Articoli

Tutto sul nostro settore


Luglio 30, 2012 Newsletter

La pitiriasi alba è una comune malattia della pelle, che interessa soprattutto i bambini di età compresa tra i 3 e i 16 anni, con maggiore incidenza nei maschi. Benché sia più evidente negli individui di carnagione scura, colpisce maggiormente gli individui di carnagione chiara.

A oggi, non si conosce la causa della pitiriasi alba. Tali lesioni possono tuttavia presentarsi nel contesto di una dermatite atopica, o di una psoriasi, e tale associazione suggerisce una causa infiammatoria come terreno patogenetico. A sostegno di questa ipotesi vi è, inoltre, il quadro istologico che mostra una diminuzione dei melanociti (le cellule che producono melanina) e dei melanosomi, infiltrazione di cellule infiammatorie linfocitarie a livello del derma e paracheratosi, caratteristica di diversi quadri infiammatori cutanei.

La pitiriasi alba appare come una macchia chiara, bianca, di forma circolare od ovalare, non dolente e non pruriginosa, singola o comunque in numero limitato. A differenza dalla vitiligine, le chiazze non sono mai completamente bianche; la superficie centrale è finemente desquamante, e i margini sfumati.

Le zone di presentazione possono essere ovunque, (soprattutto sulla superficie estensoria delle articolazioni), frequentemente si localizzano a livello della fronte, dell’angolo labbiale, delle guance e degli zigomi. Per il contrasto con la cute circostante, le macchie sono più visibili in estate o comunque sulla cute abbronzata. La diagnosi differenziale si pone con: vitiligine, pitiriasi vescicolare e ipocromie post traumatiche, esiti di precedenti micosi o leucoplachie.

La terapia medica non esiste, essendo un’affezione cutanea autolimitante. A volte blande crema base di cortisone sono utilizzate per brevi periodi per limitare l’estensione della macchia chiara.

La probabile associazione tra pitiriasi alba e intolleranze alimentari, in grado di scatenare una risposta immunoflogistica aspecifica, può essere presa in considerazione se esiste un “terreno” di: predisposizione individuale alle allergie alimentari, pregressa atopia, comparsa di lesioni psoriasiche cutanee.

Una certa attività anticorpale diretta verso i melanociti, creata da infiammazione cronica silente dei linfociti, si può gestire con il controllo degli alimenti riscontrati positivi al test d’intolleranza alimentare ALCAT. Il test verifica il grado di reattività dei granulociti neutrofili verso gli antigeni alimentari, capaci di innescare il processo di immunoflogosi in presenza di reazioni da intolleranza alimentare eccessiva.



Luglio 30, 2012 Newsletter

Nei paesi industrializzati, il numero di persone che manifestano fenomeni allergici è in costante aumento: tra il 5 e il 25% degli adulti riferisce di avere avuto una reazione allergica dopo assunzione di alimenti, mentre nei bambini (durante i primi 3 anni di vita) la percentuale varia tra il 6 e il 10%.

Oltre alle classiche e note allergie, un fenomeno emergente è l’allergia a sostanze alimentari “nascoste” negli alimenti. Classico esempio sono gli utensili per la preparazione degli alimenti, che possono contaminare la lavorazione di sostanze alimentari determinando reazioni allergiche da allergeni nascosti.

Molti cibi contengono alimenti “nascosti” aggiunti nella lavorazione industriale alimentare che, seppur potenzialmente allergizzanti o almeno sensibilizzanti, non sono segnalati nelle etichette.

L’uovo, ad esempio, è spesso aggiunto come emulsionante, e come tale (emulsionante e non uovo) aggiunto nell’elenco degli ingredienti. In maniera analoga anche la soia può essere presente nell’alimento senza essere segnalata come tale, ma come emulsionante.

La stessa cosa vale per le spezie e gli aromi naturali, che possono scatenare reazioni allergiche improvvise.

Alcune persone sottoposte a test d’intolleranza, sono, infatti, positive a un dato alimento, pur non avendolo mai assaggiato. Si presume pertanto che l’alimento intollerato sia presente, come emulsionante, in cibi che normalmente non lo contengono. La globalizzazione dei mercati alimentari sta, infatti, facilitando la diffusione di questi “nuovi” allergeni, non presenti in passato nelle nostre abitudini alimentari.

Di pari passo con le allergie, anche le cosiddette “intolleranze” alimentari sono un fenomeno crescente che, dato il numero di pazienti con manifestazioni allergiche, ma con esami allergologici specifici negativi, è da tenere in debita considerazione.

Le manifestazioni cliniche d’intolleranza e allergia sono identiche, ma esiste una differenza sostanziale: la reazione allergica è immediata, quella allergica su base intollerante avviene, invece, dopo ore o nell’arco di due giorni dall’ingestione dell’alimento incriminato.

Si parla in questo caso di reazioni allergiche ritardate, in cui difficilmente l’alimento o gli alimenti “reattivi” possono essere identificati precisamente. Proprio per questo, diversamente dalle allergie, che sono facilmente rilevabili, le intolleranze hanno un approccio diagnostico e clinico di difficile standardizzazione.

Per rispondere alle esigenze del mondo medico, è stato introdotto ALCAT Test, un nuovo metodo di diagnosi grazie al quale è possibile ridurre lo stato infiammatorio e di conseguenza la suscettibilità a sviluppare intolleranze e allergie alimentari.

Il test, riconosciuto dall’U.S. Food and Drug Administration (FDA) e utilizzato dalla Fondazione IRCCS Policlinico “San Matteo” di Pavia, Laboratorio di Immuno – Allergologia, valuta la reazione infiammatoria dei Granulociti Neutrofili in grado di rilasciare fattori istamino simili e citochine pro infiammatorie che possono innescare la reazione allergica.

ALCAT ha messo in evidenza reazioni d’intolleranza verso sostanze alimentari e alimenti, che determinano reazioni allergiche da “accumulo” dell’allergene. Le sostanze, che fungono da allergeni nascosti, più frequentemente positive al test sono:

UOVA
Le proteine dell’uovo sono gli allergeni più spesso coinvolti nelle reazioni allergiche alimentari, circa il 20% di tutte le reazioni. Si trovano nei dolci, gelati, caramelle, e molte volte non è segnalato. Anche l’albume è utilizzato come eccipiente o emulsionante senza essere segnalato. Il grana padano contiene tracce di uova, così come alcuni farmaci.

LATTE
Le proteine del latte possono essere allergeni nascosti. Si trovano nella margarina, nei prodotti a base di soia, negli alimenti prodotti in stabilimenti industriali come contaminanti dei prodotti caseari, nei salumi e negli insaccati, o come emulsionante non specificato, ad esempio, negli hot dog.

SOIA
È una proteina vegetale diffusa sotto forma di semi, germogli, pasta, olio, farina, utilizzata come additivo alimentare in molte preparazioni gastronomiche. La diffusione dei ristoranti asiatici, ha infatti favorito la crescente diffusione di alimenti a base di soia, esponendo i pazienti “sensibili” a frequenti e accidentali ingestioni dell’alimento. La farina di soia è spesso presente in salsicce, hamburger, e prodotti a base di carne.

ARACHIDI
L’allergia alle arachidi è un problema molto diffuso negli Stati Uniti, dove il consumo è notoriamente elevato. In Europa è meno rilevante, ma non da sottovalutare. Si tratta, infatti, di un allergene nascosto in diversi alimenti.
Anche la frutta a guscio (noci, mandorle, nocciole) contenuta in alcuni gelati, snack-food, dolci, glassa alla mandorla, determina di frequente importanti reazioni allergiche.

GRANO SARACENO
Pur appartenendo alla famiglia delle Polygonaceae, e non essendo quindi formalmente un cereale, viene comunemente definito tale per via delle caratteristiche nutrizionali. Limitato nelle aree dell’Italia settentrionale (pizzoccheri valtellinesi), negli ultimi anni, il suo consumo in ambito alimentare si è diffuso in tutta la penisola. È, infatti, privo di glutine, e quindi è utilizzato nella preparazione delle farine e della pasta per le persone celiache.

NICHEL
Tra gli allergeni nascosti, il Nichel è tra i più presenti e insidiosi. Con l’ingresso dell’Euro come moneta unica, le monetine sono diventate di comune utilizzo. Il metallo che le compone è ricco di nichel, e determina nelle persone sensibili a questo elemento l’aggravamento di eventuali dermatiti o sensibilità al nichel alimentare.



Luglio 30, 2012 Newsletter

Sono numerosi gli “esperti” e in particolare gli allergologi che negano l’attendibilità di tutti i test per le intolleranze alimentari. In particolare, leggendo ll’articolo comparso nei giorni scorsi su “Salute Repubblica” on-line, nella rubrica “L’Allergologo Risponde”, Sulle intolleranze alimentari i test sono inattendibili e inutili, desidero esprimere alcune considerazioni, che riguardano soprattutto il test Alcat.

La diagnostica di laboratorio sulla ricerca delle intolleranze alimentari è un argomento da sempre molto dibattuto. Una volta esclusi tutti i meccanismi immunologici che causano allergie IgE mediate, deficit enzimatici (lattasi) e celiachia, rimane un vuoto per la diagnostica clinica e di laboratorio su tutte le forme clinicamente evidenti ma prive di riscontro da parte del laboratorio.

Eppure, non sempre si tratta di un disturbo legato alla somatizzazione d’ansia, allo stress, o altro di psicosomatico, anche se di solito sono queste le uniche risposte fornite dai medici a tutti quei pazienti che manifestano reazioni e problemi legati alla ripetuta assunzione di cibo.

Negli ultimi anni, numerosi lavori scientifici condotti dall’Ospedale S. Matteo di Pavia, Laboratorio di Immuno-Allergologia, pubblicati sulla rivista ufficiale dell’European Academy of Allergology and Clinical Immunology, riportano i notevoli risultati ottenuti dopo il test d’intolleranza alimentare ALCAT nella terapia di numerose patologie della pelle (dermatiti, eczemi, orticaria) non IgE mediate e disturbi gastro intestinali. Altri studi, con protocolli di valutazione su altre patologie legate alle sensibilità alimentari, sono ancora in corso.

Il sistema di analisi ALCAT, valuta la reazione del sistema immunitario innato, attivo nelle reazioni di difesa contro antigeni di origine batterica, virale, micotica, frammenti proteici alimentari. Si suppone che la via di attivazione avvenga attraverso i Toll Like Receptor, con la messa in atto intracellulare di segnali che portano all’attivazione di NkF-b, e a sua volta l’induzione di citochine pro infiammatorie. La reazione flogistica mantenuta nel tempo porta all’attivazione dei mastociti, granulociti neutrofili, come effettori finali della risposta anticorpale antigenica verso le proteine alimentari.

Da almeno 20 anni, il test ALCAT è utilizzato nel campo delle intolleranze alimentari; i pazienti sottoposti al test sono persone che non hanno trovato risposte nei test tradizionali, se non attraverso una terapia farmacologica, che in alcuni casi sono costretti a seguire anche per diversi anni.

La metodica alcat consente, invece, di affrontare la terapia in maniera non farmacologia. Attraverso una dieta, impostata dal nutrizionista specializzato, priva degli alimenti riscontrati positivi al test ALCAT, successivamente reintrodotti in maniera graduale e controllata (Dieta di Rotazione) è infatti possibile ridurre l’infiammazione e ottenere un miglioramento dei sintomi (come si evince dagli studi dell’Università di Pavia condotti un campione di pazienti con problemi gastro intestinali e dermatologici: http://www.alcat.it/index.php/studi).

Infine, si sottolinea nuovamente che la medicina tradizionale, in ambito allergologico-immunologico, dove ancora molto c’è da scoprire e studiare, non ha ancora trovato una soluzione per numerosi disturbi e patologie. Il test ALCAT, tenta di fornire una risposta in grado di risolvere almeno in parte i problemi legati all’alimentazione, che si basa sul cambiamento dei nostri stili di vita. Per una salute duratura nel tempo è, infatti, indispensabile conoscere e scegliere i cibi più idonei al nostro organismo. Ricordiamoci che un terzo delle malattie oncologiche ha origine da un’alimentazione scorretta protratta negli anni. La prevenzione nasce a tavola e inizia da piccoli.



Aprile 30, 2012 Newsletter

Tempo di vita all’aria aperta, maggior movimento e pratica fisica in generale. Binomio molto importante anche da un punto di vista salutistico, che risveglia – in tutti gli appassionati e non – il desiderio di dedicarsi più intensamente a queste attività.

L’aiuto del sole è fondamentale, infatti, per quanto riguarda il calcio (e di conseguenza il benessere delle ossa), e ben nota è la riconosciuta positività su tutto il nostro organismo dell’attività fisica. Sia l’esposizione al sole, sia il movimento richiedono, per evitare spiacevoli conseguenze, alcune precauzioni fondamentali: esporsi al sole con gradualità evitando le ore più calde, utilizzare creme protettive con schermo “molto alto”, riprendere gradualmente l’attività fisica, e non immediatamente subito dopo il pasto, seguire i consigli di un personal trainer.

A queste ben note norme si aggiunge l’importanza dalla nutrizione, che riveste un ruolo fondamentale per entrambe le pratiche.Come nutrizionista, nei miei studi di Fano e Bari, ogni anno dedico ampio spazio a tutta una serie di accorgimenti preparatori, indirizzati a tutti coloro che vogliono iniziare una pratica sportiva tonificante, dimagrante, riabilitativa o che semplicemente desiderano fare un po’ di moto.

Parallelamente, per gli sportivi, ma soprattutto per gli amanti dell’abbronzatura, adotto alcuni accorgimenti che ottimizzano la pelle a ricevere grosse quantità di “energia” dal sole e possono evitare i danni provocati da un’intensa esposizione solare.

Anche se apparentemente distanti, le due pratiche, evidenziano una serie di punti in comune che riguardano la prevenzione di effetti collaterali poco gradevoli.

Mi riferisco alla giusta idratazione, alla presenza o meno di stress ossidativo, alle carenze alimentari, alle giuste abitudini alimentari e al sovrappeso.

Alla luce di queste brevi premesse, l’aiuto di un Nutrizionista è fondamentale.

Ebbene, il periodo è quello giusto. Il cambio di stagione porta con sé il desiderio di rinnovare le nostre abitudini e liberarci dalle tossine che, a causa di una vita più sedentaria e di eccessi alimentari legati al freddo e alla permanenza al chiuso, abbiamo accumulato durante l’inverno. Cosa fare allora?

Nell’ambito di visite programmate presso i miei studi di Fano e Bari, si effettuano analisi della composizione corporea con uno strumento di ultima generazione non invasivo. In questo modo è possibile ottenere le giuste informazioni sull’idratazione e sulla localizzazione dei liquidi, sulla quantità di Massa Grassa presente, sulla disponibilità di Massa Priva di Grassi, sul Metabolismo Basale e altri parametri utili alla conoscenza della composizione corporea. L’indagine è supportata da test che individuano la presenza di aggressione da “Radicali Liberi” e il relativo stato di sofferenza (apatia, sonnolenza, stanchezza ecc.).

Un altro test molto indicato durante il cambio di stagione è quello che indaga la funzionalità intestinale la cui espressione positiva è sinonimo di benessere generale e migliore efficienza fisica.

Come specificato in altre pagine, valido supporto a tutte queste indagini è il test ALCAT per la diagnosi delle intolleranze alimentari che, oltre limitare le nostre prestazioni metaboliche, ostacolano spesso anche le nostre prestazioni fisiche.

Con riferimento alla cura della nostra pelle, è bene sottolineare che l’azione negativa dei fattori ambientali non è la stessa per tutti, ma dipende dai fattori genetici predisponenti. La presenza di varianti genetiche coinvolte nei processi fisiologici può influenzare la suscettibilità individuale determinando una diversa risposta agli agenti ambientali, influenzando di conseguenza il processo d’invecchiamento cutaneo. Un test predittivo non invasivo, tramite un semplice prelievo salivare, può indagare l’evoluzione della pelle attraverso il contenuto di elastina e collagene, principali elementi legati al processo d’invecchiamento cutaneo, e la conseguente perdita di tonicità e compattezza.

A queste approfondite indagini seguono consigli nutrizionali ed eventuali integrazioni che possono agevolare l’attività fisica e la tanto desiderata abbronzatura.

Fondamentale in tale contesto è l’assunzione di alimenti freschi, come frutta e verdura, e in particolare per la pelle, alimenti di colore arancio, rosso e blu (carote, mirtilli, fragole, pomodori), ricchi di antociani e carotenoidi. Ancora più importante è l’assunzione di acqua, fondamentale per tutti i processi metabolici e utilissima per evitare stanchezze muscolari da carenza e secchezza della pelle, che creerebbero i presupposti per un invecchiamento precoce.

Buona vita all’aria aperta a tutti.

a cura del Dr Francesco Lampugnani, Biologo Nutrizionista, Specialista in Farmacologia



Dicembre 30, 2011 Newsletter

La Nutrigenomica è una scienza preventiva per l’organismo umano, in grado di combinare la genetica con la nutrizione. Negli ultimi anni, la ricerca in questo campo, prima ancora della diagnosi clinica, si è spinta nel progetto e nell’elaborazione di test atti a identificare le mutazioni responsabili di alcune delle più comuni e gravi patologie: diabete, ipercolesterolemia, intolleranze alimentari e cancro.
È stata associata a questo tipo di studio una scrupolosa indagine sui benefici che alcune categorie alimentari apportano se introdotte preferenzialmente nella dieta. Alcune delle interazioni tra nutrizione e genetica possono determinare infatti la patogenesi di alcune malattie. I nostri geni sono i garanti del buon funzionamento di tutto l’organismo e lo sono anche del nostro adattamento all’ambiente (epigenetica).

Noi siamo il risultato dell’interazione fra i Geni e l’ambiente, inteso come tutto ciò che ci circonda (luogo, stile di vita…).

In alcuni individui l’attività di alcuni geni è alterata e di conseguenza le proteine prodotte possono essere modificate al punto da non svolgere il compito designato. La conseguenza è quella di avere dei “lavoratori” che svolgono il proprio compito in maniera impropria predisponendo lo sviluppo di alcune malattie.

Una corretta e mirata nutrizione unita alla diversità genotipica di ciascun individuo ha chiarito non solo le linee guida per la prevenzione di un vasto numero di patologie, ma ha anche permesso lo sviluppo di nuove terapie sperimentali, coadiuvanti la cura e il miglioramento di malattie complesse come quelle metaboliche, neurodegenerative, neoplastiche e da stress ossidativo.

Il test genetico Gene and Diet, è stato messo a punto per la ricerca delle seguenti predisposizioni: diabete tipo due, predisposizione all’intolleranza agli zuccheri e sindrome metabolica, obesità e sovrappeso, aterosclerosi, ridotta capacità disintossicante dell’organismo, artrosi, osteoporosi, predisposizione alle malattie infiammatorie, intolleranza al lattosio e alla celiachia, sensibilità allo zucchero, alcol, sale, metabolismo dei grassi.

L’alimentazione ha un ruolo ben più importante di quanto si possa immaginare. Individuare i geni alterati permette, grazie alla nutriterapia, di determinare metodi preventivi legati all’alimentazione e fornisce la possibilità di curarsi con gli alimenti. La refertazione evidenzierà, infatti, la serie di Polimorfismi Genetici presenti dell’individuo. Inoltre, per ogni assetto genomico indagato, evidenzierà particolari suscettibilità a tali malattie multifattoriali suggerendo controlli, stili di vita e di alimentazione in grado di modificare il rischio identificato.

Come ultima analisi, saranno indicati i possibili interventi attuabili tramite specifici prodotti, individuati in seguito all’analisi genetica, che suggerirà ciò di cui i nostri geni hanno realmente bisogno. Questa analisi Genetica Personalizzata, denominata brush test, si effettuata prelevando le cellule di sfaldamento della mucosa orale attraverso uno speciale spazzolino. È possibile eseguire il brush test a qualsiasi età, una sola volta nella vita.



Dicembre 30, 2011 Newsletter

Le malattie infiammatorie croniche dell’intestino (IBD) sono rappresentate dal Morbo di Crohn (MC) e dalla Rettocolite Ulcerosa (RCU).Si tratta di patologie infiammatorie la cui incidenza sembra registrare un aumento crescente negli ultimi anni: in Italia colpiscono circa 100.000 pazienti l’anno.Gli ultimi dati statistici hanno registrato una diminuzione dell’età d’insorgenza, evidenziando una maggiore prevalenza di soggetti in età giovanile.

Da sempre sono considerate patologie multifattoriali. Solo di recente sono state riconosciute l’importanza del fattore genetico, la correlazione con l’alterazione della flora batterica intestinale e la presenza di un processo infiammatorio cronico da intolleranza alimentare.

Il microambiente intestinale di questi pazienti risulta alterato per la presenza di batteri patogeni (Clostridi, E. Coli, Proteus, Candida) responsabili di disbiosi intestinale che coinvolge tutti i tratti dell’intestino e di grado a volte anche severo.

Le alterazioni della struttura della mucosa intestinale, causate dalla costante presenza del processo infiammatorio tipico di queste patologie, sono responsabili dell’alterata permeabilità intestinale, che a sua volta determina il passaggio continuo di allergeni alimentari in grado di stimolare il sistema immunitario del nostro intestino provocando uno stato continuo d’intolleranza alimentare.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica di Milano, previa attenta valutazione clinica, è possibile sottoporsi a indagini di laboratorio in grado di delineare lo stato infiammatorio della mucosa intestinale dei pazienti affetti da Morbo di Crohn e Rettocolite Ulcerosa (dosaggio della Calprotectina Fecale e PCR), l’eventuale stato di disbiosi intestinale attraverso il Disbiosi Test e la presenza di uno stato d’intolleranza alimentare grazie al Test Alcat.

L’Istituto di Medicina Biologica vanta una certa esperienza nell’ambito del trattamento delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino. Grazie alla collaborazione dei suoi Professionisti con l’Università degli Studi di Palermo, che da anni si occupa di queste patologie, il nostro Istituto ha già pubblicato alcuni lavori scientifici sull’utilizzo di specifici ceppi batterici probiotici in grado di contrastare attivamente non soltanto il processo infiammatorio che colpisce l’intestino di questi pazienti, ma anche l’alterazione della flora batterica intestinale frequentemente documentata.

La microimmunologia, la modulazione probiotica, la dieta a rotazione per intolleranza alimentare e l’idrocolonterapia, che il nostro Istituto offre, sono senz’altro dei validi ausili per migliorare il quadro clinico, sintomatologico di questi pazienti e la loro qualità di vita.

RodolicoV, Tomasello Getal. Hsp60 and Hsp10 increase in colon mucosa of Crohn’s disease and ulcerative colitis. Cell Stress Chaperones 2010 Nov;15(6):877-84.

Montalto M, Santoro L, Curigliano V, D..’Onofrio F, Cam- marota G, Panunzi S, et al. Faecal calprotectin concentra- tions in untreated coeliac patients. Scand J Gastroenterol 2007; 42:957-61.

Xiang J, Ouyang Q, Li G, Xiao N. Clinical value of fecal calprotectin in determinino disease activity of ulcerative colitis. World J Gastroenterol 2008; 14:53-7.

Mow WS, Vasiliauskas EA, Lin YC, Fleshner PR, Papa- dakis KA, Taylor KD, et al. Association of antibody response to microbial antigens and complications of small bowel Crohn..’s disease. Gastroenterology 2004; 126:414-24.

Shanahan F Probiotics and inflammatory bowel disease: is there a scientific rationale Inflamm Bowel Dis (2000)6:107–115

Gionchetti P, Rizzello F, Venturi A, Brigidi P, Matteuzzi D, Bazzocchi G, Poggioli G, Miglioli M, Campieri M Oral bacteriotherapy as mainte- nance treatment in patients with chronic pouchitis: a double-blind, placebo-con- trolled trial. Gastroenterology (2000) 119:305–

Madsen K, Cornish A, Soper P, McKaigney C, Jijon H, Yachimec C, Doyle J, Jewell L, De Simone C Probiotic bacteria enhance murine and human intestinal epithelial barrier function. Gastroenterology (2001)121:580– 591



Dicembre 30, 2011 Newsletter

Uno degli argomenti sempre più seguiti e discussi è quello del nostro benessere e della nostra salute. Non esiste programma o rivista, specializzata e non, che non dedichi ampi spazi al ruolo che un determinato stile di vita svolge sul nostro benessere e sulla nostra salute.

L’argomento è molto vasto, ma tutto sommato riconducibile a pochi e fondamentali fattori che determinano il nostro stato psicofisico: alimentazione, attività fisica e stile di vita. A sua volta, un comune denominatore di questi tre pilastri del nostro stato di salute è rappresentato dai “Radicali Liberi”e di conseguenza, lo Stress Ossidativo a questi legato.

Cercheremo di inquadrare la problematica considerando situazioni comuni ai tre punti, fermo restando che ognuno meriterebbe di essere analizzato nel dettaglio, evidenziando gli atteggiamenti e le situazioni che possono contribuire al mantenimento di uno stato di salute e benessere ottimali.
E inoltre opportuno considerare un’altra condizione molto attuale, che può amplificare l’attività dei Radicali Liberi causando nella persona interessata una situazione di sofferenza, che spesso si manifesta in maniera subdola, con sintomi diversi e strettamente individuali. Mi riferisco alle Intolleranze Alimentari, che possono essere diagnosticate solo attraverso l’effettuazione di un modernissimo test.

A questo punto, dato per certo il ruolo negativo, oltre certi livelli, dei Radicali Liberi, cerchiamo di capire come possiamo conoscerli meglio, prevenirne gli eccessi, combatterli e in ultima analisi, convivere con questi vivaci “Guerrieri”.

Per definizione, i Radicali Liberi sono molecole o frammenti di molecole derivate dall’Ossigeno Molecolare, caratterizzate dalla presenza di uno o più elettroni spaiati negli orbitali esterni. In pratica, sottraggono elettroni ad altre molecole bersaglio per completare il loro ottetto (condizione stabile di elettroni; condizioni non di ottetto sono instabili).

Le molecole bersaglio possono essere: a) Acidi Nucleici; b) Proteine; c) Membrane Biologiche.
Il risultato di tutte queste aggressioni rappresenta lo “Stress Ossidativo”.

I Radicali Liberi sono prodotti di scarto che si formano naturalmente all’interno delle cellule del nostro corpo quando l’ossigeno è utilizzato nei processi metabolici per produrre energia (ossidazione). Se sono in quantità minima, aiutano il Sistema Immunitario nell’eliminazione dei germi mediante perossidazione lipidica (denaturazione membrane batteriche); mediante un’azione mutagena sul DNA; mediante ossidazione dei Citocromi (arresto respirazione mitocondriale). Se non sono prontamente neutralizzati dai sistemi Antiossidanti, danneggiano i tessuti e le cellule circostanti interrompendo i processi cellulari vitali.

Per comprendere più facilmente gli equilibri che esistono tra gli stati di ossidazione e di riduzione (acquisizione o cessione di elettroni) è utile evidenziare che tutte le forme di vita mantengono un ambiente “riducente” entro le proprie cellule. L’ambiente cellulare “Redox” è preservato da enzimi che mantengono lo stato ridotto attraverso un costante input di energia metabolica.
Eventuali disturbi in questo normale stato redox possono avere effetti tossici in seguito alla produzione di Perossidi e Radicali Liberi, che danneggiano tutti i componenti della cellula, incluse: proteine, lipidi, DNA. Come precedentemente accennato, in quantità ridotte, i Radicali Liberi contribuiscono ad aumentare le nostre difese verso infezioni e altre situazioni a rischio. L’eccesso di Radicali Liberi conduce, invece, a una serie di alterazioni e patologie: fibroplasia retrolenticolare, aterosclerosi, ipertensione arteriosa, morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer, diabete mellito, colite, artrite reumatoide, invecchiamento.

È giusto ricordare, inoltre, che anche l’attività fisica, sempre più apprezzata e fondamentale per il nostro benessere, può causare, in certe situazioni, la produzione di Radicali Liberi. L’attività fisica comporta, infatti, uno sbilanciamento temporaneo tra la produzione di Radicali Liberi e il loro smaltimento. Questo fenomeno identifica lo “Stress Ossidativo”. La pratica sportiva continua induce nel nostro organismo un aumento delle difese endogene contro questo tipo di Stress, diminuendone quindi i danni. Esistono 2 siti di produzione: a) quello classico a livello della catena di trasporto degli elettroni, cioè all’interno del mitocondrio; in altre parole, maggiore è il consumo di ossigeno della cellula, maggiore sarà la produzione dei Radicali liberi. b) produzione anaerobica, avviene in altri compartimenti cellulari, in assenza di ossigeno, a causa di enzimi (Xantina Ossidasi, NADPH Ossidasi) o altre sostanze presenti in alcuni compartimenti (Calcio, Ferro). Questo è uno dei motivi che conferma quanto si ripete ormai da tempo: un’attività fisica non costante e molto saltuaria crea più danni che benefici.

A questo punto, vediamo i fattori che influenzano l’iperproduzione di Radicali Liberi:
1) Fumo;
2) Alcool;
3) Diete sbilanciate;
4) Esercizio fisico intenso;
5) Raggi solari;
6) Inquinamento.

I rimedi per almeno 5 di questi punti sono essenzialmente ablativi, nel senso che è sufficiente eliminarli dalle nostre abitudini per risolvere i problemi a essi correlati (vedi fumo, alcool, inquinamento ecc). Nel caso delle diete sbilanciate e dell’alimentazione in generale possiamo invece intervenire in maniera abbastanza significativa. Diete troppo ricche di grassi animali, fritture, alcool, ma povere di frutta e verdura, sono implicate molto da vicino sull’abnorme produzione di Radicali e sull’insorgenza di altre importanti patologie quali diabete, sindrome metabolica, e aterosclerosi.

Per lo smaltimento dei Radicali Liberi abbiamo a disposizione due meccanismi:
1) Endogeni
– Sistemi Enzimatici: Superossidodismutasi; Catalasi; Glutatione Perossidasi; Desaturasi;
Acido Lipoico
– Molecole Chelanti i metalli; Albumina; Ferritina; Transferrina; Ceruloplasmina.

2) Esogeni
Dieta e Grassi.

Tra i fattori esogeni, frutta e verdura costituiscono un completo laboratorio chimico che mette a disposizione numerosi composti, utilissimi ai nostri scopi. Possiamo fare una grande distinzione e suddivisione raggruppando queste sostanze in funzione dei colori degli alimenti da cui provengono:

  • GRUPPO del BIANCO: Aglio, Castagne, Mele, Pere ecc. Possiedono un’importante azione detossificante.
  • GRUPPO del BLU-VIOLA: Melanzane, Radicchio, Mirtilli ecc. Importantissimi per la vista e i capillari.
  • GRUPPO del GIALLO-ARANCIO: Carote, Peperoni, Zucca,Arance, ecc. Molto utili per la pelle e la sua protezione dai raggi solari nocivi.
  • GRUPPO del VERDE: Asparagi, Bietole, Basilico, Broccoli, Carciofi, ecc. Fondamentali per importanti funzioni vitali.
  • GRUPPO del ROSSO: Barbabietole rosse, Pomodori, Arance Rosse ecc. Grazie alla presenza di Licopene e Antocianine, sono i più potenti agenti Antiossidanti contro l’eccesso di Radicali Liberi.

Alla luce di quanto esposto, i Radicali Liberi sono, in determinate situazioni fisiologiche, un prezioso aiuto per l’omeostasi del nostro organismo. Il problema scatta nei momenti in cui vengono stravolti determinati equilibri, e quelli che erano i potenziali benefici si trasformano in pericolose aggressioni. La gestione di tali equilibri dipende molto anche da noi.

Un’alimentazione sbagliata ed esagerata, eccessive esposizioni al sole, fumo di sigaretta, smog e inquinamento, scarsa assunzione di antiossidanti naturali contenuti in frutta, verdura e oli vegetali, possono portare a subire le conseguenze negative dovute a un eccesso di Radicali Liberi. Giusta attività fisica, eliminazione di eventi aggressivi e assunzione di antiossidanti naturali o con integrazione extra, rappresentano la giusta contromisura per l’insorgenza dei danni legati all’eccessiva azione dei Radicali Liberi.

Per concludere, è importante sottolineare l’importanza che riveste la diagnosi della presenza di Intolleranze Alimentari, con test specifici sul sangue. Anche per i Radicali Liberi esiste la possibilità di indagare in qualsiasi momento sia sull’entità di aggressione di Radicali Liberi sia sulla capacità difensiva che in quel momento si mette in atto. In questo modo, in caso di scarsa capacità difensiva, è possibile instaurare un’opportuna terapia antiossidante ed evitare i potenziali danni legati a un’eccessiva attività radicalica.

a cura del dr. Francesco Lampugnani – Biologo Nutrizionista Specialista in Farmacologia



Ottobre 30, 2011 Newsletter

La resistenza insulinica può essere definita come una condizione in cui una data concentrazione d’insulina produce un effetto minore di quello atteso.

Epidemiologicamente è un fenomeno rilevante con una prevalenza stimata del 3% nella popolazione statunitense e variabile tra il 3 e il 16% nella popolazione occidentale. La minore prevalenza si registra nella popolazione giapponese, dove si attesta al 2% circa.

Secondo le stime dell’OMS, a causa del progressivo aumento della vita media e dell’incremento demografico nei paesi sottosviluppati, la prevalenza mondiale di questa patologia è destinata a modificarsi significativamente soprattutto nella fascia di popolazione tra 45 e 64 anni dove potrebbe arrivare a raddoppiare entro il 2030. Nella fascia di popolazione oltre i 65 anni, data l’aspettativa di vita media della donna superiore a quella dell’uomo, ci si potrebbe aspettare una maggiore prevalenza nel sesso femminile.

La resistenza insulinica predispone all’intolleranza glucidica e con essa allo sviluppo della sindrome metabolica e del Diabete mellito di tipo 2 con le complicanze che ne conseguono.

Oltre che nelle alterazioni del metabolismo glucidico, la resistenza insulinica sembra essere implicata in un concomitante incremento dei trigliceridi e una diminuzione del colesterolo HDL; è importante inoltre rilevare che la predisposizione genetica può aumentare il rapporto trigliceridi / HDL (colesterolo buono).

La diagnosi precoce di tipo genetico che è possibile effettuare presso IMBIO (Istituto di Medicina Biologica di Milano), permette di attuare un programma nutrizionale adeguato, con particolare attenzione al tipo di alimenti che influenzano l’espressione del gene mutato che saranno quindi eliminati o ridotti dall’alimentazione.

Con un piano alimentare personalizzato in base al risultato del test e un’attività fisica moderata e costante si può ridurre, fino ad abbattere, la possibilità di sviluppo del Diabete Mellito di tipo 2.



Ottobre 5, 2011 RASSEGNA STAMPA

Fonte: speciale Celiachia ed intolleranze alimentari

Nutraceutica e intolleranze

scarichi il pdf (1120 kb)

Domanda:

come identificare le patologie legate agli alimenti e quali opportunità di cura esistono?
Risposta:

attraverso gli esami del sangue, il test alcat e nuove discipline come la nutraceutica

Intolleranza e allergia possono provocare sintomi simili (gonfiori, sfoghi e difficoltà respiratorie) ma presentano importanti differenze per quanto riguarda le cause.

Se, infatti, l’allergia costituisce una reazione immediata dell’organismo al contatto con la sostanza allergenica (attraverso inalazione, contatto o assunzione come alimento), l’intolleranza deriva dalla somma di una serie di fattori. Inoltre, l’allergia è generata dalla reazione di anticorpi di fronte all’elemento ostile, mentre per l’intolleranza questa reazione è mediata dai globuli bianchi del sangue. Infine, se l’allergia, avendo origine genetica, è presente negli individui affetti fin dalla loro nascita, l’intolleranza si può acquisire con gli anni.

Sia le allergie che le intolleranze sono rilevate e diagnosticate tramite esami effettuati sul sangue. Tra questi test, il più valido per metodica e attendibilità dei risultati, spiega il professor Giuseppe Di Fede, direttore sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica e dell’Istituto di Medicina Genetica Preventiva di Milano, è quello definito ALCAT, utilizzato in tutto il mondo.

Ma come si affrontano le allergia e le intolleranze?

La medicina, negli ultimi anni, ha fatto molti passi in avanti ed è nata addirittura una nuova disciplina, definita nutraceutica (parola derivante dai termini nutrizione e farmaceutica) che studia le proprietà farmaceutiche e nutritive dei cibi. Per la nutraceutica il cibo non è più solo un alimento, ma è considerato alla stregua di un farmaco, che nutre le nostre cellule attraverso le sostanze in esso contenute. Grazie alla nutraceutica, analizzando la targa genetica di un soggetto, si favorisce l’assunzione degli alimenti ai quali è ben predisposto, eliminando o riducendo quelli negativi.
Attraverso l’alimentazione si può quindi influire in modo determinante sul benessere fisico prevenendo anche l’insorgere di patologie anche molto gravi (è stato stimato che il 37% dei tumori è generato da alimenti).
Grazie alla nutraceutica, oggi anche il trattamento delle patologie allergiche è cambiato. Fino a dieci anni fa, gli alimenti o i gruppi di alimenti ai quali il soggetto era sensibile erano eliminati dalla sua dieta. In questo modo però, la patologia si consolidava perché in pochi anni la persona perdeva totalmente la capacità di assumere le sostanze allergeniche. Oggi invece si preferisce reintrodurre gradualmente gli alimenti eliminati, dopo un periodo che può andare da una settimana fino a un mese. Facendo alternare gli alimenti, uno per ciascun gruppo allergenico, per periodi di quattro – cinque giorni ciascuno, si arriva a recuperare totalmente la capacità dell’organismo di assumere gli alimenti stessi.

redazione@mediaplanet.com
giorgio vizioli

focus

il prontuario

Stampato in 100 mila copie e disponibile in versione on-line, il prontuario degli alimenti è pubblicato ogni anno e comprende tutti i prodotti che sono idonei al consumo da parte del celiaco.

Distribuita ai soci AIc, ai servizi di ristorazione e chiunque ne faccia richiesta, include oltre 13 mila prodotti di 480 aziende.

Tutti i prodotti del Prontuario sono contrassegnati dal Marchio spiga Barrata, simbolo registrato e di proprietà dell’AIc, che alla fine degli anni ’90 ne ha iniziato la concessione. Apposto sugli alimenti autorizzati, aiuta il consumatore celiaco a identificare i prodotti idonei alle sue esigenze, garantendo un contenuto di glutine inferiore ai 20 ppm.

Notizie
dal web:
www.celiachia.it

scarichi il pdf (1120 kb)


Copyright by IMBIO 2017. All rights reserved.