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Marzo 26, 2015 Newsletter

C’è chi lo fa per necessità e chi, invece, lo fa per ragioni etiche; sempre più persone, oggi, sostituiscono il latte di origine animale, con uno di derivazione vegetale. Gli intolleranti al lattosio, i vegetariani estremi o vegani e chi ha il colesterolo alto, può scegliere tra diverse tipologie di latte ricavate da alimenti vegetali.

La soia, come in molti sapranno, è un legume originario della Cina, dove fu coltivata per la prima volta più di 5 mila anni fa. I frutti, simili ai fagioli, sono gialli e lunghi dai 3 agli 8 cm. Arrivò in Europa alla fine del 1800, inizialmente, solo per essere studiata ma, più tardi, fu anche coltivata. Non solo in Europa, le coltivazioni di soia ben presto, si estesero in tutto il mondo.

Il latte di soia si ottiene tramite un processo di macerazione, della durata di circa una notte, della soia intera oppure della sua farina. Poi, la soia è macinata e, a essa, è aggiunta l’acqua necessaria ad ottenere la consistenza desiderata. La purea ottenuta è portata a ebollizione. Infine, il tutto è filtrato per eliminare i residui. La preparazione è piuttosto semplice, infatti, il latte di soia può essere tranquillamente fatto in casa. In commercio, invece, lo troverete con la dicitura “bevanda di soia”, come vuole la legislazione europea.

I benefici più importanti del latte di soia sono principalmente due: non contengono lattosio e colesterolo.

Circa il 75% della popolazione mondiale, è intollerante al lattosio. Una buona fetta di popolazione mondiale, quindi, può trovare quasi tutti i benefici del latte vaccino in un latte di origine vegetale senza il rischio di avere reazioni allergiche. Tuttavia, è meglio fare attenzione, perché anche la soia può causare allergie (anche se in una percentuale esigua).

Come molti altri alimenti di origine vegetale, il latte di soia è privo di colesterolo. Non male come caratteristica per un alimento, soprattutto se pensiamo che una tazza di latte di mucca contiene, invece, 20 milligrammi di colesterolo, quasi il 7% della quantità raccomandata per un maschio adulto. Questa importantissima caratteristica, rende il latte di soia un alimento molto consigliato per chi ha il colesterolo alto o per chi ha sofferto o soffre di problemi cardiaci.

Invece, le proteine contenute nel latte di soia sono sostanzialmente le stesse del latte di mucca. Sono però, più digeribili e hanno un elevato tenore di lisina, un amminoacido essenziale per il corpo umano che va assunto esclusivamente attraverso l’alimentazione.

Questi i benefici fino ad oggi provati dalla scienza, si stanno facendo, però, altri studi per verificare l’ipotesi che la soia aiuti a prevenire nella donna il tumore al seno e nell’uomo il tumore alla prostata. Ci sarebbero, poi, ulteriori benefici per le donne in menopausa. Gli isoflavoni di soia, che agiscono in modo simile agli estrogeni, potrebbero, infatti, aiutare contro le vampate di calore e prevenire l’osteoporosi. Ma è tutto, ancora, da verificare!

Agli intolleranti al nichel questo latte non è consigliato d’uso giornaliero.



Marzo 20, 2015 Newsletter

Il cortisolo, ormone steroideo prodotto dal surrene, rappresenta un fondamentale indicatore di stress. Nonostante si tratti di un parametro facilmente misurabile nella saliva e relativamente poco costoso, dotato di importanti studi a sostegno in particolare per chi si occupa di anti-aging, il cortisolo non riscontra purtroppo l’interesse medico che merita.

Non essendo mia abitudine volermi attribuire meriti che non mi appartengono, voglio subito chiarire che l’intuizione legata all’importanza di questa sostanza risale ai primi lavori sullo stress prodotti dal grande scienziato H. Selye rintracciabili sin dai suoi primi studi degli anni ’30 e proseguiti per tutto il corso della sua inimitabile carriera di scienziato-filosofo.

La misurazione dei valori di cortisolemia salivare, può essere effettuata in corrispondenza dei picchi riscontrabili in quattro fasce orarie giornaliere alle ore 7-13-17e 23, offrendoci la possibilità di dare una valutazione e grazie ad essa motivazione di tutta quella sintomatologia estremamente variegata in cui tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo ritrovati ad incappare: depressione, disbiosi, allergie/intolleranze, sindrome della stanchezza cronica, diabete/insulino resistenza, ipertensione, osteoporosi, sindrome metabolica, ansia, acidosi metabolica, stipsi, stress ossidativo…..persino lo sportivo attento alla performance dovrebbe monitorarlo con scrupolo per prevenire infortuni, superallenamento o scarsa competitività.

Nel tempo elevati livelli di cortisolo non sono altro che la risposta di adattamento del nostro organismo ad una condizione di stress proveniente dall’ambiente esterno e quindi una chiara relazione di causa-effetto grazie al legame indissolubile esistente tra lo stress e i livelli di cortisolo: all’aumentare del primo, sale il secondo; al protrarsi dello stress, i livelli di cortisolo tendono a diminuire con una tempistica differente per ognuno di noi, generando la condizione peggiore, cioè quella di esaurimento surrenalico.

All’ipercortisolemia sono sempre associate due condizioni base: acidosi metabolica e iperglicemia.Nel primo caso occorre riflettere su come minuscole variazioni di ph intestinale, possano produrre importanti alterazioni nella composizione del microbiota (flora batterica).

Nel secondo caso invece, va sottolineato che le variazioni, anche se minime, di ph intestinale rappresentino un evidente fattore di rischio in relazione all’insulino resistenza prima e a lungo andare al diabete di tipo II, soprattutto in soggetti che presentano un patrimonio genetico a rischio.

Infine, ricordando sempre che “Chi non conosce il cibo non può capire le malattie dell’uomo” (Ippocrate di Koos), va sottolineato come anche in questo caso le abitudini alimentari rappresentino un fattore fondamentale nel determinare i valori del cortisolo: una dieta ricca di proteine animali è in grado di produrre un suo innalzamento, così come una dieta ricca di zuccheri semplici ne produce una brusca variazione verso l’alto, a seguito dell’ipoglicemia indotta dalla risposta insulinica.

Insomma, ancora una volta, siamo di fronte ad un parametro di vecchia data, il cui significato si è ormai solidificato nel tempo al punto dal vedere sciamare interesse a riguardo e di conseguenza la considerazione da parte degli operatori sanitari. Appunto uno di quei casi che come diceva lo stesso Selye: “Ciò che frena la nostra ricerca non è ciò che non sappiamo o la mancanza di strumenti per investigare, piuttosto ciò che sappiamo e che non mettiamo in discussione”.

 



Marzo 17, 2015 Newsletter

Ritorna il format tv “La Salute Vien Mangiando”,il frutto della ormai consolidata e preziosa esperienza del Prof. Di Fede e della dott.ssa Paola Carassai, due stimati professionisti in campo medico. 17 milioni di persone in Europa soffrono di qualche forma d’intolleranza alimentare. Significa che un numero altissimo d’individui, ogni giorno, deve fare attenzione a quello che mangia e che beve, per evitare di scatenare una serie di disturbi e fastidi di varia natura.

Un dato incredibile che da solo basta a spiegare la determinazione che ci guida a trovare nuovi modi per arrivare a tutti e diffondere quelle “buone pratiche alimentari” che rendono la vita di un soggetto che soffre d’intolleranza alimentare un po’ meno difficile.

Questi sono i dati confermati per le nuove messe in onda:

  • ODEON Nazionale Canale 177 e 5177 su Martedi ore 19:20
  • RTI CALABRIA CANALE 12 Domenica 12:30 e in replica il mercoledì 12:30 e il venerdì 16:30
  • TVRS MARCHE Canale 111 DTT  Lunedì alle 22,15    /  Domenica ore 20,15
  • QUARTA RETE Piemonte: Domenica  alle 19:15

Queste sono le pillole che andranno in onda nelle prossime settimane e i protagonisti:

PUNTATA 1 :   Intolleranze alimentari –  Ospiti: Dott. Di Fede – Dott. Alessio Tosatto
PUNTATA 2 :   Benessere Intestinale –  Ospiti: Dott.ssa Aymerich – Dott. Stimolo
PUNTATA 3 :   Genetica  –  Ospiti: Dott.ssa Barbieri Jessica – Dott. Sacha sorrentino
PUNTATA 4 :   Intolleranza al lattosio –  Ospiti:  Tiziana Colombo – Dott.ssa Barbieri
PUNTATA 5 :   Parliamo di Olio  –  Ospiti: Dott.Tosatto – Antonio Roversi – Antonella Roversi
PUNTATA 6 :   Benessere intestinale –    Ospiti: Dott. Orlandoni
PUNTATA 7 :   Intolleranza al nichel –  Ospiti: Stefano Quirici  – Tiziana Colombo
PUNTATA 8 :   Intolleranze in cucina –     Ospiti: Roberto Carcangiu   –  Sonia Re  di Apci
PUNTATA 9 :   Parliamo di olio con Olitalia –     Ospiti: Dott.ssa Daniela Natale – Tano Simonato
PUNTATA 10 : Lattosio  –  Ospiti: Dott. Sorrentino   – Giovanni Minelli  di Malandrone 1477
PUNTATA 11 : Intolleranza al nichel –  Ospiti: Dott.ssa Barbieri – Tiziana Colombo
PUNTATA 12:  L’esperienza personale di Tiziana Colombo con la Dr.ssa Carassai


Febbraio 16, 2015 Newsletter

Il riso Oryza Sativa, pianta erbacea annuale della famiglia delle Gramineae, di origine asiatica che insieme alla Oryza Glaberrima coltivata in Africa, è una delle due varietà vegetali da cui si produce il riso.

L’Oryza Sativa costituisce la maggior parte della produzione, in quanto coltivata su circa il 95% della superficie mondiale seminata a riso. Cereale, dall’incerta origine, si ritiene che le varietà più antiche siano comparse oltre quindicimila anni fa lungo le pendici dell’Himalaya.  Le statistiche documentano che il riso costituisca il cibo principale per circa la metà della popolazione mondiale e che venga coltivato in quasi tutti i paesi del globo.

Ne esistono tre tipologie:

Indica: tipica dei climi tropicali dall’alto valore di mercato, cariosside lunga e sottile. Tipologia dalla produttività media tipica dell’India, Cina meridionale, Filippine, America Latina, Italia, Brasile;

Japonica: tipica dei climi temperati, basso valore di mercato, cariosside corta e arrotondata, nota per l’alta produzione è coltivata in Giappone, Corea, Cina settentrionale, USA, Egitto, Italia;

Javanica: tipologia di minore importanza.

La Japonica è la sottospecie maggiormente coltivata in Italia, tipicamente usata per i risotti. A sua volta si divide in 4 tipologie:

Risi comuni (tondi e piccoli)

Risi semifini (tondi di media lunghezza)

Risi fini (affusolati e lunghi)

Risi superfini (grossi e lunghi)

L’Italia, con 1,44 milioni di tonnellate di riso prodotti nel 2005, rappresenta il principale produttore europeo e il ventisettesimo a livello mondiale. La coltivazione è concentrata principalmente nelle regioni Piemonte e Lombardia, nel triangolo Vercelli, Novara, Pavia. Viene inoltre coltivato in provincia di Mantova, in Emilia-Romagna in particolare nel basso ferrarese, in Veneto in particolare nella bassa veronese (Isola della Scala), nel Vicentino centrale (Grumolo delle Abbadesse), in Sardegna nella valle del Tirso e in Calabria nella Piana di Sibari.

Oggi però parliamo del riso rosso fermentato o Monascus Purpureus, un valido aiuto contro il colesterolo, nato dalla fermentazione del comune riso da cucina (Oryza Sativa), grazie ad un particolare lievito, chiamato Monascus Purpureus o lievito rosso.Questo riso, che deve il suo nome alla caratteristica colorazione, rappresenta una componente tradizionale della fitoterapia cinese ma è molto conosciuto anche in occidente per le preziose virtù ipolipidemizzanti, cioè coadiuvanti alla riduzione delle quantità di lipidi nel sangue.

Questo notevole interesse nei confronti del riso rosso è dovuto alla presenza di Monascus Purpureus, lievito che durante la sua attività fermentatrice, si arricchisce di un gruppo di sostanze, denominate monacoline, a cui è stata scientificamente attribuita un’elevata attività ipocolesterolemizzante, cioè che contribuisce ad abbassare il livello di colesterolo.

Appare dunque evidente che il riso rosso fermentato riduca il rischio cardiovascolare grazie ad azioni antiaterosclerotiche di altro tipo (effetto antinfiammatorio, vasodilatante e riduttivo sui livelli di lipoproteina A).   L’impiego di estratti di riso rosso fermentato è ammesso anche nella produzione di integratori alimentari, purché rimanga entro certi limiti fissati dal Ministero.

Tutto ciò ha contribuito ad alimentare il già fiorente business del riso rosso, spesso pubblicizzato in maniera eccessiva.D’altra parte, l’acquirente medio è attirato dalla possibilità di perdere peso ricorrendo ad un prodotto naturale, non elaborato sinteticamente e che per di più funge da valida alternativa alimentare per coloro che sono costretti ad assumere quotidianamente le statine, svolgendo al tempo stesso un ruolo preventivo futuro.

 


 



Novembre 26, 2014 Newsletter

Dal 28 al 30 novembre 2014, sarà l’elegante scenario dei più rinomati palazzi del Centro di Brescia a fare da cornice a Brescia Gustosa, la rassegna sulle eccellenze enogastronomiche italiane che pone l’accento sulla qualità dei prodotti spesso considerati di nicchia, sconosciuti al grande pubblico e con qualità indiscussa. L’evento, organizzato dall’Agenzia Tempo di Eventi in collaborazione con Arthob ed il Comune di Brescia, vuole porre l’accento sull’alimentazione sana e sostenibile e le sue eccellenze, presentando tematiche che saranno al centro di Expo 2015.

Brescia Gustosa mette al centro il made in Italy e le buone pratiche: il rispetto delle tradizioni, l’attenzione agli sprechi e la tutela del territorio. La prima edizione si struttura come una vetrina unica per promuovere e commercializzare nella provincia bresciana i prodotti di eccellenza della ristorazione e della filiera alimentare provinciale ed italiana, che si caratterizzano per un’alta qualità e limitati volumi di produzione. Un evento che si pone l’obiettivo di valorizzare sapori, tradizioni e cultura enogastronomica che rendono l’Italia la patria del buon cibo, apprezzato in tutto il mondo.

Per questo motivo, la caratteristica principale è data dalla piattaforma espositiva, che rende l’interazione fra i produttori, il pubblico e i ristoratori, il fulcro della manifestazione. Operatori e pubblico potranno assaporare i prodotti degli espositori, partecipare alle degustazioni e ai laboratori, assistere ai cooking show realizzati da chef e pasticcieri d’eccellenza come il celebre Igino Massari, il popolarissimo Ernst Knam e lo chef dell’Unione Italiana Ristoratori, lo stellato Gaetano Simonato.

Una particolare attenzione verrà rivolta anche ai più piccoli e al mondo della nutrizione per la salute, perché Brescia Gustosa crede nel valore dell’educazione alimentare e domenica ci ospiterà con la presenza del Dr. Sacha Sorrentino e la drssa Jessica Barbieri. I nostri nutrizionisti in collaborazione con Tiziana Colombo presenteranno i due libri dedicati alle intolleranze alimentari

Non mancate!

Programma_Brescia_Gustosa_2014

 



Ottobre 20, 2014 Newsletter

Il VI Congresso ARTOI. Oncologia Integrata e Nutrizione: il futuro nella Integrazione e nella Tradizione si terrà a Roma il 07 e 08 novembre 2014,  presso l’Aula Magna- “Università G. Marconi “, in via Vittoria Colonna 11alle ore  8:30.

Venerdi 07/11/2014  seduta plenaria.  Ore 20,30, cena di gala.

Sabato 08/11/2014  mattina: casistiche, ricerche, prevenzione, nutrizione.

Sabato 08/11/2014  pomeriggio: Workshop di Ipertermia Oncologica, organizzato da Andromedic.

Il costo è di  €50 per i soci ARTOI, €80 per i non soci ed € 50 per i non soci ARTOI no ECM

Il corso rilascerà crediti ECM per gli aventi diritto.

I posti sono limitati pertanto ti consigliamo di registrarti subito.

La data ultima per la registrazione e il pagamento è il primo novembre 2014.

La Deadline di invio abstract per la ” Sessione Poster” è stata prorogata al 30/10/2014



Febbraio 18, 2014 Newsletter

Parlare di diabete, è importante sottolinearlo, significa riferirsi ad una patologia diffusissima in tutto il mondo occidentale, si tratta in ultima analisi di una malattia metabolica caratterizzata da un’alterazione dei livelli di glicemia nel sangue; nella sua forma più comune (il diabete mellito) inoltre, il paziente presenta grandi quantità di zucchero nelle urine.

Ne esistono di due tipi:

  • Diabete di tipo I: o diabete autoimmune, caratterizzato dalla distruzione delle cellule pancreatiche deputate alla produzione di insulina (Isole di Langerhans).
  • Diabete di tipo II (forma in assoluto predominante): o diabete familiare non autoimmune, caratterizzato da insulino-resistenza, dalla difficoltà cioè dell’insulina di interagire positivamente con i suoi recettori, impedendo quindi al glucosio di penetrare nelle cellule per poter essere utilizzato come fonte primaria di energia.

Riflettiamo su qualche dato ufficiale.

ü  Negli USA 1/3 un terzo degli adulti dai 20 anni in su è obeso e la stessa tendenza si evidenzia tra i bambini di 2 anni (National Center for Health Statistics, Obesity still on the rise, new data show. The U.S. Department of Health and Human Services News Release, 10 ottobre 2003, Washington D.C., 2002). La correlazione tra obesità e diabete è ormai considerata un dato di fatto dalla scienza ufficiale.

ü  Tra i 30enni americani il diabete è aumentato del 70% in meno di 10 anni: si preannuncia una catastrofe sanitaria (Mokdad, Ford, Bowman et al., Diabetes trends in the USA: 1990-1998, Diabetes Care, vol 23, 2000, pp. 1278-1283).

ü  Conseguenze del diabete: cardiopatia ed ictus, cecità, malattie renali, disturbi del sistema nervoso, patologie dentali, amputazione arti (Centers fo Disease Control and Prevention, National Diabetes Fact Sheet: National Estimates and General Information on Diabetes in US, Revised Edition, Center for Disease Control and Prevention, GA, 1998).

ü  Costo annuale del diabete in USA: 98 miliardi di dollari (American Diabetes Association, Economic consequences of diabetes mellitus in the US in 1997, Diabetes Care, vol. 21, 1998, pp. 296-309).

Da queste poche righe siamo in grado di affermare senza poter essere smentiti che il diabete rappresenta una minaccia per la salute di assoluto impatto sui sistemi sanitari internazionali delle società occidentali, sia in termini di costi da sostenere che di patologie ad esso correlate.

Se da un lato la terapia farmacologica spesso è uno strumento insostituibile quando la patologia è ormai conclamata, dall’altro moltissimo si può e si deve fare per prevenire lo svilupparsi di tale nemico della nostra salute. Una dieta sana, basata su frutta e verdura fresche (e possibilmente di stagione), quantità limitate di proteine animali, regolare attività fisica, consumo limitatissimo di zuccheri semplici unitamente ad una costante assunzione di carboidrati integrali e fibre, contribuiscono a difenderci dallo svilupparsi di questa vera e propria epidemia. La percentuale delle persone che hanno una intolleranza agli zuccheri, è in aumento.

Ancora più importante, sempre in termini preventivi, è la valutazione su base genetica dell’eventuale maggiore suscettibilità personale nel contrarre tale patologia. Attualmente la scienza è in grado, attraverso l’analisi del nostro DNA, di stabilire quanto il nostro organismo sia predisposto a sviluppare il diabete, consentendoci di utilizzare una strategia preventiva corretta e personalizzata in termini di dieta, esami clinici, e stile di vita. L’essenza stessa della medicina anti-aging: vivere a lungo attraverso un invecchiamento che garantisca un’eccellente qualità della vita, evitando nel contempo di sviluppare le patologie più pericolose.

Dott. Orlandoni Daniele – Farmacologo – Diploma in medicina anti aging – Consulente in medicina anti invecchiamento e prevenzione presso I.M.Bio – Milano

 



Dicembre 18, 2013 Newsletter

Secondo l’Italian Barometer Diabetes Report 2013, il documento redatto ogni anno dall’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, che fotografa lo stato dell’arte del diabete in Italia:

• Nel nostro Paese, sono più di 3 milioni i pazienti diabetici diagnosticati, con una stima di 3,3 milioni (di cui oltre il 90% da diabete di tipo 2) e una prevalenza del 5,5%; ogni minuto si effettua una nuova diagnosi di diabete e ci sono più di 525mila nuove diagnosi in un anno.
• Ogni 3 minuti e mezzo un diabetico ha un attacco cardiaco, ogni 10 minuti un diabetico muore.
• In media ogni malato spende 2.600 euro l’anno per la sua salute, più del doppio rispetto ai concittadini senza diabete.

Si tratta di un Rapporto accuratissimo curato da Agostino Consoli, Professore di Endocrinologia dell’ Università Gabriele d’Annunzio di Chieti che “Raccoglie i contributi di oltre 50 tra i maggiori esperti nazionali di diverse discipline e rappresenta una selezionata antologia di ricerche e riflessioni di colleghi che rappresentano le massime autorità scientifiche nel campo”.

Il diabete è ormai una patologia ‘sociale’, che coinvolge gran parte della popolazione e che di fatto ha forti ricadute sulla spesa: in soli 10 anni, dal 2000 al 2010, la prevalenza del diabete in Italia è cresciuta dal 3,7% al 4,9 % con una prevalenza più alta nel Sud e nelle Isole (6,2%) seguite dal Centro con il 5,5% e dal Nord con il 4,9%. Fa eccezione la Lombardia, dove la prevalenza del diabete è cresciuta del 40% in soli 7 anni, si stima quindi che nella regione la prevalenza di questa patologia nelle persone dai 30 anni in su raggiungerà l’11.1% nel 2030.
Prevenzione.
Possiamo prevenire l’insorgenza del diabete? Certamente. La prevenzione primaria è data dalla cultura dell’alimentazione, saper scegliere gli alimenti corretti per una alimentazione consapevole ed equilibrata. Evitare cibi ad alto contenuto clorico e glicemico, saper associare gli alimenti a base di carboidrati, con proteine e grassi nello stesso piatto.
Un valido strumento di prevenzione è l’analisi genetica innovativa per la ricerca della predisposizione a sviluppare un diabete di tipo due, legato all’alimentazione. La conoscenza del proprio profilo di rischio permette d’individuare e pianificare il tipo di alimentazione adeguata e personalizzata, riducendo i fattori di rischio legati al diabete e cardio vascolari correlati.



Novembre 28, 2013 Newsletter

Il glutine è tra gli alimenti più diffusi nella nostra alimentazione, è presente in tutte le farine comunemente disponibili nei supermarket, nella ristorazione, nelle mense scolastiche e lavorative. Insieme all’olio d’oliva, la frutta, la verdura e il pesce rappresenta l’alimento che caratterizza la dieta di tipo mediterraneo. I cereali accompagnano l’alimentazione da diversi anni, ma la composizione del glutine è cambiata negli ultimi decenni.

Tra gli alimenti contenenti glutine abbiamo: orzo, crusca, couscous, farina, pasta, segale, semola, spelta, triticale (ibrido semola e grano tenero), frumento, germe di grano, farina di frumento, crusca di grano, semola di grano.

Negli ultimi anni, si è manifestata – dapprima in maniera subdola fino ad arrivare a interessare una buona parte della popolazione Italiana – una nuova sintomatologia clinica che colpisce l’intestino.

Dopo anni di ricerche e controlli clinici, i ricercatori del Maryland, hanno individuato le possibili cause alla base della sensibilità al glutine, chiamata Gluten Sensitivity.

Ebbene, possiamo distinguere diverse forme di sensibilità al glutine:

Celiachia, dove la componente genetica relativa alla presenza di mutazioni del polimorfismo del DQ2 e DQ8, insieme alla componente autoimmune, determina un’aggressione da parte degli anticorpi anti-gliadina, anti-transglutaminasi e a volte anche gli anti-endomisio, della mucosa intestinale, con sintomi che possono interessare qualsiasi parte dell’organismo. Circa l’1% della popolazione ne è affetta.

  1. Allergia al Glutine, dove la componente allergica è data da una classe ben precisa di anticorpi chiamati IgE, che si attivano contro la proteina del grano. I sintomi sono riconducibili a reazioni allergiche dermatologiche o delle mucose. I test per scoprire un’eventuale allergia al grano e quindi al glutine, si effettuano con i RAST degli alimenti. Presente nel 2-3% della popolazione.
  2. Gluten sensitivity o sensibilità al glutine, di recente scoperta, è stata riconosciuta come nuova patologia nella Consensus Conference di Gastroenterologia, tenutasi a Londra, nel marzo del 2011. La Sensibilità al glutine si presenta come una condizione mista delle due situazioni sopra descritte. La percentuale della popolazione sensibile al glutine si stima sia intorno al 6%, ma i dati clinici a disposizione dovranno essere confermati dai dati di laboratorio attraverso i nuovi esami a disposizione del medico clinico.

Quali possono essere i sintomi legati alla sensibilità al glutine?

I disturbi addominali la fanno da padrone, possono manifestarsi con dolore di tipo colico, gonfiore, stipsi o diarrea, flatulenza; afte e stomatite, disturbi extra addominali che coinvolgono le articolazioni, i muscoli e i legamenti, dolori ossei, fino alla possibile artrite e artrosi. I disturbi possono riguardare anche la pelle, sono possibili manifestazioni simili a orticaria, dermatite secca e pruriginosa e infine un eczema di difficile controllo. La stanchezza cronica e difficoltà di concentrazione e attenzione, facile esauribilità della forza muscolare, anemia da carenza di ferro, abbassamento delle difese immunitarie con esposizioni a virus anche aggressivi come la mononucleosi e le infezioni erpetiche recidivanti. Ma la caratteristica principale della sensibilità al glutine è la persistente lieve infiammazione della mucosa intestinale che nel tempo è in grado di coinvolgere altri distretti del corpo.

Per maggiore chiarezza precisiamo che la malattia celiaca è un’allergia al glutine che coinvolge sistema immunitario con produzione di IgE specifiche, mentre nella Sensibilità al glutine è coinvolto il sistema immunitario innato, rappresentato dai granulociti neutrofili o polimorfo nucleati e linfociti tipo B. La reazione di difesa quindi è data dai granulociti neutrofili, e si tratta pertanto di una reazione di tipo citotossica e non immunologica.

Finora, la diagnosi della sensibilità al glutine si effettuava escludendo le altre due possibilità patologiche, la celiachia e l’allergia. Oggi, grazie all’analisi computerizzata di tipo citotossica standardizzata di ALCAT test, che permette di individuare l’alimento che genera reazione citotossica, è possibile rilevare il livello di sensibilità alla famiglia degli alimenti del glutine, e quindi ottenere un valore diagnostico davvero significativo di patologia di sensibilità al glutine di tipo non celiaco. Il referto ALCAT Test indica i livelli possibili di reattività agli alimenti della famiglia del glutine, che possono variare da un minimo di reattività, reattività media, fino a un massimo rappresentati rispettivamente da 1+, 2+ e 3+.

Cosa fare una volta evidenziata la sensibilità al glutine? Bisogna prima di tutto affidarsi a un nutrizionista che si occupi d’intolleranze alimentari, seguire uno schema nutrizionale personalizzato, che preveda la rotazione degli alimenti, ossia introducendo gradualmente, dopo un periodo di astensione dal glutine, gli alimenti intollerati. Questo tipo di gestione permette il recupero della tolleranza al glutine attraverso un regime alimentare il più vario e bilanciato possibile che include momenti di libertà dalla dieta e favorisce il recupero dello stile di vita comune.

Una diagnosi tempestiva consente di recuperare più velocemente una situazione che se protratta nel tempo si cronicizza, favorendo l’insorgere di disturbi che oltre l’intestino possono interessare altre parti del corpo.

 



Modulation of the anticancer immunity by natural agents: inhibition of T regulatory lymphocyte generation by arabinoxylan in patients with locally limited or metastatic solid tumors

lissoniResearch Article (download PDF version)

Paolo Lissoni1,*, Giusy Messina1, Fernando Brivio2, Luca Fumagalli2, Luigi Vigoré3, Franco Rovelli3, Luisa Maruelli4, Mauro Miceli4, Paolo Marchiori4, Giorgio Porro1, Michael Held5, Giuseppe di Fede6, Toshi Uchiyamada7

1 Division of Radiation Oncology, San Gerardo Hospital, Milan, Italy
2 Division of Surgery, San Gerardo Hospital, Milan, Italy
3 Laboratory of Immunomicrobiology, San Gerardo Hospital, Milan, Italy
4 Natur-Spiritual, Milan, Italy
5 Biological Medicine Center, Rome, Italy
6 Institute of Biological Medicine, Milan, Italy
7 Daiwa Pharmaceuticals, Tokyo, Japan

dr. Paolo Lissoni

*Correspondence: Dr. Paolo Lissoni, Divisione di Radioterapia Oncologica, Ospedale S.Gerardo, 20052 Monza, Milano, Italy; Fax: +390392332284, e-mail: p.lissoni@hsgerardo.org
Key words: Anticancer immunity, arabinoxylan, immunostimulation, T regulatory lymphocytes
Abbreviations: interleukin 10, (IL-10); interleukin 6, (IL-6); interleukin-2, (IL-2); interleukn 12, (IL-12); NK cells, (CD16+CD56+); T cytotoxic lymphocytes, (CD8+); T helper lymphocytes, (TH), (CD4+); T lymphocites, (CD3+); Transforming growth factor beta, (TGF-β) T-regulatory lymphocytes, (T-reg), (CD4+CD25+)

Received: 30 September 2008; Revised: 1 November 2008
Accepted: 17 November 2008; electronically published: December 2008

Summary

In the last years, several immunomodulating antitumor agents have demonstrated in the nature, particularly from Aloe plant and rice bran. However, the major problem concerning the natural antitumor agents is to define their immune mechanisms of action in relation to the more recent advances in tumor immunobiology. At present, the main cause responsible for the lack of an effective antitumor response in advanced cancer patients is belived to be represented by the generation of a subtype of T helper lymphocytes (CD4+) with suppressive activity on anticancer immunity, the so-called T regulatory lymphocytes (T reg), which may be clinically identified as CD4+CD25+ cells. On this basis, a study was planned to evaluate the effect of rice bran extract arabinoxylan on T reg cell count and percentage in solid tumor patients in relation to the various lymphocyte subpopulations. The study included 22 evaluable cancer patients, 16 of whom had an untreatable metastatic solid tumor. Arabinoxylan was given orally at a dose of 2000 mg/day for the first month, followed by a dose of 1000 mg/day for the next month. In each patient we evaluated by monoclonal antibodies the absolute number of lymphocytes, T lymphocytes (CD3+), T helper (TH) lymphocytes (CD4+), T cytotoxic lymphocytes (CD8+), NK cells (CD16+CD56+), T reg lymphocytes (CD4+CD25+) and TH/T reg ratio before and after 2 months of therapy. No substantial change occurred on therapy in the mean number of lymphocytes, CD3+, CD8+ and NK cells. On the other hand, the mean number of TH cells increased, whereas that of T reg cell decreased on treatment, even though none of these differences was statistically significant. On the contrary, TH/T reg mean ratio significantly enhanced after arabinoxylan therapy. In addition to its previously demonstrated stimulatory action on NK function, this study shows that arabinoxylan may inhibit the production of T reg cells, which are responsible for cancer-related immunosuppression, with a following improvement in the anticancer immunity. If further studies will confirm these results, arabinoxylan could be successfully associated with chemotherapy to induce not only a cytotoxic destruction of cancer cells, but also an improvement in the immune status.

I. Introduction
The recent advances in the definition of the mechanisms responsible for tumor progression have suggested the possibility to control cancer growth not only trough chemotherapy-induced cancer cell destruction, but also by stimulating the anticancer immunity. In addiction to the exisence of endogenous antitumor molecules, several agents capable of stimulating the anticancer immunity have alsso isolated from plants. However, the immunomodulatory effects of most natural immunomodulating agents need to be better investigated in an attempt to establish their mechanisms of action in relation to the most recent discoveries concerning the physiopathology of the anticancer immunity. At present, Aloe extracts (Lissoni et al, 1998) and arabinoxylan extract from rice bran (Ghoneum and Jewett, 2000) would represent some of the potential natural agents which could be utilized in the complementary therapy of human neoplasms. Today, it is known that the antitumor immune response is the end-result of several interactions involving cytokines and immune cells, provided by stimulatory or suppressive effects on the anticancer immunity (Atzpodien and Kirchner, 1990; Rosenberg, 1992). Therefore, the lack of an effective anticancer immune response in most cancer patients with advanced disease would simply depend on the prevalence of immunosuppressive mechansisms with respect to the immunostimulatory ones (Atzpodien and Kirchner, 1990). The anticancer immunity is mainly activated by T helper-type 1 lymphocytes by releasing IL-2 (Whittington and Faulds, 1993), and by dentritic cells, which act as antigen-presenting cells producing IL-12 (Banks et al, 1995), T cytotoxic lymphocytes and NK-LAK system, which are involved in the induction of the antigen-dependent and antigen-independent cytotoxicity, respectively (Atzpodien and Kirchner, 1990). Therefore, IL-2 and IL-12 would represent the main anticancer cytokines in humans. On the contrary, the suppression of the anticancer immune response is mediated by several cytokines, namely IL-10 (Moore et al, 1993), IL-6 (Matsuda and Hirano, 1990) and TGF-β (Shevach, 2002). Recently, however, it has been demonstrated that the various endogenous suppressive factors would exert their inhibitory immune effect through a common end-mechanism, consisting of the generation of a subtype of T helper lymphocytes (CD4+cells), provided by a fundamental suppressive activity on the anticancer immunity, the so-called T regulatory lymphocyte (T reg) (Dieckmann et al, 2001), which at present seems to constitute the main mechanism responsible for cancer-related immunosuppressive status. T reg cells may be identified by the simultaneous expression of the alpha-chain of IL-2 receptor (CD25) and CD4 antigen (Dieckmann et al, 2001). Then, T reg cells may be clinically recognized as CD4+CD25+ lymphocytes. Therefore, each eventual natural immunomodulating agent would have to be investigated in relation to its possible effect on T reg generation since, at least from a theoretical point of view, each natural agent capable of counteracting T reg activity could positively influence the prognosis of the neoplastic disease by improving the efficacy of the anticancer immune response. Moreover, our previous preliminary studies have suggested that the percentage of T reg cells with respect to the total number of T helper cells, as expressed as CD4/CD4CD25 ratio, may represent an optimal synthetic immune index to investigate the functional status of the anticancer immunity in the single cancer patient, by representing the synthesis of the actions of the great number of immunostimulating and immunosuppressive factors involved in the modulation of the anticancer immunity (Dieckmann et al, 2001). Within the great number of natural agents derived from plants and potentially usefull to be employed in the complementary therapy of cancer, arabinoxylan would seem to represent one of the potential natural agent, because of its efficacy in improving the clinical status of cancer patients (Ghoneum and Jewett, 2000; Ghoneum and Gollapudi, 2005; Markus et al, 2006; Ghoneum et al, 2007). The immunomodulating properties of this nautral substances extracted from plants have been confirmed by experimental studies, but unfortunately most experiments have been limited to the investigations of they effects on non-specific immune parameters for the anticancer immunity, such as NK cell cytotoxicity. In contrast, since reg cells play a fundamental role in suppressing the generation of the anticancer immunty, each potential antitumor immunomodulatory natural substances, would have to be investigated also in relation to their eventual influence on T reg cell system. On the basis of the recent discoveries in tumor immunobiology (Dieckmann et al, 2001; Shevach, 2002), a study was planned to investigate the possible influence of arabinoxylan on both absolute number of T reg cells and their ratio with respect to the total CD4+ T cells in a group of solid tumor patients, affected by locally limited or metastatic disease.

II. Materials and methods
The study included 24 consecutive patients, 18 of whom had a metastatic solid tumor, which did not respond to the conventional anticancer chemotherapies and for whom no other effective standard treatment was available, while the remaining 6 patients had been surgically treated for a locally limited neoplasm. Patients were followed at Biological Medical Institute of Milan and the protocol was approved by the Director of the Institute. Eligibility criteria were, as follows:histologically proven locally limited or metastatic solid tumor, no double tumor, no chronic therapy with corticosteroids because of their immunosuppressive effects and no concomitant treatment with other immunomodulating agents,such as interferons,interleukins and monoclonal antibodies. At the time of the start of arabinoxylan therapy, patients with untreatable metastatic cancer were under treatment with the only supportive care, consisting of anti-inflammatory agents for pain, anti-dopaminergic drugs for nausea and vomiting and with the pineal hormone melatonin for the therapy of the neoplastic cachexia (Banks et al, 1995). Patients were considered as fully evaluable when they had received arabinoxylan therapy for at least 2 consecutive months. Arabinoxylan was given orally at a dose of 1000 mg twice/day for the first month, followed by a dose of 1000 mg/day for the next month. Arabinoxylan was supplied by DAIWA Pharmaceutical (Tokyo, Japan). It was derived from rice bran treated enzymatically with an extract of the shiitake mushrooms. It is a polysaccharide containing β-1,4-xylopironase hemicellulose, commercially available and known as Biobran. For the immune investigation, venous blood samples were collected in the morning after an overnight fast before the onset of arabinoxylan therapy and after 2 consecutive months of treatment. In each blood sample, we evaluated the absolute number of total lymphocytes, T lymphocytes (CD3+), T helper (TH) lymphocytes (CD4+), T cytotoxic lymphocytes (CD8+), NK cells (CD16+ CD56+ and T regulatory (T reg) lymphocytes (CD4+ CD25+). The different lymphocyte subsets were measured with a flow cytometric assay by using specific monoclonal antibodies supplied by Becton-Dickinson (Milan, Italy). Moreover, because of the importance not only of their absolute number, but also of their percentage with respect to the other lymphocyte subsets, namely to that of CD4+ cells, CD4/CD4CD25 ratio, corresponding to TH/T reg ratio, was also determined before and after therapy. Normal values (95% confidence limits) of T reg number and TH/T reg ratio observed in our laboratory were below 240/mm3 and above 4.0, respectively. Data were reported as mean +/- SE and statistically analyzed by the Student’s t test, the analysis of variance and the chi-square test, as appropriate.

III. Results
Evaluable patients were 22/24, while the remaining 2 patients, both affected by untreatable disseminated liver metastases due to colorectal cancer, rapidly died for disease progression before concluding the two planned months of arabinoxylan therapy. The clinical characteristics of the evaluable patients are reported in Table 1. Figure 1 illustrates changes in the mean number of total lymphocytes, T lymphocytes, T cytotoxic lymphocytes and NK cells occurring after 2 months of arabinoxylan therapy. No substantial variation was found in the mean number of lymphocytes, T lymphocytes, T cytotoxic lymphocytes and NK cells under arabinoxylan treatment. In contrast, as illustrated in Figure 2, TH and T reg mean numbers increased and decreased, respectively, after arabinoxylan therapy, without, however statistically significant differences with respect to the values seen prior to therapy. On the contrary, a statistically significant increase in TH/T reg mean ratio was achieved after arabinoxylan therapy (p<0.025). The increase in TH/T reg ratio under arabinoxylan therapy was more pronounced in patients with an abnormally low ratio prior to therapy with respect to that occurring in those with normal pre-treatment ratio, however without statistically significant differences ( 2.3 +/- 0.4 vs 1.7 +/- 0.5). In more detail,
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Figure 1. Changes in the number of lymphocytes, Tlymphocytes (CD3), T cytotoxic lymphocytes (CD8) and NK cells (CD16 CD56) after 2 months of arabinoxylan therapy.
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Figure 2. Changes in the mean number of T helper (TH) lymphocytes (CD4) and T regulatory lymphocytes (cd4 cd24) and in TH/T reg mean ratio.

before arabinoxylan therapy, an abnormally low TH/T reg ratio was present in 12/22 (55%) evaluable patients. Arabinoxylan treatment induced a normalization of TH/T reg ratio in 5/12 (42%) patients with an abnormally low ratio prior to therapy. The percentage of arabinoxylan-induced TH/T reg normalization obtained in lymphocytopenic patients was not significantly different from that achieved in patients with normal pre-treatment lymphocyte count ( 3/7(43%) vs 2/5(40%) ). No toxicity was observed under arabinoxylan treatment, which was well tolerated in all patients. Asthenia was present in 8/22 (36%) evaluable patients. An evident relief of asthenia, as assessed by a specific patient report, was obtained under arabinoxylan therapy in 5/8 (63%) patients.

IV. Discussion
Previous experimental studies had already demonstrated some immunomodulating properties of arabinoxylan, in particular consisting of stimulation of NK cytotoxic function (Ghoneum, 1998), whereas NK cell number did not seem to be influenced by arabinoxylan administration. However, it has to be remarked that NK cells were belived to be fundamental in the antitumor immunity until some years ago, before the discovery of the essential role played by the antitumor cytokines, such as IL-2 and IL-12 (Whittington and Faulds, 1993) and dendritic cells, because of their function as antigen-presenting cells (Banks et al, 1995). In fact, it has to be considered that the cytotoxic activity of NK cells is effective only against artificial laboratory cancer cell lines, whose biological malignant properties are different from those presented by fresh human tumor cells (Whittington and Faulds, 1993). In addition, NK cells have been proven to be also able to destroy fresh human cancer cells only after the activation of their cytotoxic function by IL-2 (Atzpodien and Kirchner, 1990). From this point of view, arabinoxylan had been already proven to amplify the stimulatory effect of IL-2 on NK-mediated antitumor cytotoxicity (Ghoneum and Jewett, 2000). In contrast, no study has been performed up to now to evaluate the possible influence of arabinoxylan not only on the mechanisms responsible for the generation of an effective anticancer immune response, but also on those involved in the suppression of anticancer immunity. The results of this preliminary study, carried out to evaluate the influence of arabinoxylan on T reg cells, which represent the most important cells involved in the suppression of the antitumor cytotoxic immune response, demonstrates that arabinoxylan may counteract T reg cell generation by reducing their number and percentage with respect to the total amounts of CD4+ cells and circulating lymphocytes. Since NK cell function is inhibited by T reg activation (Shevach, 2002), the previously demonstrated arabinoxylan-induced stimulation of NK cell cytotoxic function might depend at least in part on its capacity of counteracting T reg generation (Dieckmann et al, 2001). Moreover, this study would suggest that the inhibitory action of arabinoxylan on T reg generation is more pronounced in patients with an abnormally high percentage of T reg cells prior to therapy, with a following pre-treatment abnormally low TH/T reg ratio before therapy, whereas its effect was less evident in patients with a pre-treatment value of TH/T reg ratio within the normal range. Therefore, the influence of arabinoxylan on T reg generation would consist of a modulatory action rather than an inhibitory activity. This finding could explain a potential favourable immunomodulatory effect of arabinoxylan also in patients with autoimmune diseases (Ghoneum, 1998), who in contrast to cancer patients would tend to present abnormally low amounts of T reg cells. In any case, the importance of the inhibition of T reg generation in the induction of an effective anticancer immune response has been recently confirmed by the evidence that the block of T reg activity by specific monoclonal antibodies may induce objective tumor regressions in humans (Yang et al, 2007). Obviously, the major problem is the exact identification of he T reg cell population. Even though T reg cells may express other immune markers, namely FOX-p2 cytoplasmatic antigen, most clinicians are in agreement to identify the CD4+CD25+ cells as T reg lymphocytes (12). In any case, further studies, by evaluating other immune markers, will be required to better identify T reg cells population, namely FOX-p3, even though recently some Authors have shown that FOX-p3 expression by T reg cells is associated with a lower suppressive activity (Dieckmann et al, 2001; Shevach, 2002). Moreover, it has to be remarked that several patients included in the present study were concomitantly under palliative therapy with the anti-cachectic pineal hormone melatonin (Brzezinski, 1997), which may also play immunomodulating effects (Maestroni, 1993). Therefore, further randomized studies with arabinoxylan alone versus arabinoxylan plus melatonin will be required to better define the immunomodulating action of arabinoxylan. If further clinical and experimental studies will confirm the inhibitory action of arabinoxylan on T reg cell system, it could be included in cytokine-based immunotherapies to enhance their efficacy by counteracting T reg cell generation.

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