Siamo agli albori dell’utilizzo della biofisica in campo medico ma in un futuro prossimo diventerà nuova ortodossia.Quattro prestigiosi atenei universitari in Italia hanno attivato un corso di alta formazione intitolato “Integrazione fra saperi convenzionali e non convenzionali in medicina”. Gli atenei sono presso le università di Verona, Bologna, Roma La Sapienza, Messina.
Finora la ricerca in campo medico ha dato più importanza alla chimica rispetto alla fisica della materia, probabilmente per il fatto che la chimica è legata alla prospettiva di scoprire le molecole regolatrici (farmaci) e che tale prospettiva ha avuto indubbi successi. Inoltre la biologia molecolare ha dato grande impulso all’idea che l’informazione essenziale della vita stia in una “sostanza”, il DNA. In realtà si è perso di vista la sostanza del DNA come struttura di “Risonanza” elettromagnetica, dinamica (può cambiare nel tempo), complessa (la sua espressione dipende da un contesto di diversi segnali) e che fra l’altro è fonte di “Biofotoni” nel momento della sua replicazione.
I campi elettromagnetici, hanno una duplice faccia, possono danneggiare o curare l’uomo. Esistono diversi tipi di campi elettromagnetici, e gli effetti variano a seconda del tipo ci frequenza utilizzata, la durata dell’esposizione, e la sensibilità del soggetto. È ovvio che alte dosi di radiazioni ionizzanti sono dannose per la materia vivente. Così non è per piccole dosi di campi elettromagnetici, che se ben selezionati, possono avere potere curativo inaspettato. La tecnologia ha già messo a disposizione apparecchiature di alta tecnologia computerizzate e altamente specializzate in uso da diversi anni presso il nostro istituto, per la cura di malattie neurologiche, muscolari e ossee, metaboliche, ormonali e funzionali (ipotiroidismo latente, aumento di peso con ritenzione idrica, difficoltà a smaltire le tossine dopo un chemioterapia o in trattamento farmacologico e altro ancora).
L’applicazione dei campi magnetici a bassa frequenza e pulsati, possono aiutare le cellule a comunicare meglio tra loro, modulando la produzione di ormoni, citochine, anticorpi, cellule neuro endocrine etc. Molte di queste interazioni sono soggette a frequenze e sistemi di regolazione strettamente individuali e con effetti diversi tra gli individui.
Un modo di comunicazione tra cellule è al risonanza, sistema di trasmissione dei dati da un sistema vivente ad un altro senza passaggio di materia. L’insieme delle frequenze oscillatorie di sostanze varie, enzimi, ormoni, citochine, DNA, proteine, generano fenomeni bioelettrici ritmici generati dall’attività elettrica coerente di gruppi di cellule, costituendo gerarchie sempre più complesse di segnali di varia frequenza che percorrono l’essere vivente e possono essere visti come una rete d’informazione sul metabolismo cellulare (omeostasi elettromagnetica).
Diverse discipline complementari come l’agopuntura possono raggiungere la rete informazionale di maggiore interconnessione bioelettrica della persona che determina la sensibilità e la correttezza delle risposte propriocettive. L’esistenza dell’agopuntura è ampiamente dimostrata da studi e applicazioni in diverse patologie. Vari ricercatori hanno dimostrato come pungendo vari punti di agopuntura, si attivano specifiche aree del cervello evidenziate alla Risonanza Magnetica Nucleare.
Il fisico tedesco Albert Popp afferma che “i biofotoni son emessi dall’organismo in tutti i suoi processi vitali” e “che i processi vitali sono mantenuti da oscillazioni coerenti della materia”. Nel suo testo “come le cellule comunicano tra loro” Popp afferma che la malattia prima di manifestarsi in sintomi organici, è da vedersi come un disturbo del campo elettromagnetico. Le oscillazioni patologiche inducono delle regolazioni alterate dell’organismo provocando la malattia.
Oggi possiamo aiutare l’organismo a riprendere le regolazioni fisiologiche qualora necessiti con interventi non farmacologici ma con campi magnetici pulsati. Parlare lo stesso linguaggio delle cellule, permette di curare meglio certe malattie che difficilmente si riuscirebbero a curare con le molecole farmacologiche.

ASSIE ASSOCIAZIONE EUROPEA DI IPERTERMIA

