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È arrivato l’autunno, frutta e verdura per affrontare i primi freddi

È arrivato l’autunno e con i primi freddi vediamo cambiare anche i colori di frutta e verdura, che hanno un significato. Seguire la stagionalità di frutta e verdura è importante perché permette di avere un’alimentazione varia e ricca di preziosi nutrienti. Se d’estate frutta e verdura sono ricchi di sali minerali e acqua per mantenerci idratati, in autunno abbondano di vitamina C, che ci permette di aumentare le nostre difese immunitarie in vista del freddo.

La Dott.ssa Giulia Temponi, biologo nutrizionista in Imbio, ci spiega perché è meglio preferire frutta e verdura di stagione e quali sono gli alimenti da scegliere in autunno.

Perché è meglio preferire frutta e verdura di stagione?

Oggi sugli scaffali dei supermercati troviamo gli stessi ortaggi per tutto l’anno, ma quanti di questi ortaggi sono saporiti e ricchi di nutrienti?

Frutta e verdura di stagione necessitano di un minore utilizzo di pesticidi, quelli fuori stagione necessitano di più pesticidi perché vengono attaccati maggiormente dai parassiti, vengono coltivati in serre, con luce artificiale, spesso conservati in celle frigorifere e oltre ad essere meno ricchi di nutrienti e sapore, sono anche più costosi.

Frutta di stagione in autunno

In generale consiglio di non consumare la frutta dopo i pasti, ma come spuntino a metà mattina o metà pomeriggio, evitando di mischiare frutti diversi per non sommare zuccheri di tipo diverso.
Scegliete un frutto e consumatelo tra i pasti principali.

Vediamo qual è la frutta di stagione in autunno che, come tutta la frutta, andrebbe preferibilmente mangiata con la buccia, la parte più ricca di micronutrienti come vitamine e sali minerali.

Uva

L’uva è un ottimo spuntino, anche se bisogna fare attenzione all’elevato contenuto di zuccheri.
È ricca di vitamine, sali minerali, antiossidanti, acqua e polifenoli che aiutano a mantenere la pelle elastica contrastando la degradazione di collagene ed elastina.

Se si soffre di diabete o se si sta seguendo una dieta ipocalorica è meglio fare attenzione al consumo di uva, proprio per l’elevato contenuto di zuccheri. È invece perfetta dopo lo sport, per reintegrare sali minerali e vitamine persi durante l’allenamento.

Dall’uva si ricava anche l’olio di vinaccioli, ricco di acidi grassi polinsaturi, che ha una azione lassativa, tonificante e abbassa il colesterolo.

Lamponi e mirtilli 

Lamponi e mirtilli compaiono in estate, ma continuano ad essere presenti fino ad ottobre.
Sono ricchissimi di antiossidanti, fanno bene alla pelle e agli occhi. Sono poveri di zuccheri e vanno benissimo per chi ha problemi di glicemia, per chi segue diete ipocaloriche e ipoglucidiche.

Fichi

Come l’uva, anche i fichi vanno consumati con moderazione da chi soffre di sovrappeso e diabete, perché sono molto ricchi di zuccheri. Hanno proprietà lassative dovute alla presenza dei semi e sono dunque utili per la regolarità intestinale. Sono ricchi di vitamine del gruppo B e di vitamina A (o retinolo, utile anche per il benessere degli occhi), antiossidanti e sali minerali.

Pere

Le pere sono ricche di vitamina C e di fibre, che le rendono utili per la digestione e per il transito intestinale.

Hanno un elevato potere energizzante, dovuto alla presenza di zuccheri e delle vitamine B1 e B2, che favoriscono il recupero delle forze. Le pere sostengono la funzionalità intestinale, non solo grazie alla presenza di fibre, ma anche della lignina, che aiuta a prevenire l’insorgenza di tumori al colon.
Infine, la pera ha pochissime calorie, ideale per chi segue un regime ipocalorico.

Uno degli zuccheri presenti nella pera, aiuta a ridurre l’iperglicemia in quanto contribuisce ad eliminare gli zuccheri in eccesso nel sangue. Per questo motivo pur essendo un frutto abbastanza zuccherino, la pera può essere consumata anche dai diabetici anche se è sempre doveroso rivolgersi ad un professionista, in grado di stabilire la quantità adeguata.

Prugne

Come le pere e i fichi anche le prugne hanno proprietà lassative.
Migliorano inoltre la salute del fegato e aiutano a regolare i livelli di glucosio nel sangue, aumentando il senso di sazietà. Quelle viola sono anche ricche di antociani, potenti antiossidanti.

Attenzione, però, alle prugne secche, che come tutta la frutta disidratata, sono molto ricche di zuccheri.

Mele

Le mele sono perfette anche in una dieta ipocalorica, meglio ancora se verdi, perché contengono meno zuccheri dato che il grado di maturazione è più basso.
Sono ricche di polifenoli e flavonoidi, che contrastano i radicali liberi. Se consumate crude hanno proprietà astringenti, cotte, invece, stimolano il transito intestinale. Le mele cotte (così come la frutta cotta in generale) sono molto ricche di zuccheri: attenzione se si segue una dieta ipocalorica o si è diabetici.

Agrumi

Arance, mandarini, clementine, pompelmi (oltre al limone) sono ricchi di vitamina C.
Arance e mandarini vanno consumate con attenzione se seguiamo una dieta ipocalorica o ipoglucidica perché contengono molti zuccheri. Tra le proprietà, sono astringenti e contribuiscono all’assimilazione del ferro di origine vegetale. Ad esempio il succo fresco di limone è ottimo su tutte le verdure verdi, come ad esempio gli spinaci.

Verdura di stagione in autunno

Ottobre porta con sé un cambio di guardia deciso fra i banchi del mercato, dove iniziano a comparire le prime crucifere come verza e cavolo cappuccio, ortaggi che ci accompagneranno per tutto l’inverno.
Passando alle verdure di stagione in autunno, la zucca la fa da padrona, ma ci sono anche porri e sedano rapa, bietole e cipolle tutte verdure ricchissime di proprietà benefiche per la linea e per la salute.

Crucifere

Cavolfiori, broccoli, broccoletti, cavolini di Bruxelles, cavolo nero, verze contengono poche calorie, molta acqua e fibre, che aiutano a contrastare la stipsi.

Sono generalmente sconsigliate a chi soffre di meteorismo o gonfiore addominale (in particolare il cavolfiore), perché tendono a creare gas a livello addominale, ma sono ricchissime di nutrienti come potassio, fosforo, calcio, magnesio, vitamina A, C e K.

Contengono anche sulforafano, una molecola ad azione protettiva nei confronti del cancro che dà quel caratteristico odore di zolfo. Con questo non si pensi che mangiare crucifere metta al riparo dai tumori, ma certamente può aiutare a prevenirli. Inoltre le crucifere hanno una azione depurativa a livello del fegato e sono utili contro l’anemia grazie al loro contenuto di vitamina C che migliora l’assorbimento del ferro.
Insomma, forse non profumano, ma fanno molto bene.

Zucca

Insieme a melone, anguria, cetrioli e zucchine fa parte delle cucurbitacee. La zucca ha pochissime calorie, è molto nutriente e ha una azione diuretica, ma è molto zuccherina.
Quindi attenzione se siete diabetici o se seguite una dieta ipocalorica è meglio mangiarla con moderazione.

Contiene molto betacarotene, sostanza che l’organismo utilizza per sintetizzare la vitamina A, quindi ha proprietà antinfiammatorie e utili alla vista.

Anche i semi della zucca si possono consumare. I semi di zucca sono ricchi di acidi grassi essenziali, acido linoleico e omega 3 e omega 6.

Finocchi

Al contrario dei cavolfiori, i finocchi sono ottimi per chi soffre di meteorismo e gonfiori addominali.

Crudi sono uno spuntino perfetto, ricco di acqua e povero di calorie, che sazia senza appesantire.
Grazie alla presenza di sostanze estrogeniche naturali possono fornire un effetto equilibrante sui livelli ormonali femminili. Consiglio l’estratto di sedano, finocchio e zenzero altamente drenante.

Spinaci 

Gli spinaci Sono ricchi di ferro, vitamina A e acido folico, essenziale per il buon funzionamento del sistema nervoso e con la capacità di abbassare i livelli ematici di omocisteina, prevenendo disturbi come depressione, deficit mentale e problemi cardiovascolari.

Sono ottimi utilizzati sia cotti che crudi (come ad esempio negli estratti).
Un buon estratto altamente detossificante è a base di spinaci, sedano, zenzero e mela verde.

Il consiglio del nutrizionista 

La stagione autunnale ci permette di gustare tantissimi prodotti, ognuno con il proprio sapore e particolarità.
Le proprietà di frutta e verdura di stagione e i benefici di un’alimentazione varia e stagionale possono aiutarci a sostenere il nostro sistema immunitario.

Il mio consiglio è sempre quello di seguire la stagionalità degli alimenti e consumarli con un regime adeguato alle nostre necessità e al nostro stile di vita.

Dott.ssa Giulia Temponi
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Autunno, Frutta e verdura di stagione
Redattore: Dott.ssa Giulia Temponi


Gonfiore addominale: a cosa è dovuta la pancia gonfia e quali sono i rimedi?

Dopo un pasto abbondante è normale sentirsi gonfi, ma perché a volte sentiamo la pancia lievitare mangiando sano nelle giuste quantità o anche dopo un piccolo spuntino leggero? In realtà, il gonfiore addominale non è necessariamente correlato ad una cattiva alimentazione, ma l’accumulo di aria nello stomaco e nell’intestino può dipendere da vari fattori.

La presenza di un’intolleranza o un disturbo gastrointestinale deve essere approfondita con esami specifici e risolta con una terapia mirata. Tuttavia capita spesso invece che il gonfiore addominale dipenda semplicemente dalle nostre cattive abitudini.

La Dott.ssa Giulia Aliboni, biologo nutrizionista in Imbio, ci spiega quali possono essere le cause del gonfiore addominale e come intervenire per eliminare questo fastidioso disturbo.

Pancia gonfia: disturbo dell’intestino o cattive abitudini?

Oggi si stima che una persona su dieci soffra (o abbia sofferto in passato) di gonfiore addominale.
Sentirsi gonfi è poco piacevole perché rende le cose da fare meno agevoli, ma avere quell’aumentata tensione sulla parte dell’addome oltre ad essere fastidioso a livello fisico, ci rende nervosi ed irritabili.

Spesso accade che gonfiore addominale si presenta insieme ad altre condizioni, come ad esempio:

  • Flatulenza ed eruttazioni
  • Stitichezza o diarrea
  • Fitte addominali
  • Dolori alla schiena
  • Nausea e/o inappetenza
  • Difficoltà respiratorie (fiato corto)
  • Difficoltà digestive
  • Eruzioni cutanee, comparsa di psoriasi o macchie sulla pelle

Se si ha a che fare con un vero e proprio disturbo dell’apparato gastrointestinale, con un’intolleranza o una patologia il gonfiore è sempre più o meno presente in maniera costante. Se invece si tratta di un sintomo passeggero o non accompagnato da altri disturbi, molto probabilmente è collegato ad uno stile di vita “scorretto”, in particolare per quanto riguarda il cibo.

Tensione e gonfiore addominale, quali sono le cause?

Le cause che determinano il gonfiore addominale possono essere tante e diverse tra loro. È importante cercare di capire qual è la motivazione dello scatenarsi dei sintomi.

Generalmente, le cause più frequenti della pancia gonfia sono:

  • Ingestione di aria: chi mangia troppo velocemente tende a ingurgitare grandi quantità d’aria, che inevitabilmente finisce nello stomaco e nell’intestino, causando il caratteristico gonfiore addominale.
    Anche le bevande gassate contengono molta aria, che si accumula nello stomaco.
  • Alterazioni del microbiota intestinale: un mancato equilibrio della flora intestinale è molto comune in chi presenta pancia gonfia e dura. L’irregolarità intestinale, accompagnata da sintomi come stipsi e diarrea, può essere la causa diretta del gonfiore addominale.
  • Presenza di intolleranze alimentari: sono una delle cause più comuni del gonfiore persistente dopo i pasti. L’intolleranza alimentare può causare un aumento della formazione di aria intestinale ed il richiamo di liquidi nell’intestino, con conseguente sensazione di gonfiore (nota come “bloating”). Le intolleranze più comuni sono quella al lattosio, al glutine (celiachia), la gluten sensitivity e l’intolleranza all’istamina.
  • Condizioni patologiche: come infezioni batteriche e virali, morbo di Crohn o IBS (sindrome del colon irritabile), ma anche reflusso gastroesofageo.
  • Emotività e stress incidono molto sulla comparsa di gonfiore addominale (dopo tutto, si dice che l’intestino sia il secondo cervello).

La causa più frequente riguarda le abitudini alimentari e quotidiane.

Rimedi contro la pancia gonfia 

La maggior parte dei rimedi per il gonfiore addominale riguarda le nostre abitudini quotidiane.
Se il gonfiore addominale è occasionale è importante:

  • Masticare adeguatamente ai pasti aiuta la digestione e riduce di conseguenza il gonfiore addominale.
    Optare per una masticazione più lenta, più lunga ci permette di mangiare meno frettolosamente e ingurgitare meno aria. Spesso siamo costretti a consumare il pranzo o la cena pochi minuti, ma dobbiamo comunque cercare di mangiare lentamente.
  • Evitare le abbuffate e mangiare il giusto: piccoli pasti frequenti sono l’ideale per non appesantire la digestione.
  • Cerca di limitare il consumo di lieviti, legumi e bevande gasate. Consiglio inoltre di evitare le gomme da masticare, che possono causare piccole ingestioni di aria ed incrementare il gonfiore.
  • È bene consumare frutta e verdura maturi al punto giusto, che sono più digeribili. La frutta dopo i pasti aumenta la fermentazione per il suo carico di zuccheri e questo aumenta il gonfiore.
  • Attenzione alla cottura dei cibi. La cottura preferibile è quella al vapore o alla griglia. Per la cottura in padella basta avere l’accortezza di non esagerare con l’olio (per non appesantire la digestione). La distinzione da fare tra cotto e crudo dipende dai cibi stessi: la lattuga, ad esempio, è un vegetale ad alta fermentazione, così come anche il cavolo o il broccolo che andrebbero evitati per non produrre gonfiore; la valeriana o il songino invece vanno bene anche crude, così come il finocchio, consigliato in caso di gonfiore.
  • Fare movimento fisico: attiva la peristalsi intestinale, favorendo l’eliminazione e la fuoriuscita dei gas che si formano nell’intestino (è utile soprattutto se si soffre di stitichezza).
  • Ritaglia del tempo per te stesso, impara a gestire lo stress: molte persone somatizzano lo stress quotidiano a livello dell’apparato digerente.

Se i rimedi classici e più blandi non si rivelassero efficaci, è consigliabile indagare la situazione intestinale ricercando una disbiosi o una possibile intolleranza: sotto consiglio di un esperto, sarà possibile scoprire la causa del gonfiore addominale e cercare di ridurla.

Un altro valido aiuto per risanare e ripulire l’intestino è l’idrocolonterapia, un metodo efficace e naturale con acqua e ossigeno, per una pulizia profonda dell’intestino e per eliminare in una sola seduta l’aria, le tossine e i rifiuti accumulati.

Se la pancia gonfia non passa, rivolgiti ad uno specialista

Se anche seguendo questi semplici accorgimenti a tavola e praticando una regolare attività fisica non si ottiene una risultato soddisfacente, è possibile che i cibi incriminati siano solo alcuni. Per individuarli si consiglia di rivolgersi a un esperto, in grado di approfondire con analisi mirate e prescrivere una dieta personalizzata.

Un consiglio che do sempre a chi soffre di gonfiore è quello di preparare una tisana al finocchio senza zucchero  dopo cena: dovrebbe aiutare non solo a limitare la formazione di gonfiore addominale, ma anche a velocizzare la digestione.

Contatta la Dott.ssa Giulia Aliboni per una consulenza nutrizionale personalizzata

Dott.ssa Giulia Aliboni
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Pancia gonfia, Alimentazione
Redattore: Dott.ssa Giulia Aliboni


Settembre 25, 2021 Articolodieta e nutrizione1

Alimentazione antiossidante, il cibo è l’elisir di lunga vita

Sempre più spesso sentiamo parlare di antiossidanti e di dieta antiossidante per contrastare l’invecchiamento, ma cosa significa esattamente?

Il Dott. Alessio Tosatto, biologo nutrizionista in Imbio, ci spiega come l’alimentazione può rallentare i processi degenerativi delle nostre cellule e costituire, di fatto, un elisir di lunga vita.

Cosa sono gli antiossidanti?

Gli antiossidanti sono sostanze in grado di neutralizzare i radicali liberi, materiali nocivi per i nostri organi.
Le proprietà anticancerogene di molti alimenti sono legate proprio al loro prezioso contenuto in antiossidanti.

I radicali liberi sono in grado di danneggiare le cellule e la loro azione nociva si ripercuote sulla salute dell’intero organismo. In particolare i radicali liberi:

  • accelerano i processi di invecchiamento delle cellule
  • Abbassano le difese immunitarie
  • Favoriscono l’insorgenza di patologie

L’organismo riesce ad eliminare i radicali liberi attraverso antiossidanti endogeni (prodotti autonomamente dal corpo) ed esogeni (assunti medianti l’alimentazione). Proprio l’alimentazione rappresenta un aspetto fondamentale del nostro stile di vita, che ci permette di rimanere sani e giovani.

I benefici degli antiossidanti

Un’alimentazione antiossidante ci aiuta a proteggere il nostro organismo da tutti i danni cellulari oltre a prevenire malattie croniche come tumori, malattie cardiovascolari e demenza senile.
È fondamentale per mantenere il benessere e la longevità!

Oltre a combattere i radicali liberi, gli antiossidanti hanno una funzione benefica che coinvolge tutto il nostro organismo e interessa soprattutto il processo d’invecchiamento cellulare.

Gli antiossidanti:

  • Prevengono patologie cardiovascolari
  • Fanno bene alla vista
  • Rallentano l’invecchiamento cutaneo
  • Prevengono la formazione di tumori

Quali sono gli alimenti antiossidanti?

Tutti gli alimenti ricchi di Vitamina E, Vitamina C, carotenoidi, polifenoli e antocianine esercitano un’azione protettiva nei confronti dei radicali liberi.

Pesce azzurro e frutta secca sono importanti in quanto ricchi di Vitamine E ed Omega 3 (grassi buoni).
La frutta, in particolare agrumi e kiwi, ci garantisce un ottimo apporto di Vitamina C. I vegetali di colore arancione ci permettono l’assorbimento di carotenoidi, mentre troviamo polifenoli e antocianine soprattutto nei frutti rossi o nelle mele (uva, fragole, mele e frutti di bosco) o in verdure come pomodori, cipolle, broccoli e melanzane.

Sulle nostre tavole quindi è bene che tutto ciò non manchi mai.

Come si contrasta l’invecchiamento?

L’organismo non è mai a riposo e l’invecchiamento dei tessuti è permanente, anche se diventa più visibile nel tempo (pelle secca, capelli bianchi, dolori articolari, etc.).

Adottando un’alimentazione adeguata è possibile ritardare la comparsa di questi fenomeni naturali e conservare più a lungo la tonicità e la vitalità del proprio organismo. Oltre all’assunzione dei cibi prima indicati è opportuno avere un’alimentazione varia ed equilibrata.

Il segreto della giovinezza e del benessere è mangiare di tutto, facendo attenzione ad assicurare sempre al proprio organismo un buon apporto di frutta e verdura, oli vegetali, pesce, e cereali integrali, tutti alimenti con azione protettiva. Importanti sono anche i metodi di cottura: luce, aria, calore, tempi di cottura indeboliscono le sostanze nutritive e causano il loro deterioramento. Per approfittarne al massimo, è fondamentale mangiare alimenti più freschi possibile, conservarli al riparo dalla luce e dal calore, evitare di pelarli o di prepararli troppo in anticipo e optare per metodi cottura rapidi (cottura al vapore o stufati).

Alimentazione e stile di vita per restare giovani a lungo

Riassumendo: sembra ovvio, ma alimentazione e stile di vita sono fondamentali per contrastare l’invecchiamento.

Un consiglio utile per tutti è quello di praticare attività sportiva almeno 2-3 giorni a settimana, 40 minuti per volta. Mangiare quotidianamente sempre frutta e verdura di stagione, diminuire l’apporto di carboidrati e zuccheri raffinati e ridurre o abolire i grassi idrogenati. Inoltre, un altro aspetto importante da non sottovalutare è la presenza di un’intolleranza alimentare che può dare origine a fenomeni infiammatori e accelerare di conseguenza il processo di invecchiamento del nostro organismo.

Un’intolleranza alimentare può essere la causa di fenomeni infiammatori e generare sintomi come dolore, stanchezza, difficoltà a concentrarsi e facilità ad ammalarsi. Un test affidabile è il test ALCAT®, FDA approved, utilizzato anche presso l’ospedale San Matteo di Pavia ed eseguibile presso moltissimi centri in tutta Italia.
Una sana alimentazione ci aiuta a stare meglio e in salute, aggiungendo qualità alla longevità.

Contatta il Dott. Alessio Tosatto per una consulenza nutrizionale personalizzata

Dott. Alessio Tosatto

Biologo Nutrizionista

 

Riferimenti:  Antiossidanti, Contrastare l’invecchiamento, Alimentazione
Redattore: Dott. Alessio Tosatto


Settembre 23, 2021 Articoloterapie naturali

Dolore cervicale: quali sono le cause e come si previene questo disturbo?

Il dolore cervicale, conosciuto anche come cervicalgia, è un disturbo molto comune.

Le cause della cervicale possono essere molteplici e molto diverse tra loro, tra cui una serie comportamenti errati (come ad esempio la posizione che assumiamo quando siamo seduti davanti al computer o l’utilizzo di scarpe sbagliate) che possono essere modificati se il paziente ne è consapevole.

Ivano Lualdi, massofisioterapista e riflessologo plantare, ci spiega quali possono essere le cause dell’infiammazione cervicale e come combattere e prevenire questo disturbo.

Postura errata, vita sedentaria e cattive abitudini spesso sono la causa di cervicale

Processi degenerativi della colonna vertebrale

Tra le cause più comuni del dolore cervicale troviamo alterazioni muscolo-scheletriche, come le contratture muscolari, la degenerazione dei dischi tra le vertebre o l’artrosi. Una serie di disturbi che possono comportare oltre al dolore anche la riduzione dei movimenti articolari.

Postura errata e scarpe sbagliate

La posizione che assumiamo quando siamo seduti o camminare con scarpe sbagliate può creare compromissioni al tratto cervicale. Una postura errata crea nel tempo delle compromissioni agli spazi articolari degli anelli della zona cervicale da C1 a C7. Il nervo frenico origina dai rami anteriori delle radici spinali C3, C4 e C5, dirigendosi verso il basso al diaframma, passa nelle vicinanze dell’arteria succlavia, della vena succlavia, dei polmoni e del cuore.

Una compromissione del nervo frenico crea enormi problemi alla cervicale, al muscolo diaframmatico, causando anche problemi respiratori.

Vita sedentaria e poca idratazione

Muoversi e camminare poco, porta a incamerare pochissimo ossigeno di qualità (leggi l’articolo sull’importanza dell’ossigeno per muscoli ed ossa), mentre la mancanza di un’adeguata quantità di acqua giornaliera produce disidratazione ed una conseguente contrazione dei muscoli del collo.

Inoltre, un cattivo funzionamento dell’intestino (la mancanza di una regolare evacuazione giornaliera), la somministrazione di farmaci e il consumo di fumo ed alcool, incidono sull’aumento dell’infiammazione generale della persona, andando ad aggravare le patologie della cervicale.

Chi pratica attività fisica, oltre al benessere che riceve tutto l’organismo, avrà anche una muscolatura più forte e tonica. I muscoli non allenati e poco tonici non sostengono adeguatamente la colonna vertebrale e quindi anche il tratto delle vertebre cervicali. Fare attività motoria aiuterà prima di tutto il mostro intestino e di conseguenza la mobilità del collo.

L’importanza della salute dentale sulla nostra schiena: un problema dentale influisce sulla cervicale?

Si possono avere disturbi cervicali anche a causa di problemi dentali e soprattutto quando c’è una male occlusione, cioè  quando l’appoggio dei denti a bocca chiusa non è corretto e c’è quindi una mancanza di equilibrio dei nostri denti.

Queste situazioni vanno a infiammare il menisco della mandibola, i muscoli mandibolari, il muscolo trigemino ed il muscolo temporale.

Non dobbiamo dimenticare anche il ruolo dell’ amalgama, ovvero la lega di un metallo che contiene anche una parte di mercurio, molto usata negli anni passati per le applicazioni odontoiatriche e nella ricostruzione di denti e che può dare problemi alla nostra cervicale.

Correggere asimmetrie articolari come rimedio alla cervicale

Un’altra causa che colpisce la nostra cervicale sono le asimmetrie delle gambe, ci si riferisce a differenti livelli di forza di una stesso muscolo delle nostre gambe.

I due arti coinvolti portano a situazione invalidante non solo per gli sportivi. Di solito le asimmetrie articolari vengono evidenziate da una scorretta postura del corpo che pende da un lato. Il collo per compensare questa asimmetria pende dalla parte dell’arto più lungo creando notevoli fastidi al nostro tratto di cervicale.

Rimedi per la cervicale con il metodo Lualdi

Valutando tutte le situazioni elencate precedentemente, partendo dal potere dei nostri piedi, le cervicalgie possono essere risolte. Il Metodo Lualdi si basa sul fatto che nei piedi si trovano tutti i punti di percezione e di correlazione del nostro corpo. Mediante la riflessologia plantare e soprattutto dalla massofisioterapia si va a trattare la zona del collo portando la risoluzione del problema cervicale in pochissime sedute.

La zona cervicale è molto complessa e importante per tutto il nostro organismo per le sue diramazioni e coinvolgimenti: non trascurare mai un episodio di cervicalgia e non dimenticare mai che siamo una perfetta catena cinetica che deve essere sempre in equilibrio

Questo è direttamente legato all’equilibrio dei nostri piedi.

Contatta il nostro massofisioterapista per prenotare il trattamento

La riflessologia plantare interviene in modo indiretto sull’organo o muscolo di correlazione, mentre la massofisioterapia agisce a livello locale.

Il Metodo Lualdi consente una valutazione precisa dello stato di salute del paziente nel suo insieme, permettendo un approfondimento delle varie patologie e sintomatologia. Il problema viene quindi valutato partendo dalla sua origine, e non dai sintomi che ne conseguono.

Visita il sito web www.metodolualdi.it


Ivano Lualdi
Massofisioterapista, Riflessologo Plantare
Specializzato in patologie del piede e del ginocchio

Riferimenti:  Cervicale, Problemi alla cervicale, Dolore cervicale
Redattore: Ivano Lualdi


Per mantenersi in linea è necessario dormire bene: se dormo poco e male tenderò ad accumulare grasso. 

Rivalutiamo il sonno e non solo nella quantità. Per mantenersi in linea è necessario dormire bene.
Dormire poco fa accumulare grasso? La risposta è sì. La colpa è dei nostri ormoni.

Non basta riposare dalle 7 alle 8 ore a notte: diventa fondamentale il modo in cui si riposa.
I fattori importanti a cui prestare attenzione sono la quantità e la qualità del sonno.

Come valutarli entrambi è molto semplice; se al risveglio si ha la sensazione di non essere ancora pronti per iniziare la giornata, vuol dire che non si è recuperato a sufficienza nelle ore notturne. Bisogna mantenere il metodo, il ritmo e la costanza delle ore di sonno: dormire 5-6 ore durante la settimana e tentare di recuperare durante il weekend non è una scelta produttiva.

Quali sono le conseguenze di un cattivo sonno?

Alcuni studi e ricerche scientifiche hanno evidenziato come la scarsa quantità e qualità del sonno fanno aumentare il rischio di insulino-resistenza, di obesità, di sindrome metabolica e di diabete di tipo 2 (alimentare) provocando l’accumulo di grasso a livello addominale; zona in cui si localizza il meccanismo cortisolo-insulina.

Il cortisolo, conosciuto come “ormone dello stress”, è fondamentale per il nostro organismo: senza ci saremmo estinti. Ha un ritmo circadiano, ovvero alto nelle prime ore del mattino, calante durante il giorno, e raggiunge il picco minimo in tarda serata.

Pensi di avere livelli alterati di cortisolo? Puoi scoprilo con un test su saliva, semplice e non invasivo

Stare svegli fino a tardi altera i ritmi biologici di questo ormone. Il corpo, come meccanismo di difesa e protezione a questa forzatura oraria, libera zucchero nel sangue con conseguente eccessiva produzione di insulina da parte del pancreas e l’aumento di grasso viscerale.

Quali sono i consigli per riposare meglio?

Ci sono alcuni accorgimenti che possono aiutare a normalizzare il ciclo sonno-veglia e regolarizzare i livelli di cortisolo nell’organismo. La Dott.ssa Giulia Temponi, biologa nutrizionista, ce ne suggerisce alcuni:

Regolarizza i ritmi del sonno

  • Vai a letto sempre alla stessa ora
  • Non utilizzare dispositivi elettronici prima di andare a letto

Non sovraccaricare la digestione

  • Evita pasti pesanti alla sera
  • Seleziona la qualità del cibo, evitando alimenti che infiammano l’organismo (farine bianche o raffinate, grassi, fritti)
  • Non saltare mai i pasti
  • Mangia piano, evitando di accumulare gonfiore che richiama spasmodicamente la voglia di carboidrati”

Cosa significa riposare davvero? Quali sono i vantaggi di un sonno riposante. 

Dormire non vuol dire tagliare completamente i ponti con la realtà o “spegnersi”, anzi, il nostro sonno è un fenomeno attivo che svolge diverse funzioni nell’ambito della conservazione delle nostre funzioni cognitive, della nostra competenza immunologica, nella protezione cardiovascolare e nella riparazione dei tessuti.

Un buon sonno inoltre stimola la perdita di peso, fa funzionare bene il nostro metabolismo e aumenta un ormone: la Leptina che favorisce il senso di sazietà e dunque aiuta a dimagrire.

Rispettando il ciclo sonno e veglia si mantiene quindi un equilibrio metabolico che è fondamentale per perdere i chili di troppo sempre il tutto supportato a un corretto stile di vita ed abitudini alimentari.

Quali sono gli alimenti per dormire meglio?

In nostro soccorso ci sono cibi in grado di rilassare l’organismo, e ai quali si possono associare alcuni rimedi naturali per l’insonnia. i più noti sono:

  • Cereali integrali (ricchi di Magnesio)
  • Uova
  • Frutta secca
  • Salmone
  • Pesce azzurro
  • Legumi
  • Tisane rilassanti
  • Alcune verdure come il radicchio rosso, la zucca e il cavolo.

Dott.ssa Giulia Temponi
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Cortisolo, Sonno, Riposare bene
Redattore: Dott.ssa Giulia Temponi


Uno studio preliminare di Angiotensina 1-7 a basso dosaggio più l’ormone pineale Melatonina nel trattamento delle malattie sistemiche umane diverse dal cancro e dalle patologie autoimmuni

Paolo Lissoni, Enrica Porta, Franco Rovelli, Giusy Messina, Arianna Lissoni, Giorgio Porro*, Davide Porro*, Giuseppe Di Fede, Alejandra Monzon, Andrea Sassola, Daniel Pedro Cardinali**
Istituto di Medicina Biologica, Milano, Italia.
*Farmacia Rondinella, Sesto San Giovanni, Milano, Italia.
**Pontificia Universidad Catolica, Buenos Aires, Argentina.
*Autore corrispondente: Paolo Lissoni, Istituto di Medicina Biologica, Milano, Italia.

Abstract

I recenti progressi della psiconeuroimmunologia hanno dimostrato l’esistenza di un fisiologico asse neuroendocrino antinfiammatorio antitumorale, costituito principalmente dalla ghiandola pineale attraverso il suo ormone indolo melatonina (MLT) e il sistema ACE2-angiotensina 1-7 (Ang 1-7). Inoltre, la maggior parte delle malattie sistemiche umane, tra cui il cancro, l’autoimmunità, le patologie metaboliche, cardiovascolari e neurodegenerative, sembrano essere caratterizzate da una carenza endogena nella ghiandola pineale e nel sistema ACE-ACE2. Pertanto, la correzione esogena della carenza di MLT e Ang 1-7 potrebbe migliorare il controllo clinico delle malattie sistemiche umane. Su queste basi, è stato pianificato uno studio preliminare di MLT più Ang 1-7 in pazienti affetti da alterazioni sistemiche diverse dal cancro e dall’autoimmunità. Lo studio ha incluso 33 pazienti consecutivi, le cui patologie erano le seguenti: patologie cardiovascolari: 9; malattie polmonari: 7; sindrome metabolica: 7; patologie neurodegenerative: 10. Sia Ang 1-7 che MLT sono stati somministrati per via orale, alla dose di 0,5 mg/giorno al mattino per Ang 1-7, e alla dose di 10 mg/giorno alla sera per MLT. Il trattamento è stato ben tollerato in tutti i pazienti e non si è verificata alcuna tossicità legata alla terapia.
Al contrario, la maggior parte dei pazienti ha sperimentato un sollievo dall’ansia e dall’astenia, e un miglioramento dell’umore e della qualità del sonno. Inoltre, la maggior parte dei pazienti ha riferito un aumento della diuresi. I valori della pressione sanguigna sono diventati progressivamente nella norma nei pazienti ipertesi. Allo stesso modo, i livelli di glucosio e di colesterolo diminuiscono progressivamente con la terapia nei pazienti diabetici e ipercolesterolemici, rispettivamente. I pazienti con disturbi polmonari hanno riferito un importante miglioramento dell’espettorazione, con un successivo miglioramento della sintomatologia respiratoria. Infine, un apparente miglioramento delle funzioni cognitive e motorie è stato ottenuto nei pazienti con patologie neurodegenerative. Questi risultati preliminari suggerirebbero una futura possibilità medica di trattare le malattie sistemiche umane semplicemente correggendo le loro carenze neuroendocrine endogene, principalmente quelle che coinvolgono le funzioni della ghiandola pineale e del sistema ACE2-Ang1-7.
Parole chiave : ACE2; Angiotensin 1-7; Cardiovascular pathologies; Human systemic diseases; Melatonin; Metabolic syndrome; Neurodegenerative diseases; Pineal gland.

Introduzione

Il drammatico evento planetario dell’infezione da Covid 19 ha dimostrato il ruolo fondamentale dell’ACE2 e del suo prodotto enzimatico, l’angiotensina 1-7 (Ang 1-7), nella regolazione della risposta infiammatoria e dei processi di coagulazione, che prima dell’infezione da Covid 19 era noto solo ad alcuni centri di ricerca (1-5). Infatti, era noto da più di 10 anni che Ang 1-7 esercita un fondamentale effetto antinfiammatorio, antitumorale e antitrombotico, oltre a diverse funzioni biologiche protettive sia sul cuore che sul sistema nervoso (1-5), rappresentando probabilmente la principale molecola endogena dotata di potenziali effetti terapeutici sulla maggior parte delle malattie sistemiche umane, e meno a contribuire alla loro risoluzione (1-6).
I recettori ACE2 sono ampiamente espressi, in particolare a livello endoteliale (1-5). Inoltre, è stata anche dimostrata l’esistenza di un sistema specifico renina-ACE-ACE2 a livello cerebrale (7), che avrebbe un ruolo fondamentale nel controllo dei processi neuroinfiammatori (7-9), che sono responsabili della morte neuronale. Quindi, le malattie neurodegenerative sarebbero dovute almeno in parte ad uno squilibrio tra l’espressione di ACE e ACE2, con una prevalenza dell’espressione di ACE rispetto a quella di ACE2, e una conseguente maggiore produzione di angiotensina II (Ang II) invece di Ang 1-7, e la seguente induzione di processi neuroinfiammatori a causa dell’azione infiammatoria di Ang II (1-5). Purtroppo, nonostante la sua potenziale attività terapeutica nel trattamento di diverse patologie sistemiche, già dimostrata in condizioni sperimentali (1-6), principalmente gli effetti ipotensivi, cardioprotettivi, neuroprotettivi, antitumorali, antinfiammatori, antitrombotici e antifibrotici, pochissimi studi clinici sono stati condotti finora per confermare le ampie proprietà terapeutiche dell’Ang 1-7 anche nelle malattie umane. Inoltre, la maggior parte degli studi clinici ha impiegato Ang 1-7 ad alte dosi, da 0,1 a 0,5 mg/kg di peso corporeo (10,11).
Tuttavia, secondo i recenti progressi nell’area della psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI) (12,13), l’asse ACE2-Ang 1-7 non può essere indagato in modo separato, poiché fa parte di un sistema neuroendocrino sistemico antinfiammatorio antitumorale, che è costituito essenzialmente dallo stesso Ang 1-7, la ghiandola pineale attraverso il suo ormone più noto, l’indolo melatonina (MLT) (14), il sistema endocannabinoide (15), e la funzione endocrina cardiaca in termini di produzione di peptide natriuretico atriale (ANP), che è anche fornire d da effetti antitumorali antinfiammatori (16). Pertanto, il significato biologico di Ang 1-7 deve essere analizzato in relazione almeno alla ghiandola pineale, al sistema cannabinoide e all’ormone cardiaco ANP. Infatti, è stato dimostrato che la MLT può stimolare l’espressione dell’ACE2, con una conseguente maggiore produzione e attività endogena dello stesso Ang 1-7 (17). Inoltre, è stato dimostrato che gli agonisti cannabinoidi possono stimolare la secrezione di MLT dalla ghiandola pineale (18). MLT, cannabinoidi e Ang 1-7 mostrano i loro effetti antinfiammatori, antitumorali e neuro-cardio-protettivi attraverso diversi meccanismi, uno dei più importanti sarebbe rappresentato dall’inibizione della secrezione di IL-17 (19-21), che esercita effetti infiammatori, pro-tumorali e tossici cardiovascolari (22,23), rappresentando una delle principali molecole tossiche endogene. La sindrome metabolica sarebbe anche dovuta a un maggiore stato infiammatorio indotto almeno in parte da IL-17 stesso, promuovendo la secrezione adipocitaria di altre citochine infiammatorie, tra cui IL-6 e TNF-alfa, che permetterebbe l’insulino-resistenza (24). Infine, studi clinici preliminari hanno suggerito che la somministrazione concomitante di MLT possa potenziare l’attività biologica di Ang 1-7 (25), con un’attività clinica ad una dose nettamente inferiore rispetto a quella riportata in letteratura (10,11), e questo evento dipenderebbe probabilmente dall’azione stimolatoria della MLT sull’asse recettoriale ACE2-Ang 1-7-Mas (17). Su queste basi è stato eseguito uno studio clinico preliminare con Ang 1-7 a basso dosaggio in associazione con MLT in pazienti con patologie sistemiche diverse dal cancro e dalle malattie autoimmuni, il cui trattamento richiederebbe una definizione più precisa, per valutare la tollerabilità del trattamento, i suoi effetti soggettivi e la sua potenziale attività terapeutica, anche se in modo molto preliminare.

Pazienti e metodi

Lo studio ha incluso 33 pazienti consecutivi affetti da malattie sistemiche diverse dal cancro e da patologie autoimmuni (M/F: 20-13; età mediana: 68 anni, range 41-82). La patologia dominante consisteva in disturbi cardiovascolari in 9, malattie polmonari in 7, sindrome metabolica in 7, e malattie neurodegenerative nei restanti 10 soggetti. Dopo l’approvazione del Comitato Etico, il protocollo clinico è stato spiegato a tutti i pazienti e ai loro genitori, e il consenso scritto è stato ottenuto. Ang 1-7 è stato dato per via orale in capsule gastroprotette alla dose di 0,5 mg/giorno al mattino. La MLT è stata somministrata per via orale a 10 mg/giorno la sera, generalmente 30 minuti prima del sonno, secondo la sua secrezione circadiana fisiologica luce/buio (15). I pazienti affetti dal morbo di Parkinson sono stati trattati concomitantemente con L-Dopa, mentre nessuna terapia definita è stata seguita dai pazienti affetti da altre patologie neurodegenerative. Nel gruppo dei sei pazienti ipertesi, quattro di loro sono entrati nello studio all’inizio della malattia, mentre gli altri due erano già in trattamento con bloccanti del recettore dell’angiotensina (ARB). Infine, all’interno del gruppo di pazienti affetti da sindrome metabolica, solo due erano in terapia con antidiabetici orali. I pazienti sono stati seguiti per 6 mesi consecutivi, con controlli clinici, strumentali e di laboratorio e intervalli di 2 mesi.

Risultati

Le caratteristiche cliniche dei pazienti e la loro risposta soggettiva e oggettiva alla terapia sono riportate nella tabella 1. Non è stata osservata alcuna tossicità legata alla terapia, e in particolare non si è verificata alcuna ipotensione importante. Al contrario, la maggior parte dei pazienti ha sperimentato un miglioramento della qualità del sonno e dell’umore, un sollievo dall’ansia e un migliore senso della forza, con una risoluzione completa dell’astenia in 7/11 (64%) pazienti con astenia importante prima dello studio. Due pazienti hanno riferito solo un peggioramento paradossale della qualità del sonno, che però era limitato alle prime settimane di terapia. Inoltre, un aumento evidente della diuresi è stato riferito in 22/33 (67%) pazienti, che era particolarmente evidente nei due pazienti con insufficienza ventricolare sinistra, uno dei quali ha interrotto la terapia diuretica. La pressione sanguigna è diminuita in tutti i pazienti ipertesi, e uno dei due pazienti in terapia con ARB ha interrotto il trattamento a causa del controllo della pressione sanguigna ottenuto con MLT e Ang1-7. I pazienti affetti da bronchite cronica e bronchiectasie hanno sperimentato una maggiore espettorazione e un conseguente miglioramento della loro capacità respiratoria. I livelli di colesterolo e di glucosio sono diminuiti progressivamente nei pazienti con sindrome metabolica, anche se con una rapidità diversa. Infine, un apparente miglioramento delle funzioni cognitive e dei disturbi motori è stato osservato nel morbo di Alzheimer e nel morbo di Parkinson, rispettivamente, mentre nessun beneficio è stato osservato nei pazienti con malattia dei motoneuroni.

Discussione

I risultati di questo studio preliminare dimostrerebbero che l’Ang 1-7 a basso dosaggio in associazione con l’ormone pineale MLT può essere un regime neuroendocrino molto ben tollerato ed efficace nel trattamento delle più comuni malattie umane, compresi i disturbi cardiovascolari, metabolici e neurodegenerativi. Studi precedenti avevano già dimostrato che sia la sola MLT (15,26) che il solo Ang 1-7 (1-6) possono esercitare potenziali effetti terapeutici nel trattamento di ipertensione, ischemia cardiaca, alterazioni metaboliche e malattie neuroinfiammatorie. Quindi, questa indagine clinica preliminare suggerirebbe che la combinazione di Ang 1-7 a basso dosaggio e MLT può consentire risultati terapeutici più promettenti rispetto ai singoli agenti, a causa dei loro reciproci collegamenti stimolatori, confermando che alcune delle principali molecole terapeutiche possono essere identificate e ricercate all’interno del corpo umano stesso. Pertanto, il regime neuroimmune di MLT e Ang 1-7 potrebbe essere proposto come terapia sperimentale di malattie umane per le quali non è stato stabilito un protocollo terapeutico standard efficace, come le patologie neurodegenerative, mentre potrebbe essere integrato con le terapie standard nel caso di malattie per le quali è già disponibile una terapia efficace, come la sindrome metabolica e le patologie cardiovascolari, per rendere più fisiologica la loro gestione clinica. La proposta della somministrazione concomitante di MLT più Ang 1-7 nel trattamento delle patologie sistemiche umane è giustificata dal fatto che esse sono già apparse caratterizzate da una diminuita e alterata secrezione endogena sia di MLT che di Ang 1-7 (27-30). Pertanto, le future terapie mediche delle malattie sistemiche umane potrebbero semplicemente consistere nella correzione delle loro principali anomalie neuroendocrine correlate, come quelle della MLT pineale e dell’asse ACE2-Ang 1-7, le cui proprietà bioregenerative sono state ben documentate. Saranno necessari ulteriori studi clinici per stabilire meglio la dose e il programma di somministrazione del regime neuroimmune con MLT e Ang 1-7 a basso dosaggio.

Riferimenti

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Citazione: Paolo Lissoni, Enrica Porta et al. Uno studio preliminare di Angiotensina 1-7 a basso dosaggio più l’ormone pineale Melatonina nel trattamento delle malattie sistemiche umane diverse dal cancro e dalle patologie autoimmuni. Archivi del diabete e del sistema endocrino. 2021; 4(1): 01-05:
Copyright: 2021 Paolo Lissoni, Enrica Porta et al. Questo è un articolo ad accesso aperto distribuito sotto la Creative Commons Attribution License, che permette l’uso illimitato, la distribuzione e la riproduzione su qualsiasi supporto, purché il lavoro originale sia adeguatamente citato.
Archives of Diabetes and Endocrine System V4 . I1 . 2021

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Prof. Paolo Lissoni
Oncologo



Luglio 8, 2021 ArticoloOrmoni

Cos’è il cortisolo e perché è meglio tenerlo a bada? 

Il cortisolo è anche detto “ormone dello stress” perché la sua produzione aumenta in condizioni di stress psico-fisico.
È un un ormone prodotto dal surrene, una ghiandola situata sopra il rene.

La principale funzione di questo ormone è quella di aumentare la produzione di zuccheri da parte del fegato, fornendo energia all’organismo. Per produrre questi zuccheri il cortisolo utilizza sia proteine (prese dai muscoli) che grassi (presi dalla massa grassa).

Un valore di cortisolo alto può essere dovuto sia a cause patologiche, come per esempio un eccessivo funzionamento della tiroide, sia a cause non patologiche, ovvero in presenza di stress.  Per stress si intende sia stress fisico (ad esempio: intensa attività sportiva, malattie, interventi chirurgici, digiuno, carenza di sonno) che stress mentale (ad esempio: ansia, paure, spaventi).

Il cortisolo è quindi un ormone importante per dare energia in situazioni particolari in cui al nostro organismo serve una “marcia in più”. Quando però lo stress diventa una presenza costante nelle nostre giornate, l’alto livello di cortisolo produce effetti indesiderati.

Quali sono i principali sintomi del cortisolo alto?

I principali effetti collaterali dovuti ad alti livelli di cortisolo sono:

  • Obesità e/o difficoltà a perdere peso
  • Ipertensione
  • Debolezza muscolare
  • Calo della libido
  • Depressione e alterazioni dell’umore
  • Acne e problemi dermatologici
  • Smagliature
  • Alterazione del ciclo mestruale
  • Osteoporosi
  • Mal di testa
  • Ritenzione idrica
  • Sistema immunitario inefficiente
  • Astenia (poca voglia di fare, poca energia)
  • Sonnolenza anche al risveglio

Come si misura il cortisolo e qual’è la differenza tra la misurazione su sangue e quella su saliva?

Il cortisolo è presente nell’organismo in due differenti forme:

  • Cortisolo Libero: la più importante da dosare poiché è l’unica che viene utilizzata dal nostro corpo
  • Cortisolo legato ad altre molecole

L’esame su saliva del cortisolo permette di rilevare il cortisolo libero, ovvero quello che il nostro corpo può usare. Al contrario l’ esame su sangue quantifica tutte e due le forme e non ci dice quanto cortisolo libero (quello che il nostro corpo usa) abbiamo in circolo.

Il test su saliva ci da un’indicazione precisa di quanto è il cortisolo utilizzabile dal nostro corpo. 
La misurazione può essere effettuata in modo semplice e non invasivo, in diversi momenti della giornata.
Questo ci permette di stabilire una “curva del cortisolo” e di intervenire con un’azione mirata.

Il test su sangue, oltre ad essere una metodica invasiva, non da un’indicazione precisa di quanto è il cortisolo utilizzabile, ma soltanto di quello presente in generale, al momento del prelievo.

Come funziona la misurazione del cortisolo? page1image318479360

Il cortisolo è un ormone che è più alto o più basso a seconda dell’orario della giornata e del nostro stile di vita.
In una condizione normale il livello del cortisolo è più alto al risveglio e basso quando andiamo a letto per coricarci.

Il test della curva del cortisolo comprende quattro misurazioni del cortisolo salivare durante il corso della giornata, effettuate comodamente a casa attraverso la masticazione di particolari tamponcini previamente forniti dal nostro laboratorio, in modo da capire il più precisamente possibile in quale momento è presente un’alterazione di questo ormone e di poter intervenire con un’ azione mirata e personalizzata.

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Dott. Stefano Frigerio
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Cortisolo, misurazione del cortisolo, Esami salivari
Redattore: Dott. Stefano Frigerio


L’analisi dei batteri del nostro intestino può darci indicazioni precise sul nostro metabolismo

Lo studio degli Enterotipi è diventato molto popolare negli ultimi anni anche grazie ad una maggiore attenzione al nostro stato di benessere.

L’analisi dell’enterotipo studia la composizione della propria flora intestinale e fornisce indicazioni precise sul nostro modo di assimilare certi nutrienti, caratterizzando anche la nostra forma corporea e la tendenza ad accumulare grasso in determinati punti del corpo, oltre che alla propensione a sviluppare determinate patologie.

L’enterotipo è il nuovo modo di guardare alla salute della persona attraverso la composizione della flora intestinale.

Sappiamo che la serotonina, l’ormone del benessere, è prodotto al 95% a livello intestinale. Oltre a produrre questo ormone l’intestino ospita milioni di batteri che formano la nostra flora batterica, ma può dare asilo anche a lieviti, parassiti e funghi.

Per questa ragione l’intestino è sempre più coinvolto nello studio del nostro stato di benessere. La ricerca scientifica si sta indirizzando verso esami più accurati e specifici, allo scopo di selezionare i microorganismi responsabili delle più comuni patologie dell’uomo.

L’Enterotipo, un po’ come il fisico a mela e a pera

Le ultime ricerche scientifiche hanno portato alla conferma del fatto che, nonostante esistano miliardi di batteri all’interno dell’intestino, è possibile effettuare una classificazione dell’assetto intestinale batterico suddividendo gli individui in 3 enterotipi diversi, con caratteristiche ben definite.

Enterotipo 1

Il primo enterotipo è caratterizzato dall’abbondanza di batteri del genere Bacteroides e da una maggior produzione intestinale di vitamine del gruppo B e acido ascorbico (vitamina C).  È correlato ad un aumentato stato di infiammazione che può coinvolgere non solo l’intestino, ma anche altri organi.

A cosa è dovuto?
La presenza di questa tipologia batterica è associata ad un’alimentazione troppo ricca di proteine e grassi di origine animali e povera di fibre.

Il consiglio del dottore.
In questo caso, oltre ad un consiglio personalizzato da parte di un professionista, si consiglia l’assunzione di una maggior quantità di frutta, verdura e alimenti integrali.

Enterotipo 2

Il secondo enterotipo è caratterizzato dall’abbondanza di batteri del genere Prevotella e da una maggior produzione di tiamina (vitamina B1) e acido folico (vitamina B9). È correlato anche ad un aumentato rischio di sviluppare candidosi intestinale.

La candidosi è una situazione infiammatoria causata dal fungo Candida, capace di dare sintomatologie diverse come:

  • prurito perianale o genitale
  • bruciore e/o cistite
  • alito cattivo
  • patina bianca sulla lingua
  • onicomicosi
  • prurito del cuoio capelluto
  • alopecia
  • stanchezza cronica
  • sbalzi di umore
  • desiderio di dolci, alcol e prodotti lievitati.

A cosa è dovuto?
Un eccesso di Prevotella è associato ad un’alimentazione ricca in carboidrati.

Il consiglio del dottore.
Per l’Enterotipo 2 si consiglia di moderare il consumo di dolci, zuccheri e alimenti lievitati, preferendo cereali integrali e prodotti privi di lieviti.

Enterotipo 3

Il terzo enterotipo è caratterizzato dall’abbondanza di batteri del genere Ruminococcus e dalla produzione di sostanze coinvolte nella modulazione del sistema immunitario, chiamate citochine. Questo enterotipo è correlato ad un maggior rischio di aumento di peso e di sviluppo di sindrome metabolica.

A cosa è dovuto?
Chi presenta questo tipo di microbiota ha spesso un’alimentazione ricca in zuccheri semplici e dolci.

Il consiglio del dottore.
Per questo motivo per l’Enterotipo III si consiglia di preferire frutta e verdura a basso indice glicemico e cereali integrali.

In cosa consiste il test dell’enterotipo 

Il nostro test consiste nell’analisi genetica su feci dell’RNA 16s batterico, l’ “impronta digitale” che consente di distinguere le singole specie batteriche e determinare quindi l’enterotipo personale. È anche possibile ricercare l’eventuale presenza di batteri capaci di creare stati infiammatori o patologici ed è disponibile un pannello dedicato alla sindrome dell’intestino irritabile.

Il test è consigliato a tutti coloro che hanno problemi intestinali caratterizzati dalla presenza di:

  • Aerofagia
  • Stitichezza
  • Fenomeni fermentativi
  • Gonfiore addominale
  • Difficoltà a perdere o mettere peso
  • Stanchezza cronica
  • Urgenza nell’evacuazione
  • Dolore addominale che migliora con l’evacuazione
  • Senso di evacuazione incompleta

Questi sono esami specifici in grado di dare chiare risposte nei casi di problematiche intestinali croniche e/o resistenti ai comuni trattamenti farmacologici.

L’analisi può essere effettuata direttamente da casa.
Il test include il kit e comprende la lettura dell’esito e consulenza da parte del nostro biologo nutrizionista.

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Dott. Davide Iozzi
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Enterotipo, Sindrome Metabolica, Microbiota intestinale
Redattore: Dott. Davide Iozzi


Dal 14 giugno al 14 luglio effettua il check up dello stato di salute del tuo intestino, con un metodo semplice, non invasivo e direttamente da casa

Dal benessere del nostro intestino dipende la salute della nostra mente!

Dal 14 giugno al 14 luglio effettua il check up dello stato di salute del tuo intestino con il pacchetto Benessere intestinale  ad un prezzo speciale ed avrai la lettura del test e la consulenza del nostro specialista senza costi aggiuntivi.

Il test è semplice, non invasivo e puoi farlo direttamente da casa chiedendo il kit a domicilio.

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A chi è consigliato il test del Benessere intestinale?

Il test viene effettuato allo scopo di individuare eventuali patologie intestinali in atto e per avere un quadro complessivo dello stato di salute del tratto digerente.

Il test è consigliato a tutti coloro che soffrono di almeno uno dei seguenti sintomi:

  • Difficoltà digestiva
  • Alterata motilità intestinale (stitichezza o diarrea cronica)
  • Disturbi dermatologici (psoriasi, pruriti della pelle, orticaria)
  • Capelli e/o unghie fragili
  • Prurito del cuoio capelluto
  • Dolore o gonfiore addominale
  • Difficoltà a perdere o mettere peso

In cosa consiste il test del Benessere intestinale?

Il pacchetto di esame prende in considerazione diversi indici infiammatori:

  • Disbiosi intestinale
  • Ricerca di candida
  • Calprotectina fecale
  • Zonulina fecale
  • Coprocoltura
  • Elastasi Pancreatica
  • Ricerca di sangue occulto nelle feci

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La valutazione del benessere intestinale è comprensiva della lettura da parte del nostro specialista.
Il test e la lettura del nostro specialista ti permetteranno di migliorare il tuo stato di salute e la qualità della tua vita!

Il costo in promozione del pacchetto di esami è di 159 euro.

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Psicosomatica della patologia tiroidea, considerazioni sull’ipotiroidismo

In un periodo difficile come questo la depressione potrebbe esprimersi anche a livello somatico con un ipotiroidismo.

Pare, per alcuni aspetti, che la medicina tradizionale abbia dimenticato il linguaggio simbolico del corpo; poiché ogni organo ha un significato simbolico e ogni patologia parla di me, di ciò che non voglio ascoltare, delle mie cicatrici emozionali e dei miei bisogni. Il corpo biologico oggetto della medicina, non è il corpo vissuto, sentito e immaginato del soggetto che si ammala, la malattia è sempre “la mia malattia” e l’intervento dovrebbe essere individualizzato.

Ciò soprattutto sembra evidente per la tiroide che è posizionata nella regione del collo, tra alto e basso, vicino alla laringe rimanda al simbolo del dire, della comunicazione, dell’espressione creativa e del passaggio.

Il collo collega anatomicamente la testa col corpo e rappresenta la zona di unione tra corpo e mente. Essa si muove al confine tra anima e corpo delle quali sembra essere un punto di incontro. Inoltre, per le funzioni che ha, è depositaria di una saggezza profonda che sa come determinare nell’arco di una vita intera l’architettura dell’organismo.

La tiroide si configura come un organo chiave della nostra identità. Allora un disturbo della tiroide esprime, in generale, un problema di definizione della propria identità e indica la ricerca di un punto di stabilità, vediamo meglio in che senso.

La tiroide è un organo chiave della nostra identità

Prima di considerare gli aspetti psicologici legati alla tiroide teniamo presente il suo significato simbolico, dal greco Thyroeidès “che ha la forma di una porta”.

La tiroide simbolicamente secondo la tradizione ebraica, occupa il posto dell’undicesima Sefirah da’ at (la conoscenza), che è posta dalla tradizione sul tragitto che collega “la porta degli dei” a Keter (la corona). È germe e il frutto dell’albero della conoscenza.

Nel percorso di individuazione delineato da Carl Gustav Jung, “andare oltre la porta” è un passo impegnativo, poiché significa il raggiungimento della maturità, il superamento della nevrosi e la capacità di esprimere ciò che si è, la propria essenza e la propria natura.

Considerare gli aspetti profondi legati alla tiroide e i suoi più intimi significati è importante per comprendere come e perché il corpo abbia reagito ad un disagio vissuto in un modo piuttosto che in un altro.

Ipotiroidismo ed ipertiroidismo: quando l’infiammazione della tiroide può avere cause psichiche

Ad esempio l’infiammazione della tiroide comporta due modalità opposte (ipotiroidismo e ipertiroidismo) in cui il conflitto inconscio cerca di trovare una soluzione.

La tiroide, come tutte le ghiandole endocrine, agisce direttamente sul sangue ed è perciò capace di intervenire sugli stati psichici e sulla coscienza (attraverso la serotonina e la dopamina, trasmettitori che consentono la comunicazione tra tiroide e cervello).

Secondo la psicosomatica, l’Ipotiroidismo esprime una ribellione verso uno stile di vita che non si vuole accettare, infatti la psiche mette in atto attraverso il corpo dei cambiamenti che il soggetto non sa compiere.

Staticità, ristagno energetico, stanchezza, apatia, difficoltà di concentrazione, ansia, tachicardia, insonnia e irritabilità sono alcuni sintomi di natura psicologica che fanno irruzione nella quotidianità. Ad esempio, ciò può accadere dopo una separazione, in un momento di crisi o di difficoltà familiare, dopo un lutto, un trauma o per una rabbia repressa a lungo. A molte donne sta accadendo in un momento di stress cronico come quello che stiamo vivendo.

L’apatia comporta un ritiro emotivo dalla realtà quotidiana, un’incapacità all’affermazione di sé legata ad un profondo senso di insicurezza e a un non riconoscimento del proprio valore, essa è come un’inibizione depressiva, invece l’ansia nasconde, talvolta, un conflitto tra scelte e un’impossibilità ad agire.

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I sintomi fisici e psichici nell’ipotiroidismo rendono impossibile alla persona l’azione verso le soluzioni, in tal modo il paziente non riesce a porre fiducia in se stesso, nelle sue idee e si oppone ad un possibile cambiamento.

Agire sulla “chiave” delle nostre emozioni per agire sul dolore 

In conclusione, considerando l’età media di insorgenza della patologia tiroidea nelle donne (dopo i cinquant’anni), si possono fare ulteriori considerazioni sulla psicologia del profondo del femminile; alcune donne possono far sentire il proprio malessere e il proprio dolore solo parlando dei propri dolori fisici.

Il dolore dovrebbe richiedere dedizione, accettazione delle pretese dell’anima, simbolicamente così chiaramente espresse. Dovrebbe richiedere una cura personalizzata secondo la quale la donna andrebbe aiutata a vivere in modo consapevole le proprie emozioni, senza colpevolizzazioni o moralismi ed andrebbe sostenuta nel cambiamento che la guarigione comporta e non solamente aiutata a togliere il sintomo, senza ascoltare ciò che la persona realmente vorrebbe cambiare.

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Dott.ssa Regina Valentini
Psicologa, Psicoterapeuta, Psicosomatista

Riferimenti:  Tiroide, Psicosomatica, Ipertiroidismo, Ipotiroiodismo
Redattore: Dott.ssa Regina Valentini

 


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