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Luglio 23, 2021 dieta e nutrizione

Yogurt greco e kefir sono simili, ma hanno caratteristiche diverse.

Yogurt Greco e Kefir sono entrambi alimenti derivati dal latte ma hanno caratteristiche nutrizionali diverse tra loro; è utile conoscere la diversità delle caratteristiche nutrizionali di questi alimenti poiché ci permette di utilizzare prodotti apparentemente simili in momenti diversi della giornata e per scopi specifici.

Quali sono le differenze tra yogurt greco e kefir?

Lo yogurt greco differisce da quello “normale” per la tipica densità, dovuta ad una maggiore concentrazione nutrizionale, soprattutto di proteine e un minor livello di idratazione e di nutrienti come minerali, vitamine e sodio. Lo yogurt greco contiene molte caseine e 2 batteri Streptococcus thermopiles e Lactobacillus bulgaricus; questi batteri, durante la fermentazione, convertono il lattosio in acido lattico. Ecco perché anche chi è intollerante al lattosio in genere riesce a mangiare lo yogurt greco.

Grazie all’elevato contenuto di proteine lo yogurt greco è consigliato per chi si allena come spuntino pre o post workout.

Il Kefir è una bevanda fermentata; tradizionalmente prodotta con latte vaccino o caprino. Al contrario dello yogurt greco contiene non solo i due batteri caratteristici dello yogurt ma molteplici altri probiotici.

Grazie all’elevata presenza di probiotici è utile in caso di presenza di disbiosi intestinale per ripristinale la flora batterica. La parola Kefir in turco vuol dire “sentirsi bene dopo aver mangiato” questo per sottolineare la sua azione benefica a livello intestinale. Il Kefir di latte contiene i Sali minerali e la concentrazione dipende sempre dal latte utilizzato per la sua preparazione.

Il Kefir ci da un ottimo apporto di calcio altamente biodisponibile, perché favoritonell’assorbimento dal ph acido e dalla presenza di lattosio. Oltre al calcio troviamo il magnesio, che contribuisce al normale funzionamento del sistema nervoso e muscolare e il fosforo, uno dei più grandi elementi costitutivi del nostro organismo.

Yogurt greco e kefir, come preferirlo e quale mangiare?

Per quanto riguarda i loro possibili impieghi in ambito alimentare lo Yogurt greco è ottimo mangiato al naturale, accompagnato da miele, frutta fresca o secca; oppure grazie alla sua consistenza cremosa può essere impiegato come base per la preparazione di varie ricette come la famosa cheescake.

Per quanto riguarda il kefir data la sua consistenza più liquida è ottimo utilizzato come base per frullati o smoothies a base di frutta.

Yogurt greco 0% valori per 100gr 

Modestamente calorico (97 kcal / 100 g)

Buon apporto proteico (10,3 g/ 100 g)

Pochi carboidrati (4 g / 100 g)

Pochissimi grassi (0,1 %)

Kefir valori per 100gr 

Meno calorico (65 kcal / 100 g)

Modesto apporto proteico (3.3 g/ 100 g)

Pochi carboidrati (3.5 g / 100 g)

Leggermente più grasso (3.5 %)

 

Ricordiamo questi prodotti vanno inseriti all’interno di una dieta varia ed equilibrata. Uno stile di vita sano è il metodo migliore per fare prevenzione.

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Dott.ssa Giulia Temponi
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Kefir, Yogurt greco, Alimentazione
Redattore: Dott.ssa Giulia Temponi


Uno studio preliminare di Angiotensina 1-7 a basso dosaggio più l’ormone pineale Melatonina nel trattamento delle malattie sistemiche umane diverse dal cancro e dalle patologie autoimmuni

Paolo Lissoni, Enrica Porta, Franco Rovelli, Giusy Messina, Arianna Lissoni, Giorgio Porro*, Davide Porro*, Giuseppe Di Fede, Alejandra Monzon, Andrea Sassola, Daniel Pedro Cardinali**
Istituto di Medicina Biologica, Milano, Italia.
*Farmacia Rondinella, Sesto San Giovanni, Milano, Italia.
**Pontificia Universidad Catolica, Buenos Aires, Argentina.
*Autore corrispondente: Paolo Lissoni, Istituto di Medicina Biologica, Milano, Italia.

Abstract

I recenti progressi della psiconeuroimmunologia hanno dimostrato l’esistenza di un fisiologico asse neuroendocrino antinfiammatorio antitumorale, costituito principalmente dalla ghiandola pineale attraverso il suo ormone indolo melatonina (MLT) e il sistema ACE2-angiotensina 1-7 (Ang 1-7). Inoltre, la maggior parte delle malattie sistemiche umane, tra cui il cancro, l’autoimmunità, le patologie metaboliche, cardiovascolari e neurodegenerative, sembrano essere caratterizzate da una carenza endogena nella ghiandola pineale e nel sistema ACE-ACE2. Pertanto, la correzione esogena della carenza di MLT e Ang 1-7 potrebbe migliorare il controllo clinico delle malattie sistemiche umane. Su queste basi, è stato pianificato uno studio preliminare di MLT più Ang 1-7 in pazienti affetti da alterazioni sistemiche diverse dal cancro e dall’autoimmunità. Lo studio ha incluso 33 pazienti consecutivi, le cui patologie erano le seguenti: patologie cardiovascolari: 9; malattie polmonari: 7; sindrome metabolica: 7; patologie neurodegenerative: 10. Sia Ang 1-7 che MLT sono stati somministrati per via orale, alla dose di 0,5 mg/giorno al mattino per Ang 1-7, e alla dose di 10 mg/giorno alla sera per MLT. Il trattamento è stato ben tollerato in tutti i pazienti e non si è verificata alcuna tossicità legata alla terapia.
Al contrario, la maggior parte dei pazienti ha sperimentato un sollievo dall’ansia e dall’astenia, e un miglioramento dell’umore e della qualità del sonno. Inoltre, la maggior parte dei pazienti ha riferito un aumento della diuresi. I valori della pressione sanguigna sono diventati progressivamente nella norma nei pazienti ipertesi. Allo stesso modo, i livelli di glucosio e di colesterolo diminuiscono progressivamente con la terapia nei pazienti diabetici e ipercolesterolemici, rispettivamente. I pazienti con disturbi polmonari hanno riferito un importante miglioramento dell’espettorazione, con un successivo miglioramento della sintomatologia respiratoria. Infine, un apparente miglioramento delle funzioni cognitive e motorie è stato ottenuto nei pazienti con patologie neurodegenerative. Questi risultati preliminari suggerirebbero una futura possibilità medica di trattare le malattie sistemiche umane semplicemente correggendo le loro carenze neuroendocrine endogene, principalmente quelle che coinvolgono le funzioni della ghiandola pineale e del sistema ACE2-Ang1-7.
Parole chiave : ACE2; Angiotensin 1-7; Cardiovascular pathologies; Human systemic diseases; Melatonin; Metabolic syndrome; Neurodegenerative diseases; Pineal gland.

Introduzione

Il drammatico evento planetario dell’infezione da Covid 19 ha dimostrato il ruolo fondamentale dell’ACE2 e del suo prodotto enzimatico, l’angiotensina 1-7 (Ang 1-7), nella regolazione della risposta infiammatoria e dei processi di coagulazione, che prima dell’infezione da Covid 19 era noto solo ad alcuni centri di ricerca (1-5). Infatti, era noto da più di 10 anni che Ang 1-7 esercita un fondamentale effetto antinfiammatorio, antitumorale e antitrombotico, oltre a diverse funzioni biologiche protettive sia sul cuore che sul sistema nervoso (1-5), rappresentando probabilmente la principale molecola endogena dotata di potenziali effetti terapeutici sulla maggior parte delle malattie sistemiche umane, e meno a contribuire alla loro risoluzione (1-6).
I recettori ACE2 sono ampiamente espressi, in particolare a livello endoteliale (1-5). Inoltre, è stata anche dimostrata l’esistenza di un sistema specifico renina-ACE-ACE2 a livello cerebrale (7), che avrebbe un ruolo fondamentale nel controllo dei processi neuroinfiammatori (7-9), che sono responsabili della morte neuronale. Quindi, le malattie neurodegenerative sarebbero dovute almeno in parte ad uno squilibrio tra l’espressione di ACE e ACE2, con una prevalenza dell’espressione di ACE rispetto a quella di ACE2, e una conseguente maggiore produzione di angiotensina II (Ang II) invece di Ang 1-7, e la seguente induzione di processi neuroinfiammatori a causa dell’azione infiammatoria di Ang II (1-5). Purtroppo, nonostante la sua potenziale attività terapeutica nel trattamento di diverse patologie sistemiche, già dimostrata in condizioni sperimentali (1-6), principalmente gli effetti ipotensivi, cardioprotettivi, neuroprotettivi, antitumorali, antinfiammatori, antitrombotici e antifibrotici, pochissimi studi clinici sono stati condotti finora per confermare le ampie proprietà terapeutiche dell’Ang 1-7 anche nelle malattie umane. Inoltre, la maggior parte degli studi clinici ha impiegato Ang 1-7 ad alte dosi, da 0,1 a 0,5 mg/kg di peso corporeo (10,11).
Tuttavia, secondo i recenti progressi nell’area della psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI) (12,13), l’asse ACE2-Ang 1-7 non può essere indagato in modo separato, poiché fa parte di un sistema neuroendocrino sistemico antinfiammatorio antitumorale, che è costituito essenzialmente dallo stesso Ang 1-7, la ghiandola pineale attraverso il suo ormone più noto, l’indolo melatonina (MLT) (14), il sistema endocannabinoide (15), e la funzione endocrina cardiaca in termini di produzione di peptide natriuretico atriale (ANP), che è anche fornire d da effetti antitumorali antinfiammatori (16). Pertanto, il significato biologico di Ang 1-7 deve essere analizzato in relazione almeno alla ghiandola pineale, al sistema cannabinoide e all’ormone cardiaco ANP. Infatti, è stato dimostrato che la MLT può stimolare l’espressione dell’ACE2, con una conseguente maggiore produzione e attività endogena dello stesso Ang 1-7 (17). Inoltre, è stato dimostrato che gli agonisti cannabinoidi possono stimolare la secrezione di MLT dalla ghiandola pineale (18). MLT, cannabinoidi e Ang 1-7 mostrano i loro effetti antinfiammatori, antitumorali e neuro-cardio-protettivi attraverso diversi meccanismi, uno dei più importanti sarebbe rappresentato dall’inibizione della secrezione di IL-17 (19-21), che esercita effetti infiammatori, pro-tumorali e tossici cardiovascolari (22,23), rappresentando una delle principali molecole tossiche endogene. La sindrome metabolica sarebbe anche dovuta a un maggiore stato infiammatorio indotto almeno in parte da IL-17 stesso, promuovendo la secrezione adipocitaria di altre citochine infiammatorie, tra cui IL-6 e TNF-alfa, che permetterebbe l’insulino-resistenza (24). Infine, studi clinici preliminari hanno suggerito che la somministrazione concomitante di MLT possa potenziare l’attività biologica di Ang 1-7 (25), con un’attività clinica ad una dose nettamente inferiore rispetto a quella riportata in letteratura (10,11), e questo evento dipenderebbe probabilmente dall’azione stimolatoria della MLT sull’asse recettoriale ACE2-Ang 1-7-Mas (17). Su queste basi è stato eseguito uno studio clinico preliminare con Ang 1-7 a basso dosaggio in associazione con MLT in pazienti con patologie sistemiche diverse dal cancro e dalle malattie autoimmuni, il cui trattamento richiederebbe una definizione più precisa, per valutare la tollerabilità del trattamento, i suoi effetti soggettivi e la sua potenziale attività terapeutica, anche se in modo molto preliminare.

Pazienti e metodi

Lo studio ha incluso 33 pazienti consecutivi affetti da malattie sistemiche diverse dal cancro e da patologie autoimmuni (M/F: 20-13; età mediana: 68 anni, range 41-82). La patologia dominante consisteva in disturbi cardiovascolari in 9, malattie polmonari in 7, sindrome metabolica in 7, e malattie neurodegenerative nei restanti 10 soggetti. Dopo l’approvazione del Comitato Etico, il protocollo clinico è stato spiegato a tutti i pazienti e ai loro genitori, e il consenso scritto è stato ottenuto. Ang 1-7 è stato dato per via orale in capsule gastroprotette alla dose di 0,5 mg/giorno al mattino. La MLT è stata somministrata per via orale a 10 mg/giorno la sera, generalmente 30 minuti prima del sonno, secondo la sua secrezione circadiana fisiologica luce/buio (15). I pazienti affetti dal morbo di Parkinson sono stati trattati concomitantemente con L-Dopa, mentre nessuna terapia definita è stata seguita dai pazienti affetti da altre patologie neurodegenerative. Nel gruppo dei sei pazienti ipertesi, quattro di loro sono entrati nello studio all’inizio della malattia, mentre gli altri due erano già in trattamento con bloccanti del recettore dell’angiotensina (ARB). Infine, all’interno del gruppo di pazienti affetti da sindrome metabolica, solo due erano in terapia con antidiabetici orali. I pazienti sono stati seguiti per 6 mesi consecutivi, con controlli clinici, strumentali e di laboratorio e intervalli di 2 mesi.

Risultati

Le caratteristiche cliniche dei pazienti e la loro risposta soggettiva e oggettiva alla terapia sono riportate nella tabella 1. Non è stata osservata alcuna tossicità legata alla terapia, e in particolare non si è verificata alcuna ipotensione importante. Al contrario, la maggior parte dei pazienti ha sperimentato un miglioramento della qualità del sonno e dell’umore, un sollievo dall’ansia e un migliore senso della forza, con una risoluzione completa dell’astenia in 7/11 (64%) pazienti con astenia importante prima dello studio. Due pazienti hanno riferito solo un peggioramento paradossale della qualità del sonno, che però era limitato alle prime settimane di terapia. Inoltre, un aumento evidente della diuresi è stato riferito in 22/33 (67%) pazienti, che era particolarmente evidente nei due pazienti con insufficienza ventricolare sinistra, uno dei quali ha interrotto la terapia diuretica. La pressione sanguigna è diminuita in tutti i pazienti ipertesi, e uno dei due pazienti in terapia con ARB ha interrotto il trattamento a causa del controllo della pressione sanguigna ottenuto con MLT e Ang1-7. I pazienti affetti da bronchite cronica e bronchiectasie hanno sperimentato una maggiore espettorazione e un conseguente miglioramento della loro capacità respiratoria. I livelli di colesterolo e di glucosio sono diminuiti progressivamente nei pazienti con sindrome metabolica, anche se con una rapidità diversa. Infine, un apparente miglioramento delle funzioni cognitive e dei disturbi motori è stato osservato nel morbo di Alzheimer e nel morbo di Parkinson, rispettivamente, mentre nessun beneficio è stato osservato nei pazienti con malattia dei motoneuroni.

Discussione

I risultati di questo studio preliminare dimostrerebbero che l’Ang 1-7 a basso dosaggio in associazione con l’ormone pineale MLT può essere un regime neuroendocrino molto ben tollerato ed efficace nel trattamento delle più comuni malattie umane, compresi i disturbi cardiovascolari, metabolici e neurodegenerativi. Studi precedenti avevano già dimostrato che sia la sola MLT (15,26) che il solo Ang 1-7 (1-6) possono esercitare potenziali effetti terapeutici nel trattamento di ipertensione, ischemia cardiaca, alterazioni metaboliche e malattie neuroinfiammatorie. Quindi, questa indagine clinica preliminare suggerirebbe che la combinazione di Ang 1-7 a basso dosaggio e MLT può consentire risultati terapeutici più promettenti rispetto ai singoli agenti, a causa dei loro reciproci collegamenti stimolatori, confermando che alcune delle principali molecole terapeutiche possono essere identificate e ricercate all’interno del corpo umano stesso. Pertanto, il regime neuroimmune di MLT e Ang 1-7 potrebbe essere proposto come terapia sperimentale di malattie umane per le quali non è stato stabilito un protocollo terapeutico standard efficace, come le patologie neurodegenerative, mentre potrebbe essere integrato con le terapie standard nel caso di malattie per le quali è già disponibile una terapia efficace, come la sindrome metabolica e le patologie cardiovascolari, per rendere più fisiologica la loro gestione clinica. La proposta della somministrazione concomitante di MLT più Ang 1-7 nel trattamento delle patologie sistemiche umane è giustificata dal fatto che esse sono già apparse caratterizzate da una diminuita e alterata secrezione endogena sia di MLT che di Ang 1-7 (27-30). Pertanto, le future terapie mediche delle malattie sistemiche umane potrebbero semplicemente consistere nella correzione delle loro principali anomalie neuroendocrine correlate, come quelle della MLT pineale e dell’asse ACE2-Ang 1-7, le cui proprietà bioregenerative sono state ben documentate. Saranno necessari ulteriori studi clinici per stabilire meglio la dose e il programma di somministrazione del regime neuroimmune con MLT e Ang 1-7 a basso dosaggio.

Riferimenti

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Uno studio preliminare di basso dosaggio di Angiotensina 1-7 più l’ormone pineale Melatonina nel trattamento delle malattie sistemiche umane diverse dal cancro e patologie autoimmuni
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Citazione: Paolo Lissoni, Enrica Porta et al. Uno studio preliminare di Angiotensina 1-7 a basso dosaggio più l’ormone pineale Melatonina nel trattamento delle malattie sistemiche umane diverse dal cancro e dalle patologie autoimmuni. Archivi del diabete e del sistema endocrino. 2021; 4(1): 01-05:
Copyright: 2021 Paolo Lissoni, Enrica Porta et al. Questo è un articolo ad accesso aperto distribuito sotto la Creative Commons Attribution License, che permette l’uso illimitato, la distribuzione e la riproduzione su qualsiasi supporto, purché il lavoro originale sia adeguatamente citato.
Archives of Diabetes and Endocrine System V4 . I1 . 2021

Scarica qui lo studio completo


Prof. Paolo Lissoni
Oncologo



Luglio 8, 2021 ArticoloOrmoni

Cos’è il cortisolo e perché è meglio tenerlo a bada? 

Il cortisolo è anche detto “ormone dello stress” perché la sua produzione aumenta in condizioni di stress psico-fisico.
È un un ormone prodotto dal surrene, una ghiandola situata sopra il rene.

La principale funzione di questo ormone è quella di aumentare la produzione di zuccheri da parte del fegato, fornendo energia all’organismo. Per produrre questi zuccheri il cortisolo utilizza sia proteine (prese dai muscoli) che grassi (presi dalla massa grassa).

Un valore di cortisolo alto può essere dovuto sia a cause patologiche, come per esempio un eccessivo funzionamento della tiroide, sia a cause non patologiche, ovvero in presenza di stress.  Per stress si intende sia stress fisico (ad esempio: intensa attività sportiva, malattie, interventi chirurgici, digiuno, carenza di sonno) che stress mentale (ad esempio: ansia, paure, spaventi).

Il cortisolo è quindi un ormone importante per dare energia in situazioni particolari in cui al nostro organismo serve una “marcia in più”. Quando però lo stress diventa una presenza costante nelle nostre giornate, l’alto livello di cortisolo produce effetti indesiderati.

Quali sono i principali sintomi del cortisolo alto?

I principali effetti collaterali dovuti ad alti livelli di cortisolo sono:

  • Obesità e/o difficoltà a perdere peso
  • Ipertensione
  • Debolezza muscolare
  • Calo della libido
  • Depressione e alterazioni dell’umore
  • Acne e problemi dermatologici
  • Smagliature
  • Alterazione del ciclo mestruale
  • Osteoporosi
  • Mal di testa
  • Ritenzione idrica
  • Sistema immunitario inefficiente
  • Astenia (poca voglia di fare, poca energia)
  • Sonnolenza anche al risveglio

Come si misura il cortisolo e qual’è la differenza tra la misurazione su sangue e quella su saliva?

Il cortisolo è presente nell’organismo in due differenti forme:

  • Cortisolo Libero: la più importante da dosare poiché è l’unica che viene utilizzata dal nostro corpo
  • Cortisolo legato ad altre molecole

L’esame su saliva del cortisolo permette di rilevare il cortisolo libero, ovvero quello che il nostro corpo può usare. Al contrario l’ esame su sangue quantifica tutte e due le forme e non ci dice quanto cortisolo libero (quello che il nostro corpo usa) abbiamo in circolo.

Il test su saliva ci da un’indicazione precisa di quanto è il cortisolo utilizzabile dal nostro corpo. 
La misurazione può essere effettuata in modo semplice e non invasivo, in diversi momenti della giornata.
Questo ci permette di stabilire una “curva del cortisolo” e di intervenire con un’azione mirata.

Il test su sangue, oltre ad essere una metodica invasiva, non da un’indicazione precisa di quanto è il cortisolo utilizzabile, ma soltanto di quello presente in generale, al momento del prelievo.

Come funziona la misurazione del cortisolo? page1image318479360

Il cortisolo è un ormone che è più alto o più basso a seconda dell’orario della giornata e del nostro stile di vita.
In una condizione normale il livello del cortisolo è più alto al risveglio e basso quando andiamo a letto per coricarci.

Il test della curva del cortisolo comprende quattro misurazioni del cortisolo salivare durante il corso della giornata, effettuate comodamente a casa attraverso la masticazione di particolari tamponcini previamente forniti dal nostro laboratorio, in modo da capire il più precisamente possibile in quale momento è presente un’alterazione di questo ormone e di poter intervenire con un’ azione mirata e personalizzata.

Contattaci per ricevere il kit di misurazione del cortisolo direttamente a casa tua

Scarica qui la brochure con le modalità di analisi


Dott. Stefano Frigerio
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Cortisolo, misurazione del cortisolo, Esami salivari
Redattore: Dott. Stefano Frigerio


L’analisi dei batteri del nostro intestino può darci indicazioni precise sul nostro metabolismo

Lo studio degli Enterotipi è diventato molto popolare negli ultimi anni anche grazie ad una maggiore attenzione al nostro stato di benessere.

L’analisi dell’enterotipo studia la composizione della propria flora intestinale e fornisce indicazioni precise sul nostro modo di assimilare certi nutrienti, caratterizzando anche la nostra forma corporea e la tendenza ad accumulare grasso in determinati punti del corpo, oltre che alla propensione a sviluppare determinate patologie.

L’enterotipo è il nuovo modo di guardare alla salute della persona attraverso la composizione della flora intestinale.

Sappiamo che la serotonina, l’ormone del benessere, è prodotto al 95% a livello intestinale. Oltre a produrre questo ormone l’intestino ospita milioni di batteri che formano la nostra flora batterica, ma può dare asilo anche a lieviti, parassiti e funghi.

Per questa ragione l’intestino è sempre più coinvolto nello studio del nostro stato di benessere. La ricerca scientifica si sta indirizzando verso esami più accurati e specifici, allo scopo di selezionare i microorganismi responsabili delle più comuni patologie dell’uomo.

L’Enterotipo, un po’ come il fisico a mela e a pera

Le ultime ricerche scientifiche hanno portato alla conferma del fatto che, nonostante esistano miliardi di batteri all’interno dell’intestino, è possibile effettuare una classificazione dell’assetto intestinale batterico suddividendo gli individui in 3 enterotipi diversi, con caratteristiche ben definite.

Enterotipo 1

Il primo enterotipo è caratterizzato dall’abbondanza di batteri del genere Bacteroides e da una maggior produzione intestinale di vitamine del gruppo B e acido ascorbico (vitamina C).  È correlato ad un aumentato stato di infiammazione che può coinvolgere non solo l’intestino, ma anche altri organi.

A cosa è dovuto?
La presenza di questa tipologia batterica è associata ad un’alimentazione troppo ricca di proteine e grassi di origine animali e povera di fibre.

Il consiglio del dottore.
In questo caso, oltre ad un consiglio personalizzato da parte di un professionista, si consiglia l’assunzione di una maggior quantità di frutta, verdura e alimenti integrali.

Enterotipo 2

Il secondo enterotipo è caratterizzato dall’abbondanza di batteri del genere Prevotella e da una maggior produzione di tiamina (vitamina B1) e acido folico (vitamina B9). È correlato anche ad un aumentato rischio di sviluppare candidosi intestinale.

La candidosi è una situazione infiammatoria causata dal fungo Candida, capace di dare sintomatologie diverse come:

  • prurito perianale o genitale
  • bruciore e/o cistite
  • alito cattivo
  • patina bianca sulla lingua
  • onicomicosi
  • prurito del cuoio capelluto
  • alopecia
  • stanchezza cronica
  • sbalzi di umore
  • desiderio di dolci, alcol e prodotti lievitati.

A cosa è dovuto?
Un eccesso di Prevotella è associato ad un’alimentazione ricca in carboidrati.

Il consiglio del dottore.
Per l’Enterotipo 2 si consiglia di moderare il consumo di dolci, zuccheri e alimenti lievitati, preferendo cereali integrali e prodotti privi di lieviti.

Enterotipo 3

Il terzo enterotipo è caratterizzato dall’abbondanza di batteri del genere Ruminococcus e dalla produzione di sostanze coinvolte nella modulazione del sistema immunitario, chiamate citochine. Questo enterotipo è correlato ad un maggior rischio di aumento di peso e di sviluppo di sindrome metabolica.

A cosa è dovuto?
Chi presenta questo tipo di microbiota ha spesso un’alimentazione ricca in zuccheri semplici e dolci.

Il consiglio del dottore.
Per questo motivo per l’Enterotipo III si consiglia di preferire frutta e verdura a basso indice glicemico e cereali integrali.

In cosa consiste il test dell’enterotipo 

Il nostro test consiste nell’analisi genetica su feci dell’RNA 16s batterico, l’ “impronta digitale” che consente di distinguere le singole specie batteriche e determinare quindi l’enterotipo personale. È anche possibile ricercare l’eventuale presenza di batteri capaci di creare stati infiammatori o patologici ed è disponibile un pannello dedicato alla sindrome dell’intestino irritabile.

Il test è consigliato a tutti coloro che hanno problemi intestinali caratterizzati dalla presenza di:

  • Aerofagia
  • Stitichezza
  • Fenomeni fermentativi
  • Gonfiore addominale
  • Difficoltà a perdere o mettere peso
  • Stanchezza cronica
  • Urgenza nell’evacuazione
  • Dolore addominale che migliora con l’evacuazione
  • Senso di evacuazione incompleta

Questi sono esami specifici in grado di dare chiare risposte nei casi di problematiche intestinali croniche e/o resistenti ai comuni trattamenti farmacologici.

L’analisi può essere effettuata direttamente da casa.
Il test include il kit e comprende la lettura dell’esito e consulenza da parte del nostro biologo nutrizionista.

Contattaci per ricevere il kit di analisi direttamente a casa tua

Scarica qui la brochure con le modalità di analisi


Dott. Davide Iozzi
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Enterotipo, Sindrome Metabolica, Microbiota intestinale
Redattore: Dott. Davide Iozzi


Dal 14 giugno al 14 luglio effettua il check up dello stato di salute del tuo intestino, con un metodo semplice, non invasivo e direttamente da casa

Dal benessere del nostro intestino dipende la salute della nostra mente!

Dal 14 giugno al 14 luglio effettua il check up dello stato di salute del tuo intestino con il pacchetto Benessere intestinale  ad un prezzo speciale ed avrai la lettura del test e la consulenza del nostro specialista senza costi aggiuntivi.

Il test è semplice, non invasivo e puoi farlo direttamente da casa chiedendo il kit a domicilio.

Contatta la nostra segreteria per ricevere il pacchetto direttamente a casa:
segreteria@imgep.com  Tel. 02 58 300376

A chi è consigliato il test del Benessere intestinale?

Il test viene effettuato allo scopo di individuare eventuali patologie intestinali in atto e per avere un quadro complessivo dello stato di salute del tratto digerente.

Il test è consigliato a tutti coloro che soffrono di almeno uno dei seguenti sintomi:

  • Difficoltà digestiva
  • Alterata motilità intestinale (stitichezza o diarrea cronica)
  • Disturbi dermatologici (psoriasi, pruriti della pelle, orticaria)
  • Capelli e/o unghie fragili
  • Prurito del cuoio capelluto
  • Dolore o gonfiore addominale
  • Difficoltà a perdere o mettere peso

In cosa consiste il test del Benessere intestinale?

Il pacchetto di esame prende in considerazione diversi indici infiammatori:

  • Disbiosi intestinale
  • Ricerca di candida
  • Calprotectina fecale
  • Zonulina fecale
  • Coprocoltura
  • Elastasi Pancreatica
  • Ricerca di sangue occulto nelle feci

Scarica la brochure per informazioni più approfondite.

La valutazione del benessere intestinale è comprensiva della lettura da parte del nostro specialista.
Il test e la lettura del nostro specialista ti permetteranno di migliorare il tuo stato di salute e la qualità della tua vita!

Il costo in promozione del pacchetto di esami è di 159 euro.

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Contatta la nostra segreteria per ottenere il kit comodamente a casa tua
segreteria@imgep.com  Tel. 02 58 300376



Arriva la primavera: come affrontare il cambio di stagione.

Come tutti i cambi di stagione, anche il passaggio da inverno a primavera si fa sentire, portando scompiglio a quella che è la nostra routine di base. Spesso la transizione tra due stagioni è accompagnata da sonnolenza, astenia e stanchezza, che rendono più difficile affrontare le giornate e gli impegni quotidiani.

In questo periodo, le giornate si allungano, le ore di sole sono superiori rispetto a quanto non accade in inverno e il nostro corpo deve abituarsi a questo cambio di luce.

Mentre alcune persone si adattano subito, la maggior parte ha bisogno di tempo per abituarsi alle nuove giornate: entrano in gioco ormoni, cervello e sistema immunitario.

La salute ormonale è fondamentale in questo senso: gli ormoni che hanno un ruolo più importante sono serotonina e melatonina, che regolano il tono dell’umore ed il ritmo sonno-veglia.

Scopri il test del profilo ormonale, tutti gli ormoni che regolano sonno, appetito e non solo!

Le cose da fare per ritrovare l’energia durante il cambio di stagione 

Per dare man forte al nostro corpo (e soprattutto al nostro sistema immunitario) è essenziale prendere alcuni classici accorgimenti, che riguardano per lo più lo stile di vita.

Mantenere un adeguato livello di attività fisica consente al corpo di mantenersi allenato ed in forze. La ginnastica, oltre a favorire il benessere psicofisico (innalzando la produzione di serotonina) e ad aumentare il dispendio energetico, consente una corretta ossigenazione dei muscoli ed è protettiva per la prevenzione delle patologie cardiovascolari.

Inoltre, con l’arrivo della bella stagione, è più semplice e piacevole allenarsi all’aria aperta: la luce solare influenza positivamente la produzione endogena di Vitamina D, che è fondamentale per l’assorbimento di calcio e fosforo, ed inoltre è di grande aiuto per il sistema immunitario.

Scegliere gli alimenti giusti per il cambio di stagione

È chiaro quindi che l’allenamento è fondamentale per affrontare al meglio il cambio di stagione, ma anche a tavola è necessario scegliere alimenti primaverili ed al giusto grado di maturazione: questi avranno una concentrazione maggiore di vitamine, sali minerali e composti bioattivi importantissimi per il sistema immunitario e per combattere la stanchezza.

LA VERDURA DI STAGIONE

Tra questi troviamo ad esempio gli asparagi: questa verdura ha proprietà diuretiche che aiutano a drenare i liquidi e le sostanze tossiche. Contengono inoltre molte fibre e sono quindi indicati in caso di stipsi. Non mancano le vitamine ed i sali minerali: troviamo quindi vitamina A, vitamina C ed alcune vitamine del gruppo B. Ottimi da abbinare, ad esempio, ad un riso integrale: un piatto semplice, veloce e primaverile che può essere facilmente portato anche a lavoro.

Anche i carciofi sono un “must” della primavera: sono ricchi di vitamina C, vitamina B e vitamina K, che è un toccasana per la salute delle ossa. Sono anche ricchi in ferro e rame, due minerali molto importanti per la generazione delle cellule del sangue.

Un’altra fonte di vitamine e minerali è il finocchio: oltre ad essere ricco in acqua, e quindi un ottimo diuretico, è una fonte di vitamina A, C e B. Inoltre, è noto per le sue proprietà coadiuvanti la digestione e la riduzione del gonfiore addominale.

LA FRUTTA DI STAGIONE

Per quanto riguarda la frutta, è il tempo delle fragole: ricche in Sali minerali, essenziali per combattere la spossatezza, sono anche una buona fonte di vitamina C, un importante antiossidante.

Non possiamo dimenticarci dei kiwi, che sono ricchi in acqua, fibre e vitamina C e K; inoltre sono spesso indicati nella dieta anti-stipsi.

Un altro ottimo alleato è la pera: ricchissima in Sali minerali, soprattutto potassio, contiene anche molte fibre, che gli conferiscono proprietà sazianti. A livello intestinale, oltre a modulare l’assorbimento dei grassi alimentari, può prevenire alcuni disturbi dell’intestino crasso. Ha inoltre un sapore piacevolmente dolce, che può sostituire la voglia improvvisa di zuccheri.

Cosa mangiare in primavera per sostenere il sistema immunitario

Oltre a frutta e verdura sono essenziali gli acidi grassi della serie Omega 3 ed Omega 6, per coadiuvare il nostro sistema immunitario e per preservare la salute dei vasi sanguigni. Questi grassi “buoni” sono presenti soprattutto in pesce azzurro pescato e frutta secca a guscio.

Per ultimo, ma non per importanza: è importante bere acqua naturale in abbondanza (almeno un litro e mezzo o due al giorno). L’acqua, oltre ad essere fondamentale per il metabolismo e per la digestione, aiuta anche a drenare le sostanze nocive, migliora l’aspetto della pelle, aiuta il transito intestinale e conferisce la giusta idratazione alle cellule.

Il consiglio del nutrizionista, per affrontare al meglio il cambio di stagione

Un consiglio valido per trarre il massimo beneficio dagli alimenti che consumiamo è quello di scegliere sempre frutta e verdura di stagione, al giusto grado di maturazione, e possibilmente locale: questo perché la concentrazione di sostanze benefiche, vitamine e Sali minerali è nettamente maggiore in frutta e ortaggi raccolti da poco, mentre si riduce con il passare del tempo.

Anche se sembrano banalità, è importante ricordarsi di variare ed essere fantasiosi nell’alimentazione: in questo modo forniamo al nostro corpo tutto ciò di cui ha bisogno per affrontare al meglio i cambi di stagione e le giornate più faticose, soprattutto con l’arrivo del primo caldo.

Contattaci subito per prenotare la visita con il nostro nutrizionista


Dott.ssa Giulia Aliboni

Biologo Nutrizionista

Riferimenti:  Alimentazione, dieta, primavera, sistema immunitario
Redattore: Dott.ssa Giulia Aliboni


Psicosomatica della patologia tiroidea, considerazioni sull’ipotiroidismo

In un periodo difficile come questo la depressione potrebbe esprimersi anche a livello somatico con un ipotiroidismo.

Pare, per alcuni aspetti, che la medicina tradizionale abbia dimenticato il linguaggio simbolico del corpo; poiché ogni organo ha un significato simbolico e ogni patologia parla di me, di ciò che non voglio ascoltare, delle mie cicatrici emozionali e dei miei bisogni. Il corpo biologico oggetto della medicina, non è il corpo vissuto, sentito e immaginato del soggetto che si ammala, la malattia è sempre “la mia malattia” e l’intervento dovrebbe essere individualizzato.

Ciò soprattutto sembra evidente per la tiroide che è posizionata nella regione del collo, tra alto e basso, vicino alla laringe rimanda al simbolo del dire, della comunicazione, dell’espressione creativa e del passaggio.

Il collo collega anatomicamente la testa col corpo e rappresenta la zona di unione tra corpo e mente. Essa si muove al confine tra anima e corpo delle quali sembra essere un punto di incontro. Inoltre, per le funzioni che ha, è depositaria di una saggezza profonda che sa come determinare nell’arco di una vita intera l’architettura dell’organismo.

La tiroide si configura come un organo chiave della nostra identità. Allora un disturbo della tiroide esprime, in generale, un problema di definizione della propria identità e indica la ricerca di un punto di stabilità, vediamo meglio in che senso.

La tiroide è un organo chiave della nostra identità

Prima di considerare gli aspetti psicologici legati alla tiroide teniamo presente il suo significato simbolico, dal greco Thyroeidès “che ha la forma di una porta”.

La tiroide simbolicamente secondo la tradizione ebraica, occupa il posto dell’undicesima Sefirah da’ at (la conoscenza), che è posta dalla tradizione sul tragitto che collega “la porta degli dei” a Keter (la corona). È germe e il frutto dell’albero della conoscenza.

Nel percorso di individuazione delineato da Carl Gustav Jung, “andare oltre la porta” è un passo impegnativo, poiché significa il raggiungimento della maturità, il superamento della nevrosi e la capacità di esprimere ciò che si è, la propria essenza e la propria natura.

Considerare gli aspetti profondi legati alla tiroide e i suoi più intimi significati è importante per comprendere come e perché il corpo abbia reagito ad un disagio vissuto in un modo piuttosto che in un altro.

Ipotiroidismo ed ipertiroidismo: quando l’infiammazione della tiroide può avere cause psichiche

Ad esempio l’infiammazione della tiroide comporta due modalità opposte (ipotiroidismo e ipertiroidismo) in cui il conflitto inconscio cerca di trovare una soluzione.

La tiroide, come tutte le ghiandole endocrine, agisce direttamente sul sangue ed è perciò capace di intervenire sugli stati psichici e sulla coscienza (attraverso la serotonina e la dopamina, trasmettitori che consentono la comunicazione tra tiroide e cervello).

Secondo la psicosomatica, l’Ipotiroidismo esprime una ribellione verso uno stile di vita che non si vuole accettare, infatti la psiche mette in atto attraverso il corpo dei cambiamenti che il soggetto non sa compiere.

Staticità, ristagno energetico, stanchezza, apatia, difficoltà di concentrazione, ansia, tachicardia, insonnia e irritabilità sono alcuni sintomi di natura psicologica che fanno irruzione nella quotidianità. Ad esempio, ciò può accadere dopo una separazione, in un momento di crisi o di difficoltà familiare, dopo un lutto, un trauma o per una rabbia repressa a lungo. A molte donne sta accadendo in un momento di stress cronico come quello che stiamo vivendo.

L’apatia comporta un ritiro emotivo dalla realtà quotidiana, un’incapacità all’affermazione di sé legata ad un profondo senso di insicurezza e a un non riconoscimento del proprio valore, essa è come un’inibizione depressiva, invece l’ansia nasconde, talvolta, un conflitto tra scelte e un’impossibilità ad agire.

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I sintomi fisici e psichici nell’ipotiroidismo rendono impossibile alla persona l’azione verso le soluzioni, in tal modo il paziente non riesce a porre fiducia in se stesso, nelle sue idee e si oppone ad un possibile cambiamento.

Agire sulla “chiave” delle nostre emozioni per agire sul dolore 

In conclusione, considerando l’età media di insorgenza della patologia tiroidea nelle donne (dopo i cinquant’anni), si possono fare ulteriori considerazioni sulla psicologia del profondo del femminile; alcune donne possono far sentire il proprio malessere e il proprio dolore solo parlando dei propri dolori fisici.

Il dolore dovrebbe richiedere dedizione, accettazione delle pretese dell’anima, simbolicamente così chiaramente espresse. Dovrebbe richiedere una cura personalizzata secondo la quale la donna andrebbe aiutata a vivere in modo consapevole le proprie emozioni, senza colpevolizzazioni o moralismi ed andrebbe sostenuta nel cambiamento che la guarigione comporta e non solamente aiutata a togliere il sintomo, senza ascoltare ciò che la persona realmente vorrebbe cambiare.

Contattaci per prendere un appuntamento con la nostra dottoressa psicologa e psicoterapeuta.

Dott.ssa Regina Valentini
Psicologa, Psicoterapeuta, Psicosomatista

Riferimenti:  Tiroide, Psicosomatica, Ipertiroidismo, Ipotiroiodismo
Redattore: Dott.ssa Regina Valentini

 



DHEA l’ormone della giovinezza dalle numerose azioni importanti

Pelle segnata, stanchezza cronica, difficoltà ad eliminare il grasso in eccesso possono segnalare un’alterazione ormonale a favore di un invecchiamento precoce. Per scoprirlo esiste un test semplice e non invasivo.

Il deidroepiandrosterone (DHEA) è l’ormone steroideo maggiormente presente nel corpo umano. Derivante dal colesterolo, è prodotto dalle ghiandole surrenali ed è coinvolto nella produzione di numerosi altri ormoni steroidei, fungendo da precursore. Il dhea può essere considerato come l’ormone della giovinezza, l’ormone antiaging per eccellenza.

Attraverso questo ormone vengono prodotti gli ormoni sessuali (estrogeni e testosterone) e il cortisolo, ormone dello stress.

Il DHEA è un ormone utile per migliorare l’energia, la composizione corporea, la sessualità, il tono dell’umore, la depressione, l’osteoporosi e ha un’azione anti-aging generale.

Quali sono le azioni del DHEA l’ormone della giovinezza

Le azioni del DHEA sono numerose e importanti, in primis la regolazione e la stimolazione delle funzioni sessuali. Oltre a questa il DHEA:

  • è coinvolto nella regolazione e stimolazione di mielina, sostanza fondamentale per la protezione e il corretto funzionamento del sistema nervoso;
  • è coinvolto nello sviluppo della massa muscolare;
  • è coinvolto nel mantenimento del metabolismo osseo;
  • regola il metabolismo dei lipidi, in particolare favorisce la lipolisi, ovvero il consumo dei grassi a scopo energetico.

In generale un buon livello di DHEA incide positivamente sul vigore energetico, infatti migliora lo stato di forza, della prestanza fisica e della eventuale performance sportiva.

Apporta anche un miglioramento del metabolismo basale, ovvero il consumo energetico di base dell’organismo, ciò che ci permette di mantenere attive le nostre funzioni vitali. Facilita il dimagrimento, riducendo il tessuto adiposo e previene il rischio di osteoporosi.

Svolge anche un’azione antistress in quanto modula la produzione di cortisolo, ormone che altera lo stato dell’umore e metabolico. Ha ripercussioni positive sul funzionamento del sistema nervoso, migliorando anche le capacità di memoria e aiutando a prevenire il rischio di malattie neurodegenerative.

In generale contribuisce a migliorare l’attività del sistema immunitario, prevenendo problematiche cardiovascolari e oncologiche, in quanto aiuta a ridurre la produzione di radicali liberi, ovvero tossine che si sviluppano in seguito a fattori ambientali e non solo.

Attenzione ai livelli di questo ormone, cosa accade in carenza o eccesso di DHEA?

È comunque opportuno dire che nonostante tutto non si debba considerare il solo Dhea come l’elisir di lunga vita, in quanto una sua carenza può portare a sviluppare o comunque amplificare una serie di reazioni avverse dell’organismo, ma anche alti livelli di tale ormone possono portare a spiacevoli conseguenze.

Il corpo umano infatti è gestito da una serie infinita di regolazioni, tutte intrecciate tra loro, con lo scopo di mantenere un equilibrio interno ottimale. Ad ogni azione ne consegue una uguale e contraria per riportare l’organismo al fatidico equilibrio. Ne risulta il fatto che alzare eccessivamente i livelli di dhea, andando oltre i valori massimi di riferimento può comportare uno scompenso ormonale.

In tal caso infatti è probabile che l’organismo si difenda convertendo l’eccesso di dhea in estrogeni piuttosto che testosterone, contribuendo sul piano fisico a sviluppare grasso addominale e ginecomastia, ovvero un aumento del tessuto adiposo a livello pettorale. Una quota di dhea potrebbe essere convertita in diidrotestosterone, un metabolita del testosterone, causando reazioni quale acne, alopecia e ingrossamento della prostata per gli uomini.

Attenzione quindi ai livelli questo ormone.

Come tutte le altre funzioni corporee anche la secrezione di DHEA obbedisce alla legge del mantenimento dell’omeostasi interna. Il nostro corpo ha la capacità di regolare la secrezione in modo ottimale. Salvo patologie specifiche che causano una produzione di DHEA scarsa o eccessiva, il DHEA endogeno non ha effetti collaterali.

La sua secrezione decresce con l’avanzare dell’età ed è un fattore puramente fisiologico.
Attenzione quindi all’integrazione esogena di dhea che può e deve solo essere prescritta da un medico, a seconda dello stato di salute del soggetto e se appunto effettivamente necessaria.

Come si stabilisce l’eta biologica dell’organismo?

Sicuramente avere corretti di dhea aiuta a migliorare quella che può essere considerata l’età biologica dell’organismo. L’età biologica rappresenta un dato per molti versi indefinito, che paragona lo stato fisico generale a quello che si ha normalmente ad una determinata età cronologica.

Così come un bambino di 14 anni che non ha ancora subito lo scatto puberale può avere, per esempio, un’età biologica di 11 anni. Allo stesso tempo un adulto in forte sovrappeso di 40 anni può avere un’età biologica di 60 anni.

La determinazione dell’età biologica è una scienza ancora in via di sviluppo, in quanto gli studiosi non hanno ancora stabilito una serie di parametri comuni per valutarla. Il DHEA rientra sicuramente tra i fattori più importanti per stabilire la reale età biologica di una persona.

La secrezione di DHEA raggiunge infatti il proprio picco tra la fine della pubertà ed i 25-30 anni, dopodichè inizia a diminuire, cosicché a 65 anni il corpo produce circa il 10-20% di quello che ne produceva a 25.

Come faccio a conoscere i livelli di DHEA del mio organismo?

Importante quindi nel tempo una sua valutazione. Oggi è possibile determinare i livelli di Dhea endogeno attraverso un semplice esame salivare non invasivo, per capire l’eventuale presenza di stati di carenza o sovraccarichi.

Scopri come misurare i tuoi livelli di DHEA l’ormone della giovinezza

Quali sono gli alimenti che influiscono sulla produzione di DHEA?

Anche attraverso l’alimentazione è possibile colmare eventuali deficit o comunque incidere e migliorare la produzione di questo ormone. Migliorare l’apporto di cibi proteici, carni magre e pesce e in particolare di cibi ricchi di grassi buoni come il salmone, lo sgombro, le uova, la frutta secca, l’avocado, semi vari e l’olio extravergine d’oliva permette di fornire le sostanze chiavi utile per favore la formazione di Dhea. Al contrario zuccheri raffinati e cibi industriali possono incidere negativamente portando a ridurre l’efficacia di tale ormone.

Ormai è noto come il cibo possa influenzare la resa ormonale dell’organismo contribuendo lui stesso a stimolare un effetto adattogeno sul nostro organismo. Comprendere e analizzare il funzionamento dell’organismo e modularlo soprattutto attraverso una corretta alimentazione è alla base della salute, anche e soprattutto dal punto di vista ormonale, del corpo umano.

Contatta subito il nostro biologo nutrizionista per una misurazione


Dott. Alessio Tosatto

Biologo Nutrizionista

Riferimenti:  Ormoni sessuali, Ormoni, DHEA, Ormone della giovinezza, invecchiamento cellulare
Redattore: Dott. Alessio Tosatto


Febbraio 26, 2021 Articolodieta e nutrizione

Come si individua la sindrome del colon irritabile (IBS)?

La sindrome del colon irritabile (IBS) è un disturbo piuttosto comune: interessa circa il 10% della popolazione, ed è caratterizzata da dolori addominali, gonfiore intestinale persistente e disturbi dell’alvo, come diarrea o stitichezza.

La sindrome del colon irritabile è un disturbo fastidioso, che può peggiorare la vita dei soggetti che ne soffrono, causando in alcuni casi anche debolezza ed affaticamento.

La diagnosi di IBS viene fatta per “esclusione”: spesso i sintomi di questa malattia sono condivisi con altre condizioni patologiche dell’intestino; ed è quindi necessario indagare ed escludere prima le malattie organiche specifiche che possono avere i sintomi in comune con la sindrome dell’intestino irritabile (come morbo di Crohn, colite ulcerosa, diverticolite, celiachia, etc.).

Sindrome del colon irritabile: sintomi 

Generalmente l’IBS si manifesta con fastidiosi sintomi a cadenza cronica.

Per poter fare diagnosi di IBS si seguono i criteri diagnostici denominati Criteri di Roma: è necessario che sia presente un dolore o fastidio addominale da almeno sei mesi, con ricorrenza di almeno tre giorni al mese negli ultimi tre mesi. Inoltre, in associazione al fastidio addominale devono essere presenti almeno due dei sintomi seguenti:

  • Miglioramento della sintomatologia intestinale in seguito ad evacuazione
  • Modificazione della frequenza delle evacuazioni rispetto al periodo precedente all’insorgenza della malattia
  • Associazione con modificazione dell’aspetto delle feci

Chi soffre di Sindrome del Colon Irritabile spesso, oltre a questi sintomi soffre anche di:

  • Frequenza anomala delle evacuazioni (fino a 3-4 volte al giorno o meno di tre volte a settimana)
  • Presenza di muco nelle feci ed in seguito ad evacuazione
  • Gonfiore e/o distensione addominale
  • Evacuazione difficoltosa caratterizzata da una spinta eccessiva o da una sensazione di incompleto svuotamento intestinale

Sindrome del colon irritabile: cause

La sindrome dell’intestino irritabile può insorgere in seguito a diverse cause biologiche, ma anche cause psicologiche e sociali.

Ad esempio, possono partecipare all’insorgenza dell’IBS sia situazioni di stress psicologico e fisico, sia predisposizioni biologiche intrinseche dell’individuo (come la percezione individuale del dolore, la sensibilità agli stimoli, la flora batterica presente nell’intestino ed eventuali infezioni intestinali passate).

Inoltre, possono contribuire ai fastidi intestinali anche eventuali intolleranze o allergie alimentari, che andrebbero sempre indagate.

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Spesso, i pazienti con IBS soffrono anche di altri disturbi dell’apparato digerente (come ad esempio di malattia da reflusso gastroesofageo, sensibilità al glutine, dispepsia, difficoltà digestive).

Il trattamento per la Sindrome del colon irritabile è sempre soggettivo

Dal momento che è molto difficile attribuire una causa organica all’insorgenza dell’IBS, spesso la terapia si basa sul trattamento dei sintomi e quindi ogni caso viene trattato singolarmente.

Il professionista valuta la migliore terapia volta al trattamento dei sintomi dichiarati.

Cod’è FODMAP, la dieta per la sindrome del colon irritabile? 

Solitamente il trattamento si basa in primis su una modifica della dieta (con un percorso di educazione alimentare) e dello stile di vita; ed è spesso accompagnato da integratori, probiotici o prebiotici a seconda del singolo caso. In occasioni particolarmente gravi, il medico può anche prescrivere dei farmaci per alleviare il disturbo di stipsi o diarrea.

Uno dei trattamenti dietetici che si è dimostrato efficace nel trattamento dell’IBS è la dieta priva di FODMAP. FODMAP è un acronimo inglese e sta per: Oligosaccaridi, Disaccaridi, Monosaccaridi e Polioli Fermentabili che sono zuccheri normalmente presenti negli alimenti (per lo più in frutta, verdura e latticini) che risultano indigeribili e spesso, se assunti in quantità elevate, possono alterare la funzionalità intestinale, causando gonfiore, gas e dolore.

La dieta FODMAP è definibile come una dieta di eliminazione: sotto la supervisione di un professionista vengono eliminati per un periodo limitato tutti quegli alimenti che contengono in grande quantità gli zuccheri fermentabili.

Il periodo di eliminazione assoluta dura per un periodo di circa 3-4 settimane e dopo questo periodo seguirà una reintroduzione graduale degli alimenti eliminati, un gruppo alla volta. Man mano che si reintroducono gradualmente gli alimenti è necessario tenere sotto controllo i sintomi, al fine di comprendere qual è il gruppo che causa il maggiore fastidio.

Quali sono gli alimenti da evitare se soffri di Colon Irritabile?

Tra gli alimenti che generalmente vengono eliminati dalla dieta abituale quando si soffre di sindrome da colon irritabile troviamo:

  • mango
  • angurie
  • mele
  • pere
  • asparagi
  • cipolla
  • aglio
  • porri
  • cavolo verza
  • cavolfiore e cavoli
  • radicchio
  • latte e derivati
  • legumi
  • cereali integrali e con glutine

Quali sono gli alimenti permessi se soffri di Colon Irritabile?

Tra gli alimenti concessi quando si soffre di sindrome da colon irritabile invece troviamo:

  • banane
  • agrumi
  • zucchine
  • zucca
  • lattuga
  • cetrioli
  • finocchio
  • sedano
  • piselli verdi
  • carne e pesce freschi
  • tofu
  • formaggi senza lattosio
  • riso
  • grano saraceno

In realtà ogni soggetto è da prendere in considerazione singolarmente: gli alimenti che generalmente non danno fastidio a qualcuno possono scatenare una fastidiosa sintomatologia in qualcun altro. Per questo è necessario affidarsi solo a professionisti, che possano preparare un piano alimentare adeguato che non sia carente in macro e micro nutrienti e che possa essere costruito su misura.

Contattaci subito per prenotare la visita con il nostro specialista

 

Dott.ssa Giulia Aliboni
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Reflusso gastroesofageo, disturbi digestione, alimentazione, Reflusso gastrico
Redattore: Dott.ssa Giulia Aliboni


La qualità della nostra salute risiede nell’intestino

Il nostro intestino è popolato da un numero impressionante di funghi e batteri: 100mila miliardi di microscopici compagni di viaggio, calcolati per difetto, sono comodamente alloggiati nel nostro organismo (composto da appena 10miliardi di cellule, quindi in ultima analisi siamo composti più di batteri che cellule umane).

Funghi e batteri nell’intestino si nutrono, proliferano, combattono per mantenere il proprio territorio a dispetto di altri. Dall’esito di questa battaglia che ogni giorno si realizza fisicamente all’interno del nostro organismo, dipende la qualità della nostra salute:

  • efficienza del sistema immunitario
  • tono dell’umore
  • equilibrio ormonale
  • capacità digestiva
  • reattività allo stress

Sono solo alcuni degli aspetti della nostra fisiologia che la composizione del microbiota è in grado di influenzare.

Lattobacilli e Bifidobatteri: gli “antibiotici naturali” del nostro intestino

In particolar modo risulta fondamentale valutare la presenza di due generi quali i Lattobacilli e i Bifidobatteri, organismi in grado di produrre sostanze ad azione antibiotica naturale rispetto ai patogeni che normalmente transitano nel nostro intestino, oltre che una serie di molecole importantissime sia per il nutrimento della mucosa intestinale, che per la loro azione antinfiammatoria.

Fatta questa premessa, diventa facile capire quanto sia importante per chiunque, approfondire nello specifico la qualità del proprio microbiota soprattutto per evidenziare squilibri nella sua composizione.

La composizione batterica dell’intestino è come un’orchestra: i musicisti di un’orchestra devono suonare in sintonia per poter suonare in modo armonico

La popolazione batterica e fungina intestinale è paragonabile ad un’orchestra, che per poter eseguire una sinfonia ha la necessità di avere tutti i musicisti seduti al loro posto con i propri spartiti. Proviamo ad immaginare cosa accadrebbe se alcuni strumenti venissero sostituiti da altri e se tutti gli spartiti venissero mischiati, ci sarebbe un caos totale e non saremmo in grado di ascoltare la musica originale quanto un’accozzaglia di suoni senza senso.

Ogni batterio che caratterizza la condizione di eubiosi (corretta composizione batterica intestinale), così come gli strumenti della nostra orchestra, deve essere presente nella giusta porzione dell’intestino e nel giusto rapporto con gli altri, in modo da impedire la colonizzazione da parte di diversi batteri o funghi. 

Una composizione batterica intestinale sbilanciata infatti da origine ad uno stato di disbiosi, cioè una scorretta composizione del microbiota.

Quali sono i sintomi di un microbiota intestinale alterato?

Dieta, stress, assunzione di farmaci, età, stile di vita sono tutte variabili che possono facilmente modificare il delicato equilibrio dei batteri che, se alterato, può dare origine alla disbiosi, una condizione di infiammazione cronica dell’intestino.

I sintomi associati ad una condizione di disbiosi sono tipicamente:

  • gonfiore addominale
  • difficoltà digestive
  • stipsi o dissenteria
  • mal di testa
  • alterazione del tono dell’umore
  • aumento della glicemia
  • stanchezza cronica

e sostiene anche tutte le patologie a base infiammatoria.

La valutazione del microbiota intestinale può essere effettuata solo da uno specialista, con un metodo “sartoriale” che tiene in considerazione le specificità di ogni singola persona. L’analisi del microbiota può essere effettuata in maniera non invasiva, tramite un test innovativo (su feci) effettuato dal nostro laboratorio ImbioLab.

Scopri di più sul test genetico del microbiota intestinale

Chi è il Dott. Daniele Orlandoni, specialista dell’intestino

Biologo nutrizionista esperto di microbiologia intestinale, ha esperienza ventennale presso l’Istituto di Medicina Biologica di Milano (IMBIO), diretto dal Prof. Di Fede e incessantemente animato dalla Dottoressa Carassai, che oggi grazie ad IMBIOLab è in grado di eseguire per i propri pazienti un innovativo test fecale per la valutazione della composizione del microbiota intestinale. La valutazione del test che richiede non solo una solida preparazione teorica, ma anche una ragguardevole esperienza sul campo.

Lo studio della composizione batterica intestinale è un vero e proprio esercizio sartoriale che deve tener conto delle specificità di ogni singola persona che, alla fine dei conti, è il terreno che accoglie ogni singola specie batterica.
– Dott. Daniele Orlandoni

Contattaci per una consulenza personalizzata


Dott. Daniele Orlandoni

Biologo nutrizionista esperto di microbiologia intestinale
Consulente di medicina anti-aging, operatore ATC-330 e MAFG-03
Naturopata e Shiatsuka

Riferimenti:  Intestino, disbiosi, Benessere intestinale, Infiammazione dell’intestino
Redattore: Dott. Daniele Orlandoni

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