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Settembre 30, 2009 Newsletter

Attualmente la patologia oncologica rappresenta la seconda causa di mortalità subito dopo le patologie cardiovascolari; sebbene con le terapie classiche – chirurgia-radioterapia e chemioterapia – si possano ottenere buoni risultati, la complessità, la lunghezza e gli effetti indesiderati di queste cure mettono a dura prova i pazienti ed i loro familiari. Non è raro osservare che a causa degli importanti effetti collaterali i pazienti abbandonino le cure o che sia necessario sospendere temporaneamente o definitivamente il programma terapeutico riducendo l’efficacia delle cure stesse.

Sono molti i farmaci che possono contrastare efficacemente i possibili sintomi legati alla cura o alla patologia oncologica; spesso però a loro volta causano altri sintomi che devono essere contrastati con altri farmaci creando quindi una spirale terapeutica che alla lunga stanca; inoltre vengono sovraccaricati i meccanismi di detossificazione e di produzione di energia che in tempo variabile riducono la loro attività indebolendo l’organismo e le sue capacità di resistenza.

Pertanto cercare di mantenere il più possibile la efficienza dell’organismo e le sue capacità di rigenerazione diventa un obiettivo fondamentale che deve far parte dell’approccio oncologico. Ciò è ancora più importante nelle situazioni in cui, data l’impossibilità di giungere alla guarigione, si voglia intraprendere un programma terapeutico che miri a frenare l’evoluzione della malattia, per garantire il più possibile una buona qualità di vita.

Già da alcuni anni presso l’Istituto di Medicina Biologica vengono proposti alcuni schemi terapeutici che affiancano le terapie tradizionali allo scopo di migliorare il risultato terapeutico. Nella nostra esperienza, approcci terapeutici come ipertermia oncologica esterna, microimmunoterapia, integrazioni nutrizionali, oligoelementi, possono efficacemente far parte dell’iter terapeutico globale del paziente oncologico.

Il loro meccanismo di azione, la assenza di effetti collaterali rilevanti e i costi contenuti consentono di proporre un approccio valido ed efficace non in alternativa ma in sinergia con le terapie tradizionali.



Settembre 30, 2009 Newsletter

Le malattie del fegato sono un fenomeno molto diffuso; infatti le 3 più importanti patologie – steatosi non alcolica (accumulo di grasso nelle cellule), epatopatia alcolica (steatosi dovuta all’eccesso di alcol), infezione da HCV (virus dell’epatite tipo C) – hanno avuto negli ultimi anni un aumento della loro incidenza. Da una parte ciò è dovuto anche al miglioramento dell’aspetto diagnostico ma soprattutto dall’aumento dei fattori di rischio per malattia epatica; data la fondamentale azione disintossicante del fegato è evidente che tutti i fattori che determinano un sovraccarico di tossine da eliminare rappresentino un importante fattore di rischio per le malattie epatiche. Tra questi sicuramente gli errori dietetici e abitudini errate come fumo e abuso di alcolici.

Ben noti sono gli effetti deleteri dell’abuso di bevande alcoliche; molti studi hanno provato che una dieta ricca di colesterolo è in grado di produrre statosi (grasso) del fegato, mentre una dieta a basso contenuto di proteine animali è associata ad una diminuzione del danno al fegato in presenza di epatite.

E’ quindi lecito ipotizzare che errori alimentari continui e ripetuti possano alla lunga contribuire all’insorgenza di cirrosi e tumori epatici; pertanto è molto importante valutare periodicamente lo stato morfologico e funzionale del fegato. Accanto ai comuni esami presso l’Istituto di Medicina Biologica viene proposto un nuovo esame chiamato Fibromax che è in grado di approfondire lo stato funzionale del fegato. Attraverso un semplice prelievo di sangue vengono valutati alcuni parametri che indagano in maniera dettagliata alcune funzioni del fegato; inoltre, in caso di malattia epatica già conclamata, permette di monitorare attentamente il tipo di evoluzione che sta seguendo la malattia.

Data l’importanza del fegato per il mantenimento della salute, questo esame innovativo appare come uno strumento aggiuntivo per la diagnostica e la prevenzione.



Settembre 30, 2009 Newsletter

A Londra, alla conferenza della WCRF su alimentazione e cancro, si è discusso di temi fondamentali per l’impostazione individuale e sociale dell’alimentazione mondiale per i prossimi 10 anni. I dati presentati parlano della possibilità di ridurre di oltre 1/3 le morti per cancro, curando l’alimentazione.

In questo convegno a Londra, si è parlato di un tale numero di morti evitabili con sole scelte alimentari, cifre da farci riflettere.

Alcuni ricercatori internazionali della WCRF hanno segnalato il fatto che l’attivazione della infiammazione causata dalla ingestione del cibo e quindi la presenza delle citochine (sostanze prodotte dagli anticorpi che vivono sotto la mucosa intestinale) derivanti dal rapporto tra intestino e cibo, sono in grado di partecipare alla induzione delle forme tumorali (un po’ come dire che le allergie alimentari ritardate, cioè le intolleranze alimentari, potrebbero contribuire alla induzione di forme tumorali).

Significa che c’è un fenomeno infiammatorio alimentare, percepito dai pazienti, che deve essere meglio definito e capito, ma c’è. Sappiamo anche che la diagnostica di una intolleranza alimentare è ancora oggi affidata a test non convenzionali.

Esiste in Italia da alcuni anni l’unico test in grado di diagnosticare le allergie alimentari o intolleranze alimentari, ALCAT® Test, utile strumento diagnostico per il medico che può elaborare delle strategie e soluzioni cliniche.

Negli ultimi tempi è stato chiarito che le allergie alimentari hanno due vie preferenziali, la classica con produzione di IgE e la via alternativa, con sviluppo su anticorpi granulociti che si attivano al contatto di un alimento non tollerato dall’organismo.

Un cenno al problema dell’obesità, che è riconosciuta oggi come il più importante fattore di induzione tumorale esistente.
Una recente scoperta rileva che i Macrofagi, cellule connesse alla allergia, si attivano determinando insulino resistenza e ingrassamento.
Questo fatto ci fa ragionare sul ruolo importante della infiammazione allergica da cibo nell’obesità e quindi su come questa favorisca malattie cardiovascolari e addirittura promuova il cancro.

Quello che l’Istituto di Medicina Biologica sta facendo in questi anni di duro impegno professionale e di ricerca, va al di là del conteggio delle calorie: l’I.M.B.IO., mette in prima fila la ricerca di soluzioni per contrastare la genesi tumorale e l’obesità.

 



Settembre 30, 2009 Newsletter

Il glutatione è una sostanza diffusa sia nel regno vegetale che in quello animale che svolge importantissime funzioni di tipo difensivo e rigenerativo; esso è composto da tre aminoacidi (cisteina, acido glutammico, glicina) e si trova in maggiore concentrazione nei globuli rossi, nel fegato e nel sistema nervoso.

La sua azione principale è quella di tipo antiossidante trasformando le forme reattive dell’ossigeno in molecole di acqua; ciò è possibile per la sua conformazione chimica che gli consente di ossidarsi e ridursi velocemente proteggendo i composti ossidabili dalla azione dei radicali liberi; numerosi sono gli studi che provano come uno stress ossidativo prolungato determini una riduzione della concentrazione di glutatione.

La sua azione antiossidante è strettamente legata alla attività di enzimi come la superossidodismutasi, la catalsi, la glutatione perossidasi e la glutatione reduttasi; nell’insieme costituiscono un formidabile baluardo a difesa dall’azione dannosa delle sostanze ossidanti; tramite queste capacità il glutatione esplica numerose azioni benefiche per l’organismo; al fegato consente di mantenere una alta capacità disintossicante; a livello della pelle contrasta i danni dovuti all’invecchiamento; a livello dei neuroni svolge una importante azione di modulazione; a livello oculare contrasta i processi di degenerazione, in particolare la cataratta; protegge dall’invecchiamento della prostata, inoltre ha un ruolo importante nella sintesi proteica e nella attività cellulare, in particolare nei mitocondri.

Dato il suo ampio spettro di azione è abbastanza evidente che il sistema “glutatione” debba essere preso in considerazione ogni volta che si sospetti la presenza di stress ossidativo; la sua importanza è tale che non può essere trascurato.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica è stato elaborato uno schema che prevede, tramite esame del sangue, la valutazione dei parametri inerenti lo stress ossidativo ed in particolare al corredo enzimatico legato al glutatione; inoltre è possibile, tramite uno spatolino nella bocca, anche un ulteriore approfondimento diagnostico tramite test genetico, per valutare, oltre che quantitativamente, anche qualitativamente la capacità di difendersi dall’attacco dei radicali liberi.

In pratica con un semplice prelievo di sangue ed uno striscio ottenuto dalla bocca, si possono ottenere delle preziose informazioni che ci consentono una efficace azione curativa e preventiva.



Luglio 30, 2009 Newsletter

Il 20 giugno scorso si è svolto a Monopoli un meeting rivolto ai medici i cui temi hanno trattato la prevenzione per quanto riguarda le malattie oncologiche e le nuove cure per i tumori integrando la medicina tradizionale come la chemioterapia e i farmaci biologici, l’ipertermia oncologica esterna, la immunoterapia, le terapie palliative.

Si è evidenziato come per alcuni tumori, il sinergismo di queste cure produce risultati superiori, che non la sola monoterapia.

Gli specialisti si sono confrontati sui temi che portano ad un maggiore controllo e prevenzione sul territorio, facendo risaltare i centri specializzati in terapie complementari e tradizionali come l’Istituto IMBIO di Milano, che integra già da diversi anni, in campo oncologico, terapie tradizionali e complementari, applicando esami di medicina genetica per la diagnosi precoce o la prevenzione di eventuali malattie oncologiche.

Di seguito è possibile leggere un’intervista fatta al dott. Di Fedesu questo approccio innovativo nel campo della medicina oncologica e, in particolare, sull’ipertermia oncologica, terapia nell’ambito della quale il centro Imbio è sicuramente all’avanguardia.

Clicchi qui per scaricare il file jpg dell’intervista (99 kb)



Luglio 30, 2009 Newsletter

La diffusione del concetto di stress ossidativo ha notevolmente ampliato l’utilizzo di antiossidanti; seppure è vero che la integrazione con antiossidanti può risultare utile sia dal punto di vista preventivo che curativo, altrettanto vero che in alcune situazioni l’utilizzo non mirato o indiscriminato di agenti antiossidanti può risultare inutile o addirittura controproducente.

Un recente lavoro pubblicato sul Journal of Clinical Oncology ha messo in risalto come livelli elevati di Selenio nel sangue si associano a fenotipo aggressivo della malattia; in questa situazione l’uso di integratori con Selenio può essere dannoso.

Analogamente anche in altre situazioni l’uso non specifico di integratori con sostanze antiossidanti può essere sbagliato; per impostare un trattamento coretto è pertanto importante, oltre al quadro clinico e sintomatologico, una valutazione attenta del bilancio tra sostanze ossidanti e antiossidanti eseguita tramite specifici indagini eseguite sul sangue.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica questa valutazione viene fatta già da alcuni anni con buonissimi risultati; oltre a questo viene anche eseguita, se il caso lo richiede, anche un test genetico che può integrare le precedenti indagini; tramite un semplice (e indolore) passaggio di uno spatolino nella mucosa della bocca viene eseguito lo studio genetico; così si può approfondire l’assetto genomico antiossidante specifico e così raggiungere un più elevato livello di diagnosi; in tal modo anche la terapia specifica può essere ancora più mirata e pertanto ben individualizzata.



Luglio 30, 2009 Newsletter

Lo scorso 22 giugno si è svolto a Monopoli un convegno sul tema delle medicine integrate.

In questa occasione i maggiori esperti nazionali del settore hanno evidenziato tramite le loro relazioni che un approccio integrato è in grado di dare risultati migliori; ciò significa che oltre alla malattia si deve curare soprattutto il paziente intendendolo come un insieme di organi e apparati che si influenzano vicendevolmente e non come accade spesso ancora oggi considerando i vari distretti corporei completamente staccati l’uno dagli altri.

In particolare ciò è vero per i pazienti oncologici nei quali l’approccio con le metodiche tradizionali può essere favorevolmente ampliato affiancando altre metodiche che possono migliorare il risultato terapeutico.

E’ il caso dell’ipertermia, trattamento conosciuto da molti anni e utilizzato in molti Paesi. Come spiegato dal dottor Di Fede al convegno di Monopoli l’ipertermia è un trattamento che utilizza le proprietà terapeutiche del calore sia con azione diretta tumoricida sia come azione indiretta creando un ambiente sfavorevole alla crescita tumorale; essa può essere applicata in associazione alla chemioterapia e alla radioterapia sia con intento curativo che con intento di miglioramento della qualità di vita.

Purtroppo in Italia non sono molti i Centri che utilizzano l’ipertermia ed anche nell’ambito oncologico questa terapia è poco conosciuta; date le sue modalità di azione, la sua facile applicabilità e la scarsità di effetti collaterali rilevanti può invece essere un valido supporto nell’iter terapeutico del paziente oncologico.

Un ottimo riferimento è il libro scritto dal dr Di Fede: “Principi e applicazioni di Ipertermia – applicazioni cliniche in oncologia medica”; in esso vengono espressi gli aspetti teorici e pratici dell’ipertermia in campo oncologico unitamente a concetti di biochimica e biologia molecolare che possono essere di notevole utilità nella gestione dei pazienti affetti da tumore



Maggio 30, 2009 Newsletter

C’è chi è allergico a un farmaco o a un principio attivo e non lo sa.

Alcuni non tollerano più di una certa quantità di sostanza, subendo effetti collaterali spesso non certo graditi dai pazienti. Ci sono malattie che non tutti contraggono allo stesso modo e che manifestano gli stessi sintomi: le caratteristiche genetiche sono determinanti.

Tuttavia, alle terapie farmacologiche non tutti rispondono allo stesso modo: c’è chi risponde in maniera completa e guarisce, chi invece necessita di dosi maggiori di farmaco, con tempi di guarigione più lunghi e a volte non completi. Ma c’è chi non riesce a superare una malattia e purtroppo non sopravvive.

La risoluzione del problema sta nel personalizzare le terapie e creare dei farmaci “ad personam”, su misura per il paziente.

Oggi la ricerca scientifica ha individuato le caratteristiche genetiche che governano le reazioni ai farmaci, ai principi attivi delle molecole e ai componenti degli alimenti.
Le risposte dei pazienti ai farmaci sono sempre più imprevedibili, tanto che le reazioni avverse ai farmaci sono la quarta causa di morte nel mondo.

Tanto per fare dei numeri, nell’ultimo anno in sedici ospedali della Lombardia la Regione ha speso venti milioni di euro per correggere terapie farmacologiche sbagliate o per curare persone che hanno manifestato reazioni avverse.
Per questo è necessario una cura sempre più personalizzata.

La farmacogenomica e la nutrigenomica sono la risposta che già da alcuni anni l’Istituto di Medicina Biologica di Milano, diretto dal dottor Giuseppe Di Fede, utilizza per la scelta delle terapie farmacologiche dei pazienti.
Oltre alla scelta dei farmaci più idonei, è possibile scegliere l’alimentazione più adeguata per il nostro organismo, a seconda della funzione di alcuni geni nei confronti delle sostanze presenti nei cibi e la capacità di eliminare sostanze tossiche o cancerogene che a volte accompagnano gli alimenti.

Anche le strutture sanitarie si stanno adeguando ai tempi, iniziando a introdurre il test sui farmaci negli ospedali, testando il DNA dei pazienti prima di essere sottoposti alle cure.
In sostanza si va cercare ciò che di più personale abbiamo, i geni, come lavorano, se e quanto sono attivi e se sono mutati. Allora l’approccio farmacologico e nutrizionale, diventa una terapia che considera la persona nella sua completezza.

La personalizzazione della medicina sarà rappresentata dalla scelta dei farmaci su misura per ognuno di noi. La scienza della nutrizione, allo stesso modo, seleziona gli alimenti più idonei segnalando quelli più pericolosi o dannosi.
Questo rappresenta il futuro della prevenzione, nel rispetto della salute dell’individuo.
Le modalità di esecuzione del test è molto semplice: attraverso il prelievo di alcune cellule della mucosa orale con uno spazzolino dedicato si analizzano i geni specifici. Il risultato che si ottiene evidenzia le capacità disintossicanti dell’organismo, segnalando eventuali alterazioni di alcuni geni, ed evidenzia inoltre le capacità di rispondere ai farmaci e se alcuni principi attivi sono da utilizzare con cautela o addirittura da evitare.

La caratteristica sta nella velocità di metabolizzare una sostanza da parte dei geni deputati a tale funzione. Ad esempio un eccesso di principio attivo come un anti coagulante, in un soggetto che lo metabolizza lentamente, può esporlo a rischio di emorragia. Ecco allora che la prevenzione è possibile viverla nella vita di tutti i giorni, evitando comportamenti sia farmacologici che alimentari, che potrebbero mettere a rischio la salute.

Un organismo nutrito in modo corretto e supportato al bisogno secondo le proprie caratteristiche genetiche è un organismo che tenderà ad ammalarsi di meno e sarà capace di reagire in maniera adeguata ad eventuali malattie.
Questo insegnamento ci giunge dallo studio dell’interazione tra ambiente (alimentazione, inquinamento, farmaci) e geni, identificata con il termine di epigenetica, la quale studia l’influenza dell’ambiente sull’operato dei geni.

I geni non possiamo cambiarli, ma possiamo influenzare in maniera positiva il loro operato (proteine) facendoli lavorare per noi, in modo da aggiungere anni alla vita e vita agli anni.



Maggio 30, 2009 Newsletter

Il 30-31 Maggio prossimo, sul lago D’Idro, si terrà una 24 ore di mountain bike. L’evento questa volta non sarà solo un’importante manifestazione sportiva, ma sarà anche sede di nuovi test medici-scientifici sugli atleti per studiarne i parametri fisiologici e le modificazioni ematochimiche prima, durante e dopo la gara.

Ad organizzare i test sono stati il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Sanità Pubblica dell’Università di Camerino (MC), nella persona del prof. Pierluigi Pompei, Responsabile del Laboratorio di Nutrizione dello Sport della medesima Università, e I.M.Ge.P., l’Istituto di Medicina Genetica e Preventiva di Milano, che da anni effettua e fornisce a terzi importanti test di medicina genetica e preventiva, che vengono poi messi a servizio anche della medicina sportiva.
I test durante la gara di ultraendurance consisteranno in una serie di misurazioni funzionali e determinazione di parametri fisiologici ed ematici.

Per ulteriori informazioni su questi test, è possibile contattare l’istituto I.M.Ge.P. ai riferimenti qui sotto.

I.M.Ge.P. – Istituto di Medicina Genetica Preventiva
Via Molino delle Armi 3/5 – 20123 Milano
Tel. 02.58300445
Fax: 02.58300376
Email: segreteria@imgep.com
Sito: www.imgep.com

I.M.Ge.P. è l’Istituto di Medicina Genetica Preventiva e Personalizzata fondato nel 2006 che promuove la diffusione di test diagnostici e la determinazione del profilo individuale di rischio a sviluppare patologie degenerative.



Maggio 30, 2009 Newsletter

È possibile valutare in anticipo la maggiore o minore suscettibilità ad avere una cute sottile, atrofica, pallida, lassa, solcata diffusamente da rughe e anelastica e provvedere in tempo con l’utilizzo acconcio di creme cosmeceutiche ad hoc e integratori mirati.

COLLAGENE

Può evidenziare un polimorfismo favorevole o sfavorevole per la qualità di collagene prodotto. Un’impalcatura collagenica meno efficace rispetto alla media della popolazione può portare a una senescenza precoce della pelle dovuta a una maggiore suscettibilità a fenomeni di glicazione delle proteine dermiche, con formazione di glicotossine ( AGES ).

ELASTINA
Può evidenziare la qualità delle fibre elastiche con conseguenze sul tono e l’elasticità della pelle. Un polimorfismo negativo indica una maggiore suscettibilità al decadimento tissutale del volto verso il basso ( dermatocalasia facciale) per cedimento delle strutture di sostegno.

METALLOPROTEINASI DI MATRICE
Il terzo indaga sul ruolo e l’efficienza delle metalloproteinasi di matrice che sono deputate allo smaltimento del collagene ed elastina vecchi. Sono proteasi ( enzimi proteolitici ), collagenasi ed elastasi, controllate dai TIMPS (inibitori tessutali delle metalloproteinasi), Quando la loro azione è eccessiva si ha un invecchiamento precoce della pelle. Questi polimorfismi sono utili anche per studiare la qualità della componente elastica delle arterie, con suscettibilità all’arteriosclerosi.

SUPEROSSIDODISMUTASI – GUTATIONE PEROSSIDASI
Valutano la corretta produzione dei sistemi endogeni antiossidanti che sono deputati a contrastare i radicali liberi, anche a livello cutaneo. Una ottimale barriera antiossidante cutanea protegge dai danni del fotoaging, causato dalle radiazioni ultraviolette ( UVA in particolare per i danni cronici ). Non solo ma anhe gli inquinanti ambientali, il fumo e alimentazione scorretta concorrono a produrre radicali liberi e conseguente stress ossidativo.

CATECOLOSSIMETILTRANSFERASI – SISTEMA DEL CITOCROMO CYP
Studiano i sistemi enzimatici di metabolizzazione degli estrogeni, che sono fondamentali per il controllo delle metalloproteinasi e il trofismo cutaneo, esercitando un effetto anabolico sull’epidermide. Inoltre il citocromo CYP1 media la sintesi degli androgeni attraverso la conversione del pregnenolone in DHEA e del progesterone in androstendione.

“… eppure mi dava un gran fastidio
perdere la bellezza della gioventu.
Non ci pensavo troppo, ma quando mi capitava…
Se almeno invecchiare fosse stata una trasformazione …
e invece no, era una decadenza dei tessuti,
una degenerazione delle cellule,
per non parlare dei neuroni, che morivano come mosche.
Contro tutto questo non c’era niente da fare…”
Alicia Gimenez-Barlett

Si ringrazia il Dott. Francesco Balducci
Esperto in Medicina Anti Aging


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