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Aprile 30, 2011 Newsletter

Per le prime 10 prenotazioni presso il B&B Cento Ulivi, sui soggiorni dal 18 aprile al 5 giugno 2011, saranno offerti 20 test genetici sulla giovinezza e la salute della pelle.
Il Room and Breakfast Cento Ulivi sorge nell’incantevole scenario del Golfo degli Aranci a pochi chilometri dalle più belle spiagge della Costa Smeralda, sulla costa est della Sardegna. Immerso nella natura, circondato da ulivi e frutteti, Cento Ulivi è una piccola oasi di pace e relax che conserva un fascino incontaminato.

Da sempre attento al benessere e alla serenità dei suoi ospiti, Cento Ulivi dedica questa primavera alla cura della tua pelle. In collaborazione con Imgep, l’Istituto di Medicina Genetica Preventiva di Milano, Cento Ulivi offre ai primi 10 ospiti che prenoteranno un soggiorno di almeno 2 giorni nel periodo 18 aprile – 5 giugno 2011 la possibilità di effettuare “Derma”, il test genetico sulla giovinezza.
Derma test studia le caratteristiche strutturali della cute, al fine di cogliere l’eventuale predisposizione a un fenomeno di invecchiamento precoce. La bellezza e la giovinezza della pelle, la capacità di affrontare lo stress quotidiano e il grado di suscettibilità che determina la reazione agli agenti ambientali negativi sono, infatti, fattori strettamente legati al nostro patrimonio genetico.
Grazie a Derma test potrai valutare lo “stato di salute” della tua pelle ed effettuare gli eventuali interventi preventivi necessari per recuperare e mantenere un corretto equilibrio, riducendo i fattori scatenanti che portano a un invecchiamento cutaneo

Per maggiori informazioni visita: www.imbio.it oppure www.migivapa.it
Tel: +39 339 3334504

Per prenotazioni: www.bbcentoulivi.it
(inserire GEN1 nel form di prenotazione)



Aprile 30, 2011 Newsletter

Oggi molti pazienti presentano numerosi sintomi che difficilmente la medicina riesce a contrastare con successo, è quello che avviene nel campo delle Intolleranze Alimentari caratterizzate da interessamento di molti organi e apparati con diverse percentuali per ognuna, come:

  • SNC: Cefalee ricorrenti, Depressione, Iperattività specie nei bambini, Umore variabile, Astenia ricorrente.
  • Apparato Genitourinario: Cistiti croniche, Dismenorrea, Enuresi.
  • Apparato Respiratorio: Congestione nasale, Rinite, Asma, Sinusite, Bronchiti ricorrenti, Sinusiti, Otiti.
  • Pelle: Eczema, Dermatiti, Orticatia, Acne e Psoriasi.
  • Apparato Muscolare: Crampi muscolari, Mialgie, Dolenzia articolare ricorrente.
  • Apparato Gastroenterico: Nausea, Aerofagia, Meteorismo, Diarrea, Sindrome del Colon Irritabile.
  • Generali: Attacchi di Panico, Astenia Cronica, Linfoadenopatia tonsillare, Obesità.

Da molti anni mi occupo di queste problematiche; sono attualmente il Direttore Medico responsabile del Laboratorio Analisi della Casa di Cura di Lecco e in questa struttura da più di due anni svolgiamo l’ALCAT-Test, dopo aver personalmente svolto dei Test Bioelettronici ed in seguito il Cytotoxic – Test. Svolgiamo circa 50 Test/anno ai quale seguono una visita medica e le terapie più idonee per la sintomatologia accusata dal paziente che constano essenzialmente in:

  • Dieta a Rotazione riguardanti Cibi Intolleranti riscontrati con ALCAT-Test.
  • Correzione delle abitudini alimentari erronee.
  • Ripristino di una normale funzionalità intestinale con utilizzo di Prebiotici e Probiotici opportuni per contrastare una Disbiosi Intestinale che molte volte è alla base di una Intolleranza Alimentare: ricorro anche all’esecuzione di Disbiosi test su urine.
  • eventuale IDROCOLONTERAPIA.
  • Terapia Omotossicologica di supporto.

Grazie a questi interventi ho potuto risolvere o migliorare casi clinici ormai considerati “disperati” dalla medicina ufficiale con notevole miglioramento della sintomatologia sofferta da questi pazienti.

a cura del dr. Marco Spreafico, Medico Chirurgo Specialista in Biologia Clinica, Primario Laboratorio Analisi Cliniche e Microbiologiche Casa di Cura Lecco.



Marzo 30, 2011 Newsletter

L’intolleranza alimentare, sintomatologia molto spesso sottovalutata, può interessare qualsiasi apparato e può manifestarsi in maniera molto varia: emicrania, dolori articolari, stipsi, meteorismo, iperattività, irritabilità, aggressività, otite, depressione, stanchezza.

Esistono numerosi test per diagnosticare le intolleranze, nella mia pratica clinica utilizzo “Alcat” e con riferimento alla mia casistica, posso affermare che questo test si è rivelato per me un utile strumento sia per la diagnosi che per la terapia.

Ho eseguito 200 “Alcat” test, i casi di intolleranze alimentari riscontrati erano suddivisi in 150 donne e 50 uomini. Tra le donne le intolleranze più rappresentate sono state quelle al Frumento, Lievito, Pomodoro, Malto. Nella anamnesi sono stati riscontrati casi di cistiti recidivanti abatteriche, vaginiti da candida e aumento del BMI.

Dopo aver diagnosticato l’intolleranza ho consigliato ai pazienti una dieta personalizzata di esclusione parziale degli alimenti intolleranti seguita da una graduale reintroduzione degli stessi.

In seguito alle 8 settimane del programma alimentare prescritto, i pazienti sono stati sottoposti ad un secondo test Alcat che ha rivelato un netto miglioramento della sintomatologia.

È importante sottolineare che la terapia integrativa è stata impostata solo in seguito alla valutazione dell’ecosistema intestinale tramite il test per la disbiosi. Il primo approccio operativo da adottare in presenza di un’intolleranza alimentare consiste infatti nel ripristinare in maniera ottimale la funzionalità intestinale.

Tornando, infine, alla mia esperienza con “Alcat” posso affermare che il test, in tutti i casi, è stato di ausilio nel valutare lo stato del paziente e nell’individuare le opportune prescrizioni che ne hanno migliorato la qualità della vita.

a cura del dott.sa Olga Fraschini



Marzo 30, 2011 Newsletter

a cura del dr. Francesco Lampugnani

Il problema delle intolleranze alimentari sta diventando sempre più diffuso tra la popolazione e, sicuramente, i pazienti che riescono a confermare la presenza di un’intolleranza alimentare legandola ad una sequela di sintomi lamentati è ancora una grossa minoranza rispetto al grande numero di pazienti che, pur lamentando problemi importanti legati al tipo di vita che si conduce, non identificano un’intolleranza alimentare e di conseguenza un atteggiamento correttivo idoneo, perché o non conoscono l’esistenza della problematica (intolleranza), o perché non hanno ricevuto le giuste informazioni, o perché grosse dosi di scetticismo regnano 110328_alcatancora negli ambienti sanitari.

Fatta questa breve premessa, la mia esperienza in ambulatorio mi permette di confermare quanto riferito, in quanto una grossa percentuale di pazienti si è avvicinata ed ha effettuato il test per le intolleranze alimentari (che successivamente definiremo IA) solo dopo che ha avuto chiare tutte le informazioni necessarie ad associare le diverse sintomatologie manifestate alla presenza di un’IA.

Cosa molto importante è il non sapere, da parte del paziente, che tutta una serie di sintomi manifestati (gonfiore, stanchezza, stipsi, diarrea, cefalea, disturbi dell’umore, ecc) possono essere scatenati dalla presenza di un’IA. Arrivando insieme, durante l’importante momento conoscitivo dell’anamnesi, il paziente si rende conto che tante situazioni, alle quali molte volte non da peso, sono legate all’introduzione di determinati alimenti e che la successiva eliminazione o riduzione potrebbe essere di grande aiuto per il miglioramento della sintomatologia.

Come ormai sappiamo, definiamo Intolleranza Alimentare una reazione ritardata fino a 72 ore dopo l’assunzione di alimenti quotidiani e che si traduce in sintomi molto simili a quelli di un’allergia.

Alla luce della mia esperienza, sicuramente inizio a delineare importanti risultati legati alla presenza di un’IA e le abitudini di vita dei pazienti. Infatti, tra le associazioni più presenti, rientrano sicuramente le ripetitività alimentari: pazienti che ormai da anni assumono sempre gli stessi alimenti, vuoi per pigrizia, vuoi per ristrettezze di gusto.

Altre situazioni che si presentano sono legate alla qualità alimentare. Pazienti con alimentazione poco “salutista”, con utilizzo di alimenti molto sintetici (merendine, alimenti conservati, alimenti con molti grassi ed additivi chimici, ecc) e con pochi alimenti freschi e naturali, hanno manifestato, dopo anni di alimentazione di questo tipo, disturbi che ben indagati e sviscerati, hanno espresso la presenza di un’IA.

Altra situazione molto diffusa è quella legata a pazienti che hanno fatto abbondante uso di antibiotici o che hanno una situazione intestinale non ottimale. Infatti, riuscendo a ristabilire quel famoso equilibrio intestinale che è alla base di una corretta funzionalità, associato al trattamento di alleggerimento verso certi alimenti, si riesce a risolvere diverse situazioni alterate. Questi ultimi riferimenti mi permettono di sottolineare quanto sia importante avere sempre in giusta considerazione l’Eubiosi intestinale. Infatti il primo approccio operativo nei confronti di pazienti con disturbi associabili alla presenza di un’IA è proprio quello di riprendere uno stato di funzionalità intestinale ottimale. Cosa che di solito riesco a fare modificando le abitudini alimentari ed associando sempre Prebiotici e Probiotici, utili anche per una ripresa immunitaria a livello intestinale.

Per quanto riguarda la mia casistica, penso di poter dare un piccolo contributo analizzando un parte di pazienti che hanno fatto il Test per le Intolleranze Alimentari “ALCAT”.

Nello specifico, posso riferire di una casistica di 46 pazienti (31 donne e 15 uomini), con un’età compresa tra i 15 ed 65 anni, con una maggior presenza tra i 46 e 50 anni (17%) ed i 41 e 45 anni (11%) e tra i 56 e 60 anni (11%). Si iniziano anche a delineare dei profili di insorgenza delle IA molto interessanti.
Infatti come dati molto preliminari, saltano all’occhio due importanti risultati: tra gli uomini, l’intolleranza più rappresentata, è stata quella per lo Zucchero di Canna (60% del campione). A seguire Cacao (46% del campione), Caffè (40% del campione), Lievito Chimico (20% del campione) ed a seguire tutte le altre.
Per le donne invece, sempre per il campione analizzato, ho notato questo tipo di risposta: la più rappresentata è stata quella al Pomodoro (48% del campione), a seguire, Caffè, Frumento, Lievito Chimico (per tutte 35%). Discorso a parte merita l’intolleranza al Lattosio, sempre più diffusa (ovviamente), che per i due gruppi ha rappresentato una percentuale tra il 26 ed il 32%.

Molto interessante è una conferma pervenuta da uno studio Americano molto recente che dimostrava l’associazione, nei pazienti studiati, tra Intolleranze al Frumento ed ai Lieviti e la presenza di Tiroiditi. Anche nella mia casistica, ho potuto verificare quasi totalmente tale affermazione, che meriterà logicamente maggiori approfondimenti.

In conclusione, il mio giudizio su questo tipo di test è molto positivo. Ho avuto modo di confrontare i rilevamenti con altre realtà e sicuramente i risultati più importanti li ho avuti con l’Alcat.

Il test, cosa molto importante, mi permette di avere una visione più completa del paziente, che a sua volta riesce a confermare quasi del tutto la presenza dell’Intolleranza ad un alimento molto sospetto, con la controprova del miglioramento della sintomatologia legato alla disintossicazione ed alla riabilitazione verso l’alimento interessato. Inoltre, grazie all’individuazione degli alimenti, riesco a costruire un piano alimentare ritagliato a dovere e permettere tutta una serie di cambiamenti necessari per il paziente (riduzione di peso o aumento di peso; sintomatologia generale; ed infine, cosa non da poco, miglior educazione alimentare).

Penso utile, ai fine dell’informazione, aggiungere che in un certo numero di pazienti anche sportivi ho avuto modo di constatare un miglioramento delle loro prestazioni atletiche, parallelamente al miglioramento della sintomatologia generale, dopo l’individuazione di un’Intolleranza Alimentare.



Gennaio 30, 2011 Newsletter

*Fabrizio Angelini MD
Specialista in Endocrinologia Università di Pisa
Nutrizionista Juventus F.C. Torino
Presidente Nazionale Società Italiana di Nutrizione dello Sport e del Benessere

www.endocrinologo.org
www.fabrizioangelini.net
www.juventus.com
www.sinseb.it

Per Appuntamenti
Empoli – Roma – Reggio Calabria
Tel. 39.0571.700391 — 39.348.6501027
segreteria.angelini@gmail.com



Dicembre 30, 2010 Newsletter

Nella medicina moderna assumono sempre maggiore importanza le strategie terapeutiche che prevedono la integrazione tra diverse metodologie di cura allo scopo di migliorare il risultato finale. In particolare ciò è vero per i pazienti oncologici nei quali l’approccio con le terapie tradizionali può essere favorevolmente ampliato affiancando altri metodi di cura che possono migliorare il risultato terapeutico.

E’ il caso dell’ipertermia, trattamento conosciuto da molti anni e utilizzato in molti Paesi.

L’indicazione al trattamento viene data dopo una valutazione dei dati clinici e strumentali e spesso viene associata una terapia di supporto intesa non solo come terapia sintomatica ma anche come modalità per cercare di sostenere il metabolismo e il sistema immunitario: ciò significa che oltre alla malattia si cerca di curare soprattutto il paziente, intendendolo come un insieme di organi e apparati che si influenzano vicendevolmente e non, come accade spesso ancora oggi, considerando i vari distretti corporei completamente staccati gli uni dagli altri.

L’ipertermia è un trattamento che utilizza le proprietà terapeutiche del calore: di fatto si sfrutta la minore capacità del tumore di tollerare le temperature oltre i 40 gradi.
Attraverso una somministrazione con tempi e temperature ben determinati si ottiene una valida azione antitumorale con un meccanismo di danno diretto alle cellule tumorali e con la creazione di un ambiente sfavorevole alla loro crescita; può essere favorevolmente applicata in associazione alla chemioterapia e alla radioterapia sia con intento curativo che con intento di miglioramento della qualità di vita e questa associazione è provata da numerosi studi scientifici.

La tolleranza ai trattamenti di ipertermia è generalmente molto buona per cui alla fine della terapia il paziente non lamenta effetti collaterali rilevanti.

Purtroppo in Italia non sono molti i Centri che utilizzano l’ipertermia ed anche nell’ambito oncologico questa terapia è poco conosciuta; date le sue modalità di azione, la sua facile applicabilità e la scarsità di effetti collaterali rilevanti può invece essere un valido supporto nell’iter terapeutico del paziente oncologico.

a cura del dr. Marco Mancuso



Settembre 30, 2010 Newsletter

È opinione comune ritenere che la cellulite sia eminentemente un inestetismo (peraltro molto diffuso, visto che fa soffrire circa l’80 per cento delle donne), quando in verità si tratta di una vera e propria patologia, nella fattispecie del tessuto adiposo, definita pannicolopatia edemato-fibrosclerotica.

Come ben sa chi mal la sopporta, essa si concentra prevalentemente all’esterno delle cosce (nella zona laterale del bacino), all’interno delle stesse e sui glutei, interessando il “pannicolo adiposo” che si trova fra il derma (lo strato di tessuto connettivo giusto sotto l’epidermide) e la parte muscolare. Il pannicolo ha una sua impalcatura di sostegno (il tessuto reticolare e il collagene) e una vascolarizzazione (denominata microcircolo) attraverso la quale il tessuto adiposo fornisce l’energia all’organismo o l’accumula sotto forma di grasso.

Per motivi diversi – stress, stipsi, fattori ereditari, fumo, sedentarietà, abuso di medicinali (pillola anticoncezionale), cause ormonali (per esempio un cattivo funzionamento della ghiandola tiroidea, o ipotiroidismo), disturbi del ciclo mestruale (come si verificano nella Sindrome dell’ovaio micropolicistico), ma soprattutto cattiva alimentazione –, la circolazione venosa e linfatica (vasi che trasportano scorie) può rallentare e dai capillari possono uscire sostanze che invece dovrebbero essere eliminate. Parte così il meccanismo iniziale di accumulo di liquidi (edema), che s’infiltra fra le cellule del pannicolo adiposo. Queste si allargano, peggiorando lo stato edematoso e nel contempo il tessuto di sostegno (collagene e fibre reticolari) reagisce cercando d’impedire che le cellule adipose si allontanino, ma causando così la produzione di capsule che impediscono a loro volta gli scambi ematici fra la “cellulite” e il resto dell’organismo.

I processi esposti possono essere distinti in 4 fasi che evolvono per grado di gravità. I primi due stadi possono essere rallentati o addirittura bloccati con l’attività fisica (e la corsa in particolare); nel terzo e quarto la consistente struttura fibrosa dei noduli rende tutto molto difficile. La corsa, quindi, è certamente da proporre come prevenzione e cura per i primi 2-3 stadi, insieme ad alcune semplice regole di alimentazione e qualche stratagemma nutri-cosmeceutico per sconfiggere o tenere sotto controllo la cellulite.


Gli stadi della cellulite
La cellulite viene suddivisa in quattro stadi, o gradi, in base alla gravità dei sintomi
con i quali si manifesta e alla loro difficoltà di trattamento.

1 Cellulite edematosa È caratterizzata dalla presenza di gonfiore, ma la cute è ancora tesa  ed elastica e, se compressa, non resta segno né si avverte dolore.

2 Cellulite fibrosa La pelle, se compressa, ancora non duole ma, seppur ancora liscia, comincia ad assumere un colorito spento e si presenta “a buccia d’arancia” se viene stretta fra le dita. C’è formazione di tessuto fibrotico e la cattiva circolazione sanguigna può causare formicolii, pesantezza alle gambe, crampi.

3-4 Cellulite sclerotica Il tessuto connettivo s’indurisce ulteriormente e si formano i primi macronoduli che conferiscono alla pelle l’aspetto a buccia d’arancia “a vista”. Nel quarto stadio le zone cellulitiche si presentano isolate dal tessuto circostante. I macronoduli danno origine ad avvallamenti e protuberanze; la cute è dura e dolorante alla palpazione.
È la più difficile da trattare.


CORRI (FORTE) CHE TI PASSA
In verità il running non è, e non può essere, del tutto risolutivo. Un programma di attività deve prevedere almeno 3-4 sedute di allenamento divise in 3 sedute di corsa e una di tonificazione generale, ma soprattutto delle zone interessate alla cellulite. La corsa dev’essere affrontata secondo tabelle che prevedano la possibilità di migliorare le proprie caratteristiche fisico-organiche progressivamente e secondo le proprie caratteristiche e predisposizioni.

Vanno sfatati alcuni miti: camminare invece di correre (vale solo nei casi di situazioni gravi, dove il carico sulle articolazioni è importante), oppure allenarsi sotto la soglia lattacida: si dimentica che l’acido lattico è un potentissimo vasodilatatore e stimola la produzione di mitocondri nella supercompensazione fisiologica. A torto si potrebbe pensare che la vasodilatazione da acido lattico potrebbe peggiorare la perdita di materiale vasale, perché nella prevenzione – e anche negli stadi 1 e 2 della cellulite – l’azione tonico-trofica della corsa sul circolo ematico è di gran lunga maggiore.
Una limitazione nella produzione di acido lattico potrebbe valere nei primi momenti d’allenamento per soggetti con stadio 3 di cellulite.

Quindi: progressione nell’allenamento e, nelle uscite, lasciare almeno un allenamento con corsa variata. L’allenamento di tonificazione dovrà interessare in maggior misura le parti interessate dalla cellulite, quindi con esercizi di adduzione (per i muscoli interni della coscia: 10 minuti) e abduzione (per glutei e laterali della coscia: 10 minuti), per il bicipite il femorale (posteriore della coscia: 10 minuti), per il quadricipite (10 minuti) e alla pressa (15 minuti). Meglio sarebbe utilizzare il circuit training, intervallando gli esercizi a con 10 minuti di cyclette, corsa leggera, step.

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LA COSMETICA CHE AIUTA
Utilizzo d’integratori alimentari e interventi più prettamente cosmetici possono sovrapporsi e migliorare i risultati che si possono ottenere con la corsa e l’alimentazione (vedi Occhio a ciò che mangi nel box sotto). Certamente la possibilità d’intervenire in modo coordinato in-out consente di ottenere risultati apprezzabili nella lotta contro l’inestetismo in questione, ma non bisogna dimenticare che la cellulite è anche pelle a buccia d’arancia, colore dell’incarnato, pelle asfittica, condizioni che possono migliorare molto anche con interventi cosmetici. La maggior parte degli attivatori metabolici che stimolano la lipolisi si trovano in integratori alimentari: guaranà, arancio amaro, mate, caffeina e tè verde possono attivare preventivamente l’attività lipolitica rispetto alla corsa e quindi si possono ottenere risultati sinergici.

Un effetto simile si può ottenere anche con l’applicazione topica di una crema anticellulite prima di correre. Integratori ad uso sistemico possono contenere principi fitoterapici ad azione diuretica come l’orthosiphon stamineus, che per la presenza di sinenstesina determina un effetto drenante e andiedematoso, o altri estratti come la centella asiatica e l’ippocastano che producono benefici effetti sulla tonicità dei vasi sanguigni. Da evitare l’uso d’integratori a base di fucus vesciculosus, soprattutto in soggetti a rischio d’infiammazioni tiroidee: anche una tiroide “normale” può andare incontro, “caricandola” eccessivamente di iodio, a fenomeni di flogosi cronica.

In sostanza una corretta alimentazione, integrata quando ce ne sia la necessità da una ragionata supplementazione e unita a un corretto programma di corsa, magari anche questo integrato da qualche seduta con i pesi in palestra, potranno aiutare le donne, in maniera ragionevole e soprattutto a basso costo, a prevenire e, nei primi stadi, anche a curare il più diffuso inestetismo che le colpisce.
(Ha collaborato il dottor Carmine Orlandi)

da http://www.runnersworld.it – settembre 2010
di FULVIO MARZATICO



Settembre 30, 2010 Newsletter

Possiamo affermare che l’alimentazione ha un ruolo ben più vasto e importante di quanto si possa immaginare.Gli studi sul DNA iniziati un decennio fa, hanno permesso di identificare alcuni geni che sono attivati dalle sostanze alimentari e da principi attivi in esse contenute.

Le principali predisposizioni studiate dal test Gene e Diet sono lo sviluppo del diabete tipo 2, il controllo dello stress ossidativo e dei radicali liberi, la predisposizione a malattie infiammatorie, artrosi e osteoporosi, la sensibilità allo zucchero, alcol, caffè, grassi, sale, la predisposizione alla celiachia e intolleranza al lattosio.

La conoscenza dell’attività dei nutrienti alimentari su alcuni geni, ci permette di selezionare alimenti che ci aiutano a stare meglio e prevenire le malattie legate all’invecchiamento come la demenza e i tumori.

Conoscere quali geni sono alterati ci permette di attivare i sistemi di prevenzione legati all’alimentazione, attraverso la nutriterapia (curarsi con gli alimenti).

Il futuro della moderna medicina e’ la prevenzione, come affermano gli scienziati di tutto il mondo, che lavorano per la causa delle malattie e la prevenzione.

La prevenzione, la longevità e la salute, passano dalla tavola. Nutriamo bene i nostri geni, la salute si può misurare e mantenere a lungo.

BIBLIOGRAFIA
Jose C. Florez, M.D. Ph. D., Kathleen A. Jablonski, Ph.D. Nick Bayley, B.A.,Toni I. Pollin. Ph.D., Paul I.W. de Bakker, Ph.D., Alan R. Shuldiner, M.D., William C. Knowler, M.D., Dr.P.H., David M.Nathan, M.D., and David Altshuler, M.D., Ph.D., for the Diabetes Prevention Program Research Group. The NEW ENGLAND JOURNAL of MEDICINE TCF7L2 polymorphisms and Progression to Diabetes in the diabetes Prevention Program, July 20,2006

Zheng Ye, Honglin Son. Glutatione s-transferase polymorphism (GSTM1, GSTP1 and GSTT1) and the risk of acute leukaemia:A systematic review and meta-analysis. European Journal of cancer 41, 2005, 980-989

Paolo Palatini, Giudo Ceolotto,FabioRagazzo, Francesca Dorigatti, Francesca Saladini, Italia Papparella, Lucio Mos, -giuseppe Zanata and Massimo Santonastaso. CYP1A2 genotype modifies the association between coffee intake and risk of hypertension. Journal of Hypertension 2009, 27:000-000



Marzo 30, 2010 Newsletter

Numerose evidenze scientifiche hanno ampiamente dimostrato che alcune fra le patologie più frequenti come le patologie metaboliche (Diabete, obesità), le patologie cardiovascolari, i tumori e le malattie neurodegenerative (Infarto, ictus, ipertensione, demenza, Parkinson), possono essere adeguatamente contrastate con la modificazione dello stile di vita e l’utilizzo di strumenti diagnostici altamente innovativi come quelli offerti dalla genetica.

La Prevenzione e la Genetica rappresentano sicuramente le migliori armi oggi a disposizione per contrastare attivamente l’insorgenza di specifiche patologie.
Oggi è possibile sottoporsi a valutazione genetica mediante semplice prelievo della mucosa buccale per conoscere l’eventuale presenza di alterazioni a carico dei nostri geni che ci predispongono all’insorgenza di queste malattie.

L’individuazione di alterazioni a carico del patrimonio genetico, la correzione dello stile di vita, l’eliminazione di alcuni fattori di rischio (fumo, alcol, obesità) consentono, quindi, di fare Medicina Predittiva e Preventiva allo scopo di contrastare la possibilità di insorgenza di malattie neurodegenerative, neoplastiche, metaboliche e cardiovascolari.
Questo tipo di medicina si rivolge, quindi, al soggetto sano che vuole mantenere integro il naturale benessere dell’organismo.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica è possibile eseguire dei Test Genetici per la valutazione dell’eventuale presenza di alterazioni genetiche proprio allo scopo di prevenire la malattia.

a cura del dr. Marco Mancuso



Febbraio 1, 2010 Newsletter

IMGEP è presente, con i nostri test e con i nostri prodotti presso la Farmacia Panacea di Ciampino.Inaugurato all’interno di una farmacia di Ciampino (Roma) Panacea un nuovo centro anti-aging che interpreta l’evoluzione del concetto di ‘salute’ come benessere profondo della persona e lancia un nuovo modo di prendersi cura della bellezza.

Una buona prevenzione rappresenta il modo migliore per invecchiare bene e ricorrere il meno possibile ai medicinali tradizionali. In quest’ottica nasce Panacea, centro che, affiancandosi a una farmacia tradizionale già esistente, sviluppa il settore della prevenzione e della cura in modo naturale, basata sullo studio delle caratteristiche della persona attraverso vari test tra cui quello del DNA, per individuare intolleranze e fare diagnosi dello stress e delle patologie dismetaboliche più diffuse, fino alla proposta di trattamenti specifici studiati in funzione delle esigenze di ognuno.

Nel panorama italiano si tratta di un nuovissimo concept nel settore del benessere, che nel connubio tra ‘farmacia’ e ‘benessere’, pur non contemplando saune, vasche o altre attrezzature simili, interpreta l’evoluzione del concetto di ‘salute’ come benessere profondo della persona. Un esempio di ‘farmacia del futuro’ dunque, realizzato per la prima volta in Italia da un’azienda pubblica, ASP Ciampino, per il quale l’immagine del negozio è stata rivisitata in maniera non convenzionale attraverso lo sviluppo di spazi, forme e colori che vanno a caratterizzare un organismo innovativo in ogni aspetto. Il risultato è il frutto della ricerca progettuale specializzata dello Studio Stefano Pediconi e di Kallipigia Architetti, che racchiude creatività e qualità nella realizzazione di una struttura unica e particolare in cui ogni elemento è stato studiato in una visione d’insieme che ruota intorno a forme estremamente fluide, a disegnare spazi morbidi, di recupero e di benessere.


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