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Ottobre 5, 2006 RASSEGNA STAMPA

Un test in grado di individuare le persone a rischio di Alzheimer, così da trattarle con farmaci o dieta ad hoc, e ritardare o addirittura prevenire l’insorgere della malattia.

Lo hanno messo a punto alcuni ricercatori del Dipartimento di patologia genetica dell’università’ degli Studi di Bologna, coordinati dal professor Federico Licastro. “Si tratta di un’analisi semplice e riproducibile, quindi altamente affidabile – spiegano dell’ateneo bolognese – che, diffusa anche attraverso un’opera di sensibilizzazione sui medici di famiglia, permetterebbe di riconoscere in anticipo, intorno ai 55 anni, i soggetti a rischio”. E poiché questa demenza senile, che colpisce circa 800mila italiani (per lo più donne), si manifesta in genere intorno ai 65 anni, “ritardando lo sviluppo della patologia anche solo di 10 anni il paziente si ritroverebbe colpito negli ultimi anni di vita”.

“Nei nostri studi – spiegano gli studiosi bolognesi – ci siamo accorti che chi presentava particolari profili genetici (polimorfismi) nei tratti di Dna codificanti per alcuni fattori coinvolti nei processi infiammatori (interleuchine 1 e 6 e alfa-1 antichimotripsina) era più a rischio di Alzheimer”. Da qui la messa a punto “di un test semplice come quello del colesterolo. Un’analisi innovativa – sottolineano gli esperti – per la quale abbiamo anche presentato la richiesta di brevetto”. E per far sì che il nuovo strumento di prevenzione passi più velocemente dal banco di laboratorio all’ambulatorio dello specialista, Licastro “ha chiesto l’attivazione di uno spin-off per la costituzione di una Srl che per i primi 3 anni rimarrebbe universitaria e che poi, se i risultati commerciali lo permetteranno, si renderebbe indipendente”.

Fonte: Italiasalute articolo pubblicato il 21/10/2006



Settembre 1, 2006 Newsletter

La Malattia di Alzheimer (MA) è la principale causa di demenza e di decadimento cognitivo nella popolazione anziana. La malattia si manifesta con la perdita dei neuroni e delle sinapsi (contatti tra le cellule del sistema nervoso) e con la deposizione tra le cellule di sostanza Amiloide e di matasse neurofibrillari ( depositi di sostanze inerti ). Queste alterazioni sono ritenute essenziali per la diagnosi della malattia e hanno effetti tossici sulle cellule neuronali che progressivamente muoiono anche in conseguenza della deposizione cerebrale di queste sostanze. La progressiva perdita di contatti tra le cellule neuronali, ha col tempo come conseguenza la comparsa di alterazioni della memoria delle capacità cognitive e del comportamento. Vi sono anche altri meccanismi che inducono la morte neuronale, quali ad esempio la produzione di sostanze con attività pro-infiammatoria protratta nel tempo.

Studi epidemiologici hanno dimostrato che l’utilizzo abituale di farmaci anti-infiammatori non steroidei ( come l’aspirina o simili ) è associato ad una diminuzione dell’incidenza di malattia di Alzheimer; suggerendo un possibile ruolo dell’infiammazione nella degenerazione cerebrale.

Le citochine sono molecole rilasciate dalle cellule del sistema immunitario ( anticorpi ) ed hanno svariati ruoli, molte di queste molecole regolano le risposte infiammatorie.
Quindi le sostanze ad attività pro-infiammatoria sono importanti nell’induzione di parte della neurodegenerazione associata al decadimento cognitivo, ai deficit della memoria e all’insorgenza della demenza. Un’approccio originale consiste nell’individuare i portatori di un rischio aumentato di sviluppare risposte pro-infiammatorie cerebrali e iniziare in questi soggetti sani una terapia precoce.

Polimorfismi allelici ( attraverso test genetici ) di molecole che regolano l’infiammazione possono identificare soggetti con un elevato rischio di sviluppare il decadimento cognitivo e/o la demenza.
La manifestazione della demenza è probabilmente il punto di arrivo di una lunga serie di eventi i quali, dopo svariati anni di processi neurodegenerativi silenti, si rendono visibili con i sintomi clinici della malattia, quali perdita della memoria, disorientamento e alterazione della personalità.
È importante notare che il cervello anziano è in grado di compensare, per un lungo periodo (probabilmente anche per diversi anni), le alterazioni che si accumulano dentro e fra le cellule nervose. Ciò e possibile fino ad un punto in cui la soglia di compensazione del cervello è saturata dai processi neurodegenerativi e si ha la comparsa della sintomatologia cognitiva.
I polimorfismi ( diversi modi di manifestazioni dei geni ) a singolo nucleotide (SNPs) di certi geni infiammatori sono già stati associati al rischio di sviluppare la malattia di halzaimer. Altri studi hanno suggerito che la combinazione di differenti polimorfismi sui geni di varie molecole infiammatorie (IL-1, ACT, IL-10) e molecole coinvolte nel metabolismo cerebrale (HMGCR, VEGF) mostra un effetto additivo sul rischio di MA. È perciò possibile, combinando differenti SNP (già dimostrato in diversi studi caso/controllo associati al rischio di MA), creare un profilo genetico complesso ma indicativo di rischio individuale che ci può dare un’idea abbastanza precisa della probabilità di sviluppare decadimento cognitivo e più avanti nel tempo la MA.

In che cosa consiste il test per il profilo genetico?
Grazie ad un piccolo prelievo indolore delle cellule di sfaldamento del cavo orale tramite una semplice spatola si può isolare il DNA cellulare e genotipizzare il soggetto in esame per i geni che compongono il profilo di rischio pro-infiammatorio. Ad ogni soggetto è quindi possibile assegnare un punteggio che quantifica il rischio individuale intrinseco di sviluppare con l’avanzare dell’età il decadimento cognitivo. Ai soggetti con un profilo di rischio medio o alto si dovrà poi proporre un percorso di approfondimento diagnostico di visite specialistiche, esami radiologici e di test neurocognitivi. L’insieme di questa valutazione darà indicazione se e quando iniziare terapie precoci personalizzate volte a minimizzare la presenza di un rischio genetico elevato.
Il profilo per il decadimento cognitivo e la demenza si basa sulla genotipizzazione di SNP su i seguenti geni: IL-1, ACT, IL-10, VEGF, APOE e HMGCR e l’elaborazione statistica del profilo individuale secondo un algoritmo appositamente sviluppato per la popolazione italiana.

Profilo genetico pro infiammatorio per la determinazione del rischio individuale di sviluppare l’infarto del miocardio (IM).
Le malattie cardiovascolari sono la maggiore causa di morbilità nelle società industrializzate.
Le conoscenza sui meccanismi patogenetici di queste malattie sono ancora incomplete, poichè la metà dei pazienti affetti non mostra i fattori di rischio già noti quali livello ematico di colesterolo, lipoproteine, presenza di ipertensione, ecc.
È noto che l’infiammazione gioca un importante ruolo nello sviluppo delle malattie cardiovascolari visto che placche e lesioni aterosclerotiche sono associate ad un infiltrato di cellule immunitarie attivate e ad elevati livelli plasmatici di molecole infiammatorie.
Sono stati fatti numerosi studi per individuare fattori di rischio genetici che possono predisporre per l’insorgenza di malattie cardiovascolari.
A questo proposito la nostra attenzione si è focalizzata sull’infarto del miocardio e abbiamo valutato se la presenza di determinati polimorfismi presenti nei geni che codificano per molecole infiammatorie coinvolte quali e su geni coinvolti nel metabolismo (fattore angiogenetico principale) che sono risultati associati ad un aumentato rischio di sviluppare l’Infarto al miocardio.
I nostri studi caso controllo hanno dimostrato che la presenza di determinati polimorfismi aumentava il rischio di sviluppare la malattia pertanto è stato possibile sviluppare anche in questo caso un test genetico che prevede la genotipizzazione dei soggetti per i geni sopra menzionati.
Grazie ad un piccolo prelievo indolore delle cellule di sfaldamento del cavo orale tramite una semplice spatola si può isolare il DNA cellulare e genotipizzare il soggetto in esame per i geni che compongono il profilo di rischio pro-infiammatorio associato al IM. Ad ogni soggetto è quindi possibile assegnare un punteggio che quantifica il rischio individuale intrinseco di sviluppare con l’avanzare dell’età L’IM. Ai soggetti con un profilo di rischio medio o alto si dovrà poi proporre un percorso di approfondimento diagnostico di visite specialistiche, esami cardiovascolari ed ematici. L’insieme di questa valutazione darà indicazione se e quando iniziare terapie precoci personalizzate volte a rendere minimo la presenza di un rischio genetico elevato.

In che cosa consiste il test per il profilo genetico pro-infiammatorio per l’infarto del miocardio?
Grazie ad un piccolo prelievo indolore delle cellule di sfaldamento del cavo orale tramite una semplice spatola si può isolare il DNA cellulare e genotipizzare il soggetto in esame per i geni che compongono il profilo di rischio pro-infiammatorio. Ad ogni soggetto è quindi possibile assegnare un punteggio che quantifica il rischio individuale intrinseco di sviluppare con l’avanzare dell’età l’infarto del miocardio. Ai soggetti con un profilo di rischio medio o alto si dovrà poi proporre un percorso di approfondimento diagnostico di visite specialistiche, esami radiologici e cardiologici. L’insieme di questa valutazione darà indicazione se e quando iniziare terapie precoci personalizzate volte a minimizzare la presenza di un rischio genetico elevato.
Il profilo di rischio individuale per l’infarto del miocardio si basa sulla della genotipizzazione del soggetto per SNP su i seguenti geni: IL-6, IL-1, ACT, IL-10, TNF-α, INF-γ VEGF, APOE e HMGCR e l’elaborazione statistica dei risultati secondo un algoritmo specifico per la popolazione italiana.

Entrambi i profili di rischio sono stati individuati dall’equipe del Prof. Federico Licastro, responsabile del Laboratorio di Immunologia e Immunogenetica del Dipartimento di Patologia Sperimentale, della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Bologna.
Oggi grazie a una collaborazione fra Il Prof. Licastro, la Neogene di Bologna e IMGEP eIMB di Milano è possibile offrire un servizio moderno e esclusivo per la determinazione dei profili di rischio individuali per le due malattie ed un approccio integrato di valutazione genetica e clinica per il trattamento personalizzato alla prevenzione di queste malattie.

Letteratura scientifica: fattori di rischio genetico associati al decadimento cognitivo età associato e malattia di Alzheimer.

Lio D, Annoni G, Licastro F, Crivello A, Forte GI, Scola L, Colonna-Romano G, Candore G, Arosio B, Galimberti L, Vergani C, Caruso C. Tumor necrosis factor-alpha -308A/G polymorphism is associated with age at onset of Alzheimer’s disease. Mech Ageing Dev. 2006 Jun;127(6):567-71. Epub 2006 Mar 3

Ravaglia G, Paola F, Maioli F, Martelli M, Montesi F, Bastagli L, Bianchin M, Chiappelli M, Tumini E, Bolondi L, Licastro F. Interleukin-1beta and interleukin-6 gene polymorphisms as risk factors for AD: a prospective study.
Exp Gerontol. 2006 Jan;41(1):85-92. Epub 2005 Nov 16.

Licastro F, Chiappelli M, Grimaldi LM, Morgan K, Kalsheker N, Calabrese E, Ritchie A, Porcellini E, Salani G, Franceschi M, Canal N. A new promoter polymorphism in the alpha-1-antichymotrypsin gene is a disease modifier of Alzheimer’s disease.
Neurobiol Aging. 2005 Apr;26(4):449-53.

Sciacca FL, Ferri C, Licastro F, Veglia F, Biunno I, Gavazzi A, Calabrese E, Martinelli Boneschi F, Sorbi S, Mariani C, Franceschi M, Grimaldi LM. Interleukin-1B polymorphism is associated with age at onset of Alzheimer’s disease.
Neurobiol Aging. 2003 Nov;24(7):927-31.

Licastro F, Chiappelli M. Brain immune responses cognitive decline and dementia: relationship with phenotype expression and genetic background.
Mech Ageing Dev. 2003 Apr;124(4):539-48. Review.

Lio D, Licastro F, Scola L, Chiappelli M, Grimaldi LM, Crivello A, Colonna-Romano G, Candore G, Franceschi C, Caruso C. Interleukin-10 promoter polymorphism in sporadic Alzheimer’s disease.
Genes Immun. 2003 Apr;4(3):234-8.

Licastro F, Pedrini S, Ferri C, Casadei V, Govoni M, Pession A, Sciacca FL, Veglia F, Annoni G, Bonafe M, Olivieri F, Franceschi C, Grimaldi LM. Gene polymorphism affecting alpha1-antichymotrypsin and interleukin-1 plasma levels increases Alzheimer’s disease risk.
Ann Neurol. 2000 Sep;48(3):388-91.

Grimaldi LM, Casadei VM, Ferri C, Veglia F, Licastro F, Annoni G, Biunno I, De Bellis G, Sorbi S, Mariani C, Canal N, Griffin WS, Franceschi M. Association of early-onset Alzheimer’s disease with an interleukin-1alpha gene polymorphism.
Ann Neurol. 2000 Mar;47(3):361-5.

Licastro F, Pedrini S, Govoni M, Pession A, Ferri C, Annoni G, Casadei V, Veglia F, Bertolini S, Grimaldi LM. Apolipoprotein E and alpha-1-antichymotrypsin allele polymorphism in sporadic and familial Alzheimer’s disease.
Neurosci Lett. 1999 Aug 6;270(3):129-32.

Letteratura scientifica: fattori di rischio genetico associati all’ infarto del miocardio.

Chiappelli M, Tampieri C, Tumini E, Porcellini E, Caldarera CM, Nanni S, Branzi A, Lio D, Caruso M, Hoffmann E, Caruso C, Licastro F. Interleukin-6 gene polymorphism is an age-dependent risk factor for myocardial infarction in men.
Int J Immunogenet. 2005 Dec;32(6):349-53.

Lio D, Candore G, Crivello A, Scola L, Colonna-Romano G, Cavallone L, Hoffmann E, Caruso M, Licastro F, Caldarera CM, Branzi A, Franceschi C, Caruso C. Opposite effects of interleukin 10 common gene polymorphisms in cardiovascular diseases and in successful ageing: genetic background of male centenarians is protective against coronary heart disease.
J Med Genet. 2004 Oct;41(10):790-4. No abstract available.

Licastro F, Chiappelli M, Caldarera CM, Tampieri C, Nanni S, Gallina M, Branzi A. The concomitant presence of polymorphic alleles of interleukin-1beta, interleukin-6 and apolipoprotein E is associated with an increased risk of myocardial infarction in elderly men. Results from a pilot study.
Mech Ageing Dev. 2004 Aug;125(8):575-9.



Maggio 1, 2006 Newsletter

Il colorito della pelle è una caratteristica che distingue nettamente la faccia di chi vive in città da quella di ha la possibilità di fare una vita sana lontano dalle metropoli, respirando un’aria migliore.Si perché il “viso metropolitano” è un marchio che scompare con difficoltà anche dopo giorni interi di vacanza al sole o di escursioni in montagna: sembra quasi che l’abbronzatura vada solo a sovrapporsi al colorito giallo-grigiastro, alle rughe e all’espressione affaticata che ci contraddistingue.

Roberto Canu Solinas, medico Estetico ed esperto di terapie naturali, parte da un presupposto: la città invecchia l’organismo e questo fenomeno invecchia il viso.
Fra i principali avversari del nostro benessere ci sono i Radicali Liberi, generati normalmente dal nostro organismo e che in determinate condizioni come smog, fumo di sigaretta, stress, alimentazione scorretta, si accumulano e influenzano in maniera ormai scientificamente accertata, la qualità e la salute sia della cute del viso, che la qualità degli organi interni, meno visibili ma non per questo meno importanti. Dice Canu “diventa quindi indispensabile disintossicare l’organismo con una terapia naturale ispirata ai criteri della Medicina Biologica e Anti Age.

Per identificare il tipo di trattamento più adatto e personalizzato, dice Giuseppe di Fede, Direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica di Milano, ci si avvale di un test specifico e innovativo, eseguito su un normale campione di sangue venoso, tramite il quale si identificano la quantità di Radicali Liberi, il danno biologico potenziale e la capacità antiossidante dell’organismo. Identificato il o i fattori alterati, si mettono in atto una serie di terapie mirate e personalizzate, idonee a ricostituire una corretta capacità dell’organismo ad eliminare i Radicali Liberi prodotti in eccesso.
Le terapie, dice di Fede sono a base di principi attivi specifici di alta qualità e di origine puramente naturale, capaci di riportare l’organismo in condizioni biologiche più giovani, rispetto a soggetti che hanno perso la capacità disintossicante e molto speso senza che se ne accorga. Ed ecco che quando l’organismo si è liberato dalle tossine in eccesso, si può iniziare la cura capace di ridare al viso la sua funzione di specchio di un organismo sano.

Il trattamento finale si chiama Energo-lifting ed è un insieme di omeopatia e agopuntura. Il presupposto fondamentale è quello di ridare all’organismo le basi per poter riacquistare una pelle idratata, lucente ed elastica. La qualità delle cellule che costituiscono il collagene, i fibroblasti, e alcune sostanze come l’elastina, è data dalla presenza di sostanze chiamate antiossidanti, tra queste ricordiamo la vitamina C, l’Omega 3, derivati dai Bioflavonoidi e altre ancora, che sicuramente giocano un ruolo determinante per la buon riuscita di un trattamento di Energo-lifting.
È noto a tutti che il collagene invecchia e diventa sempre più rigido con l’avanzare dell’età, tale fenomeno è possibile rallentarlo e mantenere uno stato di buna idratazione ed elasticità cutanea, sottoponendosi a trattamenti di Energo-lifting, che non intende spianare le rughe del volto con riempitivi, ma bensì di assecondare e stimolare la produzione di sostanze, di cui lo stesso organismo dispone e della quale, per diverse cause, ha perso la capacità di farlo.
Praticamente si iniettano dei preparati naturali biologici in determinate zone del viso che corrispondono ai punti di Agopuntura, la seduta è settimanale per un massimo di 10 sedute circa. Lo scopo è quello di ridare un’epidermide più trasparente e naturale, agendo non solo a livello “superficiale” ma anche dal di dentro con terapie biologiche Anti Age personalizzate.

dott. Giuseppe Di Fede e Roberto Canu Solinas



Marzo 1, 2006 Newsletter

“Facciamo lavorare i nostri geni.. per noi” Il Genoma umano è rappresentato da numerose molecole.Esse sono dei “pezzettini” di DNA presenti in ogni singola cellula, dalle cellule della cute alle cellule dei capelli, della saliva, del sangue e di tutti gli organi.Il DNA è strutturato in singoli Geni, essi lavorano trasformando l’informazione che contengono, in singoli aminoacidi e poi in proteine, indispensabili al mantenimento e svolgimento della vita.

I nostri Geni sono i garanti del buon funzionamento metabolico e lo sono anche del nostro adattamento all’ambiente, che come sappiamo dalla nuova tecnologia e ricerca in campo molecolare, influenza l’attività dei Geni stessi.
Infatti tutti noi siamo il risultato dell’interazione fra i Geni e l’ambiente, inteso come tutto ciò che ci circonda, luogo e stile di vita, abitudini, alimentazione, etc.
Nessun individuo è uguale ad un altro. La diversità si attua attraverso un meccanismo genetico detto “Polimorfismo” il quale rappresenta praticamente la capacità che ha ogni gene di esprimersi in maniera diversa per ogni individuo.
In alcuni individui l’attività di tali geni e di conseguenza delle proteine prodotte è normale, in altri con particolari polimorfismi può condizionare modifiche del metabolismo e di conseguenza si possono avere delle condizioni fisiologiche o perifisiologiche sino allo sviluppo di una malattia conclamata.

Il fenomeno del Polimorfismo genetico influenza la suscettibilità a Malattie Multifattoriali, es. malattie Cardiovascolari, Aterosclerosi, Diabete, Artrosi, etc, che sono determinate da un concorso causa genetico-ambiente.
Il test Genetico di Medicina Preventiva Personalizzato si compone di una serie di 22 analisi genetiche che esplorano la suscettibilità a patologie multifattoriali che riguardano:

a) Stress Ossidativo, analisi che riguarda la capacità di eliminare i radicali liberi, molecole altamente reattive e tossiche per l’organismo che possono indurre invecchiamento,dolore cronico, patologie degenerative, e alcuni tipi di tumori.
b) Rischio Cardiovascolare, si tratta di analisi legate alla malattia Arterosclerotica che è una patologia fortemente multifattoriale.
c) Osteoporosi, Diabete, Reattività Immunologia, con questi polimorfismi si indaga la suscettibilità alle malattie citate e il corretto equilibrio del nostro sistema immunitario.
d) Nutrigenomica e Farmacogenomica, sarà possibile indagando una serie di Geni Polimorfici, individuare e calibrare farmaci, alimenti, che possono risultare dannosi al nostro organismo, aiutando ad innescare una particolare patologia; ( il primo farmaco è rappresentato dal cibo che mangiamo).
e) Profilo Costituzionale, e come il gruppo sanguigno ad esempio, può essere fatto una sola volta nella vita.
f) Caratteristiche legate all’interazione Geni ed Ambiente, individuando per ognuno di noi uno o più rischi ambientali specifici, in modo tale che una volta evidenziati si può cambiare lo stile di vita e le abitudini relative, in modo da influenzare positivamente il funzionamento dei nostri Geni e far si che essi lavorino positivamente per il nostro organismo.

La refertazione evidenzierà la serie di Polimorfismi Genetici presenti dell’individuo; e per ogni assetto genomico indagato ( punti a,b,c,etc..) evidenzierà particolari suscettibilità a tali malattie multifattoriali suggerendo controlli e comportamenti di vita e di alimentazione che permettono di modificare il rischio individuato. Il test individuerà inoltre indicazioni di farmacogenomica per orientare la scelta di farmaci con maggiore attività terapeutica e minori effetti collaterali, fornendo inoltre una dieta di Nutrigenomica, selezionando i cibi più idonei per il proprio polimorfismo facendo “lavorare” al meglio i nostri Geni e di conseguenza il nostro organismo, prevenendo già a tavola i rischi di patologie multifattoriali. Come ultima analisi, si evidenzieranno i possibili interventi con Integratori o Vitamine altamente selezionate dall’analisi genetica in modo da assumere “solo” ciò che i nostri geni hanno bisogno per poter svolgere al meglio le proprie funzioni.

Praticamente si sapranno quali “Organi Bersaglio” sono da proteggere e le misure preventive da adottare; ad esempio apparato gastro-intestinale, seno, polmone, ossa, vescica, etc; conclusioni sui processi di detossicazione di fase 1 e fase 2 del nostro metabolismo e le relative misure specifiche di prevenzione. Insomma tutto quello che si può cercare e sapere attraverso questa analisi Genetica Personalizzata, prelevando alcune gocce del proprio sangue dal polpastrello di un dito.



Febbraio 1, 2006 Newsletter

Ogni giorno le nostre cellule svolgono numerosi processi biochimici che permettono di compiere tutte le azioni della vita quotidiana e tutto questo senza accorgercene.
Indubbiamente per ogni cosa positiva esiste un analogo negativo, questa è una costante in natura.

Lo scarto delle reazioni del metabolismo umano è rappresentato dai Radicali Liberi (RL), i quali sono praticamente il prodotto della biotrasformazione metabolica che il nostro organismo pratica attraverso l’elaborazione degli alimenti che quotidianamente mangiamo. Tali molecole RL sono altamente reattive e possono indurre un invecchiamento precoce dei tessuti, dalla pelle agli organi interni, delle vene e arterie, malattie cardiovascolari come ictus e infarto cardiaco, fino a malattie altamente degenerative come alcuni tipi di tumore.

Ecco che la protezione dai RL si rende necessaria alla luce delle nuove scoperte che la ricerca in campo biomedico ha evidenziato.

Normalmente la protezione dall’insulto biologico da parte di queste molecole avviene attraverso l’alimentazione che se equilibrata con giusti quantitativi di sostanze antiossidanti contenute nella frutta e nella verdura, introdotta giornalmente, può portare alla protezione e rallentamento di eventuali sviluppi di malattie degenerative o cardiovascolari.
I contenuti di vitamine e minerali presenti negli alimenti, purtroppo, non è sufficiente a soddisfare le necessità fisiologiche che ogni giorno il nostro organismo richiede per mantenersi in buona salute.
In parte ciò è dovuto alla presenza tutto l’anno di alimenti che normalmente non troviamo in inverno o in estate e dal tipo di conservazione che subiscono prima di arrivare sulle nostre tavole.

Ecco che la nuova formulazione preparata mira a soddisfare le richieste metaboliche di protezione dai RL prodotti in maniera fisiologica, senza superare le quantità di vitamine e minerali richiesti, altrimenti, in alcune situazioni, le vitamine stesse potrebbero diventare pro ossidanti se assunte in grosse quantità. Potrebbero cioè svolgere l’azione opposta.

Le principali indicazioni all’uso di integratori antiossidanti sono: surmenage psico-fisico, cali di concentrazione e di memoria, astenia mattutina, pratica sportiva anche non agonistica, fumo di sigaretta, alimentazione scorretta o non equilibrata, vita sedentaria o eccesso di attività sportiva, cure con farmaci salvavita, malattie degenerative, dall’artrosi alla demenza presenile. Sono tutte condizioni degenerative dove la produzione di radicali liberi è molto alta e automantiene la malattia stessa, aggravandola col passare del tempo. Anche le terapie farmacologiche come la chemioterapia, la radioterapia che sviluppano notevoli concentrazioni di RL.
La posologia è di un flaconcino dopo la prima colazione per 20 giorni al mese da continuare per tutto l’anno salvo diversa indicazione del proprio medico.

 



Dicembre 1, 2005 Newsletter

PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI

Gli omega 3 sono importanti molecole dell’ordine di membrana: possono modificare l’espressione genica, i livelli delle citochine dell’infiammazione, la regolazione della produzione di eicosanoidi, i livelli plasmatici dei trigliceridi, la pressione sanguigna, il flusso ionico nelle cellule miocardiche. Si spiega in questo modo il successo di trials clinici con acido eicosapentaenoico (omega 3) e acido docosaesaenoico (DHA) come prevenzione secondaria di infarto cardiaco, aritmie e patologie del miocardio.
Queste osservazioni mostrano il ruolo importante svolto dall’omega 3 e DHA a livello dell’apparato cardiocircolatorio.
Gli effetti dell’omega 3 in pazienti con patologie cardiovascolari potrebbero essere la linea guida per la valutazione di marcatori biologici (PUFA-based) per le coronaropatie e servire come indice di rischio.

TUMORE COLON-RETTO
Si ipotizza con sempre maggior certezza l’influenza degli omega 3 sulla carcinogenesi a livello colon-rettale attraverso molti meccanismi (inibizione delle COX2, aumento dell’apoptosi, riduzione dell’angiogenesi). Inoltre un basso dosaggio del DHA interagisce sinergicamente con l’acido arachidonico, suggerendo che l’aggiunta di DHA nella dieta possa aiutare ulteriormente la terapia.

TUMORE MAMMARIO
L’aggiunta di DHA aumenta sinergicamente la citotossicità dei taxani diminuisce l’espressione degli oncogeni HER-2/neu (c-reb B-2), modifica la produzione di eparansolfato syndecan1, suggerendo un interazione gene-nutriente di importanza notevole nel processo di carcinogenesi mammaria. Questo suggerisce l’ipotesi che l’omega 3 possa essere utilizzato come modulatore della chemiosensitività delle cellule tumorali.

OBIETTIVO DELLO STUDIO
Si vuole valutare il potenziale valore di rischio di tumore, determinando la concentrazione plasmatica di omega 3 in pazienti sani e con cancro colon-rettale e della mammella, prima e dopo l’aggiunta di omega 3, valutando la possibile correlazione con le condizioni cliniche.051214_pufa1

RISULTATI DELLO STUDIO
Abbiamo analizzato 295 soggetti sani con una dieta normale e 268 dopo una dieta con omega3. Il rapporto AA/EPA era di 15,25 + o – 10,36 e 4,07 + o – 3,44 rispettivamente nel primo e secondo gruppo. Abbiamo anche analizzato 38 pazienti con tumore mammario e 8 pazienti con tumore colon-rettale. Il rapporto AA/EPA era 18,20 + o – 9,36 in pazienti con tumore senza aggiunta di omega 3 e051214_pufa2 4,07 + o – 3,44 in pazienti oncologici post-trattamento con omega 3.
In 150 soggetti il rapporto AA/EPA nel sangue era correlato con quello dei fosfolipidi di membrana degli eritrociti.

CONCLUSIONI
La concentrazione di omega 3 nel sangue è più bassa nei pazienti con tumore mammario e del colon-retto rispetto a soggetti normali.
L’aggiunta di omega 3 ristabilisce i normali valori del rapporto omega 6/ omega 3.
051214_pufa3I risultati preliminari in pazienti con tumore mammario e del colon-retto sembrano indicare che il rapporto AA/EPA potrebbe essere incluso come nuovo marcatore nel follow-up di pazienti sotto chemioterapia tradizionale, in accordo ad altri recenti dati di letteratura.

DIPARTIMENTO DI BIOCHIMICA E FISIOLOGIA UNIVERSITA’ DI MILANO
dr G. Berra, G. Montorfano, A.M. Rizzo



Dicembre 1, 2005 Newsletter

L’Artrosi rappresenta la patologia articolare più diffusa nella popolazione.E’ stato ormai accertato che la causa risiede nell’invecchiamento della cartilagine articolare.Già nella preistoria la malattia era presente, nei resti degli scheletri di uomini dell’età Paleolitica sono stati ritrovati segni di degenerazione articolare a livello delle vertebre della colonna e delle anche. Il 52% della popolazione adulta ne è colpita, raggiungendo l’85% nelle fasce d’età più avanzata.

Le zone più colpite sono rispettivamente: il 64% la colonna vertebrale (cervicale e lombare più frequentemente); a seguire le mani, le ginocchia (gonartrosi) e l’anca (coxartrosi).

Molte persone pur avendo un’artrosi di una delle parti descritte, non lamenta dolore e il riscontro può essere solo occasionale con una radiografia fatta per altri motivi.
Diverse sono le cause che portano alla degenerazione della cartilagine articolare: fattori genetici, di sviluppo, traumatici ( incidenti, sportivi o sport violenti ), metabolici, biomeccanici o posturali come le malposizioni o malformazioni (ad esempio una gamba più lunga e una più corta, se non corretta, porta nel tempo una degenerazione dell’articolazione sbilanciata con conseguente coxartrosi) e cause biochimiche.
Quindi l’invecchiamento delle articolazione è una condizione che può interessare diversi distretti corporei e una grande fetta di popolazione anche senza cause apparentemente facilitanti la malattia.

Per quanto riguarda i fattori biochimici o immunologici, si sono evidenziati diversi fattori immunologici coinvolti nelle cause dell’Artrosi e altri fattori come agenti protettivi del fenomeno degenerativo. Diventa evidente che l’equilibrio dei fattori, sia scatenanti che protettivi gioca un ruolo chiave per la cura o l’evoluzione della malattia.
Il processo di “Invecchiamento” della cartilagine è legato al fatto che alcune proprietà della cartilagine si modificano nel corso dell’esistenza, alcune accompagnando la crescita ed assestandosi intorno ai 30 anni, altre compaiono nel corso della maturità, nell’adulto giovane o nei 60 anni e più.

La terapia dell’Artrosi può essere distinta in

  • trattamenti sintomatici: l’uso di antinfiammatori, analgesici vari, antidolorifici con azione molto importante in alcuni casi anche di tipo sedativo, è efficace nel controllo del dolore ma presenta molti effetti collaterali come gli Anti Cox 2 i quali, anche se con minori effetti gastrici, hanno effetti sul sistema cardiocircolatorio limitandone l’uso ad esempio nei pazienti cardiopatici;

  • trattamenti protettrici della cartilagine: come la riabilitazione e la correzione posturale. Ad es. la tecnica da noi utilizzata si chiama BOWEN la quale ripristina la corretta postura ed elasticità del corpo;

  • trattamenti ad azione antiartrosica ad azione lenta di norma utilizzati presso il nostro istituto a base di condroitina e di solfati che non hanno azione antidolorifica diretta, ma ripristinano il metabolismo della cartilagine a livello dell’articolazione colpita, agendo sulla produzione di acido jaluronico.

  • Esiste la terapia correttiva chirurgica indispensabile nei casi di grave ed irreversibile degenerazione articolare.

Altri strumenti utilizzati sono i TENS, Magnetoterapia, Ionoforesi, Ultrasuoni, Laser terapia, strumenti che provocano variazioni di temperatura. Tra queste metodiche terapeutiche, l’IPERTERMIA o TERMOTERAPIA anti artrosica, si inserisce conquistando un posto d’eccellenza sia per il tipo di trattamento non invasivo e praticamente privo di effetti collaterali, che per i risultati ottenuti sulla rigenerazione della cartilagine articolare.
Precisando il meccanismo d’azione del calore, applicato alle articolazioni degenerate, tende a rigenerare la cartilagine attraverso campi magnetici che raggiungono temperature di 42 – 43°C.

L’azione diretta del calore stimola i processi cellulari deputati alla “riparazione” dell’articolazione stimolando l’attività dei fibroblasti, cellule che controllano la sintesi di cartilagine.
Normalmente si valuta sempre il paziente da sottoporre al trattamento, escludendo i portatori di protesi o pace-makers, le sedute si svolgono con frequenza settimanale o quindicinale e per un massimo di 8 – 10 sedute in funzione della gravità dell’artrosi.

Nei casi non trattabili, applichiamo i trattamenti sopra descritti, personalizzando il tipo di terapia sempre sulla rispetto della persona in modo completo e non invasivo.



Novembre 1, 2005 Newsletter

La Tecnica di Bowen è un trattamento che con delicate movenze delle dita aiuta l’organismo a mantenere e, quando necessario, a ri-trovare l’equilibrio che è la base della buona salute.
E’ una tecnica olistica che considera l’individuo nella sua totalità, inserito ed in rapporto con l’ambiente in cui vive.
In tale visione il sintomo è manifestazione e segnale di un dis-equilibrio dell’intero sistema “individuo” e l’atto terapeutico è volto a “curarlo” aiutandolo a ritrovare equilibrio e armonia.

La non invasività e la delicatezza di questa tecnica fanno sì che sia particolarmente adatta ad accompagnare i bambini nella crescita, venendo loro in aiuto quando ci sono segnali di disarmonia nel loro sviluppo e come integrazione alle altre terapie (ortopediche, fisioterapiche, farmacologiche, omeopatiche – psicologiche, etc.)

E’ quindi un valido strumento nel trattamento dei disturbi e delle patologie neonatali ed infantili quali ad esempio:

  • le paralisi ostetriche “fruste”

  • il torcicollo congenito

  • il piede torto congenito

  • le difficoltà nello sviluppo neuromotorio

  • i disequilibri muscolari

  • le coliche neonatali

  • il vomito a getto

  • l'”acetone”

la presenza di un “rallentato riflesso pupillare” (entro i 3 mesi) o di “sclera blu” (dopo i 3 mesi di età)

  • lo strabismo

  • i disturbi legati alla dentizione

  • le deformità e le anomalie del palato

  • le otiti

  • le sinusiti

  • i problemi respiratori (raffreddori, bronchiti, asma)

  • gli eczemi e le allergie

  • il testicolo non sceso

  • l’enuresi notturna

La Tecnica di Bowen agisce quindi su tutti i sistemi del corpo:

  • nervoso

  • muscolo-scheletrico

  • endocrino

  • urinario

  • cardiocircolatorio

  • respiratorio

  • digestivo

  • escretore

  • sugli organi di senso

  • immunitario.

Agendo sulle capacità di autoguarigione dell’organismo la Tecnica di Bowen è particolarmente efficace sui bambini perché in loro essa è maggiore: tanto più sono piccoli, tanto maggiore è la loro energia e potenzialità alla vita.
Essi sono terreno fertile e poco contaminato non avendo ancora accumulato tossicità dall’alimentazione e dall’ambiente (se non per la parte acquisita ereditariamente).
i bambini hanno più facilità a ritrovare armonia rispetto agli adulti e da qui il successo della Tecnica di Bowen con loro: talvolta bastano una o due sedute per risolvere il problema.

Questa tecnica è un efficace supporto anche per le future mamme sia durante la gravidanza ed in preparazione al parto che nel post-partum e durante l’allattamento perché le sostiene e aiuta in questo speciale periodo di trasformazione ed evoluzione della loro vita.



Settembre 1, 2005 Newsletter

Il ritorno dalle vacanze estive, coincide con l’inizio delle attività lavorative per gli adulti e, per i più piccoli, con l’inizio della scuola e delle attività scolastiche.
Spesso risulta difficile abbandonare dei ritmi acquisiti durante il periodo di pausa estiva o le abitudini quotidiane mantenute per un lungo periodo, fin tanto da dimenticare i ritmi delle nostre giornate lavorative.

Prima di tutto per riprendere al meglio le nostre attività, bisogna prestare attenzione allo start del mattino, rappresentato dalla colazione; al risveglio fa molto bene bere un bicchiere d’acqua, al fine di allontanare i metabolici (scorie) prodotti dal nostro fisico durante la notte.
Il pasto della colazione dovrebbe essere a base di un frutto di stagione a scelta e uno yogurt; marmellate e cereali o fette biscottate a scelta, una spremuta o un succo. Questi alimenti rappresentano una fonte di vitamine e di minerali necessari al nostro organismo, il quale estrae da esse l’energia necessaria. Si rende talvolta necessario consumare a metà mattina e  pomeriggio uno spuntino che può essere rappresentato da pane e cioccolato, un frutto o uno yogurt.

Con l’inizio dell’autunno, si presentano i problemi legati alla stagione ed ecco che fanno capolino i virus influenzali, batteri capaci di colonizzare le alte vie respiratorie creando problemi di tipo bronchitico o influenzale se non nei casi più seri anche sinusiti frontali o mascellari.
Alcuni prodotti naturali e rimedi farmacologici, capaci di aumentare in modo aspecifico, cioè in maniera generale, le difese anticorpali contro virus e batteri, usati già da molto tempo e che sono entrate nelle abitudini quotidiane come la pappa reale o i propoli sono indubbiamente efficaci. Attenti però alle possibili reazioni allergiche per chi è sensibile o è allergico al polline.

L’Eleuterococco in gocce è un ottimo ricostituente e stimolante immunitario, assunto in ragione di 30 gocce mattina e sera per lunghi periodi con pause di 15 giorni; l’Alfa-Alfa o erba medica in soluzione alcolica o come sciroppo si presta bene come ricostituente nei periodi di convalescenza dopo una brutta influenza.
Ad esempio: 30 gocce mattina e sera o un cucchiaio di sciroppo al giorno anche per lunghi periodi, sempre con la pausa di 15 giorni.
Complessi vitaminici del gruppo B vanno usati con cautela e per brevi periodi in quanto possono creare accumulo o dare fenomeni di intolleranza con sintomi gastrointestinali anche importanti. Si possono assumere degli estratti vitaminici naturali in forma fluida al mattino dopo colazione a dosaggi fisiologici cioè non a dosi elevate ma come la natura ce le mette a disposizione.
In questa formulazione (polvere e liquido), bevuti per periodi di 20 giorni al mese e integrando sempre con un’alimentazione completa tipica mediterranea, vengono assorbiti in maniera completa dall’organismo.

Alcuni farmaci omeopatici derivati dal lisati batterici o virali possono essere utilizzati sotto forma di gocce.
Un prodotto utilizzato è l’INFLU, un preparato estratto da frammenti di virus e batteri che creano infezioni delle alte vie aeree, su base di sciroppo di glucosio adatto anche per persone intolleranti allo zucchero o diabetiche; per i bambini da 1 a 4 anni 3 gocce da mettere sulla lingua al lunedì e al giovedì al mattino al risveglio, dai 5 e 10 anni 6 gocce; dai 11 anni in su 8 gocce. Il periodo di assunzione va da metà settembre circa fino alla fine di Aprile.

 



Giugno 1, 2005 RASSEGNA STAMPA

L’età anagrafica non sempre corrisponde all’età biologica.

Per età biologica si intende lo stato di “salute” delle cellule che compongono gli organismi biologici.
Spesso lo scarto di età è notevole, in quanto a determinarla sono diversi fattori di tipo biochimico e metabolico e non solo di tipo generico. Sono ormai trenta anni che si parla di medicina anti aging negli Stati Uniti, dove è stato persino fondato il NIA ( National Institute of Aging ) un istituto governativo che svolge attività di ricerca a livello mondiale sull’invecchiamento.

Oggi è possibile intervenire sui fattori metabolici e biochimici che determinano l’invecchiamento cellulare e di conseguenza fisico, con risultati apprezzabili soprattutto per il benessere psicofisico. L’analisi di alcuni parametri di laboratorio, mediante un semplice prelievo del sangue, permette di conoscere la funzione del nostro corpo e quindi delle nostre cellule mettendo in luce eventuali carenze o difetti di funzione, come ad esempio l’indice dello stress ossidativo, la stanchezza cronica, l’aumento del peso, la comparsa di rughe precoci, la caduta dei capelli, la riduzione della vista, la produzione di cellulite dopo una certa età, il calo di memoria.
Insomma il cambiamento di alcuni parametri vitali senza una spiegazione precisa, il valore di alcuni elementi del sangue, ormonali, immunologici, possono indicarci se siamo sottoposti all’azione ossidante ( distruzione delle membrane cellulari ) e cosa fare per difenderci dai radicali liberi.

Questo esclusivo sistema di analisi è basato su una serie di valori che possiamo denominare Bio Check Anti Aging che studiati assieme ai normali parametri di laboratorio, permettono di definire l’indice biologico, ovvero la nostra vera età.
Il protocollo terapeutico appropriato, ci consentirà di riprogrammare l’orologio della nostra età, ritardando l’invecchiamento cellulare e di vivere meglio gli anni della nostra vita in piena efficienza fisica e psichica. Uno dei pilastri della terapia, oltre all’uso di fitoestratti ad azione antiossidante e di integratori nutrizionali appositamente selezionati, è lo studio dei cibi che influenzano negativamente sul nostro stato di salute e dei cibi che invece hanno un alto potere antiossidante e che quindi vanno introdotti con maggiore frequenza.

 


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