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Febbraio 24, 2015 Newsletter

Siamo giunti alla fine di un percorso, a tratti faticoso ma ogni giorno sempre più stimolante, a conclusione del quale possiamo ritenerci soddisfatti del lavoro svolto.

Naturalmente parlo del format tv “La Salute Vien Mangiando”, progetto in cui ci siamo lanciati qualche mese fa ma a cui non saremmo mai riusciti a dar forma da soli se non avessimo potuto contare sull’estro sempre innovativo della Dott.ssa Paola Carassai, responsabile legale e amministrativo dell’Istituto di Medicina Biologica, sul contributo di tutti i professionisti che ruotano attorno ad Imbio, agli sponsor che come noi hanno creduto e investito in questo progetto, alla Ma Ma srl che ci ha fornito sostegno logistico ed organizzativo da esperti del settore, agli Chef che di puntata in puntata si sono alternati ai fornelli per dimostrarci che la triade bello-buono-sano in cucina funziona davvero e per ultimo un ringraziamento va, non per minore importanza ma perché nostra diretta consulente alimentare e sostenitrice di tutti quegli ideali che quotidianamente alimentano le nostre giornate e ci spingono a lavorare sempre meglio, a Tiziana Colombo nel suo ruolo di inviata speciale a sostegno degli Chef in cucina.

Naturalmente era nostro interesse non limitarci a dare solo pure e semplici nozioni teoriche ma spiegare davvero come mettere in pratica, davanti ai fornelli, quanto consigliato dai professionisti che si sono alternati in studio, in modo che i telespettatori potessero davvero trarre vantaggi da applicare nella vita di tutti i giorni.

Pensiamo, a tal proposito, di poter fare un bilancio positivo di questa esperienza, sperando di aver offerto al pubblico che ci ha seguito in queste settimane, un servizio davvero utile e di essere stati in grado di spiegare in maniera chiara di quanto certe patologie possano essere gestite e perché no anche prevenute con l’aiuto di una corretta ed equilibrata alimentazione.

Vi lasciamo con quello che è il titolo della trasmissione, lo slogan fondamentale di questo progetto e del nostro impegno quotidiano sul lavoro:

LA SALUTE VIEN MANGIANDO…NON DIMENTICATELO MAI!

 



Gennaio 8, 2014 Newsletter

Ebbene sì, è possibile che qualcuno tra noi possa soffrire di una serie di fastidiosi e persistenti disturbi che trovano come causa un’intolleranza agli alimenti appartenenti alla famiglia dei fughi. E non è difficile immaginarne le cause; basterebbe avere come abitudine mangiare cibo cinese qualche volta a settimana, e magari associare a ciò un consumo eccessivo di prodotti lievitati, scegliendo spesso una panetteria nella pausa pranzo, per sentirsi gonfi, irritati, soffrire di nausea, mal di testa e magari avere strane eruzioni cutanee.

Questo è solo un esempio per mostrare come comportamenti alimentari monotoni possano essere determinanti nell’insorgenza delle intolleranze alimentari, in particolare quelle ai funghi e ai lieviti; questi ultimi, da una recente analisi ottenuta dai referti ALCAT Test di IMGeP degli ultimi tre anni (*), sono risultate le intolleranze, dopo quella al Nichel più diffuse tra i nostri pazienti. Si pensa quindi che i soggetti intolleranti ai prodotti lievitati lo siano anche ai funghi poiché entrambi gli organismi sono eucariotici e fanno parte dello stesso ramo evolutivo; pertanto il nostro sistema immunitario è facile che riconosca e reagisca allo stesso modo nei confronti dei cibi appartenenti ad entrambi i gruppi proprio perché vicini biologicamente.

IMGeP- Istituto di Medicina Genetica Preventiva di Milano per poter meglio identificare questo tipo di reazioni avverse e valutarne più differenziatamente l’origine, ha voluto realizzare un nuovo pannello ALCAT 25 + 5. Questo nuovo Test ALCAT aggiunge, ai classici 25 alimenti del Pannello ATSP 25, cinque rappresentanti della famiglia dei Funghi. Il nostro ATPS 30 speciali Funghi potrà anche essere sfruttato per vagliare e confermare la correlazione tra intolleranza ai lieviti e ai funghi.

Perché proprio l’intolleranza ai funghi? Come dicevamo la moda del cibo cinese e la diffusione di alcune sostanze alla base di ormai molti integratori utilizzati per varie problematiche (prestazione sportiva, rafforzamento delle difese immunitarie..) potrebbero, nel complesso, arrivare ad accumularsi nel nostro organismo tanto da provocare intolleranza.

Senza nulla togliere alle proprietà straordinarie di alcuni estratti di funghi himalayani e alla cultura e al fascino della cucina orientale, sicuramente ricca di cibi dalle alte qualità organolettiche, che non merita altro che essere apprezzata e provata come le altre cucine di tutto il mondo; il nostro scopo non è certo negativizzare né l’integrazione né il cibo etnico. Il punto non sono gli ingredienti, le sostanze e i cibi di origine cinese, il punto è affidarsi troppo spesso a soluzioni alimentari veloci, comode, abbondanti ed economiche ma a lungo termine deleterie.
In conclusione, il messaggio importante è: “verifichiamo”, cosa ci sta intossicando? Troviamo ciò che non funziona nelle nostre abitudini alimentari, “disintossichiamoci” e “impariamo” memori dei malesseri sofferti che varietà e qualità dei cibi devono rientrare nella nostra quotidianità.

 



Novembre 30, 2012 Newsletter

La gravidanza è uno stato particolare durante il quale tutto il metabolismo della donna va incontro a profonde modificazioni. È bene quindi provvedere con un cambiamento nutrizionale in grado di fornire il corretto apporto calorico e tutti i nutrienti necessari alla mamma e alla crescita del bambino.

Durante le visite di routine, peso e bilancia sembrano essere il fulcro cruciale per gran parte di medici e ginecologi. In realtà, accanto al capitolo del controllo del peso, si apre quello sul corretto apporto di macro e micronutrienti e quello riguardante la prevenzione di sindromi allergiche e intolleranze. Per il benessere di mamma e bambino è importante quanto la donna mangia, ma è fondamentale che cosa mangia. La gestazione deve essere un momento di “educazione alimentare” e non di “restrizione”.

Data la posta in gioco, la gravidanza può essere per la donna un’ottima occasione per acquisire nuove conoscenze in ambito nutrizionale come il corretto frazionamento dei pasti durante la giornata, il corretto apporto di tutti i macronutrienti (carboidrati, proteine, fibre, lipidi) e micronutrienti (sali minerali, vitamine) e la prevenzione di allergie e intolleranze.

L’aumento ponderale in gravidanza è strettamente correlato al peso pre-gravidico e al BMI (Boby Mass Index o Indice di Massa Corporea): un BMI corretto e nella norma lascia di solito ben sperare in un aumento di peso corretto rispetto a un BMI da sottopeso o sovrappeso. Nel primo trimestre, è previsto un aumento di peso di circa 2 kg, dal secondo trimestre il controllo deve essere più oculato e non deve essere superiore ai 500g settimanali onde evitare sofferenza fetale.

In generale evitare gli alcolici e limitare i “nervini” (caffè, tè, cacao) che stimolano la contrazione muscolare e quindi anche quella uterina.

E’ bene frazionare i pasti rispettando lo spuntino di metà mattina e metà pomeriggio così da evitare pasti abbondanti che possono aggravare sintomi quali gonfiore, nausea, vomito. Sempre per gli stessi motivi è consigliato evitare cibi “pesanti” quali fritti, piatti troppo conditi, grassi animali (lardo e pancetta), dolci a base di panna e burro. Nei casi di nausea e vomito evitare piatti in brodo, preferire una colazione salata a quella dolce, prediligere le verdure cotte e condimenti a base di limone (ricordiamo che la presenza di vitamina C favorisce l’assorbimento del ferro presente negli alimenti).

È consigliata la massima igiene alimentare e un’abbondante idratazione (2L di acqua al giorno).

Tenere presente l’aumento del fabbisogno nutrizionale e in particolare di vitamine, calcio, potassio, ferro, fosforo e acido folico; da qui l’importanza di un’alimentazione completa. Meglio sopperire a tale fabbisogno da fonti naturali (gli alimenti) prima che dagli integratori (per quanto riguarda l’acido folico, di cui gli alimenti sono poco ricchi, è bene assumere un integratore secondo indicazione medica). Si consiglia di accompagnare i pasti principali con una buona porzione di verdura (meglio se di stagione) e di assumere due porzioni di frutta al giorno. Frutta, verdura e legumi sono ricchi in micronutrienti. Prediligere, inoltre, i cibi integrali (il pane integrale ad esempio contiene sette volte più ferro di quello bianco).

Veniamo ora all’importanza di un’alimentazione sì equilibrata ma allo stesso modo “preventiva”, come già accennato, nei confronti di allergie e intolleranze alimentari. Ad esempio, nei casi di donne particolarmente allergiche, alcuni studi riportano una minore incidenza di forme allergiche ereditarie se, durante la gravidanza, la donna ha seguito un controllo nutrizionale atto a ridurre tutti i nutrienti che potrebbero far scaturire il problema già nel neonato. Preferire quindi alimenti “anallergici” quali carni bianche, pesce, riso, latte di capra, ecc. riducendo il consumo di latte vaccino e latticini, uova e alimenti molto allergenici (fragole, pesche, frutta secca, cacao, ecc.).

La nutrizione della donna gravida deve essere sì “libera” e a suo gusto secondo le cosiddette “voglie”, ma è comunque giusto attenersi a un profilo nutrizionale molto vario così da evitare, o accentuare, intolleranze alimentari nella mamma e quindi “accumuli” nel nascituro.

Se sospettate di essere intolleranti o se semplicemente volete assicurarvi di seguire un’alimentazione corretta anche per il vostro bambino, una buona idea potrebbe essere quella di eseguire il test ALCAT per le intolleranze alimentari. In seguito, un esperto potrà indicarvi il tipo di alimentazione più idonea per voi, così da evitare spiacevoli sintomi in un momento tanto atteso! L’ALCAT Test, diffuso da più di vent’anni e validato da numerosi studi condotti presso centri di ricerca (Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, Laboratorio di Immuno-Allergologia, pubblicazioni sulla rivista ufficiale dell’European Academy of Allergology and Clinical Immunology), permette di seguire una terapia non farmacologica ma nutrizionale. Dopo una prima fase di eliminazione dei cibi risultati positivi al test, si procederà con la reintroduzione graduale e controllata di tutti gli alimenti.

In conclusione, oltre che per il rischio di aumento ponderale, il controllo dell’alimentazione della madre in gravidanza è importante per lo sviluppo del feto e per la prevenzione di allergie, intolleranze alimentari, dermatiti atopiche, bronchioliti, coliti, ecc., sintomi che possono presentarsi già dalle prime settimane di vita del bambino.

a cura della dr.ssa Jessica Barbieri, Biologa Nutrizionista, Consulente IMBIO – Istituto di Medicina Biologica Milano.



Ottobre 5, 2011 RASSEGNA STAMPA

L’Assessment nutrizionale nello sport. Il giudizio sullo stato nutrizionale di un atleta deve basarsi sulle valutazioni antropometriche, ematochimiche ed ormonali e sullo studio del dispendio energetico La stesura di un piano nutrizionale per uno sportivo amatoriale o di élite deve adattare la richiesta dell’atleta alle esigenze ed al fine che ci vogliamo proporre. In particolare, nella Nutrizione dello Sport, il nutrizionista deve porsi come primo fine la salute degli atleti che a lui si rivolgono e, partendo da questo presupposto, raggiungere quei target che in genere vengono individuati nella Nutrizione dello Sport, vale a dire:

  • Diminuzione della massa grassa, se essa risulta essere in eccesso
  • Mantenimento e/o incremento della Massa Grasso Priva (massa muscolare in particolare)
  • Ottimizzare il dispendio di energia sfruttando al meglio i substrati energetici organici (glicogeno muscolare ed epatico) e quelli introdotti con gli alimenti e/o i supplementi durante la performance
  • Facilitare il recupero dopo lo sforzo
  • Modulare i processi infiammatori che si formano “fisiologicamente” durante l’attività fisica e che possono sia influire sulla performance che favorire in qualche modo gli infortuni muscolari.

Per raggiungere questi obiettivi, ci sembra che sia assolutamente da evitare redigere un piano nutrizionale prescindendo da una serie di valutazioni anamnestiche, ematochimiche e ormonali, antropometriche e di valutazione del dispendio di energia che saranno d’ausilio nel personalizzare al massimo il trattamento sia alimentare che eventualmente di supplementazione/integrazione.

Da un punto di vista metodologico, possiamo individuare i seguenti step:

  • Valutazione anamnestica
  • Indagini ematochimiche
  • Valutazione del dispendio energetico
  • Valutazione antropometrica

Indagine Anamnestica Nutrizionale
L’indagine anamnestica nutrizionale risulta fondamentale per valutare le abitudini alimentari dell’atleta, le sue preferenze alimentari, la quantità e qualità dei macro e micronutrienti (carboidrati, proteine, grassi , vitamine, sali minerali) e se l’atleta utilizza correttamente le forme alimentari in rapporto all’allenamento o alla competizione. In conclusione, se è sensibilizzato sul rapporto alimentazione/performance sportiva. Il colloquio risulterà utile anche nella valutazione su come l’atleta presti attenzione ad una corretta idratazione e servirà al medico anche per individuare la possibilità di cogliere precocemente eventuali sintomi di disturbo dell’alimentazione.
Altra cosa importante sarà quella di valutare alcuni segni e/o sintomi di eventuali intolleranze alimentari, ad esempio reazioni cutanee e/o generali (cefalea, stanchezza, stipsi) relative alla ingestione di un determinato alimento o di gruppi alimentari.

Esami Ematochimici – Ormonali – Stress Ossidativo
Gli esami ematochimici di routine saranno utili per valutare la normalità della glicemia, della funzione epatica tramite le transaminasi e le gamma GT, del colesterolo totale ed HDl, della sideremia, fattore poi determinante della anemia da carenza di ferro frequente negli atleti.

Le valutazioni ormonali non possono prescindere, a nostro avviso, dalla valutazione della funzione tiroidea tramite il dosaggio di FT4 – FT3 – TSH. La funzione tiroidea è indice indiretto dello stato metabolico del nostro organismo, atteggiamenti dietologici non corretti (ad esempio diete restrittive nei primi giorni di ritiro oppure durante l’anno in atleti sovrappeso) possono portare ad una “risposta” della funzione tiroidea di “difesa metabolica”, con diminuzione della produzione degli OT e aumento del TSH e, come dimostrato dalla letteratura scientifica, aumentata produzione di rT3 (ormone di risparmio metabolico). Altro dato da non sottovalutare risulta poi come la patologia tiroidea sia endemica in Italia e, pur se la popolazione da testare è anagraficamente giovane, non si possa escludere la maggiore probabilità di patologie tiroidee (es. tiroiditi autoimmuni) con alterazioni funzionali, come ad esempio un ipotiroidismo che potrebbero influenzare negativamente la performance, oppure l’associazione con altre patologie come le fibromialgie autoimmuni che possono spesso associarsi alle tiroiditi autoimmuni mettendo a rischio l’apparato muscolare. Gli altri ormoni che possono essere utili ai fini di valutare ed eventualmente prevenire lo stato di fatica dell’atleta sono rappresentati dai dosaggi del cortisolo ematico e del testosterone; infatti il rapporto T/C è stato, ed è da sempre, indicato come “indice” funzionale degli stati di over reaching e overtrainig nello sport.

Da sottolineare poi il fatto che la valutazione dell’ormone steroideo può essere effettuata anche nella saliva, evitando dunque il fastidio del prelievo ematico. Inoltre, il dosaggio dell’ormone steroideo sulla saliva permetterebbe di valutare la frazione veramente attiva dell’ormone. La valutazione dell’ormone della crescita (GH) spesso “stressata” dagli articoli on line o su riviste di settore è secondo noi di scarsa utilità pratica in quanto di difficile valutazione a seconda delle diverse fasce di età e potrebbe portare a facili e pericolose ipotesi di deficit di ormone somatotropo (GH) con innesco del fenomeno doping di utilizzo del GH a scopo correttivo di questi presunti deficit, con grave rischio per la salute degli individui sottoposti a tale pratiche illecite (maggior rischio di sviluppo di neoplasie).

I radicali dell’ossigeno ROS sono prodotti fisiologicamente durante i normali processi metabolici e la loro potenziale azione dannosa sulle membrane cellulari viene “tamponata” da un complesso sistema antiossidante messo in atto dal nostro organismo. Nell’attività sportiva si ha indubbiamente un’aumentata produzione di citochine infiammatorie e di radicali liberi legati ai processi metabolici indotti dallo sforzo fisico cui non sempre si contrappone una “risposta antiossidante”. Quando l’equilibrio tra fattori pro-ossidanti e fattori antiossidanti viene alterato a favore dei primi, si crea una situazione fisio-patologica definita “stress ossidativo” che può influire sia sulla performance che sulla predisposizione agli infortuni di natura muscolare. La valutazione dello stress ossidativo non è semplice, pochi sono i test sui liquidi biologici, soprattutto ematici ed urinari ma anche salivari che possono dare informazioni utili ai fini che abbiamo precedentemente esposto.

La valutazione dei radicali liberi nel sangue (DRoms) delle capacità antiossidanti (Oxy Test) e delle riserve antiossidanti (malondialdeide urinaria) può esser proposta come base di valutazione della presenza di uno stress ossidativo ma deve essere a nostro avviso interpretata in senso dinamico con prelievi seriati e programmati durante il periodo di allenamento e gara (stagione agonistica se l’atleta è uno sportivo professionista). Questo per identificare eventuali fenomeni di “adattamento dei sistemi di ossidazione e antiossidazione”, come spesso avviene all’inizio della ripresa dell’attività agonistica, che rendono inutile l’utilizzo ormai usuale di prodotti multivitaminici ad azione antiossidante. In questo caso i droms agirebbero come fenomeni di stimolo alle difese antiossidanti, processo che verrebbe invece inibito dall’uso non razionale dei prodotti antiossidanti.

Si rimanda al prossimo numero la continuazione dell’articolo, con la trattazione delle intolleranze
alimentari.

Fabrizio Angelini



Marzo 30, 2011 Newsletter

a cura del dr. Francesco Lampugnani

Il problema delle intolleranze alimentari sta diventando sempre più diffuso tra la popolazione e, sicuramente, i pazienti che riescono a confermare la presenza di un’intolleranza alimentare legandola ad una sequela di sintomi lamentati è ancora una grossa minoranza rispetto al grande numero di pazienti che, pur lamentando problemi importanti legati al tipo di vita che si conduce, non identificano un’intolleranza alimentare e di conseguenza un atteggiamento correttivo idoneo, perché o non conoscono l’esistenza della problematica (intolleranza), o perché non hanno ricevuto le giuste informazioni, o perché grosse dosi di scetticismo regnano 110328_alcatancora negli ambienti sanitari.

Fatta questa breve premessa, la mia esperienza in ambulatorio mi permette di confermare quanto riferito, in quanto una grossa percentuale di pazienti si è avvicinata ed ha effettuato il test per le intolleranze alimentari (che successivamente definiremo IA) solo dopo che ha avuto chiare tutte le informazioni necessarie ad associare le diverse sintomatologie manifestate alla presenza di un’IA.

Cosa molto importante è il non sapere, da parte del paziente, che tutta una serie di sintomi manifestati (gonfiore, stanchezza, stipsi, diarrea, cefalea, disturbi dell’umore, ecc) possono essere scatenati dalla presenza di un’IA. Arrivando insieme, durante l’importante momento conoscitivo dell’anamnesi, il paziente si rende conto che tante situazioni, alle quali molte volte non da peso, sono legate all’introduzione di determinati alimenti e che la successiva eliminazione o riduzione potrebbe essere di grande aiuto per il miglioramento della sintomatologia.

Come ormai sappiamo, definiamo Intolleranza Alimentare una reazione ritardata fino a 72 ore dopo l’assunzione di alimenti quotidiani e che si traduce in sintomi molto simili a quelli di un’allergia.

Alla luce della mia esperienza, sicuramente inizio a delineare importanti risultati legati alla presenza di un’IA e le abitudini di vita dei pazienti. Infatti, tra le associazioni più presenti, rientrano sicuramente le ripetitività alimentari: pazienti che ormai da anni assumono sempre gli stessi alimenti, vuoi per pigrizia, vuoi per ristrettezze di gusto.

Altre situazioni che si presentano sono legate alla qualità alimentare. Pazienti con alimentazione poco “salutista”, con utilizzo di alimenti molto sintetici (merendine, alimenti conservati, alimenti con molti grassi ed additivi chimici, ecc) e con pochi alimenti freschi e naturali, hanno manifestato, dopo anni di alimentazione di questo tipo, disturbi che ben indagati e sviscerati, hanno espresso la presenza di un’IA.

Altra situazione molto diffusa è quella legata a pazienti che hanno fatto abbondante uso di antibiotici o che hanno una situazione intestinale non ottimale. Infatti, riuscendo a ristabilire quel famoso equilibrio intestinale che è alla base di una corretta funzionalità, associato al trattamento di alleggerimento verso certi alimenti, si riesce a risolvere diverse situazioni alterate. Questi ultimi riferimenti mi permettono di sottolineare quanto sia importante avere sempre in giusta considerazione l’Eubiosi intestinale. Infatti il primo approccio operativo nei confronti di pazienti con disturbi associabili alla presenza di un’IA è proprio quello di riprendere uno stato di funzionalità intestinale ottimale. Cosa che di solito riesco a fare modificando le abitudini alimentari ed associando sempre Prebiotici e Probiotici, utili anche per una ripresa immunitaria a livello intestinale.

Per quanto riguarda la mia casistica, penso di poter dare un piccolo contributo analizzando un parte di pazienti che hanno fatto il Test per le Intolleranze Alimentari “ALCAT”.

Nello specifico, posso riferire di una casistica di 46 pazienti (31 donne e 15 uomini), con un’età compresa tra i 15 ed 65 anni, con una maggior presenza tra i 46 e 50 anni (17%) ed i 41 e 45 anni (11%) e tra i 56 e 60 anni (11%). Si iniziano anche a delineare dei profili di insorgenza delle IA molto interessanti.
Infatti come dati molto preliminari, saltano all’occhio due importanti risultati: tra gli uomini, l’intolleranza più rappresentata, è stata quella per lo Zucchero di Canna (60% del campione). A seguire Cacao (46% del campione), Caffè (40% del campione), Lievito Chimico (20% del campione) ed a seguire tutte le altre.
Per le donne invece, sempre per il campione analizzato, ho notato questo tipo di risposta: la più rappresentata è stata quella al Pomodoro (48% del campione), a seguire, Caffè, Frumento, Lievito Chimico (per tutte 35%). Discorso a parte merita l’intolleranza al Lattosio, sempre più diffusa (ovviamente), che per i due gruppi ha rappresentato una percentuale tra il 26 ed il 32%.

Molto interessante è una conferma pervenuta da uno studio Americano molto recente che dimostrava l’associazione, nei pazienti studiati, tra Intolleranze al Frumento ed ai Lieviti e la presenza di Tiroiditi. Anche nella mia casistica, ho potuto verificare quasi totalmente tale affermazione, che meriterà logicamente maggiori approfondimenti.

In conclusione, il mio giudizio su questo tipo di test è molto positivo. Ho avuto modo di confrontare i rilevamenti con altre realtà e sicuramente i risultati più importanti li ho avuti con l’Alcat.

Il test, cosa molto importante, mi permette di avere una visione più completa del paziente, che a sua volta riesce a confermare quasi del tutto la presenza dell’Intolleranza ad un alimento molto sospetto, con la controprova del miglioramento della sintomatologia legato alla disintossicazione ed alla riabilitazione verso l’alimento interessato. Inoltre, grazie all’individuazione degli alimenti, riesco a costruire un piano alimentare ritagliato a dovere e permettere tutta una serie di cambiamenti necessari per il paziente (riduzione di peso o aumento di peso; sintomatologia generale; ed infine, cosa non da poco, miglior educazione alimentare).

Penso utile, ai fine dell’informazione, aggiungere che in un certo numero di pazienti anche sportivi ho avuto modo di constatare un miglioramento delle loro prestazioni atletiche, parallelamente al miglioramento della sintomatologia generale, dopo l’individuazione di un’Intolleranza Alimentare.



Novembre 30, 2008 Newsletter

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) lancia un allarme: i bambini abusano di merendine ipercaloriche, sono sedentari e non praticano sport. La conclusione è che la percentuale dei bambini obesi sta aumentando in maniera preoccupante, più del 23% sono obesi. Secondo un’indagine svolta su 46 mila bambini, in 2.610 scuole elementari, i bambini mangiano merende ipercaloriche e solo 1 su 10 pratica attività sportiva raccomandata per la sua età. Un dato che fa riflettere noi adulti e genitori. Per quanto riguarda gli adulti, il 18% degli uomini e il 22% delle donne è obeso. Il Sud è stato bocciato nella mappa italiana sull’obesità con la più alta densità di persone obese. Per obesità si intende un BMI > 30 ( body mass index).

Le regioni meridionali sono le più colpite da questo fenomeno.
In particolare la Campania raggiunge il tasso record di 21% di bimbi obesi contro il 12% della media nazionale. Mentre il record positivo spetta al Nord, in particolare al Friuli Venezia Giulia con appena il 4%. Ciò che preoccupa oltre ai dati appena esposti, è che quattro mamme di bambini obesi su 10, non riconoscono che i loro bambini sono in sovrappeso e dunque si alimentano in modo sbagliato. I ricercatori puntano il dito sulla merendina di metà pomeriggio, troppo calorica per l’86% dei bambini e contro l’abitudine di saltare la colazione come fa l’11% dei giovanissimi o la fa male.

Anche le ore di ginnastica non sono sufficienti e solo 1 bimbo su 10 pratica sport adatto alle proprie esigenze, prevale la sedentarietà tra i giovanissimi. In qualche modo noi operatori sanitari, dobbiamo intervenire per modificare i dati allarmanti di una società che sta evolvendo in quello che ormai tutti conoscono, la sindrome metabolica e il diabete di tipo 2. la scuola italiana è carente nell’offrire ore di ginnastica adeguate all’età e inoltre i giochi della gioventù che permettevano ai ragazzi di entrare a conoscere il mondo dello sport, non si svolgono più da anni.

Il 30% degli adulti grassi è vittima dell’effetto yo-yo, con diete non adeguate, che fanno cambiare taglia in poche settimane e altrettanto velocemente li fanno riacquistare. E per sfuggire all’effetto yo-yo, sempre più italiani si rivolgono alla chirurgia plastica.

La prevenzione deve nascere dalla famiglia, imparare a mangiare, nutrendosi con alimenti equilibrati e freschi, ed essere estesa ai settori pubblici come le scuole, cambiando i menù troppo spesso ricchi di cibi calorici e molto conditi per renderli più appetitosi. Gli operatori sanitari dovrebbero essere più attenti ai problemi legati al peso e allo sviluppo dei bambini in età scolare, perché è proprio in questo periodo che si preparano i “futuri malati”.

L’alimentazione fa parte della prevenzione in maniera determinante, un aiuto alla scelta dei cibi che possono contribuire a mantenere uno stato di salute è la ricerca delle intolleranze alimentari con sistema ALCAT. Un test che serve a svelare gli alimenti che contribuiscono a mantenere uno stato infiammatorio e che aiuta a riprendere le redini della propria salute.

L’investimento fatto oggi in senso della prevenzione per lo stile di vita, l’alimentazione, il movimento, la scelta di eventuali integratori e altro ancora, contribuisce a stare meglio domani, affrontando le fasi della vita in salute ed efficienza psico-fisica. I bambini di oggi saranno i grandi di domani.

 



Marzo 30, 2008 Newsletter

3° CONGRESSO INTERNAZIONALE DI MEDICINA PREVENTIVA ED HEALTHY AGING
Milano, 07-08 Marzo 2008
Centro Congressi Hotel Meliã

Venerdì 7 Marzo, 2008

08.30-09.00 Registrazione degli iscritti

09.00-09.20 CERIMONIA D’APERTURA – Discorsi di benvenuto

09.20-11.45 1a SESSIONE – GENERAL SESSION
L’OROLOGIO BIOLOGICO: ENDOCRINO E NEUROSENESCENZA
Presidenti: C. Dalle – G. Testolin – V. Calabrese
Moderatore: D. Galimberti

09.20-09.35 Paleo-dieta e ormoni – G. L. Pazzaglia

09.35-09.50 Patologie androgeniche nella donna – E. Paglia

09.50-10.05 Qual’è il futuro della terapia sostitutiva con il DHEA? – A. Polimeni

10.05-10.20 Il GH nella pratica clinica – C. Dalle

10.20-10.35 Stress ossidativo e neurodegenerazione, il ruolo dell’acido alfa-lipoico
L. Secondini

10.35-10.50 Strategie motorie, nutraceutiche e cosmeceutiche antinvecchiamento
F. Marzatico – S. Giardina – B. Marzani M. Negro

10.50-11.05 Malattia di alzheimer e genetica dell’infiammazione: un approccio farmacogenomico – C. Caruso – G. Candore – S. Vasto

11.05-11.20 Genetica e prevenzione in oncologia – M. Klentze

11.20-11.40 LECTIO MAGISTRALIS:
Melatonina: prospettive in gerontologia e in oncologia
V. Anisimov – I.G. Popovich – M.A. Zabezhinski – G.M. Vesnushkin – I.A. Vinogradova

11.40-11.45 Discussione

 

12.00-14.10 2 a SESSIONE
In collaborazione con l’Assessorato alla Salute del Comune di Milano
STILE DI VITA PER UN VERO E PROPRIO “BEN ESSERE” E HEALTHY AGING
BIOTECONOLOGIE – GENOMICA – NUTRIZIONE – NUTRIGENOMICA

Presidenti: M. Klentze – M. Carruba – A. Polimeni
Moderatore: S. Govoni

12.00-12.18 Farmaci e memoria: il confuso confine tra benessere e terapia – S. Govoni

12.18-12.33 Prof. Carruba

12.33-12.48 Infiammazione nelle malattie degenerative croniche e dieta antinfiammatoria
A. Battezzati – G. Testolin

12.48-13.03 Il concetto di skindeep nel well-aging – parte I
A. Caputo – P. Nicolini – G. Zanardi – M.G. Di Russo – M. Belmontesi

13.03-13.18 Implicazioni per la salute nel sovrappeso e nell’obesità negli anziani: quando iniziare la prevenzione?
S. Bertoli – G. Testolin

13.18-13.33 Profili di rischio predittivi di malattia – F. Licastro

13.33-13.48 Genomica e nutrigenomica e per il successo della pratica clinica
A. Lorenzetti – F. Marotta – P. Marandola

13.48-14.05 LECTIO MAGISTRALIS:
Genomica ed invecchiamento – M. Klentze

14.05-14.10 Discussione

 

 

15.00-16.45 3 a SESSIONE – GENERAL SESSION
INVECCHIAMENTO: STRATEGIE NUTRIZIONALI E STILE DI VITA
Presidenti: S. Rattan – C. De Jaeger – V. Anisimov
Moderatore: C. Caruso

15.00-15.12 Meccanismi molecolari, microcircolazione e matrice extracellulare
F. Albergati

15.12-15.30 Equilibrio acido base e invecchiamento: stato dell’arte – S. Berkemeyer

15.30-15.48 Equilibrio acido base – G. Mc Gregor

15.48-16.00 Trattamento dietetico alcalinizzante nell’acidosi in età pediatrica
L. Proietti

16.00-16.20 Stress e conseguenze neuro-endocrino immunologiche – A. Wolf

16.20-16.40 LECTIO MAGISTRALIS:
Scienza dell’invecchiamento: principi, pratica e problemi –
S. Rattan

16.40-16.45 Discussione

 

 

16.55-18.50 4 a SESSIONE – GENERAL SESSION
ESERCIZIO FISICO, STRESS OSSIDATIVO ED INVECCHIAMENTO
Presidenti: A. Wolf – Y. Seki – E. L. Iorio
Moderatore: L. Di Renzo

16.55-17.10 Vitageni nella Medicina Antiaging – V. Calabrese

17.10-17.30 Sarcopenia e invecchiamento – C. De Jaeger

17.30-17.45 Fatigue hardening is the key mechanism of aging and diseases.
Physical-chemical softening of biological tissues is the only way for long life span without diseases –
V. P. Kisel

17.45-18.00 Ruolo della valutazione dello stress ossidativo nell’healthy aging e nella medicina preventiva – Y. Seki

18.00-18.15 Attività anaerobica e healthyaging : il metodo B.I.I.O quale allenamento di elezione – F. Balducci

18.15-18.25 La cellulite: patologia e problema estetico che si combatte a tavola
M. Cataldo

18.25-18.40 Discussione

19.00 Conclusione dei lavori di venerdì 7 marzo 2008

Sabato 8 Marzo, 2008

08.30-09.00 Registrazione degli iscritti

9.10-11.05 5a SESSIONE
STRESS E GESTIONE PSICOLOGICA. MOLECOLE NON CONVENZIONALI E
INVECCHIAMENTO

Presidenti: B. Renzi – N. Tamburlin – L. Merati
Moderatore: F. Marotta

09.10-09.23 Malattia di La Peyronie: aspettative e soddisfazioni a distanza da un punto di vista psicologico – L. Rivolta

09.33-09.46 Effetti elettroencefalografici e cognitivo comportamentali dei suoni primordiali e loro correlazioni anatomo funzionali, in medicina preventiva ed healthy aging – B. Renzi

09.46-10.00 Studi sull’utilizzo del Cordyceps Sinensis nelle performance e nel trattamento dello stress ossidativo – S. Cazzavillan

10.00-10.13 Miglioramento della qualità di vita e della prognosi quoad vitam in pazienti affetti da IBS: omotossicologia, fiori di Bach, ipnosi, farmacologia
L. Merati – B. Mantellini – F. Pierazzuoli

10.13-10.28 Dr.ssa Di Renzo

10.28-10.43 Andropausa – C. Dalle

10.43-11.00 Discussione

 

 

 

11.20-14.10 6 a SESSIONE
DEVICES, MEDICINA ESTETICA E INVECCHIAMENTO
Presidenti: A. Polimeni – F. Rinaldi – M. Belmontesi
Moderatore: A. Massirone

11.20-11.33 Fotomodulazione mitocondriale nel trattamento preventivo dell’invecchiamento – M. Ceccarelli

11.33-11.45 Luci artificiali a confronto: laser ablativo frazionale e luci a diodi
E. R. Battisti

11.45-11.57 Approccio della chirurgia mini invasiva nelle variazioni morfodinamiche del volto: nuove tendenze – P. P. Rovatti

11.57-12.10 Autotrapianto di capelli: il vero antiaging del cuoio capelluto – F. Buttafarro

12.10-12.22 Concetto di dermonutrizione nell’antiaging – M. G. Di Russo – M. Belmontesi

12.22-12.35 Più frecce nel centro del bersaglio: una proposta di approccio completo all’invecchiamento cutaneo – F. Rinaldi – M. Castiglioni

12.35-12.48 Come raggiungere la bellezza della pelle utilizzando vitamine e ormoni
M. Tutino – A. Postorino – N. Locorotondo – A. Polimeni

12.48-13.00 BPA: Bio Preventive-Aging: valutazione di un pool di sostanze per rivitalizzazione cutanea con effetto antiossidante. Valutazione strumentale: D-ROM Test e Check-up cutaneo
N. Tamburlin – G.P. Baruzzi – F. Fuino – M. Mariotti M. Triulzi – A. Massirone

13.00-13.12 Il concetto di skindeep nel well-aging – Parte II
M. Belmontesi – M.G. Di Russo – A. Caputo – P. Nicolini – G. Zanardi

13.12-13.27 Dr. Iorio

13.27-13.40 Fillers o intervento? Le opzioni e le scelte del chirurgo plastico
A. Peroni Ranchet

13.40-13.55 Il percorso di resurfacing medico estetico – A. Massirone

13.55-14.10 La nuova frontiera dell’healthy aging: dagli studi sulla restrizione calorica alle moderne strategie nutrigenomiche – A. Polimeni

 

 

15.00-17.15 7a SESSIONE
NUTRACEUTICI, BENESSERE ED INVECCHIAMENTO. COMUNICAZIONI LIBERE
Presidenti: J. D. Fauteck – M. Tutino – B. Mantellini
Moderatore: F. Albergati

15.00-15.20 Chronobiology: un nuovo modo per rendere perfetta la terapia contro l’invecchiamento oggi – J. D. Fauteck

15.20-15.35 Alkylglycerols! What vikings, astronauts – and you – have in common!
H. Cederberg

15.35-15.45 Valutazione dinamica del terreno biologico e di alcuni markers di invecchiamento dopo l’utilizzo di sat terapia
G. P. Baruzzi – M. Binda – C. Marzetti

15.45-15.58 Potentiale utilità dell’estratto di Ginkgo biloba nell’healthy ageing e in medicina preventiva – E. L. Iorio

15.58-16.11 Obesità: ruolo del riequilibrio psico-somatico sull’efficacia del trattamento dietetico
L. Merati – F. A. Barbagelata – R. Ercolani

16.11-16.23 Nuovi sviluppi nelle strategie anti invecchiamenti negli ultimi anni
G. Di Fede

16.23-16.36 Nutraceutica, nutrigenomica e cuore – A. Vanotti

16.36-16.48 Revisione dei light-based treatments nell’invecchiamento cutaneo: dalla classificazione di glogau alla proposta delle strategie più indicate
E. Sorbellini – F. Rinaldi

16.48-17.00 Tipologie e criticità delle preparazioni galeniche sterili nelle terapie e trattamenti antiaging – M. Metalla

17.00-17.12 Tecniche combinate nel ringiovanimento facciale. Il mio approccio
M. Tutino

17.12-17.15 La creatività nell’anziano – E. Borghi

17.15-17.25 Discussione

17.30 Conclusione dei lavori 3° CONGRESSO INTERNAZIONALE DI
MEDICINA PREVENTIVA ED HEALTHY AGING



Gennaio 30, 2008 Newsletter

Il problema emorroidario è oggi in Italia una delle patologie benigne più frequenti e condiziona fortemente la qualità di vita delle persone che ne soffrono. Per dare una dimensione del problema basti pensare che si stimano essere affetti da malattia emorroidaria circa tre persone su cinque.

080129_aIl nostro centro si occupa da anni di problemi proctologici in modo particolare dei problemi legati alla sindrome emorroidaria. Negli ultimi cinque anni abbiamo, grazie al lavoro svolto, ottenuto il riconoscimento dalla Società Italiana di Coloproctologia.
L’approccio a queste patologie è spesso influenzato dai pregiudizi radicati nella popolazione adulta che nella stragrande maggioranza continua a considerarle estremamente invalidanti e dolorose secondo vecchi retaggi.
Le possibilità terapeutiche sono cambiate radicalmente negli ultimi dieci anni da quando un italiano di nome Antonio Longo ha inventato una nuova tecnica che prevede l’utilizzo di una suturatrice meccanica da lui stesso brevettata.
L’intervento ha così preso il nome di Mucoprolassectomia sec Longo ed è stato subito accettato a livello internazionale da tutta la comunità scientifica, a tal punto che oggi viene eseguito in tutto il mondo come prima scelta terapeutica.

Le emorroidi sono delle strutture anatomiche situate nel canale anale. Le emorroidi svolgono la funzione di completare la continenza di liquidi e gas.
La malattia delle emorroidi è provocata da uno scivolamento verso il basso di una parte del rivestimento del canale anale (prolasso mucoso): la mucosa rettale scivola verso il basso, 080129_bspingendo verso l’esterno le emorroidi.
Questa condizione crea una serie di sintomi inizialmente poco fastidiosi quali per esempio il senso di peso, il prurito perianale e saltuari sanguinamenti post-evacuativi sino ad una vera e propria sindrome emorroidaria avanzata che risulta estremamente invalidante.
I sintomi caratteristici di questo stadio avanzato sono frequenti e importanti emorragie, episodi di tromboflebite particolarmente dolorosi e prolassi mucosi non più riducibili spontaneamente.

080129_cIl trattamento chirurgico, laddove lo specialista ponga la giusta indicazione, risulta risolutivo. La tecnica di Longo in particolare si è dimostrata efficace e sicura. Questa viene effettuata attraverso l’uso di un apposito strumento, una suturatrice circolare (stapler)
che asporta il prolasso e, contemporaneamente, la mucosa viene ricongiunta con microclips al titanio.
La grande innovazione è stata rendere questo intervento meno doloroso e di conseguenza con una degenza ridotta ed un più rapido recupero postoperatorio.

In conclusione possiamo dire che i vantaggi di tale tecnica chirurgica, poco invasiva sono rappresentati da:
• miglioramento significativo dei sintomi pre-operatori
• ripristino anatomico e funzionale del canale anale, con miglioramento dei sintomi
• riduzione della degenza ospedaliera e rapido ritorno del paziente alla normale attività;
• consumo ridotto di analgesici nel post-operatorio;
• in fase post-operatoria, si riscontrano scarsi sanguinamento e prurito.

Normalmente, l’intervento viene eseguito in Day Surgery con tutti i tipi di anestesia, dalla spinale alla generale. I pazienti alla dimissione non necessitano di medicazioni e possono riprendere le loro normali attività nell’arco di 4-5 giorni.

Autore:
dott. Carlo Maria Zampori
Specialista in Chirurgia dell’Apparato Digerente ed Endoscopia Digestiva,
Specialista in Chirurgia d’Urgenza e Pronto Soccorso,Angiologia



Ottobre 5, 2006 RASSEGNA STAMPA

Si chiama Trimprob ed è una specie di “Metal detector”, inventato da un fisico italiano per cogliere sul nascere le avvisaglie del male.La tecnica è ancora in sperimentazione ma senz’altro promettente.

Ho sentito dire che sarebbe disponibile un originale esame, semplice e rapido, non invasivo, raccomandato annualmente a tutti gli uomini con più di 50 anni di età, per prevenire il tumore alla prostata.
E’ vero, professore? Valeriano Gibelli, Milano

Sì, glielo posso confermare. Il sistema esiste da più di tre anni e per ora è ancora in fase sperimentale. Grazie ad una sonda elettromagnetica inventata nel 1992 dal fisico italiano Clarbruno Vedruccio, che allora conduceva ricerche sui sistemi anti-mina per la Marina Militare.

Questa sonda, un semplice bastoncino lungo una trentina di centimetri, emette onde elettromagnetiche a diverse frequenze e sfrutta i principi della propagazione dei segnali elettromagnetici in mezzi non omogenei, un po’ come un metal detector.
L’esame è davvero semplicissimo e rapido (dura appena 2-3 minuti): le onde elettromagnetiche, emesse dalla sonda, dopo aver colpito i tessuti biologici, tornano indietro e vengono raccolte da un ricevitore collegato ad un computer. Lo schermo del computer visualizza il comportamento delle onde ricevute. Se esse non variano in ampiezza significa che non esistono particolari alterazioni dei tessuti e che la prostata è sana. Se invece subiscono oscillazioni vuol dire che ci può essere qualche problema.
L’apparecchio in questione si chiama Trimprob, una sigla che riassume il lungo e descrittivo nome in inglese, cioè “Tissue Resonance InterferoMeter Probe”.
Un apparecchio così, spiegano i fisici, può essere l’equivalente del laser nel campo delle radio-onde e il suo nome è “maser”.
Il primo utilizzo, più di dodici anni fa, è stato appunto come rivelatore delle mine anti-uomo, disseminate e nascoste dove c’è qualche guerra a decine di milioni in molti paesi del mondo. una piaga che il chirurgo Gino Strada ha denunciato nel suo libro Pappagalli Verdi e che continua a mieter vittime soprattutto tra i bambini e i ragazzi.
Vedruccio, che è docente di Metodologia della Ricerca all’Università di Urbino, è arrivato alla sua scoperta in modo sperimentale, verificando che il segnale elettromagnetico emesso dalla sonda interagiva in maniera microscopica con i tessuti alterati. Con 16 mila nuovi casi all’anno di tumore della prostata, la tecnica potrebbe proporsi in futuro come uno strumento di seconda indagine nei casi con il PSA alterato nella popolazione maschile con più di 50 anni. Il test del PSA (sigla che sta per Antigene Specifico Prostatico), che, come molti sanno, si effettua con un semplice esame del sangue, rimane l’esame fondamentale per la prima diagnosi del tumore prostatico, seguito poi dall’esplorazione rettale e dall’ecografia.
Il Trimprob non elimina, quindi, gli altri esami diagnostici, ma ha il vantaggio di consentire l’individuazione delle situazioni in cui “qualcosa non va”.
Nel qual caso, si passerà agli altri esami diagnostici.
Per ora gli ospedali che dispongono di questa sonda, capace di “spiare” i tumori della prostata, non sono molti, ma la prestazione è coperta dal Servizio Sanitario Nazionale e il paziente paga solo il ticket.
Uno studio su oltre 2 mila casi, condotto dal dipartimento di Urologia, prima all’ospedale San Carlo, poi all’ospedale San Giuseppe di Milano, è stato pubblicato sulla rivista scientifica European Urology, e ha mostrato dati sicuramente incoraggianti che hanno attirato anche l’attenzione degli specialisti urologi americani.
Se il metodo venisse valutato da studi approfonditi potremo considerare un possibile allargamento della metodica ad altri tumori e anche a patologie non tumorali, come per esempio quelle infiammatorie.
Perché se il principio fisico scoperto da Vedruccio funziona sui tessuti della prostata, può rivelarsi valido anche su altri tessuti, e questa sonda a onde elettromagnetiche potrebbe diventare in un prossimo futuro un importante esame preliminare anche per altre forme tumorali, oppure essere estesa quale metodo d’indagine a patologie come le ulcere, le gastriti e le duodeniti.
E’ indubbio come nel campo dei tumori si riveli prezioso tutto ciò che può anticipare la diagnosi. Con questo preciso obiettivo, si stanno pertanto conducendo indagini anche sull’impiego della sonda nel rivelare i tumori al fegato, del polmone e della mammella.
Anche noi dell’Istituto Europeo di Oncologia ne stiamo saggiando le potenzialità sul fronte del tumore al seno.
In conclusione, io penso che quando si riuscirà a dimostrare la piena efficacia di questo dispositivo, il dato potrebbe segnare un altro passo avanti sulla strada della diagnostica non invasiva che sempre più si va affermando e con la quale la medicina gioca la carta importantissima d’avvicinare alla prevenzione il più ampio numero possibile di persone.
Il tumore della prostata, se individuato in fase precocissima, è perfettamente guaribile.
E tutto ciò che serve a scoprirlo lavora in favore della vita.

Da “La nostra Salute” di Umberto Veronesi
a cura di Edoardo Rosati su Oggi, Febbraio 2006.

 

 



Ottobre 1, 2005 Newsletter

18-19 novembre 2005
convegno sulla terapia del tumore e il trattamento oncologico
Il dottor Giuseppe di Fede interverrà esponendo i temi:
“termoterapia e l’integrazione alimentare, quando e come consigliarli” (ven. 18/11)
“Ipertermia oncologica applicazioni clinici” (sab. 19/11 ore 10.30)

AIMI, l’Associazione Internazionale di Medicina Integrata, invita tutti alla

Tavola Rotonda con moderatore

TERAPIA DEL TUMORE
Cosa scegliere: le terapie convenzionali, le terapie naturali o l’approccio misto

Milano, 18 novembre 2005, ore 20.30 – 22.30
Istituto Schiapparelli
Via Settembrini, 4 Milano
Ingresso Libero (prenotazione posto a sedere 5,00 euro)

RELATORI

Prof. Dr. Ben Pfeifer – Dr. Cesary Winnicki: analisi statistica dei casi di successo della terapia convenzionale per alcuni tipi di tumore, quali quello della prostata.
Dr. Serge Jurasunas:
l’uso degli antiossidanti nel trattamento del tumore e il rafforzamento del sistema immunitario.
Dr. Paolo Lissoni:
la melatonina e la terapia Di Bella sono ancora valide?
Dr. Giuseppe Di Fede:
termoterapia e l’integrazione alimentare, quando e come consigliarli.
Dr. Mauro Miceli:
Functional Food e Nutraceutica nel trattamento delle malattie tumorali.


AIMI in collaborazione con 051024jafra Japan Functional Food Research Association

Convegno

IL CONTRIBUTO NATURALE AL TRATTAMENTO ONCOLOGICO (BioBran)

Milano, 19 Novembre 2005
Jolly Hotel Touring – Via U. Targhetti, 2 Milano
Posti limitati – prenotazione posti ad esaurimento.
Iscrizione al convegno e pranzo 50,00 euro
Si accettano le iscrizioni entro e non oltre il 10 novembre

PROGRAMMA

09.00 – 09.30
Registrazione partecipanti.
09.30 – 09.45
Presentazione giornata.
09.45 – 10.30
Phytotherapy for prostate cancer – hope or reality? (dr. B. Pfeifer / dr. C. Winnicki).
Fitoterapia per il tumore alla prostata – speranza o realtà?
BioBran improves NK-cell function in cancer patiens.
BioBran incrementa la funzionalità delle cellule NK nei pazienti affetti da cancro.
10.30 – 11.00
Ipertermia oncologica applicazioni clinici. (dr. G. Di Fede)
11.00 – 11.20
Break.
11.20 – 12.00
Functional Food e Nutraceutica nel trattamento delle malattie tumorali (dr. M. Miceli).
12.00 – 13.00
Regolazione neuroendocrina nella risposta immunitaria antitumorale:
ghiandola pineale e sistema endocannabinoide. (dr. P. Lissoni).
Valutazione psicologica in oncologia medica: l’approccio olistico al paziente oncologico.
(dr.ssa G. Messina).
13.15 – 14.30
Pranzo.
14.30 – 15.30
Where are we with cancer? – A combination therapy using low molecular antioxidants in cancer treatment. (dr. S. Jurasunas).
Terapia combinata utilizzando gli antiossidanti a basso peso molecolare nel trattamento del cancro.
15.30 – 16.00
A low molecular antioxidant compound (Anoxe) against ROS activity and inhibitory effect on the cyclooxygenase enzyme. (dr. N. Tavares).
Composto antiossidante a basso peso molecolare (Anoxe) contro !’attività delle ROS e ad effetto inibitorio sull’enzima cyclooxygenasi.
16.00 – 16.20
Break.
16.20 – 16.45
Nutrizione e terapia delle patologie neoplastiche. (dr. A. Fiorito)
16.45 – 17.15
Cancro e Medicina Naturale. (dr. P. Vanoli)
17.15 – 18.00
Discussione e conclusione lavori.


0503logPER ULTERIORI INFORMAZIONI ED ISCRIZIONI ALLA TAVOLA ROTONDA
AIMI – ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE DI MEDICINA INTEGRATA
tel. 02 6693950 – e-mail: info@syntony.it

PER ULTERIORI INFORMAZIONI ED ISCRIZIONI AL CONVEGNO
AIMI – ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE DI MEDICINA INTEGRATA
tel. 02 6693950 – e-mail: info@syntony.it

Per partecipare alla giornata è obbligatorio spedire un Fax al
numero 02/6700708 e una Mail a info@syntony.ít con i propri
dati anagrafici e la ricevuta dei Bonifico Bancario a favore di:

Flowers’ Club AIMI
CREDIVENETO Ag, dì Legnago ABI 7057 CAB 59541 C/C 4156870 CIN U
Entro e non oltre il 10 Novembre 2005.
L’iscrizione è garantita solo dopo aver ricevuto il pagamento.

SI RINGRAZIA

051024natur 051024biocare 051024daiwa 051024natiris 051024sprem

 


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