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Maggio 6, 2014 Newsletter

Lunedi 19 maggio 2014 – dalle 16,00 alle 18,30
Ist.Alberghiero Carlo Porta – Via Uruguay 26/2 – Milano

“Impariamo le intolleranze” completa il ciclo di incontri con Alcat Test durante la Milano Food Week. In collaborazione con la rivista “Italia a tavola” di Alberto Lupini si parlerà di intolleranze alimentari con i ragazzi dell’Istituto Alberghiero, i Milano Food Lovers e tutto il pubblico presente.

Allergie ed intolleranze alimentari: quali sono le differenze? Quali sono i sintomi? Quali sono gli esami da fare? Quali sono i rimedi?

Questi, i principali temi che saranno affrontati dal Prof. Giuseppe Di Fede – Direttore Sanitario di Imbio e di I.M.Ge.P. – nonché docente presso l’Università di Pavia, specialista in nutrizione e dietetica clinica.

L’evento prevede, inoltre, uno show-cooking, organizzato e gestito dallo Chef Matteo Scibilia, patron chef dell’Osteria della Buona Condotta e da Tiziana Colombo, Presidente dell’Associazione “Il Mondo delle Intolleranze” e nota food blogger.

Evento aperto a tutti e ad ingresso libero.



Aprile 9, 2014 Newsletter

Siamo stati invitati  al Punto Enel in Via Broletto 4 di Milano, 4 dove ha avuto luogo l’incontro gratuito organizzato da FEDERCASALINGHE   in cui si parlava di intolleranze alimentari. Eravamo presenti con il   Prof. Giuseppe Di Fede e con la Sig.ra Tiziana Colombo.

Il Prof. Di Fede, Esperto in Nutrizione e Docente al Master in Nutrizione Università di Pavia. è  il Direttore Sanitario di  IMBIO ( un Istituto Scientifico   in cui si studiano le  malattie,tenendo in considerazione la storia del paziente , e dove si mettono a punto cure personalizzate, ) ed è Direttore Sanitario di I.M.Ge.P. (Istituto di Medicina Genetica, Preventiva e Personalizzata).

E’ stato presentato ALCAT TEST®, il metodo di diagnosi delle intolleranze alimentari,  e non solo, di cui  si avvale e del quale è stata provata l’efficacia scientifica, metodo grazie al quale è possibile  prescrivere una adeguata terapia personalizzata.

Il tema proposto ha suscitato notevole interessa da parte delle persone presenti che hanno posto innumerevoli domande sia al Prof. Di Fede, che alla Sig.ra Tiziana Colombo, autrice del libro: ” Nichel. L’intolleranza? La cuciniamo! ” volume  in cui , oltre che a proporre 111 ricette rigorosamente nichel free, l’autrice parlato della  sua esperienza di persona intollerante al nichel,   delle difficoltà che ha dovuto affrontare quando ha scoperto  di essere intollerante al nichel, e di quelle  che ha dovuto superare durante il cambiamento delle proprie abitudini alimentari e del proprio stile di vita.

L’interesse al tema delle intolleranze alimentari è stato talmente tanto alto che a grande richiesta è stato chiesto all’Associazione “Il Mondo delle Intolleranze” è stato chiesto di organizzare un nuovo incontro! Di certo sarà fatto…. 🙂

Al termine della manifestazione  il personal chef Alessandro Fantinato ha deliziato il pubblico con un aperitivo molto salutare e senza nichel, glutine e lattosio.
Fotografie: Gabriele Ardemagni


Aprile 4, 2014 Newsletter

Recentemente, alcuni ricercatori hanno evidenziato l’esistenza di una patologia fino a pochi anni fa sconosciuta e che, solo da poco, ha avuto un riconoscimento ufficiale. Mi riferisco alla Systemic Nickel Allergy Sindrome (SNAS). La clinica della SNAS è essenzialmente caratterizzata dalla comparsa di sintomatologia a carico della cute, con eczema da contatto anche in regioni del corpo che invece normalmente non entrano in contatto con il metallo.

Precedenti patch test (test allergologici) positivi per il nichel e l’ orticaria talora associata ad angioedema, disturbi rilevanti a carico del tratto intestinalecon dispepsia, meteorismo, coliche addominali, alvo alterno ( stipsi e dissenteria ), vomito e sintomi da reflusso gastroesofageo. I sintomi si presentano in occasione dell’ingestione di cibi ad alto contenuto di nichel. Pensate che questi sintomi, noi medici clinici attenti al problema delle intolleranze alimentari, li abbiamo osservati da diversi anni e li abbiamo correlati con disturbi legati all’ingestione di alimenti non tollerati. Ma certo, direste voi! Ma nessuno in passato si sarebbe sognato di descrivere tali sintomi e correlarli con il contenuto di nichel negli alimenti, per i soggetti particolarmente sensibili.

La diagnosi risulta più agevole se i sintomi compaiono dopo alcuni anni, nei soggetti con dermatite da contatto ( eczema da contatto ).La prima fase della diagnosi di SNAS è l’anamnesi, la raccolta attenta dei sintomi, le modalità, la frequenza e la durata dei disturbi, la relazione con i cibi e l’introduzione dei cibi ad alto contenuto di nichel, può orientare la diagnosi.

L’Istituto di Medicina Biologica e il suo staff da tempi non sospetti,si occupa di intolleranze alimentari e in particolar modo di intolleranza al nichel e al glutine. La collaborazione con un prestigioso Ente ospedaliero il San Matteo di Pavia, che da anni ci sostienenel campo dell’allergia e intolleranza alimentare, ci ha permesso di raccogliere dati che riguardano le intolleranze alimentari. La diagnostica clinica e di laboratorio è molto importante per porre una diagnosi. Un test determinante per al diagnosi, presente in 52 paesi del mondo, è il Test ALCAT®( Antigen Leucocitary Cellular Antibody Test ). È un test leucocito tossico, computerizzato e automatizzato che si esegue su sangue venoso, quindi occorre un prelievo di sangue e si analizzano quote di alimenti che reagiscono con le cellule del sistema immunitario innato, i Granulociti Neutrofili.

Le risposte che ne derivano, sono reazioni di tre gradi di importanza, dal grado 1,il meno grave, al grado tre, il più grave. Il test ALCAT®permette di ottenere una diagnosi di sensibilità agli alimenti, ponendo un ragionamento di gruppi alimentari che corrispondono agli alimenti risultati positivi al test. Dopo la risposta al test ALCAT®, segue una dieta a rotazione, eliminando quasitotalmente gli alimenti risultati intollerati con un grado di reattività medio alta, lasciando due o tre momenti di dieta libera durante al settimana, in modo da permettere una sorta di recupero del grado di tolleranza, che in qualche modo il paziente ha ridotto nel tempo. Il gruppo di collaboratori e medici, coordinati da IMBIO, ha da tempo raccolto diversi dati, sulle possibili reazioni dovute al cibo, come sostanza considerata “estranea” all’organismo e, messa in relazione con la comparsa di stati infiammatori. Ii sintomi che spesso sono raccolti dai nostri collaboratori, sono i più frequenti, colite, stipsi o dissenteria, mal di testa emicrania, dermatite non allergica fino all’orticaria fino all’artrite.

È da notare come i sintomi regrediscono, dopo una dieta a scarso contenuto di nichel, seguita per alcune settimane. Qualsiasi stato infiammatorio, non dovuto a cause specifiche o malattie diagnosticabili clinicamente e con analisi di laboratorio, è da ricondurre ad uno stato di “sollecitazione” infiammatoria dovuta dal cibo.
Di seguito potete osservare la raccolta dei dati da parte della dottoressa Cecilia Pedroni, del Master in Nutrizione Umana, Univ. Di Pavia e collaboratrice di IMGEP ( Istituto di Medicina Genetica Preventiva, di Milano ), coordinato dalla Dottoressa Carassai Paola, evidenzia come i dati sono a favore di un’ aumento della sensibilità al nichel degli alimenti.
Nei grafici che seguono viene mostrata la distribuzione dei pazienti IMGeP che hanno eseguito l’ALCAT TEST suddivisi per i Gruppi Alimentari di intolleranze: nichel, salicilati, lieviti, latte e derivati, frumento e nessuna/altro.

Recentemente abbiamo partecipato alla stesura di un libro “Nichel. L’intolleranza? La cuciniamo”  Edito da Silvana Editore, con Tiziana Colombo, scrittrice e cuoca provetta. Nel testo si racconta il percorso clinico e diagnostico dell’intolleranza al nichel in modo piacevole e leggero, fino ad arrivare alla parte più importante, le 111 ricette, di piatti prelibati, con foto che li descrivono, tutte in originale che permettono di cucinare prelibatezze di alto livello, sena alimenti contenenti nichel. Una specie di guida dell’intolleranza al nichel, che ha colmato un vuoto, dando l’opportunità di avere una soluzione al problema intolleranza.

Il gruppo di lavoro di IMBIO e IMGEP è da sempre attento al problema intolleranza e alla ricerca di nuovi sistemi di diagnosi, che ci permettono di trovare al causa e la soluzione ai problemi legati alle intolleranze alimentari.

 



Marzo 30, 2014 Newsletter

Cos’è la terapia chelante?

La terapia chelante rappresenta la prima scelta terapeutica nel trattamento di rimozioni dei metalli pesanti dall’organismo, e la principale indicazione nella prevenzione dei danni generati dai radicali liberi.Tra tutte le sostanze inquinanti, i metalli pesanti sono da considerare un elemento pericoloso con cui possiamo venire, volenti o nolenti, in contatto nella nostra quotidianità. Essi, infatti, possono trovarsi a nostra insaputa nei cibi, tessuti per abiti e vestiti, rivestimenti ambientali, vernici, farmaci, per citare alcuni dei principali veicoli.

I metalli sono tutti tossici?

Non tutti i metalli sono tossici, e soprattutto alcuni come il ferro, rame, selenio, zinco, a determinate concentrazioni sono assolutamente indispensabili per lo svolgimento delle normali funzioni metaboliche dell’organismo, il problema è che a dosi elevate risultano essere tossici e dannosi.

Quali sono i metalli che possono risultare tossici?

Alcuni metalli tossici, come il piombo, mercurio, alluminio, cadmio, esercitano effetti dannosi sull’organismo anche a bassissime dosi o concentrazioni.

Dove si accumulano i metalli?

I metalli si accumulano lentamente e progressivamente nel nostro corpo ad esempio a livello del tessuto adiposo, nelle ossa, nel fegato, nel cervello, nella tiroide.

Dove si trovano i principali metalli pesanti e tossici e come li introduciamo nell’organismo?

Le principali fonti maggiori di mercurio sono:

  • amalgame per otturazioni dentarie

  • thimerosal ( vaccini )

  • sostanze detergenti per pavimenti

  • pesci di grossa taglia ( tonno, spada )

  • cosmetici

  • talco

  • coloranti

  • diuretici

  • lassativi

  • tatuaggi

  • supposte anti infiammatorie e per emorroidi

  • pomate anti psoriasi

Le fonti di tossicità da alluminio:

  • lattine di birra

  • lattine in generale

  • lievito in polvere

  • aspirine tamponate

  • pentole e stoviglie di alluminio

  • carta di alluminio per o cibi

  • usato come conservante in alcuni condimenti per i primi, sott’aceto, cosmetici,

  • antiacidi

Le fonti di tossicità per il piombo:

  • vernici

  • inquinanti ambientali come gli scarichi dei motori delle auto

  • saldature e fonderie

  • sigarette

  • insetticidi

  • conserve

  • acqua di rubinetto

  • ortaggi coltivati in zone ad alto rischio  di inquinamento

Cosa crea il metallo tossico nell’organismo?

Il metallo blocca il lavoro di particolari enzimi all’interno delle cellule, progressivamente si riduce la produzione di energia fino ad arrivare al blocco cellulare.

Quali sono i sintomi da intossicazione da metalli pesanti?

La sintomatologia da metalli tossici è molto varia e può coinvolgere numerosi organi e apparati. In base al tessuto intaccato, avremo dei sintomi tipici e specifici correlati, ad esempio problemi neurologici se i metalli si depositano nel sistema nervoso centrale, disfunzioni ormonali tiroidee se si depositano nella tiroide, disturbi intestinali, polmonari. etc…

Siamo tutti a rischio?

Potenzialmente sì. Le categorie più a rischio sono bambini e anziani, o malati cronici.

Quali indagini si possono eseguire per sapere se si è predisposti ad accumulare i metalli pesanti?

Il mineralogramma rappresenta l’indagine non invasiva di elezione per la ricerca di metalli pesanti nel nostro organismo; la procedura è semplice e non invasiva, si tagliano i capelli della zona nucale, circa un grammo (1 cucchiaio), in pratica si tratta di una biopsia tessutale vera e propria. Grazie al mineralogramma, possiamo  scoprire l’accumulo qualitativo e quantitativo dei vari tipi di metallo pesante e dove tende la loro localizzazione. Si sceglie il capello perché rappresenta un tessuto stabile nel tempo ed affidabile.

Un’altra analisi utile si può eseguire attraverso l’esame delle urine.L’analisi della presenza di metalli pesanti nell’urina è indice del loro accumulo nell’organismo. Si possono ricercare i principali metalli tossici.

 Possiamo curare questa intossicazione? Esiste una terapia efficace?

Si esiste una terapia efficace che ci chiama CHELAZIONE. Ci sono alcuni principi attivi molto efficaci che si utilizzano da diversi anni con successi terapeutici.

Cosa si usa per chelare i metalli pesanti dall’organismo?

La prima scelta cade sull’uso di EDTA ( acido Etilen Diammino Tetracetico ) endovena, la metodica richiede esperienza da parte dell’operatore e consiste in una seduta terapeutica della durata da 1 fino a 2 ore.

Altre sostanze utilizzate sempre per via endo vena, sono acido lipoico, glutatione ridotto, ATP, Vitamina C ad alti dosaggi, N-Acetil-Cisteina. Queste sono tutte sostanze ad azione chelante, che hanno cioè lo scopo di eliminare i radicali liberi che si formano dalle reazioni biochimiche degli alimenti e dei metalli tossici.

A volte è possibile associare una terapia per via orale, con prodotti gastroprotetti, in grado di catturare le molecole dannose dall’organismo ed eliminarle attraverso i reni, fegato e intestino.

Meccanismi d’azione e benefici della terapia chelante:

  • chelazione, rimozione dei metalli tossici

  • chelazione dei depositi di calcio presenti sulle pareti dei capillari del microcircolo, con attivazione e ossigenazione dei capillari periferici

  • ha effetto anti radicali liberi ( corregge lo stress ossidativo )

  • riduce l’adesione delle piastrine

  • riduce il colesterolo e la sua adesione nelle arterie

  Indicazioni della terapia chelante ( dove la causa è un accumulo di metalli e   sostanze tossiche negli organi )

  • patologie della circolazione e del cuore ( ischemia, arterioscelrosi )

  • patologie della retina con elevato stress ossidativo

  • patologie renali

  • ipertensione arteriosa

  • patologie del fegato

  • invecchiamento ( aging )

  • intossicazione da agenti tossici

  • MCS ( sensibilità chimica multipla )

  • prevenzione e trattamento dei disturbi generati dall’arteriosclerosi

  • intossicazione da metalli pesanti

  • dolori osteo articolari causati da depositi di tossine nei tessuti

  • malattie del collagene ( collagenopatie )



Marzo 4, 2014 Newsletter

La mancanza di tempo e lo stile di vita sempre più frenetico portano spesso alla scelta di prodotti da forno di tipo industriale, che spesso utilizzano,per la levitazione dei loro impasti, composti chimici.

Il LIEVITO CHIMICO è infatti costituito da sostanze che, in determinate condizioni, reagiscono tra di loro o con altri componenti dell’impasto per generare gas (quasi sempre anidride carbonica) che permette, come nel caso della lievitazione da lievito di birra, l’espansione dell’impasto.

I lieviti chimici più diffusi sono: CARBONATO DI SODIO, POTASSIO, AMMONIO E MAGNESIO (E500, E 501, E503, E504), TARTRATO DI SODIO (E335), TARTRATO DI POTASSIO (O CREMOR TARTARO, E336), ACIDO TARTARICO (E 334) e

GLUCONE DELTA LATTTONE (E575). Si tratta di composti chimici presenti anche in natura ma che, nella maggioranza dei casi, vengono prodotti per sintesi chimica.

Queste sostanze, per legge, sono classificate come ADDITIVI e sono tecnicamente definite “AGENTI LIEVITANTI”. La loro caratteristica è quella di generare gas molto più velocemente dei loro “parenti” biologici e quindi di risultare più adatte alla preparazione di dolci industriali.

L’azione chimica di questi agenti, tuttavia, non avviene solo nell’impasto ma continua anche nello stomaco e successivamente nell’intestino, favorendo PROCESSI DI FERMENTAZIONE che creano i fastidiosi effetti di GONFIORE, METEORISMO e AEROFAGIA, dati dalla presenza di CO2, che compaiono puntuali al termine di un’abbuffata.

Dagli ultimi studi compiuti dal POLICLINICO SAN MATTEO di PAVIA utilizzando il test ALCAT –

l’unico esame sulle intolleranze riconosciuto in America dalla FDA (Food and Drug Administration)

  • è stato possibile rilevare come, nel corso del 2013, tutti coloro che presentavano un’intolleranza ai LIEVITI nei mesi di NOVEMBRE e DICEMBRE mostravano un’alta positività al LIEVITO CHIMICO. Tale risultato è facilmente comprensibile se si tiene conto del grande consumo di dolci e prodotti da forno LIEVITATI CHIMICAMENTE che vengono consumati durante le vacanze natalizie. Tale situazione crea le condizioni ottimali per lo sviluppo di CANDIDA abicans che, nel mese di GENNAIO, raggiunge il picco di intolleranza (dati ALCAT dall’Ospedale San Matteo di Pavia, anno 2013). La presenza di questo fungo, oltre a provocare gli sgradevoli e conosciuti effetti, predispone anche all’insorgenza di INTOLLERANZE ALIMENTARI a causa dell’aumentata permeabilità della mucosa intestinale (DISBIOSI).

Per scongiurare tale situazione al ritorno delle vacanze, quindi, cercate di evitare, per quanto possibile, dolci e prodotti da forno lievitati chimicamente ed approfittate delle ferie per cucinare dolci fatti in casa con lievito madre, lasciando i “chimici dei dolci” nei loro asettici barattoli.

Articolo di Davide Iozzi, Biologo nutrizionista, esperto in nutrizione umana, collaboratore dell’Istituto di Medicina Genetica Preventiva (I.M.Ge.P.) di Milano.



Febbraio 23, 2014 Newsletter

I composti chimici sintetici usati nei processi di preparazione, trasformazione, conservazione e confezionamento dei prodotti alimentari potrebbero essere dannosi nel lungo periodo per la salute umana, avvertono i ricercatori del Food Packaging Forum Foundation di Zurigo, Svizzera, in un commento pubblicato sul Journal of Epidemiology e Community Health.

«La maggior parte di queste sostanze non sono inerti e potrebbero penetrare nel cibo che mangiamo» esordisce Jane Muncke, tra gli autori dell’articolo. Anche se molte di queste sostanze sono soggette a regolamentazione, le persone che mangiano cibi preconfezionati o trasformati rischiano di essere cronicamente esposte, e poco si sa circa l’impatto a lungo termine dei cosiddetti Fcm, Food Contact Materials, non solo sullo stato di salute, ma anche sulle fasi cruciali dello sviluppo, come la gestazione. «L’esposizione permanente a questi agenti chimici è motivo di preoccupazione per diverse ragioni, tra cui il fatto che sostanze tossiche note per essere causa del cancro, come la formaldeide, sono legalmente utilizzate.

La formaldeide è presente per esempio, anche se a livelli bassi, nelle bottiglie di plastica usate per le bevande e nelle stoviglie in melamina» continua la ricercatrice. Ma tra i Food Contact Materials ci sono anche altri composti chimici, noti per interferire con la produzione di ormoni, come per esempio bisfenolo A, triclosan e ftalati. Anche il nichel presente nei terreni substance rivelando un metallo potenzialmente dannoso per la salute. Dalle allergie da contatto, allergie alimentari rivolge agli alimenti ricchi di nichel, all’aumento di peso per la competizione del metallo con alcuni ormoni regolarori del metabolismo.
Conservanti, Coloranti, additivi chimici, sono nocivi per la salute se presenti in quantità elevate nei cibi e se consumati quotidianamente.

Un test per ricercare la possibile presenza e accumulo di sostanze chimiche è il test ALCAT .
«Mentre ricercatori e produttori dibattono sulla pericolosità di queste sostanze e i politici lottano per soddisfare le esigenze delle parti interessate, i consumatori restano esposti tutti i giorni, per lo più in modo inconsapevole» rincara Muncke, ricordando che i composti chimici noti a contatto con il cibo sono più di 4.000, e che i loro potenziali effetti dannosi, in particolare ormonali, non vengono presi in considerazione nelle analisi tossicologiche di routine. «E questo dovrebbe non solo evocare seri dubbi sull’adeguatezza delle procedure in uso, ma anche spronare a una valutazione approfondita dei potenziali legami tra queste sostanze chimiche e patologie croniche come cancro, obesità, diabete e disturbi neurologici. Dato che molti cibi sono preconfezionati e che l’intera popolazione può essere esposta, è della massima importanza colmare in modo rapido ed esaustivo le lacune ancora presenti nelle nostre conoscenze sull’argomento»  conclude la ricercatrice.

J Epidemiol Community Health

 



Febbraio 18, 2014 Newsletter

I prodotti chimici industriali sono un pericolo per i bambini, e le loro tossine potrebbero causare un’epidemia di disturbi dello sviluppo cerebrale. L’allarme arriva da un articolo pubblicato su The Lancet Neurology da due dei maggiori esperti mondiali sul legame tra ambiente e salute dei bambini, che chiedono a tutti i Paesi di aggiornare le procedure di valutazione del rischio chimico.

«Negli ultimi sette anni il numero di sostanze chimiche tossiche per lo sviluppo neurologico è salito da 6 a 12, mentre il numero delle sostanze chimiche note per danneggiare il cervello, ma non regolamentate per proteggere la salute dei bambini è passato da 202 a 214» spiega Philippe Grandjean della Harvard School of Public Health di Boston. Tali sostanze pericolose possono trovarsi in oggetti di uso quotidiano: abbigliamento, mobili e giocattoli, ma i regolamenti attuali sono inadeguati per salvaguardare i bambini, il cui cervello è particolarmente vulnerabile ai tossici ambientali.

«Ci vuole una legge che obblighi i produttori a certificare che gli agenti chimici industriali, nuovi ed esistenti, siano stati detossificati o eliminati dai prodotti del commercio» riprende il ricercatore. sottolineando che è ormai ora di regole anche per i bambini, per evitare una futura pandemia di autismo, deficit di attenzione (Adhd), dislessia o paralisi cerebrale, con sofferenze e costi associati. «Il peso economico dell’avvelenamento da piombo tra i bambini negli Stati Uniti, per esempio, raggiunge già oggi i 50 miliardi di dollari, e quello per la tossicità da metilmercurio circa 5 miliardi.

Ma questo potrebbe essere solo la punta dell’iceberg» ammonisce Grandjean, ricordando che la stragrande maggioranza degli oltre ottantamila agenti chimici industriali usati in Nordamerica non sono mai stati testati per verificarne gli effetti tossici su feti e neonati. «L’esposizione a queste sostanze durante lo sviluppo può provocare lesioni al cervello a concentrazioni molto più basse di quelle nocive per gli adulti» puntualizza il ricercatore. E conclude: «La nostra preoccupazione è che sia già in atto un’epidemia silenziosa tra i bambini di tutto il mondo esposti a sostanze chimiche tossiche non riconosciute, che stanno a poco a poco erodendone l’intelligenza, alterandone i comportamenti, pregiudicandone i risultati futuri nella vita e nella società, specie nei Paesi in via di sviluppo».
The Lancet Neurology, 2014; 13(3): 330-333)

Un’attenzione particolare agli additivi e conservanti alimentari presenti in moltissimi alimenti di origine industriale. I conservanti alimentari, coloranti, additivi sono una delle cause che portano allo sviluppo di sindrome ipercinetica del bambino, deficit di attenzione, dermatite, intolleranze alimentari.

Sono agenti nascosti negli alimenti e a volte sono indicati solo in parte sulle etichette. Un’attenta raccolti dei dati, è necessaria per scoprire le abitudini alimentari del bambino e della famiglia, al fine di poter eseguire un test per la diagnosi di intolleranze ai conservanti e additivi attraverso il test ALCAT. ……..



Gennaio 20, 2014 Newsletter

La prostata è una ghiandola con secrezione esterna situata all’incrocio delle vie seminali con le vie urinarie, in stretto rapporto anatomico con il retto, la vescica urinaria e specialmente con le vescicole seminali situate lateralmente, che costituiscono il principale “serbatoio” del liquido seminale.

Il ruolo della prostata e delle vescicole seminali è quello di secernere la parte liquida dello sperma che veicola, nutre e aumenta la possibilità di sopravvivenza degli spermatozoi. In più, la ghiandola prostatica gioca un ruolo protettivo nei confronti del tratto urogenitale contro infezioni e altre aggressioni, è una specie di “filtro” del carreful uro-seminale che “pulisce” i liquidi che passano, cioè sperma e urine.

Gli agenti infettivi possono arrivare alla prostata e quindi alle vescicole seminali per via ascendente uretrale (rapporti sessuali, piscine, ecc) e per via linfatica dagli organi adiacenti (retto, ecc).

Una volta superata la sua capacità di difesa, si può arrivare a infiammazioni e infezioni della prostata e delle vescicole seminali come la prostatite e la prostato-vescicolite, che influiscono sia sulla fertilità, per le ragioni già accennate, che sull’attività sessuale.

L’attività sessuale ha tante sfaccettature di cui l’eiaculazione che dipende anche dello stato di salute delle vescicole seminali. Nelle prostato-vescicolite la conseguenza è l’eiaculazione precoce, un organo infiammato tende infatti ad espellere il prima possibile il suo contenuto. Un’altra conseguenza è il deficit erettile di mantenimento perchè la circolazione della prostata è collegata con quella del pene.

Per mantenere la prostata sana curare l’alimentazione è molto importante, si consiglia di evitare cibi speziati e salati, fritti, condimenti piccanti, che possono creare un’irritazione intestinale che si trasmette alla prostata. Molto importanti anche l’attività fisica dato che l’attività muscolare evita la stasi sanguinea che può favorire l’infiammazione, e la frequenza dei rapporti sessuali che impediscono la stasi del liquido seminale e quindi l’infiammazione delle vescicole seminali e della prostata.

Un altro fattore importantissimo che incide sullo stato di salute della prostata sono le intolleranze alimentari. Le intolleranze alimentari sono una specie di allergie mediate non dalle immunoglobuline E (IgE) ma dal sistema immunitario difensivo o innato rappresentato dai Granulociti Neutrofili e, diversamente delle allergie, sono tardive, interne e cumulative. Le intolleranze ai vari alimenti creano un effetto di tipo infiammatorio a livello della mucosa intestinale, infiammazione che comporta la vasodilatazione quindi apertura delle “porte” d’uscita dei germi (E. coli, Enterococcus fecali, ecc) dal retto e il passaggio di questi germi alla prostata, dove diventano molto virulenti perchè non è il loro habitat normale e la prostata non ha sviluppato i sistemi di difesa contro germi non abituali.

Il risultato è un infiammazione della prostata e delle vescicole seminali nei pazienti intolleranti con tutte le conseguenze riportate sopra.

Da sottolineare che la maggior parte delle infiammazioni prostato-vescicolari sono asintomatiche, quindi identificate solo quando il paziente si rivolge al medico per problemi di infertilità, eiaculazione precoce, deficit erettile di mantenimento, sintomatologia urinaria e/o eiaculatoria, ecc.

La prostata  è quindi un organo centrale dell’apparato genito-urinaro con implicazioni sia sulla fertilità che sulla sessualità dell’uomo e, nonostante il parere comune che le patologie prostatiche siano una prerogativa delle persone anziane, i giovani sono più suscettibili alle patologie infettive in quanto più attivi sessualmente.

Tra i fattori che influiscono sulla salute della prostata le intolleranze alimentari si collocano ai primi posti. Partendo da questi presupposti,  si consiglia a tutti i pazienti intolleranti di verificare la salute della prostata cominciando con una semplice visita uro-andrologica, per evitare conseguenze come: infertilità, eiaculazione precoce, deficit erettile, ecc.

 



Gennaio 13, 2014 Newsletter

IMGEP organizza il Seminario Sabato 15 Febbraio 2014 presso

Tiro a Segno Nazionale sezione di Milano – Vle Achille Papa 22/b – 20149 Milano – tel. 02/33002418

Per iscrizioni: Segreteria Organizzativa e Provider Akesios Group srl – Parma Tel. 0521/647705 – Fax. 0521/1622061

www.akesios.it – info@akesios.it Per informazioni: IMGEP srl – ALCAT Test Italia – tel. 02 58300376 – segreteria@imgep.com

Si Ringrazia per la Collaborazione:

Istituto Medicina Genetica Preventiva Personalizzata

PROGRAMMA E RELATORI

09.30-10.30 Dr. Alessandro Scorba: Medico Chirurgo, Specialista in idrologia medica, Esperto in Nutrizione,

Responsabile dello Studio Medico Altramedicina a Malnate. Intolleranze alimentari: un approccio teorico e pratico per fare chiarezza.

10.30-11.00 Dr. Davide Iozzi: Biologo Nutrizionista, collaboratore dell’Istituto di Medicina Biologica e Genetica

Preventiva di Milano. Disbiosi intestinale e intolleranze alimentari: il ruolo di Candida Albicans.

11.00-11.30 Dr. Angelo Stimolo: Medico Chirurgo, Specialista in Idrologia Medica, Esperto in Idrocolonterapia

presso lo Studio Medico Altramedicina a Malnate. L’idrocolonterapia come trattamento di supporto alla dieta.

11.30-11.45 Coffee Break.

11.45-12.10 Dr.ssa Cecilia Pedroni: Biologa Nutrizionista, collaboratrice dell’Istituto di Medicina Biologica e Genetica

Preventiva di Milano. Analisi dell’andamento statistico e stagionale delle intolleranze alimentari valutato con ALCAT test: anni 2010, 2011, 2012.

12.10-13.00 Dr. Giuseppe Di Fede: Medico Chirurgo, Master in Nutrizione e Dietetica Clinica,

Professore a contratto in Nutrigenomica presso l’ Università di Pavia. Direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica e Genetica Preventiva Di Milano. Dalle intolleranze alimentari alla nutrigenomica: approccio nutrizionale integrato, presentazione di casi clinici.

13.00-13.15 Dr. Giuseppe Di Fede: discussione.

13.15-14.30 Break.

14.30-15.00 Dr. Alessio Tosatto: Biologo Nutrizionista, collaboratore dell’Istituto di Medicina Biologica e Genetica

Preventiva di Milano. Quali test e cosa aspettarci oggi dalla diagnostica per le intolleranze alimentari.

15.00-16.00 Dr. Alessandro Scorba: Medico Chirurgo, Specialista in Agopuntura, Esperto in Nutrizione,

Responsabile dello Studio Altramedicina a Malnate. Strategia medica nutrizionale per il mantenimento dei risultati ottenuti, dalla teoria alla pratica.

16.00-16.30 Dr. Roberto Colombo: Medico Chirurgo, Direttore Sanitario Synlab Italia, Professore a contratto

presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore scuola di specialità di Microbiologia dell’Università di Milano. Gluten Sensitivity e Celiachia, un confronto diretto.

16.30-17.00 Dr. Michele Di Stefano: Medico Chirurgo, Dipartimento di Medicina interna, Università di Pavia.

Lo spettro delle condizioni glutine-relate: il punto di vista del gastroenterologo.

17.00-18.30 Dr. Giuseppe Di Fede: Casi clinici e discussione.

Conferiti 8 Crediti ECM per Medici, Biologi, Farmacisti e Fisioterapisti

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