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Settembre 30, 2010 Newsletter

Possiamo affermare che l’alimentazione ha un ruolo ben più vasto e importante di quanto si possa immaginare.Gli studi sul DNA iniziati un decennio fa, hanno permesso di identificare alcuni geni che sono attivati dalle sostanze alimentari e da principi attivi in esse contenute.

Le principali predisposizioni studiate dal test Gene e Diet sono lo sviluppo del diabete tipo 2, il controllo dello stress ossidativo e dei radicali liberi, la predisposizione a malattie infiammatorie, artrosi e osteoporosi, la sensibilità allo zucchero, alcol, caffè, grassi, sale, la predisposizione alla celiachia e intolleranza al lattosio.

La conoscenza dell’attività dei nutrienti alimentari su alcuni geni, ci permette di selezionare alimenti che ci aiutano a stare meglio e prevenire le malattie legate all’invecchiamento come la demenza e i tumori.

Conoscere quali geni sono alterati ci permette di attivare i sistemi di prevenzione legati all’alimentazione, attraverso la nutriterapia (curarsi con gli alimenti).

Il futuro della moderna medicina e’ la prevenzione, come affermano gli scienziati di tutto il mondo, che lavorano per la causa delle malattie e la prevenzione.

La prevenzione, la longevità e la salute, passano dalla tavola. Nutriamo bene i nostri geni, la salute si può misurare e mantenere a lungo.

BIBLIOGRAFIA
Jose C. Florez, M.D. Ph. D., Kathleen A. Jablonski, Ph.D. Nick Bayley, B.A.,Toni I. Pollin. Ph.D., Paul I.W. de Bakker, Ph.D., Alan R. Shuldiner, M.D., William C. Knowler, M.D., Dr.P.H., David M.Nathan, M.D., and David Altshuler, M.D., Ph.D., for the Diabetes Prevention Program Research Group. The NEW ENGLAND JOURNAL of MEDICINE TCF7L2 polymorphisms and Progression to Diabetes in the diabetes Prevention Program, July 20,2006

Zheng Ye, Honglin Son. Glutatione s-transferase polymorphism (GSTM1, GSTP1 and GSTT1) and the risk of acute leukaemia:A systematic review and meta-analysis. European Journal of cancer 41, 2005, 980-989

Paolo Palatini, Giudo Ceolotto,FabioRagazzo, Francesca Dorigatti, Francesca Saladini, Italia Papparella, Lucio Mos, -giuseppe Zanata and Massimo Santonastaso. CYP1A2 genotype modifies the association between coffee intake and risk of hypertension. Journal of Hypertension 2009, 27:000-000



Febbraio 1, 2010 Newsletter

Le dermatiti sono definite come infiammazioni localizzate a livello cutaneo che possono insorgere per cause molto diverse; possono colpire tutte le fasce di età ed essere associati a prurito che spesso diventa il sintomo predominante; non sempre sono facilmente curabili per cui oltre al disagio fisico si aggiunge quello psicologico legato alla “diversità” del nostro vestito esteriore cioè la pelle.

Si tratta di un fenomeno molto diffuso ed infatti la sua incidenza è in progressivo aumento,in particolare nei paesi industrializzati; accanto a forme lievi moderate ne esistono altre che sono resistenti ai vari tipi di cura creando nel paziente sfiducia e irritabilità; ciò succede perché in realtà spesso le dermatiti sono l’espressione di un problema che non è primariamente della pelle ma che su di essa trova la sua espressione più evidente;ciò spiega come spesso le cure ottengono solo risultati temporanei in quanto si cerca di annullare il sintomo ma non la causa sottostante.

E’ certo che la costituzione genetica gioca un ruolo fondamentale;inoltre recenti studi hanno messo in evidenza una associazione tra le dermatiti e le allergie alimentari confermando come il meccanismo di base sia riconducibile ad una alterata regolazione del sistema immunitario.
A conferma di ciò ci sono alcuni studi pubblicati recentemente che evidenziano come la assunzione di probiotici cioè sostanze che mirano a riequilibrare la flora batterica intestinale hanno un effetto benefico su molte forme di dermatite; ciò è verosimilmente legato alla modulazione della attività immunitaria a livello intestinale.

Questo concetto è peraltro ben presente nella Medicina Funzionale in cui la pelle tende a vicariare la funzione emuntoria dell’intestino quando quest’ultimo è in qualche modo sovraccaricato o in condizioni di alterata flora batterica (disbiosi) .
Su tali premesse presso l’Istituto di Medicina Biologica viene attuato un iter diagnostico diversificato; la verifica della funzionalità intestinale è uno dei cardini della terapia che prevede oltre a test per intolleranza alimentari anche la quantificazione della disbiosi intestinale cioè il grado di alterazione della flora batterica.

Successivamente si cerca di costruire un regime alimentare personalizzato , dopo Test Alcat, per la ricerca delle allergie e intolleranze alimentari, associato ad una terapia di supporto mirata al riequilibrio della flora batterica ed alla modulazione della riposta immunitaria. Molta importanza ha anche la verifica dell’assetto genetico in particolare alla ricerca di forme silenti di celiachia che possono alimentare problemi cronici anche a livello cutaneo. Ciò può essere fatto attraverso uno spatolato della mucosa della bocca;un test semplice che può dare preziose informazioni.

Tale approccio ha l’intento di affrontare la dermatite non solo nelle manifestazioni sintomatologiche ma agendo più in profondità attraverso una correzione dei fattori che sono alla base della patologia.

a cura del dr. Marco Mancuso



Ottobre 5, 2009 RASSEGNA STAMPA

Con il termine “intolleranze alimentari” si intendono reazioni avverse determinate dalla ingestione di alcuni principi alimentari che provocano una serie di disturbi spesso subdoli e di difficile inquadramento.I quadri clinici riferibili ad intolleranza sono generalmente in aumento; tale fenomeno riveste poi particolare importanza nell’età pediatrica perché può avere importanti ripercussioni sull’accrescimento del bambino.

L’intolleranza al lattosio consiste in una completa o parziale riduzione della capacità di assorbimento del lattosio da parte dell’intestino tenue per carenza dell’enzima lattasi. La produzione di tale enzima varia a seconda dell’età: è massima nei primi 2-3 anni di vita per ridursi progressivamente nell’età adulta.

La riduzione dell’attività dell’enzima che digerisce il latte si riduce progressivamente durante lo sviluppo. In alcuni casi è completa già dai primi mesi di vita ed è determinata geneticamente.
Anche in caso di patologie gastrointestinali come coliti e gastriti si può riscontrare una sua diminuzione.

In genere anche in caso di carenza di lattasi piccole quantità di lattosio vengono ben tollerate con la dieta, ma al di sopra di una certa soglia (pochi grammi al giorno) possono comparire sintomi intestinali quali diarrea, dolori addominali, meteorismo oltre alla tendenza a ridurre il consumo di latte e derivati e quindi anche di calcio con tutte le possibili conseguenze.

Un’altra intolleranza frequente, chiamata celiachia (o morbo celiaco) è nei confronti del glutine; l’incidenza di questa condizione è stimata intorno a 1/150 persone. La patologia dipende da una intolleranza permanente alla gliadina, proteina contenuta nei cereali, su base genetica. L’introduzione del glutine determina gravi danni alla mucosa intestinale con sintomi determinati dal
malassorbimento: diarrea, dolori addominali, stanchezza e, nei bambini, arresto della crescita. Non esiste una cura specifica se non una dieta rigorosamente priva di glutine. Nell’età pediatrica la più frequente è la forma classica che insorge durante lo svezzamento, tuttavia ci sono numerose forme potenziali o silenti determinate da un corredo genetico che predispone alla intolleranza al glutine che possono manifestarsi in qualunque periodo dell’accrescimento o nell’età adulta.

Le due forme di intolleranza al lattosio e al glutine possono anche coesistere originando quadri clinici complessi che, seppure così comuni, spesso non vengono prese in considerazione nell’iter diagnostico. Inoltre esistono anche alcuni esami specifici che possono dare risultati non univoci o addirittura contraddittori, per cui il paziente presenta disturbi insistenti senza una diagnosi certa.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica abbiamo approntato l’utilizzo di test genetici che possono dare risposte significative in molte situazioni. In particolare, sono in grado di definire la presenza o una predisposizione alle intolleranze al lattosio e glutine studiando la composizione genetica. Ciò permette di definire un comportamento alimentare e uno stile di vita adeguato e personalizzato nell’ottica di una medicina curativa ed anche preventiva.
Il test è di facile esecuzione e non invasivo: con un apposito spazzolino, si preleva dalla mucosa del cavo orale il materiale necessario all’indagine genetica; può essere eseguito in prima istanza o, meglio, rappresentare un approfondimento diagnostico nell’ambito delle intolleranze alimentari, soprattutto nei casi contrassegnati da sintomatologia persistente con quadro diagnostico non chiaro.

 

del dr. Marco Mancuso



Settembre 30, 2009 Newsletter

A Londra, alla conferenza della WCRF su alimentazione e cancro, si è discusso di temi fondamentali per l’impostazione individuale e sociale dell’alimentazione mondiale per i prossimi 10 anni. I dati presentati parlano della possibilità di ridurre di oltre 1/3 le morti per cancro, curando l’alimentazione.

In questo convegno a Londra, si è parlato di un tale numero di morti evitabili con sole scelte alimentari, cifre da farci riflettere.

Alcuni ricercatori internazionali della WCRF hanno segnalato il fatto che l’attivazione della infiammazione causata dalla ingestione del cibo e quindi la presenza delle citochine (sostanze prodotte dagli anticorpi che vivono sotto la mucosa intestinale) derivanti dal rapporto tra intestino e cibo, sono in grado di partecipare alla induzione delle forme tumorali (un po’ come dire che le allergie alimentari ritardate, cioè le intolleranze alimentari, potrebbero contribuire alla induzione di forme tumorali).

Significa che c’è un fenomeno infiammatorio alimentare, percepito dai pazienti, che deve essere meglio definito e capito, ma c’è. Sappiamo anche che la diagnostica di una intolleranza alimentare è ancora oggi affidata a test non convenzionali.

Esiste in Italia da alcuni anni l’unico test in grado di diagnosticare le allergie alimentari o intolleranze alimentari, ALCAT® Test, utile strumento diagnostico per il medico che può elaborare delle strategie e soluzioni cliniche.

Negli ultimi tempi è stato chiarito che le allergie alimentari hanno due vie preferenziali, la classica con produzione di IgE e la via alternativa, con sviluppo su anticorpi granulociti che si attivano al contatto di un alimento non tollerato dall’organismo.

Un cenno al problema dell’obesità, che è riconosciuta oggi come il più importante fattore di induzione tumorale esistente.
Una recente scoperta rileva che i Macrofagi, cellule connesse alla allergia, si attivano determinando insulino resistenza e ingrassamento.
Questo fatto ci fa ragionare sul ruolo importante della infiammazione allergica da cibo nell’obesità e quindi su come questa favorisca malattie cardiovascolari e addirittura promuova il cancro.

Quello che l’Istituto di Medicina Biologica sta facendo in questi anni di duro impegno professionale e di ricerca, va al di là del conteggio delle calorie: l’I.M.B.IO., mette in prima fila la ricerca di soluzioni per contrastare la genesi tumorale e l’obesità.

 



Giugno 30, 2009 Newsletter

In occasione del Convegno intitolato “Approccio nutrizionale nell’attività fisica salutistica e nella performance sportiva“, che si terrà nell’aula magna dell’Università di Pavia il prossimo 27 giugno, il medico chirurgo Laura Berardi, specialista in dermatologia, presenterà alcuni studi scientifici da lei svolti che dimostrano l’efficacia dell’Alcat Test per la diagnosi delle intolleranze alimentari.

Gli studi della dottoressa Berardi sono stati principalmente due. Il primo svoltosi su un campione di 15 persone affette da disturbi gastrointestinali, ha dimostrato le potenzialità dell’Alcat Test nell’andare a individuare la presenza di forme di intolleranza alimentare negli individui. Mentre il secondo studio, che ha avuto come campione un gruppo di 20 pazienti affetti da patologie cutanee, ha avuto come risultato quello di dimostrare il legame tra alcune patologie della cute con forme di intolleranza alimentare.

Per avere maggiori informazioni sul Convegno di Pavia e sull’intervento della dottoressa Berardi, è possibile consultare la pagina web dedicata all’evento, o chiedere informazioni a Imgep, distributore in esclusiva per l’Italia del test Alcat, ai contatti riportati qui di seguito.

I.M.Ge.P. – Istituto di Medicina Genetica Preventiva
Via Molino delle Armi 3/5 – 20123 Milano
Tel. 02.58300445
Fax: 02.58300376
Email: segreteria@imgep.com
Sito: www.imgep.com



Giugno 30, 2009 Newsletter

In occasione del XXVIII Congress of the European Academy of Allergy and Clinical Immunology, tenutosi in Polonia a Varsavia dal 6 al 10 giugno scorso, l’Alcat Test, il test per la diagnosi delle intolleranze alimentari distribuito in esclusiva in Italia da Imgep, ha ricevuto il riconoscimento ufficiale della propria scientificità.

Durante il Congresso infatti sono stati presentati gli studi condotti dalla dottoressa Berardi dell’Istituto San Matteo di Pavia, che ha provato l’efficacia dell’Alcat Test su un campione scientifico di pazienti sofferenti di intolleranze alimentari e non soggetti a terapie con farmaci che potevano falsare i risultati dei test.

Questi test hanno dimostrato l’efficacia dell’Alcat Test di diagnosticare l’intolleranza alimentare, e hanno provato nella maggior parte dei pazienti anche un miglioramento delle loro condizioni dopo un trattamento di diete specifiche per far fronte all’intolleranza diagnosticata con l’Alcat Test.

E’ possibile leggere degli abstract sui risultati dei test di Pavia presentati al XXVIII Congress of the European Academy of Allergy and Clinical Immunology sul sito dell’evento, risultati che verranno anche presentati il prossimo 27 giugno in occasione di un convegno all’Università di Pavia, mentre approfondimenti sull’Alcat Test possono essere reperiti nella pagina del sito dedicata all’Alcat Test.

Per informazioni è anche possibile contattare Imgep ai recapiti riportati di seguito:

I.M.Ge.P. – Istituto di Medicina Genetica Preventiva
Via Molino delle Armi 3/5 – 20123 Milano
Tel. 02.58300445
Fax: 02.58300376
Email: segreteria@imgep.com
Sito: www.imgep.com



Maggio 30, 2009 Newsletter

I disturbi riferibili a patologie dell’apparato gastrointestinale sono numerosi e affliggono migliaia di persone; spesso sono trascurati dai pazienti che immaginano possano essere solo disturbi passeggeri o legati a particolari situazioni; è anche vero che però nonostante vari accertamenti non si arrivi ad una diagnosi precisa per cui la situazione rimane incerta o rientra nel quadro più generico di sindrome del colon irritabile.

In tale situazione spesso non viene presa in considerazione che il quadro clinico sia provocato dalla celiachia; infatti a parte la forma classica che in genere si manifesta nei primi anni di vita, esistono altre forme che si possono manifestare nell’età adulta; esse hanno in genere sintomi analoghi a quelli della forma classica e sono sovente contrassegnati da esami clinici e strumentali contraddittori o addirittura negativi. A supporto di tale dato alcuni studi recenti effettuati da ricercatori nordamericani hanno evidenziato i pazienti affetti da colon irritabile hanno una probabilità nettamente più alta di essere affetti da celiachia.

È evidente che in tali situazioni conoscere la predisposizione a tale patologia può aiutare notevolmente il paziente e il medico ad intraprendere un iter terapeutico mirato e corretto e ad un regime dietetico adeguato.

Questi quadri di celiachia potenziali o silenti sono contrassegnati da caratteristiche sieriche, immunologiche e genetiche tipiche della celiachia. In questo senso presso l’Istituto di Medicina Biologica sono disponibili test genetici in grado di identificare i portatori di tali caratteristiche.

Il test è di facile esecuzione, semplice e costi contenuti e consente un inquadramento diagnostico importante perché permette di distinguere una intolleranza al glutine geneticamente determinata o una intolleranza acquisita per cattive abitudini alimentari.

In questo contesto la possibilità di identificare le situazioni a rischio permette da una parte di impostare un trattamento adeguato e dall’altra di prevenire un ulteriore peggioramento dei sintomi e della qualità della vita.



Dicembre 30, 2008 Newsletter

Con il termine di intolleranze alimentari si intendono reazioni avverse determinate dalla ingestione di alcuni principi alimentari che provocano una serie di disturbi spesso subdoli e di difficile inquadramento.I quadri clinici riferibili ad intolleranza sono generalmente in aumento; tale fenomeno riveste poi particolare importanza nella età pediatrica perché può avere importanti ripercussioni sull’accrescimento del bambino.

L’intolleranza al lattosio consiste in una completa o parziale riduzione della capacità di assorbimento del lattosio da parte dell’intestino tenue per carenza dell’enzima lattasi. La produzione di tale enzima varia a seconda dell’età; è massima nei primi 2-3 anni di vita per poi ridursi progressivamente nell’età adulta.

La riduzione della attività dell’enzima che digerisce il latte,si riduce progressivamente durante lo sviluppo, in alcuni casi la riduzione dell’attività dell’enzima è completa già dai primi mesi di vita, ed è determinata geneticamente.

Anche in caso di patologie gastrointestinali come coliti e gastriti si può riscontrare una sua diminuzione. In genere anche in caso di carenza di lattasi piccole quantità di lattosio con la dieta vengono ben tollerate ma al di sopra di una certa soglia (pochi grammi al giorno) possono comparire sintomi intestinali quali diarrea, dolori addominali, meteorismo oltre alla tendenza a ridurre il consumo di latte e derivati e quindi anche di calcio con tutte le possibili conseguenze.

Un’altra intolleranza frequente è nei confronti del glutine, chiamata celiachia o morbo celiaco); l’incidenza di questa condizione è stimata intorno a 1/150 persone. La patologia dipende da una intolleranza permanente alla gliadina, proteina contenuta nei cereali, su base genetica: l’introduzione del glutine determina gravi danni alla mucosa intestinale con sintomi determinati dal malassorbimento: diarrea, dolori addominali, stanchezza e, nei bambini, arresto della crescita.

Non esiste una cura specifica se non una dieta rigorosamente priva di glutine.

Nella età pediatrica la più frequente è la forma classica che insorge durante lo svezzamento; tuttavia ci sono numerose forme potenziali o silenti determinate da un corredo genetico che predispone alla intolleranza al glutine che possono manifestarsi in qualunque periodo dell’accrescimento o nell’età adulta.

Le due forme di intolleranza al lattosio e al glutine possono anche coesistere originando quadri clinici complessi; anche se così comuni, spesso non vengono prese in considerazione nell’iter diagnostico.
Inoltre anche alcuni esami specifici possono dare risultati non univoci o addirittura contraddittori per cui il paziente presenta disturbi insistenti senza una diagnosi certa.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica abbiamo approntato l’utilizzo di test genetici che possono dare risposte significative in molte situazioni; in particolare sono in grado di definire la presenza o una predisposizione alle intolleranze al lattosio e glutine studiando la composizione genetica.
Ciò permette di definire un comportamento alimentare e uno stile di vita adeguato e personalizzato nell’ottica di una medicina curativa ed anche preventiva.

Il test è di facile esecuzione e non invasivo: con un apposito spazzolino, si preleva dalla mucosa del cavo orale il materiale necessario alla indagine genetica; può essere eseguito in prima istanza o meglio rappresentare un approfondimento diagnostico nell’ambito delle intolleranze alimentari soprattutto nei casi contrassegnati da sintomatologia persistente con quadro diagnostico non chiaro.



Novembre 30, 2008 Newsletter

Con il termine di intolleranze alimentari si intendono reazioni avverse determinate dalla ingestione di alcuni principi alimentari che provocano una serie di disturbi spesso subdoli e di difficile inquadramento clinico.L’ intolleranza al lattosio consiste in una completa o parziale riduzione della capacità di assorbimento del lattosio da parte dell’intestino tenue per carenza dell’enzima lattasi. La produzione di tale enzima varia a seconda dell’età;è massima nei primi anni di vita per poi ridursi progressivamente nell’età adulta; peraltro anche in caso di patologie gastrointestinali come coliti e gastriti si può riscontrare una sua diminuzione

In Italia stime recenti evidenziano un deficit significativo nel 40-50% della popolazione; in genere anche in caso di carenza di lattasi piccole quantità di lattosio con la dieta vengono ben tollerate ma al di sopra di una certa soglia( pochi grammi al giorno) possono comparire sintomi intestinali quali diarrea,dolori addominali,meteorismo;inoltre il paziente per ridurre i disturbi intestinali tende a ridurre il consumo di latte e derivati e quindi anche di calcio con tutte le possibili conseguenze.

Un’altra intolleranza frequente è nei confronti del glutine ,chiamata celiachia o morbo celiaco); l’incidenza di questa patologia è stimata intorno a 1/150 persone.

La patologia dipende da una intolleranza permanente alla gliadina, proteina contenuta nei cereali,su base genetica:l’introduzione del glutine determina gravi danni alla mucosa intestinale con sintomi determinati dal malassorbimento: diarrea,dolori addominali,stanchezza e ,nei bambini, arresto della crescita. Non esiste una cura specifica se non una dieta rigorosamente priva di glutine.

Accanto alla forma classica ci sono però numerose forme definite atipiche che si manifestano nell’età adulta in soggetti predisposti(sovente con parenti celiaci) e frequentemente dopo un evento stressante come un intervento o una malattia.

Le due forme di intolleranza al lattosio e al glutine possono anche coesistere originando quadri clinici complessi; anche se così comuni,spesso non vengono prese in considerazione nell’iter diagnostico;inoltre anche alcuni esami specifici possono dare risultati non univoci o addirittura contraddittori per cui il paziente presenta disturbi insistenti senza una diagnosi certa.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica abbiamo approntato l’utilizzo di test genetici che possono dare risposte significative in molte situazioni; in particolare sono in grado di definire la presenza o una predisposizione alle intolleranze al lattosio e glutine studiando la composizione genetica. Ciò permette di definire un comportamento alimentare e uno stile di vita adeguato e personalizzato nell’ottica di una medicina curativa ed anche preventiva.

Il test è di facile esecuzione e non invasivo: con una apposita spatola si preleva dalla mucosa del cavo orale il materiale necessario alla indagine genetica;può essere eseguito in prima istanza o meglio rappresentare un approfondimento diagnostico nell’ambito delle intolleranze alimentari soprattutto nei casi contrassegnati da sintomatologia persistente con quadro diagnostico non chiaro.



Ottobre 5, 2008 RASSEGNA STAMPA

Gli effetti “farmacologici” del cibo sull’organismo sono un argomento quanto mai antico. È invece storia dei nostri giorni l’aumento dei casi di intolleranze alimentari documentato dal numero di persone che si rivolgono a dietologi e specialisti lamentando quadri clinici differenti riconducibili, spesso, all’assunzione di determinate sostanze alimentari. La medicina ufficiale, da sempre attenta alle allergie alimentari, ha orientato il proprio interesse anche alle intolleranze cercando di trovare metodologie diagnostiche sempre più specifiche.

“I limiti di molti test oggi in commercio sono spesso legati alla necessità di una lettura soggettiva dei vetrini da parte del medico”, spiega il dott. Giuseppe Di Fede direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica di Milano. “Quindi, non soltanto i risultati possono essere differenti in base all’esperienza del singolo medico, ma è anche difficile costruire una documentazione oggettiva dei casi. Infatti, mentre per le allergie alimentari è più agevole effettuare la diagnosi clinica e di laboratorio dato che è il paziente stesso a riferire i sintomi all’assunzione di un alimento, per le intolleranze, invece, le reazioni ritardate rispetto all’assunzione degli alimenti rendono di difficile standardizzazione l’approccio diagnostico e clinico.” Per rispondere dunque alle esigenze del mondo medico, negli Stati Uniti è stato introdotto un nuovo metodo di diagnosi chiamato ALCAT® -Antigen Leucocyte Cellular Antibody Test-, che rappresenta un notevole miglioramento nella standardizzazione della metodica diagnostica per le intolleranze alimentari.

Il test usa una metodica “in vitro” su sangue intero che avvicina i risultati alla diagnostica “in vivo”; la reazione con i singoli estratti alimentari in gel (è possibile testare una varietà di alimenti da un minimo di 10 fino ad un massimo di 50 o 100) e non liofilizzati – viene confrontata con aliquote di sangue di controllo non esposte agli estratti alimentari. Dopo la separazione della frazione leucocitaria, ogni aliquota viene analizzata, conteggiata e misurata attraverso uno specifico strumento computerizzato che esprime graficamente la variazione del numero e della dimensione cellulare. I grafici del test, realizzati per singolo alimento, vengono sovrapposti al grafico di controllo determinando classi di positività in base a quanto il campione si allontana dall’istogramma di controllo in termini di deviazioni standard.

Studi clinici Americani, effettuati utilizzando test ALCAT® hanno evidenziato un buon livello di correlazione (83,4%) con il test di provocazione orale a doppio cieco per gli estratti alimentari (dati ricavati da una ricerca che ha coinvolto 19 pazienti, su ognuno dei quali è stata valutata una serie di 50 alimenti), e il 96% di correlazione per gli additivi alimentari (studio condotto su 26 pazienti a cui sono stati effettuati 76 test sugli additivi alimentari, utilizzando il metodo della provocazione orale a doppio cieco con controllo placebo).

Il test Alcat, può valutare la compatibilità ad additivi alimentari, conservanti e sostanze chimiche, antibiotici, antinfiammatori oltre che agli alimenti. Per i bambini sopra i 3 anni è possibile fare il test. La possibilità di evidenziare l’alimento intollerato può aiutare nella risoluzione di un problema che è diventato cronico. È importante evidenziare che il test kit di ALCAT®, l’unico riconosciuto dalla FDA (Food Drug Amministration) sia come allergeni sia come macchina, ha dimostrato la sua affidabilità nei risultati rispetto agli altri test in commercio. Inoltre, si sta procedendo per il riconoscimento CEE, cosa che nessun altro test ha in questo momento.

Garanzia della validità dei risultati è stata la misurazione della potenza proteica (Protein Nitrogen Units). L’inserimento del test nella routine ambulatoriale è immediato grazie alla facilità d’uso da parte del medico e all’attendibilità con cui è in grado di identificare alimenti potenzialmente reattivi nei pazienti con sospetta sensibilizzazione/intolleranza verso alimenti che non si riescono ad identificare agevolmente.

Il Sistema ALCAT TEST
Il SISTEMA ALCAT Test evidenzia una reazione avversa agli alimenti, cioè agli allergeni alimentari (approvati ed autorizzati dalla FDA ). Vengono valutati il numero e le dimensioni dei granulociti neutrofili, prime difese anticorpali dell’organismo, e quando si verifica una loro variazione c’è una reazione avversa a quel determinato alimento.

Il SISTEMA ALCAT Test effettua un dosaggio di qualità secondo parametri ben definiti denominati “criteri di affidabilità”: precisione, sensibilità e specificità. La precisione rappresenta la stima della riproducibilità del test. La sensibilità è la dose minima misurabile di una sostanza (globulo bianco) e il test è risultato sensibile al 96%. La specificità è la capacità di dosare esclusivamente una determinata sostanza (globulo bianco) così da escludere interferenze con sostanze simili e il test è risultato specifico al 92%.
Le modificazioni a carico dei granulociti neutrofili vengono quantificate mediante settori di colori diversi a seconda della gravità della reazione:

settore verde (alimenti non reattivi e correlati);

settore giallo (alimenti con reazione moderata);
settore arancione (alimenti con reazione grave);

settore rosso (alimenti con reazione estrema).

I gradi di reattività non sono necessariamente correlati con la presenza e/o l’intensità delle manifestazioni cliniche. Sarà il medico a vagliare attentamente le risposte del test, in modo da prescrivere una dieta che non privi il paziente dei nutrimenti essenziali e che, nello stesso tempo, riesca a eliminare tutti gli allergeni.
Questa dieta aiuta l’organismo a recuperare nel più breve tempo possibile la tolleranza nei confronti degli alimenti non tollerati; a non riconoscere più gli alimenti verso cui si era intollerante come estranei e nocivi, ma ad accettarli senza provocare in modo diretto o indiretto alterazioni a carico di qualsiasi organo, apparato o sistema.

Per ulteriori informazioni sull’interpretazione di “Alcat test” si prega di consultare la documentazione messa a disposizione dal distributore (IMGeP – tel. 02.58300376).


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