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Luglio 1, 2006 Newsletter

Le alghe sono organismi simili alle piante, fotosintetici ed acquatici ma privi di vere radici, gambi, foglie e con strutture riproduttive semplici.Sono nel mare, in acque dolci ed in zone umide del terreno.
Moltissimi sono i principi attivi contenuti nelle alghe che hanno effetti benefici sul nostro corpo e già nell’antichità venivano consumate come ingrediente principale in cucina.
Le alghe hanno proprietà notevoli, zero calorie e contribuiscono a disintossicare l’organismo da sostanze nocive. Sono inoltre ricchissime di vitamine, oligoelementi e sali minerali, tendono ad abbassare il colesterolo, agiscono da antiossidanti e intervengono sul metabolismo.

L’elevato contenuto di iodio, rende le alghe molto utili dove sia richiesta una terapia iodica.
Possono essere consigliate per l’osteoporosi grazie all’elevata ricchezza di calcio.
Altro componente importante è l’acido alginico, famoso per la capacità di difendere l’organismo dai metalli pesanti e dagli ioni radioattivi presenti nell’ambiente o negli alimenti attraverso la formazione di chelanti che vengono espulsi dall’organismo attraverso le feci.

Proprietà molto importante è la presenza di clorofilla, sostanza simile chimicamente all’emoglobina umana e quindi utile per le anemie.

Le alghe sono molto preziose per il benessere del nostro organismo; sperimentate in casi di candida albicantis e stati infiammatori in genere hanno dato ottimi risultati in quanto forniscono importanti elementi minerali utili alle cellule.
L’azienda che le produce garantisce, cosa essenziale e molto importante, la loro coltivazione in ambienti ecologicamente naturali e senza il rischio di nessun tipo di inquinamento.

La linea alghe cocktail contiene:

  • Alga laminaria e alga carragheen (Chondrum crispus) che ha importanti proprietà espettoranti e mantiene pulito il colon.

  • Sambuco in bacche, diuretico, antinfiammatorio e lassativo.

  • Mirtillo nero ottimo per la regolarizzazione della permeabilità dei vasi sanguigni.

  • Rosa canina ipoglicemizzante e antinfiammatorio.

  • Finocchio per dispepsia,spasmi gastrointestinali e meteorismo.

Il gusto è piacevole e si consiglia di berlo fresco al mattino a digiuno.

La linea alghe patè contiene:

  • alga lamour, topinambur (che non contenendo amido è naturalmente assorbito),

  • spinacio,

  • radicchio rosso (ottimo depurativo),

  • alloro (diuretico e antispastico),

  • cumino

  • zenzero (ottimo digestivo e ipocolesterolemizzante).

Si consiglia l’uso su crostini come spezzafame.

L’uso quotidiano di questi preparati,ottimizza le funzioni metaboliche dell’organismo umano traendo gli elementi chiave che attivano le funzioni biologiche; svolgono una funzione di drenaggio delle sostanze che tendono ad accumularsi e riattivano un metabolismo pigro ed appesantito da una alimentazione non sempre adeguata allo stile di vita.

Questo efficace prodotto lo si può trovare presso il nostro Istituto



Giugno 1, 2006 Newsletter

Perdere peso, prevenire malattie, vivere più a lungo e meglio. Sono le promesse della nutrigenomica. Ora con tanto di test genetico personalizzato.Nel variegato panorama delle diete si affaccia una nuova tendenza, destinata a rivoluzionare i programmi alimentari “standardizzati”: la “dieta del Dna”. Il settore di ricerca è nutrigenomica, che studia le relazioni tra alimentazione e metabolismo, per realizzare un regime nutrizionale personalizzato, tarato sul corredo genetico di ogni persona. In più, esplora la suscettibilità dell’organismo di sviluppare malattie multifattoriali, come quelle cardiovascolari, l’aterosclerosi, il diabete o le neoplasie, determinate dall’interazione genetica-ambientale.

La ricerca scientifica
La nutrigenomica, insieme a proteomica e farmacogenomica, è uno dei campi d’applicazione dei risultati scaturiti dal Progetto genoma umano. Il 99,9 per cento del Dna è uguale per tutti gli uomini. La restante porzione presenta minuscole variazioni, gli Snp (Single nucleotide polymorphism), le “impronte digitali” della doppia elica, che rendono diversi nell’aspetto esteriore e nella risposta all’ambiente, ai trattamenti farmacologici e agli alimenti. Ciò spiega, ad esempio, perché c’è chi mangia in abbondanza cibi ricchi di lipidi senza mettere su un filo di grasso, e chi invece non può nemmeno immaginarli che ingrassa. Oppure, la ragione per cui chi assume alimenti ricchi di grassi non sempre sviluppa malattie cardiache. Dai geni, infatti, dipende la velocità e l’efficienza del metabolismo. Alcuni, però, non servono a metabolizzare direttamente i nutrienti, ma vengono regolati da questi e sono legati all’esordio, o al grado di severità, di una patologia. “L’espressione genetica può avere effetti positivi o non corretti, a seconda di fattori influenzanti, come alimentazione, ambiente (inquinamento, radiazioni solari, fumo, ecc), psiche e predisposizioni personali. Qui entra in gioco la nutrigenomica, disciplina che fa luce su queste interconnessioni e consente di creare un profilo alimentare personalizzato, che ottimizza le risorse e migliora la qualità della vita”, sostiene Giuseppe Di Fede, medico chirurgo e direttore dell’Istituto di Medicina Biologica di Milano, e dell’Istituto di Medicina Genetica Preventiva Personalizzata.
Senza dimenticare i “fondamenti” di una sana alimentazione.
Scoprirsi geneticamente protetti dall’effetto dei grassi, ad esempio, non deve incoraggiare a fare il pieno di burro, maionese, fritto, hamburger…

Alla base: il poliformismo genetico
Il genoma umano è rappresentato da numerose molecole, “pezzettini” di DNA presenti in ogni singola cellula. Il DNA, a sua volta, è strutturato in singoli geni, che codificano l’informazione per la sintesi di sequenze di aminoacidi, i costituenti delle proteine, indispensabili allo svolgimento della vita. I geni, quindi, sono i garanti del funzionamento metabolico e i principali responsabili delle risposte all’ambiente. Cosa accade quando il meccanismo s’inceppa? Perché il gene “operaio”, per usare una metafora, incrocia le braccia e si rifiuta di lavorare? La ragione va ricercata nel polimorfismo, ossia la possibilità di un gene di esistere in molteplici forme ed esprimersi in maniera diversa per ogni individuo. “In alcuni individui, l’attività dei geni e di conseguenza delle proteine prodotte è normale, in altri con particolari polimorfismi può condizionare modifiche del metabolismo e di conseguenza avere delle condizioni fisiologiche che possono portare all’esordio di una malattia. Ad esempio, se il benzopirene, sostanza tossica contenuta nel fumo, non è neutralizzato dall’eliminazione ordinata dal gene preposto, si accumula nell’organismo e diventa cancerogeno”, afferma Di Fede.

Il test genetico personalizzato
L’approccio è in funzione della “prevenzione personalizzata”, che aiuta a proteggersi da malattie causate dall’ambiente e dagli effetti collaterali di farmaci, cibi, integratori alimentari non idonei al proprio metabolismo.
Finalità
Indica se il tenore di vita è compatibile con le capacità genetiche della persona e, attraverso la prescrizione, consente di modificare l’attività dei geni, facendo in modo che lavorino a suo vantaggio.

  • Salute: Individua gli organi predisposti alle malattie, i fattori di rischio e i metodi per fronteggiarle. Permette di identificare tipi di medicine (antibiotici, antinfiammatori, ecc) nutrienti e integratori alimentari (vitamine, minerali, oligoelementi) più adatti all’organismo e in grado di rallentare l’invecchiamento biologico, migliorando la resistenza alle patologie nelle diverse età.

  • Benessere: Selezionando gli alimenti compatibili e non con l’attività dei geni, consente di controllare il peso con efficacia e sicurezza, e ottimizzare le prestazioni del fisico, comprese quelle sportive.

In cosa consiste
Si tratta di un piccolo prelievo di sangue dal polpastrello, seguito dalla compilazione di un questionario con dati personali, predisposizioni a malattie e abitudini di vita. Il risultato si ha nell’arco di un mese.
A chi è indicato
A soggetti con familiarità a malattie cardiovascolari, diabete, neoplasie, o degenerative, come Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla, oppure a persone che intendono migliorare la qualità della vita.
Quando farlo
Il test è indicato per tutti, donne e uomini, dai 18 anni in su, e si effettua una sola una volta nella vita, a differenza delle comuni rilevazioni biochimiche.

Le aree studiate
Attraverso 22 analisi genetiche che indagano il gene, la sua mutazione e polimorfismo, si esplora la predisposizione alle malattie e la capacità di fronteggiarle dell’organismo.

  • Biotrasformazione: tolleranza ad alimenti, alcool, tabacco, fumo, farmaci, associazione tra componenti nutritivi, reazioni secondarie ai farmaci.

  • Capacità di disintossicazione da sostanze tossiche o non compatibili.

  • Rischio cardiovascolare: tipo di metabolismo lipidico (colesterolo) che influisce su cuore, circolazione, ictus, ecc.

  • Sistema Angiotensina-Renina: pressione arteriosa, attività renale, predisposizione e danni creati ad arterie e vene.

  • Metabolismo dell’omocisteina: capacità da parte del colesterolo e dei grassi di occludere le arterie, predisponendo a malattie come l’arteriosclerosi.

  • Osteoporosi: riassorbimento osseo e malattie correlate (ad esempio, parodontopatie e osteoporosi precoce)

  • Interleuchina: proteine attive del sistema immunitario, anticorpi contro virus, batteri, cellule cancerose e nelle malattie di origine reumatica.

  • Markers addizionali: parametri relativi al metabolismo del calcio o alla capacità delle arterie di dilatarsi o restringersi.

  • Scelta di antiossidanti mirati e personalizzati.

  • Linee guida alimentari: micronutrizione personalizzata, associazione, esclusione o integrazione specifica degli alimenti.



Maggio 1, 2006 Newsletter

Il colorito della pelle è una caratteristica che distingue nettamente la faccia di chi vive in città da quella di ha la possibilità di fare una vita sana lontano dalle metropoli, respirando un’aria migliore.Si perché il “viso metropolitano” è un marchio che scompare con difficoltà anche dopo giorni interi di vacanza al sole o di escursioni in montagna: sembra quasi che l’abbronzatura vada solo a sovrapporsi al colorito giallo-grigiastro, alle rughe e all’espressione affaticata che ci contraddistingue.

Roberto Canu Solinas, medico Estetico ed esperto di terapie naturali, parte da un presupposto: la città invecchia l’organismo e questo fenomeno invecchia il viso.
Fra i principali avversari del nostro benessere ci sono i Radicali Liberi, generati normalmente dal nostro organismo e che in determinate condizioni come smog, fumo di sigaretta, stress, alimentazione scorretta, si accumulano e influenzano in maniera ormai scientificamente accertata, la qualità e la salute sia della cute del viso, che la qualità degli organi interni, meno visibili ma non per questo meno importanti. Dice Canu “diventa quindi indispensabile disintossicare l’organismo con una terapia naturale ispirata ai criteri della Medicina Biologica e Anti Age.

Per identificare il tipo di trattamento più adatto e personalizzato, dice Giuseppe di Fede, Direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica di Milano, ci si avvale di un test specifico e innovativo, eseguito su un normale campione di sangue venoso, tramite il quale si identificano la quantità di Radicali Liberi, il danno biologico potenziale e la capacità antiossidante dell’organismo. Identificato il o i fattori alterati, si mettono in atto una serie di terapie mirate e personalizzate, idonee a ricostituire una corretta capacità dell’organismo ad eliminare i Radicali Liberi prodotti in eccesso.
Le terapie, dice di Fede sono a base di principi attivi specifici di alta qualità e di origine puramente naturale, capaci di riportare l’organismo in condizioni biologiche più giovani, rispetto a soggetti che hanno perso la capacità disintossicante e molto speso senza che se ne accorga. Ed ecco che quando l’organismo si è liberato dalle tossine in eccesso, si può iniziare la cura capace di ridare al viso la sua funzione di specchio di un organismo sano.

Il trattamento finale si chiama Energo-lifting ed è un insieme di omeopatia e agopuntura. Il presupposto fondamentale è quello di ridare all’organismo le basi per poter riacquistare una pelle idratata, lucente ed elastica. La qualità delle cellule che costituiscono il collagene, i fibroblasti, e alcune sostanze come l’elastina, è data dalla presenza di sostanze chiamate antiossidanti, tra queste ricordiamo la vitamina C, l’Omega 3, derivati dai Bioflavonoidi e altre ancora, che sicuramente giocano un ruolo determinante per la buon riuscita di un trattamento di Energo-lifting.
È noto a tutti che il collagene invecchia e diventa sempre più rigido con l’avanzare dell’età, tale fenomeno è possibile rallentarlo e mantenere uno stato di buna idratazione ed elasticità cutanea, sottoponendosi a trattamenti di Energo-lifting, che non intende spianare le rughe del volto con riempitivi, ma bensì di assecondare e stimolare la produzione di sostanze, di cui lo stesso organismo dispone e della quale, per diverse cause, ha perso la capacità di farlo.
Praticamente si iniettano dei preparati naturali biologici in determinate zone del viso che corrispondono ai punti di Agopuntura, la seduta è settimanale per un massimo di 10 sedute circa. Lo scopo è quello di ridare un’epidermide più trasparente e naturale, agendo non solo a livello “superficiale” ma anche dal di dentro con terapie biologiche Anti Age personalizzate.

dott. Giuseppe Di Fede e Roberto Canu Solinas



Febbraio 1, 2006 Newsletter

Ogni giorno le nostre cellule svolgono numerosi processi biochimici che permettono di compiere tutte le azioni della vita quotidiana e tutto questo senza accorgercene.
Indubbiamente per ogni cosa positiva esiste un analogo negativo, questa è una costante in natura.

Lo scarto delle reazioni del metabolismo umano è rappresentato dai Radicali Liberi (RL), i quali sono praticamente il prodotto della biotrasformazione metabolica che il nostro organismo pratica attraverso l’elaborazione degli alimenti che quotidianamente mangiamo. Tali molecole RL sono altamente reattive e possono indurre un invecchiamento precoce dei tessuti, dalla pelle agli organi interni, delle vene e arterie, malattie cardiovascolari come ictus e infarto cardiaco, fino a malattie altamente degenerative come alcuni tipi di tumore.

Ecco che la protezione dai RL si rende necessaria alla luce delle nuove scoperte che la ricerca in campo biomedico ha evidenziato.

Normalmente la protezione dall’insulto biologico da parte di queste molecole avviene attraverso l’alimentazione che se equilibrata con giusti quantitativi di sostanze antiossidanti contenute nella frutta e nella verdura, introdotta giornalmente, può portare alla protezione e rallentamento di eventuali sviluppi di malattie degenerative o cardiovascolari.
I contenuti di vitamine e minerali presenti negli alimenti, purtroppo, non è sufficiente a soddisfare le necessità fisiologiche che ogni giorno il nostro organismo richiede per mantenersi in buona salute.
In parte ciò è dovuto alla presenza tutto l’anno di alimenti che normalmente non troviamo in inverno o in estate e dal tipo di conservazione che subiscono prima di arrivare sulle nostre tavole.

Ecco che la nuova formulazione preparata mira a soddisfare le richieste metaboliche di protezione dai RL prodotti in maniera fisiologica, senza superare le quantità di vitamine e minerali richiesti, altrimenti, in alcune situazioni, le vitamine stesse potrebbero diventare pro ossidanti se assunte in grosse quantità. Potrebbero cioè svolgere l’azione opposta.

Le principali indicazioni all’uso di integratori antiossidanti sono: surmenage psico-fisico, cali di concentrazione e di memoria, astenia mattutina, pratica sportiva anche non agonistica, fumo di sigaretta, alimentazione scorretta o non equilibrata, vita sedentaria o eccesso di attività sportiva, cure con farmaci salvavita, malattie degenerative, dall’artrosi alla demenza presenile. Sono tutte condizioni degenerative dove la produzione di radicali liberi è molto alta e automantiene la malattia stessa, aggravandola col passare del tempo. Anche le terapie farmacologiche come la chemioterapia, la radioterapia che sviluppano notevoli concentrazioni di RL.
La posologia è di un flaconcino dopo la prima colazione per 20 giorni al mese da continuare per tutto l’anno salvo diversa indicazione del proprio medico.

 



Maggio 1, 2005 Newsletter

Per ipertermia oncologica, si definisce una tecnica terapeutica che permette di irradiare il tessuto patologico mediante una radiofrequenza a 13,56 MHz, ottenendo un aumento della temperatura locale tra i 42,5° e i 43,5° C soltanto all’interno dei tessuti patologici.

Il calore inibisce la respirazione cellulare senza alterare il metabolismo anaerobio delle cellule tumorali, provocando una lesione delle membrane, aumentandone la permeabilità e provocando infine la morte della cellula stessa.
Caratteristica del tessuto tumorale è la presenza di reti capillari neoformate, con una distribuzione casuale e disordinata. I capillari stessi presentano una consistenza propria a livello dell’endotelio e variazioni bizzarre del calibro. Tutto ciò porta da un lato, ad un aumento delle resistenze periferiche del flusso sanguigno intratumorale, con conseguente necrosi cellullare al centro della massa neoplastica, e dall’altro crea una situazione favorevole in caso di applicazione di un trattamento ipertermico perché il rallentato flusso sanguigno intratumorale permette un prolungato “contatto ipertermico” a livello della cellula tumorale con incremento delle temperature nelle cellule neoplastiche.

Diverse sono le tecniche per indurre calore

Ipertermia esterna: si applicano due piastre sulla superficie del corpo, anteriormente e posteriormente, in corrispondenza della lesione. In questo modo le due antenne sono in accordo di fase e il tessuto viene attraversato dalla radiazione che, successivamente, lo riscalderà. Per evitare lesioni cutanee da riscaldamento, le antenne sono dotate di circuito ad acqua autorefrigerante. Le loro dimensioni sono in relazione alla zona da trattare.

Ipertermia perfusionale intraoperatoria mediante circolazione extra corporea: utilizza lo stesso meccanismo di riscaldamento che viene effettuato sul sangue del soggetto. Il sangue, irradiato e riscaldato a 43°C cui viene aggiunto un chemioterapico specifico, viene quindi reinfuso nel soggetto stesso.

Altre tecniche di ipertermia oncologica in uso in diversi istituti clinici, sfruttano tutte il principio del calore che uccide le cellule tumorali mediante: radiofrequenze, ultrasuoni, micro-onde, riscaldatori perfusionali extracorporei, sonde endocavitarie, termoablazione.

Diversi sono i vantaggi dell’ ipertermia a radiofrequenza esterna:
assenza di effetti collaterali

  • crea un effetto antitumorale sulle cellule tumorali quiescenti che sfuggono all’azione della chemioterapia e possono “risvegliarsi” entrando i mitosi, dopo anni dalla guarigione dalla malattia stessa
  • aumento delle difese anticorpali mediante l’aumento in percentuale dei linfociti NK che evitano la metastatizzazione del tumore
  • aumento della produzione di citochine, IL2-IL10-IL12 presenti in concentrazione molto bassa nel paziente oncologico, che consente di potenziare le difese immunitarie tramite l’effetto attuato dalla “febbre indotta dal calore”
  • effetto citotossico diretto sulle cellule tumorali per ridotta ossigenazione, scarsa nutrizione, aumento dell’acidità
  • effetto radiosensibilizzante dell’ipertermia, se effettauta in associazione a radioterapia o contemporaneamente ad essa, entro le 3-4 ore l’effetto è massimo qualora fatte le due terapie simultaneamente
  • riduzione della massa tumorale senza danno per i tessuti sani circostanti
    effetto chemio-sensibilizzante: aumenta la sensibilità alla chemioterapia, se effettuata contemporaneamente o entro un breve lasso di tempo (da decidersi in base al tipo di farmaco utilizzato)
  • possibilità di essere applicata prima di un intervento chirurgico migliorando i margini del campo operatorio
  • rallentamento dell’evoluzione della patologia con miglioramento della qualità della vita e una migliore resistenza alle infezioni durante i trattamenti oncologici aggressivi
    allungamento della sopravvivenza con una percentuale del 65% di arresto o scomparsa del tumore nei malati trattati in tempi precoci dalla diagnosi clinica.

A titolo puramente orientativo, è possibile elencare alcuni tipi di tumore che si possono trattare: linfomi di Hodgkin; seminoma; carcinomi indifferenziati delle prime vie aeree e digestive; sarcoma di Ewing; rabdomiosarcoma localizzato e diffuso; basalioma; melanoma; carcinoma spinocellulare; adenocarcinomi di endometrio, mammella, apparato gastroenterico e giandole endocrine; condrosarcoma; osteosarcoma; carcinoma polmonare; epatocarcinoma primitivo e secondario. In alcuni casi, quando le condizioni anatomiche della lesione, lo permettono è possibile trattare tumori del pancreas e del sistema nervoso centrale.
In alcuni studi pubblicati di recente è stato dimostrato che il trattamento con l’ipertermia aggiunto a chemio e radioterapia comporta significativi benefici in termini di tolleranza ed efficacia delle terapie. Il calore, prodotto dall’ipertermia rompe il DNA delle cellule tumorali, uccidendole anche se non sono in fase attiva o quiescente. In strutture specializzate come il reparto di radioterapia oncologica dell’ospedale clinicizzato di Verona, si utilizzano, a tal fine apparecchiature all’avanguardia che permettono l’associazione contemporanea di Ipertermia e radioterapia.

(da doctor33.it)

 



Dicembre 1, 2004 Newsletter
Sono ormai molti i pazienti che si rivolgono alle medicine complementari, o cosiddette naturali, per i disturbi di tipo cronico e degenerativo come l’artrosi, per trovare un sollievo dal dolore cronico di cui sono affetti e dai problemi fisici a cui vanno incontro.
L’apparato osteoarticolare trae molti benefici dai trattamenti di medicina naturale e agopuntura.
A conferma di questa tesi si impone uno studio randomizzato e sponsorizzato da uno dei più prestigiosi centri di ricerca statunitense, il National Institutes of Health. I vantaggi sono evidenti per la cura dell’artrosi con le medicine complementari, associate eventualmente all’Agopuntura, nei casi selezionati da medici esperti del settore. ago1

L’artrosi cervicale e delle ginocchia e le lombosciatalgie, sono patologie prevalentemente a carico dell’anziano. Le persone che si avvicinano a questi trattamenti in genere sono già stati visitati da ortopedici o reumatologi, i quali giustamente hanno prescritto delle terapie appropriate e sintomatiche del caso. 

La considerazione che sorge spontanea è che la somministrazione di farmaci antinfiammatori, nel tempo, possono produrre delle lesioni alla mucosa gastrica e per questo bisogna associare dei farmaci che la proteggano: quindi altri farmaci su farmaci già prescritti
Oppure può succedere che un buon prodotto antinfiammatorio come il Vioxx, che per alcuni anni è stato considerato uno dei migliori anti flogistici per le patologie osteoarticolari, nei è venga ritirato dal commercio con procedura immediata perché sospettato quale causa di lesione delle arterie coronarie, arterie del cuore, e quindi potenzialmente causa di infarti in persone che assumono quotidianamente questo farmaco (è accaduto nei giorni scorsi).

Ritornando ai disturbi principali che le persone affette da artrosi presentano, tra i più frequenti ci sono: limitazione funzionale a salire e scendere le scale, ad inginocchiarsi,  limitazione funzionale delle articolazioni del collo, cervicalgia ingravescente al mattino con miglioramento durante le ore diurne, lombalgia ricorrente e sciatalgia correlata, dolori alle articolazioni delle dita della mano, limitazione alle funzioni della mano stessa, come aprire e chiudere i rubinetti, i coperchi, etc. con un netto peggioramento della qualità di vita.

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Dunque, i risultati dello studio svolto presso l’INH americano hanno evidenziato come il ricorso alle medicine complementari e all’agopuntura abbia determinato un miglioramento significativo rispetto al gruppo di controllo di pazienti artrosici non trattato con medicine complementari. 
I pazienti monitorati sono stati 570 con un’età media di circa 65 anni e il miglioramento del sintomo dolore e le capacità funzionali sono stati notevoli nei pazienti trattati con medicine naturali e agopuntura. Tale studio conferma la sicurezza e l’efficacia di tali tecniche terapeutiche nel trattamento dei pazienti colpiti da artrosi. Tale opzione terapeutica deve essere di pertinenza del medico che conosce la medicina tradizionale e le medicine complementari per il suo paziente. Tra l’altro l’agopuntura è annoverata dall’Arthritis Foundation tra i rimedi utili e di provata efficacia terapeutica per la cura dell’artrosi.
(fonte: Traditional Medicina Cinese e Medicine Complementary may be effective for Osteoartritis of Knee, Medscape Medical News, 20 ottobre 2004).

Presso l’Istituto di Medicina Biologica di Milano si mettono in pratica diversi modi di curare l’artrosi come ad esempio l’agopuntura citata, le terapie con estratti naturali molto attivi e senza effetti collaterali e la magnetoterapia computerizzata, che ago2 sfrutta un particolare sistema di terapia con campi magnetici pulsati che, opportunamente selezionati da un computer, servono per curare, ridare mobilità e togliere l’infiammazione alle strutture articolari colpite. La metodica si integra molto bene con tutte le medicine naturali e, in alcuni casi e per brevi periodi, anche in persone che fanno uso di antinfiammatori o cortisonici, con lo scopo di poterne ridurre le dosi o di togliere completamente il farmaco sostituendolo con prodotti selezionati dal medico stesso, in base non solo alla patologia in essere, ma basandosi anche sulla costituzione del soggetto e sulla predisposizione patologica.

Giuseppe Di Fede
Direttore sanitario
Istituto di Medicina Biologica
giuseppe.difede@imbio.it



Ottobre 1, 2004 Newsletter
a cura del Dott. Mauro Cucci
Medico chirurgo Specialista in Neuropsichiatria Infantile.
Iscritto nelle liste CTU Del Tribunale di Milano Psicoterapeuta
Le origini della concezione che in occidente tenta di considerare il corpo e la mente come due entità separate sono molto antiche e si possono far risalire almeno alla filosofia greca. Infatti già Platone, superando la visione omerica per la quale l’anima rappresenta l’aspetto vitale del corpo, concepisce, con la sua “logica disgiuntiva”, la divisione tra il positivo, collocato nel cielo (l’Iperuranio) e sede di ogni valore e il negativo collocato sulla terra, laddove la materia è un ostacolo all’acquisizione della verità.Nonostante il tentativo aristotelico di riunificate il concetto di corpo-mente il dualismo, spesso conflittuale, di questi due aspetti dell’essere umano, ritroverà forza e forse definitiva affermazione con il radicarsi in occidente della traduzione giudaico-cristiana per la quale la debolezza della carne e la sua mortalità sono contrapposte alla purezza dello spirito e all’immortalità di questo.
Riprendendo questo dualismo, e spogliandolo di significati mistico religiosi, Cartesio elabora i concetti di “Res Extensa” (il corpo come oggetto biologico) e di “Res Cogitans” (l’anima che, sottratta ad ogni influenza corporea, diventa puro intelletto).
Sulla base di questi assunti si sono sviluppate sia le discipline medico-biologiche che la maggior parte delle dottrine psicologiche attualmente riconosciute e a nulla valsero i timidi tentativi messi in atto dallo stesso Cartesio di mediare questo dualismo esasperato introducendo il concetto di “ghiandola pineale” come entità mediatrice fra corpo e mente.

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Speculare e per certi aspetti antitetico è stato invece lo sviluppo della concezione dell’essere umano in oriente. Sia “l’Ortodossia Confuciana” che il “Pragmatismo Taoista” considerano il vivente, nella totalità dei suoi aspetti, come un componente dell’universo, completamente integrato in esso e quindi assoggettato alle stesse regole. Il concetto di buona salute, inteso come benessere globale, è quindi visto come il perenne tentativo di assoggettarsi alle leggi che governano i grandi fenomeni naturali creando una armonica continuità tra la natura che ci circonda, il “macrocosmo” ed il nostro essere, il “microcosmo”.Tao significa appunto “la Via dell’Armonia”.
Questa visione della vita non pretende in alcun modo di ignorare l’unicità dell’individuo, ma considera indispensabile l’integrazione ai massimi livelli fra questo e l’ambiente che lo circonda. E’ evidente quindi che, partendo da questi presupposti, non è possibile disgiungere alcun aspetto della vita dal resto e che quindi il problema della divisione tra corpo e mente, per la cultura orientale non si pone neanche. Ogni perturbazione, ogni cambiamento che allontani l’individuo dalla condizione di benessere globale si ripercuoterà in tutto il sistema e sarà in grado di produrre effetti percepibili (segni e sintomi) in ogni ambito organico, psico-emozionale, sociale ecc.La sempre maggiore diffusione della medicina orientale in occidente ha reso indispensabile un confronto che spesso si è rivelato poco sereno e ancor meno costruttivo. Le reciproche accuse di ascientificità da una parte e di eccessiva rigidità dall’altra non hanno certo favorito la ricerca di un terreno comune di dialogo e collaborazione verso un obiettivo che dovrebbe essere condiviso da chi pretende di occuparsi del benessere dei propri simili.
Il tentativo di trovare un linguaggio comune con il quale confrontarsi sul tema del dualismo-unicità corpo-mente sembra non essere ancora maturato sufficientemente tra i sostenitori delle due culture allontanando così il tempo in cui queste due correnti di pensiero, entrambe ormai millenarie, possano finalmente capirsi, rispettarsi e, al meglio, integrarsi.

I tentativi di maturare questo processo sono rarissimi e provenendo per lo più dal versante della medicina orientale vengono generalmente ignorati dal mondo accademico occidentale. Eppure, abbandonando le posizioni di principio non dovrebbe essere difficile accorgersi che, nella storia della cultura occidentale, si ritrovano numerosi spunti di riflessione che dimostrano l’incompletezza della visione dualistica. Già citate le posizioni aristoteliche e i tardivi dubbi cartesiani si possono ricordare gli studi sull’isteria di Freud, nella seconda metà del diciannovesimo secolo, che dimostrarono come problemi psico-emozionali potessero provocare imponenti sintomatologie organiche.

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D’altronde, ad ulteriore dimostrazione che la separazione tra mente e corpo non sia sostenibile, contribuisce anche la definizione che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dato del concetto di Salute nel 1948: “un completo stato di benessere psichico, fisico e sociale e non solamente un’assenza di malattie e menomazioni”.Negli ultimi decenni all’interno della medicina occidentale sono nate correnti di pensiero che ambiscono a percorrere la via dell’unicità dell’essere umano superando la visione dualistica. Menzione particolare meritano a questo riguardo la “medicina psicosomatica e la PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia), che cogliendo e dimostrando le strette connessioni fra i vari aspetti della nostra vita concorrono a dimostrare l’impossibilità di continuare a considerarci come costituiti a compartimenti indipendenti.La riscoperta occidentale dell’unicità mente-corpo, posto che venga generalmente accettata in occidente, apre la strada verso la costruzione di un approccio condiviso fra due culture che sono, per la loro collocazione storica, patrimonio dell’umanità intera e che può dare nuove risorse alla sfida forse più importante che un essere umano ha di fronte: la tutela della propria salute.

 



Ottobre 1, 2004 Newsletter
di Stefania Assinata
Osteopata IMBIO


Si stima che 37 milioni di Americani siano affetti da sinusite; 33 milioni sono stati accertati al centro di controllo e prevenzione annuale.
Gli eventi più comuni che predispongono alla sinusite sono l’infiammazione delle vie aeree superiori, che per l’80% è data da rinosinusiti e per il 20% da infiammazioni allergiche. Per ciò che riguarda l’epidemiologia è più frequente nel bambino a causa dell’immaturità dei sistemi di difesa.
Studi dimostrano che è prevalentemente legato al sesso femminile: su 2405 pazienti affetti da sinusite cronica 1627 (67.7%) sono femmine e 778 (32.8%) sono maschi.La sinusite è associata quasi sempre alla rinite, perché dalle fosse nasali si ha la propagazione dell’infiammazione della mucosa ai seni paranasali, per questo motivo si parla di rinosinusite.
Le infiammazioni della mucosa delle fosse nasali e seni paranasali (come tutta la mucosa delle vie respiratorie superiori) possono essere di tipo acuto o cronico.
Infiammazione acuta: il passaggio da ambienti freddi umidi a caldi riscaldati, ambienti affollati favoriscono la trasmissione di microrganismi infettivi quali virus (es. rhinovirus, coronavirus) e batteri (es. streptococcus). Rhinovirus e il coronavirus sono implicati per il 35 e 70% dei casi.

Vi possono essere altre situazioni favorenti: tipo deficit immunitari che portano nel tempo a infezioni croniche della mucosa. Le cause di tipo allergico sono da inalazione di polline, muffe, polveri, ecc. associate a congiuntivite e ad episodi di asma.
L’infiammazione cronica può essere la conseguenza di episodi acuti ricorrenti o da una mancata risoluzione dell’episodio acuto; un’ostruzione nasale nel bambino, anche se rara in età pediatrica, può essere data da alterazioni anatomiche: deviazione del setto nasale, iperplasia adenoidea, ipertrofia dei turbinati, polipi, ecc, oppure in alcuni casi da formazioni neoplastiche.

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Altre cause che predispongono all’infiammazione della mucosa sono: intolleranza al latte e derivati (che si pensa possa aumentare la produzione di muco), la forma del viso molto stretta (le fosse nasali strette determinano l’accumulo di muco a causa di uno spazio ridotto), diminuzione del drenaggio sanguigno e linfatico a livello cranico.
I bambini che presentano rinosinusiti, nella maggioranza dei casi, per l’accumulo di muco nelle fosse nasali sono costretti a respirare con la bocca e poiché la mucosa della bocca non ha la caratteristica di purificare l’aria in entrata da virus e batteri (come nelle fosse nasali), è più facile che la rinosinusite si manifesti.
La continua esposizione all’infiammazione delle strutture aeree superiori nell’infante portano ad una crescita delle strutture linfatiche, quindi l’ingrossamento dei linfonodi cervicali sottomandibolari, quindi anche adenoidi e/o tonsille, questo a causa dell’inesperienza del sistema immunitario.
Si viene a creare così una sorta di circolo vizioso:grafico

Trattamento osteopatico ragionato
Il trattamento osteopatico nelle rinosinusiti consiste nel favorire il drenaggio sanguigno e linfatico, aumentando la motilità cranica (micromovimenti ) locale e generale, per favorire l’espulsione del muco dalle fosse nasali e seni paranasali. Riequilibrare il sistema nervoso autonomo (parasimpatico e ortosimpatico) per diminuire la produzione di muco.
Per comprendere meglio il tipo di trattamento e il perché si trattino determinate aree del corpo è necessario fare degli accenni di anatomia:

– irrorazione arteriosa: la parte alta delle fosse nasali riceve sangue da arterie provenienti dalla carotide esterna, mentre la porzione inferiore da rami arteriosi provenienti dalla carotide interna;
– drenaggio venoso: le vene provenienti dalle fosse nasali e seni paranasali sfociano tutte nella vena giugulare interna (solo una ha decorso esocranico la v. angolare, mentre le altre decorrono internamente al cranio);
– drenaggio linfatico: posteriormente drena nel rinofaringe e linfonodi cervicali, anteriormente attraverso i linfonodi sottomandibolari e poi si congiunge alla catena linnodale cervicale (questa catena si trova tra la vena giugulare interna e il muscolo sternocleidomastoideo)
– sistema nervoso autonomo ( ha azione sul sistema vascolare per regolare il flusso sanguigno della sottomucosa nasale, regola la temperatura nasale e umidifica dell’aria, ha anche un’azione sulle ghiandole mucose per la regolazione di produzione del muco): i rami ortosimpatici per le fosse nasali e i seni paranasali provengono dai primi metameri dorsali e risalgono nel cranio passando per i gangli cervicali, entrano nel cranio assieme all’arteria carotide interna e raggiungono i rami parasimpatici provenienti dal 7° e 9° nervo cranico che nascono a livello del ponte (anteriormente al cervelletto), uniti in un unico nervo raggiungono le fosse nasali e seni paranasali.

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Il trattamento consiste in una serie di manipolazioni esclusivamente manuali:- Prima di drenare dal cranio bisogna fare in modo che la muscolatura del collo e delle spalle sia rilassata così pure le fasce che rivestono la muscolatura (quindi lavorare sui suboccipitali, muscolatura anteriore del collo, setto toracico superiore…), per favorire il flusso dei liquidi dal torace al cranio e viceversa.
– Lavorare sulla mobilità cervicale (la seconda vertebra cervicale ha un’importante connessione con una membrana connettivale intracranica, la dura madre)
– Lavorare sulla colonna dorsale e sulle articolazioni con le coste, soprattutto le prime vertebre perché è da qui che provengono le fibre ortosimpatiche del SNA, che vanno a innervare la mucosa delle fosse nasali seni paranasali.
– Migliorare la motilità e il drenaggio dei seni venosi intracranici, lavorando sulle inserzioni dei sedimenti connettivali intracranici (i seni venosi principali si trovano avvolti in questa membrana a livello dell’inserzione con la struttura ossea).
– Trattamento specifico sulle articolazioni delle ossa che formano le fosse nasali (tra mascellare e zigomatico, tra frontale e osso nasale, tra i mascellari, ecc. ) e sulle ossa che contengono i seni paranasali (frontale, mascellare, etmoide, sfenoide).
– Ecc.

L’osteopatia non è solo questo, è anche integrazione dei sistemi: muscolo-scheletrico, cranio-sacrale e viscerale.
Questo prototipo di trattamento ragionato è per far capire che l’osteopatia ha una regola di base: l’ANATOMIA

Conclusione
L’osteopatia non toglie l’infiammazione della mucosa delle fosse nasali, ma stimola il corpo all’autoguarigione. Utile soprattutto nei bambini con una rinosinusite cronica, è indicato il trattamento a scopo preventivo (ovvero quando l’infiammazione non è manifesta) per ridurre le manifestazioni di intensità e/o di frequenza o per evitare che si ripresentino.

 


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