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Febbraio 26, 2021 Articolodieta e nutrizione

Come si individua la sindrome del colon irritabile (IBS)?

La sindrome del colon irritabile (IBS) è un disturbo piuttosto comune: interessa circa il 10% della popolazione, ed è caratterizzata da dolori addominali, gonfiore intestinale persistente e disturbi dell’alvo, come diarrea o stitichezza.

La sindrome del colon irritabile è un disturbo fastidioso, che può peggiorare la vita dei soggetti che ne soffrono, causando in alcuni casi anche debolezza ed affaticamento.

La diagnosi di IBS viene fatta per “esclusione”: spesso i sintomi di questa malattia sono condivisi con altre condizioni patologiche dell’intestino; ed è quindi necessario indagare ed escludere prima le malattie organiche specifiche che possono avere i sintomi in comune con la sindrome dell’intestino irritabile (come morbo di Crohn, colite ulcerosa, diverticolite, celiachia, etc.).

Sindrome del colon irritabile: sintomi 

Generalmente l’IBS si manifesta con fastidiosi sintomi a cadenza cronica.

Per poter fare diagnosi di IBS si seguono i criteri diagnostici denominati Criteri di Roma: è necessario che sia presente un dolore o fastidio addominale da almeno sei mesi, con ricorrenza di almeno tre giorni al mese negli ultimi tre mesi. Inoltre, in associazione al fastidio addominale devono essere presenti almeno due dei sintomi seguenti:

  • Miglioramento della sintomatologia intestinale in seguito ad evacuazione
  • Modificazione della frequenza delle evacuazioni rispetto al periodo precedente all’insorgenza della malattia
  • Associazione con modificazione dell’aspetto delle feci

Chi soffre di Sindrome del Colon Irritabile spesso, oltre a questi sintomi soffre anche di:

  • Frequenza anomala delle evacuazioni (fino a 3-4 volte al giorno o meno di tre volte a settimana)
  • Presenza di muco nelle feci ed in seguito ad evacuazione
  • Gonfiore e/o distensione addominale
  • Evacuazione difficoltosa caratterizzata da una spinta eccessiva o da una sensazione di incompleto svuotamento intestinale

Sindrome del colon irritabile: cause

La sindrome dell’intestino irritabile può insorgere in seguito a diverse cause biologiche, ma anche cause psicologiche e sociali.

Ad esempio, possono partecipare all’insorgenza dell’IBS sia situazioni di stress psicologico e fisico, sia predisposizioni biologiche intrinseche dell’individuo (come la percezione individuale del dolore, la sensibilità agli stimoli, la flora batterica presente nell’intestino ed eventuali infezioni intestinali passate).

Inoltre, possono contribuire ai fastidi intestinali anche eventuali intolleranze o allergie alimentari, che andrebbero sempre indagate.

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Spesso, i pazienti con IBS soffrono anche di altri disturbi dell’apparato digerente (come ad esempio di malattia da reflusso gastroesofageo, sensibilità al glutine, dispepsia, difficoltà digestive).

Il trattamento per la Sindrome del colon irritabile è sempre soggettivo

Dal momento che è molto difficile attribuire una causa organica all’insorgenza dell’IBS, spesso la terapia si basa sul trattamento dei sintomi e quindi ogni caso viene trattato singolarmente.

Il professionista valuta la migliore terapia volta al trattamento dei sintomi dichiarati.

Cod’è FODMAP, la dieta per la sindrome del colon irritabile? 

Solitamente il trattamento si basa in primis su una modifica della dieta (con un percorso di educazione alimentare) e dello stile di vita; ed è spesso accompagnato da integratori, probiotici o prebiotici a seconda del singolo caso. In occasioni particolarmente gravi, il medico può anche prescrivere dei farmaci per alleviare il disturbo di stipsi o diarrea.

Uno dei trattamenti dietetici che si è dimostrato efficace nel trattamento dell’IBS è la dieta priva di FODMAP. FODMAP è un acronimo inglese e sta per: Oligosaccaridi, Disaccaridi, Monosaccaridi e Polioli Fermentabili che sono zuccheri normalmente presenti negli alimenti (per lo più in frutta, verdura e latticini) che risultano indigeribili e spesso, se assunti in quantità elevate, possono alterare la funzionalità intestinale, causando gonfiore, gas e dolore.

La dieta FODMAP è definibile come una dieta di eliminazione: sotto la supervisione di un professionista vengono eliminati per un periodo limitato tutti quegli alimenti che contengono in grande quantità gli zuccheri fermentabili.

Il periodo di eliminazione assoluta dura per un periodo di circa 3-4 settimane e dopo questo periodo seguirà una reintroduzione graduale degli alimenti eliminati, un gruppo alla volta. Man mano che si reintroducono gradualmente gli alimenti è necessario tenere sotto controllo i sintomi, al fine di comprendere qual è il gruppo che causa il maggiore fastidio.

Quali sono gli alimenti da evitare se soffri di Colon Irritabile?

Tra gli alimenti che generalmente vengono eliminati dalla dieta abituale quando si soffre di sindrome da colon irritabile troviamo:

  • mango
  • angurie
  • mele
  • pere
  • asparagi
  • cipolla
  • aglio
  • porri
  • cavolo verza
  • cavolfiore e cavoli
  • radicchio
  • latte e derivati
  • legumi
  • cereali integrali e con glutine

Quali sono gli alimenti permessi se soffri di Colon Irritabile?

Tra gli alimenti concessi quando si soffre di sindrome da colon irritabile invece troviamo:

  • banane
  • agrumi
  • zucchine
  • zucca
  • lattuga
  • cetrioli
  • finocchio
  • sedano
  • piselli verdi
  • carne e pesce freschi
  • tofu
  • formaggi senza lattosio
  • riso
  • grano saraceno

In realtà ogni soggetto è da prendere in considerazione singolarmente: gli alimenti che generalmente non danno fastidio a qualcuno possono scatenare una fastidiosa sintomatologia in qualcun altro. Per questo è necessario affidarsi solo a professionisti, che possano preparare un piano alimentare adeguato che non sia carente in macro e micro nutrienti e che possa essere costruito su misura.

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Dott.ssa Giulia Aliboni
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Reflusso gastroesofageo, disturbi digestione, alimentazione, Reflusso gastrico
Redattore: Dott.ssa Giulia Aliboni


Reflusso gastrico disturbi, cause e cura 

Il reflusso gastroesofageo è una condizione che affligge circa il 20% della popolazione Europea e si verifica quando i succhi gastrici dello stomaco risalgono e vengono a contatto con l’esofago, causando al paziente un fastidioso bruciore a livello dello sterno (dietro al torace) ed episodi di rigurgito acido.

Lo stomaco è separato dall’esofago da uno sfintere, il cardias: questo si apre per far entrare il cibo nello stomaco e si chiude per evitare che i succhi gastrici possano risalire l’esofago. È quindi fondamentale che lo sfintere rimanga ben tonico per evitare la risalita dell’acido e la comparsa dei sintomi.

In alcuni casi il reflusso gastroesofageo si manifesta in episodi isolati; ma quando la quantità e la durata degli eventi supera una determinata soglia si parla di malattia da reflusso gastroesofageo.

Le cause del mal funzionamento dello sfintere gastrico possono dipendere dall’alimentazione (intolleranze, difficoltà digestive di alcuni alimenti, cibi nervini…), da fattori anatomici e/o funzionali (es: ernia iatale, lassità del cardias…), dagli ormoni circolanti ed infine anche dall’effetto di alcuni farmaci.

Fisiologicamente, all’interno dello stomaco vi è una pressione che consente al cardias di rimanere chiuso e di aprirsi solo in determinate occasioni (ad esempio, durante un pasto o in determinati momenti della giornata). Se però la pressione intra addominale aumenta, come ad esempio nei pazienti sovrappeso o obesi e nelle donne in gravidanza, la pressione varia, e si ha una predisposizione maggiore a sviluppare la malattia da reflusso gastroesofageo.

 

Quali sono i sintomi del reflusso gastroesofageo?

I sintomi del reflusso gastroesofageo non sono piacevoli e tipicamente si concretizzano in un bruciore retrosternale (ovvero dietro al petto) ed in un rigurgito acido (ovvero la percezione di risalita di un liquido acido in gola). La manifestazione dei sintomi è eterogenea: possono presentarsi continuativamente durante tutta la giornata, più volte al giorno, oppure in singoli momenti isolati (molto frequentemente dopo pranzo e/o in posizione orizzontale).

In alcuni casi i sintomi possono comprendere anche una difficoltà di deglutizione, una mancata digestione con nausea, tosse e raucedine, singhiozzo, asma ed insonnia.

Spesso i sintomi più comuni della malattia rendono possibile al medico diagnosticare con facilità la malattia da reflusso gastroesofageo. In alcuni casi più complicati, quando compaiono sintomi come dimagrimento, debolezza ed anemia, è opportuno valutare diversi test diagnostici per comprendere al meglio la causa del reflusso.

La digestione inizia dalla bocca: scopri il test non invasivo per diagnosticare la malattia da reflusso gastroesofageo

Il trattamento per eliminare il reflusso gastroesofageo

La terapia della malattia da reflusso gastroesofageo si basa sulla combinazione tra la correzione dello stile di vita ed eventualmente un’adeguata terapia farmacologica.

Dal punto di vista terapeutico, gli approcci più comuni del trattamento del reflusso gastroesofageo sono:

  • Una modifica dello stile di vita, con l’obiettivo di raggiungere il peso ideale e di evitare fumo ed alimenti che possono influenzare positivamente il reflusso, come alcolici e caffè.
  • La presa di alcuni accorgimenti durante e dopo i pasti, per scongiurare la manifestazione di reflusso, come ad esempio il consumo di pasti meno sostanziosi e più leggeri, cucinati in maniera più digeribile; ed il non coricarsi prima delle tre ore dopo il pasto (oppure di dormire con la schiena appoggiata a più cuscini, per simulare una posizione semi verticale).

Se i sintomi persistono, il medico o il professionista sapranno consigliare alcuni trattamenti farmacologici o di integrazione in grado di ridurre la manifestazione dei sintomi (come l’uso di antiacidi e di inibitori di pompa protonica).

Buoni consigli per chi soffre di reflusso gastroesofageo

La malattia da reflusso gastroesofageo può peggiorare di molto la qualità della vita del paziente, per questo è necessario agire di prevenzione: una dieta equilibrata che consenta di mantenere un peso adeguato è sicuramente un ottimo inizio.

Se poi si è predisposti al reflusso gastroesofageo è opportuno evitare alcuni tipi di alimenti che tendono ad infiammare e a stimolare il reflusso, come ad esempio:

  • alimenti ricchi in grassi e difficilmente digeribili (fritti, carni grasse, salse, margarina o burro)
  • alimenti nervini come caffè e the
  • alcolici, superalcolici e bibite gassate
  • menta
  • pomodori
  • agrumi
  • cioccolato
  • spezie come il peperoncino, pepe, curry, noce moscata, etc.
E preferire invece alimenti con ridotto contenuto di grassi, cereali integrali ed almeno 5 porzioni al giorno di frutta e verdura. Anche i tipi di cotture possono influire e andrebbero favorite:
  • cottura al cartoccio, al vapore o a basse temperature
  • consumo di olio a crudo

Se soffri di reflusso questi accorgimenti possono migliorarti la vita

Ci sono alcuni accorgimenti che possono migliorare la vita di chi soffre di reflusso gastroesofageo (e non solo), eccone alcuni:

  1. Evitare di mangiare troppo (o abbuffarsi) e preferire pasti piccoli e frequenti, evitando digiuni per lunghi periodi di tempo. Una corretta alimentazione dovrebbe prevedere 3 pasti principali e 2 spuntini;
  2. Non sdraiarsi subito dopo i pasti e cenare almeno 2 ore prima di coricarsi;
  3. Alza la testiera del letto di qualche centimetro o utilizza dei cuscini per evitare di sdraiarti completamente. Mantenere l’esofago in posizione verticale anche quando si è sdraiati ed impedisce la risalita di materiale acido dallo stomaco;
  4. Mantieni un peso forma ideale: l’accumulo di tessuto adiposo a livello del girovita rappresenta uno dei fattori che contribuiscono maggiormente alla malattia da reflusso gastroesofageo;
  1. Mastica lentamente: la digestione inizia dalla bocca, infatti è fondamentale masticare correttamente e a lungo gli alimenti.

Contattaci subito per prenotare la visita con il nostro specialista

 

Dott.ssa Giulia Aliboni
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Reflusso gastroesofageo, disturbi digestione, alimentazione, Reflusso gastrico
Redattore: Dott.ssa Giulia Aliboni


Gennaio 30, 2020 Eventi

Abbiamo il piacere di invitarvi alla giornata formativa che si terrà

Sabato 8 febbraio 2020
Presso il Grand Hotel Tiziano di Lecce 

L’evento ideato ed organizzato da:

IMBIO Istituto di Medicina Biologica di Milano in collaborazione
con il Centro Diagnostico Radiologico San Marco di Cellino San Marco (BR)
ed il Laboratorio di analisi cliniche Mater Gratie di Squinzano (LE)

è gratuito con registrazione obbligatoria.

Tutti i partecipanti avranno diritto a 30 ECM
con l’iscrizione gratuita al corso Fad in Medicina Integrata. 

Per partecipare è possibile effettuare la registrazione via mail scrivendo a corsi@imbio.it

 


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