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Luglio 30, 2011 Newsletter

Prima del periodo estivo o a ridosso delle vacanze, è consuetudine accorgersi di aver accumulato dei chili di troppo durante il periodo invernale.Allora che fare? Iniziare a mettersi a dieta! Certo, ma con quanta fatica!

Ci si rivolge di solito al dietologo o nutrizionista di turno, ma spesso le diete proposte in questa stagione sono troppo poco caloriche e il rischio che si corre è di essere particolarmente stanchi e privi di energie, la pressione tende ad abbassarsi per effetto del caldo, e inoltre si aggiunge l’effetto dieta a peggiorare le cose.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica di Milano, IMBIO, è invece possibile avvalersi della consulenza di medici e biologi specialisti in nutrizione ed effettuare il test ALCAT® per la valutazione di eventuali intolleranze alimentari, che hanno contribuito durante l’inverno all’accumulo dei chili di troppo.

Il test ALCAT® rivela gli alimenti che creano una “infiammazione” dei tessuti e risultano implicati nell’aumento di peso. Se si è intolleranti a qualche alimento, l’aumento di peso è, infatti, lento e inesorabile nel tempo, anche se non si sono cambiate le abitudini alimentari. Grazie all’individuazione degli alimenti reattivi con il test ALCAT®, il medico specialista può impostare una dieta personalizzata, basata sui principi della moderazione piuttosto che su quelli dell’esclusione rigida.

Dopo un periodo di trenta giorni si valuterà lo stato di salute del paziente per proseguire con la dieta corretta, per tutta l’estate. Il test ALCAT® si effettua attraverso un prelievo di sangue venoso, è un test computerizzato, affidabile e riproducibile. Utilizzato da diversi anni presso IMBIO, è uno strumento di aiuto, indispensabile per il medico che affronta la problematica “peso e alimentazione”.

I chili di troppo, con un piano nutrizionale basato sugli alimenti non tollerati riscontrati con ALCAT-Test, e sotto controllo di un medico esperto, saranno eliminati per non essere mai più ripresi.

Grazie alla metodica ALCAT® Test puoi riprendere la forma fisica ideale e soprattutto guadagnare in salute e prevenzione.



Dicembre 30, 2010 Newsletter

Nella medicina moderna assumono sempre maggiore importanza le strategie terapeutiche che prevedono la integrazione tra diverse metodologie di cura allo scopo di migliorare il risultato finale. In particolare ciò è vero per i pazienti oncologici nei quali l’approccio con le terapie tradizionali può essere favorevolmente ampliato affiancando altri metodi di cura che possono migliorare il risultato terapeutico.

E’ il caso dell’ipertermia, trattamento conosciuto da molti anni e utilizzato in molti Paesi.

L’indicazione al trattamento viene data dopo una valutazione dei dati clinici e strumentali e spesso viene associata una terapia di supporto intesa non solo come terapia sintomatica ma anche come modalità per cercare di sostenere il metabolismo e il sistema immunitario: ciò significa che oltre alla malattia si cerca di curare soprattutto il paziente, intendendolo come un insieme di organi e apparati che si influenzano vicendevolmente e non, come accade spesso ancora oggi, considerando i vari distretti corporei completamente staccati gli uni dagli altri.

L’ipertermia è un trattamento che utilizza le proprietà terapeutiche del calore: di fatto si sfrutta la minore capacità del tumore di tollerare le temperature oltre i 40 gradi.
Attraverso una somministrazione con tempi e temperature ben determinati si ottiene una valida azione antitumorale con un meccanismo di danno diretto alle cellule tumorali e con la creazione di un ambiente sfavorevole alla loro crescita; può essere favorevolmente applicata in associazione alla chemioterapia e alla radioterapia sia con intento curativo che con intento di miglioramento della qualità di vita e questa associazione è provata da numerosi studi scientifici.

La tolleranza ai trattamenti di ipertermia è generalmente molto buona per cui alla fine della terapia il paziente non lamenta effetti collaterali rilevanti.

Purtroppo in Italia non sono molti i Centri che utilizzano l’ipertermia ed anche nell’ambito oncologico questa terapia è poco conosciuta; date le sue modalità di azione, la sua facile applicabilità e la scarsità di effetti collaterali rilevanti può invece essere un valido supporto nell’iter terapeutico del paziente oncologico.

a cura del dr. Marco Mancuso



Gennaio 30, 2010 Newsletter

Il periodo delle feste natalizie è caratterizzato da una serie di giornate in cui si tende a mangiare in maniera qualitativamente e quantitativamente scorretta. 

Ciò determina un sovraccarico alimentare che si ripercuote inevitabilmente sulla funzionalità del fegato e dell’intestino. Per avere una idea del processo è sufficiente a pensare al surplus di calorie provocato dal consumo dei dolci natalizi dopo il classico pranzo di Natale accompagnato poi da vino e spumante.

Anche se i sintomi poi possono apparire vaghi o mal definiti il sovraccarico tende sempre comunque a diminuire le potenzialità dell’organismo. Ciò è particolarmente rilevante in considerazione che il periodo invernale è caratterizzato da malattie da raffreddamento in cui l’organismo per difendersi deve essere particolarmente efficiente.

Basti pensare all’accentuarsi delle infezioni da Candida favorito dal consumo eccessivo di zuccheri e cibi lievitati. Ma allora si deve rinunciare ai pranzi e cene che sono anche momenti di aggregazione importanti? Assolutamente no.

Si possono fare le cose con moderazione, ma se non si è riusciti è opportuno allora dare all’organismo la possibilità di disintossicarsi e smaltire il sovraccarico calorico. Come? Una dieta riequilibratrice, la correzione della disbiosi intestinale tramite idrocolonterapia e trattamento con probiotici, la depurazione del fegato con opportuni presidi, una moderata attività fisica. Queste semplici misure, se eseguite nei modi e tempi giusti, sono in grado di ripulire l’organismo dalle scorie per ridare brillantezza ed efficienza.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica è possibile, dopo opportuni accertamenti, valutare quale è il percorso migliore per ottenere un processo di smaltimento del sovraccarico alimentare di questi giorni. Natale viene solo una volta ed è giusto viverlo appieno; se si ha esagerato un po’ è altrettanto giusto dare al nostro corpo la possibilità di recuperare.

a cura del dr. Marco Mancuso



Ottobre 5, 2009 RASSEGNA STAMPA

Nel 1999 il Ministero della Sanità ha emanato specifiche linee guida per disciplinare l’uso degli integratori alimentari, definiti “alimenti adattati a un intenso sforzo muscolare soprattutto per gli sportivi“, nel tentativo di proteggere il consumatore rispetto alle spinte

promozionali di questi prodotti che, non essendo farmaci, non necessitano di prescrizione medica e sono spesso assunti senza un controllo adeguato. Mentre gli integratori energetici (a base di carboidrati, con l’aggiunta di qualche vitamina e a volte antiossidanti) e gli integratori idro-salinici (contenenti elettroliti eventualmente associati a zuccheri e vitamine) hanno un razionale d’uso, ovvero il loro utilizzo può essere giustificato in alcune situazioni, per le altre categorie di prodotti, salvo rare eccezioni, non è ancora stata scientificamente dimostrata una reale efficacia. Integratori che contengono proteine, aminoacidi, creatina e combinazioni variabili, sono acquistati da alte percentuali di sportivi, a tutti i livelli, non per sopperire a una mancanza nutrizionale, quanto piuttosto perché è diffusa l’opinione che questi integratori, assunti in dosi elevate, possano portare dei miglioramenti alle loro prestazioni.

Si definiscono “ergogeni” e, in base ai poteri loro attribuiti dalla pubblicità sono:

  • anabolizzanti, che hanno un effetto diretto sul metabolismo proteico e favoriscono il rilascio dell’ormone della crescita e/o del testosterone endogeno;
  • aerobici, per aumentare la prestazione aerobica, intervengono sui meccanismi di utilizzo dei substrati energetici e sullo smaltimento dell’acido lattico;
  • antiossidanti, con azione protettiva rispetto ai radicali liberi;
  • anoresizzanti e stimolanti, che agiscono sul sistema nervoso;
  • ricostituenti, con azione generalizzata sull’organismo. Il fatto che spesso gli ingredienti siano prodotti naturali (guaranà, ginseng, caffeina ecc.) non ne esclude la tossicità, soprattutto in merito ai dosaggi utilizzati. Per esempio, la dose di creatina normalmente assunta dai body builders e da molti di coloro che vogliono “metter su massa”, è di 20-25 grammi al giorno, corrispondente a oltre 12 Kg di carne, per lunghi periodi di tempo.

Non esiste alcun tipo di certezza riguardo l’innocuità di questo comportamento, soprattutto a lungo termine. Eppure, l’assunzione di prodotti non vietati per doping (farmaci, vitamine, integratori alimentari) è una prassi ormai generalizzata, sia nell’amatore che nel professionista. In realtà, già nella definizione attribuita dal Ministero della Sanità sorge il primo dubbio: come quantificare un “intenso sforzo muscolare” che giustifichi l’assunzione di supplementi?

È possibile che un corretto piano nutrizionale e una coerente pianificazione degli allenamenti e degli impegni sportivi soddisfino totalmente le esigenze di chi fa sport, anche ad alto livello?

Il professor Fabrizio Angelini, medico endocrinologo, consulente nutrizionista della Juventus e consigliere nazionale SIAS (Società Italiana di Alimentazione e Sport), ci è venuto in soccorso e ha messo a disposizione tutta la sua esperienza e la sua competenza per rispondere a queste e altre domande.

Tendenzialmente, un programma alimentare studiato sull’atleta riesce a garantire il completo soddisfacimento dei suoi bisogni?

Innanzitutto, un piano nutrizionale deve essere frutto di un’accurata fase diagnostica, volta a investigare diversi fattori. A livello ematochimico generale, per verificare che non ci siano carenze (anemia), che l’apparato metabolico funzioni bene (funzionalità epatica e renale), che non siano presenti marker di infiammazione (es. proteina C-reattiva). Sono poi da valutare eventuali intolleranze alimentari, sebbene ancora non esistano metodiche certe per identificarle, ma alcuni test (es. il Test Alcat) se eseguiti dopo un’accurata anamnesi possono dare indicazioni interessanti. Poi, ancora, i parametri ormonali, soprattutto per quel che riguarda la funzione tiroidea, gonadica e surrenalica. Non trascurerei soprattutto negli atleti di endurance o top level la valutazione dello Stress Ossidativo, che può essere eseguita sia sul plasma (d-roms test e BAP) che sulle urine (dosaggio della malaldeide urinaria). Per quanto riguarda la composizione corporea, ritengo importante sottolineare un corretto utilizzo dell’impedenziometria, che non dà informazioni sulle masse, bensì sui liquidi corporei. Massa magra e massa grassa sono misure che si ricavano tramite equazioni indirette, che non sono così precise. L’impedenziometria, invece, fornice informazioni importanti sullo stato di idratazione e sulla quantità di cellule metabolicamente attive. La metodica standard per la valutazione delle masse corporee è la Dexa, che consente di avere anche informazioni segmentarie, per la valutazione della distribuzione del grasso corporeo o eventuali sviluppi asimmetrici della muscolatura. Va inoltre eseguita la valutazione del dispendio energetico, tramite calorimetria indiretta o holter metabolico o l’associazione dei due. Importante è, infine, l’anamnesi nutrizionale: come il soggetto mangia, orari di pasti e allenamenti, orari di sonno e veglia.
La valutazione della sfera personale è tanto più importante nell’atleta amatoriale, la cui vita sportiva non è così rigorosa e deve essere fatta conciliare con la giornata lavorativa. Secondo gli ultimi dati della letteratura, un soggetto che svolge attività fisica due volte la settimana è considerato un sedentario. Quindi, già chi sostiene 4-5 allenamenti settimanali di buona intensità è da considerarsi un atleta con delle necessità che vanno oltre il maggiore fabbisogno calorico: il piano nutrizionale deve considerare la regolazione dei macro nutrienti, degli orari di assunzione, valutare la necessità di eventuali supplementi e considerare infine il valore antinfiammatorio, per evitare che l’atleta si infortuni troppo spesso o che recuperi bene quando gli impegni sono ravvicinati.

A suo parere è ragionevole che un atleta amatoriale, così come un frequentatore di centri fitness, assuma integratori alimentari? Come gestire in assenza di uno specialista posologie, scelte, dosaggi?

Intendiamoci sul concetto di integrazione alimentare. Se una persona svolge attività fisica con intensità media e si alimenta in maniera adeguata con un piano nutrizionale stabilito da un nutrizionista, il più delle volte non necessita di una supplementazione per l’attività sportiva magari daremo delle indicazioni sul timing di assunzione dei nutrienti. Ma se il riferimento è il livello standard di alimentazione, quindi non calibrata nella quantità e nella qualità, allora la risposta è molto probabilmente affermativa, soprattutto per il discorso legato all’infiammazione. Quello che assolutamente non deve essere praticato è il faidate: creatina, aminoacidi ramificati, proteine, omega 3 tutte le integrazioni devono essere valutate all’interno di un piano nutrizionale gestito da un professionista, perché la loro assunzione sia giustificata da un razionale. Eppure il faidate è molto diffuso…

Prendiamo ad esempio la creatina, assunta, secondo gli studi effettuati dall’Istituto Superiore di Sanità, dal 50% degli atleti, e molto diffusa anche fra gli amatori: non esiste dimostrazione scientifica di un suo possibile effetto anabolizzante, e rispetto all’effetto energetico come riserva fisiologica per la contrazione per l’ATP, dura solo pochi secondi, quindi può essere utile solo negli sport che durano pochi minuti e che necessitano di uno sforzo immediato. Perché, a suo parere, questo prodotto è così utilizzato?

La creatina è un integratore ottimo, ma deve avere un razionale: non tutti i tipi di sport ne giustificano l’assunzione, ma ci deve essere una prescrizione, non farmacologia, ma di integrazione. Altrimenti, parliamoci chiaro, è alterare la prestazione. Non si sa se la creatina assunta oltre una certa grammatura possa fare male, ma sicuramente non produce effetti positivi sulla performance. Non esistono dati in letteratura e questo vale per moltissime sostanze. Una supplementazione può essere motivata solo da una carenza, o da un momentaneo stress dell’organismo, che si può verificare, per esempio, dalla perdita di massa magra, per cui utilizzerò sostanze pro-anaboliche o anti-cataboliche. Se, per esempio, l’atleta deve sostenere un impegno fisico importante protratto nel tempo posso utilizzare anche sostanze ergogeniche, Altrimenti, si va contro al primo principio della nutrizione dello sport che dice: preserviamo la salute dei nostri atleti.

Molti considerano l’assunzione di integratori alimentari come l’anticamera del doping: lei è d’accordo con questa opinione?

Quando qualsiasi prodotto viene utilizzato senza uno specifico razionale e a dosi elevate, si entra nel sottile confine fra integrazione, supplementazione e doping. Ma sia chiaro: se cerco un’iper-dose è perché voglio ottenere un ipereffetto. I nostri nonni non avevano bisogno di un nutrizionista dello sport, perché il rapporto con l’alimentazione era molto diverso: il cibo era l’energia immagazzinata necessaria per svolgere la propria giornata. Oggi l’attività fisica viene limitata a una parte della giornata, uno sforzo concentrato in un breve lasso di tempo rispetto al normale stat o di sedentarietà, e non è detto che questo produca effetti sempre positivi. L’amatore a volte è a rischio di salute più del professionista, perché non è seguito da nessuno. In questi atleti il ruolo del nutrizionista sarebbe fondamentale. Come Sias (Società Italiana di Alimentazione e Sport) stiamo strutturando un questionario anamnestico per svolgere un’indagine epidemiologica sulle abitudini alimentari dello sportivo, a partire da come si alimenta, si idrata, se usa integratori e chi glieli prescrive. Le faccio un altro esempio con delle sostanze che sono attualmente molto di moda: gli antiossidanti. Ebbene, lo stress ossidativo è molto difficile da individuare e riconoscere, è un processo fisiopatologico che conosciamo ancora poco, eppure sono ormai tantissimi sul mercato i prodotti venduti come in grado di combatterlo: che logica ha? Valutiamo lo stress ossidativo e poi interveniamo con un’antiossidazione mirata. Anche le vitamine… una dose da 500 mg di vitamina C ha sicuramente un’azione antiossidante , ma esistono delle modalità e delle necessità di assunzione.
Certo che se un atleta si alimenta in modo scorretto, considerando anche che il valore nutrizionale degli alimenti non è più quello di un tempo, ci può essere una carenza vitaminica: ma la carenza nutrizionale va comunque rilevata.

Sempre la stessa ricerca condotta dall’Istituto Superiore di Sanità ha inquadrato questo fenomeno di abuso di sostanze come “medicalizzazione dell’atleta”: infatti, oltre a integratori (assunti dal 70% degli sportivi) e vitamine soprattutto C e D (dal 100%), si è registrato un abuso di farmaci veri e propri (soprattutto FANS, antidolorifici con azione antinfiammatoria, fra i più utilizzati, anche alla ricerca di un’azione preventiva sul DOMS). Uno studio effettuato dalla Fifa su rapporti redatti dai medici delle squadre che hanno partecipato ai mondiali del 2002 e del 2006 riporta cifre elevatissime di consumo di integratori e farmaci, numeri che, nelle parole del responsabile del settore medico della FIFA Jiri Dvorak “sollevano interrogativi sul fatto che i medicinali siano presi solo per ragioni terapeutiche” facendo ipotizzare una eccessiva prescrizione di farmaci per uomini adulti sostanzialmente sani. Qual è la sua opinione in merito?

Io non sono un medico dello sport, ma come medico non sono assolutamente d’accordo. L’atleta è fondamentalmente una persona sana, anche se il professionismo porta spesso con sé dei problemi fisici importanti. Ma una macchina che si usura prima non giustifica, comunque, l’utilizzo indiscriminato di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) o di altri tipi di trattamento. Sicuramente la possibilità di pianificare preparazioni atletiche sempre più mirate e individualmente differenziate rappresenta una difficoltà negli sport di squadra, ma io credo che l’atteggiamento tendenzialmente prescrittivo sia, purtroppo, anche retaggio della nostra formazione medica italiana. Il farmaco deve essere somministrato in fase acuta, quando c’è dolore, o infiammazione, sicuramente solo in presenza di una diagnosi. Invece, pensi solo che il pacco gara dell’ultima Stramilano conteneva un libretto di consigli utili*, in cui si indicava espressamente di prendere un’aspirina (che è un FANS) subito dopo la gara… ma si rende conto? Un anticoagulante! Teniamo anche conto che l’aspirina, andando a inibire le prostaglandine, ha un effetto negativo sulla diuresi e sul ricambio idrico… Poi è chiaro che, davanti a un trama acuto o infiammazione acuta, il medico deve fare il medico, anche se ci sarebbero comunque molti approcci diversi. Credo che l’approccio multidisciplinare, che include anche visioni non esclusivamente “mediche” come la fitoterapia, l’omeopatia, l’osteopatia, sia importante anche per capire il motivo che causa gli eventi traumatici o infiammatori. Altrimenti, è come prendere un antinfiammatorio per il mal di testa senza indagare mai sulle origini del mal di testa. Poi gli atleti si rompono lo stesso, ma se tenuti sotto controllo si riducono le incidenze.

  • Da “10 consigli per la vostra prima maratona”, firmati da Linus. Con la collaborazione scientifica del Dottor Giuseppe Fischetto, specialista in Medicina dello Sport e Medicina Interna, responsabile Settore Sanitario Nazionale della Fidal, membro della Commissione Medica e antidoping della Federazione Internazionale atletica leggera. “tornano buoni due o tre consigli, questi sì uguali per tutti, dilettanti e professionisti. Subito dopo il traguardo un bicchiere di Coca Cola ha il potere di “ri-av-viare” il vostro stomaco come fate col vostro computer, qualcuno addirittura riesce a scolarsi una meravigliosa birra gelata. Poi un’aspirina per aiutare l’organismo a smaltire tutti i piccoli processi infiammatori, se non qualcosa di più potente con la supervisione di un medico sportivo”.

Fonte: Professione Fitness – Gennaio 2010

PROF. FABRIZIO ANGELINI Medico Chirurgo Specialista in Endocrinologia – Docente di Psiconeuroendocrinologia Università di Parma – Medico Nutrizionista Juventus Fc Torino – Responsabile Sezione Nutrizione e Sport SIAS.



Settembre 30, 2009 Newsletter

A Londra, alla conferenza della WCRF su alimentazione e cancro, si è discusso di temi fondamentali per l’impostazione individuale e sociale dell’alimentazione mondiale per i prossimi 10 anni. I dati presentati parlano della possibilità di ridurre di oltre 1/3 le morti per cancro, curando l’alimentazione.

In questo convegno a Londra, si è parlato di un tale numero di morti evitabili con sole scelte alimentari, cifre da farci riflettere.

Alcuni ricercatori internazionali della WCRF hanno segnalato il fatto che l’attivazione della infiammazione causata dalla ingestione del cibo e quindi la presenza delle citochine (sostanze prodotte dagli anticorpi che vivono sotto la mucosa intestinale) derivanti dal rapporto tra intestino e cibo, sono in grado di partecipare alla induzione delle forme tumorali (un po’ come dire che le allergie alimentari ritardate, cioè le intolleranze alimentari, potrebbero contribuire alla induzione di forme tumorali).

Significa che c’è un fenomeno infiammatorio alimentare, percepito dai pazienti, che deve essere meglio definito e capito, ma c’è. Sappiamo anche che la diagnostica di una intolleranza alimentare è ancora oggi affidata a test non convenzionali.

Esiste in Italia da alcuni anni l’unico test in grado di diagnosticare le allergie alimentari o intolleranze alimentari, ALCAT® Test, utile strumento diagnostico per il medico che può elaborare delle strategie e soluzioni cliniche.

Negli ultimi tempi è stato chiarito che le allergie alimentari hanno due vie preferenziali, la classica con produzione di IgE e la via alternativa, con sviluppo su anticorpi granulociti che si attivano al contatto di un alimento non tollerato dall’organismo.

Un cenno al problema dell’obesità, che è riconosciuta oggi come il più importante fattore di induzione tumorale esistente.
Una recente scoperta rileva che i Macrofagi, cellule connesse alla allergia, si attivano determinando insulino resistenza e ingrassamento.
Questo fatto ci fa ragionare sul ruolo importante della infiammazione allergica da cibo nell’obesità e quindi su come questa favorisca malattie cardiovascolari e addirittura promuova il cancro.

Quello che l’Istituto di Medicina Biologica sta facendo in questi anni di duro impegno professionale e di ricerca, va al di là del conteggio delle calorie: l’I.M.B.IO., mette in prima fila la ricerca di soluzioni per contrastare la genesi tumorale e l’obesità.

 



Luglio 30, 2009 Newsletter

Lo scorso 22 giugno si è svolto a Monopoli un convegno sul tema delle medicine integrate.

In questa occasione i maggiori esperti nazionali del settore hanno evidenziato tramite le loro relazioni che un approccio integrato è in grado di dare risultati migliori; ciò significa che oltre alla malattia si deve curare soprattutto il paziente intendendolo come un insieme di organi e apparati che si influenzano vicendevolmente e non come accade spesso ancora oggi considerando i vari distretti corporei completamente staccati l’uno dagli altri.

In particolare ciò è vero per i pazienti oncologici nei quali l’approccio con le metodiche tradizionali può essere favorevolmente ampliato affiancando altre metodiche che possono migliorare il risultato terapeutico.

E’ il caso dell’ipertermia, trattamento conosciuto da molti anni e utilizzato in molti Paesi. Come spiegato dal dottor Di Fede al convegno di Monopoli l’ipertermia è un trattamento che utilizza le proprietà terapeutiche del calore sia con azione diretta tumoricida sia come azione indiretta creando un ambiente sfavorevole alla crescita tumorale; essa può essere applicata in associazione alla chemioterapia e alla radioterapia sia con intento curativo che con intento di miglioramento della qualità di vita.

Purtroppo in Italia non sono molti i Centri che utilizzano l’ipertermia ed anche nell’ambito oncologico questa terapia è poco conosciuta; date le sue modalità di azione, la sua facile applicabilità e la scarsità di effetti collaterali rilevanti può invece essere un valido supporto nell’iter terapeutico del paziente oncologico.

Un ottimo riferimento è il libro scritto dal dr Di Fede: “Principi e applicazioni di Ipertermia – applicazioni cliniche in oncologia medica”; in esso vengono espressi gli aspetti teorici e pratici dell’ipertermia in campo oncologico unitamente a concetti di biochimica e biologia molecolare che possono essere di notevole utilità nella gestione dei pazienti affetti da tumore



Febbraio 1, 2009 Newsletter

Ma la dieta serve a far dimagrire le persone veramente o non serve a nulla? Dalle ultime ricerche emergono dei nuovi dettagli sull’uso e concetto di dieta.Il parere di alcuni esperti in campo nutrizionale affiancati da psicologi, afferma che il calcolo delle calorie e dei pesi conta meno delle emozioni. Anzi a volte è la causa scatenante delle oscillazioni di peso con effetto yo-yo dopo anni di diete di ogni tipo.

Il termine dieta viene dal greco “Dieta” che significa vita, stile di vita, ed è proprio a questo che bisogna mirare: il cambiamento o la parziale modifica del proprio stile di vita aiuta molto più che una bilancia per pesare gli alimenti prima di cucinare!
A questo proposito il sapere quale tipo di alimento è più utile per il nostro tipo di metabolismo, e quale ci aiuta meno o è meno favorevole, è importante in questo tipo di approccio nutrizionale.

Il test degli alimenti ALCAT® ci orienta sul tipo di alimento che ci fa sentire stanchi, svogliati, senza energie o memoria, che ci fa sentire gonfi con un senso di pienezza sin dai primi bocconi. Tramite un prelievo di sangue possiamo conoscere gli alimenti che ci disturbano e favorire altri alimenti che ci aiutano a stare in forma. Il primo farmaco è il cibo!

Il profilo pratico alimentare e le emozioni ad esso legate sono oggetto di studio da diverso tempo. Presso il nostro istituto da alcuni anni si pratica questo tipo di analisi, di aiuto e supporto determinante nel controllo del peso e del rapporto con il cibo.
Le ricerche fino ad ora e l’esperienza dei medici nutrizionisti e non, confermano che alla base di alcuni meccanismi metabolici ci sono alcuni mediatori chimici che modulano le sensazioni legate al cibo. Tra questi la serotonina gioca un ruolo rilevante. A tutti è nota la voglia di alcuni alimenti rispetto ad altri, come il carboidrato o il cioccolato e altri. La causa è nella produzione di quantità adeguate di serotonina. Il cibo intollerato fa produrre molta serotonina che viene rapidamente consumata e quindi questo innesca un meccanismo per il quale il determinato alimento è richiesto con maggiore frequenza. Ecco come la biochimica e in particola modo i neurotrasmettitori, ancora una volta, sono alla base delle nostre emozioni, come già negli anni settanta una ricercatrice Americana, C. Pert, affermava nel suo libro “molecole d’emozioni”.

Sapere verso quali cibi abbiamo delle intolleranze ci aiuta a modulare meglio la produzione di molecole deputate alla modulazione dei nostri bisogni emotivi e metabolici, quindi ci aiuta a controllare meglio il nostro rapporto con il cibo, modificare anche in piccola parte lo stile di vita e stare più in forma.

La medicina tradizionale e la medicina cosiddetta complementare offrono degli aiuti anche di tipo farmacologico o fitoterapico nel controllo del peso e del metabolismo.


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Gennaio 30, 2009 Newsletter

Suona la sveglia… ci si veste in fretta.. si beve un caffè al volo e si corre incontro alla giornata.Questo è il rituale mattutino di milioni di italiani che però commettono un grave errore: saltare la colazione.

Molti studi ormai affermano che la prima colazione rappresenta un momento fondamentale della propria alimentazione; eliminarla o affrontarla nel modo sbagliato è una scelta dietetica scorretta, secondo i risultati della ricerca in campo nutrizionale.
Infatti chi non mangia al mattino tende a sovraccaricare l’organismo nelle ore successive andando incontro a problemi metabolici, a riduzione delle capacità fisiche e psichiche, rallentando il metabolismo.

Una buona colazione mattutina tende invece ad accelerare il metabolismo e permette di cominciare la giornata nel modo migliore. Secondo molti esperti di nutrizione la prima colazione dovrebbe apportare almeno il 20% del fabbisogno calorico giornaliero.
I cibi più indicati sono quelli della tradizione italiana quali latte, yogurt, frutta fresca; essi sono in grado di dare quantità di proteine e sostanze antiossidanti in maniera bilanciata che favoriscono il processo di disintossicazione dell’organismo e contemporaneamente forniscono l’energia per l’inizio della giornata.

Un contributo importante ad una colazione corretta è dato dalla conoscenza di eventuali intolleranze alimentari tramite il test ALCAT; con un semplice prelievo di sangue vengono rilevati alimenti o gruppi alimentari a cui si è intolleranti e pertanto si può costruire un regime alimentare personalizzato che tenga conto da un lato delle esigenze metaboliche e dall’altro di quelle sociali e lavorative.



Dicembre 30, 2008 Newsletter

L’artrosi viene definita come una malattia degenerativa legata alla usura delle articolazioni; essa ha andamento progressivo e nei casi gravi può anche determinare importanti limitazioni funzionali tanto da richiedere un intervento chirurgico La ARTROSI del GINOCCHIO o GONARTROSI è una delle forme più frequenti di artrosi perché il ginocchio è una articolazione molto sollecitata e sottoposta a stress funzionale elevato; se poi si aggiungono situazioni come come obesità, problemi posturali, pregressi traumi, cioè fattori di rischio piuttosto comuni, è facile comprendere come questa patologia sia così diffusa.

In genere il sintomo dominante è il dolore che dapprima è sporadico poi man mano che aumenta il processo degenerativo diventa sempre più frequente ed intenso.

Nelle forme più avanzate la capacità funzionale della articolazione diventa molto scarsa per cui l’unico rimedio è la chirurgia.
Nelle forme meno gravi si possono utilizzare vari tipi di trattamento.
Presso l‘istituto di medicina Biologica di Milano, per la artrosi del ginocchio vengono utilizzate due metodiche che sono generalmente molto utili :

1) l’ipertermia che si basa sulla azione terapeutica del calore prodotta da una apparecchiatura che emette onde elettromagnetiche ad una determinata frequenza, importante è ricordare l’assenza di effetti collaterali

2) campi magnetici pulsati,che sfruttano onde magnetiche a bassissima frequenza il cui scopo è quello di indurre uno stimolo rigenerativo sulla cartilagine usurata, con l’aiuto di integratori specifici che stimolano l’attività riparatrice delle articolazioni. Unica contro indicazione è l’epilessia e la gravidanza o uso di stimolatori cardiaci.

Questi due terapie si possono utilizzare da sole o sinergicamente in base alla situazione; risulta in ogni caso utile aggiungere una opportuna terapia di supporto per le due terapie proposte.

La scelta della opzione terapeutica viene fatta in base ai dati clinici e radiologici e modulata in base alla risposta clinica.

In considerazione della diffusione della patologia e tenuto conto dei buoni risultati conseguiti nella nostra esperienza clinica,riteniamo che il nostro metodo di cura sia applicabile in un numero ampio di pazienti con buone probabilità di miglioramenti clinici specie per il controllo del dolore.

Dr. Marco Mancuso



Novembre 30, 2008 Newsletter

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) lancia un allarme: i bambini abusano di merendine ipercaloriche, sono sedentari e non praticano sport. La conclusione è che la percentuale dei bambini obesi sta aumentando in maniera preoccupante, più del 23% sono obesi. Secondo un’indagine svolta su 46 mila bambini, in 2.610 scuole elementari, i bambini mangiano merende ipercaloriche e solo 1 su 10 pratica attività sportiva raccomandata per la sua età. Un dato che fa riflettere noi adulti e genitori. Per quanto riguarda gli adulti, il 18% degli uomini e il 22% delle donne è obeso. Il Sud è stato bocciato nella mappa italiana sull’obesità con la più alta densità di persone obese. Per obesità si intende un BMI > 30 ( body mass index).

Le regioni meridionali sono le più colpite da questo fenomeno.
In particolare la Campania raggiunge il tasso record di 21% di bimbi obesi contro il 12% della media nazionale. Mentre il record positivo spetta al Nord, in particolare al Friuli Venezia Giulia con appena il 4%. Ciò che preoccupa oltre ai dati appena esposti, è che quattro mamme di bambini obesi su 10, non riconoscono che i loro bambini sono in sovrappeso e dunque si alimentano in modo sbagliato. I ricercatori puntano il dito sulla merendina di metà pomeriggio, troppo calorica per l’86% dei bambini e contro l’abitudine di saltare la colazione come fa l’11% dei giovanissimi o la fa male.

Anche le ore di ginnastica non sono sufficienti e solo 1 bimbo su 10 pratica sport adatto alle proprie esigenze, prevale la sedentarietà tra i giovanissimi. In qualche modo noi operatori sanitari, dobbiamo intervenire per modificare i dati allarmanti di una società che sta evolvendo in quello che ormai tutti conoscono, la sindrome metabolica e il diabete di tipo 2. la scuola italiana è carente nell’offrire ore di ginnastica adeguate all’età e inoltre i giochi della gioventù che permettevano ai ragazzi di entrare a conoscere il mondo dello sport, non si svolgono più da anni.

Il 30% degli adulti grassi è vittima dell’effetto yo-yo, con diete non adeguate, che fanno cambiare taglia in poche settimane e altrettanto velocemente li fanno riacquistare. E per sfuggire all’effetto yo-yo, sempre più italiani si rivolgono alla chirurgia plastica.

La prevenzione deve nascere dalla famiglia, imparare a mangiare, nutrendosi con alimenti equilibrati e freschi, ed essere estesa ai settori pubblici come le scuole, cambiando i menù troppo spesso ricchi di cibi calorici e molto conditi per renderli più appetitosi. Gli operatori sanitari dovrebbero essere più attenti ai problemi legati al peso e allo sviluppo dei bambini in età scolare, perché è proprio in questo periodo che si preparano i “futuri malati”.

L’alimentazione fa parte della prevenzione in maniera determinante, un aiuto alla scelta dei cibi che possono contribuire a mantenere uno stato di salute è la ricerca delle intolleranze alimentari con sistema ALCAT. Un test che serve a svelare gli alimenti che contribuiscono a mantenere uno stato infiammatorio e che aiuta a riprendere le redini della propria salute.

L’investimento fatto oggi in senso della prevenzione per lo stile di vita, l’alimentazione, il movimento, la scelta di eventuali integratori e altro ancora, contribuisce a stare meglio domani, affrontando le fasi della vita in salute ed efficienza psico-fisica. I bambini di oggi saranno i grandi di domani.

 


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