5/103 (5%) patients with normal lymphocyte count prior to therapy and in only 1/41 (2%) lymphocytopenic patients. A partial response (PR) was achieved in 59/144 patients, while the overall response rate (CR + PR) was 65/144 (45%). The response rate (CR + PR) achieved in patients with normal lymphocyte count prior to therapy was significantly higher than that found in patients with pretreatment lymphocytopenia (54/103 (52%) vs. 11/41 (27%), p<0.05).
A normalization of lymphocyte number prior to therapy, with values greater than 1500/mm3, was reached in 12/19 patients in response to the prechemotherapeutic immunotherapy with IL-2.
On considering the influence of IL-2 immunotherapy on the clinical response to chemotherapy, the response rate obtained in patients with a normal lymphocyte count was significantly higher compared to that observed in lymphocytopenic patients, who received no immunotherapy prior to chemotherapy (54/103 vs. 3/22, p<0.01), whereas no difference was seen in the response rate between patients with a normal lymphocyte count prior to therapy and lymphocytopenic patients pretreated with IL-2 (54/103 vs. 8/19).
Finally, within the group of lymphocytopenic patients pretreated with IL-2 before the onset of chemotherapy, the response rate observed in patients who achieved a normalization of lymphocyte count in response to IL-2 injection was higher with respect to that obtained in patients whose lymphocyte number was not normalized by IL-2 (6/12 (50% ) vs. 2/7 (29%)), even though the difference was not statistically significant. However, the response rate obtained in IL-2-pretreated patients, even independently of lymphocyte normalization, was significantly higher than that found in lymphocytopenic patients without IL-2 immunotherapy (8/19 vs. 3/22,p<0.05).
IL-2 prechemotherapeutic immunotherapy was well tolerated and did not influence the expected toxicity of the chemotherapy.
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Discussion

In accordance with previous preliminary clinical results (4), this study confirms that pretreatment lymphocytopenia is associated with a reduced efficacy of chemotherapy in metastatic cancer patients. This finding is not surprising, since lymphocyte activation would contribute to the destruction of tumor cells induced by chemotherapy, particularly of chemotherapy-resistant cells, which are more sensitive to the cytotoxicity exerted by activated lymphocytes (10). In the presence of lymphocytopenia, such participation by lymphocytes would be diminished.
The results of this study demonstrated that the correction of lymphocytopenia by the administration of the main growth factor for lymphocytes, IL-2, may allow enhanced efficacy of the chemotherapy, comparable to that commonly observed in patients with a normal lymphocyte count prior to chemotherapy. Thus, a new regimen for immunochemotherapeutic strategies, consisting of the administration of in vivo 19: 1077-1080 (2005)
antitumor cytokines, such as IL-2, before the onset of chemotherapy, should improve the immune status of the patients.
At present, the overall chemoimmununotherapeutic regimens with IL-2 plus chemotherapy have utilized chemotherapy to improve the efficacy of IL-2, by enhancing the antigenicity of cancer cells as a consequence of chemotherapy-induced damage of cell surface molecules. In contrast, this study would suggest the possibility of using IL-2 to enhance the efficacy of chemotherapy, by improving the immune status of cancer patients, namely by increasing the absolute number of lymphocytes, which play a fundamental role in mediating an effective anticancer immune reaction.
Further studies, using different doses of IL-2 and for a longer period of injection, will be required to better define the optimal schedule to prepare cancer patients for the successive administration of chemotherapy.

References

Atzpodien J and Kirchner H: Cancer, cytokines and cytotoxic cells: interleukin-2 in the immunotherapy of human neoplasms. Klin Wochenschr 68: 1-11, 1990.

Rosenberg SA: The immunotherapy and gene therapy of cancer. J Clin Oncol 10: 180-199, 1992.

Whittington R and Faulds D: Interlerleukin-2. Drugs 46: 446-483.

Lissoni P, Brivio F, Fumagalli L et al: Efficacy of cancer chemotherapy in relation to the pretreatment number of lymphocytes in patients with metastatic solid tumors. Int J Biol Markers 19: 135-140, 2004.

Riesco A: Five-year cancer cure: relation to total amount of peripheral lymphocytes and neutrophils. Cancer 25: 135-140, 1970.

Fumagalli L, Lissoni P, Di Felice G et al: Pretreatment serum markers and lymphocyte response to interleukin-2 therapy. Br J Cancer 80: 407-411, 1999.

Lissom P, Barni S, Rovelli F and Tancini G: Lower survival in metastatic cancer patients with reduced interleukin-2 blood concentrations. Oncology 48: 125-127, 1991.

Grimm EA, Mazumder A, Zhang HZ and Rosenberrg SA: Lymphokine-activated killer cell phenomenon. J Exp Med 155: 1823-1841, 1982.

Herberman RB: Design of clinical trials with biological response modifiers. Cancer Treat Rep 69: 1161-1164, 1985.

Tartour E, Blay JY, Dorval T et al: Predictors of clinical response to interleukin-2-based immunotherapy in melanoma patients. J Clin Oncol 14: 1697-1703, 1996.

Bernengo MG, Quaglino O, Cappelio N et al: Macrophagemediated immunostimulation modulates therapeutic efficacy of interleukin-2-based chemoimmunotherapy in advanced metastatic melanoma patients. Melanoma Res 10: 55-65, 2000.

Lissom P, Vaghi M, Ardizzoia A et al: A phase II study of chemoneuroimmunotherapy with platinum, subcutaneous lowdose interleukin-2 and the pineal neurohormone melatonin (P.I.M.) as a second-line therapy in metastatic melanoma patients progressing on dacarbazine plus interferon-alpha. In Vivo 16: 93-96, 2002.

Hochster H, Charchowa A, Speyer J et al: Oxaliplatin with weekly bolus fluorouracil and low-dose leucovorin as first-line therapy for patients with colorectal cancer. J Clin Oncol 21: 2703-2707, 2003.

Correspondence to: Dr Paolo Lissoni, Divisione di Radioterapia Oncologica, Ospedale San Gerardo, 20052 Monza, Milano, Italy. Fax: 039/2332284.
Key Words: Immunotherapy, interleukin-2, lymphocytopenia, oxaliplatin.

Received April 7, 2005 Accepted August 30, 2005

P. LISSONI1, F. BRIVIO2, L. FUMAGALLI2, G. DI FEDE3 and G. BRERA4
1Division of Radiation Oncology and 2Division of Surgery, S. Gerardo Hospital, Monza, Milan; 3Institute of Biological Medicine, Milan; 4Ambrosian University, Milan, Italy



Settembre 1, 2005 Newsletter

Il ritorno dalle vacanze estive, coincide con l’inizio delle attività lavorative per gli adulti e, per i più piccoli, con l’inizio della scuola e delle attività scolastiche.
Spesso risulta difficile abbandonare dei ritmi acquisiti durante il periodo di pausa estiva o le abitudini quotidiane mantenute per un lungo periodo, fin tanto da dimenticare i ritmi delle nostre giornate lavorative.

Prima di tutto per riprendere al meglio le nostre attività, bisogna prestare attenzione allo start del mattino, rappresentato dalla colazione; al risveglio fa molto bene bere un bicchiere d’acqua, al fine di allontanare i metabolici (scorie) prodotti dal nostro fisico durante la notte.
Il pasto della colazione dovrebbe essere a base di un frutto di stagione a scelta e uno yogurt; marmellate e cereali o fette biscottate a scelta, una spremuta o un succo. Questi alimenti rappresentano una fonte di vitamine e di minerali necessari al nostro organismo, il quale estrae da esse l’energia necessaria. Si rende talvolta necessario consumare a metà mattina e  pomeriggio uno spuntino che può essere rappresentato da pane e cioccolato, un frutto o uno yogurt.

Con l’inizio dell’autunno, si presentano i problemi legati alla stagione ed ecco che fanno capolino i virus influenzali, batteri capaci di colonizzare le alte vie respiratorie creando problemi di tipo bronchitico o influenzale se non nei casi più seri anche sinusiti frontali o mascellari.
Alcuni prodotti naturali e rimedi farmacologici, capaci di aumentare in modo aspecifico, cioè in maniera generale, le difese anticorpali contro virus e batteri, usati già da molto tempo e che sono entrate nelle abitudini quotidiane come la pappa reale o i propoli sono indubbiamente efficaci. Attenti però alle possibili reazioni allergiche per chi è sensibile o è allergico al polline.

L’Eleuterococco in gocce è un ottimo ricostituente e stimolante immunitario, assunto in ragione di 30 gocce mattina e sera per lunghi periodi con pause di 15 giorni; l’Alfa-Alfa o erba medica in soluzione alcolica o come sciroppo si presta bene come ricostituente nei periodi di convalescenza dopo una brutta influenza.
Ad esempio: 30 gocce mattina e sera o un cucchiaio di sciroppo al giorno anche per lunghi periodi, sempre con la pausa di 15 giorni.
Complessi vitaminici del gruppo B vanno usati con cautela e per brevi periodi in quanto possono creare accumulo o dare fenomeni di intolleranza con sintomi gastrointestinali anche importanti. Si possono assumere degli estratti vitaminici naturali in forma fluida al mattino dopo colazione a dosaggi fisiologici cioè non a dosi elevate ma come la natura ce le mette a disposizione.
In questa formulazione (polvere e liquido), bevuti per periodi di 20 giorni al mese e integrando sempre con un’alimentazione completa tipica mediterranea, vengono assorbiti in maniera completa dall’organismo.

Alcuni farmaci omeopatici derivati dal lisati batterici o virali possono essere utilizzati sotto forma di gocce.
Un prodotto utilizzato è l’INFLU, un preparato estratto da frammenti di virus e batteri che creano infezioni delle alte vie aeree, su base di sciroppo di glucosio adatto anche per persone intolleranti allo zucchero o diabetiche; per i bambini da 1 a 4 anni 3 gocce da mettere sulla lingua al lunedì e al giovedì al mattino al risveglio, dai 5 e 10 anni 6 gocce; dai 11 anni in su 8 gocce. Il periodo di assunzione va da metà settembre circa fino alla fine di Aprile.

 



Maggio 1, 2005 Newsletter

Per ipertermia oncologica, si definisce una tecnica terapeutica che permette di irradiare il tessuto patologico mediante una radiofrequenza a 13,56 MHz, ottenendo un aumento della temperatura locale tra i 42,5° e i 43,5° C soltanto all’interno dei tessuti patologici.

Il calore inibisce la respirazione cellulare senza alterare il metabolismo anaerobio delle cellule tumorali, provocando una lesione delle membrane, aumentandone la permeabilità e provocando infine la morte della cellula stessa.
Caratteristica del tessuto tumorale è la presenza di reti capillari neoformate, con una distribuzione casuale e disordinata. I capillari stessi presentano una consistenza propria a livello dell’endotelio e variazioni bizzarre del calibro. Tutto ciò porta da un lato, ad un aumento delle resistenze periferiche del flusso sanguigno intratumorale, con conseguente necrosi cellullare al centro della massa neoplastica, e dall’altro crea una situazione favorevole in caso di applicazione di un trattamento ipertermico perché il rallentato flusso sanguigno intratumorale permette un prolungato “contatto ipertermico” a livello della cellula tumorale con incremento delle temperature nelle cellule neoplastiche.

Diverse sono le tecniche per indurre calore

Ipertermia esterna: si applicano due piastre sulla superficie del corpo, anteriormente e posteriormente, in corrispondenza della lesione. In questo modo le due antenne sono in accordo di fase e il tessuto viene attraversato dalla radiazione che, successivamente, lo riscalderà. Per evitare lesioni cutanee da riscaldamento, le antenne sono dotate di circuito ad acqua autorefrigerante. Le loro dimensioni sono in relazione alla zona da trattare.

Ipertermia perfusionale intraoperatoria mediante circolazione extra corporea: utilizza lo stesso meccanismo di riscaldamento che viene effettuato sul sangue del soggetto. Il sangue, irradiato e riscaldato a 43°C cui viene aggiunto un chemioterapico specifico, viene quindi reinfuso nel soggetto stesso.

Altre tecniche di ipertermia oncologica in uso in diversi istituti clinici, sfruttano tutte il principio del calore che uccide le cellule tumorali mediante: radiofrequenze, ultrasuoni, micro-onde, riscaldatori perfusionali extracorporei, sonde endocavitarie, termoablazione.

Diversi sono i vantaggi dell’ ipertermia a radiofrequenza esterna:
assenza di effetti collaterali

  • crea un effetto antitumorale sulle cellule tumorali quiescenti che sfuggono all’azione della chemioterapia e possono “risvegliarsi” entrando i mitosi, dopo anni dalla guarigione dalla malattia stessa
  • aumento delle difese anticorpali mediante l’aumento in percentuale dei linfociti NK che evitano la metastatizzazione del tumore
  • aumento della produzione di citochine, IL2-IL10-IL12 presenti in concentrazione molto bassa nel paziente oncologico, che consente di potenziare le difese immunitarie tramite l’effetto attuato dalla “febbre indotta dal calore”
  • effetto citotossico diretto sulle cellule tumorali per ridotta ossigenazione, scarsa nutrizione, aumento dell’acidità
  • effetto radiosensibilizzante dell’ipertermia, se effettauta in associazione a radioterapia o contemporaneamente ad essa, entro le 3-4 ore l’effetto è massimo qualora fatte le due terapie simultaneamente
  • riduzione della massa tumorale senza danno per i tessuti sani circostanti
    effetto chemio-sensibilizzante: aumenta la sensibilità alla chemioterapia, se effettuata contemporaneamente o entro un breve lasso di tempo (da decidersi in base al tipo di farmaco utilizzato)
  • possibilità di essere applicata prima di un intervento chirurgico migliorando i margini del campo operatorio
  • rallentamento dell’evoluzione della patologia con miglioramento della qualità della vita e una migliore resistenza alle infezioni durante i trattamenti oncologici aggressivi
    allungamento della sopravvivenza con una percentuale del 65% di arresto o scomparsa del tumore nei malati trattati in tempi precoci dalla diagnosi clinica.

A titolo puramente orientativo, è possibile elencare alcuni tipi di tumore che si possono trattare: linfomi di Hodgkin; seminoma; carcinomi indifferenziati delle prime vie aeree e digestive; sarcoma di Ewing; rabdomiosarcoma localizzato e diffuso; basalioma; melanoma; carcinoma spinocellulare; adenocarcinomi di endometrio, mammella, apparato gastroenterico e giandole endocrine; condrosarcoma; osteosarcoma; carcinoma polmonare; epatocarcinoma primitivo e secondario. In alcuni casi, quando le condizioni anatomiche della lesione, lo permettono è possibile trattare tumori del pancreas e del sistema nervoso centrale.
In alcuni studi pubblicati di recente è stato dimostrato che il trattamento con l’ipertermia aggiunto a chemio e radioterapia comporta significativi benefici in termini di tolleranza ed efficacia delle terapie. Il calore, prodotto dall’ipertermia rompe il DNA delle cellule tumorali, uccidendole anche se non sono in fase attiva o quiescente. In strutture specializzate come il reparto di radioterapia oncologica dell’ospedale clinicizzato di Verona, si utilizzano, a tal fine apparecchiature all’avanguardia che permettono l’associazione contemporanea di Ipertermia e radioterapia.

(da doctor33.it)

 



Marzo 1, 2005 Newsletter

Arriva la bella stagione, le giornate si allungano e si può tornare a praticare sport all’aperto. Il cambio di stagione spesso dà una sensazione di “rinascita fisica”, ma a qualcuno può dare invece stanchezza. Lo Zen Shiatsu è in grado di potenziare le difese del nostro organismo.

Lo Zen Shiatsu non cura solamente stati morbosi e non è solo un rimedio.
Esso stimola le capacità di rigenerazione proprie di ogni organismo, ristabilendo il naturale equilibrio energetico e mentale.
Secondo la medicina tradizionale cinese, lo Shiatsu agisce sul “Chi” o “Qi”, il flusso di energia che circola all’interno di ogni essere vivente lungo specifici Meridiani, linee energetiche che tendono ad accumulare stanchezza e stress. Una giusta pressione esercitata su di essi non solo stimola la pelle arrecando sollievo nel caso di dolori muscolari, ma regola il sistema nervoso, aiuta la digestione, stimola la circolazione sanguigna, linfatica e la secrezione ormonale.
Il flusso del Chi può essere disturbato, rallentato o interrotto da traumi, malattie, depressione, stress fisico o mentale. Di qui l’importanza di intervenire con tecniche di Zen Shiatsu per riattivare queste preziose energie interiori e per sciogliere quei blocchi energetici che si oppongono al libero fluire dell’energia vitale nell’organismo, causati dal condurre uno stile di vita disarmonico, reintegrando il contatto tra mente e corpo.



Febbraio 1, 2005 Newsletter

Durante l’inverno in nostro organismo ha bisogno apporto calorico, anche se non bisogna dimenticare che in questo periodo dell’anno, l’attività fisica si riduce. L’apporto complessivo di grassi deve essere lo stesso delle altre stagioni (circa il 25-30% del fabbisogno calorico giornaliero), e l’energia deve essere fornita essenzialmente dai carboidrati (cereali, pane e pasta).

Da preferire piatti a base di verdure di stagione, arricchiti con legumi, ricchi di proteine (e quindi ottimi sostituti della carne) e poveri di grassi. Anche i cereali (orzo, farro, riso, avena ecc) conditi con sughi a base di verdure forniscono all’organismo la giusta energia.
Pesce e carne, ricchi di proteine nobili, fondamentali per il nostro benessere, vanno sempre bene se cotti alla griglia e comunque senza grassi.
Zuppe, minestroni, passati di verdura sono alimenti fondamentali soprattutto durante l’inverno, sbizzarritevi con zucca, cavoli, verze, cavolini di brux, cipolle e patate.

Non dimenticatevi mai della frutta, fondamentale per il suo apporto di sali minerali e di vitamina C (presente negli agrumi, kiwi, ananas) utili nel prevenire le malattie da raffreddamento. Nel caso vi dobbiate sottoporre a terapia antibiotica (a seguito di bronchiti, tonsilliti o altro) non dimenticate yogurt e frutta fresca, necessari per reintegrare la flora batterica intestinale e i minerali.

L’inverno è la stagione nella quale i golosi possono soddisfare le loro voglie senza sentirsi troppo in colpa (a meno che non esistono patologie specifiche che inducano ad evitare l’assunzione di zuccheri). Concedetevi quindi di tanto in tanto la bevanda invernale per eccellenza, la cioccolata calda, consumata in modo ragionevole fa bene: agisce sulla serotonina, una sostanza prodotta dal cervello che controlla il tono dell’umore, allontanando depressione e tristezza.

Qualche raccomandazione infine riguardo l’alimentazione degli sportivi:

· Non saltate mai la prima colazione che deve essere, anzi, abbondante scegliendo alimenti a base di carboidrati (pane scuro, fette biscottate, gallette di riso ecc), zuccheri (miele, marmellata) e vitamine (spremute di agrumi) in associazione a yogurt o latte (vaccino, di soia, di riso ecc).

· A pranzo non abbuffatevi, meglio uno spuntino veloce per recuperare un po’ di energia: una fetta di torta o di strudel e della frutta fresca vanno benissimo.

· Se a metà pomeriggio vi viene fame o sentite il bisogno di bere qualcosa, una merenda a base di tè con biscotti o una cioccolata calda, o una barretta di cereali è preferibile ad un bicchierino di grappa, ricordatevi che l’alcol rallenta i riflessi e può alterare il meccanismo di termoregolazione.

Per sportivi o no, un integratore alimentare multivitaminico con aggiunta di minerali, è un ottimo modo per aiutare il nostro organismo ad affrontare freddo e malanni di stagione

dr.ssa Lorella De Mariani
Nutrizionista



Gennaio 1, 2005 Newsletter
Se ci guardiamo intorno è inverno.
Ma se guardiamo bene ci accorgiamo che i rami degli alberi sono già pieni di gemme. Annuncio della Primavera che verrà, fra due mesi.E, in primavera, mentre la natura fa festa, si sente un gran bisogno di rinnovamento, di liberazione dalle polveri e dall’inquinamento che l’inverno porta con se, di pulizia. Pulizia delle cose che ci circondano, pulizia della casa e perché no, pulizia del nostro organismo dalle scorie e dalle tossine che ci portiamo dentro, forse da molti anni e che, ormai lo sappiamo , costituiscono il terreno di base per molte malattie, spesso anche gravi.
Tra i vari processi ineluttabilmente innescati dalla presenza in eccesso, di tossine, possiamo annoverare l’invecchiamento. L’invecchiamento dell’organismo è un processo ineluttabile e fisiologicamente preordinato che interessa tutti gli esseri viventi che è possibile rallentare, soprattutto mediante la disintossicazione, quindi pulizia, dei tessuti.

Tale processo ha il fine di migliorare lo stato della flora batterica intestinale e di conseguenza l’efficienza del sistema immunitario che ha sede, per la sua più grande percentuale, nel nostro intestino.
In poche parole ripulendo l’intestino e, ancora più precisamente, quella porzione d’intestino che è il colon, se ne migliora il funzionamento.
Il corretto funzionamento del colon è una necessità primaria per il mantenimento di un buono stato di salute. A tale scopo è utile l’idrocolonterapia.

L’idrocolonterapia rappresenta lo sviluppo più recente, più tecnologico e scientifico di una pratica medica ritenuta efficace fin dai tempi antichi da centinaia di migliaia di uomini, medici compresi, che permette di evitare il passaggio in circolo delle tossine derivanti dall’alimentazione e dall’alterazione dei processi metabolici.
Essa consente di asportare dal colon i prodotti tossici e germi anomali; ristabilire una flora batterica eubiotica insieme a una normale dinamica evacuativa; ridurre gli stati flogistici della mucosa intestinale prevenendone le eventuali patologie degenerative. In corso di idrocolonterapia è possibile effettuare il ” disbiosi test” sulle urine. Un test semplice che ci permette, attraverso la valutazione della presenza di due metaboliti : indolo e scatolo di valutare in maniera corretta lo stato di salute dell’intestino, tenue e colon e il grado di disbiosi nonché il grado di disbiosi e l’eventuale presenza di micosi e di impostare una eventuale terapia. Terapia e schema dietetico inquadrati sempre nell’ambito della visione olistica dell’Istituto di Medicina Biologica.Dr.ssa Bianca Maria Baldan
Consulente Fiori di Bach
Omeopata
Omotossicologa
Esperta in idrocolon terapia

 


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