Articoli

Tutto sul nostro settore


Ottobre 30, 2011 Newsletter

“Siamo quello che mangiamo”, affermava Feuerbach.

Lasciando da parte le questioni filosofiche, affermare che siamo quello che mangiamo non è solo un banale “dato di fatto biochimico” ma significa che il modo in cui il cibo è coltivato, distribuito e cucinato, influisce sulla nostra persona nella sua totalità assai più di quanto immaginiamo.

Penso sia d’obbligo iniziare la trattazione di un argomento così tanto attuale, quale è quello delle Intolleranze Alimentari legate all’aumento ponderale escludendo quelle a base genetica, considerando come l’insorgenza delle Intolleranze Alimentari sia molto legata a come si mangia, non solo da un punto di vista delle abitudini ma anche dal punto di vista della qualità. Fatta questa, penso, doverosa introduzione, cerchiamo di vedere più da vicino queste “temute” Intolleranze Alimentari: in generale e sotto l’aspetto molto sentito e seguito soprattutto dalla popolazione femminile e cioè le correlazioni tra Intolleranze Alimentari e Sovrappeso.

Le Intolleranze Alimentari, rappresentano delle reazioni insolite al cibo, caratterizzate dalla comparsa di disturbi di vario tipo, non molto gravi ma fastidiosi e spesso associati a sovrappeso ed obesità.

Le generiche reazioni avverse agli alimenti, vengono distinte sulla base del meccanismo eziopatogenetico, in: forme a meccanismo immunologico o Allergie Alimentari e forme a meccanismo non immunologico o Intolleranze Alimentari. Il termine allergia alimentare, va riservato alle forme per le quali sia dimostrabile un meccanismo immunologico, che può essere in prevalenza IgE-mediato, ma appartenere anche ad altre categorie di reazioni immunopatogene o derivate dall’associazione di più meccanismi immunologici.

Le Intolleranze A. possono essere:

  • Enzimatiche, caratterizzate dall’incapacità di metabolizzare alcuni principi attivi a causa di
    un enzima specifico.
  • Farmacologiche, che si presentano nei soggetti che hanno una particolare reattività verso
    determinate molecole presenti nei cibi (vedi le Ammine vasoattive Istamina, Tiramina ecc).
  • Da Additivi: compaiono per reazione nei confronti degli additivi aggiunti agli alimenti.

Ogni Intolleranza A. genera sintomi ben percepibili che si combattono solo eliminando dalla dieta i cibi incriminati, depurando l’organismo.

Differenza fondamentale tra le Allergie e le Intolleranze è quella legata alla tempistica sintomatologica. Le prime esprimono uno stato di malessere intenso, già dopo pochi minuti dal consumo dell’alimento e la sua gravità non dipende dalla quantità ingerita. Disturbi che si presentano per ragioni di carattere immunitario.

Le seconde invece, esprimono sintomi più vaghi a distanza di ore e fino a due giorni dopo l’ingestione dell’alimento. I disturbi accusati, compreso l’aumento di peso, tendono a peggiorare con l’aumento delle quantità degli alimenti ingeriti e non sono dovuti a fattori immunitari, ma a meccanismi di ipersensibilizzazione dell’intestino. A tal proposito, ho piacere di spendere due parole sul ruolo importante di quest’ultimo, che nella mia pratica quotidiana è sempre tenuto in gran considerazione sia che si tratti di intolleranze Alimentari, sia che si tratti di altri disturbi acuti e cronici. L’intestino per quanto riguarda l’instaurarsi di un’Intolleranza, ricopre un ruolo fondamentale. Infatti presiede, grazie a strutture come le Tight Junction, la membrana basolaterale, la membrana laterale, i microvilli e soprattutto l’enorme presenza della flora batterica , a tutta una serie di attività atte prevalentemente a proteggere l’organismo dall’aggressione di sostanze nocive, di germi patogeni, ed anche di componenti immunogeniche. Qualsiasi alterazione di tali strutture, comporta sia sofferenze acute, sia croniche. Sia le Intolleranze Alimentari, sia le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), vedono tra le cause, un’alterazione dell’effetto barriera intestinale.

Al momento ci sono diverse correnti di pensiero, circa l’associazione delle Intolleranze A. all’aumento di peso. La pratica ambulatoriale quotidiana, mi conferma abbondantemente l’associazione tra i due eventi e fondamentale, risulta la giusta individuazione degli alimenti sospettati.

Breve ricordo biochimico sul bilancio energetico. Quando assorbiamo energia e nutrienti in quantità sufficiente a soddisfare i nostri fabbisogni senza accumulare grasso corporeo, siamo in una condizione che definiamo di equilibrio energetico, ed il peso rimane stabile. Se l’energia assorbita è superiore alle esigenze metaboliche (bilancio energetico positivo) la frazione in eccesso viene accumulata nel tessuto adiposo e il peso corporeo aumenta. Se invece le nostre esigenze energetiche non sono soddisfatte (bilancio energetico negativo), l’organismo per far fronte alle sue richieste, demolisce i grassi di riserva e di solito si perde peso. Fatta questa precisazione, cerchiamo di capire come la sovrapposizione di un’intolleranza alimentare, possa influire sull’accumulo di peso.

Quanto detto poco sopra circa il bilancio energetico che se positivo ci porta ad accumulare grasso, è quasi sempre vero. Può succedere infatti che l’organismo, pur assumendo una giusta quantità di alimenti, si trovi nell’incapacità di utilizzarlo nel modo corretto, portando così alla formazione di scorie che sono d’intralcio al funzionamento stesso della meravigliosa macchina, che è il corpo umano. Questa situazione può avvenire in diverse occasioni, compresa la presenza di un’intolleranza alimentare. E’ noto ormai che situazioni infiammatorie (come lo sono le intolleranze), possano peggiorare o provocare ritenzione idrica, edemi, alterazioni del microcircolo in toto. Nella mia pratica quotidiana del trattamento di pazienti a cui sono state riscontrate delle intolleranze alimentari, proponendo diete disintossicanti verso gli alimenti interessati, prima, e diete di riabilitazione dopo, riesco ad ottenere risultati non solo sul benessere generale, compresi i disturbi tipicamente legati all’alimento non tollerato, ma cosa importante, ottengo miglioramenti sulla diminuzione del peso e delle circonferenze, che gli stessi pazienti non erano riusciti ad ottenere, adottando diete che miravano solo ad un ridimensionamento calorico.

Una dieta che tenga conto della presenza di un’intolleranza alimentare, può determinare un buon risultato sulla perdita di Massa Grassa (FM) e sul recupero di Massa Magra (FFM) che, in pratica, si evidenzia con una perdita di peso ed una notevole riduzione delle circonferenze corporee, dati non solo dalla riduzione della Massa Grassa, ma anche dal miglioramento dello stato infiammatorio generale dell’organismo. Su tali affermazioni, ci sono in letteratura numerosi articoli, che mettono inoltre, sempre più in risalto l’associazione: Obesità/Sovrappeso e Stato Infiammatorio. (Cito un articolo comparso su “The Journal of Clinica Investigation” dal titolo: Obesity induced inflammatory changes in adipose tissue. Appare infatti evidente, l’importanza del sistema immunitario nella patogenesi dell’obesità. Il tessuto adiposo dell’obeso, è caratterizzato dall’infiltrazione di macrofagi, che sono un’importante fonte di infiammazione del tessuto stesso. Lo studio conferma inoltre, che gli adipociti ed i vari tipi di cellule del sistema immunitario, come ad esempio i macrofagi, possiedono ruoli simili nelle vie quali l’attivazione del complemento e la produzione infiammatoria di citochine. A tutto questo scenario biochimico, c’è da aggiungere che nell’organismo, le Intolleranze Alimentari provocano una reazione infiammatoria cronica, caratterizzata dalla produzione di sostanze che acidificano i tessuti ed il sangue, rallentando il metabolismo e favorendo l’aumento di peso. Inoltre le Intolleranze ostacolano l’attività dell’Insulina, provocando una sensazione di fame perenne. Per concludere, quanto riportato ci induce ad affermare che non esistono “Diete Ideologiche”, cioè norme alimentari che devono andar bene a tutti; infatti anche la miglior dieta (teorica), si scontra con il concetto di infiammazione e conseguentemente anche con l’eventuale presenza di un’Intolleranza.

Trovo molto utile nella mia pratica quotidiana, inquadrare il paziente con problemi di disturbi verso certi alimenti e presenza di sovrappeso, indagare non solo la presenza di un’Intolleranza (utilizzo un valido test che è l’Alcat test), ma anche indagare con un semplice test genetico, l’eventuale presenza di un aumento di resistenza dell’Insulina. Giusto per dovere di cronaca, ho presentato ad un congresso i risultati di una mia esperienza su un discreto numero di pazienti (uomini e donne), seguiti per circa un anno, tutti con intolleranze alimentari individuate con il Test Alcat, i cui risultati sono molto interessanti.
Tutti (tranne pochi drop out) hanno migliorato la sintomatologia generale, hanno ridotto il peso come programmato e cosa importante, al termine del periodo di trattamento, l’assunzione degli alimenti incriminati riusciva meglio tollerata. Risultati migliori tra gli uomini.

La mia è stata semplicemente una sorta di conferma professionale verso una pratica che mi affascina ma che soprattutto mi incoraggia per i risultati. Tante cose dovranno essere ancora chiarite, ma sicuramente siamo sulla strada buona. A questo poi sicuramente aggiungo, visti i risultati, che molto dipende da noi per quanto riguarda una possibile prevenzione dei disturbi legati al tollerare o meno certi alimenti. Un semplice accorgimento che consiglio molto, è soprattutto quello di variare quanto più possibile la nostra alimentazione, che dovrebbe comprendere alimenti più naturali possibile, privi cioè di pericolose manipolazioni e trattamenti.

A cura del Dr. Francesco Lampugnani – Biologo Nutrizionista Specialista in Farmacologia
www.drlampugnani.it



Ottobre 5, 2011 RASSEGNA STAMPA

Fonte: speciale Celiachia ed intolleranze alimentari

Nutraceutica e intolleranze

scarichi il pdf (1120 kb)

Domanda:

come identificare le patologie legate agli alimenti e quali opportunità di cura esistono?
Risposta:

attraverso gli esami del sangue, il test alcat e nuove discipline come la nutraceutica

Intolleranza e allergia possono provocare sintomi simili (gonfiori, sfoghi e difficoltà respiratorie) ma presentano importanti differenze per quanto riguarda le cause.

Se, infatti, l’allergia costituisce una reazione immediata dell’organismo al contatto con la sostanza allergenica (attraverso inalazione, contatto o assunzione come alimento), l’intolleranza deriva dalla somma di una serie di fattori. Inoltre, l’allergia è generata dalla reazione di anticorpi di fronte all’elemento ostile, mentre per l’intolleranza questa reazione è mediata dai globuli bianchi del sangue. Infine, se l’allergia, avendo origine genetica, è presente negli individui affetti fin dalla loro nascita, l’intolleranza si può acquisire con gli anni.

Sia le allergie che le intolleranze sono rilevate e diagnosticate tramite esami effettuati sul sangue. Tra questi test, il più valido per metodica e attendibilità dei risultati, spiega il professor Giuseppe Di Fede, direttore sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica e dell’Istituto di Medicina Genetica Preventiva di Milano, è quello definito ALCAT, utilizzato in tutto il mondo.

Ma come si affrontano le allergia e le intolleranze?

La medicina, negli ultimi anni, ha fatto molti passi in avanti ed è nata addirittura una nuova disciplina, definita nutraceutica (parola derivante dai termini nutrizione e farmaceutica) che studia le proprietà farmaceutiche e nutritive dei cibi. Per la nutraceutica il cibo non è più solo un alimento, ma è considerato alla stregua di un farmaco, che nutre le nostre cellule attraverso le sostanze in esso contenute. Grazie alla nutraceutica, analizzando la targa genetica di un soggetto, si favorisce l’assunzione degli alimenti ai quali è ben predisposto, eliminando o riducendo quelli negativi.
Attraverso l’alimentazione si può quindi influire in modo determinante sul benessere fisico prevenendo anche l’insorgere di patologie anche molto gravi (è stato stimato che il 37% dei tumori è generato da alimenti).
Grazie alla nutraceutica, oggi anche il trattamento delle patologie allergiche è cambiato. Fino a dieci anni fa, gli alimenti o i gruppi di alimenti ai quali il soggetto era sensibile erano eliminati dalla sua dieta. In questo modo però, la patologia si consolidava perché in pochi anni la persona perdeva totalmente la capacità di assumere le sostanze allergeniche. Oggi invece si preferisce reintrodurre gradualmente gli alimenti eliminati, dopo un periodo che può andare da una settimana fino a un mese. Facendo alternare gli alimenti, uno per ciascun gruppo allergenico, per periodi di quattro – cinque giorni ciascuno, si arriva a recuperare totalmente la capacità dell’organismo di assumere gli alimenti stessi.

redazione@mediaplanet.com
giorgio vizioli

focus

il prontuario

Stampato in 100 mila copie e disponibile in versione on-line, il prontuario degli alimenti è pubblicato ogni anno e comprende tutti i prodotti che sono idonei al consumo da parte del celiaco.

Distribuita ai soci AIc, ai servizi di ristorazione e chiunque ne faccia richiesta, include oltre 13 mila prodotti di 480 aziende.

Tutti i prodotti del Prontuario sono contrassegnati dal Marchio spiga Barrata, simbolo registrato e di proprietà dell’AIc, che alla fine degli anni ’90 ne ha iniziato la concessione. Apposto sugli alimenti autorizzati, aiuta il consumatore celiaco a identificare i prodotti idonei alle sue esigenze, garantendo un contenuto di glutine inferiore ai 20 ppm.

Notizie
dal web:
www.celiachia.it

scarichi il pdf (1120 kb)



Settembre 30, 2011 Newsletter

Emiliano Caputo – Personal Trainer Master N.B.B.F, Preparatore Atletico, Consulente Alimentare, Tecnico specializzato in allenamento al femminile e integrazione avanzata per lo sport – testimonia l’efficacia di Alcat test e dei test specialistici per la prevenzione e il controllo medico effettuati dall’Istituto di Medicina Biologica (IMBIO) – e Genetica Preventiva (I.M.Ge.P) di Milano, sotto la supervisione del prof. Giuseppe Di Fede.

Anche nell’ambito del Corso Istruttori Tecnici di Sala di 1°livello organizzato dall’Asi/ CONI Messina, Caputo presenterà e approfondirà la metodica Alcat per la diagnosi delle intolleranze alimentari.

Con particolare riferimento ai vari protocolli alimentari per la performance, spiegherà come l’individuazione di una intolleranza alimentare attraverso Alcat test conduca a un miglioramento del benessere fisico e mentale e consenta di mettere in atto l’atteggiamento
correttivo idoneo per il miglioramento della performance sportiva.

“Sto raggiungendo il top della forma fisica e della salute da quando, sotto la supervisione del prof. Giuseppe Di Fede, ho eseguito vari test con voi: non solo Alcat test per la diagnosi delle intolleranze alimentari, ma anche il Mineralogramma del capello e il test Gene & Diet.

Come atleta natural ho sempre cercato di raggiungere una forma fisica eccellente (risultato molto semplice da ottenere per i culturisti che usano farmaci anabolizzanti) cercando di trovare il giusto equilibrio tra riposo, integratori, alimentazione e allenamento.

Provati vari protocolli alimentari più o meno validi, con l’applicazione dei risultati dei diversi test effettuati ho notato un netto miglioramento sia fisico sia mentale, e vari disturbi si sono praticamente azzerati.

Grazie ai miei studi e all’applicazione dei risultati dei vostri test, quest’anno come prima esperienza agonistica nel body building mi sono classificato 3° nelle competizioni di Polistena (18 giugno 2011) e di Grottolelle (31 luglio 2011) del Grande Slam Tour 2011 NBBUI (Natural Body Builder’s Union International). Che dire, come atleta Natural davvero un grande risultato!

Come preparatore atletico e personal trainer ormai da due anni, consiglio a tutti i miei amici e clienti i test di IMBIO per un grande vantaggio in termini di salute, e in ambito sportivo, per una maggiore performance fisica.”

Emiliano Caputo



Luglio 30, 2011 Newsletter

Recentemente, un team di esperti gastroenterologia riunitisi nella “First International Consensus Conference on Gluten Sensitivity“, tenutasi a Londra l’11 e 12 febbraio 2011, ha stabilito l’esistenza della sensibilità al glutine, l’intolleranza alle proteine presenti nel glutine, in assenza di malattia celiaca.

L’esistenza di una condizione d’intolleranza al glutine è stata sospettata da diverso tempo. I medici che collaborano con l’Istituto di Medicina Biologica di Milano – IMBIO, conoscono questa entità clinica, che fino ad ora non aveva ricevuto una vera e propria collocazione clinica.

Nella pratica clinica, da più di dieci anni, abbiamo osservato casi di reazione al glutine in cui non sono coinvolti né meccanismi auto immuni come nella celiachia né di tipo allergico, mediato dalle IgE. Abbiamo notato che, dopo una dieta priva o a ridotto contenuto di glutine, i pazienti riscontravano un miglioramento di tutti i sintomi e i disturbi. Di recente, quindi, la nuova correlazione tra glutine e disturbi a essi correlati è definita “Gluten Sensitivity” (GS). L’interesse verso questa condizione è in continuo aumento come testimoniato dalla “First International consensus conference on gluten sensitività” tenutasi a Londra nel febbraio del 2011.

Gli studi condotti finora, hanno evidenziato come nella GS non esistano dei parametri immunologici e biochimici ben precisi, ma si tratti di una condizione alla quale si arriva per esclusione. In pratica, una volta esclusa la malattia celiaca attraverso le indagini biochimiche, gastroscopia con biopsia, si arriva a definire la GS, dove sembra sia coinvolto principalmente un meccanismo immunitario innato. Il sistema immunitario innato è rappresentato da cellule sentinella, i Granulociti Neutrofili (GN), particolarmente attivi verso alcune sostanze di origine alimentare.

Uno dei metodi che utilizziamo da diversi anni per scoprire eventuali intolleranze agli alimenti è il test ALCAT, un test citotossico computerizzato, che si effettua su sangue venoso.

Chi soffre di sensibilità al glutine presenta i seguenti sintomi: disturbi d’intestino irritabile (diarrea, dolore addominale, gonfiore, stipsi) cui si associa a volte stanchezza cronica, cefalea, eczema, sonnolenza, difficoltà di concentrazione, formicolii agli arti, depressione, alterazioni dell’umore, ipereccitabilità e ipercinesi (presente specialmente nei bambini), anemia ferropriva. Tali condizioni cliniche migliorano e regrediscono seguendo una dieta a rotazione priva di glutine o a ridotto introito di prodotti contenenti glutine.
Considerando che la sintomatologia della sensibilità al glutine è sovrapponibile alla celiachia, il paziente dovrà sottoporsi ai test specifici per escludere tale patologia.

Uno degli esami richiesti per la ricerca della “Gluten Sensitivity” è l’esame genetico. La GS presenta una positività per HLA-DQ2 e/o DQ8 in più nel 50% dei casi, nella celiachia la percentuale arriva al 99% dei celiaci, e nel 30% della popolazione normale.

Il trattamento terapeutico per chi è sensibile al glutine dipende dal momento in cui si esegue la diagnosi e dall’età del paziente. Oltre alla dieta, si pone molta importanza allo studio e al ripristino della funzionalità intestinale e dell’integrità delle pareti (mucosa) intestinali, primo approccio operativo volto al miglioramento dei sintomi clinici.

Un ciclo di sedute settimanali di pulizia intestinale (Idrocolonterapia) sotto la supervisione del medico, abbinato a un trattamento mirato a base di probiotici e prebiotici, prescritto in seguito al disbiosi test, esame che rivela le condizioni di eubiosi o disbiosi batterica, costituisce senz’altro un valido aiuto per la ripresa di uno stato di funzionalità intestinale ottimale.



Giugno 30, 2011 Newsletter

Nell’ambito del contributo che la delegazione della Società Italiana Nutrizione Sport e Benessere (SINSeB) porterà all’ “8th Annual ISSN Conference”, il congresso della Società Scientifica Americana ISSN, che si terrà a Las Vegas dal 23 al 25 giugno 2011, verrà presentato uno Lavoro Scientifico che dimostra l’efficacia della metodica Alcat Test per la diagnosi delle intolleranze alimentari.

In particolare, in questo caso, Alcat Test è stato utilizzato per la diagnosi di intolleranze alimentari in atleti di alto livello.

Le intolleranze alimentari si manifestano con una sintomatologia di tipo psico-fisico molto variegata, che oltre a compromettere la salute e il benessere dell’individuo, negli sportivi può impedire il raggiungimento degli obiettivi di allenamento e influenzare negativamente la performance. Solitamente però il piano nutrizionale elaborato per il recupero della tolleranza immunologica viene ottenuto con rigidi schemi dietetici, che mal si adattano agli impegni e alle specifiche esigenze nutrizionali dello sportivo di elite.

Questa breve premessa traccia il percorso di “Rational management of food intolerance in elite soccer club”, lo studio Scientifico che il Prof. Fabrizio Angelini, Presidente della Società Italiana Nutrizione Sport e Benessere (SINSeB) e Consulente della Juventus, presenterà all’Evento ISSN.

Lo studio, che ha avuto come campione un gruppo di calciatori di elite individuati in una squadra del campionato di Serie A italiano, è stato eseguito con lo scopo di valutare oggettivamente la presenza di intolleranza alimentare, impostare un piano nutrizionale per il recupero della tolleranza immunologica e testarne l’efficacia.

I risultati ottenuti confermano l’efficacia di Alcat test nell’individuare le reazioni di intolleranza alimentare in soggetti che inizialmente lamentano sintomi specifici. Si conferma, inoltre, l’efficacia e l’attuabilità nello sportivo di elite di una dieta personalizzata basata sui principi della moderazione e dell’esclusione razionale dei cibi reattivi.

La metodica Alcat consente, infatti, di elaborare un piano nutrizionale graduale e flessibile particolarmente indicato per venire incontro alle specifiche esigenze nutrizionali e logistiche del calciatore di elite.

Lo Studio è stato eseguito in collaborazione con lo Staff Medico della Juventus F.C.



Giugno 30, 2011 Newsletter

Chi è affetto da un’intolleranza alimentare generalmente soffre di sintomi aspecifici e tendenzialmente cronici. I problemi gastrointestinali come le difficoltà digestive, il gonfiore, la stitichezza o la diarrea, il mal di testa, i dolori articolari, i disturbi dermatologici come il prurito o le lesioni resistenti sono manifestazioni che si riscontrano abitualmente.

La bella stagione con le vacanze estive e i week-end fuori porta potrebbe essere una occasione favorevole per combinare il tentativo di migliorare il quadro dell’intolleranza associando la correzione dell’alimentazione con uno stile di vita più adeguato.

Lo stress fisico, ambientale e psicologico, i ritmi sregolati nel sonno e nei pasti, l’assenza di attività fisica sono fattori che potrebbero in maniera più o meno importante influenzare in un senso o nell’altro i sintomi di una intolleranza.

La vacanza termale si caratterizza generalmente, forse più delle altre, per una fuga dalle situazioni tipiche della realtà quotidiana alla ricerca di un ambiente protetto fatto di relax e di attenzioni che anche se piccole sono importanti.

È così che la frutta e la verdura al pasto e nelle forme di succhi e centrifugati la fanno da padrone con un aumento dell’assunzione di sostanze antiossidanti che aiutano a riequilibrare lo stress ossidativo dell’organismo. La rilassatezza e il rallentamento del ritmo con cui si affronta la giornata permettono una riduzione importante di diversi fattori di stress. I trattamenti estetici consentono una migliore percezione di sé e partecipano al miglioramento di alcune condizioni che si associano alle intolleranze come accade ad esempio con massaggi e linfodrenaggi che aiutano ad affrontare il problema della ritenzione idrica o con i trattamenti cosmetici indirizzati al miglioramento della qualità della pelle che possono aiutare ad affrontare alcuni disturbi dermatologici.

Esistono anche stabilimenti termali terapeutici in cui sabbiature, fanghi o attività di medici e fisioterapisti permettono di affrontare disturbi muscoloscheletrici e articolari ed altri in cui le cure inalatorie sono alla base di trattamenti per il miglioramento di affezioni delle prime vie aeree. Seppur meno frequentemente anche i problemi di questi distretti possono trarre giovamento dal trattamento combinato con il regime alimentare che tenga conto di eventuali intolleranze.

In tutti i casi comunque colazione, pranzo, cena e spuntino sono preparati generalmente con una grande attenzione per la varietà e la qualità.

Poiché si tratta di scegliere il cibo e non di prepararlo potrebbe essere più semplice rispettare una alimentazione coerente con i risultati di un test per le intolleranze e in questo ambiente in generale più attento alle necessità di salute.

a cura del Dr. Alberto Cescato, Medico chirurgo esperto in genetica preventiva e biotecnologie



Maggio 30, 2011 Newsletter

In primavera, più intesa in senso climatico che in senso astronomico, il cambio della temperatura e delle condizioni meteorologiche favorisce la fioritura delle specie vegetali con la comparsa di allergie.

Chi ha allergie agli acari, agli animali domestici sperimenta sintomi come il bruciore agli occhi, la lacrimazione, l’irritazione del naso, le difficoltà respiratorie, i pruriti della pelle con una frequenza importante durante tutto l’anno in funzione del contatto ed in modo indipendente dalle “condizioni ambientali”. Chi ha allergie ai diversi cibi sperimenta questi sintomi dopo averli mangiati e ne è libero se li evita. Chi ha allergie ai vegetali sperimenta questi sintomi indipendentemente dalla propria volontà in periodi diversi dell’anno in funzione della fioritura e dell’impollinazione e non può evitarlo se non cercando di fuggire quegli ambienti con specie che gli procurano i sintomi in assoluto o per i periodi più difficili dell’anno.

Il ricorso agli antistaminici diventa quasi una necessità per poter affrontare la giornata.
È proprio l’istamina il mediatore di questi fenomeni: contenuta all’interno di alcune cellule del nostro corpo, gli eosinofili e i mastociti, la presenza di un allergene (ciò che causa l’allergia) attraverso l’interazione con il sistema immunitario (IgE, una classe di anticorpi) ne determina la liberazione causando i sintomi tipici. Il fenomeno è rapido. Rapida la comparsa dei sintomi dopo il contatto con l’allergene; rapida la scomparsa dei sintomi se trattati con antistaminici o se viene allontanato l’allergene.

I sintomi delle intolleranze hanno caratteristiche diverse, sembrano quasi manifestarsi dopo una sorta di accumulo ed essere più cronici ovvero lenti sia a comparire sia a scomparire.

Tipicamente definite come intolleranza alimentari poiché la prima evidenza di “irritazione del corpo” è a livello gastrointestinale in alcuni casi i sintomi delle intolleranze possono riguardare la pelle con pruriti difficilmente trattabili o il sistema respiratorio con sintomi di irritazione aspecifici. Si è ipotizzato che il meccanismo attraverso cui si verificano questi fenomeni sia una alterazione dei globuli bianchi nella loro struttura con una membrana che diventa più permeabile potendo rilasciare il contenuto delle vescicole tra cui potrebbe esserci l’istamina ma anche una serie di mediatori, le citochine, che possono avere un effetto favorente l’infiammazione.

Allergie ed intolleranze hanno perciò due meccanismi diversi, ben spiegato per la prima ed ipotizzato per la seconda, con la caratteristica però di avere, così ci viene suggerito, una via comune di molecole e meccanismi implicati nella generazione di una “irritazione” dell’organismo.

Il passaggio tra la primavera e l’estate è anche il momento in cui sulla tavola cominciano a ricomparire in maniera importante frutta e verdura due elementi che oltre potenziali allergeni sono anche potenziali fattori capaci di causare intolleranza.

Si tratta perciò di un periodo in cui i fenomeni di intolleranza potrebbero avere un significato clinico nel contribuire alla sintomatologia irritativa propria delle allergie.
Questo non significa che il controllo di una intolleranza sia lo stesso da attuare per una allergia o che il trattamento dell’intolleranza risolva il problema allergico ma piuttosto che una attenzione e una correzione di una eventuale intolleranza possa influire in senso positivo sui sintomi propri di una allergia.

a cura della Dr. Alberto Cescato, Medico chirurgo esperto in genetica preventiva e biotecnologie



Aprile 30, 2011 Newsletter

Oggi molti pazienti presentano numerosi sintomi che difficilmente la medicina riesce a contrastare con successo, è quello che avviene nel campo delle Intolleranze Alimentari caratterizzate da interessamento di molti organi e apparati con diverse percentuali per ognuna, come:

  • SNC: Cefalee ricorrenti, Depressione, Iperattività specie nei bambini, Umore variabile, Astenia ricorrente.
  • Apparato Genitourinario: Cistiti croniche, Dismenorrea, Enuresi.
  • Apparato Respiratorio: Congestione nasale, Rinite, Asma, Sinusite, Bronchiti ricorrenti, Sinusiti, Otiti.
  • Pelle: Eczema, Dermatiti, Orticatia, Acne e Psoriasi.
  • Apparato Muscolare: Crampi muscolari, Mialgie, Dolenzia articolare ricorrente.
  • Apparato Gastroenterico: Nausea, Aerofagia, Meteorismo, Diarrea, Sindrome del Colon Irritabile.
  • Generali: Attacchi di Panico, Astenia Cronica, Linfoadenopatia tonsillare, Obesità.

Da molti anni mi occupo di queste problematiche; sono attualmente il Direttore Medico responsabile del Laboratorio Analisi della Casa di Cura di Lecco e in questa struttura da più di due anni svolgiamo l’ALCAT-Test, dopo aver personalmente svolto dei Test Bioelettronici ed in seguito il Cytotoxic – Test. Svolgiamo circa 50 Test/anno ai quale seguono una visita medica e le terapie più idonee per la sintomatologia accusata dal paziente che constano essenzialmente in:

  • Dieta a Rotazione riguardanti Cibi Intolleranti riscontrati con ALCAT-Test.
  • Correzione delle abitudini alimentari erronee.
  • Ripristino di una normale funzionalità intestinale con utilizzo di Prebiotici e Probiotici opportuni per contrastare una Disbiosi Intestinale che molte volte è alla base di una Intolleranza Alimentare: ricorro anche all’esecuzione di Disbiosi test su urine.
  • eventuale IDROCOLONTERAPIA.
  • Terapia Omotossicologica di supporto.

Grazie a questi interventi ho potuto risolvere o migliorare casi clinici ormai considerati “disperati” dalla medicina ufficiale con notevole miglioramento della sintomatologia sofferta da questi pazienti.

a cura del dr. Marco Spreafico, Medico Chirurgo Specialista in Biologia Clinica, Primario Laboratorio Analisi Cliniche e Microbiologiche Casa di Cura Lecco.



Marzo 30, 2011 Newsletter

L’intolleranza alimentare, sintomatologia molto spesso sottovalutata, può interessare qualsiasi apparato e può manifestarsi in maniera molto varia: emicrania, dolori articolari, stipsi, meteorismo, iperattività, irritabilità, aggressività, otite, depressione, stanchezza.

Esistono numerosi test per diagnosticare le intolleranze, nella mia pratica clinica utilizzo “Alcat” e con riferimento alla mia casistica, posso affermare che questo test si è rivelato per me un utile strumento sia per la diagnosi che per la terapia.

Ho eseguito 200 “Alcat” test, i casi di intolleranze alimentari riscontrati erano suddivisi in 150 donne e 50 uomini. Tra le donne le intolleranze più rappresentate sono state quelle al Frumento, Lievito, Pomodoro, Malto. Nella anamnesi sono stati riscontrati casi di cistiti recidivanti abatteriche, vaginiti da candida e aumento del BMI.

Dopo aver diagnosticato l’intolleranza ho consigliato ai pazienti una dieta personalizzata di esclusione parziale degli alimenti intolleranti seguita da una graduale reintroduzione degli stessi.

In seguito alle 8 settimane del programma alimentare prescritto, i pazienti sono stati sottoposti ad un secondo test Alcat che ha rivelato un netto miglioramento della sintomatologia.

È importante sottolineare che la terapia integrativa è stata impostata solo in seguito alla valutazione dell’ecosistema intestinale tramite il test per la disbiosi. Il primo approccio operativo da adottare in presenza di un’intolleranza alimentare consiste infatti nel ripristinare in maniera ottimale la funzionalità intestinale.

Tornando, infine, alla mia esperienza con “Alcat” posso affermare che il test, in tutti i casi, è stato di ausilio nel valutare lo stato del paziente e nell’individuare le opportune prescrizioni che ne hanno migliorato la qualità della vita.

a cura del dott.sa Olga Fraschini



Marzo 30, 2011 Newsletter

a cura del dr. Francesco Lampugnani

Il problema delle intolleranze alimentari sta diventando sempre più diffuso tra la popolazione e, sicuramente, i pazienti che riescono a confermare la presenza di un’intolleranza alimentare legandola ad una sequela di sintomi lamentati è ancora una grossa minoranza rispetto al grande numero di pazienti che, pur lamentando problemi importanti legati al tipo di vita che si conduce, non identificano un’intolleranza alimentare e di conseguenza un atteggiamento correttivo idoneo, perché o non conoscono l’esistenza della problematica (intolleranza), o perché non hanno ricevuto le giuste informazioni, o perché grosse dosi di scetticismo regnano 110328_alcatancora negli ambienti sanitari.

Fatta questa breve premessa, la mia esperienza in ambulatorio mi permette di confermare quanto riferito, in quanto una grossa percentuale di pazienti si è avvicinata ed ha effettuato il test per le intolleranze alimentari (che successivamente definiremo IA) solo dopo che ha avuto chiare tutte le informazioni necessarie ad associare le diverse sintomatologie manifestate alla presenza di un’IA.

Cosa molto importante è il non sapere, da parte del paziente, che tutta una serie di sintomi manifestati (gonfiore, stanchezza, stipsi, diarrea, cefalea, disturbi dell’umore, ecc) possono essere scatenati dalla presenza di un’IA. Arrivando insieme, durante l’importante momento conoscitivo dell’anamnesi, il paziente si rende conto che tante situazioni, alle quali molte volte non da peso, sono legate all’introduzione di determinati alimenti e che la successiva eliminazione o riduzione potrebbe essere di grande aiuto per il miglioramento della sintomatologia.

Come ormai sappiamo, definiamo Intolleranza Alimentare una reazione ritardata fino a 72 ore dopo l’assunzione di alimenti quotidiani e che si traduce in sintomi molto simili a quelli di un’allergia.

Alla luce della mia esperienza, sicuramente inizio a delineare importanti risultati legati alla presenza di un’IA e le abitudini di vita dei pazienti. Infatti, tra le associazioni più presenti, rientrano sicuramente le ripetitività alimentari: pazienti che ormai da anni assumono sempre gli stessi alimenti, vuoi per pigrizia, vuoi per ristrettezze di gusto.

Altre situazioni che si presentano sono legate alla qualità alimentare. Pazienti con alimentazione poco “salutista”, con utilizzo di alimenti molto sintetici (merendine, alimenti conservati, alimenti con molti grassi ed additivi chimici, ecc) e con pochi alimenti freschi e naturali, hanno manifestato, dopo anni di alimentazione di questo tipo, disturbi che ben indagati e sviscerati, hanno espresso la presenza di un’IA.

Altra situazione molto diffusa è quella legata a pazienti che hanno fatto abbondante uso di antibiotici o che hanno una situazione intestinale non ottimale. Infatti, riuscendo a ristabilire quel famoso equilibrio intestinale che è alla base di una corretta funzionalità, associato al trattamento di alleggerimento verso certi alimenti, si riesce a risolvere diverse situazioni alterate. Questi ultimi riferimenti mi permettono di sottolineare quanto sia importante avere sempre in giusta considerazione l’Eubiosi intestinale. Infatti il primo approccio operativo nei confronti di pazienti con disturbi associabili alla presenza di un’IA è proprio quello di riprendere uno stato di funzionalità intestinale ottimale. Cosa che di solito riesco a fare modificando le abitudini alimentari ed associando sempre Prebiotici e Probiotici, utili anche per una ripresa immunitaria a livello intestinale.

Per quanto riguarda la mia casistica, penso di poter dare un piccolo contributo analizzando un parte di pazienti che hanno fatto il Test per le Intolleranze Alimentari “ALCAT”.

Nello specifico, posso riferire di una casistica di 46 pazienti (31 donne e 15 uomini), con un’età compresa tra i 15 ed 65 anni, con una maggior presenza tra i 46 e 50 anni (17%) ed i 41 e 45 anni (11%) e tra i 56 e 60 anni (11%). Si iniziano anche a delineare dei profili di insorgenza delle IA molto interessanti.
Infatti come dati molto preliminari, saltano all’occhio due importanti risultati: tra gli uomini, l’intolleranza più rappresentata, è stata quella per lo Zucchero di Canna (60% del campione). A seguire Cacao (46% del campione), Caffè (40% del campione), Lievito Chimico (20% del campione) ed a seguire tutte le altre.
Per le donne invece, sempre per il campione analizzato, ho notato questo tipo di risposta: la più rappresentata è stata quella al Pomodoro (48% del campione), a seguire, Caffè, Frumento, Lievito Chimico (per tutte 35%). Discorso a parte merita l’intolleranza al Lattosio, sempre più diffusa (ovviamente), che per i due gruppi ha rappresentato una percentuale tra il 26 ed il 32%.

Molto interessante è una conferma pervenuta da uno studio Americano molto recente che dimostrava l’associazione, nei pazienti studiati, tra Intolleranze al Frumento ed ai Lieviti e la presenza di Tiroiditi. Anche nella mia casistica, ho potuto verificare quasi totalmente tale affermazione, che meriterà logicamente maggiori approfondimenti.

In conclusione, il mio giudizio su questo tipo di test è molto positivo. Ho avuto modo di confrontare i rilevamenti con altre realtà e sicuramente i risultati più importanti li ho avuti con l’Alcat.

Il test, cosa molto importante, mi permette di avere una visione più completa del paziente, che a sua volta riesce a confermare quasi del tutto la presenza dell’Intolleranza ad un alimento molto sospetto, con la controprova del miglioramento della sintomatologia legato alla disintossicazione ed alla riabilitazione verso l’alimento interessato. Inoltre, grazie all’individuazione degli alimenti, riesco a costruire un piano alimentare ritagliato a dovere e permettere tutta una serie di cambiamenti necessari per il paziente (riduzione di peso o aumento di peso; sintomatologia generale; ed infine, cosa non da poco, miglior educazione alimentare).

Penso utile, ai fine dell’informazione, aggiungere che in un certo numero di pazienti anche sportivi ho avuto modo di constatare un miglioramento delle loro prestazioni atletiche, parallelamente al miglioramento della sintomatologia generale, dopo l’individuazione di un’Intolleranza Alimentare.


Copyright by IMBIO 2017. All rights reserved.