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La dieta genetica per mangiare bene e prevenire l’insorgenza di infiammazione.

Il nostro DNA ci può dare tantissime informazioni preziose. Conoscere queste informazioni è uno strumento di analisi e prevenzione davvero unico.

Con il test genetico GENE & DIET® analizziamo con un metodo non invasivo (è un test su saliva che si può fare comodamente da casa) alcuni geni legati al metabolismo. Il Dott. Alessio Tosatto, biologo nutrizionista in Imbio, ci spiega in modo molto semplice la relazione che ha il nostro DNA con l’alimentazione e come possiamo utilizzare queste informazioni per migliorare il nostro stato di forma, prevenire l’insorgenza di infiammazione e di malattie cardiovascolari. 

Il nostro DNA influenza la risposta agli alimenti che mangiamo?

Vi è mai capitato di domandarvi perché alcune persone hanno una determinata corporatura? La risposta può essere scritta nel nostro DNA e nello stile di vita che adottiamo.

Ad esempio nelle donne la rinomata conformazione “a pera”, quindi di tipo ginoide, piuttosto che la capacità di alcuni individui di metabolizzare grassi e zuccheri con estrema facilità o ancora quella di altri ad “ingrassare” velocemente e solo in determinate zone è causata dalla risposta genetica ai diversi fattori ambientali.

Il fenotipo, ovvero l’insieme di caratteristiche visibili di un individuo, è il risultato dell’interazione tra i nostri geni e i fattori esterni. Questo significa che il nostro patrimonio genetico, ovvero il genotipo, determina solo in parte quello che siamo e i fattori ambientali possono avere una maggiore o minore influenza a seconda dei casi. Genotipi uguali possono, se sottoposti all’azione di ambienti differenti, produrre diversi fenotipi o viceversa.

Tra i fattori esterni rientrano sicuramente l’alimentazione e lo stile di vita (esposizione al fumo, sedentarietà, etc.) oltre all’ambiente dove viviamo (fattori di inquinamento e igiene).
Alimentazione e stile di vita vanno ad incidere sugli ormoni, che vanno a determinare oltre alla genetica quella che può essere una conformazione strutturale ed una determinata corporatura.

Oggi, mediante un semplice prelievo salivare, è possibile valutare la propria predisposizione a diverse problematiche e capire come l’alimentazione possa incidere su di esse, in una sola parola: fare prevenzione.

Il rischio genetico verso una determinata patologia non comporta il reale sviluppo della patologia stessa; quando però al rischio genetico si associa un “rischio ambientale” le probabilità aumentano fortemente. Nella situazione opposta, un forte rischio ambientale può essere compensato da un profilo genetico protettivo.

Le caratteristiche genetiche individuali (rischio genetico) sono quindi importanti nel determinare la sensibilità ad un rischio ambientale. La grande differenza tra fattori di rischio genetici e ambientali è che i primi sono immodificabili, mentre i secondi possono essere modulati in base a scelte personali che coinvolgono lo stile di vita e le abitudini alimentari.

Alimentazione e genetica si influenzano a vicenda

La nutrigenomica è la scienza che studia il rapporto tra il genoma e la dieta. La nutrigenetica studia il modo in cui ognuno di noi (con un DNA unico e sempre diverso) reagisce alle molecole presenti nei cibi. Esse rappresentano le frontiere delle scienze dell’alimentazione e sono due materie che si sono sviluppate molto nel corso dell’ultimo decennio.

Il cibo e i geni si parlano in continuazione e influenzano con il loro dialogo molti aspetti della salute e della società. 
Tutti gli alimenti che portiamo a tavola contengono molecole che possono influenzare in modo diretto o indiretto l’espressione dei geni con conseguenze importanti sulla nostra salute, sia in positivo che in negativo.
È possibile migliorare il proprio stato di forma e di benessere attraverso una dieta personalizzata sulla base dei nostri geni.
Negli ultimi anni è emerso chiaramente come gli alimenti non servano soltanto come “carburante” per i processi metabolici (non si parla solo di calorie e nutrienti), ma agiscano anche regolando direttamente l’informazione scritta nel nostro DNA. Ad esempio, se un gene riesce a modificare la propria capacità di produrre determinate proteine (enzimi), magari coinvolte nei meccanismi che regolano la digestione, cambierà la nostra capacità di digerire alcuni nutrienti.
Il cibo non influenza solo i geni coinvolti nei processi digestivi, ma anche quelli coinvolti nei processi infiammatori.
Per questo è importante fare attenzione alla nostra dieta e al nostro stile di vita. Conoscere la reazione dei nostri geni a determinati alimenti ci fornisce uno strumento unico di prevenzione su tutta la linea, anche nei confronti di malattie come cancro, Alzheimer o diabete.

Se è vero che il cibo influenza il DNA, è altrettanto vero il contrario: ovvero che il nostro patrimonio genetico può determinare diverse risposte di fronte allo stesso alimento. Un esempio conclamato è il celiaco, colui che non riesce a digerire il glutine.

A partire da questa considerazione, il consiglio nutrizionale che segue il test GENE & DIET®, ha come obiettivo una dieta personalizzata che tiene conto del patrimonio genetico dell’individuo e non solo dei valori “standard” come peso, altezza, genere ed età.

Lo studio dei geni per ottimizzare l’alimentazione 

È ormai noto che le abitudini di vita hanno un effetto determinante sul buon funzionamento dell’organismo e sul benessere dell’individuo. Tra le abitudini di vita, quelle che esercitano il maggiore effetto sono quelle alimentari.
Una corretta alimentazione, infatti, fornisce le sostanze che permettono all’organismo di crescere e di funzionare in modo ottimale. La conoscenza della propria costituzione genetica rappresenta uno strumento innovativo in grado di orientare la scelta dello stile di vita e dell’alimentazione più corretti.
È un approccio innovativo che permette di ottimizzare l’alimentazione ottenendo i massimi benefici e riducendo i fattori negativi.
Partendo dalle differenze genetiche si riesce a delineare un piano nutrizionale personalizzato allo scopo di migliorare il proprio stato di forma e di salute e di prevenire o ritardare l’insorgenza di patologie correlate all’alimentazione.

Come funziona il test GENE & DIET®

Mediante il test  GENE & DIET® è possibile analizzare un insieme di geni coinvolti nel metabolismo, fornendo informazioni utili per determinare lo stile di vita migliore per quell’organismo.

L’esame, in particolare, permette di rilevare predisposizione per:

  • celiachia (sensibilità al glutine)
  • diabete di tipo 2 (metabolismo degli zuccheri)
  • alterazione metabolismo dei lipidi (tendenza a produrre più o meno grasso)
  • sensibilità all’alcool
  • difetti a livello di circolazione sanguigna (rischio cardiovascolare)
  • capacità di produrre infiammazione e di infiammarsi
  • intolleranza genetica al lattosio
  • metabolismo della vitamina D e glutatione (potente antiossidante)
  • deficit epatico nella gestione di sostanze chimiche

Attraverso l’esito è possibile quindi conoscere i punti deboli e i punti di forza dell’organismo e impostare una nutrizione personalizzata e preventiva, al fine di modulare l’impatto della propria genetica sul proprio essere.

Mediante il risultato del test si riesce a capire quali sono i parametri da tenere ed eventualmente le possibili integrazioni consigliabili per tenere il tutto sotto controllo.

Il test genetico non è invasivo e può essere effettuato anche a casa: si acquista un kit per il prelievo della saliva e si spedisce il campione in laboratorio.

Guarda la testimonianza di Andrea, il campione delle Spartan Race

I benefici della dieta genetica 

Risulta evidente quanto lo stile di vita sia un’arma potentissima, la migliore, per tenere l’organismo in stato perenne di energia e ovviamente salute. Affidarsi ad un piano nutrizionale personalizzato, basato sulla nostra genetica, porta innegabili benefici.

Oltre ad aiutare a migliorare il proprio stato di forma fisica, la dieta su base genetica consente di:

  • mantenere sotto controllo i livelli di glicemia
  • ridurre gli attacchi di fame
  • aumentare il senso di sazietà
  • rallentare i processi infiammatori
  • prevenire patologie come diabete, osteoporosi, infarto ed ictus

L’alimentazione è la principale componente ambientale con cui il nostro organismo interagisce. Le modalità con cui gli alimenti interagiscono con il nostro organismo dipendono fortemente dalle nostre caratteristiche genetiche.
L’alimentazione in base alla genetica può infatti costituire il miglior strumento di prevenzione e mantenimento dello stato di salute ottimale.

Contatta il Dott. Alessio Tosatto per una consulenza nutrizionale personalizzata

Dott. Alessio Tosatto

Biologo Nutrizionista

Riferimenti:  Nutrigenomica, Nutrigenetica, Alimentazione
Redattore: Dott. Alessio Tosatto


February 21, 2017 Newsletter

testosterone

 

Il testosterone fa parte del gruppo degli androgeni, derivante dal colesterolo, viene prodotto principalmente in risposta all’ormone LH dai testicoli, ma anche a livello delle ghiandole surrenali sia negli uomini che nelle donne e in minor misura nelle ovaie.



July 22, 2016 Staff

Dr.ssa JESSICA BARBIERI

Nutrizionista Biologa


FORMAZIONE ACCADEMICA

Laurea Specialistica in Scienze Biologiche – Facoltà di Scienze MM. FF. NN. Presso l’Università degli Studi di Pavia, luglio 2004. Tesi di Laurea Sperimentale svolta presso il Laboratorio di ricerca di Biologia dello Sviluppo, Università degli Studi di Pavia.

 Vincitrice di una borsa di studio; durante il corso di laurea frequenta un anno accademico presso la “Technical University of Denmark (DTU)”, Copenhagen, DK.

Dottorato di Ricerca (PhD) conseguito nel 2007 presso l’Università degli Studi di Pavia con pubblicazione di una Tesi Sperimentale

Master di I e II livello in Nutrizione Clinica presso l’Accademia internazionale di Nutrizione Clinica, anno 2008. Tesi dal titolo: “Intolleranze alimentari e infezioni uroginecologiche”.

Attualmente iscritta alla Scuola di Nutrizione e Integrazione nello Sport (Sa. N. I. S.), sede di Pavia per l’ottenimento della Certificazione Americana CISSN (Certificate of International Society of Sport Nutrition)



August 19, 2015 Newsletter

Con il termine fibromialgia (o sindrome fibromialgica) si definisce uno stato clinico complesso, definito dall’American College of Rheumatology come “una condizione di dolore cronico diffuso con caratteristici “tender points” (punti dolenti alla pressione) all’esame fisico, spesso sono presenti una varietà di sintomi quali la fatica, i disturbi del sonno, alterazioni dell’umore, cefalea, la sindrome del colon irritabile.

 Che cos’è la fibromialgia

La fibromialgia è stata ed è ancora una delle diagnosi più controverse in medicina. La diagnosi si basa quasi esclusivamente su elementi  diagnostici di  esclusione. L’angolo di visuale del reumatologo  non sempre concorda con quello dello psicologo, dello psichiatra o del neurologo. La diagnosi spesso è tardiva e il soggetto colpito da questa patologia, prima di approdare ad una conclusione diagnostica, impiega diverso tempo e in alcuni casi anni.

Esistono diverse tipologie di pazienti, con caratteristiche cliniche differenziabili in base alla prevalenza dei sintomi. Alcuni ricercatori, nel 1996 (Turk e collaboratori) dimostrarono l’esistenza di sottogruppi di pazienti differenziabili in base a caratteristiche cognitive, psicosociali e che rispondevano in modo diverso al trattamento farmacologico. Nel 2003, Giesecke e collaboratori, basandosi sulle caratteristiche del dolore (intensità, capacità di controllo del dolore e soglia nocicettiva) e sugli aspetti interpretativi ed emozionali della percezione nocicettiva (ansia, depressione e catastrofismo) identificarono tre tipologie di pazienti (1):

  •  il primo gruppo (51,5%) è caratterizzato da valori medi per tutti i parametri misurati; comprende la maggior parte dei pazienti che si rivolgono al medico di medicina generale a causa del dolore diffuso e che, solitamente, rispondono maggiormente al trattamento;
  •  il secondo gruppo (32%) è caratterizzato da alti livelli di ansia, depressione e catastrofismo, da scarsa capacità di autocontrollo del dolore e da elevata dolorabilità alla digitopressione;
  •  il terzo gruppo (16,5%) è invece caratterizzato da pazienti con bassi livelli di ansia, depressione e catastrofismo ma con soglia nocicettiva particolarmente bassa.

 Diagnosi di fibromialgia

I criteri per la diagnosi della fibromialgia sono stati definiti dall’American College of Rheumatology nel 1990. Nel 1992 la fibromialgia è stata riconosciuta come malattia nosograficamente autonoma dalla Organizzazione Mondiale della Sanità.

 Sintomi della fibromialgia

Dolore

Il dolore cronico diffuso, riferito a “tutto il corpo”, presente da almeno 3 mesi, è indubbiamente il sintomo più caratteristico della fibromialgia, rilevandosi nella quasi totalità dei pazienti. Si tratta di un dolore diffuso che non presenta una particolare distribuzione anatomica. L’elenco dei segni e dei sintomi è estremamente ampio e variegato. Il tipo di descrizione più diffusa è: “mi fa male tutto” o , “riesco prima a dire che cosa non mi fa male” sono del tutto caratteristiche dei pazienti fibromialgici.

Il dolore viene abitualmente definito come “pungente”, “urente”, “lancinante”,penetrante”. La sintomatologia dolorosa viene caratteristicamente accentuata dal freddo, dall’umidità, ma anche da eventi stressanti, periodi di inattività o dal sovraccarico funzionale.

Le terapie farmacologiche fino ad ora utilizzate, prevedono l’uso di farmaci che agiscono sulla muscolatura, con effetto miorilassante. In altri casi, si ricorre all’uso di farmaci che aumentano la presenza di serotonina (aumentano il reaptake di serotonina). Antidepressivi e farmaci con effetto psicotropo sono spesso impiegati in associazione tra loro. Ma sono solo dei farmaci che agiscono sui sintomi, dando un beneficio al soggetto colpito dalla fibromialgia, seppur temporaneo. Spesso alcun pazienti individuano delle cause scatenanti il dolore, in alcuni alimenti.

Ma esistono alimenti in grado di scatenare o aumentare il dolore, nei pazienti fibromialgici? Prima di tutto è corretto dire che non esiste una dieta specifica per la cura della fibromialgia.

Alcuni soggetti hanno tratto beneficio con diete povere di grassi, derivati del grano e zuccheri. Il riscontro di tali benefici escludendo alcuni alimenti, è del tutto casuale e spesso dovuto a scelte nutrizionali per il controllo del peso.

Se vogliamo essere un po’ più precisi e scientifici, se la fibromialgia è uno stato infiammatoria generalizzato, dell’apparato muscolo-schelettrico, allora possiamo ricercare una delle possibili cause, nell’infiammazione da cibo.

Il test ALCAT ci aiuta ad individuare gli alimenti che innescano una reazione esagerata di una particolare popolazione cellulare, i Granulociti Neutrofili. Essi rappresentano le prime difese  deputate al controllo dello stato di salute dell’individuo. Una iper attività di queste cellule, innesca una reazione infiammatoria di tutto l’organismo, che in alcuni soggetti si concentra sulla muscolatura e articolazioni. Una dieta priva degli alimenti non tollerati, sotto la guida delle indicazioni del test ALCAT, permette di ridurre lo stato infiammatorio e di conseguenza il dolore. Ci sono altri marcatori biochimici che si associano al test ALCAT, il dosaggio degli acidi grassi,(rapporto omega3 e omega6) dove lo squilibrio a favore dell’acido arachidonico, proinfiammatorio, ne influenza la sintomatologia dolorosa.

Il bilancio dello stato ossido riduttivo e la produzione eccessiva di radicali liberi, è una condizione favorente l’infiammazione dei tessuti muscolari e schelettrici, il controllo del bilancio tra Glutatione ossidato e Glutatione ridotto, può indicarci la capacità individuale di difesa dall’attacco dei radicali liberi e ridurre la potenzialità lesiva e infiammatoria dei radicali liberi prodotti.  

Gli esami di laboratorio indicati sono disponibili presso il nostro Istituto.



February 2, 2015 Newsletter

Imbio e i professionisti gravitanti nella sua orbita offrono una nuova possibilità di formazione, un convegno dal titolo “ Dalle intolleranze alimentari alla Nutrigenetica: stress ossidativo, metodiche a confronto; invecchiamento cellulare e neurologico”.

Evento in cui si parlerà di stress ossidativo, degli effetti che ha sull’organismo umano e delle relative applicazioni cliniche.Di disbiosi intestinale ed infiammazione, ma soprattutto del mangiar sano come perfetto metodo di prevenzione. Di invecchiamento cellulare e neurologico e della nutrizione consapevole come una delle più quotate pratiche antiaging .

Questi e tanti altri i temi che verranno trattati in questa occasione, in cui sarà possibile ascoltare dalla viva voce di specialisti del settore come meglio reagire ad alcune patologie e quindi ricevere dettagliate informazioni a riguardo.

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December 5, 2014 Newsletter

Gli acidi grassi rappresentano una componente fondamentale dell’organismo, svolgono funzioni strutturali, energetiche e metaboliche negli organismi viventi. Nell’uomo, in parte derivano dalla dieta, cioè dalle sostanze grasse ed in parte sono prodotti direttamente dall’organismo.  La loro sintesi avviene principalmente nel fegato e in misura minore nei muscoli, nel sistema nervoso centrale, nelle piastrine e in alcune cellule immunitarie.

Gli acidi grassi presenti nell’organismo si suddividono in:

Acidi grassi Saturi (SFA): di cui fanno parte i trigliceridi di deposito che se assunti in eccesso sono implicati nella genesi delle malattie cardiovascolari.

Acidi grassi Monoinsaturi (MFA): esercitano effetti benefici sulla salute, regolando il tasso di colesterolo ed intervenendo nella protezione del sistema cardiovascolare.

Acidi grassi Polinsaturi (PUFA): si distinguono in due famiglie la serie omega 6 (ω-6) e la serie omega 3 (ω-3), più nota quest’ultima come EPA e DHA.

Gli acidi grassi della serie ω-3 sono normalmente presenti negli alimenti marini, in alcune piante ed in taluni prodotti animali quali pollo, tacchino e uova.

L’acido grasso ω-3 maggiormente presente nel mondo vegetale è l’acido α-linolenico (presente soprattutto nei vegetali a foglia verde, nei legumi, nella frutta secca, nelle noci, in alcuni oli come quelli di lino e di soia, nell’estratto di colza o ravizzone).

L’acido a-linolenico, per esercitare gli effetti biologici determinanti l’ottimale funzionamento del cervello, della retina e delle gonadi , i quali esplicano un’azione protettiva nei confronti del processo aterosclerotico e nell’insorgere di malattie cardio-vascolari, deve essere trasformato in EPA e DHA.

EPA e DHA sono presenti nel fitoplancton e sono concentrati in particolare in alcune specie ittiche (pesci che vivono nelle acque fredde).

EPA e DHA sono i più importanti acidi grassi a lunga catena della serie ω-3 e svolgono nell’organismo umano funzioni strutturali e funzionali. Il rapporto ottimale, relativo ad uno stato di ottima salute, tra acidi grassi polinsaturi a lunga catena ω-3 / ω-6, che permetta di svolgere in modo adeguato le loro funzioni, è di circa 1:4. Da diversi anni siamo in grado di dosare il valore del rapporto degli acidi grassi, attraverso un prelievo di sangue. Una diminuzione di acidi grassi ω-3 è caratterizzata da sintomi neurologici, ridotta acuità visiva, dermatiti, ritardi di crescita, allergie e riduzione della capacità di apprendimento.

Studi recenti indicano che regimi dietetici ricchi di acido α-linolenico, determinino una riduzione delle patologie cardio-vascolari e riducano i livelli di trigliceridi.

Nella dermatite atopica , soprattutto dell’età infantile , sono stati riscontrati una significativa diminuzione di acido arachidonico ed un aumento di acido linolenico e che la sintomatologia (prurito, segni di flogosi ed eczema) migliora con la somministrazione di acido γ-linolenico.

Altre patologie, nelle quali recenti ricerche di base e cliniche hanno dimostrato l’importanza degli acidi grassi insaturi ω-3 e ω-6, sono quelle che coinvolgono la mammella, il colon, la prostata, le artriti e le patologie autoimmuni.



December 3, 2014 Newsletter

Nel prolifico ed instancabile calderone dei programmi di cucina, dove grandi chef ed aspiranti tali si sfidano a suon di creazioni culinarie, è in “cottura” un nuovo format televisivo dal titolo “La salute vien mangiando”, interamente dedicato alle intolleranze alimentari, al benessere e salute legati al cibo.

Idea nata dall’intenzione di incrementare sempre più il numero di persone interessate ad uno stile di vita sano, predisposte ad imparare che “La salute vien mangiando” e che sano non deve per forza corrispondere a poco gustoso.

Progetto nato con la finalità di suggerire il modo migliore di sostituire gli ingredienti colpevoli dei fastidiosi sintomi, ma soprattutto rendere il pubblico a casa autonomo nel ricreare le ricette viste in tv.

Durante le puntate vedremo grandi chef all’opera, pronti a realizzare appetitose ricette ma rispettose delle esigenze di chi soffre di intolleranze alimentari, diabete, piuttosto che colesterolo o di chi semplicemente si mette in testa di mangiar sano, senza dover per forza rinunciare al gusto.

Certamente i grandi nomi della ristorazione italiana, la faranno da padroni ai fornelli, deliziando occhi e palati con le loro splendide creazioni.

A far da giudice supervisore in cucina Tiziana Colombo, inviata speciale d’eccezione, gestirà i collegamenti con lo studio e con gli ospiti presenti.

Invertendo l’ordine solito del prima il dovere e poi il piacere, dopo la piacevole “pratica in cucina”, si passerà alla “doverosa teoria” in studio. Dove i medici dello staff IMBIO e IMGEP coadiuvati dalla Dott.ssa Paola Carassai e professionisti del settore, commenteranno il piatto, gli ingredienti e le relative proprietà nutritive fornendoci preziosi consigli su come riconoscere i sintomi di un’intolleranza e il modo migliore di affrontarla.

Dall’alto della personale esperienza e professionalità, cercheranno di indurre intolleranti e non, sul cammino del mangiar sano.

“La salute vien mangiando”, il programma prodotto da MA MA SRL negli studi televisivi di “AltroStudio” a Cinisello Balsamo e trasmesso sulle diverse emittenti Tv del proprio circuito televisivo, ci terrà compagnia per trenta minuti, con la speranza che chi ha problemi alimentari si senta un po’ meno solo, condivida con altre persone dubbi e perplessità ma che soprattutto riesca col nostro aiuto a portar colore alla sua cucina.

 



September 24, 2014 Newsletter

Giovani o mature, snelle o in sovrappeso le donne prima o poi ne cadono quasi tutte vittime: stiamo parlando della cellulite, un problema che interessa l’80% della popolazione femminile e che costituisce motivo di cruccio e scontento per molte.

Integratori, creme e macchinari possono aiutare nell’attenuazione di questo inestetismo, ma per prevenirlo in maniera efficace il primo passo da compiere, sostengono gli esperti del settore, consiste nell’adottare uno stile di vita sano, che vuol dire movimento, cibo nella quantità e proporzioni corrette e riposo adeguato.

Per approfondire l’argomento ed imparare a scegliere cosa mettere nel carrello della spesa e cosa invece evitare, abbiamo chiesto aiuto al dottor Sacha Sorrentino, biologo nutrizionista esperto in nutrigenetica, intolleranze alimentari e nutrizione sportiva.

Che cos’è che causa davvero la cellulite?
La cellulite è un problema multifattoriale che grava sulla salute estetica femminile, spesso già in età post adolescenziale, conferendo alla cute l’aspetto a buccia d’arancia. Lo stress, l’alimentazione scorretta, la scarsa idratazione e la predisposizione genetica individuale sono i fattori principali che contribuiscono alla sua comparsa.
Poiché le terapie esistenti per la cura della cellulite sono insoddisfacenti per il trattamento delle forme più gravi, dopo la sua comparsa, diventa fondamentale un’azione preventiva.

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September 3, 2014 Newsletter

Sabato 27 settembre 2014, a Milano, presso Cascina Cuccagna – 1° piano – via Cuccagna 2/4 ang. via Muratori – Milano

Si terrà “Dalle Intolleranze Alimentari alla Nutrigenetica: Ginecologia e supporti per il periodo gestazionale”il seminario accreditato ECM per medici, ginecologi, biologi e ostetriche,organizzato da Akesios, in collaborazione con Imgep – Istituto Medicina Genetica Preventiva Personalizzata.

In che modo l’alimentazione materna può condizionare la salute del feto, del neonato e del futuro adulto? Qual è il ruolo giocato dalle intolleranze alimentari in gravidanza? Perché ALCAT Test si è rivelato un valido strumento per la diagnosi, la prevenzione e la gestione dei disturbi legati alle intolleranze? In che modo è possibile migliorare o prevenire l’insorgenza di patologie partendo dal genotipo individuale?

Il seminario costituisce una preziosa occasione di aggiornamento, che vedrà alternarsi, sul tavolo dei relatori, gli Specialisti dell’Istituto di Medicina Biologica di Milano, impegnato da anni nell’ambito della nutrizione, delle intolleranze e nella ricerca genetica a supporto di una corretta alimentazione. L’obiettivo sarà quello di offrire una panoramica quanto più completa possibile sull’importanza delle scelte alimentari in gravidanza, le patologie più frequentemente legate alle intolleranze alimentari e gli strumenti che possono agevolare lo stato di salute della madre e del bambino.

Provider ECM – Akesios Group srl – Parma – Tel. 0521/647705 – Fax. 0521/1622061   www.akesios.it – info@akesios.it

 8 CREDITI ECM MEDICI – GINECOLOGI – BIOLOGI – OSTETRICHE

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