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L’interleuchina (IL) -6, una citochina con ridondanza e attività pleiotropica, contribuisce alla difesa dell’ospite contro lo stress ambientale acuto, mentre è stato dimostrato che la produzione di IL-6 persistente e disregolata gioca un ruolo patologico in varie malattie infiammatorie autoimmuni e croniche.

Quando l’IL-6 viene sintetizzato in modo transitorio, partecipa prontamente alla difesa dell’ospite contro lo stress ambientale come infezioni e lesioni e allo stesso tempo fornisce un segnale “SOS” (avvertimento) innescando un ampio spettro di eventi biologici. Una volta che la fonte di stress viene rimossa dall’ospite, l’attivazione mediata da IL-6 della cascata di trasduzione del segnale viene interrotta da sistemi di regolazione negativa in combinazione con la normalizzazione dei livelli sierici di IL-6 e PCR.

TUTTAVIA, LA PRODUZIONE PERSISTENTE DI IL-6 DISREGOLATA È STATA IMPLICATA NELLO SVILUPPO DI VARIE MALATTIE INFIAMMATORIE CRONICHE AUTOIMMUNI E PERSINO TUMORI.

Sembra che la continua e persistente produzione di IL-6, sovra regolata ma comunque sub-clinica, sia dovuta in parte allo stato di stress persistente a cui viene costantemente sottoposto l’organismo, dovuto a fattori concomitanti, come: stress emotivo, ambientale, alimentare, da xenobiotici, e infezioni da vari parassiti (batteri, virus, protozoi).

Tutto ciò induce una up-regolazione di citochine infiammatorie ed antinfiammatorie (come IL-10) che tendono all’omeostasi, evitando per questo una risposta violenta da parte del sistema immunitario e quindi un danno d’organo che può risultare fatale.

In questo scenario “disregolato”, si evince come il sistema immunitario adattativo risulti disregolato e “anergico”, con un iperattivazione leucocitaria, rappresentata in particolar modo dai neutrofili, perpetrando in un “loop” a feed-back positivo: l’infiammazione silente.

IL-6 tempesta citochimica interleuchine sistema immunitario tumori Covid-19

IL-6 è una citochina con attività pleiotropica; induce la sintesi di proteine della fase acuta come PCR, siero amiloide A, fibrinogeno ed epcidina negli epatociti, mentre inibisce la produzione di albumina. IL-6 svolge anche un ruolo importante sulla risposta immunitaria acquisita stimolando la produzione di anticorpi e lo sviluppo delle cellule T effettrici. Inoltre, IL-6 può promuovere la differenziazione o la proliferazione di diverse cellule non immunitarie. A causa dell’attività pleiotropica, la produzione continua disregolata di IL-6 porta all’insorgenza o allo sviluppo di varie malattie.

Che legame c’è tra la CRS (Sindrome di rilascio citochinico) la risposta infiammatoria sistemica e il Covid-19 

La CRS (Sindrome di rilascio citochinico) è una risposta infiammatoria sistemica che può essere causata da infezioni, alcuni farmaci e altri fattori, caratterizzata da un forte aumento del livello di un gran numero di citochine pro-infiammatorie.

La CRS è più comune nelle patologie legate a infezioni virali. SARS-CoV-2 si lega alle cellule epiteliali alveolari. Il virus quindi attiva il sistema immunitario innato e adattativo, provocando il rilascio di un gran numero di citochine, inclusa IL-6. Inoltre, la permeabilità vascolare è aumentata da questi fattori pro-infiammatori, con il risultato che una grande quantità di liquidi e cellule del sangue entrano negli alveoli, con conseguente dispnea e persino insufficienza respiratoria.

Dati emergenti suggeriscono che molti pazienti infetti da COVID-19 possono morire a causa di una risposta eccessiva del loro sistema immunitario, caratterizzato dal rilascio anormale di citochine circolanti, chiamata sindrome da rilascio di citochine (CRS).

La CRS gioca un ruolo importante nel deterioramento dei pazienti COVID-19, dalla polmonite alla sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), che si accumula nell’infiammazione sistemica e, in ultima analisi, nell’insufficienza d’organo multi sistemica. Questo fenomeno di una pletora di citochine che scatenano il caos in tutto il corpo viene spesso definito in modo vivido “tempesta di citochine”.

Molte citochine prendono parte alla “tempesta di citochine” nei pazienti COVID-19, tra cui IL-6, IL-1, IL-2, IL-10, TNF-α e IFN-γ; tuttavia, un ruolo cruciale sembra essere svolto dall’IL-6, i cui livelli aumentati nel siero sono stati correlati con insufficienza respiratoria, ARDS e esiti clinici avversi.

IL-6 ha proprietà pro-infiammatorie significative e funziona attraverso due principali vie di segnalazione: cis o trans. L’attivazione di questa cascata di segnali porta a effetti pleiotropici sul sistema immunitario acquisito (cellule B e T) e sul sistema immunitario innato (neutrofili, macrofagi e cellule natural killer) che possono contribuire alla CRS. Ciò aggrava gravemente la “tempesta di citochine” attraverso la secrezione del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF), la proteina chemio attrattiva dei monociti-1 (MCP-1), IL-8 e ulteriore IL-6, nonché una ridotta espressione di E-caderina sull’endotelio cellule.

La secrezione di VEGF e la riduzione dell’espressione di E-caderina contribuiscono alla permeabilità e alle perdite vascolari che partecipano alla fisiopatologia dell’ipotensione e della disfunzione polmonare nell’ARDS.

Precedenti studi hanno dimostrato l’efficacia degli antagonisti dell’”IL-6-IL-6R” per il trattamento della CRS e della linfoistiocitosi emofagocitica secondaria (sHLH), entrambi caratterizzati dalla sovraregolazione delle citochine sieriche. Ciò suggerisce un ruolo cruciale per IL-6 nella fisiopatologia delle sindromi iperinfiammatorie guidate dalle citochine e classifica l’IL-6 come potenziale bersaglio per la terapia mirata COVID-19. Sono infatti in corso antagonisti di IL-6 e IL-6R per studi clinici per la gestione di pazienti COVID-19 con gravi complicanze respiratorie.

Tutte queste evidenze evidenziano l’importanza della “tempesta di citochine” e in particolare dell’IL-6 e delle sue vie di segnalazione a valle nella malattia COVID-19. Una rilevazione e un monitoraggio accurati di tutte queste componenti sono fondamentali per una migliore comprensione della progressione della malattia e per valutare la miglior risposta terapeutica.

L’immunopatologia di Covid-19 

 

Immunopatologia Covid-19

I modelli immunitari di COVID-19 includono linfopenia, attivazione e disfunzione dei linfociti, anomalie di granulociti e monociti, aumento della produzione di citochine e aumento degli anticorpi.

La linfopenia è una caratteristica chiave dei pazienti con COVID-19, specialmente nei casi gravi. CD69, CD38 e CD44 sono altamente espressi sulle cellule T CD4 + e CD8 + dei pazienti e le cellule T virus-specifiche dei casi gravi mostrano un fenotipo di memoria centrale con alti livelli di IFN-γ, TNF-α e IL-2.

Tuttavia, i linfociti mostrano un fenotipo di esaurimento con sovraregolazione della proteina 1 di morte cellulare programmata (PD1), dominio dell’immunoglobulina delle cellule T e dominio della mucina-3 (TIM3) e del membro 1 della sottofamiglia C del recettore simile alla lectina delle cellule killer (NKG2A). I livelli di neutrofili sono significativamente più alti nei pazienti gravi, mentre la percentuale di eosinofili, basofili e monociti è ridotta.

L’aumento della produzione di citochine, in particolare di IL-1β, IL-6 e IL-10, è un’altra caratteristica chiave del COVID-19 grave. Anche i livelli di IgG sono aumentati e c’è un titolo più alto di anticorpi totali.

Potenziali meccanismi di immunopatologia indotta da SARS-CoV-2

Potenziali meccanismi di immunopatologia indotta da SARS-CoV-2
a I potenziali meccanismi di deplezione ed esaurimento dei linfociti. (1) L’espressione del recettore ACE2 sui linfociti, in particolare sui linfociti T, promuove l’ingresso di SARS-CoV-2 nei linfociti. (2) Un aumento concomitante dei livelli di citochine infiammatorie promuove l’esaurimento e l’esaurimento delle cellule T. (3) SARS-CoV-2 danneggia direttamente gli organi linfatici, inclusi milza e linfonodi, inducendo linfopenia. (4) L’aumento dei livelli di acido lattico inibisce la proliferazione e la disfunzione dei linfociti. b La linfopenia può portare a infezioni microbiche, favorendo ulteriormente l’attivazione e il reclutamento di neutrofili nel sangue. c I potenziali meccanismi di induzione della tempesta di citochine. (1) Le cellule T CD4 + possono essere attivate rapidamente in cellule Th1 che secernono GM-CSF, inducendo ulteriormente i monociti CD14 + CD16 + con alti livelli di IL-6. (2) Un aumento della sottopopolazione di monociti CD14 + IL-1β + promuove una maggiore produzione di IL-1β. (3) Le cellule Th17 producono IL-17 per reclutare ulteriormente monociti, macrofagi e neutrofili e stimolare altre cascate di citochine, come IL-1β e IL-6 tra le altre. d Un anticorpo monoclonale neutralizzante mirato al virus può favorire l’ingresso del virus nelle cellule attraverso la regione Fc dell’anticorpo legato al recettore Fc (FcR) sulle cellule; questo è correlato alla progressione della malattia e agli scarsi risultati dei pazienti con COVID- 19.

 

In uno studio pubblicato su Signal Transduction and Target Therapy sono stati arruolati trentasei casi adulti con COVID-19 grave e con prognosi critica in cui sono state valutate diverse citochine tra cui IL-2, IL-4, IL-6, IL-10, TNF-α e IFN-γ; si è visto che erano notevolmente aumentati, specialmente IL-6 e IL-10. Inoltre, le percentuali di pazienti con sovraregolazione di IL-6 e IL-10 erano rispettivamente del 97,0% e del 100,0%, che erano significativamente più alti di quelli dei pazienti con quadro clinico migliore. Inoltre, i livelli di IL-6 e IL-10 nei pazienti COVID-19 critici erano significativamente più alti rispetto a quello nei pazienti COVID-19 gravi. Questi risultati dimostrano che il livello di citochine era elevato nei pazienti COVID-19 gravi e critici, in particolare IL-6 e IL-10 erano enormemente aumentati.

Per valutare ulteriormente la correlazione tra questi parametri immunitari e la prognosi clinica, sono state analizzate le sopravvivenze complessive in pazienti con livelli alti e bassi di sottopopolazioni linfocitarie e citochine. E’ stato scoperto che i pazienti con livelli elevati di linfociti totali, T totale, CD4 + T, CD8 + T e cellule NK avevano una buona sopravvivenza. Inoltre, i pazienti con alti livelli di IL-6 e IL-10 avevano una scarsa sopravvivenza globale. Tra questi pazienti COVID-19, le percentuali di pazienti con alti livelli di linfociti, inclusi linfociti totali, T totale, CD4 + T, CD8 + T e cellule NK, erano ovviamente più alte in tutti i sopravvissuti rispetto a quella nei non sopravvissuti, e c’era un risultato opposto per le cellule B. Nel frattempo, i pazienti con bassi livelli di IL-6 e IL-10 erano fondamentalmente vivi.

Attraverso la tomografia computerizzata (TC) di un paziente durante il recupero, l’infiammazione è stata notevolmente ridotta, accompagnata dall’aumento dei livelli di ciascuna sottopopolazione di linfociti. Inoltre, un non sopravvissuto ha presentato una grave infiammazione mediante immagine Tomografica con grave produzione di IL-6 e IL-10; tuttavia, in un altro sopravvissuto, i livelli di IL-6 e IL-10 erano significativamente ridotti con un’infiammazione relativamente lieve mediante immagine Tomografica.

Pertanto, le caratteristiche immunitarie sono strettamente associate alla progressione della malattia, che potrebbe essere utilizzata come potenziale biomarcatore per la prognosi dei pazienti COVID-19 gravi e critici.

In questo studio, i pazienti COVID-19 gravi e critici mostrano linfopenia e alti livelli di citochine, in particolare le cellule T alterate, e un aumento di IL-6 o IL-10, che sono serviti come potenziali biomarcatori per la progressione della malattia. Altri studi hanno anche riportato che la carenza o l’incapacità dei linfociti nei pazienti COVID-19 ha promosso la progressione della malattia, e la maggior parte dei casi gravi ha presentato livelli elevati di biomarcatori correlati all’infezione e citochine infiammatorie.

La produzione di un gran numero di citochine infiammatorie è definita come tempesta di citochine, che porta alla disfunzione di più organi. Il nostro studio attuale ha anche spiegato lo stretto legame tra il livello di citochine e l’insufficienza d’organo. Pertanto, secondo gli speciali profili immunitari verificatisi nei pazienti COVID-19 gravi e critici, il potenziamento dei linfociti e l’inibizione dell’infiammazione sono le strategie promettenti per il trattamento di questi pazienti COVID-19.

Uno studio su 452 pazienti infetti da SARS-CoV-2 ha anche riportato che l’aumento dei livelli di IL-6 era più marcato, con sintomi più gravi. Questi livelli sono stati più alti di quelli osservati nei pazienti con SARS-CoV o MERS. È stato inoltre riscontrato che i livelli di IL-6 erano notevolmente più alti nei pazienti deceduti a causa di COVID-19 rispetto a quelli guariti. L’attivazione di IL- 1β da parte di SARS-CoV-2 a sua volta attiva IL-6 e TNF-α. È stato anche dimostrato che un’elevata espressione di IL-6 in pazienti con COVID-19 può accelerare il processo infiammatorio, contribuendo alla tempesta di citochine e peggiorando la prognosi. La tempesta di citochine, inclusi livelli elevati di IL-6, è stata anche associata a danno cardiaco in questi pazienti.

ImbioLab effettua da anni il dosaggio salivare delle citochine

IMBIOLab da anni effettua il dosaggio salivare delle citochine, in particolare: IL-6, IL-1 BETA, TNF- alfa e IL-10, direttamente implicate nel fenomeno noto come “Tempesta di Citochine”, che delinea un quadro clinico di estrema gravità prognostica nei pazienti affetti da Sars-CoV-2.

I valori ottimali di queste citochine sono di estrema importanza nella giusta risposta immunitaria in caso di infezione da virus.

Dal momento che la corretta risposta immunitaria verso un agente patogeno è determinata principalmente dallo stato di salute dell’individuo, è chiaro che il controllo periodico dello stato infiammatorio risulta determinante nella corretta risposta immunitaria.

Il dosaggio citochinico effettuato da IMBIOLab è su TAMPONE SALIVARE, quindi non invasivo e di facile prelievo.

Dott. Mauro Mantovani 

Responsabile Ricerca e Sviluppo IMBIO
Direttore Scientifico IMBIO Academy

Riferimenti:  Interleuchine, Citochine, IL-6, Covid-19
Redattore: Dott. Mauro Mantovani

Fonti:

–  COVID-19: immunopathogenesis and Immunotherapeutics, Nature 2020, Yang. et al
–  Immune characteristics of severe and critical COVID-19 patients, Signal Transd. Ther. 2020, Li Yang. et al.
–  IL-6: Relevance for immunopathology of SARS-CoV-2, Cytochine Growth Factors Rev. 2020, E O Gubernatorova et al.
–  Dysregulation of immune response in patients with COVID-19 in Wuhan, China. Clin. Infect. Dis. 2020 Qin C. et. al.

 

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Controllare l’infiammazione per prevenire le infezioni virali

L’infiammazione è da tempo riconosciuta come la mamma di quasi tutte le patologie.
Cosa si intende dire con questa affermazione? Le ricerche che da anni si sono focalizzate sui meccanismi che governano e regolano l’infiammazione, hanno messo in evidenza che diverse malattie nascono da infiammazioni croniche non riconosciute o asintomatiche e chiunque può esserne affetto, ma non accorgersene.

Molti sono gli esempi di malattie che nascono da uno stato infiammatorio:

  • il diabete tipo 2 
  • le patologie del cuore e delle arterie
  • l’invecchiamento della cute
  • la degenerazione delle cellule del sistema nervoso che portano alla demenza e al decadimento cognitivo
  • l’obesità
  • le infiammazioni articolari
  • le broncopneumopatie
  • le coliti e le sindromi gastro intestinali

e molte altre ancora.

È possibile riconoscere in tempo un’infiammazione senza avere sintomi?

Da alcuni anni è possibile ricorrere allo studio delle interleuchine infiammatorie, prodotte da geni infiammatori specifici, in grado di scatenare reazioni flogistiche polidistrettuali.

Le interleuchine sono speciali proteine prodotte da stimoli esterni come infezioni, traumi, agenti patogeni. Alcuni soggetti sono predisposti geneticamente a produrre queste interleuchine in grado di agire su alcune parti dell’organismo, creando vere e proprie alterazioni della zona o delle zone colpite, in base ad una predisposizione costituzionale o ereditata.

Come affondare la stagione e prevenire infezioni virali

Quindi se siamo infiammati siamo più esposti alle infezioni stagionali. Affrontiamo la stagione che è alle porte controllando il livello di infiammazione, analizzando le interleuchine infiammatorie attraverso la raccolta dalla saliva. Le metodiche di laboratorio di alto livello, ci permettono di controllare in modo preciso lo stato di salute e benessere e/o di patologia non evidente.

Come tutti i sistemi di analisi, ci vuole sempre l’interpretazione da parte del professionista, che valuterà il profilo di rischio infiammatorio, se presente, e le relative misure terapeutiche o preventive da mettere in atto.

  • Tra le possibili terapie per controllare o ridurre l’infiammazione silente, in primo piano c’è sempre l’alimentazione, che dovrà favorire alimenti di stagione, a basso indice glicemico, e antiossidante, con una buona fonte di proteine (animali e vegetali) e grassi preferibilmente di origine vegetale.
  • Assumere prodotti nutrizionali o immunostimolanti su indicazione del medico specialista, in grado di stimolare la produzione di cellule immunocompetenti e protettive.
  • Tra le terapie un po’ invasive, le infusioni di antiossidanti (flebo) come la vitamina C, n-acetil-cisteina,acido lipoico, glutatione (per citarne alcuni) e, l’ozonoterapia.

Queste terapie sono da preferire e da iniziare in modo preventivo, per consentire al sistema immunitario di affrontare la stagione autunnale e invernale nel miglio modo possibile, riducendo i fattori di rischio che possono mettere e dura prova gli anticorpi favorendo in questo modo infezioni virali.

Rinforzare il sistema immunitario per affrontare la stagione in arrivo

Possiamo quindi affermare che gli effetti benefici della prevenzione sono molteplici:

  • Modula lo stato infiammatorio, riducendo la potenzialità nociva
  • Aumenta la capacità antibatterica
  • Aumenta la capacità antivirale

Buona prevenzione a tutti!

Contatta subito il nostro centro medico per scoprire le terapie per rinforzare il sistema immunitario

 

Prof. Giuseppe Di Fede

Direttore sanitario
Medico chirurgo specialista in nutrizione e dietetica clinica e medicina genetica preventiva

Riferimenti:  Covid, Sistema immunitario, Infiammazione, Prevenzione, Medicina preventiva, Interleuchine
Redattore: Prof. Giuseppe di Fede


Possible Mechanisms Responsible for Stress Predisposition to Cancer or to Autoimmune Diseases

Paolo Lissoni*, Giusy Messina, Roberto Trampetti, Andrea Sassola, Enrica Porta, Giorgio Porro and Giuseppe Di Fede

Institute of Biological Medicine, Milan, Italy.

ABSTRACT

Today it is known that the enhanced brain opioid system activity represent the major neurochemical variation occurring in stress conditions. Moreover, it has been shown that a chronic opioid hyperactivation may suppress the anticancer immunity, and promote cancer development. On the contrary, the influence of stress on the autoimmune processes is more complex, since the mu-opioid agonists may stimulate both TGF-beta and IL-17 secretion, which respectively may counteract or promote the onset of the autoimmune diseases. The in vivo preferential effects of opioids on TGF- beta or IL-17 secretions could depend on the functional status of brain cannabinoid system, which has been found to inhibit IL-17 secretion. Then, the neurochemical corrections of the major stress-related neuroendocrine and cytokine alterations could constitute a new physiological approach in the treatment of stress-related disorders.

INTRODUCTION 

It is known that stress may predispose to both cancer and autoimmune diseases [1-3]. Then, the physiopathological question is to establish whether the promoting influence of stress on the development both cancer and autoimmune diseases, which are characterized by the opposite immune reactivity, may depend on the type of stress or on the different immunobiological response. Moreover, despite the complexity of its mechanisms, it has been proven that stress is mainly characterized by en enhanced brain opioid system activity, since it has been demonstrated that the concomitant administration of an opioid antagonist, such as naloxone o naltrexone (NTX), may abrogate stress-induced immune alterations [4]. Moreover, stress has appeared to be characterized by an enhanced secretion of vasopressin, the so called Antidiuretic Hormone (ADH), by the neurohypophysis, as well as by an increased CRH production at hypothalamic level, with a following activation of the Hypothalamic-Pituitary- Adrenal (HPA) axis and the sympathetic system [5,6]. The mu-opioid agonists, such as beta-endorphin and morphine, have been proven to induce immunosuppression by inhibiting TH1 lymphocyte and dendritic cell functions and by stimulating regulatory T lymphocyte (T reg) system [7,8], with a consequent decreased secretion of IL-2 and IL- 12 in association with an enhanced production of TGF-beta . Being IL-2 and IL-12 the main antitumor cytokines in humans [9,10], and TGF-beta the main endogenous

*Corresponding Author: Paolo Lissoni, Institute of Biological Medicine, Milan, Italy,

Published Date: 07-2020

Copyright© 2020 Paolo Lissoni et al., Journal Of Clinical Neurology, Neurosurgery And Spine. This is an open access article distributed under the Creative Commons Attribution License, which permits unrestricted use, distribution, and reproduction in any medium, provided the original work is properly cited.

Citation for this article: Paolo Lissoni, Giusy Messina, Roberto Trampetti, Andrea Sassola, Enrica Porta, Giorgio Porro and Giuseppe Di Fede. Possible Mechanisms Responsible for Stress Predisposition to Cancer or to Autoimmune Diseases. Journal Of Clinical Neurology, Neurosurgery And Spine. 2020; 3(1):124

Possible Mechanisms Responsible for Stress Predisposition to Cancer or to Autoimmune Diseases

Riferimenti: Cannabinoid system, Melatonin, Neuroimmunomodulation, Opioid system, Pineal gland, Stress


La menopausa e la psiche femminile 

Le mestruazioni rivestono per la donna significati particolari, sono il prorompere all’esterno dell’energia femminile e l’utero testimonia la ciclicità della vita poiché ogni 28 giorni crea e distrugge la sua forma.

Nell’ambivalenza di vita e morte stanno i simboli cardine della mestruazione e la femminilità è scandita da ritmi di crescita e morte e dal separarsi, è questo, infatti, un altro tema fondante la vita psichica femminile; separarsi significa “perdere”, perdere prima il bambino come parte di sé nel parto, poi il figlio quando diviene adulto, poi la propria capacità procreativa, infine la propria giovinezza.

Il riconoscimento formulato già da Paracelso che l’uomo è anche figlio del suo ambiente e delle sue condizioni di vita, dovrebbe essere oggigiorno una componente della medicina. Invece, per molte donne la menopausa o è vissuta in un modo eccessivamente medicalizzato, quasi come fosse una patologia, o rimane ancora un tabù.

I sintomi della menopausa legati al corpo e alla mente

Tra gli svariati sintomi della menopausa, alcuni sono legati al generale stato di salute:

  • osteoporosi
  • occhio secco
  • secchezza vaginale
  • spossatezza
  • dolori articolari
  • tachicardia
  • calo di memoria

altri sono più sintomi di natura psicologica:

  • irritabilità
  • ansia
  • insonnia
  • alterazione del tono dell’umore e depressione
  • scarsa concentrazione

Ogni modificazione dello stato fisiologico della donna si riflette nelle mutazioni del proprio corpo come vissuto psichico, spesso la medicina, invece, parla di funzioni e ignora le emozioni, cioè descrive la menopausa annullando le percezioni soggettive e culturali che in questa fase della vita hanno un grande peso nel vissuto della donna.

La medicina dovrebbe integrare il suo sapere anche con il sapere psicologico, secondo il quale non esiste un essere corporeo che non sia accompagnato da un sentire, cioè da una risonanza emotiva rispetto all’ambiente che lo circonda.

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Come affrontare i disturbi legati alla menopausa 

Il miglior metodo di affrontare i disturbi legati alla menopausa è quello di restare attive, sentirsi utili e reinventarsi, amare e sentirsi amate. E’ importante che non vi sia una ristagnazione, cioè che si trovino dei livelli di riscatto e di rinascita, risvegliando interessi sopiti e inesplorati precedentemente al fine da attivare gli ormoni del benessere.

Infatti, vi sono dei temi nel cammino della vita che non vanno rifiutati, altrimenti il corpo ne risentirà e tematizzerà ciò che non ha vissuto, compiti di vita che penetrano nelle profondità corporee, pertanto è importante per affrontare la menopausa riempire i fossati esistenti tra le varie discipline mediche e puntare sull’integrazione di queste, in quanto in questo periodo è evidente l’unione indissolubile di mente e corpo.

A tal proposito l’alimentazione, ad esempio, ha una grandissima importanza, sarà perciò necessario la valutazione dello stato nutrizionale della donna e la personificazione di un intervento dietetico, così la valutazione degli ormoni, dalla funzionalità della tiroide e del metabolismo osseo.

Menopausa e alimentazione

In menopausa si va incontro ad infiammazioni acute, allo stress ossidativo e a cambiamenti fisico-metabolici.

Quindi, tale fase di vita porta con sé dei cambiamenti fisici che vanno contenuti con una corretta alimentazione, altrimenti sfociano in un aumento di peso e in una riduzione dello stato di salute, perciò è necessario scegliere un’alimentazione ricca di antiossidanti e che protegga anche la pelle dai radicali liberi.

Inoltre, va considerato che il cibo ha un valore molto importante sugli stati mentali a causa della stretta interconnessione tra le condizioni dell’intestino e il cervello, in quanto l’intestino cambia i pattern dei neurotrasmettitori che modulano lo stato dell’umore (serotonina, dopamina, noradrenalina e melatonina).

Poichè l’organismo entra in un periodo di stress metabolico in quanto mutano gli equilibri ormonali è importante mettere in campo fattori protettivi.

Essi possono essere il ricorso alla fitoterapia per rinforzare il tono estrogenico del corpo, la valutazione degli ormoni che sono alla base di numerosi processi fisiologici (estradiolo e calo del desiderio sessuale sono strettamente connessi, così l’estradiolo è connesso all’aumento del girovita e alla ritenzione di liquidi).

La sessualità è fondamentale per la vita di coppia ed è risaputo che gli eventi biologici hanno un grande impatto sullo scatenarsi di una disfunzione o di una problematica, in questa fase l’identità femminile rischia di essere sminuita, disinvestita e non accettata da sé e dal partner, generando anche scarsa libido e sensazione di mancato appagamento.

Infine è importante anche valutare i livelli di cortisolo, melatonina, dopamina e serotonina che determinano la regolazione emotiva, perchè. le donne hanno il diritto a star bene anche in menopausa e, ormai, possono farlo.

Richiedi subito la valutazione ormonale

Affidarsi ad un professionista per affrontare la menopausa è sicuramente un valido strumento per migliorare il proprio stato di salute, con conseguente miglioramento della qualità della vita.

 

Dott.ssa Regina Valentini

Psicologa, psicoterapeuta psicosomatista

Riferimenti:  Menopausa, Psiche della donna
Redattore: Dott.ssa Regina Valentini


Cosa sono gli acidi grassi, i lipidi sono nemici o alleati del nostro organismo?

Gli elementi che costituiscono i lipidi, ovvero gli acidi grassi, svolgono numerose funzioni all’interno del nostro organismo, oltre ad essere un’importante fonte energetica. In particolare, alcuni di essi sono essenziali per la salute dell’organismo.

Esistono diverse tipologie di acidi grassi a seconda della loro struttura e conformazione:

  • gli acidi grassi saturi
  • gli acidi grassi insaturi (monoinsaturi e polinsaturi)

Quest’ ultimi si possono ulteriormente suddividere in monoinsaturi (MUFA) e polinsaturi (PUFA).

La maggior parte degli acidi grassi può essere sintetizzata dall’organismo, ma l’uomo non è provvisto delle sostanze chiave per la produzione degli acidi grassi essenziali che sono importanti per il nostro metabolismo e che quindi devono essere introdotti con l’alimentazione e/o con eventuali integratori.

Tali acidi grassi sono l’acido α-linoleico (acido grasso polinsaturo maggiormente noto come omega 3) e l’acido linoleico (acido grasso polinsaturo conosciuto come omega 6).

Perché gli acidi grassi sono importanti per la salute?

Nelle diete moderne gli acidi grassi maggiormente introdotti sono gli omega 6 a discapito degli omega 3.
I livelli e l’equilibrio degli acidi grassi delle due serie sono importanti per la prevenzione e il trattamento di problematiche cardiovascolari, diabete di tipo 2, disordini immunitari ed infiammatori.

Negli ultimi anni la proporzione tra acidi grassi omega 3 ed omega 6 nell’alimentazione occidentale è mutata profondamente e, poiché queste due famiglie di acidi grassi condividono lo stesso percorso metabolico, ciò ha destato apprensione in merito ad eventuali rischi per la salute.

Preoccupazioni circa il rapporto omega 6 e omega 3 spesso sono riconducibili alla modesta assunzione di omega 3, anziché all’eccesso di omega 6.
Il rapporto ideale omega 6 e omega 3 dovrebbe essere 4-6 : 1; tale rapporto negli ultimi anni è purtroppo in netto aumento (15-18 : 1).

Diventa dunque utile per la salute eseguire un dosaggio degli acidi grassi per impostare una sana alimentazione ed una eventuale corretta terapia.

Esiste un test su sangue ( profilo degli acidi grassi ) che ci permette di rilevare i livelli di acidi grassi nell’organismo, in particolare il rapporto omega 6 e omega 3 e fornire di conseguenza i consigli nutrizionali e terapeutici del caso.

Richiedi subito il test profilo degli acidi grassi

Acidi grassi e alimentazione come prevenzione e terapia 

L’alimentazione diventa nella maggior parte dei casi una parte fondamentale della terapia.

Il maggior apporto di olio extravergine d’oliva a crudo, pesce (in particolare salmone, acciughe, sardine e sgombri), uova (da sfatare tutte le su negatività), frutta secca, semi vari, cocco e avocado contribuisce ad aumentare il livello di grassi “buoni” e correggere il rapporto prima citato, indice di buona salute e capacità antinfiammatoria.

Importante ovviamente ridurre anche i grassi “cattivi”.
Questa categoria è contenuta prevalentemente in cibi con margarina o cucinati in altri oli / grassi semi-idrogenati o nella maggior parte dei prodotti dolciari industriali.

Quali sono i metodi di cottura migliori per preservare gli acidi grassi buoni? 

Il metodo di cottura e conservazione degli alimenti influisce sulla qualità dei lipidi contenuti in essi.

L’eccessiva esposizione termica favorisce la trasformazione degli acidi grassi nella conformazione dannosa, come avviene ad esempio durante la frittura eccessiva e/o il superamento del punto di fumo; inoltre perfino una pessima conservazione del prodotto (a causa di batteri, luce, ossigeno, alte temperature) può causare l’aumento di questa tipologia di conformazione di acidi grassi.

Quali sono gli alimenti che contengono la maggior quantità di acidi grassi “cattivi”?

Tuttavia, esistono anche molti alimenti naturali che di per sé contengono acidi grassi “cattivi”.
È il caso di alcuni prodotti caseari e di certi tagli di carne. Questo fenomeno è legato alla fisiologia gastrointestinale dei ruminanti che, durante il processo digestivo, subiscono la fermentazione batterica del contenuto da digerire; durante questo processo, i microorganismi determinano la conversione di alcuni acidi grassi “buoni” in acidi grassi “cattivi” poi assorbiti a livello intestinale, secreti nel latte e/o accumulati nelle carni.

Gli alimenti che contengono la maggior quantità di acidi grassi “cattivi” nello specifico sono margarine, brioches, snack dolci, salatini, patate fritte surgelate, krafen, burro, dadi da brodo, preparati per minestre, alimenti da fast-food, pesce surgelato in panatura, pop-corn in busta e formaggi stagionati.

Quali rischi comporta un’eccessiva assunzione di acidi grassi “cattivi”?

Questi alimenti peggiorano il trasporto dei grassi nel sangue; essi possono determinare l’accumulo di colesterolo all’interno delle pareti vascolari e successivamente la formazione di depositi (le cosiddette placche aterosclerotiche) con incremento del rischio di eventi cardiovascolari.

Questi alimenti peggiorano inoltre l’efficienza e la funzionalità delle cellule e quindi di tutto il sistema: essi si inseriscono nel mosaico delle membrane delle cellule provocando un relativo “irrigidimento” con conseguente limitazione della produzione energetica, di assorbimento e di comunicazione con le altre cellule.

Questi grassi entrano in competizione con gli acidi grassi essenziali nella costituzione delle membrane cellulari, pertanto, anche un apporto significativo di omega 3 può essere vanificato da un’alimentazione complessivamente scorretta. Come in ogni caso è fondamentale l’equilibrio.

È bene inoltre ricordare che tutti gli alimenti confezionati (prodotti da forno, dolciari, snacks) che non specificano in etichetta la dicitura “senza acidi grassi idrogenati” è molto probabile che li contengano, quindi importante come sempre la lettura delle etichette.

Chiedi ai nostri biologi nutrizionisti

Affidarsi ad un professionista è sicuramente un valido strumento per migliorare il proprio stato di salute, con conseguente miglioramento della qualità della vita.

 

Dott. Alessio Tosatto

Biologo Nutrizionista

Riferimenti:  Acidi grassi, grassi buoni, grassi cattivi, colesterolo, Alimentazione, Dieta
Redattore: Dott. Alessio Tosatto


The Fascination of Cytokine Immunological Science 

Paolo Lissoni, Giusy Messina, Francesco Pelizzoni, Franco Rovelli, Fernando Brivio, Alejandra Monzon, Nadal Crivelli, Arianna Lissoni, Simonetta Tassoni, Andrea Sassola, Sonja Pensato, Giuseppe Di Fede

Institute of Biological Medicine, Milan, Italy
Cardiological Surgery Division, Niguarda Hospital, Milan, Italy
Effata Institute, Lucca, Italy

Oggi è noto che tutte le funzioni biologiche umane sono sotto almeno a due sistemi regolatori fondamentali, costituiti dal sistema endocrino e dalla rete delle citochine.
Inoltre, è stato dimostrato che le citochine rilasciate dalle cellule immunitarie attivate non influenzano solo le funzioni immunitarie, ma anche l’intero sistema biologico, comprese le varie attività metaboliche, il sistema cardiovascolare e il funzionamento del sistema neuroendocrino stesso. Sfortunatamente, nonostante l’importanza ben dimostrata delle citochine nel mantenimento dello stato di salute, dal punto di vista clinico della routine, la valutazione del sistema delle citochine rimane ancora inconsiderato nello stabilire lo stato di salute, poiché è studiato solo in condizioni gravi, come ad esempio lo shock settico, la coagulazione intravascolare diffusa ed il distress respiratorio, che hanno dimostrato essere dovuti ad un’anomala produzione endogena di citochine infiammatorie, ovvero IL-6, TNF-alfa e IL-1 beta.
Questa carenza clinica dipendeva da diversi fattori, in particolare dalla complessità delle interazioni delle citochine stesse, ma anche sulla decisione di usare molecole artificiali, come gli anticorpi monoclonali, piuttosto che indagare sui meccanismi responsabili della loro produzione alterata e per correggere eventuali alterazioni. Il motivo principale della complessità della rete di citochine è legata al fatto che le interazioni che si verificano tra le diverse citochine sono spesso basate su meccanismi di feedback positivo, quindi su azioni di stimolo reciproco, mentre il sistema endocrino si basa sostanzialmente su circuiti di feedback negativo. Lo scopo del presente riesame è proporre una conoscenza sintetica in merito al scoperti gli effetti principali e la fonte di origine di ogni singola interleuchina fino ad ora scoperte per elaborare una prima fisiologia fondamentale e preliminare del network citochinico.

Lissoni P., The Fascination of Cytokine Immunological Science

Keywords: Cytokines, Cytokine network, Inflammation Interleukins


ingredienti sani alimentazione vegetariana prevenzione coronavirus sistema immunitario

Il cibo influisce sulla nostra salute e sul nostro benessere più di quanto possiamo immaginare.
Un’alimentazione equilibrata, abbinata ad uno stile di vita sano, è fonte ineguagliabile di benessere.

Il modello dietetico può influenzare direttamente il sistema immunitario, ma può anche modularlo indirettamente regolando il “microbiota” intestinale, il nostro “organo” di difesa, i “nostri soldati in prima linea”.

La dieta vegetariana ha un impatto sul nostro sistema immunitario? I benefici di una dieta vegetariana sul microbiota intestinale.

È stato studiato l’effetto di una dieta latto-ovo-vegetariana di 3 mesi sulla diversità del microbiota intestinale e del sistema immunitario in volontari sani onnivori (Zhang et al: “Impact of a 3-Months Vegetarian Diet on the Gut Microbiota and Immune Repertoire”; Front Imunol 2018).

La dieta vegetariana a breve termine non ha avuto effetti rilevanti sulla diversità del sistema immunitario, ma ha influito sulla composizione del microbiota, innescando la crescita di specie batteriche (probiotici) favorevoli al nostro benessere, come ad esempio specie batteriche in grado di produrre butirrato (acido butirrico), acido grasso a corta catena in grado di proteggere la mucosa intestinale, formando uno strato di protezione, in grado di ridurre l’infiammazione cronica dell’intestino e la sindrome dell’intestino permeabile.

In questo stesso studio, sono state inoltre identificate alcune specie batteriche in grado di incrementare il livello di espressione delle Immunoglobuline di tipo A (IgA), una classe di immunoglobuline chiave che protegge il sistema mucoso gastrointestinale, come anche il sistema mucoso di tutto l’organismo, incluso quello delle vie respiratorie.

Inoltre, è stato riscontrato un minor livello di espressione delle Immunoglobuline E (IgE), immunoglobuline coinvolte nelle reazioni allergiche.

Tutto questo non ci rimanda forse alla nostra emergenza mondiale, alla “tempesta che si è abbattuta sulle nostre teste” (cit. Papa Francesco 27/3/2020)?

Tutti noi siamo chiamati a proteggere le vie respiratorie, a ridurre le allergie che insieme a patologie respiratorie (BPCO), diabete, patologie autoimmuni e ipertensione/patologie cardiovascolari sono quelle che espongono di più il nostro organismo all’infezione da “Coronavirus”.

Pertanto, la composizione e la durata della dieta possono avere un impatto sull’equilibrio dei fattori pro/antinfiammatori nel microbiota intestinale e nel sistema immunitario.

Quali sono i vantaggi della dieta vegetariana?

Gli studi scientifici sugli altri benefici di una dieta vegetariana sono già noti.

E’ stato pubblicato il dato che una maggiore assunzione di proteine animali, in particolare quelle presenti nei formaggi e nelle carni animali, determina un’acidificazione del sangue, che l’organismo tende a tamponare prelevando calcio e minerali dalle ossa con una maggiore esposizione a problematiche di tipo osteoporotico (American Journal of Clinical Nutrition).

In effetti, i benefici apportati dalla dieta vegetariana sono da attribuire al maggior apporto di fibre presenti nei prodotti vegetali, di acidi grassi essenziali mono (es. acidi grassi dell’olio extravergine di oliva) e polinsaturi (es. omega 3 contenuti in semi quali chia, lino, canapa; frutta secca come noci, mandorle, anacardi, noci del Brasile) e al minor apporto di grassi saturi e colesterolo, che abbondano invece nelle carni animali.

Infatti, le persone che seguono uno stile alimentare vegetariano sono meno esposte ai rischi delle malattie del benessere tipiche del mondo occidentale:

  • bassi valori di colesterolo ematico
  • ridotto rischio di cardiopatia
  • ridotti livelli di pressione arteriosa
  • minore rischio di diabete di tipo II
  • minore rischio di contrarre cancro, in particolare all’intestino (dati raccolti nell’ambito di uno studio condotto dall’autorevole centro di ricerca sul cancro europeo EPIC di Oxford – European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition).

Inoltre, i bambini che seguono uno stile vegetariano hanno un indice di massa corporea o BMI (Raccomandazioni OMS: 18,5>BMI< 24,5) più basso e sono perciò più magri in rapporto ai bimbi che seguono una tipica dieta occidentale. Più di recente, un articolo apparso su  Journal of Child Psychology and Psychiatry ha messo in evidenza come le donne che in gravidanza assumono maggiori quantità di verdure abbiano livelli superiori di acido folico nel sangue e partoriscano bambini con un cervello più sviluppato, più tranquilli e con una minore incidenza della sindrome di iperattività o di deficit di attenzione (ADH).

Cosa si intende per alimentazione vegetariana?

Seguire un’alimentazione vegetariana significa seguire una dieta che esclude le carni di animali di terra, aria e acqua. In particolare possiamo distinguere:

  • Vegetariani, latto-ovo-vegetariani che escludono carne, pesce e volatili
  • Vegani, che escludono carne, pesce, volatili, uova, latte e derivati

Come per la Dieta Mediterranea, anche per la Dieta vegetariana esistono linee guida, raccomandazioni e consigli, basati su studi scientifici accreditati e aggiornati, emanate da Istituzioni quali USDA, USA- INRAN e Ministero Agricoltura e Foreste, Italia.

Per pianificare una dieta vegetariana equilibrata è stata elaborata la Piramide latto-ovo vegetariana, ovvero una rappresentazione grafica della suddivisione dei gruppi di alimenti e del numero di porzioni consigliate ogni giorno.

Quali sono le raccomandazioni nutrizionali più importanti per prevenire tutte le patologie croniche? 

Di qui le raccomandazioni nutrizionali più importanti e che rimandano in parte al Documento del WCRF (World Cancer Research Foundation) che, in conformità alle raccomandazione dell’OMS (80% delle proteine da fonti vegetali), consentono di diffondere i Principi della Prevenzione Primaria in Oncologia, valide per la prevenzione di tutte le patologie croniche. 

Questi principi prevedono di basare la propria alimentazione prevalentemente su cibi di provenienza vegetale (e biologico certificato):

  1. Cereali, non industrialmente raffinati e preferibilmente in chicco;
  2. Proteine vegetali ad ogni pasto;
  3. Verdure (non amidacee)
  4. Frutta

Cereali non industrialmente raffinati, preferibilmente in chicco

Si raccomanda di ridurre i cibi ad alto indice glicemico/insulinemico (fa­rine raffinate, riso brillato, patate). Il consumo di alimenti a basso indice glicemico infatti regola i livelli di glicemia nel sangue, riduce i livelli di insulina e IGF-I e, di conseguenza, riduce l’infiammazione e ostacola la crescita delle cellule tumorali.

Consumare cereali in chicco integrali, ma anche pasta di grano duro e grani antichi (es. Farro, Grano Senatore Cappelli, Timilia o Tumminia, Russello e tanti altri).

Ridurre l’introduzione di cereali contenenti glutine (es. grano tenero e duro, farro, orzo, kamut, segale, semola, avena) alternandoli con cereali e pseudocereali integrali o semintegrali (decorticati), privi di glutine: riso integrale (proprietà antinfiammatorie), avena senza glutine, miglio, mais, grano saraceno, quinoa, amaranto, teff, pasta a base di farina di grano saraceno o di legumi.

Prediligere le Proteine vegetali ad ogni pasto

Secondo i Principi di Prevenzione Primaria in Oncologia è raccomandato prediligere le proteine vegetali ad ogni pasto come i legumi (lenticchie, fagioli, ceci, lupini, fave, cicerchie, roveja), aggiungere funghi (secchi o freschi da coltivazione biologica), oltre a frutta secca a guscio e semi oleaginosi.

Ridurre il consumo di proteine animali (uova e latticini) scegliendo quelle di qualità migliore:

  • Uova da allevamento di “galline felici” preferibilmente biologiche
  • Latticini come yogurt e kefir (ricchissimo in probiotici), formaggi freschi preferibilmente di capra; formaggi da latte di animali allevati al pascolo (grass fed).

Consumare sempre verdure ad ogni pasto

I benefici del consumo di verdura ad ogni pasto sono rinomati. Quando scegliamo le verdure da inserire nei nostri pasti e spuntini della giornata è tuttavia consigliato seguire alcune indicazioni, come ad esempio:

  • Assumere verdura fresca ad ogni pasto, rispettando la stagionalità
  • Scegliere 4 porzioni dei vari colori/die;
  • Si raccomanda di assumere brassicacee (cavolo nero, viola, verde e bianco, broccoli, cavolo romano, cavolfiore, cavolini di Bruxelles) almeno 3 volte a settimana, in quanto ricche in polifenoli, indolo-3-carbinolo, sulforafano;
  • Assumere aglio e cipolla tutti i giorni, se ben tollerati;
  • Assumere verdura sia cruda che cotta (poco cotta);
  • Ridurre al minimo surgelati e cibi in scatola;
  • Utilizzare verdura anche come spuntino (croccante e poco calorico).

Un’idea per far consumare più verdura anche ai più piccoli, che gradiscono meno la verdura, è mimetizzala nella pasta con sughetti sfiziosi, frullarla per realizzare creme vellutate o utilizzarla per creare crocchette o bastoncini veg al forno.

La frutta, meglio consumarla a colazione o come spuntino tra un pasto e l’altro

Anche la frutta è una componente importante della nostra dieta, per sceglierla e consumarla è bene:

  • Optare sempre per frutta fresca di stagione e del proprio clima e territorio;
  • Consumarla fresca e intera (apporto di fibre e sostanze protettive);
  • Consumarla come spuntino prima o lontano dai pasti saziante e poco calorico, facilmente digeribile o eccezionalmente a fine pasto per diabetici o per chi gradisce dolce a fine pasto
  • Centrifugati ed estratti penalizzano apporto di fibra, da preferire in combinazione con verdure con un rapporto 3:1

Se i più piccoli e i nostri figli non mangiano volentieri la la frutta intera realizzate macedonie o spiedini di frutta di tutti i colori e optate per frullati 100% frutta al posto di bibite gasate. La frutta disidratata è invece un ottimo sostituto delle caramelle.

Dieta, intestino e corpore sano!

Ippocrate diceva che tutte le patologie nascono dall’intestino. Una dieta come quella vegetariana, in grado di tutelare e potenziare l’intestino e le sue naturali difese sarà in grado di proteggerci e di renderci inattaccabili. Andrà tutto bene!

 

Dott.ssa Rosa Sica

Biologa Nutrizionista specializzata in Scienza dell’alimentazione
Master “Terapie Integrate nelle patologie oncologiche femminili”
– I livello – Policlinico Gemelli Roma
Collaboratrice Imbio

Riferimenti:  Alimentazione, Nutrizione, Dieta vegetariana, Coronavirus, Difese Immunitarie, Prevenzione dei tumori
Redattore: Dott.ssa Rosa Sica


Un intestino sano è il presupposto di un corpo sano!

Durante le feste è facile cadere nella tentazione di molti cibi che durante il resto dell’anno ci concediamo in quantità e frequenza minori. Ne abbiamo parlato nell’ articolo su come gestire aperitivi, pranzi e cene di Natale.

Questo, oltre a vanificare gli sforzi fatti per mesi, può causare problemi per la nostra salute.
Se dopo le feste abbiamo messo peso oppure se dopo le feste ci sentiamo appesantiti e senza energie è possibile che ragione dei nostri sintomi si nasconda nell’intestino.

Un aumento dei valori di glicemia, aumento del colesterolo nel sangue, l’abbassamento dei cosiddetti grassi “buoni” possono portare ad uno stato infiammatorio generale e di conseguenza, causare l’alterazione dell’equilibrio intestinale (disbiosi).

Per poter capire “come sta” il nostro organismo diventano importanti alcuni esami come ad esempio l’analisi delle citochine (proteine del sistema immunitario) e la valutazione del benessere intestinale, utile in modo particolare per constatare la salute del nostro intestino.

Un equilibrio alterato della flora batterica intestinale porta a una drastica diminuzione delle difese immunitarie che causa perdita di vitalità, stanchezza, gonfiore addominale, depressione, mancanza di concentrazione, aggressività, etc.

Come riequilibrare l’equilibrio della flora batterica dell’intestino dopo le feste? 

Garantire il buon funzionamento intestinale è fondamentale per aumentare le difese immunitarie.
L’igiene del colon gioca un ruolo molto importante per prevenire numerose patologie e, a questo scopo, gioca un ruolo fondamentale l’idrocolon terapia.

L’idrocolon terapia permette una pulizia dell’intestino completa, intensiva e profonda.

La terapia è un metodo naturale ed efficace per risanare e ripulire l’intestino da tossine e rifiuti accumulati anche con l’alimentazione del periodo natalizio.

L’Idrocolon terapia ha numerosi effetti benefici, diretti e indiretti, come ad esempio:

  • immediata sensazione di leggerezza
  • perdita di peso
  • aumento della tonicità addominale
  • migliore assimilazione dei nutrienti
  • miglioramento dello stato della pelle
  • eliminazione di eventuali parassiti

Associata all’incremento dell’attività fisica e ad una corretta alimentazione, permette di ristabilire in pochissimo tempo l’equilibrio intestinale.

Scarica gratuitamente la brochure informativa dell’Idrocolon terapia e prenota subito il trattamento o richiedi una consulenza nutrizionale con i nostri specialisti

 

Riferimenti: dieta dopo le feste, disbiosi, come tornare in forma dopo le feste, benefici dell’Idrocolon terapia
Redattore: Dott. Gabriele Coppo

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