IMBIO, Ogni rivista femminile che si rispetti – cartacea o web che sia – ha una rubrica dedicata a consigli di salute & bellezza.
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Direttore Sanitario
Il Prof. Giuseppe Di Fede, Medico Chirurgo, svolge la propria attività in ambito preventivo e genetico dal 2000; è direttore sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica-IMBio e dell’Istituto di Medicina Genetica e Preventiva-IMGeP di Milano.
Si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 1992 presso l’Università di Milano; ha conseguito il Master in Nutrizione e Dietetica Clinica all’Università Politecnica delle Marche, diversi diplomi in Medicina Naturale e Biotecnologie presso l’Università di Milano e il Diploma di Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese. È esperto in medicina preventiva e genetica, in ipertermia oncologica e in bioterapia immunologica dei tumori.
Svolge attualmente attività di docenza presso il Master Universitario in “Nutrizione Umana” dell’Università di Pavia e al Master “Oncologia Integrata” presso l’Università degli Studi Guglielmo Marconi a Roma. È Socio Fondatore dell’Associazione Ricerche Terapie Oncologiche Integrate-ARTOI di Roma.
Curriculum del Prof. Giuseppe Di Fede
Articoli scritti dai Professori Giuseppe Di Fede e Paolo Lissoni

A.D. Responsabile legale Imbio, imbio lab, responsabile commerciale in Italia dei nostri centri
Studi:
Laurea in giurisprudenza presso l’università Cattolica di Milano nel 1995.
Partecipa a diversi corsi di carattere medico sul tema di ipertermia oncologica.
Partecipa a diversi corsi sul tema delle allergie tenute dal Dr Attilio Speciani.
Varie Esperienze di carattere umanistico:
Ha lavorato presso l’ambulanza della Croce d’Oro di Milano come volontaria per diversi anni.
Ha lavorato presso l’istituto Nazionale dei Tumori come volontaria.
Ha lavorato come Free lance in collaborazione con il Consolato Israeliano con funzione commerciale.
Esperienze:
Ha lavorato per 15 anni presso la Società Marcucci s.p.a. elettronica, società di famiglia come Responsabile del Personale, Responsabile della Sicurezza dell’azienda (626); pratiche assicurative e legali.

Biologo Nutrizionista
Esperto in Nutrizione Umana
FORMAZIONE ACCADEMICA
Ottobre 2006 – Febbraio 2010: Università degli Studi di Milano – Corso di Laurea Triennale in Scienze Biologiche.
Ottobre 2009 – Ottobre 2011 – Università degli Studi di Milano – Corso di Laurea Specialistica in Biologia Applicata Alla Ricerca Biomedica.
Ottobre 2010 – Settembre 2011 – Stage svolto presso Università degli Studi di Milano presso il Dipartimento di Scienze Biomolecolari e Biotecnologie.
Gennaio 2014 – Dicembre 2014 – Master di II livello Nutrizione Umana presso Università degli Studi di Pavia.

Biologo Nutrizionista
Nutritional Sport Expert
FORMAZIONE ACCADEMICA
Ottobre 2006 – Ottobre 2009: Università degli Studi di Milano – Corso di Laurea Triennale in Scienze Biologiche
Ottobre 2009-Luglio 2011: Università degli Studi di Milano – Corso di Laurea Specialistica in Biologia Applicata Alla Ricerca Biomedica – Stage svolto presso il Dipartimento di Scienze Biomolecolari e Biotecnologiche
Luglio 2013: Abilitazione alla professione Biologo presso Università di Milano. Domanda di iscrizione all’ordine Nazionale dei Biologi inoltrata in data 17/07/2013
Ottobre 2013: Iscrizione con crediti ECM alla scuola di nutrizione ed integrazione per lo sport, Pavia Sa.N.I.S. 1 anno
Ottobre 2014: Iscrizione con crediti ECM alla scuola di nutrizione ed integrazione per lo sport, Pavia Sa.N.I.S. 2 anno
Intervista a Marco Aurelio Fontana, pubblicata sulla Gazzetta dello Sport del 21 giugno.
Paolo Marabini chiede: “Che cosa è cambiato in Fontana rispetto a quatto anni fa?”
Il vincitore della Medaglia di bronzo nella mountain bike alle Olimpiadi di Londra 2012 risponde: “Tante piccole cose, dettagli che possono fare la differenza. Per esempio l’attenzione per la bici. O l’alimentazione: da poco mi segue un nutrizionista (Sacha Sorrentino, ndr) e i benefici li ho visti subito”.
Sempre più atleti si rendono conto che il fattore alimentazione può essere una discriminante fondamentale per aggiudicarsi la vittoria e scelgono di rivolgersi a esperti del settore. IMGeP e IMBio lo possono testimoniare concretamente alla luce del crescente numero di atleti – dal campione olimpico allo sportivo amatoriale – che si rivolgono allo staff di medici e biologi coordinati dal Prof. Giuseppe Di Fede per consulenze nutrizionali mirate. E i risultati si vedono, come ricorda Fontana nelle interviste. Leggete per esempio in quella da poco pubblicata da LIN – Lavori In Corso .
Il conto alla rovescia per la partenza per Rio è ormai pressante. Il 5 agosto sarà acceso il braciere olimpico e le gare avranno inizio. I risultati sono già entusiasmanti ma, proprio per questo, è il momento di intensificare il lavoro preparatorio e IMBio sarà ancor più al fianco di Marco Aurelio Fontana. E voi speriamo vorrete essere con noi.
Dallo studio si evidenzia che le persone geneticamente inclini ad avere bassi livelli di vitamina D sono più a rischio di sviluppare (SM). Lo suggerisce un grande studio che ha analizzato i profili di Dna di decine di migliaia di persone di discendenza europea, aggiungendo peso alla teoria che la ‘vitamina del Sole’ giochi un ruolo chiave nella patogenesi della sclerosi, segnalano gli scienziati della McGill University.
La ricerca in tutto il mondo ha già dimostrato che la sclerosi multipla è più comune nei Paesi meno soleggiati, più lontano dall’equatore. Ma non è chiaro se questa relazione sia causale o ci siano altri fattori in gioco. Per capire meglio l’associazione, i ricercatori canadesi hanno confrontato la prevalenza della sclerosi in un esteso gruppo di cittadini europei con e senza una predisposizione genetica a bassi livelli di vitamina D.
I risultati, pubblicati sulla rivista ‘PLoS Medicine’, hanno indicato che le persone con bassi livelli ematici di un marcatore di vitamina D, a causa di una predisposizione genetica, avevano significativamente più probabilità di essere colpiti da sclerosi rispetto a individui privi di questi geni.
Commenta Susan Kohlhaas della Ms Society inglese: “Ci sono molte domande senza risposta su tutto ciò che potrebbe provocare la sclerosi, quindi questo studio su larga scala è un emozionante passo avanti verso una maggiore comprensione della complessità dei fattori genetici e ambientali che contribuiscono alla malattia.
L’associazione deficit di vitamina D e patologie neurologiche è sospettata da diversi anni, siamo vicini a capire probabilmente i fini meccanismi molecolari che regolano i fattori protettivi da quelli induttivi, per lo sviluppo di malattie degenerative come la SM. la possibilità di dosare nel sangue i livelli di vit. D è agevole e consigliato sottoporsi almeno 1 volta all’anno. la possibilità di sottoporsi ad un test genetico per verificare l’assetto del gene che regola l’assorbimento di vit.D dal sangue è importante, per stabilire se un soggetto, può andare incontro a deficit di vitamina D nella vita. Ci sono linee guida governative sulla quantità di vitamina D che la gente dovrebbe assumere, e occorre ricordare che prenderne troppa può portare a effetti collaterali importanti. Prima di correre ad acquistare integratori, consigliamo di sottoporsi al controllo su sangue e genetico per stabilire se occorre assumere integrazione di vitamina D e per quanto tempo.
Grazie alla Collaborazione della Regione Val D’Aosta, con L’Assessorato alla Sanità, e il Comune di Courmayeur, L’ufficio del Turismo di Courmayeur, La Valleè giornale della Valle D aosta ha scritto un articolo sul Congresso di Nutrizione che si terrà A Courmayeur il 28 e il 29 Agosto.
Primo Evento in Valle pensato dalla nostra drssa Caselli, Commissaria dell Organizzazione nazionale della regione Piemonte e Val Daosta, e organizzato dalla Imgep e Imbio di Milano nella persona della Drssa Carassai e dalla Drssa Silvana Costa.
Evento che riconosce 11, 3 ECM PER MEDICI BIOLOGI FARMACISTI DIETISTI INFERMIERI, FISIOTERAPISTI E LAUREATI IN SCIENZE MOTORIE
Grandi nomi della Nutrizione Sportiva si recheranno a parlare all’evento, in una bellissima cornice, con il Monte Bianco in primo piano.
Oggi vi presentiamo il Comitato Scientifico, scelto e coordinato dal Prof. Di Fede, che gestirà la rivista Zero.
Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, circa l’8% dei bambini e il 2% della popolazione adulta, soffre di “reazioni avverse ad uno o più cibi” che si manifestano con sintomi gastrointestinali: dolori addominali, crampi, diarrea, vomito e oggi 7 italiani su 10 non digeriscono il lattosio, mentre un italiano su cento soffre di celiachia».
Le intolleranze alimentari sono, quindi, sempre più diffuse in Italia e sono un fenomeno in crescita in tutto il mondo. Questi dati, però, portano a chiedersi il perché dell’aumento di questo fenomeno.Nel secolo scorso il genere umano si è dovuto adattare ad importanti cambiamenti sia ambientali che sociali.
I fattori ambientali, che contribuiscono a rendere il fenomeno sempre più diffuso, sono molteplici; lo sviluppo della tecnologia agricola e industriale hanno rotto l’ equilibrio della biosfera e i trattamenti chimici, i concimi, gli ormoni e gli antibiotici con cui viene trattato il bestiame negli allevamenti oltre ad alterare il suolo impoverendolo di sostanze utili, crea un accumulo di sostanze nocive.
I fattori sociali riguardano alcuni aspetti tra cui la scelta di abbreviare la durata del periodo dell’allattamento al seno materno per introdurre il latte artificiale e anticipare lo svezzamento; l’abitudine di fare uso di prodotti industriali pronti al consumo, e l’introduzione di cibi esotici.Questi cambiamenti ambientali e sociali sono rapidissimi, mentre quelli genetici sono molto lenti.
Il nostro intestino, dal punto di vista evolutivo, è un organo antico, che risale ad almeno 500 milioni di anni fa, e nel suo sviluppo evolutivo ha creato connessioni con il resto dell’organismo che sono molto profonde e complesse.Il meccanismo di produzione delle difese immunitarie, che ha origine nell’intestino, risente delle conseguenze di una cattiva alimentazione, di una insufficiente digestione o di carente assimilazione dei nutrienti fondamentali, che si ripercuotono su tutti gli organi compromettendone le funzioni. I geni antichi da noi posseduti non riconoscono quindi gli alimenti moderni e creano “intolleranze” che si manifestano in modo molto diverso da individuo a individuo.
Le intolleranze coinvolgono il sistema immunitario e sono dovute ad un sovraccarico che deriva dall’ingestione continua di alimenti non ben metabolizzati.
Quando veniamo a contatto con un alimento che il nostro organismo non tollera più gradualmente le funzioni digestive vengono compromesse e i sintomi si possono manifestare anche alcuni giorni dopo il contatto con gli alimenti. I sintomi, soprattutto, si possono manifestare in modi che non fanno pensare direttamente al cibo ingerito e possono verificarsi fino a 72/96 ore dopo l’ingestione dell’alimento non tollerato.
L’8-9 maggio si è tenuto a Torino il congresso “Nutrisport” brillantemente organizzato dalla Dott.ssa Maria Teresa Caselli e dal Dott. Valter Canavero.
Ho partecipato in qualità di relatore con il gruppo IMBIO-IMGEP di Milano diretto dal Prof. Giuseppe di Fede, maestro e amico, e animato dall’instancabile lavoro della Dott.ssa Paola Carassai.
Il titolo della mia relazione è stato: “Infiammazione intestinale e Performance sportiva”, un legame regolarmente trascurato, così com’è normalmente non investigata la disbiosi intestinale di cui è figlia.
Il concetto stesso di disbiosi è legato al Microbiota intestinale, cioè la popolazione batterica che colonizza il nostro intestino per tutta la durata della nostra vita e che, come evidenziano gli studi più recenti in modo inequivocabile, risulta essere determinante nello spostare il rapporto tra salute e malattia a favore di uno o l’altro dei fattori.
Alterare, infatti, la su composizione, mi riferisco ai rapporti presenti tra le 400 specie che affollano il nostro intestino, può causare disturbi che la medicina non classifica come patologie, così come sottolinea il padre della neurogastroenterologia Michael D.Gershon (“Il secondo cervello”, ed. UTET, 2006):
“Gli studi hanno mostrato che oltre il 40% dei pazienti che ricorrono alle cure di un internista lo fanno a causa di problemi gastrointestinali. Metà di questi presenta disturbi FUNZIONALI. Il loro intestino funziona male, ma nessuno sa il perché. Non vi è alcun difetto anatomico o chimico evidente. I medici si irritano. I pazienti che si presentano ai medici con problemi senza soluzione sono percepiti come una minaccia e spesso sono dimessi come affetti da squilibrio mentale, con l’epiteto di rottami bisbigliato alle loro spalle. Sono considerati esempi di protoplasma scadente i cui processi di pensiero nevrotico si riflettono sul loro intestino.
Così il loro intestino si mette a fare i capricci in modo tale da sfidare il meglio che la medicina moderna ha da offrire, che in questo caso è l’ignoranza combinata alla mancanza di compassione”.
Inoltre:
“Oggi, l’alterazione funzionale dell’intestino è un complesso di sintomi che non ha un collegamento con la patologia”.
Il primo ad interessarsi della disbiosi intestinale è stato lo scienziato russo Elie Metchinkoff il quale spese tutta la sua vita nel proposito di assicurare una maggiore longevità al genere umano e, grazie ai suoi studi compiuti presso l’Istituto Pateur, di liberarlo dalle malattie. Il culmine della sua carriera, così totalmente dedicata alla ricerca, venne raggiunto nel 1908 quando fu insignito del premio Nobel per la medicina.
Nel suo testo più conosciuto (“The prolongation of life;optimistic studies”) Metchnikoff ricorda come la cura degli anziani, ancora di più il lavoro preventivo su di essi, rappresenti una conquista dal momento che alla sua epoca si trattava di una visione totalmente nuova.
Lo studio del microbiota e la valutazione della disbiosi intestinale si muovono nel solco tracciato da questo grande scienziato, in cui la medicina non si limita ad attendere supinamente lo svilupparsi della patologia, piuttosto si muove in anticipo captando i segnali di alterazione funzionale del sistema biologico per porre rimedio prima che essi si trasformino in malattia.