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Dicembre 27, 2014 Newsletter

I test genetici BRCA 1 e BRCA 2 sono in grado di evidenziare alterazioni in tratti di DNA che regolano la crescita e la quantità delle cellule della mammella e dell’ovaio. Le donne portatrici della mutazione, sono maggiormente predisposte alla formazione del tumore al seno (circa il 70% se si considera una durata media della vita fino a settant’anni) e dell’ovaio (40-60% riferito alla stessa età media).

Gli specialisti consigliano di eseguire il test in caso di familiarità di primo grado per tumore della mammella e/o ovaio e/o in caso di esperienza diretta nel passato. Nel caso in cui venga riscontrata la mutazione è importante sottolineare come la possibilità di sviluppo della patologia sia più alta, ma non totale. Un risultato negativo per il test non azzera il rischio di ammalarsi ma lo rende paragonabile a quello della popolazione generale



Dicembre 12, 2014 Newsletter

Il Licopene è una sostanza antiossidante della famiglia dei carotenoidi (pigmenti di colore giallo-arancio-violetto) presente in alcuni cibi vegetali. Gli studi scientifici hanno dimostrato che tale sostanza ha notevole efficacia contro l’invecchiamento cellulare, malattie cardiovascolari e tumori. Il pomodoro sicuramente è l’alimento che ne contiene in maggiori quantità; altre fonti sono senza dubbio il pompelmo rosa, l’arancia rossa, le carote, le albicocche, l’anguria, la papaya e il melone. Tanto più l’alimento si avvicina al rosso intenso, tanto maggiore è il contenuto di licopene. L’organismo immagazzina questa sostanza nelle ghiandole surrenali, nel fegato, nei testicoli, nella mammella e nella prostata; sono questi quindi i primi organi a subire le conseguenze di un suo deficit.

Come detto in precedenza il licopene ha una spiccata attività antiossidante, ovvero è in grado di combattere i radicali liberi, un gruppo di sostanze responsabili di numerose malattie. Gli studi hanno evidenziato come il licopene si associ ad una riduzione di tumori come il cancro alla prostata, all’apparato digerente, all’utero e alla mammella. Una corretta assunzione di licopene è correlata ad una diminuzione di malattie cardiovascolari, in quanto evita l’accumulo di grassi nelle arterie, contrastando il colesterolo cattivo (LDL). Il licopene non può essere prodotto nell’organismo in modo indipendente, pertanto serve introdurlo con la dieta e mangiare alimenti che lo contengono; ciò è molto utile anche per la pelle che si mantiene in stato di salute (protetta anche dai raggi UV) grazie a sostanze antiossidanti come il licopene. Sempre grazie alle sue proprietà antiossidanti, il licopene protegge l’organismo anche da malattie neurologiche quali l’Alzheimer e il morbo di Parkinson.

Risulta quindi opportuno un regolare apporto di licopene, le sue notevoli proprietà possono dare benefici all’organismo a 360 gradi.



Dicembre 10, 2014 Newsletter

Se la salute vien mangiando,allora iniziamo dalla prostata con una corretta alimentazione e una giusta prevenzione.

La prostata è una ghiandola con secrezione esterna situata all’incrocio delle vie seminali con le vie urinarie, in stretto rapporto anatomico con il retto, la vescica urinaria e principalmente con le vescicole seminali situate lateralmente, vescicole che rappresentano il principale “serbatoio” del liquido seminale.

Il ruolo della prostata e delle vescicole seminali è quello di secernere la parte liquida dello sperma che serve a veicolare, a nutrire e ad aumentare la possibilità di sopravvivenza degli spermatozoi.

In più, la ghiandola prostatica gioca un ruolo protettivo nei confronti del tratto urogenitale dalle infezioni ed altre aggressioni, è una specie di “filtro” del carrefour uro-seminale che “pulisce” i liquidi che passano, cioè sperma e urine.

Gli agenti infettivi possono arrivare alla prostata e quindi alle vescicole seminali per via ascendente uretrale (rapporti sessuali, piscine, ecc) e per via linfatica dagli organi adiacenti (retto, ecc).

Una volta superata la sua capacità di difesa, si può arrivare a infiammazioni/infezioni della prostata e delle vescicole seminali (prostatite, prostato-vescicolite) che influiscono sia sulla fertilità che sull’attività sessuale.

Le conseguenze di una prostata infiammata possono riflettersi negativamente sulla vita sessuale maschile, dal dolore durante i rapporti all’eiaculazione precoce.

Cosa provoca il cancro alla prostata?

Molti fattori possono influenzare la salute della ghiandola prostatica, tra questi non per ultimo un’attenzione particolare è riservata all’alimentazione. L’esposizione a diverse tossine ambientali, lo stress, l’ereditarietà, l’assetto ormonale sono tutti fattori influenzanti il benessere della prostata.

Sottoporsi a screening urologici: controllare il PSA ( attraverso un prelievo di sangue ) negli uomini sopra i 40 anni, sottoporsi ad una visita urologica, eventuale ecografia trans rettale e nei casi dubbi o per confermare sospetti, biopsia della ghiandola.

Da poco siamo in grado di effettuare un test genetico che ci aiuta a capire se e quanto siamo predisposti a sviluppare un tumore prostatico. Attraverso un semplice prelievo di cellule della mucosa orale, grazie ad uno spazzolino dedicato, siamo in grado di analizzare le sequenze del DNA in grado di generare anomalie potenziali per lo sviluppo del tumore della prostata.

Inizialmente si forma un’ipertrofia prostatica che in genere è benigna, l’ingrossamento della ghiandola porta disturbi nella minzione con difficoltà nel primo getto e comunque nel caso in cui la situazione si evolva, un tumore ha bisogno di parecchi anni per formarsi.

L’alimentazione, tanto a lungo ignorata dalla moderna medicina, è stata finalmente riconosciuta come una delle cause primarie di cancro alla prostata nel 1982, un rapporto del National Research Council ha messo in evidenza lo stretto rapporto tra abitudini alimentari e cancro al seno, colon e prostata.

La prostata si può mantenere sana evitando cibi tipo spezie, fritti, condimenti piccanti ecc probabili cause di un’irritazione intestinale che si trasmette alla prostata, una delle possibilità per prevenire ciò è l’attività fisica, dato l’utile ruolo svolto dall’attività muscolare nell’evitare la stasi sanguigna che favorisce l’infiammazione.

Un altro fattore importantissimo che incide sullo stato di salute della prostata sono le intolleranze alimentari.

Le intolleranze alimentari sono una specie di allergie mediate non dalle immunoglobuline E (IgE) ma dal sistema immunitario difensivo o innato rappresentato dai Granulociti Neutrofili ma a differenza delle allergie sono tardive, interne e cumulative. Le intolleranze ai vari alimenti creano un effetto di tipo infiammatorio a livello della mucosa intestinale, infiammazione che comporta la vasodilatazione e quindi l’apertura delle “porte” d’uscita dei germi (E. coli, Enterococcus fecali, ecc) dal retto e il passaggio di questi germi alla prostata dove diventano molto virulenti, non trattandosi del loro habitat normale e non avendo la prostata sviluppato i sistemi di difesa contro germi non abituali.

Il risultato è un’infiammazione della prostata e delle vescicole seminali nei pazienti intolleranti con tutte le conseguenze riportate sopra.

Da sottolineare che la maggior parte delle infiammazioni prostato-vescicolari sono asintomatiche quindi vengono scoperte solo quando il paziente si rivolge al medico per problemi di infertilità, eiaculazione precoce, deficit erettile di mantenimento, sintomatologia urinaria e/o eiaculatoria ecc.

La prostata  rappresenta quindi un organo centrale dell’apparato genito-urinario con implicazioni sia sulla fertilità che sulla sessualità dell’uomo e nonostante il parere comune che le patologie prostatiche siano una prerogativa delle persone anziane, i giovani sono più suscettibili alle patologie infettive in quanto più attivi sessualmente. Tra i fattori che influiscono sulla salute della prostata, di sicuro le intolleranze alimentari si trovano ai primi posti.

L’alimentazione: vanno evitati cibi che possono irritare le vie urinarie come gli insaccati, i fritti e cibi troppo piccanti o speziati. Sono da bandire le bevande alcoliche, mentre si possono consumare con moderazione le bevande gassate.

Alcuni cibi protettivi per la salute delle prostata sono : melograno, frutti di bosco, melone, papaia, mango, radice di zenzero  e tutti i frutti della stagione  estiva, utili per la salute non solo prostatica ma di tutto l’organismo.  Anche alcuni carotenoidi, in particolare il licopene contenuto  soprattutto nei pomodori (specie se consumati cotti), sono protettivi. I cereali, noci e soia  sono altri fattori dietetici con proprietà preventive nei confronti del cancro prostatico probabilmente per via del loro alto contenuto di fitoestrogeni. Anche i famosi acidi grassi della serie Omega 3/6 sono benefici, poiché mantengono attiva e in salute la ghiandola.

Le proteine vegetali infine risultano avere un effetto protettivo  modulando la produzione  dell’insulina e di IGF-I (Insulin-licancroe Growth  Factor) caratterizzato da una potente attività carcinogena. Non per nulla  questo fattore risulta essere presente in livelli significativamente più  bassi nei vegani, rispetto ai consumatori di prodotti animali (vegetariani  inclusi).
Una moderata e regolare attività fisica è invece consigliata per una buona ripresa e un pronto recupero dell’organismo.

Esistono comunque numerosi studi in base ai quali si può sostenere che i grassi saturi (essenzialmente di origine animale) aumentino il rischio di questa patologia e diminuiscano le probabilità di sopravvivenza del paziente già colpito da tumore. La  dieta ipercalorica e l’obesità sono stati associati ad un aumento dell’incidenza di cancro prostatico, così come la correlazione tra il consumo di latte e la possibilità di formazioni tumorali definita da oltre 10 anni.

Recentemente si è visto aumentare il rischio del 50% nei forti consumatori di latticini e secondo alcune ricerche sarebbe la frazione non-grassa del latte, a causa del contenuto di Calcio, più che i grassi saturi del latte ad essere il fattore responsabile dell’incremento. La caseina presente nei prodotti lattiero-caseari, aumenta il rischio di sviluppare il cancro prostatico, se consumata in maniera costante per tutta la vita.

Sebbene alcuni cibi animali quali i latticini contengano vitamina D, la loro assunzione non risulta protettiva a causa della contemporanea introduzione di Calcio legato alle proteine animali, difficili da assorbire da parte dell’organismo  che di conseguenza va incontro ad una carenza di Vitamina D per consumo e incapacità a trattenerla.      



Dicembre 9, 2014 Newsletter

Esistono due tipi di farina bianca in commercio, la farina di tipo “0” e quella di tipo “00”.

La farina bianca costituisce la base di tutti i prodotti industriali raffinati, è causa di aumento della glicemia e di conseguenza di un incremento dell’insulina (ormone che regola la glicemia nel sangue, prodotto dal pancreas) e col tempo porta ad un eccessivo accumulo di grassi depositati e al conseguente indebolimento dell’organismo, il quale diventa maggiormente esposto ad ogni tipo di malattie, dal diabete tipo due, all’obesità, fino ai tumori.

La farina 00 e’ molto raffinata e malgrado non abbia alcun gusto, ha comunque ottenuto grande successo commerciale grazie ai lunghi periodi di conservazione a cui si presta ed alla facilità con cui si lavora. Al momento della raffinazione, la farina OO perde la maggior parte delle proprietà nutritive tipiche del frumento integrale, il quale rappresenta un’ottima fonte di fibre minerali e vitamine ed è ricco di numerose sostanze che si trovano nella crusca e nel germe.

La farina di tipo OO è un alimento contenente un elevato carico di amidi che in quanto  zuccheri innalzano velocemente la glicemia  e in maniera altrettanto rapida stressano il pancreas con la produzione di insulina, tutto questo accade quando mangiamo prodotti raffinati quali pizza, pane bianco.

In occasioni di abuso di tali prodotti è facile che si verifichi un incremento del peso corporeo e dei livelli di trigliceridi nel sangue  e di conseguenza l’aumento del rischio di malattie cardiache. In momenti di eccessivo carico di lavoro del pancreas la produzione di insulina diminuisce fino a bloccarsi, provocando stati patologici come l’ipoglicemia e malattie come il diabete.

Fortunatamente la scienza ha fatto passi da gigante in materia  e ad oggi è possibile sapere se le farine sono causa o meno di problemi alla salute, sottoponendosi ad un semplice esame del sangue per la ricerca di intolleranze alimentari , il TEST ALCAT, approvato da FDA americana e utilizzato presso il presidio ospedaliero San Matteo di Pavia in allergologia e immunologia .

Anche se il vero centro di riferimento del TEST ALCAT in Lombardia  e nel resto d’Italia, dove troviamo centri di applicazione in tutte le regioni, è  IMBIO – Istituto di Medicina Biologica di Milano.

Importante far propria l’idea che un’alimentazione ricca di carboidrati velocizzi i processi cellulari legati all’invecchiamento, determinando quindi un aumento dell’età biologica, rispetto all’età anagrafica.

Favorire quindi le farine biologiche ad alto contenuto di fibre, crusca che non solo mantengono bassi i valori di glicemia, ma cosa ben più importante sono un elisir di salute e giovinezza.

 



Novembre 23, 2014 Newsletter

Oggi l’Associazione vive grazie al contributo di nutrizionisti e medici specializzati, in particolare il prof. Giuseppe Di Fede direttore sanitario dell’Istituto di Medicina Genetica Preventiva e Personalizzata di Milano che, insieme alla dott.ssa Paola Carassai e a una équipe medica sostengono e promuovono l’Alcat Test, strumento per diagnosticare le intolleranze.

E’ fondamentale precisare che tutto lo Staff medico che partecipa all’Associazione è stato selezionato unicamente sulla base delle rispettive professionalità e non ricevono alcun compenso economico, collaborando solo mossi dalla loro passione e voglia di informare, coinvolgere e essere di aiuto a chi soffre di intolleranze alimentari.

E’ così che l’Associazione ha aiutato centinaia di persone ad affrontare al meglio le conseguenze fisiche e psicologiche di una diagnosi che incide in maniera radicale sulle abitudini alimentari e sulla quotidianità a tavola.

Per questo motivo, è importante associarsi.

Aderire è l’unico modo per permettere all’Associazione di:

  • divulgare una forma di conoscenza sempre più dettagliata e precisa delle intolleranze,
  • organizzare percorsi gastronomici
  • informare sulla cucina naturale
  • promuovere iniziative legate alla prevenzione dei disturbi alimentali connessi alle intolleranze
  • pubblicare testi che esaminano il mondo delle intolleranze.

Attraverso l’adesione all’Associazione, permetterai ai suoi referenti medici, di partecipare a convegni manifestazioni ed eventi finalizzati alla promozione e alla conoscenza della realtà sulle cause e conseguenze di una diagnosi di intolleranza alimentare.

Inoltre, sostenendo l’Associazione, potrai godere di sconti presso aziende alimentari selezionate e di convenzioni esclusive presso strutture convenzionate che eseguono l’Alcat Test.

Associarsi è semplice: bastano pochi passi e una donazione minima, che ti consentirà di entrare a far parte del Mondo delle Intolleranze.

Associati Ora… e potrai scegliere in omaggio uno dei miei due libri di ricette per intolleranti al Lattosio o al Nichel!



Ottobre 17, 2014 Newsletter

La stagione autunnale sottopone a duro stress il sistema immunitario. Il cambio di temperatura influenza negativamente le difese, e ci ammaliamo più facilmente. Sindrome influenzale, raffreddori, faringiti e bronchiti sono pronti a far capolino. Come possiamo difenderci, in modo naturale senza ricorrere a terapie aggressive e cicli di antibiotici?

I cibi di stagione contengono le sostanze antiossidanti, minerali e vitamine necessarie per mantenere attivo il sistema difensivo. Uva, Frutta secca, verdura di stagione, sono ottimi alleati.

Rafforzare le difese e aumentare il sistema immunitario sono queste le richieste del momento. Ma come? Prima di tutto bisogna porre molta attenzione agli alimenti che indeboliscono le difese: cibi troppo raffinati, condimenti carichi di grassi animali, zuccheri e dolci indeboliscono le difese.

Fare attenzione all’intestino: la salute del colon è fondamentale, dato che la maggior parte delle cellule deputate a difenderci sono prodotte proprio in quella sede.

Il benessere intestinale rappresenta l’obiettivo da mantenere, per avere un sistema immune, competente, attivo a capace di far fronte alle continue “aggressioni” da parte di virus e batteri, tipici della stagione. La qualità degli alimenti che mangiamo influenzerà la qualità della produzione di anticorpi. Sembra banale, ma è di fondamentale importanza.

La flora batterica intestinale se ben rappresentata e in equilibrio (eubiosi) sarà in grado di mantenere alto il livello qualitativo e quantitativo degli anticorpi. Una flora batterica alterata (disbiosi) da cause diverse, alimentazione sregolata, assunzione di cibi non di stagione, terapie antibiotiche massicce, alcune patologie, influenzerà in maniera negativa la produzione di anticorpi. Come fare per sapere se la propria flora batterica è nella norma? Un semplice test delle urine è in grado di scoprire l’alterazione dei batteri intestinali (disbiosi test) e consente di intervenire in tempo, con terapie mirate al ripristino dell’eubiosi intestinale. La flora batterica agisce un pò come una barriera sulle mucose, impedendo l’aggressione dei batteri nemici, favorendone cosi la loro eliminazione.

Il disbiosi test rivela la presenza di indicano e/o scatolo, derivanti dalla produzione di batteri alterati intestinali.

La produzione di sostanze patogene da parte di batteri cattivi nell’intestino può modulare in senso negativo la produzione di anticorpi e abbassare di conseguenza le difese immunitarie.

Una delle tante cause di disbiosi è rappresentata dalle intolleranze alimentari. Una dieta basata su alimenti poco graditi per il nostro fisico influenzerà le difese immunitarie e premetterà lo sviluppo di batteri patogeni intestinali. Il test per scoprire una possibile intolleranza alimentare è il test ALCAT, attraverso un prelievo di sangue venoso e un’apparecchiatura dedicata, il test ALCAT è in grado di determinare gli alimenti che creano intolleranza e che influenzano la salute non solo intestinale ma di tutto l’organismo.

Un intestino in salute, rappresenta un primo passo per mantenere lo stato di benessere globale dell’organismo.

 



Ottobre 5, 2014 RASSEGNA STAMPA

«Per intolleranza alimentare si intende una reazione avversa dell’organismo verso alcuni alimenti o additivi, lenta nel tempo e che può coinvolgere diverse parti dell’organismo come intestino, stomaco, pelle, vie urinarie, fino a compromettere in certi casi le comuni attività lavorative e sociali. La differenza tra allergie e intolleranze alimentari è netta: l’allergia porta una reazione immediata dopo aver ingerito un alimento (per esempio bolle sulla pelle, orticaria, edema delle labbra). Per l’intolleranza invece si intende una reazione avversa verso un alimento o un gruppo di alimenti che possono appartenere alla stessa famiglia alimentare (ad esempio le solanacee: pomodoro, patata, peperone e melanzana) lenta nel tempo e soggetta ad accumulo nel caso di introduzione frequente dei cibi non tollerati ».

La definizione di intolleranza alimentare, fornita dal Prof. Giuseppe Di Fede, delinea un problema sempre più diffuso nella nostra società, e che interessa grandemente chi lavora nel settore della ristorazione. Sempre crescente è infatti il numero dei clienti che richiedono particolare attenzione proprio perché intolleranti a qualche alimento. Direttore Sanitario di I.M.Bio Istituto di Medicina Biologica Milano e Istituto Medicina Genetica Preventiva I.M.G.E.P Milano, Docente nel Master di Nutrizione Umana all’Università di Pavia, Vice Presidente dell’Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate A.R.T.O.I., Di Fede fornisce alcune indicazioni utili per accogliere in sicurezza questi ospiti, in particolare gli intolleranti al nichel: «Una delle intolleranze che sta dilagando a macchia d’olio è sicuramente quella al nichel e tra i cibi ricchi di nichel troviamo il cioccolato e cacao in polvere, pomodori, spinaci, lenticchie, asparagi, legumi, frutta secca ed essiccata. Tra i cereali più ricchi di nichel ricordiamo l’avena, il mais, il miglio e il grano saraceno. Per quanto riguarda gli alimenti non vegetali, tra le maggiori fonti di nichel sono i frutti di mare, le ostriche, il salmone, i gamberi e le cozze, le aringhe e gli sgombri.

Ma va fatta attenzione anche a cibi e bevande in lattina o in scatola: in questi cibi il contenuto di nichel può aumentare a causa del materiale del contenitore e del processo di lavorazione; questo vale anche per le pentole dove cuciniamo. Quando si accolgono clienti intolleranti al nichel pertanto va prestata attenzione anche alle pentole e accessori che vengono usati in cucina». Altrettanto diffuse sono le intolleranze al lattosio e al glutine. Tutte vanno comunque trattate con la massima serietà: il cliente deve sentirsi sicuro quando è seduto a tavola. La sua richiesta di evitare determinati gruppi di ingredienti deve essere presa alla lettera: assolutamente da evitare l’atteggiamento di chi minimizza il problema. Per un intollerante al lattosio spesso anche “solo” una noce di burro può essere fonte di problemi, così come lo è una spolverata di farina per chi non tollera il glutine.

Attenzione, quindi, e gentilezza, per mettere l’ospite a proprio agio. Apprezzatissimi sono quei – pochissimi –  locali che offrono alternative mirate, ma anche dove non sia possibile, si possono servire piatti preparati al momento “su misura”, oppure ricorrere a proposte già in menu che il cameriere avrà cura di indicare come adatte. «Il ristorante  non ha l’obbligo di essere “accessibile” a chi ha particolari problemi di intolleranze, ma sicuramente, visto l’aumentare di questa condizione, numerosi ristoratori tentano di capire e adeguarsi cercando di gestire un nuovo modo di fare ristorazione, così da potersi dedicare a una clientela, spesso più curiosa ed entusiasta di quella “comune” quando trova un locale che l’accontenta». A parlare è Tiziana Colombo, foodspecialist e foodblogger (www.nonnapaperina.it), oltre che autrice di un libro sull’argomento intolleranze. «Fino a non molto tempo fa – continua – chiunque avesse una necessità particolare doveva leggere attentamente la carta, evitare tutti i piatti incompatibili con la sua patologia o la sua dieta, domandare ai camerieri o ai cuochi, senza la certezza assoluta di stare per assaggiare qualcosa che non lo danneggiasse… insomma una serata di svago correva sempre il rischio di trasformarsi in un brutto ricordo. Oggi, invece, c’è una nuova, se pur neonata, nicchia enogastronomica dedicata ai “diversamente-gourmet”.

Sicuramente un ristoratore che vuole cominciare ad affrontare il problema intolleranze dovrebbe studiare il problema e chiedere delle consulenze specifiche. Ma in primis deve crederci e non sottovalutare il problema. Nel giro di qualche anno i ristoranti che non accetteranno che le intolleranze esistono saranno sempre più vuoti e quelli che invece prendono sul serio l’argomento sono sempre pieni già da ora».

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Settembre 2, 2014 RASSEGNA STAMPA

Ci sono alimenti di uso comune che, anche se possono sembrare apparentemente innocui e salutari, sono invece in grado di accendere una infiammazione a livello cellulare che porta come diretta conseguenza l’accumulo peso, e non solo

Fino ad una decina di anni fa se ne sapeva ben poco, oggi ne sentiamo parlare sempre più spesso: ci riferiamo alle intolleranze alimentari, un problema che secondo i dati raccolti dal Ministero della Salute, coinvolge in Italia ben il 2% degli adulti e l’8% dei bambini. L’intolleranza alimentare, a differenza dell’allergia, non è una condizione perenne: si tratta più semplicemente di una reazione avversa ad un alimento specifico che può essere risolta seguendo un percorso di rieducazione al cibo. I sintomi sono indubbiamente fastidiosi, ed in alcuni casi dolorosi, ma in genere non costituiscono un pericolo di vita.

Per approfondire il tema abbiamo incontrato il professor Giuseppe Di Fede, medico chirurgo edocente di Nutrigenomica e Nutrizione umana presso l’Università di Pavia, nonché direttore dell’Istituto di Medicina Biologica (IMBIO) di Milano, che ci ha spiegato anche come le intolleranze possano pesare sulla bilancia, oltre che sulla salute.

Oggi sono davvero tante le persone che soffrono di intolleranze alimentari. Un tempo erano meno diffuse oppure, più semplicemente, non riconducevamo i sintomi a tale problema?
Oggi abbiamo degli strumenti di laboratorio, che ci consentono di analizzare meglio lereazioni cellulari che avvengono quando consumiamo degli alimenti, che, a nostra insaputa, non sono tollerati dall’organismo. Diversi disturbi hanno continuato a compromettere la salute delle persone per anni sotto i nostri occhi, proprio perché non si pensava che essi fossero da imputare a reazioni infiammatorie dovute al cibo, come invece si è scoperto in seguito.

Da che cosa sono causate?

All’origine ci sono probabilmente una serie di concause. Cambiamenti della materia prima alimentare e delle lavorazioni possono aver contribuito ad innescare dei processi di assimilazione e digestione degli alimenti più lenti. In più, il consumo eccessivo di alcuni cibi e una dieta monotona possono creare un sovraccarico di sostanze che il nostro organismo fatica ad eliminare. E ancora, la predisposizione genetica contribuisce ad innescare reazioni da intolleranza, soprattutto al lattosio al glutine ed al frumento, sostanze che sono presenti in una percentuale maggiore negli alimenti rispetto al passato per rendere il prodotto finale malleabile, facile da lavorare.

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Agosto 30, 2014 Newsletter

ALCAT Test parteciperà a NUTRISPORT, il 1° meeting scientifico di nutrizione, integrazione e sport, che si terrà a Bologna dal 6 all’8 settembre. Domenica 7 settembre, sempre nell’ambito del convegno, si terrà il workshop Imgep “Intolleranze alimentari e sport”, tenuto dal Prof. Giuseppe Di Fede, Direttore Sanitario di IMBIO e IMGEP.

Le intolleranze alimentari sono una problematica responsabile di numerosi disturbi, i più disparati possibili, che possono influenzare la performance sportiva. Si tratta quindi di un tema di assoluto interesse per coloro che lavorano con atleti, di ogni livello. Ma spesso le opinioni in materia sono discordanti e confuse.

NUTRISPORT è un meeting di alto spessore scientifico articolato su tre giorni di eventi che si svolgeranno in concomitanza con il 26° Salone Internazionale del Biologico e del Naturale presso le fiere di Bologna Sabato 6, Domenica 7 e Lunedì 8 Settembre.

Tutti gli eventi nascono dalla stretta collaborazione tra SINSeB, impegnata da anni   nell’aggiornamento in materia di nutrizione sportiva e la Scuola di Nutrizione ed Integrazione nello Sport (SaNIS).

Per maggiori informazioni, visita il sito dell’evento:   http://www.sinseb.it

Scarica la locandina: Programma NUTRISPORT-1



Giugno 27, 2014 Newsletter

Nella pancia lavora il nostro più grande organo interno, l’intestino. Condivide con noi la vita cosciente, le emozioni, i pensieri, ci nutre e sostiene, eppure ci accorgiamo delle sua presenza solo nei in momenti di malessere, come in caso di colite e gastroenterite.

La sua calma è solo apparente, in continuo movimento, silenzioso, elabora il cibo, lo analizza e utilizza le componenti nutritive degli alimenti per le funzioni vitali e gli scarti, che verranno eliminati dal colon. Come prendersi cura di una parte cosi importante quanto vitale? Basta pensare a come mangiamo e di conseguenza all’influenza che avrà il cibo ingerito sul nostro organismo. Alcuni cibi possono infiammare la mucosa dell’intestino, innescando fenomeni noti con il nome di colite. La sindrome del colon irritabile è la massima espressione di un disagio dell’intestino, che può essere sostenuto da alimenti intollerati e stati emotivi particolari. Ne soffre una buona parte degli Italiani, spesso sottovalutata.

Dagli alimenti ricaviamo tutte le sostanze che dall’intestino andranno a nutrire il cervello. La maggior parte dei neuro trasmettitori, originano dall’intestino.

Cosa succede se l’intestino si infiamma e non assorbe in maniera corretta i nutrienti?

L’infiammazione intestinale è percepita come una condizione di disagio, malessere, che limita le relazioni sociali e lavorative, influenza i pensieri e i ragionamenti. Immaginate di dover fare una semplice calcolo matematico, mentre siete in preda ad un violento attacco di dissenteria acuta! Scoprire se l’intestino è “felice” non è poi cosi difficile, ecco alcuni esempi che segnalano uno stato di malessere: le feci non sono formate e si soffre spesso di dissenteria, magari più volte al giorno; la pancia è sempre gonfia o tende a gonfiarsi durante la giornata mentre al risveglio, a stomaco vuoto, è piatta; la digestione è particolarmente lunga e difficoltosa, si avverte sempre un senso di pienezza e si mangia a volte senza troppa fame; la forma delle feci e la consistenza è una buon indicatore di funzione intestinale: non devono essere liquide, a pallina ed eliminate a pezzettini.

La diagnostica di laboratorio, ci aiuta a capire meglio cosa accade all’intestino e al nostro organismo. Un valido strumento è il Test ALCAT per la ricerca delle intolleranze alimentari, eseguito su prelievo di sangue. Il test consente la diagnosi di cibi, alimenti e gruppi alimentari che infiammano la mucosa intestinale, e la successiva impostazione di una dieta che permette di rafforzare la capacità di recuperare la tolleranza agli alimenti. Il Disbiosi test, eseguito su urine, concluderà la diagnosi di disbiosi intestinale, indicando il tipo di alterazione batterica intestinale. Inoltre, la scelta di probiotici e prebiotici adeguati, riporterà l’intestino verso le funzioni fisiologiche corrette.


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