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Settembre 30, 2009 Newsletter

Il glutatione è una sostanza diffusa sia nel regno vegetale che in quello animale che svolge importantissime funzioni di tipo difensivo e rigenerativo; esso è composto da tre aminoacidi (cisteina, acido glutammico, glicina) e si trova in maggiore concentrazione nei globuli rossi, nel fegato e nel sistema nervoso.

La sua azione principale è quella di tipo antiossidante trasformando le forme reattive dell’ossigeno in molecole di acqua; ciò è possibile per la sua conformazione chimica che gli consente di ossidarsi e ridursi velocemente proteggendo i composti ossidabili dalla azione dei radicali liberi; numerosi sono gli studi che provano come uno stress ossidativo prolungato determini una riduzione della concentrazione di glutatione.

La sua azione antiossidante è strettamente legata alla attività di enzimi come la superossidodismutasi, la catalsi, la glutatione perossidasi e la glutatione reduttasi; nell’insieme costituiscono un formidabile baluardo a difesa dall’azione dannosa delle sostanze ossidanti; tramite queste capacità il glutatione esplica numerose azioni benefiche per l’organismo; al fegato consente di mantenere una alta capacità disintossicante; a livello della pelle contrasta i danni dovuti all’invecchiamento; a livello dei neuroni svolge una importante azione di modulazione; a livello oculare contrasta i processi di degenerazione, in particolare la cataratta; protegge dall’invecchiamento della prostata, inoltre ha un ruolo importante nella sintesi proteica e nella attività cellulare, in particolare nei mitocondri.

Dato il suo ampio spettro di azione è abbastanza evidente che il sistema “glutatione” debba essere preso in considerazione ogni volta che si sospetti la presenza di stress ossidativo; la sua importanza è tale che non può essere trascurato.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica è stato elaborato uno schema che prevede, tramite esame del sangue, la valutazione dei parametri inerenti lo stress ossidativo ed in particolare al corredo enzimatico legato al glutatione; inoltre è possibile, tramite uno spatolino nella bocca, anche un ulteriore approfondimento diagnostico tramite test genetico, per valutare, oltre che quantitativamente, anche qualitativamente la capacità di difendersi dall’attacco dei radicali liberi.

In pratica con un semplice prelievo di sangue ed uno striscio ottenuto dalla bocca, si possono ottenere delle preziose informazioni che ci consentono una efficace azione curativa e preventiva.



Agosto 30, 2009 Newsletter

La CATALASI è un enzima coinvolto nella difesa dai radicali liberi; è molto diffuso sia nel regno animale che in quello vegetale; quasi tutti gli organismi la utilizzano per la sua potente azione antiossidante;

Nello svolgimento delle sue attività la cellula produce molti prodotti di scarto tra cui i perossidi che rappresentano composti altamente reattivi e pericolosi per la cellula stessa, ed in particolare per la membrana cellulare e gli acidi nucleici; la catalasi, in considerazione della sua conformazione e delle sue caratteristiche chimiche, rappresenta un formidabile baluardo contro l’accumulo di perossido di idrogeno; infatti, data la sua stabilità e la sua velocità di azione, è in grado di bloccare in poco tempo enormi quantità di perossidi trasformandoli in acqua e ossigeno.

Ciò spiega la resistenza alla forte azione disinfettante del perossido di idrogeno di alcuni batteri, come il bacillo della tubercolosi, o quello della Legionella, e ciò consiste proprio nel fatto che essi sono in grado di produrre catalasi, che blocca l’attacco del perossido.

L’azione antiossidante della catalasi si esplica anche tramite la neutralizzazione dell’azione tossica di altri composti come la formaldeide, mentre nel caso di avvelenamento da metalli pesanti la sua azione viene bloccata.

La sua carenza provoca un forte squilibrio nel bilancio ossidativo e potrebbe essere alla base di numerose patologie di tipo cronico-degenerativo; pertanto il rilievo del suo valore, assieme a quello di altri enzimi antiossidanti, rappresenta un parametro molto utile sia in senso diagnostico che terapeutico .

Presso l’Istituto di Medicina Biologica è possibile rilevare il valore della catalasi e delle altre sostanze che formano la barriera antiossidante con un semplice prelievo di sangue; un ulteriore approfondimento può essere eseguito tramite test genetico; attraverso lo spatolato della mucosa della bocca, è possibile individuare carenze o anomalie su base genetica allo scopo di verificare la capacità quantitativa e qualitativa del potere antiossidante e, pertanto, stabilire una strategia terapeutica individualizzata ed efficace.



Agosto 30, 2009 Newsletter

E’ ormai nota a tutti l’importanza del sistema immunitario cioè di quel complesso di funzioni cellulari e biochimiche che servono a proteggere l’organismo dalle aggressioni esterne.

Ci sono però delle situazioni che provocano un malfunzionamento di questo sofisticato sistema difensivo e che sono alla base di numerose e frequenti patologie; ad esempio, nel caso delle patologie autoimmunitarie, il sistema non è in grado di riconoscere le strutture che dovrebbe difendere; nel caso delle allergie, scatena una reazione forte a sostanze in genere innocue; o è ancora più noto come un deficit del sistema immunitario possa predisporre a patologie infettive croniche o anche malattie tumorali.

Spesso tutte queste patologie vengono affrontate solo sul versante sintomatico ma il risultato sarebbe nettamente superiore se si affrontasse il problema a monte, cioè cercando di riequilibrare la funzione immunitaria.

La MICROIMMUNOTERAPIA (MIT) si propone di agire utilizzando come organo bersaglio il sistema immunitario; essa utilizzano sostanze a dosi infinitesimali e quindi molto simili a quelle presenti normalmente nell’organismo nei processi fisiopatologici. In tal modo si supera il problema non trascurabile della tossicità.

Viene generalmente somministrata per via sub linguale e può avere effetto stimolante, modulante o inibitorio a seconda delle concentrazioni che vengono adoperate.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica di Milano già da tempo viene utilizzata questa tecnica con risultati incoraggianti, in particolare nelle patologie autoimmunitarie e come terapia di supporto nelle patologie oncologiche.

L’uso di sostanze a cui anche la farmacologia ufficiale riconosce effetti terapeutici senza effetti collaterali rilevanti, la possibilità di effetti diversificati, la facilità di somministrazione e costi abbastanza contenuti rappresentano della caratteristiche molto favorevoli che fanno della MIT una strategia terapeutica molto promettente.



Luglio 30, 2009 Newsletter

La diffusione del concetto di stress ossidativo ha notevolmente ampliato l’utilizzo di antiossidanti; seppure è vero che la integrazione con antiossidanti può risultare utile sia dal punto di vista preventivo che curativo, altrettanto vero che in alcune situazioni l’utilizzo non mirato o indiscriminato di agenti antiossidanti può risultare inutile o addirittura controproducente.

Un recente lavoro pubblicato sul Journal of Clinical Oncology ha messo in risalto come livelli elevati di Selenio nel sangue si associano a fenotipo aggressivo della malattia; in questa situazione l’uso di integratori con Selenio può essere dannoso.

Analogamente anche in altre situazioni l’uso non specifico di integratori con sostanze antiossidanti può essere sbagliato; per impostare un trattamento coretto è pertanto importante, oltre al quadro clinico e sintomatologico, una valutazione attenta del bilancio tra sostanze ossidanti e antiossidanti eseguita tramite specifici indagini eseguite sul sangue.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica questa valutazione viene fatta già da alcuni anni con buonissimi risultati; oltre a questo viene anche eseguita, se il caso lo richiede, anche un test genetico che può integrare le precedenti indagini; tramite un semplice (e indolore) passaggio di uno spatolino nella mucosa della bocca viene eseguito lo studio genetico; così si può approfondire l’assetto genomico antiossidante specifico e così raggiungere un più elevato livello di diagnosi; in tal modo anche la terapia specifica può essere ancora più mirata e pertanto ben individualizzata.



Luglio 30, 2009 Newsletter

Lo scorso 22 giugno si è svolto a Monopoli un convegno sul tema delle medicine integrate.

In questa occasione i maggiori esperti nazionali del settore hanno evidenziato tramite le loro relazioni che un approccio integrato è in grado di dare risultati migliori; ciò significa che oltre alla malattia si deve curare soprattutto il paziente intendendolo come un insieme di organi e apparati che si influenzano vicendevolmente e non come accade spesso ancora oggi considerando i vari distretti corporei completamente staccati l’uno dagli altri.

In particolare ciò è vero per i pazienti oncologici nei quali l’approccio con le metodiche tradizionali può essere favorevolmente ampliato affiancando altre metodiche che possono migliorare il risultato terapeutico.

E’ il caso dell’ipertermia, trattamento conosciuto da molti anni e utilizzato in molti Paesi. Come spiegato dal dottor Di Fede al convegno di Monopoli l’ipertermia è un trattamento che utilizza le proprietà terapeutiche del calore sia con azione diretta tumoricida sia come azione indiretta creando un ambiente sfavorevole alla crescita tumorale; essa può essere applicata in associazione alla chemioterapia e alla radioterapia sia con intento curativo che con intento di miglioramento della qualità di vita.

Purtroppo in Italia non sono molti i Centri che utilizzano l’ipertermia ed anche nell’ambito oncologico questa terapia è poco conosciuta; date le sue modalità di azione, la sua facile applicabilità e la scarsità di effetti collaterali rilevanti può invece essere un valido supporto nell’iter terapeutico del paziente oncologico.

Un ottimo riferimento è il libro scritto dal dr Di Fede: “Principi e applicazioni di Ipertermia – applicazioni cliniche in oncologia medica”; in esso vengono espressi gli aspetti teorici e pratici dell’ipertermia in campo oncologico unitamente a concetti di biochimica e biologia molecolare che possono essere di notevole utilità nella gestione dei pazienti affetti da tumore



Giugno 30, 2009 Newsletter

In occasione del XXVIII Congress of the European Academy of Allergy and Clinical Immunology, tenutosi in Polonia a Varsavia dal 6 al 10 giugno scorso, l’Alcat Test, il test per la diagnosi delle intolleranze alimentari distribuito in esclusiva in Italia da Imgep, ha ricevuto il riconoscimento ufficiale della propria scientificità.

Durante il Congresso infatti sono stati presentati gli studi condotti dalla dottoressa Berardi dell’Istituto San Matteo di Pavia, che ha provato l’efficacia dell’Alcat Test su un campione scientifico di pazienti sofferenti di intolleranze alimentari e non soggetti a terapie con farmaci che potevano falsare i risultati dei test.

Questi test hanno dimostrato l’efficacia dell’Alcat Test di diagnosticare l’intolleranza alimentare, e hanno provato nella maggior parte dei pazienti anche un miglioramento delle loro condizioni dopo un trattamento di diete specifiche per far fronte all’intolleranza diagnosticata con l’Alcat Test.

E’ possibile leggere degli abstract sui risultati dei test di Pavia presentati al XXVIII Congress of the European Academy of Allergy and Clinical Immunology sul sito dell’evento, risultati che verranno anche presentati il prossimo 27 giugno in occasione di un convegno all’Università di Pavia, mentre approfondimenti sull’Alcat Test possono essere reperiti nella pagina del sito dedicata all’Alcat Test.

Per informazioni è anche possibile contattare Imgep ai recapiti riportati di seguito:

I.M.Ge.P. – Istituto di Medicina Genetica Preventiva
Via Molino delle Armi 3/5 – 20123 Milano
Tel. 02.58300445
Fax: 02.58300376
Email: segreteria@imgep.com
Sito: www.imgep.com



Maggio 30, 2009 Newsletter

C’è chi è allergico a un farmaco o a un principio attivo e non lo sa.

Alcuni non tollerano più di una certa quantità di sostanza, subendo effetti collaterali spesso non certo graditi dai pazienti. Ci sono malattie che non tutti contraggono allo stesso modo e che manifestano gli stessi sintomi: le caratteristiche genetiche sono determinanti.

Tuttavia, alle terapie farmacologiche non tutti rispondono allo stesso modo: c’è chi risponde in maniera completa e guarisce, chi invece necessita di dosi maggiori di farmaco, con tempi di guarigione più lunghi e a volte non completi. Ma c’è chi non riesce a superare una malattia e purtroppo non sopravvive.

La risoluzione del problema sta nel personalizzare le terapie e creare dei farmaci “ad personam”, su misura per il paziente.

Oggi la ricerca scientifica ha individuato le caratteristiche genetiche che governano le reazioni ai farmaci, ai principi attivi delle molecole e ai componenti degli alimenti.
Le risposte dei pazienti ai farmaci sono sempre più imprevedibili, tanto che le reazioni avverse ai farmaci sono la quarta causa di morte nel mondo.

Tanto per fare dei numeri, nell’ultimo anno in sedici ospedali della Lombardia la Regione ha speso venti milioni di euro per correggere terapie farmacologiche sbagliate o per curare persone che hanno manifestato reazioni avverse.
Per questo è necessario una cura sempre più personalizzata.

La farmacogenomica e la nutrigenomica sono la risposta che già da alcuni anni l’Istituto di Medicina Biologica di Milano, diretto dal dottor Giuseppe Di Fede, utilizza per la scelta delle terapie farmacologiche dei pazienti.
Oltre alla scelta dei farmaci più idonei, è possibile scegliere l’alimentazione più adeguata per il nostro organismo, a seconda della funzione di alcuni geni nei confronti delle sostanze presenti nei cibi e la capacità di eliminare sostanze tossiche o cancerogene che a volte accompagnano gli alimenti.

Anche le strutture sanitarie si stanno adeguando ai tempi, iniziando a introdurre il test sui farmaci negli ospedali, testando il DNA dei pazienti prima di essere sottoposti alle cure.
In sostanza si va cercare ciò che di più personale abbiamo, i geni, come lavorano, se e quanto sono attivi e se sono mutati. Allora l’approccio farmacologico e nutrizionale, diventa una terapia che considera la persona nella sua completezza.

La personalizzazione della medicina sarà rappresentata dalla scelta dei farmaci su misura per ognuno di noi. La scienza della nutrizione, allo stesso modo, seleziona gli alimenti più idonei segnalando quelli più pericolosi o dannosi.
Questo rappresenta il futuro della prevenzione, nel rispetto della salute dell’individuo.
Le modalità di esecuzione del test è molto semplice: attraverso il prelievo di alcune cellule della mucosa orale con uno spazzolino dedicato si analizzano i geni specifici. Il risultato che si ottiene evidenzia le capacità disintossicanti dell’organismo, segnalando eventuali alterazioni di alcuni geni, ed evidenzia inoltre le capacità di rispondere ai farmaci e se alcuni principi attivi sono da utilizzare con cautela o addirittura da evitare.

La caratteristica sta nella velocità di metabolizzare una sostanza da parte dei geni deputati a tale funzione. Ad esempio un eccesso di principio attivo come un anti coagulante, in un soggetto che lo metabolizza lentamente, può esporlo a rischio di emorragia. Ecco allora che la prevenzione è possibile viverla nella vita di tutti i giorni, evitando comportamenti sia farmacologici che alimentari, che potrebbero mettere a rischio la salute.

Un organismo nutrito in modo corretto e supportato al bisogno secondo le proprie caratteristiche genetiche è un organismo che tenderà ad ammalarsi di meno e sarà capace di reagire in maniera adeguata ad eventuali malattie.
Questo insegnamento ci giunge dallo studio dell’interazione tra ambiente (alimentazione, inquinamento, farmaci) e geni, identificata con il termine di epigenetica, la quale studia l’influenza dell’ambiente sull’operato dei geni.

I geni non possiamo cambiarli, ma possiamo influenzare in maniera positiva il loro operato (proteine) facendoli lavorare per noi, in modo da aggiungere anni alla vita e vita agli anni.



Maggio 30, 2009 Newsletter

Il 30-31 Maggio prossimo, sul lago D’Idro, si terrà una 24 ore di mountain bike. L’evento questa volta non sarà solo un’importante manifestazione sportiva, ma sarà anche sede di nuovi test medici-scientifici sugli atleti per studiarne i parametri fisiologici e le modificazioni ematochimiche prima, durante e dopo la gara.

Ad organizzare i test sono stati il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Sanità Pubblica dell’Università di Camerino (MC), nella persona del prof. Pierluigi Pompei, Responsabile del Laboratorio di Nutrizione dello Sport della medesima Università, e I.M.Ge.P., l’Istituto di Medicina Genetica e Preventiva di Milano, che da anni effettua e fornisce a terzi importanti test di medicina genetica e preventiva, che vengono poi messi a servizio anche della medicina sportiva.
I test durante la gara di ultraendurance consisteranno in una serie di misurazioni funzionali e determinazione di parametri fisiologici ed ematici.

Per ulteriori informazioni su questi test, è possibile contattare l’istituto I.M.Ge.P. ai riferimenti qui sotto.

I.M.Ge.P. – Istituto di Medicina Genetica Preventiva
Via Molino delle Armi 3/5 – 20123 Milano
Tel. 02.58300445
Fax: 02.58300376
Email: segreteria@imgep.com
Sito: www.imgep.com

I.M.Ge.P. è l’Istituto di Medicina Genetica Preventiva e Personalizzata fondato nel 2006 che promuove la diffusione di test diagnostici e la determinazione del profilo individuale di rischio a sviluppare patologie degenerative.



Maggio 30, 2009 Newsletter

È possibile valutare in anticipo la maggiore o minore suscettibilità ad avere una cute sottile, atrofica, pallida, lassa, solcata diffusamente da rughe e anelastica e provvedere in tempo con l’utilizzo acconcio di creme cosmeceutiche ad hoc e integratori mirati.

COLLAGENE

Può evidenziare un polimorfismo favorevole o sfavorevole per la qualità di collagene prodotto. Un’impalcatura collagenica meno efficace rispetto alla media della popolazione può portare a una senescenza precoce della pelle dovuta a una maggiore suscettibilità a fenomeni di glicazione delle proteine dermiche, con formazione di glicotossine ( AGES ).

ELASTINA
Può evidenziare la qualità delle fibre elastiche con conseguenze sul tono e l’elasticità della pelle. Un polimorfismo negativo indica una maggiore suscettibilità al decadimento tissutale del volto verso il basso ( dermatocalasia facciale) per cedimento delle strutture di sostegno.

METALLOPROTEINASI DI MATRICE
Il terzo indaga sul ruolo e l’efficienza delle metalloproteinasi di matrice che sono deputate allo smaltimento del collagene ed elastina vecchi. Sono proteasi ( enzimi proteolitici ), collagenasi ed elastasi, controllate dai TIMPS (inibitori tessutali delle metalloproteinasi), Quando la loro azione è eccessiva si ha un invecchiamento precoce della pelle. Questi polimorfismi sono utili anche per studiare la qualità della componente elastica delle arterie, con suscettibilità all’arteriosclerosi.

SUPEROSSIDODISMUTASI – GUTATIONE PEROSSIDASI
Valutano la corretta produzione dei sistemi endogeni antiossidanti che sono deputati a contrastare i radicali liberi, anche a livello cutaneo. Una ottimale barriera antiossidante cutanea protegge dai danni del fotoaging, causato dalle radiazioni ultraviolette ( UVA in particolare per i danni cronici ). Non solo ma anhe gli inquinanti ambientali, il fumo e alimentazione scorretta concorrono a produrre radicali liberi e conseguente stress ossidativo.

CATECOLOSSIMETILTRANSFERASI – SISTEMA DEL CITOCROMO CYP
Studiano i sistemi enzimatici di metabolizzazione degli estrogeni, che sono fondamentali per il controllo delle metalloproteinasi e il trofismo cutaneo, esercitando un effetto anabolico sull’epidermide. Inoltre il citocromo CYP1 media la sintesi degli androgeni attraverso la conversione del pregnenolone in DHEA e del progesterone in androstendione.

“… eppure mi dava un gran fastidio
perdere la bellezza della gioventu.
Non ci pensavo troppo, ma quando mi capitava…
Se almeno invecchiare fosse stata una trasformazione …
e invece no, era una decadenza dei tessuti,
una degenerazione delle cellule,
per non parlare dei neuroni, che morivano come mosche.
Contro tutto questo non c’era niente da fare…”
Alicia Gimenez-Barlett

Si ringrazia il Dott. Francesco Balducci
Esperto in Medicina Anti Aging



Maggio 30, 2009 Newsletter

Il termine STRESS OSSIDATIVO si riferisce ad una situazione in cui viene alterato il normale equilibrio esistente tra la produzione di sostanze ossidanti e la capacità dell’organismo di eliminarle.

I prodotti di ossidazione, in particolare i radicali liberi, vengono fisiologicamente prodotti dalle cellule e svolgono importanti ruoli fisiologici, quali la difesa nei confronti dei batteri e la trasmissione dei segnali biochimici; peraltro le cellule per il loro buon funzionamento devono mantenere al loro interno un ambiente riducente e pertanto, terminata la loro azione, i suddetti prodotti di ossidazione devono essere eliminati; a tale scopo l’organismo dispone di numerosi sistemi enzimatici e non enzimatici adatti allo scopo; pertanto il buon funzionamento cellulare dipende da un delicato equilibrio tra produzione e smaltimento dei radicali liberi.

Nel momento in cui c’è una eccessiva produzione di sostanze antiossidanti (come ad esempio in caso di infezioni o infiammazione) o c’è una riduzione del sistema di difesa antiossidante (come nei dismetabolismi) si verifica un accumulo di radicali liberi; questi sono sostanze derivate dall’ossigeno molecolare, caratterizzate dalla presenza di elettroni spaiati. Sono altamente reattivi e possono danneggiare il DNA, le proteine, i carboidrati ed i lipidi.

Tale squilibrio cellulare è considerato la base di numerosi processi patologici (oltre cento patologie umane alla base del processo precoce di invecchiamento).
Pertanto disporre di una quadro diagnostico terapeutico in grado di predire la presenza di stress ossidativo e il modo migliore per affrontarlo significa impostare un trattamento che può essere estremamente efficace anche in senso preventivo.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica il problema viene attentamente preso in considerazione; tramite opportuni esami ematici di primo livello (barriera antiossidante; quantità radicali liberi) e secondo livello (sistemi di difesa antiossidanti cellulari e tissutali) si evidenzia l’eventuale stress ossidativo; tramite valutazione di questo valore nel contesto individuale si può poi proporre un iter terapeutico atto a correggere la situazione di squilibrio e per quanto possibile anche le sue cause nell’ottica di una medicina curativa e anche preventiva.


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