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Scegliere con cura cosa mangiare durante la gravidanza è importante per ridurre i rischi per la madre e per il bambino, ecco i consigli della nutrizionista. 

Quando si scopre di aspettare un bambino una delle prime domande che ci si pone riguarda l’alimentazione: cosa, quanto e come mangiare? Se l’alimentazione ha un ruolo importante per la nostra salute, a maggior ragione è fondamentale prendersene cura in gravidanza, per la salute della mamma e del bambino.

Ingrassare in gravidanza può essere un timore comune a molte future mamme, ma per evitare che si realizzi, la dieta migliore è varia, sana ed equilibrata. L’alimentazione e lo stile di vita nei nove mesi di attesa possono prevenire numerose malattie come il diabete gestazionale, l’ipertensione ed eventuali complicazione durante la gestazione e durante il parto.

Le scelte alimentari si riflettono sulla salute del bambino, che cresce grazie ai nutrienti assunti dalla mamma. Oggi sappiamo che l’alimentazione materna condiziona le funzioni del cuore, del cervello e del metabolismo del bambino con ripercussioni sul suo stato di salute fino all’età adulta.

Abbiamo chiesto alla Dott.ssa Giulia Temponi, biologo nutrizionista in Imbio, qualche prezioso consiglio dedicato alla dieta delle future mamme.

“Seguire un corretto regime alimentare per fare in modo che la mamma abbia le forze e i nutrienti necessari per affrontare la gravidanza e il bambino per svilupparsi correttamente”
Dott.ssa Giulia Temponi (Biologo nutrizionista)

Dieta in gravidanza: non bisogna mangiare per due! 

Ancora oggi c’è un falso mito da sfatare sull’alimentazione in gravidanza: non bisogna mangiare per due! 
Anzi, soprattutto nei primi 4-5 mesi il feto è molto piccolo e il fabbisogno energetico della futura mamma non aumenta e non si dovrebbe prendere peso. Solo nella parte finale della gravidanza aumenta il fabbisogno energetico della donna.

Durante la gravidanza si potrebbero prendere dai 9 ai 12 kg, oltre diventa anche difficile smaltirli dopo il parto. Non solo: il peso non è solo una questione estetica, ma soprattutto di salute. Se si prendono troppi kili durante la gestazione oltre a gravare sulla schiena e sulle articolazioni si rischia il diabete gestazionale.

È inevitabile che la gravidanza comporti intensi cambiamenti nel corpo della donna, tuttavia molti di questi sono del tutto reversibili. Saperli gestire ed accettare significa anche poterli invertire in modo più rapido, efficace e fisiologico.

Le voglie in gravidanza: sono gli ormoni che parlano.

Le voglie in gravidanza sono improvvisi, irresistibili, urgenti desideri di qualche cibo in particolare che ci rendono nervose, irritabili e capricciose almeno fino alla soddisfazione degli stessi. Se notate somiglianze con le voglie prima del ciclo è normale, perché sono desideri causati da un cambiamento ormonale.

La voglia di dolci, cioccolato, salatini è piuttosto comune quando si hanno sbalzi ormonali importanti. In gravidanza queste voglie possono aumentare. C’è chi tende a togliersi gli sfizi perché pensa che tanto ingrasserà comunque: in questo caso bisogna stare attente, perché il rischio di ingrassare più del necessario è in agguato e può essere pericoloso anche per il futuro nascituro.

Dieta in gravidanza, cosa mangiare? 

Premesso che ogni caso dovrebbe essere seguito nel modo più personalizzato possibile, considerando lo stato di salute e le abitudini generali della donna prima della gestazione, ci sono comunque degli alimenti che non dovrebbero mancare nella dieta in gravidanza.

Un regime alimentare equilibrato in dolce attesa prevede:

  • grassi, carboidrati e proteine
  • tre pasti principali e due spuntini ogni giorno

che sono le regole base di un corretto regime alimentare.

Tra gli alimenti che vanno consumati ogni giorno non bisogna mai dimenticare frutta e verdura di stagione, ricche di vitamine, minerali e antiossidanti utili per la futura mamma e per il feto. Sono indispensabili le proteine ad alto valore biologico, come quelle contenute nel pesce azzurro, nella carne bianca e nelle uova. I grassi buoni Omega 3 che troviamo sempre nel pesce azzurro, nella frutta secca e nei semi oleosi.

In gravidanza è meglio prediligere i cibi ricchi di folati, che sono indispensabili nel processo di crescita e riproduzione di tutte le cellule presenti nel nostro organismo e in quello del feto. I filati sono contenuti specialmente nei vegetali a foglia larga come spinaci, broccoli, carciofi, asparagi e lattuga, ma anche cereali integrali, legumi e tuorlo d’uovo.

Solitamente durante la gravidanza è consigliata un’integrazione di acido folico, specialmente nelle prime fasi della gestazione, che costituisce un ormai noto fattore di protezione nei confronti dei difetti del tubo neurale e in particolare della spina bifida.

Dieta in gravidanza, cosa evitare? 

In generale ci sono degli alimenti che andrebbero evitati o limitati drasticamente durante la gravidanza.
I cibi da evitare sicuramente in gravidanza sono gli alcolici e alcuni cibi crudi come carne, pesce e uova crude per il rischio di Toxoplasmosi. Lo stesso rischio che si ha consumando salumi crudi: vanno bene solo i prosciutti cotti o affumicati come quello di Praga.

È consigliato inoltre disinfettare sempre frutta e verdura prima di consumarla (specialmente se la consumiamo con la buccia).

Infine, in gravidanza sarebbe bene limitare i cibi che possono favorire l’acidità di stomaco, come la frutta molto acerba, gli agrumi, i pomodorini e le salse di pomodoro. Da evitare anche i fritti e tutti i condimenti ricchi di grassi saturi.

I benefici dei probiotici durante la gravidanza

Nella vita di tutti i giorni è importante assumere regolarmente i probiotici (leggi qui il nostro articolo su questo argomento), ancor più in gravidanza, per contribuire al buono stato di salute del microbiota intestinale, contrastando eventuali stati di disbiosi che possono provocare svariati disturbi come stipsi, diarrea, meteorismo e gonfiori addominali con ripercussioni sul sistema immunitario.

Tra gli alimenti naturalmente più ricchi di probiotici troviamo senza dubbio il kefir. Se berlo freddo dà fastidio, consiglio di tirarlo fuori dal frigo la sera, per consumarlo il mattino dopo a temperatura ambiente.

In generale un’integrazione ciclica di probiotici, può aiutare anche a migliorare la regolarità intestinale.
Durante la gravidanza è frequente che le donne soffrano di stipsi, flatulenza e nausea.

Il progesterone è un ormone che contribuisce a rallentare la contrazioni dei muscoli lisci e quindi anche della muscolatura intestinale. Durante la gravidanza il rilascio di questo ormone aumenta gradualmente, causando stipsi. Flatulenza e nausea possono essere legate invece all’aumento del livello di estrogeni.

Inoltre, con l’avanzare della gravidanza il feto crescendo, esercita una pressione maggiore su stomaco, vescica e intestino, rallentando le funzioni digestive e provocando un aumento di gas e gonfiori addominali. I probiotici quindi sono fondamentali per favorire il transito intestinale, mantenendo l’intestino pulito.

Probiotici e prebiotici vanno ad arricchire la flora batterica intestinale della futura mamma e di quella del bambino.

Per favorire un buon transito intestinale ricordiamo anche l’importanza delle fibre, sostanze prebiotiche presenti in frutta, verdura, legumi e cereali integrali.

Intestino sano per la mamma, salute guadagnata per il neonato

Durante il parto ha luogo la prima colonizzazione dell’intestino del neonato. I bambini nati con parto naturale infatti hanno un microbiota più ricco rispetti a quelli nati con parto cesareo.

Se durante la gravidanza e l’allattamento il microbiota della mamma è ricco e in equilibrio, tanto lo sarà anche quello del neonato:

  • migliore è il microbiota, minore sarà il rischio di coliche dovute ad eccesso di gas intestinali
  • l’assunzione di probiotici durante gravidanza e allattamento può prevenire lo sviluppo di forme allergiche nel nascituro (eczemi, riniti, asma e intolleranze alimentari)

Una dieta varia ed equilibrata è importante in ogni momento della vita, ma lo diventa ancora di più in gravidanza. Questo periodo infatti più diventare un’occasione di cambiamento per migliorare, nel caso ce ne fosse bisogno, l’alimentazione non solo della donna ma di tutti gli altri membri della famiglia.

Dott.ssa Giulia Temponi
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Alimentazione in gravidanza
Redattore: Dott.ssa Giulia Temponi



I probiotici non sono tutti uguali: cosa sono, quali scegliere e quando utilizzarli?

I probiotici sono batteri che popolano il nostro intestino e insieme ad altri microrganismi fanno parte del microbiota, un importantissimo sistema di difesa del nostro organismo. Un microbiota intestinale alterato, infatti, da origine ad una serie di disturbi più o meno gravi ed è quando questi disturbi si fanno sentire che solitamente sentiamo parlare di “cura probiotica”.

I probiotici sono utili contro diarrea, stipsi, intolleranze alimentari o problemi dermatologici e questa varietà di utilizzi fa intuire quanto possano essere diversi l’uno dall’altro. La scelta del probiotico deriva dai batteri che abbiamo nel nostro intestino che vengono determinati dalla nascita, dall’allattamento (attraverso cui la madre trasmette i propri microrganismi al figlio) e dallo stile di vita.

Probiotici e prebiotici sono la stessa cosa? No. La Dott.ssa Giulia Temponi, biologo nutrizionista in IMBIO, ci spiega quali sono le differenze e quando è consigliabile andare ad integrarli.

Probiotici e prebiotici: quali sono le differenze?

Spesso quando si parla di probiotici si fa confusione con i prebiotici, che però sono cosa ben diversa.

Come indica la parola stessa probiotico deriva dal greco ‘pro’ (a favore) e ‘bios’ (della vita), mentre il termine prebiotico indica qualcosa che viene prima. I prebiotici favoriscono la crescita dei probiotici svolgendo un’azione complementare. Li troviamo nelle fibre alimentari, in particolare:

  • nell’inulina, di cui sono ricchi alimenti come carote, carciofi, cicoria, agave, barbabietola, aglio e banane
  • nei fruttoligosaccaridi
  • nelle fibre lattogeniche

I probiotici sono batteri fisiologici, già presenti naturalmente nel nostro intestino crasso.
Stress, una dieta poco equilibrata, intolleranze alimentari o terapie antibiotiche possono alterare la nostra flora intestinale e diminuire la quantità di probiotici nel nostro intestino. In questi casi è consigliato integrarli con prodotti in grado di favorire la proliferazione di questi ceppi batterici.

Quali sono le famiglie di probiotici?

Con il termine probiotici si fa riferimento a diversi ceppi batterici “buoni” già naturalmente presenti nel nostro intestino. Sono i batteri coinvolti nella fermentazione lattica (“fermenti lattici”) e quelli normalmente presenti nella flora batterica intestinale (genere Bifidobacterium).
Ai probiotici viene attribuito un potenziale effetto di protezione per l’organismo e la loro presenza e quantità può cambiare in base a condizioni particolari che stiamo vivendo.

Nel nostro intestino possiamo trovare diversi batteri:

  • batteri patogeni
  • batteri potenzialmente patogeni
  • batteri benefici

Quando questi sono in una condizione di squilibrio si parla di disbiosi intestinale. I batteri benefici, nello specifico, si suddividono in tre gruppi: bifidobacteria (bifidobatteri), lactobacilli ed eubacteria (eubatteri).

A cosa servono i probiotici?

I probiotici hanno molteplici effetti positivi sul nostro organismo. La loro presenza nell’intestino migliora la qualità della nostra flora intestinale e influisce positivamente sul nostro sistema immunitario.
I probiotici sono in grado di riequilibrare la flora batterica in caso di disbiosi e soprattutto dopo una terapia antibiotica o farmaceutiche. Sembrano giocare un ruolo nella diminuzione dei livelli di colesterolo nel sangue e migliorano i sintomi delle intolleranze alimentari (diarrea, pancia gonfia, stipsi, dermatite, etc…) oltre ad essere di aiuto in caso di diverticolite, sindrome del colon irritabile e infezioni alle vie urinarie (cistite e candida).

In caso di disbiosi un’integrazione probiotica adeguata può aiutare a ripristinare lo stato di equilibrio.

Come scegliere il probiotico giusto?

Bisogna saper dunque scegliere il probiotico giusto, quello adatto a noi in quel determinato momento della vita.

Se soffri di allergie o intolleranze alimentari è necessario scegliere i probiotici specifici. In questi casi consiglio di effettuare un test genetico del microbiota, che può essere di aiuto nella scelta del probiotico più adeguato, suggerisce la Dott.ssa Giulia Temponi.

Se il problema è la frequenza e la consistenza delle evacuazioni, ci sono diversi probiotici. Ad esempio per la diarrea, la scelta si basa sul fatto che questa sia causata dall’uso di antibiotici, da un virus o da altre cause; mentre in caso di stipsi solitamente il consiglio è di assumere bidifobatteri, perché i lactobacilli hanno tendenzialmente un potere astringente.

Se una persona ha la candida, che si nutre di lieviti e zuccheri, sarà importante evitare che gli integratori contengano lieviti, mentre si privilegeranno i lactobacilli acidofili. Attenzione in questo caso al kefir, se lo assumete controllate che negli ingredienti non siano presenti lieviti aggiunti.

In caso di terapia antibiotica il consiglio è di abbinarvi una terapia probiotica con tutti e tre i ceppi, perché l’antibiotio va a distruggere la flora batterica senza distinzioni. Il consumo di alimenti che contengono naturalmente probiotici come lo yogurt o il kefir, in questi casi non è sufficiente perché contengono un solo ceppo probiotico.

Quanto deve durare una terapia probiotica?

Affinché la terapia probiotica sia efficace deve durare almeno 3-4 settimane.
Salvo diverse indicazioni i probiotici andrebbero presi prima dei pasti, sia in capsule che in bustina.

L’assunzione di probiotici di solito viene tollerata dalla maggior parte delle persone, senza particolari controindicazioni. L’importante è individuare la formulazione giusta per il tuo intestino in quel particolare momento della vita.

Dott.ssa Giulia Temponi
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Probiotici, Prebiotici, Intestino
Redattore: Dott.ssa Giulia Temponi


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Una pratica antica per liberarti e darti immediatamente una sensazione di benessere

Ventre gonfio, meteorismo, stitichezza, mancanza di vitalità e concentrazione o problemi della pelle (acne o psoriasi).

Se ti riconosci in uno di questi problemi, probabilmente hai tentato di risolverli con medicinali, creme o integrazione naturale senza ottenere risultati a lungo termine soddisfacenti.
Tutti questi sintomi spesso sono provocati da una condizione di intossicazione del nostro intestino, che non riesce a svolgere correttamente le sue funzioni, scatenando una reazione a catena in tutti i distretti del nostro organismo.

L’idrocolonterapia è il rimedio naturale che ti permette di ripulire l’intestino da tossine, rifiuti e batteri e ottenere, oltre ad un’immediata sensazione di benessere, moltissimi benefici inaspettati.

Cos’è l’idrocolonterapia? 

L’idrocolonterapia è una pratica antichissima, naturale ed indolore per pulire completamente l’intestino da tossine, rifiuti, muco e batteri che impediscono o disturbano la crescita della flora intestinale, fondamentale per regolare delicate funzioni essenziali del nostro organismo.

Questo metodo naturale consiste nell’introdurre acqua dolce filtrata all’interno del colon utilizzando uno speculum lubrificato collegato ad un sistema di scarico a circuito chiuso (quindi è totalmente inodore).
In termini più pratici l’operatore sistema dolcemente lo speculum, introduce acqua dolce nell’intestino e modula il flusso di acqua con il manipolo del macchinario, svuotando l’intestino di tutto il contenuto stagnante e garantendo sempre una perfetta igiene e comfort.

I benefici del trattamento sono straordinari e si percepiscono fin da subito.

Perché il mio intestino è intossicato? 

Alimentazione scorretta, alcool, sedentarietà, abuso di farmaci e stress possono essere le cause del malfunzionamento del nostro intestino. L’accumulo di depositi stagnanti e tossine possono alterare la nostra flora intestinale e dare origine alla disbiosi intestinale con una serie di disturbi come: 

  • Meteorismo
  • Stitichezza
  • Colite
  • Feci liquide o non formate
  • Gonfiore addominale
  • Infezioni ricorrenti
  • Cambiamenti d’umore
  • Spossatezza, cali di energia
  • Disturbi del sonno
  • Vaginiti o candida recidivante
  • Eruzioni cutanee

L’idrocolonterapia (lavaggio intestinale) è un valido alleato per prevenire o trattare questi disturbi.

Quando è consigliata l’idrocolonterapia?

L’igiene del colon garantisce il suo buon funzionamento e ne previene numerose patologie.

È una pratica consigliata a tutti, in particolare:

  • in presenza di una disbiosi intestinale
  • dopo un periodo con un’alimentazione particolarmente disordinata (dopo l’estate o dopo le festività)
  • a chi soffre di Candida e/o cistite
  • alle persone anziane, che hanno abusato di lassativi chimici creando una dipendenza da essi
  • per preparare il colon ad una sigmoidoscopia, una colonscopia in previsione di un intervento chirurgico
  • a tutti coloro che vogliono rinforzare il proprio sistema immunitario

Inoltre può essere utile per i pazienti che hanno subito un’anestesia generale, per ridurre i problemi di funzionamento dell’intestino dopo l’operazione.

Accresce l’efficacia di un trattamento effettuato per via rettale: insufflazione d’ozono, fitoterapia, apporto nutritivo ed è una buona misura complementare nel casi di cure disintossicanti, diete o digiuno.

I benefici straordinari della pulizia profonda dell’intestino

Gli effetti benefici, diretti e indiretti, dell’idrocolon terapia sono numerosi. Oltre al miglioramento dello stato generale ha effetti rilassanti e tonificanti e dona sensazioni di grande benessere:

  • gradevole sensazione di leggerezza
  • eliminazione del gonfiore addominale
  • aumento della tonicità addominale
  • stimolazione della peristalsi intestinale
  • migliore assimilazione dei nutrimenti e degli integratori
  • riduzione di infiammazioni locali
  • miglioramento dello stato della pelle
  • sensazione di benessere generale
  • potenziamento delle difese immunitarie
  • eliminazione dei parassiti e funghi (candida)
  • l’eliminazione dei parassiti.
  • tono dell’umore sollevato

Un intestino sano è il presupposto di un corpo sano.

Come mi preparo per l’idrocolonterapia?

La preparazione è un passaggio importante per ottenere i massimi benefici dalla terapia:

  1. Nei due giorni precedenti consigliamo di assumere 1 cucchiaino da tè di solfato di magnesio (o magnesia San Pellegrino) sciolto in un bicchiere d’acqua
  2. Nei due giorni precedenti la terapia non assumere: bevande gassatelatte e derivati, verdure cotte, peperoni e prodotti lievitati
  3. Bere almeno 2 litri di acqua oligominerale al giorno
  4. Essere a digiuno da almeno 2 ore prima della seduta

Come si esegue l’idrocolonterapia?

Durante il trattamento il paziente si posiziona sul dorso su un comodo lettino.
Attraverso una cannula pediatrica fornita di due canali (uno per l’entrata dell’acqua l’altra per il materiale in uscita), l’operatore regola con un sistema a pressione e temperatura controllata l’entrata e l’uscita dell’acqua nell’intestino.
Durante la seduta i parametri possono essere modificati allo scopo di ottenere un effetto migliore e personalizzato.

L’acqua e il contenuto intestinale vengono pilotati verso lo scarico all’interno di un circuito chiuso (che impedisce la fuoriuscita di odori), rimuovendo il contenuto stagnante e tossico presente.
Durante la terapia, l’operatore può intervenire massaggiando le parti dell’intestino dove è necessario far arrivare l’acqua e stimolare la peristalsi.

La durata del trattamento può variare in base alla necessità del paziente, da un minimo di 30 minuti a un massimo di 60. La frequenza delle sedute è individualizzata, a seconda dei casi, e rispetta i ritmi del paziente.

In linea generale si consiglia di combinare una serie da 3 a 6 trattamenti più o meno ravvicinati in base alle necessità. In seguito, come misura igienica preventiva, sono raccomandate una o due sedute nell’arco di un anno.

L’idrocolon terapia non dà assuefazione, come fanno invece i lassativi, anzi rafforza il tono muscolare del colon.
È controindicata in caso di gravidanza o in caso di una sospetta infiammazione dell’appendice.
Non può essere effettuata in presenza di patologie in fase emorragica, come ulcere sanguinanti ed emorroidi in fase attiva.

Per mantenere gli effetti benefici nel tempo, dopo la pulizia intestinale è sempre consigliato correggere l’alimentazione e praticare attività motoria (anche leggera). La vita sedentaria, per esempio, è nemica della buona funzionalità intestinale.

Il medico potrà inoltre consigliare una terapia probiotica mirata per il ripristino della flora intestinale.

Le migliori condizioni per assisterti 

Il nostro compito è quello di assisterti e farti sentire a tuo agio durante tutto il trattamento creando le condizioni migliori  per ottimizzare il risultato.

Puoi effettuare il trattamento presso il nostro centro medico di via Gallina 10 a Milano.
Contattaci per qualsiasi ulteriore informazione, siamo a tua disposizione!

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Contattaci per prenotare la tua seduta di idrocolonterapia

 

Riferimenti:  Idrocolonterapia, Rimedi naturali
Redattore: Imbio


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Intestino e pelle sono cardine e specchio della salute generale

L’alimentazione, la composizione del microbiota e l’integrità della barriera intestinale sono in grado di influenzare il benessere cutaneo.

La pelle è un organo molto complesso che intrattiene strette relazioni non solo con l’intestino, ma anche con il sistema nervoso, con gli organi emuntori e con il sistema immunitario. È molto raro trovare una pelle bella e luminosa in persone con disturbi del tratto digerente, ed è invece frequente trovare disturbi intestinali nelle persone che hanno disturbi della pelle. In alcuni casi è proprio la pelle a lanciare dei campanelli d’allarme per avvertirci che qualcosa nel nostro corpo non sta funzionando come dovrebbe.

La pelle è quotidianamente esposta ad una moltitudine di agenti fisici, chimici e biologici che possono alterare l’equilibrio della flora residente, favorendo sia le infezioni opportunistiche che alcuni disturbi clinici.
In caso di disturbi cutanei bisogna capire, dove possibile, quali fattori predisponenti (genetici o ambientali) e scatenanti (dieta, farmaci, tossine ambientali o allergeni) hanno generato lo squilibrio e instaurare una terapia funzionale quanto più possibile olistica e naturale.

Il Dott. Alessandro Gabriele, biologo nutrizionista in Imbio, ci spiega quali possono essere le cause di un’infiammazione cutanea e come l’alimentazione può migliorare l’aspetto della nostra pelle.

L’approccio funzionale: pelle e intestino, le nostre barriere di difesa 

L’approccio funzionale alla salute della pelle ha superato il vecchio concetto di “causa eziofisiopatologica unica” e ha individuato diversi fattori scatenanti nelle principali patologie non trasmissibili, tra le quali le alterazioni:

  • dell’ecosistema intestinale e della funzione di barriera
  • del controllo dello stress ossidativo
  • della funzione di detossificazione epatica
  • dei meccanismi di modulazione della risposta infiammatoria

L’intestino ha un ruolo fondamentale nello sviluppo del nostro sistema immunitario. Una flora batterica alterata comporta uno squilibrio di tutte le funzioni di difesa del nostro organismo e di conseguenza, anche della nostra pelle.

Una pelle bella e luminosa è lo specchio della nostra salute

La pelle è un tessuto continuo che con i suoi due metri quadrati di superficie, rappresenta una delle principali barriere selettive del nostro organismo insieme alla barriera intestinale, ematoencefalica, broncopolmonare e placentare.

È impossibile avere una pelle sana e luminosa se le mucose intestinali sono infiammate o erose.
Anche le afte ricorrenti della mucosa buccale riflettono spesso problemi intestinali.

La pelle gode di due proprietà fondamentali e straordinarie: l’autoriparazione (si rigenera in seguito ad una lesione) e l’estensibilità (si adatta perfettamente alle variazioni della dimensione corporea che subentrano nel corso della vita).

La pelle assolve a moltissime funzioni importanti ed è bene prendersene cura.

Un legame emotivo tra pelle, intestino e cervello

I collegamenti tra l’intestino e la pelle sono stati approfonditi maggiormente negli ultimi decenni, ma le prime evidenze risalgono fin dagli anni ’30.  Gli stati emotivi come ansia, stress e depressione possono alterare la microflora intestinale e contribuiscono ad un’infiammazione sistemica con la ripercussione di vari eventi cutanei come eritema, orticaria e dermatite.

Per anni le malattie della pelle sono state viste e affrontate unicamente dal punto di vista dermatologico.
Oggi siamo consapevoli che la corretta funzionalità intestinale e la composizione del microbiota svolgono un ruolo di mediazione sia nell’infiammazione cutanea che nel comportamento emotivo, rafforzando la relazione tra dermatologia e salute mentale.

L’intestino, un organo chiave della nostra salute

L’intestino è un organo chiave della nostra salute, al pari del cuore o del fegato: in esso avviene una incredibile quantità di reazioni che hanno ripercussioni in tutto il corpo.  Il vero “problema” è che l’intestino raramente segnala le disfunzioni presenti; gli errori metabolici vengono trasferiti ad altri organi o a distretti diversi. Le sue funzioni vanno ben oltre l’assorbimento dei nutrienti e l’eliminazione delle scorie.

Oltre ad essere sede di importanti funzioni nervose (il cosiddetto secondo cervello), nell’intestino avviene un confronto quotidiano tra il nostro sistema immunitario e quella parte di mondo esterno che noi introduciamo sotto forma di cibo. È qui che le cellule imparano ad esercitare quella “tolleranza” la cui perdita è alla base delle intolleranze alimentari e di tutte le malattie allergiche e malattie autoimmuni.

L’intestino svolge un ruolo molto importante anche all’interno del sistema ormonale endocrino: le cellule che rivestono la mucosa intestinale producono serotonina, un neurotrasmettitore che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione dell’umore, del sonno, della temperatura corporea, della sessualità e dell’appetito.

Qual’è il collegamento tra pelle e intestino?

Una flora intestinale equilibrata e diversificata produce benefici effetti a livello sistemico.
Risulta chiaro quanto sia importante conservare integre le funzioni intestinali ed in particolar modo quelle della sua microflora batterica.

Il microbiota intestinale è coinvolto in funzioni essenziali al mantenimento di un buono stato di salute come:

  • la digestione dei nutrienti
  • la regolazione del sistema immunitario
  • la produzione di vitamine
  • la sintesi di aminoacidi e neurotrasmettitori
  • la prevenzione della colonizzazione intestinale da parte di batteri patogeni
  • la regolazione della funzionalità delle strutture intestinali

Prevenire le malattie dermatologiche partendo dall’alimentazione

Un ruolo fondamentale nella prevenzione e nella cura delle malattie dermatologiche è ricoperto dall’alimentazione, alcuni disturbi della pelle possono manifestarsi proprio a causa di errate abitudini alimentari.
Il cibo contribuisce in maniera determinante al mantenimento o all’alterazione della struttura della barriera intestinale.

Un apporto energetico eccessivo, la sindrome metabolica e l’obesità causano inevitabilmente problemi alla pelle interferendo con gli assi ormonali e del sistema nervoso vegetativo. La dieta di ogni singolo individuo deve essere personalizzata in base a età, fabbisogno energetico, gusti personali, tempo a disposizione per la preparazione del cibo, patologie in corso e uso di farmaci. Anche una scarsa idratazione si rifletterà anche sulla pelle che diventerà meno luminosa e più secca.

Una dieta sana e ben bilanciata può svolgere un ruolo essenziale per combattere le manifestazioni cutanee contrastando quell’infiammazione che, da meccanismo iniziale di difesa, si è trasformata poi in causa di malattia.

Probiotici, vitamine e minerali un valido alleato anche per la salute della tua pelle

L’utilizzo razionale di probiotici aiuta a ristabilire l’equilibrio del microbiota intestinale e di conseguenza a:

  • Ridurre l’infiammazione sistemica
  • Contrastare la sindrome metabolica
  • Modulare la produzione di acidi grassi
  • minimizzare gli effetti negativi di eventuali terapie antibiotiche

È bene ricordare che non tutti i probiotici sono uguali. Il mio consiglio è sempre quello di affidarsi ad un professionista in grado di valutare la terapia più adeguata alle nostre esigenze.

La disbiosi alla base dell’insorgenza di un disturbo della pelle 

Quando è presente una disbiosi intestinale, ovvero quando la composizione qualitativa e/o quantitativa dei batteri intestinali è alterata, si creano nell’intestino le condizioni che possono compromettere l’integrità delle pareti intestinali lasciando le porte aperte a derivati alimentari nocivi, a microbi patogeni, a fattori pro-infiammatori e potenzialmente tossici che possono raggiungere il tessuto cutaneo.

Questo accumulo di segnali intestinali induce le cellule immunitarie sottocutanee a produrre molecole infiammatorie, che attivano i cheratinociti a proliferare esageratamente, causando ispessimento della pelle che può rompersi per motivi meccanici.

L’insorgenza di disturbi della pelle come:

  • l’acne
  • la psoriasi
  • le dermatiti atopiche
  • gli eczemi
  • la dermatite seborroica
  • la rosacea

potrebbero essere il risultato di un disequilibrio microbico e di una condizione di permeabilità intestinale compromessa. Risulta quindi evidente l’importanza della valutazione dello stato di salute del microbiota intestinale nell’analisi dello stato di salute della pelle.

Come si effettua il test per la disbiosi intestinale?

Attualmente sono disponibili diversi test non invasivi che consentono di indagare in maniera più o meno approfondita l’equilibrio del microbiota intestinale.

I test su campioni di feci prevedono la mappatura di specifiche sequenze del DNA di tutti i batteri presenti nel campione analizzato al fine di ricostruire la struttura dell’intero microbiota.

I test di medicina funzionale sulle urine valutano invece la presenza di prodotti del metabolismo e permettono di capire indirettamente i processi di assorbimento intestinale e l’eventuale interferenza da parte dei microrganismi patogeni.

Uno dei più utilizzati è il Disbiosi test che misura la presenza di indicano e scatolo nelle prime urine del mattino. Entrambi sono normalmente presenti in minima traccia nelle urine ma possono aumentare in maniera significativa a seguito della crescita eccessiva di alcuni componenti del microbiota o a causa di squilibri nella sua struttura.

Nello specifico, elevati quantitativi di indicano e scatolo siano indicativi di situazioni di disbiosi a carico dell’intestino tenue e del crasso e in particolar modo del colon. Sulla base della specifica alterazione riscontrata e del quadro clinico del paziente possono essere proposte misure basate su modifiche del regime alimentare e/o introduzione di probiotici nella dieta, atte a ristabilire una configurazione bilanciata del microbiota intestinale.

Pelle sana, in intestino sano

Tra le cause scatenanti delle malattie dermatologiche non vanno trascurate le carenze micronutrizionali.
Vitamine e sali minerali sono indispensabili per la sopravvivenza in salute e, se presenti nel giusto equilibrio, possono prevenire numerose patologie o migliorare alcuni sintomi e disturbi.

Un corretto sostegno alle difese immunitarie finalizzato alla salute della pelle e non solo deve puntare al mantenimento ed eventuale ripristino dei valori ematici di vitamina D, all’apporto adeguato di vitamine del gruppo B, vitamina C, zinco, magnesio, selenio e fornire un supporto adeguato alla salute intestinale con probiotici e prebiotici.

La pelle e le varie malattie infiammatorie sono quindi strettamente correlate con il benessere dell’intestino e con la sua funzione. La valutazione dello stato di salute intestinale e la ricerca di fattori scatenanti nel singolo individuo consentono di attuare interventi preventivi e di stabilire, mediante una personalizzazione dell’intervento, un percorso di cura più efficace e dai risultati più duraturi.

Richiedi il test non invasivo per la valutazione della disbiosi intestinale

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Dott. Alessandro Gabriele
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Salute della pelle, Intestino
Redattore: Dott. Alessandro Gabriele


Gonfiore addominale: a cosa è dovuta la pancia gonfia e quali sono i rimedi?

Dopo un pasto abbondante è normale sentirsi gonfi, ma perché a volte sentiamo la pancia lievitare mangiando sano nelle giuste quantità o anche dopo un piccolo spuntino leggero? In realtà, il gonfiore addominale non è necessariamente correlato ad una cattiva alimentazione, ma l’accumulo di aria nello stomaco e nell’intestino può dipendere da vari fattori.

La presenza di un’intolleranza o un disturbo gastrointestinale deve essere approfondita con esami specifici e risolta con una terapia mirata. Tuttavia capita spesso invece che il gonfiore addominale dipenda semplicemente dalle nostre cattive abitudini.

La Dott.ssa Giulia Aliboni, biologo nutrizionista in Imbio, ci spiega quali possono essere le cause del gonfiore addominale e come intervenire per eliminare questo fastidioso disturbo.

Pancia gonfia: disturbo dell’intestino o cattive abitudini?

Oggi si stima che una persona su dieci soffra (o abbia sofferto in passato) di gonfiore addominale.
Sentirsi gonfi è poco piacevole perché rende le cose da fare meno agevoli, ma avere quell’aumentata tensione sulla parte dell’addome oltre ad essere fastidioso a livello fisico, ci rende nervosi ed irritabili.

Spesso accade che gonfiore addominale si presenta insieme ad altre condizioni, come ad esempio:

  • Flatulenza ed eruttazioni
  • Stitichezza o diarrea
  • Fitte addominali
  • Dolori alla schiena
  • Nausea e/o inappetenza
  • Difficoltà respiratorie (fiato corto)
  • Difficoltà digestive
  • Eruzioni cutanee, comparsa di psoriasi o macchie sulla pelle

Se si ha a che fare con un vero e proprio disturbo dell’apparato gastrointestinale, con un’intolleranza o una patologia il gonfiore è sempre più o meno presente in maniera costante. Se invece si tratta di un sintomo passeggero o non accompagnato da altri disturbi, molto probabilmente è collegato ad uno stile di vita “scorretto”, in particolare per quanto riguarda il cibo.

Tensione e gonfiore addominale, quali sono le cause?

Le cause che determinano il gonfiore addominale possono essere tante e diverse tra loro. È importante cercare di capire qual è la motivazione dello scatenarsi dei sintomi.

Generalmente, le cause più frequenti della pancia gonfia sono:

  • Ingestione di aria: chi mangia troppo velocemente tende a ingurgitare grandi quantità d’aria, che inevitabilmente finisce nello stomaco e nell’intestino, causando il caratteristico gonfiore addominale.
    Anche le bevande gassate contengono molta aria, che si accumula nello stomaco.
  • Alterazioni del microbiota intestinale: un mancato equilibrio della flora intestinale è molto comune in chi presenta pancia gonfia e dura. L’irregolarità intestinale, accompagnata da sintomi come stipsi e diarrea, può essere la causa diretta del gonfiore addominale.
  • Presenza di intolleranze alimentari: sono una delle cause più comuni del gonfiore persistente dopo i pasti. L’intolleranza alimentare può causare un aumento della formazione di aria intestinale ed il richiamo di liquidi nell’intestino, con conseguente sensazione di gonfiore (nota come “bloating”). Le intolleranze più comuni sono quella al lattosio, al glutine (celiachia), la gluten sensitivity e l’intolleranza all’istamina.
  • Condizioni patologiche: come infezioni batteriche e virali, morbo di Crohn o IBS (sindrome del colon irritabile), ma anche reflusso gastroesofageo.
  • Emotività e stress incidono molto sulla comparsa di gonfiore addominale (dopo tutto, si dice che l’intestino sia il secondo cervello).

La causa più frequente riguarda le abitudini alimentari e quotidiane.

Rimedi contro la pancia gonfia 

La maggior parte dei rimedi per il gonfiore addominale riguarda le nostre abitudini quotidiane.
Se il gonfiore addominale è occasionale è importante:

  • Masticare adeguatamente ai pasti aiuta la digestione e riduce di conseguenza il gonfiore addominale.
    Optare per una masticazione più lenta, più lunga ci permette di mangiare meno frettolosamente e ingurgitare meno aria. Spesso siamo costretti a consumare il pranzo o la cena pochi minuti, ma dobbiamo comunque cercare di mangiare lentamente.
  • Evitare le abbuffate e mangiare il giusto: piccoli pasti frequenti sono l’ideale per non appesantire la digestione.
  • Cerca di limitare il consumo di lieviti, legumi e bevande gasate. Consiglio inoltre di evitare le gomme da masticare, che possono causare piccole ingestioni di aria ed incrementare il gonfiore.
  • È bene consumare frutta e verdura maturi al punto giusto, che sono più digeribili. La frutta dopo i pasti aumenta la fermentazione per il suo carico di zuccheri e questo aumenta il gonfiore.
  • Attenzione alla cottura dei cibi. La cottura preferibile è quella al vapore o alla griglia. Per la cottura in padella basta avere l’accortezza di non esagerare con l’olio (per non appesantire la digestione). La distinzione da fare tra cotto e crudo dipende dai cibi stessi: la lattuga, ad esempio, è un vegetale ad alta fermentazione, così come anche il cavolo o il broccolo che andrebbero evitati per non produrre gonfiore; la valeriana o il songino invece vanno bene anche crude, così come il finocchio, consigliato in caso di gonfiore.
  • Fare movimento fisico: attiva la peristalsi intestinale, favorendo l’eliminazione e la fuoriuscita dei gas che si formano nell’intestino (è utile soprattutto se si soffre di stitichezza).
  • Ritaglia del tempo per te stesso, impara a gestire lo stress: molte persone somatizzano lo stress quotidiano a livello dell’apparato digerente.

Se i rimedi classici e più blandi non si rivelassero efficaci, è consigliabile indagare la situazione intestinale ricercando una disbiosi o una possibile intolleranza: sotto consiglio di un esperto, sarà possibile scoprire la causa del gonfiore addominale e cercare di ridurla.

Un altro valido aiuto per risanare e ripulire l’intestino è l’idrocolonterapia, un metodo efficace e naturale con acqua e ossigeno, per una pulizia profonda dell’intestino e per eliminare in una sola seduta l’aria, le tossine e i rifiuti accumulati.

Se la pancia gonfia non passa, rivolgiti ad uno specialista

Se anche seguendo questi semplici accorgimenti a tavola e praticando una regolare attività fisica non si ottiene una risultato soddisfacente, è possibile che i cibi incriminati siano solo alcuni. Per individuarli si consiglia di rivolgersi a un esperto, in grado di approfondire con analisi mirate e prescrivere una dieta personalizzata.

Un consiglio che do sempre a chi soffre di gonfiore è quello di preparare una tisana al finocchio senza zucchero  dopo cena: dovrebbe aiutare non solo a limitare la formazione di gonfiore addominale, ma anche a velocizzare la digestione.

Contatta la Dott.ssa Giulia Aliboni per una consulenza nutrizionale personalizzata

Dott.ssa Giulia Aliboni
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Pancia gonfia, Alimentazione
Redattore: Dott.ssa Giulia Aliboni


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Dal benessere del nostro intestino dipende la salute della nostra mente!

Dal 14 giugno al 14 luglio effettua il check up dello stato di salute del tuo intestino con il pacchetto Benessere intestinale  ad un prezzo speciale ed avrai la lettura del test e la consulenza del nostro specialista senza costi aggiuntivi.

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A chi è consigliato il test del Benessere intestinale?

Il test viene effettuato allo scopo di individuare eventuali patologie intestinali in atto e per avere un quadro complessivo dello stato di salute del tratto digerente.

Il test è consigliato a tutti coloro che soffrono di almeno uno dei seguenti sintomi:

  • Difficoltà digestiva
  • Alterata motilità intestinale (stitichezza o diarrea cronica)
  • Disturbi dermatologici (psoriasi, pruriti della pelle, orticaria)
  • Capelli e/o unghie fragili
  • Prurito del cuoio capelluto
  • Dolore o gonfiore addominale
  • Difficoltà a perdere o mettere peso

In cosa consiste il test del Benessere intestinale?

Il pacchetto di esame prende in considerazione diversi indici infiammatori:

  • Disbiosi intestinale
  • Ricerca di candida
  • Calprotectina fecale
  • Zonulina fecale
  • Coprocoltura
  • Elastasi Pancreatica
  • Ricerca di sangue occulto nelle feci

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La valutazione del benessere intestinale è comprensiva della lettura da parte del nostro specialista.
Il test e la lettura del nostro specialista ti permetteranno di migliorare il tuo stato di salute e la qualità della tua vita!

Il costo in promozione del pacchetto di esami è di 159 euro.

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La qualità della nostra salute risiede nell’intestino

Il nostro intestino è popolato da un numero impressionante di funghi e batteri: 100mila miliardi di microscopici compagni di viaggio, calcolati per difetto, sono comodamente alloggiati nel nostro organismo (composto da appena 10miliardi di cellule, quindi in ultima analisi siamo composti più di batteri che cellule umane).

Funghi e batteri nell’intestino si nutrono, proliferano, combattono per mantenere il proprio territorio a dispetto di altri. Dall’esito di questa battaglia che ogni giorno si realizza fisicamente all’interno del nostro organismo, dipende la qualità della nostra salute:

  • efficienza del sistema immunitario
  • tono dell’umore
  • equilibrio ormonale
  • capacità digestiva
  • reattività allo stress

Sono solo alcuni degli aspetti della nostra fisiologia che la composizione del microbiota è in grado di influenzare.

Lattobacilli e Bifidobatteri: gli “antibiotici naturali” del nostro intestino

In particolar modo risulta fondamentale valutare la presenza di due generi quali i Lattobacilli e i Bifidobatteri, organismi in grado di produrre sostanze ad azione antibiotica naturale rispetto ai patogeni che normalmente transitano nel nostro intestino, oltre che una serie di molecole importantissime sia per il nutrimento della mucosa intestinale, che per la loro azione antinfiammatoria.

Fatta questa premessa, diventa facile capire quanto sia importante per chiunque, approfondire nello specifico la qualità del proprio microbiota soprattutto per evidenziare squilibri nella sua composizione.

La composizione batterica dell’intestino è come un’orchestra: i musicisti di un’orchestra devono suonare in sintonia per poter suonare in modo armonico

La popolazione batterica e fungina intestinale è paragonabile ad un’orchestra, che per poter eseguire una sinfonia ha la necessità di avere tutti i musicisti seduti al loro posto con i propri spartiti. Proviamo ad immaginare cosa accadrebbe se alcuni strumenti venissero sostituiti da altri e se tutti gli spartiti venissero mischiati, ci sarebbe un caos totale e non saremmo in grado di ascoltare la musica originale quanto un’accozzaglia di suoni senza senso.

Ogni batterio che caratterizza la condizione di eubiosi (corretta composizione batterica intestinale), così come gli strumenti della nostra orchestra, deve essere presente nella giusta porzione dell’intestino e nel giusto rapporto con gli altri, in modo da impedire la colonizzazione da parte di diversi batteri o funghi. 

Una composizione batterica intestinale sbilanciata infatti da origine ad uno stato di disbiosi, cioè una scorretta composizione del microbiota.

Quali sono i sintomi di un microbiota intestinale alterato?

Dieta, stress, assunzione di farmaci, età, stile di vita sono tutte variabili che possono facilmente modificare il delicato equilibrio dei batteri che, se alterato, può dare origine alla disbiosi, una condizione di infiammazione cronica dell’intestino.

I sintomi associati ad una condizione di disbiosi sono tipicamente:

  • gonfiore addominale
  • difficoltà digestive
  • stipsi o dissenteria
  • mal di testa
  • alterazione del tono dell’umore
  • aumento della glicemia
  • stanchezza cronica

e sostiene anche tutte le patologie a base infiammatoria.

La valutazione del microbiota intestinale può essere effettuata solo da uno specialista, con un metodo “sartoriale” che tiene in considerazione le specificità di ogni singola persona. L’analisi del microbiota può essere effettuata in maniera non invasiva, tramite un test innovativo (su feci) effettuato dal nostro laboratorio ImbioLab.

Scopri di più sul test genetico del microbiota intestinale

Chi è il Dott. Daniele Orlandoni, specialista dell’intestino

Biologo nutrizionista esperto di microbiologia intestinale, ha esperienza ventennale presso l’Istituto di Medicina Biologica di Milano (IMBIO), diretto dal Prof. Di Fede e incessantemente animato dalla Dottoressa Carassai, che oggi grazie ad IMBIOLab è in grado di eseguire per i propri pazienti un innovativo test fecale per la valutazione della composizione del microbiota intestinale. La valutazione del test che richiede non solo una solida preparazione teorica, ma anche una ragguardevole esperienza sul campo.

Lo studio della composizione batterica intestinale è un vero e proprio esercizio sartoriale che deve tener conto delle specificità di ogni singola persona che, alla fine dei conti, è il terreno che accoglie ogni singola specie batterica.
– Dott. Daniele Orlandoni

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Dott. Daniele Orlandoni

Biologo nutrizionista esperto di microbiologia intestinale
Consulente di medicina anti-aging, operatore ATC-330 e MAFG-03
Naturopata e Shiatsuka

Riferimenti:  Intestino, disbiosi, Benessere intestinale, Infiammazione dell’intestino
Redattore: Dott. Daniele Orlandoni


November 16, 2020 ArticoloSistema immunitario

afte ricorrenti bambino con afte in bocca

Le afte ricorrenti possono essere sintomo di altre patologie. Cosa sono le afte? Come possiamo prevenirle?

L’afta è un’ulcerazione delle mucose della bocca che può essere di dimensioni più o meno grandi, e può comparire isolata o in più punti.

Il disturbo che vede la comparsa di afte è chiamato aftosi o stomatite aftosa. Le lesioni possono comparire in diversi punti della bocca: sulle gengive, sopra o sotto la lingua, sul palato, sulle labbra o in prossimità delle tonsille.

L’aftosi è un fenomeno molto diffuso e fastidioso, soprattutto se frequente. Infatti le afte tendono a dare dolore durante il consumo di cibi e bevande e, nonostante spesso guariscano da sole, diventano un disturbo noioso, soprattutto se recidivante.

Alimentazione, sistema immunitario indebolito o intolleranze alimentari possono essere la causa delle afte ricorrenti. Come posso prevenire le afte?

Le afte tendono a comparire quando c’è una situazione infiammatoria generale: questa può essere causata da molti fattori, come patologie, una depressione del sistema immunitario, agenti esterni, disbiosi, oppure si può avere un’infiammazione causata dal cibo stesso.

Spesso inoltre, periodi di stress e stanchezza particolari facilitano la formazione di afte.

La comparsa delle afte è spesso correlata con il cibo che assumiamo: possiamo trovarci in una situazione di infiammazione intestinale che non permette il corretto assorbimento di alcuni nutrienti; oppure semplicemente stiamo seguendo una dieta non adeguata ai nostri fabbisogni.

Ad esempio, chi soffre di afte spesso è carente in ferro, folati, vitamina B6, vitamina B12 e vitamina D rispetto a chi non manifesta questo disturbo. In aggiunta, un ridotto apporto di frutta e verdura fresca e il mancato introito di carboidrati integrali o legumi possono peggiorare una situazione di disagio intestinale.

L’aftosi può anche essere collegata con una sensibilità al glutine o una celiachia nascosta.

Cosa fare in caso di afte e quali sono possono essere le cause nascoste?

Controllare l’infiammazione generale è sicuramente un’ottima strategia per ridurre la stomatite aftosa.
La riduzione dell’infiammazione indotta da alimenti in questo caso è fondamentale e, a questo proposito, può tornare utile un test che vada a verificare eventuali intolleranze alimentari.

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Si può approfondire la questione della celiachia con un test genetico che indaga un’eventuale alterazione nei geni del DQ2/DQ8: in questo modo si può capire se c’è una mutazione completa o parziale o una predisposizione a sviluppare celiachia. In questo caso sarà opportuno regolarsi con il consumo di alimenti contenenti glutine.

Inoltre, un esame specifico delle urine può chiarire la possibilità di un’eventuale disbiosiindice di un equilibrio alterato a livello del microbiota, che può essere una delle cause per cui si formano afte recidivanti.

Sicuramente una dieta equilibrata e un giusto apporto di fibra, alimenti anti-infiammatori e vegetali freschi possono essere un buon modo per combattere il disturbo, così come in alcuni casi può essere ottimo utilizzare probiotici specificie integrare correttamente con vitamina D.

Anche una carenza di vitamina B12 può causare aftosi: questa vitamina si trova solo in alimenti di origine animale, per cui chi segue una dieta vegana (quindi totalmente priva di prodotti di origine animale) potrebbe incorrere in questo disturbo.

Ogni caso, comunque, va valutato attentamente e deve essere affrontato in maniera specifica con l’aiuto di uno specialista. È opportuno rivolgersi a chi di competenza, fare le giuste indagini e curare la stomatite aftosa recidivante a partire dalla causa e non dal sintomo.

Scopri le cause della stomatite e richiedi una consulenza personalizzata

Dott.ssa Giulia Aliboni
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Afte, Stomatite, Allergie, Intolleranze alimentari, Disbiosi
Redattore: Dott.ssa Giulia Aliboni


disbiosi intestinale stomaco mal di pancia

Intestino: cos’è il microbiota e perché è così importante?

Il microbiota intestinale è definibile come l’insieme di tutti i microrganismi (batteri, miceti e parassiti) che coesistono nell’intestino di ogni specie animale ed anche dell’uomo. La composizione del microbiota è variabile da individuo ad individuo, infatti è strettamente correlata all’età, allo stile di vita ed al tipo di alimentazione di ognuno di noi.

Il microbiota intestinale è localizzato sulla mucosa dell’intestino (ovvero nel tratto più esterno): questa struttura è molto importante, poiché è qui che le molecole nutritive provenienti dall’alimentazione vengono assorbite. Proprio a questo livello, il microbiota svolge un ruolo essenziale per il suo ospite, in quanto ha una funzione metabolica di sintesi ed assorbimento di vitamine, minerali e nutrienti; è inoltre in grado di produrre acidi grassi a catena corta (SCFA), essenziali per dare energia alle cellule intestinali.

L’intestino è il nostro “secondo cervello”, perché è importante prendersi cura del proprio intestino?

Quando si sente dire “l’intestino è il secondo cervello” è proprio perché a questo livello, grazie al microbiota, viene prodotta serotonina (conosciuta anche come l’”ormone del buon umore”); e sempre grazie al microbiota viene modulata la comunicazione tra intestino e sistema nervoso.

La densità dei batteri a livello dell’intestino è molto elevata: questo lo rende una straordinaria area di scambio in cui si ha una perfetta interazione tra ospite, sistema immunitario e microbiota.

Tutto il sistema dell’interazione ospite-microbiota è definibile come un delicato equilibrio dinamico: il sistema immunitario mantiene l’ordine tra il numero elevato di batteri intestinali (tra cui si trovano anche batteri patogeni) e l’ospite.

Batteri buoni e batteri cattivi nell’intestino. Tenere sotto controllo lo sviluppo di batteri patogeni per rinforzare il sistema immunitario

Il sistema immunitario impara già dai primissimi anni di vita a differenziale la flora microbica commensale (ovvero quella composta da batteri in equilibrio, che svolgono un’azione positiva per l’ospite, e che non scatenano una risposta immunitaria) dalla flora microbica patogena, che può causare malattia, e dalla quale ci si deve difendere.

Da questo emerge che i meccanismi immunosoppressori del sistema immunitario nei confronti dei batteri commensali (che chiameremo “buoni”) siano indispensabili per il mantenimento di un equilibrio intestinale. Allo stesso tempo, avere una flora microbica mista e varia, composta principalmente da batteri “buoni”, consente di tenere sotto controllo lo sviluppo dei batteri patogeni (se i batteri buoni sono tanti, consumano più risorse di spazio e di nutrienti, e ne rimangono meno per i patogeni, che non riescono a moltiplicarsi).

Come effettuare il test per la disbiosi intestinale

Come si crea uno stato di Disbiosi intestinale?

Se tutto ciò funziona correttamente, e si ha un equilibrio intestino-sistema immunitario-ospite, si parla di Eubiosi. Al contrario, se si ha uno squilibrio che consente alle specie patogene di crescere e svilupparsi, si parla di Disbiosi.

Generalmente, le principali cause di disbiosi possono essere:

  • Una scorretta alimentazione
  • Abuso di farmaci (soprattutto antibiotici aspecifici)
  • Carenze metaboliche (ad esempio, carenza di enzimi digestivi)
  • Intolleranze alimentari
  • Allergie
  • Intossicazioni
  • Stress fisico e psicologico

Queste cause non solo portano a disbiosi, ma possono anche portare il paziente a manifestare una serie di disturbi, tra cui:

  • Irregolarità intestinali
  • Emicranie
  • Colon irritabile
  • Infiammazione cronica
  • Micosi e cistiti
  • Vaginiti da Candida albicans nelle donne
  • Alterazione del sistema immunitario, con aumento delle citochine pro-infiammatorie
  • Alterazione del tono dell’umore
  • Eruzioni cutanee

In presenza di uno o più di questi sintomi è opportuno rivolgersi ad un medico ed eseguire un’analisi per valutare una disbiosi intestinale. Esistono diversi tipi di test che possono determinare la presenza di una disbiosi: è importante spiegare al medico i propri sintomi, affinché possa consigliare l’esame più adeguato alla situazione.

Affidarsi ad un professionista è sicuramente un valido strumento per migliorare il proprio stato di salute, con conseguente miglioramento della qualità della vita.

Richiedi una consulenza personalizzata ai nostri biologi nutrizionisti

Dott.ssa Sebastiana Pappalardo
Coordinatrice Responsabile  per la sede Centri MIr- Medicina Integrata della Riproduzione – Roma
Socio SIRU Società Italiana della Riproduzione Umana
Membro dei GIS .Gruppi di Interesse Speciale SIRU
Embiologia e Genetica

Riferimenti: Disbiosi, Intestino, Alimentazione, Candida Albicans
Redattore: Dott.ssa Sebastiana Pappalardo



January 30, 2020 Eventi

Abbiamo il piacere di invitarvi alla giornata formativa che si terrà

Sabato 8 febbraio 2020
Presso il Grand Hotel Tiziano di Lecce 

L’evento ideato ed organizzato da:

IMBIO Istituto di Medicina Biologica di Milano in collaborazione
con il Centro Diagnostico Radiologico San Marco di Cellino San Marco (BR)
ed il Laboratorio di analisi cliniche Mater Gratie di Squinzano (LE)

è gratuito con registrazione obbligatoria.

Tutti i partecipanti avranno diritto a 30 ECM
con l’iscrizione gratuita al corso Fad in Medicina Integrata. 

Per partecipare è possibile effettuare la registrazione via mail scrivendo a corsi@imbio.it

 


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