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Luglio 30, 2011 Newsletter

Prima del periodo estivo o a ridosso delle vacanze, è consuetudine accorgersi di aver accumulato dei chili di troppo durante il periodo invernale.Allora che fare? Iniziare a mettersi a dieta! Certo, ma con quanta fatica!

Ci si rivolge di solito al dietologo o nutrizionista di turno, ma spesso le diete proposte in questa stagione sono troppo poco caloriche e il rischio che si corre è di essere particolarmente stanchi e privi di energie, la pressione tende ad abbassarsi per effetto del caldo, e inoltre si aggiunge l’effetto dieta a peggiorare le cose.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica di Milano, IMBIO, è invece possibile avvalersi della consulenza di medici e biologi specialisti in nutrizione ed effettuare il test ALCAT® per la valutazione di eventuali intolleranze alimentari, che hanno contribuito durante l’inverno all’accumulo dei chili di troppo.

Il test ALCAT® rivela gli alimenti che creano una “infiammazione” dei tessuti e risultano implicati nell’aumento di peso. Se si è intolleranti a qualche alimento, l’aumento di peso è, infatti, lento e inesorabile nel tempo, anche se non si sono cambiate le abitudini alimentari. Grazie all’individuazione degli alimenti reattivi con il test ALCAT®, il medico specialista può impostare una dieta personalizzata, basata sui principi della moderazione piuttosto che su quelli dell’esclusione rigida.

Dopo un periodo di trenta giorni si valuterà lo stato di salute del paziente per proseguire con la dieta corretta, per tutta l’estate. Il test ALCAT® si effettua attraverso un prelievo di sangue venoso, è un test computerizzato, affidabile e riproducibile. Utilizzato da diversi anni presso IMBIO, è uno strumento di aiuto, indispensabile per il medico che affronta la problematica “peso e alimentazione”.

I chili di troppo, con un piano nutrizionale basato sugli alimenti non tollerati riscontrati con ALCAT-Test, e sotto controllo di un medico esperto, saranno eliminati per non essere mai più ripresi.

Grazie alla metodica ALCAT® Test puoi riprendere la forma fisica ideale e soprattutto guadagnare in salute e prevenzione.



Maggio 30, 2011 Newsletter

La stagione primaverile, tanto attesa, è ricca di cambiamenti climatici favorevoli per le fioriture delle diverse specie di piante e alberi. Le allergie, o meglio le persone allergiche ai pollini e alle graminacee, che durante l’inverno si sono”assopiti” in una specie di “letargo sintomatologico”, all’improvviso, riscoprono di essere allergici, manifestando i sintomi classici come rinite, starnuti, prurito in gola, alle orecchie, difficoltà di respirazione fino ai sintomi gravi e acuti dell’asma.

Le allergie da fieno spesso sono correlate alle allergie alimentari o intolleranze alimentari. Chi soffre di allergia agli acari della polvere, che normalmente popolano l’ambiente domestico, dalle lenzuola ai pavimenti e tappeti, ad esempio, potrebbe avere una allergia crociata verso le proteine del latte vaccino.

I meccanismi biochimici che scatenano le reazioni allergiche, sono sostenuti da una sostanza chimica, conosciuta col nome di Istamina, rilasciata dai mastociti, durante il contatto con l’allergene in questione.

Alcune forme di allergia stagionale, sono in qualche modo correlate ad alcune intolleranze alimentari, che si accentuano proprio nel periodo primaverile, se si è allergici ai pollini, altrimenti, possono essere presenti tutto l’anno, come nel caso degli acari.

Naturalmente, la sensibilità alle graminacee, che fanno parte della famiglia dei cereali, si accentua ancora di più, con congiuntivite, lacrimazione, prurito nasale e starnuti a salve, se si mangiano quotidianamente i derivati delle farine, pasta, pane e dolci.

Un controllo di tipo nutrizionale, diretto da un medico esperto, aiuta a ridurre i sintomi legati alle allergie.

Il test che meglio rivela la possibilità di avere delle intolleranze alimentari, è il test ALCAT, fatto attraverso il prelievo di sangue venoso. Questo test evidenzia la sensibilità ad alimenti che in parte possono essere crociati con le allergie e in parte possono rivelare delle nuove sensibilità agli alimenti che rafforzano i sintomi allergici.

La dieta ad esclusione, che proponiamo da circa un decennio, deriva dal risultato del test ALCAT. Si tratta di una forma di alimentazione che esclude alcuni alimenti risultati positivi al test, che vengono successivamente reintrodotti in maniera che non si crei un eccesso dell’alimento intollerato. Il grado di sensibilità agli alimenti, minimo, medio o alto, evidenziato dal test ALCAT, guiderà il medico a stilare una corretta alimentazione che tenga conto dei valori nutritivi degli alimenti e il loro potere allergizzante.

In poche parole, la riduzione dello stato “infiammatorio” dell’organismo, grazie al controllo degli alimenti consigliati e soprattutto sconsigliati, aiuta a controllare meglio le reazioni allergiche e a gestire in maniera più semplice la terapia anti istaminica, riducendo, nella maggioranza dei casi, la posologia dei farmaci.
Un miglior controllo dell’allergia si traduce in una migliore qualità di vita, soprattutto per coloro che “temono” la tanto desiderata bella stagione.



Settembre 30, 2010 Newsletter

È opinione comune ritenere che la cellulite sia eminentemente un inestetismo (peraltro molto diffuso, visto che fa soffrire circa l’80 per cento delle donne), quando in verità si tratta di una vera e propria patologia, nella fattispecie del tessuto adiposo, definita pannicolopatia edemato-fibrosclerotica.

Come ben sa chi mal la sopporta, essa si concentra prevalentemente all’esterno delle cosce (nella zona laterale del bacino), all’interno delle stesse e sui glutei, interessando il “pannicolo adiposo” che si trova fra il derma (lo strato di tessuto connettivo giusto sotto l’epidermide) e la parte muscolare. Il pannicolo ha una sua impalcatura di sostegno (il tessuto reticolare e il collagene) e una vascolarizzazione (denominata microcircolo) attraverso la quale il tessuto adiposo fornisce l’energia all’organismo o l’accumula sotto forma di grasso.

Per motivi diversi – stress, stipsi, fattori ereditari, fumo, sedentarietà, abuso di medicinali (pillola anticoncezionale), cause ormonali (per esempio un cattivo funzionamento della ghiandola tiroidea, o ipotiroidismo), disturbi del ciclo mestruale (come si verificano nella Sindrome dell’ovaio micropolicistico), ma soprattutto cattiva alimentazione –, la circolazione venosa e linfatica (vasi che trasportano scorie) può rallentare e dai capillari possono uscire sostanze che invece dovrebbero essere eliminate. Parte così il meccanismo iniziale di accumulo di liquidi (edema), che s’infiltra fra le cellule del pannicolo adiposo. Queste si allargano, peggiorando lo stato edematoso e nel contempo il tessuto di sostegno (collagene e fibre reticolari) reagisce cercando d’impedire che le cellule adipose si allontanino, ma causando così la produzione di capsule che impediscono a loro volta gli scambi ematici fra la “cellulite” e il resto dell’organismo.

I processi esposti possono essere distinti in 4 fasi che evolvono per grado di gravità. I primi due stadi possono essere rallentati o addirittura bloccati con l’attività fisica (e la corsa in particolare); nel terzo e quarto la consistente struttura fibrosa dei noduli rende tutto molto difficile. La corsa, quindi, è certamente da proporre come prevenzione e cura per i primi 2-3 stadi, insieme ad alcune semplice regole di alimentazione e qualche stratagemma nutri-cosmeceutico per sconfiggere o tenere sotto controllo la cellulite.


Gli stadi della cellulite
La cellulite viene suddivisa in quattro stadi, o gradi, in base alla gravità dei sintomi
con i quali si manifesta e alla loro difficoltà di trattamento.

1 Cellulite edematosa È caratterizzata dalla presenza di gonfiore, ma la cute è ancora tesa  ed elastica e, se compressa, non resta segno né si avverte dolore.

2 Cellulite fibrosa La pelle, se compressa, ancora non duole ma, seppur ancora liscia, comincia ad assumere un colorito spento e si presenta “a buccia d’arancia” se viene stretta fra le dita. C’è formazione di tessuto fibrotico e la cattiva circolazione sanguigna può causare formicolii, pesantezza alle gambe, crampi.

3-4 Cellulite sclerotica Il tessuto connettivo s’indurisce ulteriormente e si formano i primi macronoduli che conferiscono alla pelle l’aspetto a buccia d’arancia “a vista”. Nel quarto stadio le zone cellulitiche si presentano isolate dal tessuto circostante. I macronoduli danno origine ad avvallamenti e protuberanze; la cute è dura e dolorante alla palpazione.
È la più difficile da trattare.


CORRI (FORTE) CHE TI PASSA
In verità il running non è, e non può essere, del tutto risolutivo. Un programma di attività deve prevedere almeno 3-4 sedute di allenamento divise in 3 sedute di corsa e una di tonificazione generale, ma soprattutto delle zone interessate alla cellulite. La corsa dev’essere affrontata secondo tabelle che prevedano la possibilità di migliorare le proprie caratteristiche fisico-organiche progressivamente e secondo le proprie caratteristiche e predisposizioni.

Vanno sfatati alcuni miti: camminare invece di correre (vale solo nei casi di situazioni gravi, dove il carico sulle articolazioni è importante), oppure allenarsi sotto la soglia lattacida: si dimentica che l’acido lattico è un potentissimo vasodilatatore e stimola la produzione di mitocondri nella supercompensazione fisiologica. A torto si potrebbe pensare che la vasodilatazione da acido lattico potrebbe peggiorare la perdita di materiale vasale, perché nella prevenzione – e anche negli stadi 1 e 2 della cellulite – l’azione tonico-trofica della corsa sul circolo ematico è di gran lunga maggiore.
Una limitazione nella produzione di acido lattico potrebbe valere nei primi momenti d’allenamento per soggetti con stadio 3 di cellulite.

Quindi: progressione nell’allenamento e, nelle uscite, lasciare almeno un allenamento con corsa variata. L’allenamento di tonificazione dovrà interessare in maggior misura le parti interessate dalla cellulite, quindi con esercizi di adduzione (per i muscoli interni della coscia: 10 minuti) e abduzione (per glutei e laterali della coscia: 10 minuti), per il bicipite il femorale (posteriore della coscia: 10 minuti), per il quadricipite (10 minuti) e alla pressa (15 minuti). Meglio sarebbe utilizzare il circuit training, intervallando gli esercizi a con 10 minuti di cyclette, corsa leggera, step.

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LA COSMETICA CHE AIUTA
Utilizzo d’integratori alimentari e interventi più prettamente cosmetici possono sovrapporsi e migliorare i risultati che si possono ottenere con la corsa e l’alimentazione (vedi Occhio a ciò che mangi nel box sotto). Certamente la possibilità d’intervenire in modo coordinato in-out consente di ottenere risultati apprezzabili nella lotta contro l’inestetismo in questione, ma non bisogna dimenticare che la cellulite è anche pelle a buccia d’arancia, colore dell’incarnato, pelle asfittica, condizioni che possono migliorare molto anche con interventi cosmetici. La maggior parte degli attivatori metabolici che stimolano la lipolisi si trovano in integratori alimentari: guaranà, arancio amaro, mate, caffeina e tè verde possono attivare preventivamente l’attività lipolitica rispetto alla corsa e quindi si possono ottenere risultati sinergici.

Un effetto simile si può ottenere anche con l’applicazione topica di una crema anticellulite prima di correre. Integratori ad uso sistemico possono contenere principi fitoterapici ad azione diuretica come l’orthosiphon stamineus, che per la presenza di sinenstesina determina un effetto drenante e andiedematoso, o altri estratti come la centella asiatica e l’ippocastano che producono benefici effetti sulla tonicità dei vasi sanguigni. Da evitare l’uso d’integratori a base di fucus vesciculosus, soprattutto in soggetti a rischio d’infiammazioni tiroidee: anche una tiroide “normale” può andare incontro, “caricandola” eccessivamente di iodio, a fenomeni di flogosi cronica.

In sostanza una corretta alimentazione, integrata quando ce ne sia la necessità da una ragionata supplementazione e unita a un corretto programma di corsa, magari anche questo integrato da qualche seduta con i pesi in palestra, potranno aiutare le donne, in maniera ragionevole e soprattutto a basso costo, a prevenire e, nei primi stadi, anche a curare il più diffuso inestetismo che le colpisce.
(Ha collaborato il dottor Carmine Orlandi)

da http://www.runnersworld.it – settembre 2010
di FULVIO MARZATICO



Febbraio 1, 2010 Newsletter

Le dermatiti sono definite come infiammazioni localizzate a livello cutaneo che possono insorgere per cause molto diverse; possono colpire tutte le fasce di età ed essere associati a prurito che spesso diventa il sintomo predominante; non sempre sono facilmente curabili per cui oltre al disagio fisico si aggiunge quello psicologico legato alla “diversità” del nostro vestito esteriore cioè la pelle.

Si tratta di un fenomeno molto diffuso ed infatti la sua incidenza è in progressivo aumento,in particolare nei paesi industrializzati; accanto a forme lievi moderate ne esistono altre che sono resistenti ai vari tipi di cura creando nel paziente sfiducia e irritabilità; ciò succede perché in realtà spesso le dermatiti sono l’espressione di un problema che non è primariamente della pelle ma che su di essa trova la sua espressione più evidente;ciò spiega come spesso le cure ottengono solo risultati temporanei in quanto si cerca di annullare il sintomo ma non la causa sottostante.

E’ certo che la costituzione genetica gioca un ruolo fondamentale;inoltre recenti studi hanno messo in evidenza una associazione tra le dermatiti e le allergie alimentari confermando come il meccanismo di base sia riconducibile ad una alterata regolazione del sistema immunitario.
A conferma di ciò ci sono alcuni studi pubblicati recentemente che evidenziano come la assunzione di probiotici cioè sostanze che mirano a riequilibrare la flora batterica intestinale hanno un effetto benefico su molte forme di dermatite; ciò è verosimilmente legato alla modulazione della attività immunitaria a livello intestinale.

Questo concetto è peraltro ben presente nella Medicina Funzionale in cui la pelle tende a vicariare la funzione emuntoria dell’intestino quando quest’ultimo è in qualche modo sovraccaricato o in condizioni di alterata flora batterica (disbiosi) .
Su tali premesse presso l’Istituto di Medicina Biologica viene attuato un iter diagnostico diversificato; la verifica della funzionalità intestinale è uno dei cardini della terapia che prevede oltre a test per intolleranza alimentari anche la quantificazione della disbiosi intestinale cioè il grado di alterazione della flora batterica.

Successivamente si cerca di costruire un regime alimentare personalizzato , dopo Test Alcat, per la ricerca delle allergie e intolleranze alimentari, associato ad una terapia di supporto mirata al riequilibrio della flora batterica ed alla modulazione della riposta immunitaria. Molta importanza ha anche la verifica dell’assetto genetico in particolare alla ricerca di forme silenti di celiachia che possono alimentare problemi cronici anche a livello cutaneo. Ciò può essere fatto attraverso uno spatolato della mucosa della bocca;un test semplice che può dare preziose informazioni.

Tale approccio ha l’intento di affrontare la dermatite non solo nelle manifestazioni sintomatologiche ma agendo più in profondità attraverso una correzione dei fattori che sono alla base della patologia.

a cura del dr. Marco Mancuso



Ottobre 5, 2009 RASSEGNA STAMPA

Nel 1999 il Ministero della Sanità ha emanato specifiche linee guida per disciplinare l’uso degli integratori alimentari, definiti “alimenti adattati a un intenso sforzo muscolare soprattutto per gli sportivi“, nel tentativo di proteggere il consumatore rispetto alle spinte

promozionali di questi prodotti che, non essendo farmaci, non necessitano di prescrizione medica e sono spesso assunti senza un controllo adeguato. Mentre gli integratori energetici (a base di carboidrati, con l’aggiunta di qualche vitamina e a volte antiossidanti) e gli integratori idro-salinici (contenenti elettroliti eventualmente associati a zuccheri e vitamine) hanno un razionale d’uso, ovvero il loro utilizzo può essere giustificato in alcune situazioni, per le altre categorie di prodotti, salvo rare eccezioni, non è ancora stata scientificamente dimostrata una reale efficacia. Integratori che contengono proteine, aminoacidi, creatina e combinazioni variabili, sono acquistati da alte percentuali di sportivi, a tutti i livelli, non per sopperire a una mancanza nutrizionale, quanto piuttosto perché è diffusa l’opinione che questi integratori, assunti in dosi elevate, possano portare dei miglioramenti alle loro prestazioni.

Si definiscono “ergogeni” e, in base ai poteri loro attribuiti dalla pubblicità sono:

  • anabolizzanti, che hanno un effetto diretto sul metabolismo proteico e favoriscono il rilascio dell’ormone della crescita e/o del testosterone endogeno;
  • aerobici, per aumentare la prestazione aerobica, intervengono sui meccanismi di utilizzo dei substrati energetici e sullo smaltimento dell’acido lattico;
  • antiossidanti, con azione protettiva rispetto ai radicali liberi;
  • anoresizzanti e stimolanti, che agiscono sul sistema nervoso;
  • ricostituenti, con azione generalizzata sull’organismo. Il fatto che spesso gli ingredienti siano prodotti naturali (guaranà, ginseng, caffeina ecc.) non ne esclude la tossicità, soprattutto in merito ai dosaggi utilizzati. Per esempio, la dose di creatina normalmente assunta dai body builders e da molti di coloro che vogliono “metter su massa”, è di 20-25 grammi al giorno, corrispondente a oltre 12 Kg di carne, per lunghi periodi di tempo.

Non esiste alcun tipo di certezza riguardo l’innocuità di questo comportamento, soprattutto a lungo termine. Eppure, l’assunzione di prodotti non vietati per doping (farmaci, vitamine, integratori alimentari) è una prassi ormai generalizzata, sia nell’amatore che nel professionista. In realtà, già nella definizione attribuita dal Ministero della Sanità sorge il primo dubbio: come quantificare un “intenso sforzo muscolare” che giustifichi l’assunzione di supplementi?

È possibile che un corretto piano nutrizionale e una coerente pianificazione degli allenamenti e degli impegni sportivi soddisfino totalmente le esigenze di chi fa sport, anche ad alto livello?

Il professor Fabrizio Angelini, medico endocrinologo, consulente nutrizionista della Juventus e consigliere nazionale SIAS (Società Italiana di Alimentazione e Sport), ci è venuto in soccorso e ha messo a disposizione tutta la sua esperienza e la sua competenza per rispondere a queste e altre domande.

Tendenzialmente, un programma alimentare studiato sull’atleta riesce a garantire il completo soddisfacimento dei suoi bisogni?

Innanzitutto, un piano nutrizionale deve essere frutto di un’accurata fase diagnostica, volta a investigare diversi fattori. A livello ematochimico generale, per verificare che non ci siano carenze (anemia), che l’apparato metabolico funzioni bene (funzionalità epatica e renale), che non siano presenti marker di infiammazione (es. proteina C-reattiva). Sono poi da valutare eventuali intolleranze alimentari, sebbene ancora non esistano metodiche certe per identificarle, ma alcuni test (es. il Test Alcat) se eseguiti dopo un’accurata anamnesi possono dare indicazioni interessanti. Poi, ancora, i parametri ormonali, soprattutto per quel che riguarda la funzione tiroidea, gonadica e surrenalica. Non trascurerei soprattutto negli atleti di endurance o top level la valutazione dello Stress Ossidativo, che può essere eseguita sia sul plasma (d-roms test e BAP) che sulle urine (dosaggio della malaldeide urinaria). Per quanto riguarda la composizione corporea, ritengo importante sottolineare un corretto utilizzo dell’impedenziometria, che non dà informazioni sulle masse, bensì sui liquidi corporei. Massa magra e massa grassa sono misure che si ricavano tramite equazioni indirette, che non sono così precise. L’impedenziometria, invece, fornice informazioni importanti sullo stato di idratazione e sulla quantità di cellule metabolicamente attive. La metodica standard per la valutazione delle masse corporee è la Dexa, che consente di avere anche informazioni segmentarie, per la valutazione della distribuzione del grasso corporeo o eventuali sviluppi asimmetrici della muscolatura. Va inoltre eseguita la valutazione del dispendio energetico, tramite calorimetria indiretta o holter metabolico o l’associazione dei due. Importante è, infine, l’anamnesi nutrizionale: come il soggetto mangia, orari di pasti e allenamenti, orari di sonno e veglia.
La valutazione della sfera personale è tanto più importante nell’atleta amatoriale, la cui vita sportiva non è così rigorosa e deve essere fatta conciliare con la giornata lavorativa. Secondo gli ultimi dati della letteratura, un soggetto che svolge attività fisica due volte la settimana è considerato un sedentario. Quindi, già chi sostiene 4-5 allenamenti settimanali di buona intensità è da considerarsi un atleta con delle necessità che vanno oltre il maggiore fabbisogno calorico: il piano nutrizionale deve considerare la regolazione dei macro nutrienti, degli orari di assunzione, valutare la necessità di eventuali supplementi e considerare infine il valore antinfiammatorio, per evitare che l’atleta si infortuni troppo spesso o che recuperi bene quando gli impegni sono ravvicinati.

A suo parere è ragionevole che un atleta amatoriale, così come un frequentatore di centri fitness, assuma integratori alimentari? Come gestire in assenza di uno specialista posologie, scelte, dosaggi?

Intendiamoci sul concetto di integrazione alimentare. Se una persona svolge attività fisica con intensità media e si alimenta in maniera adeguata con un piano nutrizionale stabilito da un nutrizionista, il più delle volte non necessita di una supplementazione per l’attività sportiva magari daremo delle indicazioni sul timing di assunzione dei nutrienti. Ma se il riferimento è il livello standard di alimentazione, quindi non calibrata nella quantità e nella qualità, allora la risposta è molto probabilmente affermativa, soprattutto per il discorso legato all’infiammazione. Quello che assolutamente non deve essere praticato è il faidate: creatina, aminoacidi ramificati, proteine, omega 3 tutte le integrazioni devono essere valutate all’interno di un piano nutrizionale gestito da un professionista, perché la loro assunzione sia giustificata da un razionale. Eppure il faidate è molto diffuso…

Prendiamo ad esempio la creatina, assunta, secondo gli studi effettuati dall’Istituto Superiore di Sanità, dal 50% degli atleti, e molto diffusa anche fra gli amatori: non esiste dimostrazione scientifica di un suo possibile effetto anabolizzante, e rispetto all’effetto energetico come riserva fisiologica per la contrazione per l’ATP, dura solo pochi secondi, quindi può essere utile solo negli sport che durano pochi minuti e che necessitano di uno sforzo immediato. Perché, a suo parere, questo prodotto è così utilizzato?

La creatina è un integratore ottimo, ma deve avere un razionale: non tutti i tipi di sport ne giustificano l’assunzione, ma ci deve essere una prescrizione, non farmacologia, ma di integrazione. Altrimenti, parliamoci chiaro, è alterare la prestazione. Non si sa se la creatina assunta oltre una certa grammatura possa fare male, ma sicuramente non produce effetti positivi sulla performance. Non esistono dati in letteratura e questo vale per moltissime sostanze. Una supplementazione può essere motivata solo da una carenza, o da un momentaneo stress dell’organismo, che si può verificare, per esempio, dalla perdita di massa magra, per cui utilizzerò sostanze pro-anaboliche o anti-cataboliche. Se, per esempio, l’atleta deve sostenere un impegno fisico importante protratto nel tempo posso utilizzare anche sostanze ergogeniche, Altrimenti, si va contro al primo principio della nutrizione dello sport che dice: preserviamo la salute dei nostri atleti.

Molti considerano l’assunzione di integratori alimentari come l’anticamera del doping: lei è d’accordo con questa opinione?

Quando qualsiasi prodotto viene utilizzato senza uno specifico razionale e a dosi elevate, si entra nel sottile confine fra integrazione, supplementazione e doping. Ma sia chiaro: se cerco un’iper-dose è perché voglio ottenere un ipereffetto. I nostri nonni non avevano bisogno di un nutrizionista dello sport, perché il rapporto con l’alimentazione era molto diverso: il cibo era l’energia immagazzinata necessaria per svolgere la propria giornata. Oggi l’attività fisica viene limitata a una parte della giornata, uno sforzo concentrato in un breve lasso di tempo rispetto al normale stat o di sedentarietà, e non è detto che questo produca effetti sempre positivi. L’amatore a volte è a rischio di salute più del professionista, perché non è seguito da nessuno. In questi atleti il ruolo del nutrizionista sarebbe fondamentale. Come Sias (Società Italiana di Alimentazione e Sport) stiamo strutturando un questionario anamnestico per svolgere un’indagine epidemiologica sulle abitudini alimentari dello sportivo, a partire da come si alimenta, si idrata, se usa integratori e chi glieli prescrive. Le faccio un altro esempio con delle sostanze che sono attualmente molto di moda: gli antiossidanti. Ebbene, lo stress ossidativo è molto difficile da individuare e riconoscere, è un processo fisiopatologico che conosciamo ancora poco, eppure sono ormai tantissimi sul mercato i prodotti venduti come in grado di combatterlo: che logica ha? Valutiamo lo stress ossidativo e poi interveniamo con un’antiossidazione mirata. Anche le vitamine… una dose da 500 mg di vitamina C ha sicuramente un’azione antiossidante , ma esistono delle modalità e delle necessità di assunzione.
Certo che se un atleta si alimenta in modo scorretto, considerando anche che il valore nutrizionale degli alimenti non è più quello di un tempo, ci può essere una carenza vitaminica: ma la carenza nutrizionale va comunque rilevata.

Sempre la stessa ricerca condotta dall’Istituto Superiore di Sanità ha inquadrato questo fenomeno di abuso di sostanze come “medicalizzazione dell’atleta”: infatti, oltre a integratori (assunti dal 70% degli sportivi) e vitamine soprattutto C e D (dal 100%), si è registrato un abuso di farmaci veri e propri (soprattutto FANS, antidolorifici con azione antinfiammatoria, fra i più utilizzati, anche alla ricerca di un’azione preventiva sul DOMS). Uno studio effettuato dalla Fifa su rapporti redatti dai medici delle squadre che hanno partecipato ai mondiali del 2002 e del 2006 riporta cifre elevatissime di consumo di integratori e farmaci, numeri che, nelle parole del responsabile del settore medico della FIFA Jiri Dvorak “sollevano interrogativi sul fatto che i medicinali siano presi solo per ragioni terapeutiche” facendo ipotizzare una eccessiva prescrizione di farmaci per uomini adulti sostanzialmente sani. Qual è la sua opinione in merito?

Io non sono un medico dello sport, ma come medico non sono assolutamente d’accordo. L’atleta è fondamentalmente una persona sana, anche se il professionismo porta spesso con sé dei problemi fisici importanti. Ma una macchina che si usura prima non giustifica, comunque, l’utilizzo indiscriminato di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) o di altri tipi di trattamento. Sicuramente la possibilità di pianificare preparazioni atletiche sempre più mirate e individualmente differenziate rappresenta una difficoltà negli sport di squadra, ma io credo che l’atteggiamento tendenzialmente prescrittivo sia, purtroppo, anche retaggio della nostra formazione medica italiana. Il farmaco deve essere somministrato in fase acuta, quando c’è dolore, o infiammazione, sicuramente solo in presenza di una diagnosi. Invece, pensi solo che il pacco gara dell’ultima Stramilano conteneva un libretto di consigli utili*, in cui si indicava espressamente di prendere un’aspirina (che è un FANS) subito dopo la gara… ma si rende conto? Un anticoagulante! Teniamo anche conto che l’aspirina, andando a inibire le prostaglandine, ha un effetto negativo sulla diuresi e sul ricambio idrico… Poi è chiaro che, davanti a un trama acuto o infiammazione acuta, il medico deve fare il medico, anche se ci sarebbero comunque molti approcci diversi. Credo che l’approccio multidisciplinare, che include anche visioni non esclusivamente “mediche” come la fitoterapia, l’omeopatia, l’osteopatia, sia importante anche per capire il motivo che causa gli eventi traumatici o infiammatori. Altrimenti, è come prendere un antinfiammatorio per il mal di testa senza indagare mai sulle origini del mal di testa. Poi gli atleti si rompono lo stesso, ma se tenuti sotto controllo si riducono le incidenze.

  • Da “10 consigli per la vostra prima maratona”, firmati da Linus. Con la collaborazione scientifica del Dottor Giuseppe Fischetto, specialista in Medicina dello Sport e Medicina Interna, responsabile Settore Sanitario Nazionale della Fidal, membro della Commissione Medica e antidoping della Federazione Internazionale atletica leggera. “tornano buoni due o tre consigli, questi sì uguali per tutti, dilettanti e professionisti. Subito dopo il traguardo un bicchiere di Coca Cola ha il potere di “ri-av-viare” il vostro stomaco come fate col vostro computer, qualcuno addirittura riesce a scolarsi una meravigliosa birra gelata. Poi un’aspirina per aiutare l’organismo a smaltire tutti i piccoli processi infiammatori, se non qualcosa di più potente con la supervisione di un medico sportivo”.

Fonte: Professione Fitness – Gennaio 2010

PROF. FABRIZIO ANGELINI Medico Chirurgo Specialista in Endocrinologia – Docente di Psiconeuroendocrinologia Università di Parma – Medico Nutrizionista Juventus Fc Torino – Responsabile Sezione Nutrizione e Sport SIAS.



Novembre 30, 2008 Newsletter

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) lancia un allarme: i bambini abusano di merendine ipercaloriche, sono sedentari e non praticano sport. La conclusione è che la percentuale dei bambini obesi sta aumentando in maniera preoccupante, più del 23% sono obesi. Secondo un’indagine svolta su 46 mila bambini, in 2.610 scuole elementari, i bambini mangiano merende ipercaloriche e solo 1 su 10 pratica attività sportiva raccomandata per la sua età. Un dato che fa riflettere noi adulti e genitori. Per quanto riguarda gli adulti, il 18% degli uomini e il 22% delle donne è obeso. Il Sud è stato bocciato nella mappa italiana sull’obesità con la più alta densità di persone obese. Per obesità si intende un BMI > 30 ( body mass index).

Le regioni meridionali sono le più colpite da questo fenomeno.
In particolare la Campania raggiunge il tasso record di 21% di bimbi obesi contro il 12% della media nazionale. Mentre il record positivo spetta al Nord, in particolare al Friuli Venezia Giulia con appena il 4%. Ciò che preoccupa oltre ai dati appena esposti, è che quattro mamme di bambini obesi su 10, non riconoscono che i loro bambini sono in sovrappeso e dunque si alimentano in modo sbagliato. I ricercatori puntano il dito sulla merendina di metà pomeriggio, troppo calorica per l’86% dei bambini e contro l’abitudine di saltare la colazione come fa l’11% dei giovanissimi o la fa male.

Anche le ore di ginnastica non sono sufficienti e solo 1 bimbo su 10 pratica sport adatto alle proprie esigenze, prevale la sedentarietà tra i giovanissimi. In qualche modo noi operatori sanitari, dobbiamo intervenire per modificare i dati allarmanti di una società che sta evolvendo in quello che ormai tutti conoscono, la sindrome metabolica e il diabete di tipo 2. la scuola italiana è carente nell’offrire ore di ginnastica adeguate all’età e inoltre i giochi della gioventù che permettevano ai ragazzi di entrare a conoscere il mondo dello sport, non si svolgono più da anni.

Il 30% degli adulti grassi è vittima dell’effetto yo-yo, con diete non adeguate, che fanno cambiare taglia in poche settimane e altrettanto velocemente li fanno riacquistare. E per sfuggire all’effetto yo-yo, sempre più italiani si rivolgono alla chirurgia plastica.

La prevenzione deve nascere dalla famiglia, imparare a mangiare, nutrendosi con alimenti equilibrati e freschi, ed essere estesa ai settori pubblici come le scuole, cambiando i menù troppo spesso ricchi di cibi calorici e molto conditi per renderli più appetitosi. Gli operatori sanitari dovrebbero essere più attenti ai problemi legati al peso e allo sviluppo dei bambini in età scolare, perché è proprio in questo periodo che si preparano i “futuri malati”.

L’alimentazione fa parte della prevenzione in maniera determinante, un aiuto alla scelta dei cibi che possono contribuire a mantenere uno stato di salute è la ricerca delle intolleranze alimentari con sistema ALCAT. Un test che serve a svelare gli alimenti che contribuiscono a mantenere uno stato infiammatorio e che aiuta a riprendere le redini della propria salute.

L’investimento fatto oggi in senso della prevenzione per lo stile di vita, l’alimentazione, il movimento, la scelta di eventuali integratori e altro ancora, contribuisce a stare meglio domani, affrontando le fasi della vita in salute ed efficienza psico-fisica. I bambini di oggi saranno i grandi di domani.

 



Ottobre 30, 2008 Newsletter

A.I.D.M.E.
In collaborazione con
A.I.M.A.A. – S.I.TRI. – F.M.S.I. – S.I.M.E.

con il patrocinio

  • Azienda ospedaliera universitaria Policlinico Paolo Giaccone dell’Università degli Studi di Palermo

  • Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della Provincia di Palermo

  • Centro di riferimento Regionale per la Medicina dello Sport Università degli Studi di Palermo

organizza

II Giornate Siciliane di Medicina Estetica
I Giornate Interregionali per il Sud ed Isole
di Medicina Antiaging
Qui la scheda relativa in pdf (1.767 kb)

Dopo il successo delle I Giornate Siciliane di Medicina Estetica, si è deciso, con il prof. C.A. Bartoletti ed il Consiglio Direttivo dell’A.I.d.M.E. di dare una cadenza biennale a tale evento.
Per problemi legati alla contemporaneità con altri eventi congressuali, l’appuntamento è stato fissato per i prossimi 14-16 novembre 2008.

La speranza è quella che il clima della nostra amata Sicilia si mantenga bello, anche approfittando della cosiddetta Estate di San Martino, ma eventualmente ci penserà la nostra calda accoglienza, insieme a qualche salutare bicchiere di Nero D’Avola novello, a riscaldare i corpi mentre le menti saranno riscaldate dalle interessanti relazioni affidate ad illustri relatori quali i Prof.ri S. Amato, M. Aricò, C.A. Bartoletti, F. Bonina, G. Francavilla, M. Gasparotti, F. Moschella, M Serio, F. Tomaselli ed altri ancora, perché possano portarci, ognuno nel proprio campo, autorevoli esperienze didattiche e professionali.

Gli argomenti spaziano da problematiche mediche legate all’Alimentazione, all’Attività Fisica, alla Dermatologia ad altre legate all’ambito chirurgico come Laserterapia e Liposcultura; da presentazione di metodologie acclarate quali Endermologie, Filler e Botulino a quelle da confermare come Radiofrequenza e a quant’altro la scienza medica dovesse proporci, per poi permetterci di portare questa esperienza nei nostri studi per poter meglio applicare i protocolli diagnostici e terapeutici, che sono alla base di ogni nostro atto medico.

Si è voluto inoltre dedicare larga parte di questo convegno all’AntiAging, che sempre più interesse suscita in tutti noi, che vedrà presenti delle vere autorità in materia quali i Prof.ri M. Barbagallo, C. Caruso, P. Marandola, F. Marotta, G. Riondino, ed altri Per poter meglio approfondire alcuni di questi argomenti, si è voluto dare un spazio particolare ai relatori tramite delle Relazioni Orientate e/o dei Woork-shop che avranno luogo nell’aula congressuale per poter permettere a tutti di poter di partecipare..

Un ulteriore possibilità di conoscenza si avrà con il contatto diretto con le numerose ditte che allestiranno i loro stand espositivi per poter presentare i loro prodotti e le loro apparecchiature.
Gent.mi colleghi tutti, sia che voi siate già cultori esperti di Medicina Estetica ed Antiaging, sia che siate dei nuovi adepti di questi interessanti settori della Medicina, Vi invito a rispondere in maniera entusiasta a questa opportunità di aggiornamento che ci offre l’A.I.d.M.E. partecipando numerosi per poter, non soltanto ascoltare, ma anche intervenire attivamente portando le vs esperienze, ed eventuali dubbi, che possano aiutarci a crescere tutti.

Giovanni Alberti MD
Presidente del Comitato Organizzatore
Vice Presidente Nazionale A.I.d.M.E.
Coordinatore Sud ed Isole

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Ottobre 5, 2006 RASSEGNA STAMPA

Si chiama Trimprob ed è una specie di “Metal detector”, inventato da un fisico italiano per cogliere sul nascere le avvisaglie del male.La tecnica è ancora in sperimentazione ma senz’altro promettente.

Ho sentito dire che sarebbe disponibile un originale esame, semplice e rapido, non invasivo, raccomandato annualmente a tutti gli uomini con più di 50 anni di età, per prevenire il tumore alla prostata.
E’ vero, professore? Valeriano Gibelli, Milano

Sì, glielo posso confermare. Il sistema esiste da più di tre anni e per ora è ancora in fase sperimentale. Grazie ad una sonda elettromagnetica inventata nel 1992 dal fisico italiano Clarbruno Vedruccio, che allora conduceva ricerche sui sistemi anti-mina per la Marina Militare.

Questa sonda, un semplice bastoncino lungo una trentina di centimetri, emette onde elettromagnetiche a diverse frequenze e sfrutta i principi della propagazione dei segnali elettromagnetici in mezzi non omogenei, un po’ come un metal detector.
L’esame è davvero semplicissimo e rapido (dura appena 2-3 minuti): le onde elettromagnetiche, emesse dalla sonda, dopo aver colpito i tessuti biologici, tornano indietro e vengono raccolte da un ricevitore collegato ad un computer. Lo schermo del computer visualizza il comportamento delle onde ricevute. Se esse non variano in ampiezza significa che non esistono particolari alterazioni dei tessuti e che la prostata è sana. Se invece subiscono oscillazioni vuol dire che ci può essere qualche problema.
L’apparecchio in questione si chiama Trimprob, una sigla che riassume il lungo e descrittivo nome in inglese, cioè “Tissue Resonance InterferoMeter Probe”.
Un apparecchio così, spiegano i fisici, può essere l’equivalente del laser nel campo delle radio-onde e il suo nome è “maser”.
Il primo utilizzo, più di dodici anni fa, è stato appunto come rivelatore delle mine anti-uomo, disseminate e nascoste dove c’è qualche guerra a decine di milioni in molti paesi del mondo. una piaga che il chirurgo Gino Strada ha denunciato nel suo libro Pappagalli Verdi e che continua a mieter vittime soprattutto tra i bambini e i ragazzi.
Vedruccio, che è docente di Metodologia della Ricerca all’Università di Urbino, è arrivato alla sua scoperta in modo sperimentale, verificando che il segnale elettromagnetico emesso dalla sonda interagiva in maniera microscopica con i tessuti alterati. Con 16 mila nuovi casi all’anno di tumore della prostata, la tecnica potrebbe proporsi in futuro come uno strumento di seconda indagine nei casi con il PSA alterato nella popolazione maschile con più di 50 anni. Il test del PSA (sigla che sta per Antigene Specifico Prostatico), che, come molti sanno, si effettua con un semplice esame del sangue, rimane l’esame fondamentale per la prima diagnosi del tumore prostatico, seguito poi dall’esplorazione rettale e dall’ecografia.
Il Trimprob non elimina, quindi, gli altri esami diagnostici, ma ha il vantaggio di consentire l’individuazione delle situazioni in cui “qualcosa non va”.
Nel qual caso, si passerà agli altri esami diagnostici.
Per ora gli ospedali che dispongono di questa sonda, capace di “spiare” i tumori della prostata, non sono molti, ma la prestazione è coperta dal Servizio Sanitario Nazionale e il paziente paga solo il ticket.
Uno studio su oltre 2 mila casi, condotto dal dipartimento di Urologia, prima all’ospedale San Carlo, poi all’ospedale San Giuseppe di Milano, è stato pubblicato sulla rivista scientifica European Urology, e ha mostrato dati sicuramente incoraggianti che hanno attirato anche l’attenzione degli specialisti urologi americani.
Se il metodo venisse valutato da studi approfonditi potremo considerare un possibile allargamento della metodica ad altri tumori e anche a patologie non tumorali, come per esempio quelle infiammatorie.
Perché se il principio fisico scoperto da Vedruccio funziona sui tessuti della prostata, può rivelarsi valido anche su altri tessuti, e questa sonda a onde elettromagnetiche potrebbe diventare in un prossimo futuro un importante esame preliminare anche per altre forme tumorali, oppure essere estesa quale metodo d’indagine a patologie come le ulcere, le gastriti e le duodeniti.
E’ indubbio come nel campo dei tumori si riveli prezioso tutto ciò che può anticipare la diagnosi. Con questo preciso obiettivo, si stanno pertanto conducendo indagini anche sull’impiego della sonda nel rivelare i tumori al fegato, del polmone e della mammella.
Anche noi dell’Istituto Europeo di Oncologia ne stiamo saggiando le potenzialità sul fronte del tumore al seno.
In conclusione, io penso che quando si riuscirà a dimostrare la piena efficacia di questo dispositivo, il dato potrebbe segnare un altro passo avanti sulla strada della diagnostica non invasiva che sempre più si va affermando e con la quale la medicina gioca la carta importantissima d’avvicinare alla prevenzione il più ampio numero possibile di persone.
Il tumore della prostata, se individuato in fase precocissima, è perfettamente guaribile.
E tutto ciò che serve a scoprirlo lavora in favore della vita.

Da “La nostra Salute” di Umberto Veronesi
a cura di Edoardo Rosati su Oggi, Febbraio 2006.

 

 



Febbraio 1, 2005 Newsletter

Durante l’inverno in nostro organismo ha bisogno apporto calorico, anche se non bisogna dimenticare che in questo periodo dell’anno, l’attività fisica si riduce. L’apporto complessivo di grassi deve essere lo stesso delle altre stagioni (circa il 25-30% del fabbisogno calorico giornaliero), e l’energia deve essere fornita essenzialmente dai carboidrati (cereali, pane e pasta).

Da preferire piatti a base di verdure di stagione, arricchiti con legumi, ricchi di proteine (e quindi ottimi sostituti della carne) e poveri di grassi. Anche i cereali (orzo, farro, riso, avena ecc) conditi con sughi a base di verdure forniscono all’organismo la giusta energia.
Pesce e carne, ricchi di proteine nobili, fondamentali per il nostro benessere, vanno sempre bene se cotti alla griglia e comunque senza grassi.
Zuppe, minestroni, passati di verdura sono alimenti fondamentali soprattutto durante l’inverno, sbizzarritevi con zucca, cavoli, verze, cavolini di brux, cipolle e patate.

Non dimenticatevi mai della frutta, fondamentale per il suo apporto di sali minerali e di vitamina C (presente negli agrumi, kiwi, ananas) utili nel prevenire le malattie da raffreddamento. Nel caso vi dobbiate sottoporre a terapia antibiotica (a seguito di bronchiti, tonsilliti o altro) non dimenticate yogurt e frutta fresca, necessari per reintegrare la flora batterica intestinale e i minerali.

L’inverno è la stagione nella quale i golosi possono soddisfare le loro voglie senza sentirsi troppo in colpa (a meno che non esistono patologie specifiche che inducano ad evitare l’assunzione di zuccheri). Concedetevi quindi di tanto in tanto la bevanda invernale per eccellenza, la cioccolata calda, consumata in modo ragionevole fa bene: agisce sulla serotonina, una sostanza prodotta dal cervello che controlla il tono dell’umore, allontanando depressione e tristezza.

Qualche raccomandazione infine riguardo l’alimentazione degli sportivi:

· Non saltate mai la prima colazione che deve essere, anzi, abbondante scegliendo alimenti a base di carboidrati (pane scuro, fette biscottate, gallette di riso ecc), zuccheri (miele, marmellata) e vitamine (spremute di agrumi) in associazione a yogurt o latte (vaccino, di soia, di riso ecc).

· A pranzo non abbuffatevi, meglio uno spuntino veloce per recuperare un po’ di energia: una fetta di torta o di strudel e della frutta fresca vanno benissimo.

· Se a metà pomeriggio vi viene fame o sentite il bisogno di bere qualcosa, una merenda a base di tè con biscotti o una cioccolata calda, o una barretta di cereali è preferibile ad un bicchierino di grappa, ricordatevi che l’alcol rallenta i riflessi e può alterare il meccanismo di termoregolazione.

Per sportivi o no, un integratore alimentare multivitaminico con aggiunta di minerali, è un ottimo modo per aiutare il nostro organismo ad affrontare freddo e malanni di stagione

dr.ssa Lorella De Mariani
Nutrizionista


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