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Cefalea, stanchezza cronica, irritabilità possono essere sintomi della sindrome dell’intestino permeabile o gocciolante. Una patologia sempre più frequente che porta al deterioramento della barriera intestinale con il rischio di sviluppare allergie ed altri disturbi 

La sindrome dell’intestino permeabile o sindrome dell’intestino gocciolante (Leaky Gut Syndrome), è una condizione in cui la barriera intestinale non è più in grado di svolgere la sua funzione protettiva, che consente l’assorbimento dei nutrienti e impedisce l’ingresso di tossine, agenti patogeni o sostanze allergizzanti nel circolo sanguigno.

La barriera intestinale è di fondamentale importanza, non solo per il benessere fisico e psichico, ma anche per la salute e la buona risposta del sistema immunitario. Se questa barriera viene meno, siamo più esposti ad una serie di rischi che possono portare allo sviluppo di allergie, disturbi, problemi alla tiroide e malattie autoimmuni.

La dottoressa Giulia Temponi, biologa nutrizionista in Imbio, ci spiega quali sono le possibili cause di questa sindrome, come riconoscerla e come l’alimentazione può giocare un ruolo fondamentale nella cura.

Cause della sindrome dell’intestino permeabile 

Le cause della sindrome dell’intestino permeabile o gocciolante possono essere diverse.
Alla base può essere causata da stress fisici prolungati, sovrallenamento, cattiva alimentazione (eccessi alimentari, abuso di zuccheri e cereali raffinati, ecc…), utilizzo di farmaci come antibiotici o fans, abuso di lassativi, deficit enzimatici e disbiosi (disequilibrio della flora batterica).

A seguito di queste situazioni le funzioni della barriera si possono alterare innescando un processo infiammatorio ed un’iper-reattività del sistema immunitario. Questo può portare a malattie infiammatorie croniche o autoimmuni, come ad esempio la celiachia e la psoriasi.

Quali sono i sintomi della sindrome dell’intestino permeabile?

I sintomi più comuni della sindrome dell’intestino permeabile (sindrome dell’intestino gocciolante) sono:

  • cefalea
  • irritabilità
  • ansia
  • sbalzi d’umore
  • stanchezza cronica
  • dolori articolari e muscolari
  • disturbi intestinali (intestino irritabile, costipazione, gonfiore addominale, diarrea)
  • allergie e intolleranze alimentari
  • alterazioni tiroidee (soprattutto ipotiroidismo)

Gli sbalzi d’umore sono connessi al rilascio di serotonina, che ha origine proprio nell’intestino.

Complicanze della sindrome dell’intestino permeabile: deficit di vitamine e minerali

Uno dei campanelli d’allarme utili a diagnosticare la sindrome dell’intestino permeabile è il deficit di micronutrienti.
Una carenza di vitamine e/o minerali può essere causata dal mal assorbimento intestinale.

Se si riscontrano carenze importanti di minerali e vitamine (ferro, magnesio, zinco, selenio, iodio, vitamine del gruppo B, vitamine A, C, E e omega 3) è bene provvedere ad una integrazione.

Il test per diagnosticare questa patologia è un esame su feci, che rileva i livelli di zonulina, la proteina prodotta dalle cellule enteriche che modula la permeabilità delle giunzioni strette tra le cellule della parete del tubo digerente e ne regola la permeabilità intestinale. Alti livelli di zonulina sono correlati ad un deterioramento della mucosa intestinale.

Quali alimenti possono provocare la sindrome dell’intestino permeabile?

Oltre allo stress e all’assunzione di farmaci, esistono alimenti che possono provocare la sindrome dell’intestino permeabile.
Se soffriamo di questo disturbo dovremmo eliminare dalla nostra dieta:

  • gli alimenti contenenti glutine, proteina che interferisce con il rilascio di zonulina, ed alimenti ad alto indice glicemico (come i carboidrati raffinati, i prodotti da forno, i dolci) che fermentano facilmente nell’intestino
  • i prodotti lattiero-caseari, la beta caseina in essi contenuta causa un aumento dei livelli del marker infiammatorio del colon e un aumento della secrezione di mucina che in elevate quantità, contribuisce a questa sindrome
  • la solanina, alcaloide contenuto nelle solanacee (ovvero pomodori, patate, melanzane, peperoni, peperoncino), che può risultare tossica e stimolare una risposta immunitaria in presenza di questa sindrome
  • le saponine, contenute in quinoa, liquirizia, basilico, legumi, soia e avena (inducono la formazione di pori permanenti sulle membrane cellulari che permettono il passaggio di grosse molecole come la ferritina)
  • fruttosio, che determina alterazioni del microbiota e della permeabilità intestinale oltre ad un’infiammazione sistemica mediante l’aumento dei livelli di proteine marker dello stress ossidativo

L’ intervento nutrizionale ed integrativo da adottare va comunque personalizzato, considerando ogni singolo caso.

Cosa mangiare se soffriamo di sindrome dell’intestino permeabile?

Esistono alimenti che possiamo definire “amici dell’intestino” e del suo microbiota (la flora batterica intestinale).
Tra questi troviamo:

  • le proteine ad alto valore biologico (come quelle del pollame allevato all’aperto, del pesce selvaggio, delle carni grass fed)
  • i cibi ricchi di grassi buoni come l’olio extravergine di oliva, il pesce grasso e azzurro di piccola taglia, la frutta a guscio e i semi oleosi (che in alcuni casi possono essere fermentanti)
  • i carboidrati integrali ricchi di fibre, ma a basso indice glicemico
  • gli alimenti fermentati ricchi di probiotici, che hanno un ruolo chiave nel ripristinare la barriera intestinale, come crauti, kefir, kimchi, yogurt di cocco o da latte di capra o tè kombucha

Il consiglio generale se soffriamo di sindrome dell’intestino permeabile è quello di seguire una dieta anti-fermentativa.

Rimedi alla sindrome dell’intestino permeabile

L’alimentazione gioca un ruolo fondamentale nella cura della sindrome dell’intestino permeabile. Oltre all’alimentazione la Dott.ssa Giulia Temponi, nutrizionista, consiglia di evitare di bere molto durante i pasti, perché causa fermentazione, assumere prebiotici (fibre solubili e insolubili, ricche di inulina e FOS) e in un secondo momento, integrare con probiotici.

Inoltre, usare miscele di enzimi digestivi che facilitano l’assorbimento degli alimenti ingeriti.
A livello di cottura degli alimenti è meglio prediligere quelle più semplici e leggere, evitando fritti e soffritti.

La sindrome dell’intestino permeabile è la conseguenza di un prolungato stato di disbiosi intestinale: per questo il consiglio è quello di fare ciclicamente, almeno ad ogni cambio di stagione, un ciclo di prebiotici e probiotici.
Se poi vogliamo aggiungere una pulizia profonda dell’intestino meglio ancora.

Dott.ssa Giulia Temponi
Biologo nutrizionista

Riferimenti: Sindrome dell’intestino permeabile, Sindrome dell’intestino gocciolante
Redattore: Dott.ssa Giulia Temponi

 

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Dicembre 22, 2016 EventiNewsletter

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L’intestino è un organo di primaria importanza per il benessere dell’organismo:  ricerche scientifiche arrivano persino a descriverlo con la locuzione “secondo cervello”. Le cellule enterocromaffini presenti nella mucosa gastrica producono infatti la maggior parte della serotonina, il neurotrasmettitore del benessere implicato in numerose funzioni biologiche tra cui il ciclo sonno-veglia, la sazietà, il tono dell’umore e la regolazione  dell’appetito. Una situazione di squilibrio della flora batterica intestinale è direttamente correlata all’insorgenza e all’andamento di malattie tra cui obesità, allergie e intolleranze alimentari, patologie infiammatorie e metaboliche. Eppure, troppo spesso, nella diagnosi e nella cura delle patologie si trascura di valutare le dinamiche in essere nell’intestino.
Il corso Universo intestino: dalla patologia alla prevenzione attraverso lo studio della permeabilità intestinale e del microbiota in programma a Milano sabato 4 febbraio vuole catalizzare l’attenzione di medici, biologi, nutrizionisti, dietisti e infermieri sul microbiota intestinale, ovvero su quell’insieme dei microrganismi che colonizzano il tubo digerente umano.
Nel nostro intestino convivono batteri eubiotici (buoni) e disbiotici (cattivi): i buoni lavorano per assorbire e trasformare i nutrienti assunti con l’alimentazione (oligoelementi, proteine, carboidrati, minerali, ecc).
Gli interventi introdotti e coordinati dal Prof. Giuseppe Di Fede – Direttore Sanitario di Istituto di Medicina Biologica Milano e dell’Istituto di Medicina Genetica Preventiva di Milano; Docente al Master di Nutrizione Umana c/o Univ. Pavia; Socio Fondatore di Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate A.R.T.O.I. – vogliono fare il punto sui più recenti studi in materia perché è ormai assodato quanto una composizione diversificata ed equilibrata del microbiota sia fondamentale per il benessere della persona. Il corso si compone di due parti: la mattina, dal taglio pratico, contempla un approccio esaustivo e quanto più possibile articolato dell’argomento. Il Prof. Michele Di Stefano –  Dirigente Medico presso Fondazione IRCCS del Policlinico di Pavia, Specialista in medicina interna, gastroenterologia ed endoscopia digestiva – fa una rassegna degli studi più recenti pubblicati su riviste specializzate e in convegni di risonanza internazionale. Il Farmacologo Dott. Daniele Orlandoni spiega come si svolgano le indagini diagnostiche di laboratorio; i Biologi Nutrizionisti Dott. Davide Iozzi e Dott. Alessio Tosatto pongono in relazione disbiosi intestinale e intolleranze alimentari, sia sul piano teorico sia sul piano clinico, presentando una serie di casi trattati direttamente in questi ultimi anni.
Nel pomeriggio sono invece proposti due focus incentrati sul rapporto del benessere intestinale sia con la pratica sportiva (relatore il Dott. Sacha Sorrentino,  Biologo Nutrizionista esperto in Nutrizione Sportiva) sia con le terapie antiaging (Dott. Francesco Balducci, Medico Chirurgo esperto in medicina antiaging, preventiva e predittiva oltre che Nutrizionista e Personal Trainer di fama).
Ogni singolo intervento è mirato a sottolineare quanto sia necessario un approccio globale che consideri l’intestino come un organo centrale per la salute dell’organismo. Il corso, attraverso un continuo cambio di scala e di prospettiva, dal particolare al generale, dal campione analizzato al microscopio all’individuo, vuole dimostrare che la via del benessere passa dalle viscere.

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