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Ottobre 1, 2007 Newsletter

CONOSCIAMO I NOSTRI NEI?

I nei sono macchie della pelle
– di forma e dimensione variabile,
– piane o più o meno rilevate;
– cambia anche il colore da quello della pelle fino al marrone e al nero.

Possono essere presenti sin dalla nascita oppure comparire nel corso della vita, così come possono crescere di numero e di dimensione, localizzandosi in qualsiasi area cutanea.
Non sono pericolosi ma è consigliabile tenerli sotto controllo per non confonderli con il melanoma.

IL MELANOMA
Il melanoma è un tumore maligno della pelle che inizialmente appare del tutto simile ad un neo ma che nel tempo modifica notevolmente il suo aspetto. Può originare da un neo preesistente o comparire su cute sana.
Le sedi più comuni sono:
– nella donna gli arti;
– nell’uomo il tronco.
Possono insorgere anche in altre sedi corporee non cutanee (in una ridotta percentuale di casi).
Il rischio di sviluppare un melanoma è legato a diversi fattori “personali” (numero elevato di nei, presenza di nei atipici, familiarità per melanoma, pelle occhi e capelli chiari);
– ambientali (esposizioni solari intense ma intermittenti).

È in genere asintomatico e può presentarsi sulla pelle con aspetti molto variabili.
In generale, nel caso di comparsa sulla pelle di una nuova macchia oppure di modificazione di nei già presenti è consigliabile rivolgersi al medico.
Ogni persona può anche fare una prima valutazione dei propri nei eseguendo un:

AUTOESAME DELLA PELLE SECONDO LA REGOLA DELL’ABCDE

A come Asimmetria:
– una forma irregolare e asimmetrica, ossia dividendo il neo a metà si ottengono due parti non sovrapponibili

B come Bordi:
– bordi irregolari e frastagliati

C come Colore:
– un colore disomogeneo e non uniforme oppure un neo molto scuro

D come Dimensione:
– diametro superiore a 6 millimetri

E come Evoluzione:
– un neo che cambia il suo aspetto, cioè che modifica la sua forma, il suo colore, la sua dimensione, la sua superficie oppure che sanguina spontaneamente.

Molto spesso un aumento della produzione di Radicali Liberi dell’ossigeno, che derivano dal funzionamento delle cellule, può causare un aumento delle macchie melaniche o da invecchiamento che si formano sulla pelle a fine estate ad esempio, sono macchie color caffelatte. È possibile sapere con precisione se la quantità di radicali liberi prodotta è in eccesso attraverso un semplice esame del sangue che rivela lo stato ossidativo e la capacità dell’organismo anti ossidante, cioè di abbattere i radicali liberi in eccesso.

VISITA SPECIALISTICA
È comunque buona norma sottoporsi a una visita per la valutazione dei nei da uno specialista che oltre alla visita clinica esegue una dermatoscopia (tecnica non invasiva né dolorosa che consiste nell’osservazione dei nei mediante una fonte di luce e una lente ricoperta da un film oleoso e posta a contatto con il neo stesso).
Oggi è anche possibile eseguire una videodermatoscopia digitale:
mediante una apparecchiatura computerizzata costituita da una telecamera ad alta risoluzione collegata ad un computer è possibile acquisire immagini di nei a rischio e archiviarle in formato digitale consentendo di seguire la loro evoluzione nel tempo (mappatura). Il computer è fornito di un particolare software di gestione dati che permette di creare per ogni paziente una cartella personalizzata. Il nostro Centro sarà dotato dell’apparecchiatura per la videodermatoscopia digitale nei prossimi mesi: per questo motivo, al fine di valutare quali persone possano essere candidati a tale esame e relativa mappatura, vogliamo offrire ai nostri pazienti la possibilità di una visita preliminare con lo specialista.

a cura del prof. Giuseppe Della Valle



Settembre 1, 2007 Newsletter

Il consumo di prebiotici (carboidrati a catena corta: inulina, fruttoligosaccaridi) e probiotici (ceppo batterico intestinale come i lattobacilli), come prodotti farmaceutici da banco, è aumentato negli ultimi anni e si possono oramai ritrovare come aggiunta in diversi alimenti. In generale è oramai accettato l’idea di utilizzare questi prodotti come un aiuto naturale, al mantenimento e miglioramento generale del proprio stato di salute.

Negli ultimi anni, una serie di lavori scientifici hanno dimostrato l’efficacia clinica di alcuni ceppi probiotici nel trattamento di alcune patologie come le dissenterie, infiammazioni intestinali, coliti, stipsi, allergie alimentari. A volte è necessario ricercare il tipo specifico di probiotico, ma non sempre si sa dove eseguire il test e cosa cercare. Presso ll mio Istituto, ci si avvale di un test particolare e sofisticato che identifica in modo accurato, la qualità della popolazione batterica presente nell’intestino: il DISBIOSI TEST. In maniera indiretta, valutando il metabolismo (il prodotto del lavoro svolto) dei ceppi batterici presenti nell’intestino, possiamo risalire al tipo di popolazione che prevale all’interno dell’intestino. Il dosaggio di Indolo ( dato dalla fermentazione dei carboidrati derivanti dal consumo eccessivo di pane e pasta) e Scatolo (derivante dalla putrefazione delle proteine di origine animale, carne rossa, pesce), attraverso le urine del mattino, è determinante per distinguere quale batterio è più attivo nel produrre sostanze di fermentazione o di putrefazione.

Il tratto gastro-intestinale, permette lo sviluppo di diverse forme microbiche con esigenze nutrizionali diverse. In base al tipo di alimentazione quotidiana, si svilupperà una popolazione di tipo anaerobia (batteri che possono vivere in assenza di ossigeno) o una popolazione aerobia (che possono vivere in presenza di ossigeno). Un segnale che “qualcosa è cambiato” nel nostro intestino e quindi nell’organismo, è il caratteristico odore forte e maleodorante delle feci, oltre al colore e consistenza modificati, il tipico gonfiore addominale che si accentua verso sera, la flatulenza eccessiva. In base ai parametri sopra descritti, la possibilità di sapere quale tipo batterico si è sviluppato nel nostro intestino, ci permette di scegliere in maniera precisa e mirata la terapia adeguata al ripristino dell’equilibrio intestinale.

Un aiuto al ripristino della normale flora batterica intestinale, è dato dalla somministrazione di “fermenti lattici attivi” adeguatamente selezionati, per riportare l’intestino a svolgere le normali funzioni metaboliche di purificazione ed eliminazione di sostanze di scarto potenzialmente tossiche. L’alimentazione sbilanciata, a favore di un eccesso di carboidrati a scapito di frutta e verdura ad esempio, può favorire lo sviluppo di forme patologiche batteriche o micotiche, non completamente risolte. Quindi il riacutizzarsi ad esempio di Candidosi vaginale, su stimolo di tipo alimentare, rappresenta un’alterazione dell’immunità intestinale, che necessita di un corretto riequilibrio. Lo specialista troverà le soluzioni più adeguate e personalizzate per riportare in condizioni fisiologiche un intestino reduce da eccessi alimentai sbilanciati.

Un aiuto ulteriore al riequilibrio della flora batterica intestinale, è rappresentato dall’idrocolon terapia. Metodica terapeutica di pulizia, non invasiva o traumatica, dell’intestinale.
I sintomi che richiedono di effettuare un DISBIOSI TEST o un LAVAGGIO DELL’INTESTINO, sono: gonfiore addominale, feci non formate, cattivo odore delle feci, irregolarità intestinale, sintomi colitici aspecifici, senso di pienezza e sazietà costante.



Giugno 1, 2007 Newsletter

Uno degli obiettivi primari della medicina sin dalla sua nascita è stato quello di alleviare il dolore e certamente il dolore più conosciuto perché ineluttabile è quello che accompagna la nascita.
Nei secoli scorsi, l’ipnotismo è stato impiegato per alleviare il dolore da parto; tuttavia, si trattava di un approccio ancora non sistematico che risentiva fortemente sia dell’impronta mesmeriana, magica e misteriosa, sia successivamente delle idee di Charcot, affinate da teorie scientifiche.

Verso la fine degli anni ’50 anche in Italia si iniziò ad applicare l’ipnosi per la preparazione al parto ma il procedimento attuato allora puntava a sviluppare uno stato di analgesia globale come se il risultato da raggiungere fosse o potesse essere assimilabile a quello di un’anestesia chimica.
Nei decenni il concetto di ipnosi applicata al parto andò trasformandosi e il ruolo della donna in questo contesto passò gradualmente da un ruolo passivo ad uno dinamico, attivo e diretto ad elicitare le risorse del soggetto, talvolta nascoste o inutilizzate.

LE COMPONENTI DEL DOLORE DA PARTO
Nella donna che partorisce il dolore che ella sperimenta consta di componenti di diversa natura, anatomo-fisiologiche, e psicofisiologiche, che si sovrappongono interagendo fra loro e comportano un rafforzamento costante del dolore e dell’ansia. Quest’ultima, pressoché proporzionale alle componenti affettive-motivazionali della partoriente, contribuisce in maniera determinante ad una percezione acuita e ad un’esacerbazione degli stimoli dolorosi. Alcune variabili, come il desiderio di maternità, l’accettazione o meno della gravidanza, il tipo di personalità incidono notevolmente non solo sulla percezione del dolore ma persino sull’attività farmacologica di alcuni principi utilizzati per alleviare la sofferenza della donna e addirittura sulla risposta all’anestesia epidurale.
Esiste un’interazione fra stimolo periferico, il midollo spinale e l’attività cerebrale ma è quest’ultima, intesa come consapevolezza del proprio Io in quel determinato momento, che determina il livello di percezione del dolore.
L’approccio ipnotico applicato al parto permette un rinforzo dell’Io e un’azione di sostegno, riducendo notevolmente l’impatto del binomio ansia-dolore che, come è stato verificato da studi
condotti dall’Università di Bethesda, non disturba solo la gestante ma può persino arrecare danni al feto. Con il training ipnotico si riesce a modulare la percezione del dolore nella partoriente, in altre parole a liberare il dolore dalla componente emotiva che, a sua volta come in un circolo vizioso, lo rinforza rendendolo più intenso.

IN COSA CONSISTE LA PREPARAZIONE AL PARTO CON L’IPNOSI
E’ consigliabile iniziare l’apprendimento del training ipnotico intorno al quinto mese di gravidanza. Il training consta di un ciclo di otto sedute in cui gradualmente viene insegnato alla donna ad entrare profondamente in contatto con il proprio corpo e a conoscere una serie di procedure da mettere in atto nelle varie fasi del parto dall’inizio delle contrazioni sino alla fase espulsiva.

BIBLIOGRAFIA
M. H. ERICKSON, E. L. ROSSI, S. I. ROSSI, Tecniche di suggestione ipnotica, Ed. Astrolabio, Roma, 1979.
M. H. ERICKSON, E. L. ROSSI, Ipnoterapia, Ed. Astrolabio, Roma, 1982.
F. GRANONE, Trattato di ipnosi, Ed. Boringhieri, Torino, 1983.
G. P. MOSCONI, L’ipnosi per partorire, Piccin Ed., Padova, 1974.



Ottobre 5, 2006 RASSEGNA STAMPA

Abstract

Le Neoplasie Peritoneali si sviluppano frequentemente nella storia naturale di molti tumori rappresentando uno dei maggiori problemi di gestione oncologica. I rari tumori primitivi del peritoneo di cui i Mesoteliomi Peritoneali sono i più frequenti così come le Carcinosi Peritoneali sono spesso associati a gravi problemi clinici per il paziente. Considerati in passato delle condizioni terminali, le Neoplasie del Peritoneo sono state trattate nelle ultime due decadi quali malattie curabili. L’introduzione nella pratica clinica da parte di Sugarbaker della Citoriduzione Chirurgica/Peritonectomia nel trattamento delle neoplasie peritoneali e la diffusione della metodica nell’ambito della comunità scientifica ha drasticamente cambiato la storia naturale di tali patologie. Un’altra metodica che ha dimostrato un importante impatto nel controllo delle neoplasie peritoneali è la Chemio Ipertermia Intra Peritoneale. E’ certamente una delle aree di ricerca che in atto suscita particolare interesse nell’ambito della comunità scientifica sia per l’impatto sulla sopravvivenza che sulla qualità di vita dei pazienti trattati con un modesto costo in termini di morbilità e mortalità. L’obiettivo di questo lavoro è quello di illustrare il razionale, le tecniche ed i risultati dell’approccio multimodale alle Neoplasie Peritoneali mediante la Citoriduzione Chirurgica/Peritonectomia associata alla Chemio Ipertermia Intra Peritoneale.

Premessa
La Carcinosi Peritoneale (CP) è un evento prognosticamente sfavorevole che caratterizza in particolare l’evoluzione delle neoplasie degli organi a sede addomino-pelvica potendo in misura minore presentarsi quale stadio terminale di neoplasie extra-addominali ( 1,2 ,3 ). Il concetto che ad una diagnosi di CP si associ una prognosi severa per il paziente è ampiamente diffuso nell’ambito della comunità scientifica. L’indicazione stessa di un trattamento chirurgico di un tumore primitivo gastrointestinale è fortemente influenzata dalla presenza di CP. Ciò perché, per lungo tempo la CP è stata considerata una patologia non suscettibile di un trattamento curativo ed in particolare di un intervento chirurgico. Le motivazioni sono varie. Il peritoneo non è infatti considerato un organo, ma semplicemente un foglietto che riveste la cavità addominale e gli organi che vi sono alloggiati; eppure ha una struttura istologica, una vascolarizzazione, una disposizione e soprattutto una funzione. Parimenti al fegato ed al polmone, è soggetto a metastatizzazione da parte di molti tumori ed in particolare quelli originati dagli organi contenuti nella cavità addominale. Come qualunque altro organo inoltre, può essere sede di un tumore primitivo,anche se raro, definito Mesotelioma Peritoneale e di altri tumori più rari di origine non mesoteliale. La sua disposizione è complessa; i suoi 7.600 cm2 si distribuiscono infatti con una disposizione complessa tale da consentire rapporti con tutte le strutture che sono contenute o transitano nell’addome; tale disposizione tuttavia rende complessa anche la distribuzione di una neoplasia peritoneale, primitiva o secondaria, che andrà inevitabilmente a seguire l’anatomia del peritoneo. L’evoluzione delle tecniche chirurgiche e la disponibilità di presidi terapeutici innovativi in ambito chirurgico ed anestesiologico hanno consentito di applicare un trattamento chirurgico anche al peritoneo. La CP è stata ed in gran parte è tuttora trattata mediante Chemioterapia (CT) sistemica eventualmente associata ad interventi di debulking chirurgico con l’obiettivo di ridurre la massa e migliorare la sintomatologia.
Nel 2000, è stato pubblicato un articolato lavoro riguardante uno studio prospettico multicentrico sulla CP (EVOCAPE 1) (4) che ha coinvolto 9 centri universitari ed ospedalieri francesi, con un reclutamento nel ’95-’97. Lo studio ha arruolato 125 pazienti con CP da carcinoma gastrico, 118 da carcinoma del colon, 58 da carcinoma del pancreas variamente distribuiti per stadio (0= no macroscopica evidenza, I < 5mm localizzato, II < 5mm diffuso, III 5-20mm, IV > 20mm) e sottoposti ad interventi palliativi e/CT. La sopravvivenza mediana è stata fortemente influenzata dal tipo istologico del tumore primitivo essendo di 3.1, 5.2, 2.1 mesi rispettivamente per carcinoma dello stomaco, del colon e del pancreas. Se consideriamo il sottogruppo dei 118 pazienti con CP da carcinoma colorettale, il 60% della casistica presentava noduli di diametro <2cm; tuttavia quando trattati senza intento curativo hanno evidenziato una sopravvivenza limitata. Queste considerazioni note da tempo e confermate in questo recente lavoro, hanno indotto molti ricercatori a sviluppare studi mediante l’utilizzo di metodiche innovative per il trattamento della CP. Un trattamento che ha sicuramente contribuito al miglioramento della sopravvivenza dei pazienti affetti da CP consiste nella strategia terapeutica locoregionale.
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Principi della metodologia
Approccio locoregionale delle malattie neoplastiche del peritoneo
L’approccio innovativo mediante la combinazione tra la chirurgia citoriduttiva (CCR) e la chemioipertermia intraperitoneale (CIIP), trova il suo razionale nella caratteristica storia naturale della CP. Nel carcinoma ovarico ed in una elevata percentuale di carcinoma del colon, la malattia rimane confinata all’addome per gran parte della sua storia naturale, conferendone una caratteristica evoluzione loco-regionale. Questa è la caratteristica biologica che ha consentito l’opportunità di un approccio selettivo, quale il trattamento chemioterapico intraperitoneale. L’elevata concentrazione di farmaco ottenibile mediante un trattamento locoregionale, consente infatti di superare la resistenza intrinseca od acquisita nei confronti del farmaco e simultaneamente ridurre gli effetti collaterali sistemici.

Il razionale della CIIP
Il concetto fondamentale di un trattamento intraperitoneale è rappresentato dalla tendenza di alcuni farmaci a concentrarsi a livello del peritoneo attraversandolo solo gradualmente. Tale probabilità dipende da molteplici fattori, tra cui la supposta presenza di una barriera Plasmatico-Peritoneale. Tale ipotesi è basata su diversi studi che confermano l’esistenza di un gradiente plasmatico-peritoneale. La barriera è rappresentata dal tessuto sottomesoteliale e dalla membrana basale dei capillari, che limitano il riassorbimento di farmaci idrofili o ad elevato peso molecolare come la mitomicina C, il cisplatino e la doxorubicina. È stato dimostrato che il cisplatino ha una maggiore capacità di penetrazione nel tessuto tumorale quando somministrato in condizioni ipertermiche. Inoltre, a 40-42 C le cellule neoplastiche diventano più chemiosensibili per l’aumentata concentrazione intracellulare dei farmaci, la maggiore attivazione, specialmente per gli agenti alchilanti,la diminuita capacità di riparo dei danni al DNA. Questi eventi sono più intensi nelle cellule tumorali ovariche cisplatino-resistente che nelle cellule cisplatino-sensibili (5).
La formazione di addotti platino-DNA dopo esposizione al cisplatino è aumentata e la sua rimozione ridotta in condizioni ipertermiche, con un conseguente relativo effetto letale sulle cellule.
Analogo comportamento in condizioni di ipertermia è tipico di altri farmaci e come la Doxorubicina e la Mitomicina C.

Descrizione della tecnica(6)
Citoriduzione chirurgica
Il concetto di chirurgia citoriduttiva (CCR) deve essere inteso come completa asportazione degli impianti neoplastici con eventuali microresidui di dimensioni non superiori a 2,5 mm (target ottimale della CIIP).
La metodica necessita di regola di manovre di peritonectomia secondo la tecnica descritta da Sugarbaker (7)Un dispositivo chiamato ball-tip electrosurgical handpiece mediante uno elettrodo sferico di 2 mm viene utilizzato per dissecare il peritoneo tumorale della parete addominale normale. Verrà utilizzato il bisturi elettrico ad alto voltaggio.

Fase chirurgica
La CCR viene ottenuta mediante una sequenza ordinata di manovre ben codificate che vengono eseguite in funzione dell’estensione della malattia (Fig.2):

  • Resezione del grande omento, peritonectomia parietale destra resezione del colon destro;
  • Peritonectomia del quadrante superiore sinistro e parietale sinistra, splenectomia;
  • Peritonectomia del quadrante superiore destro, resezione della capsula Glissoniana, peritonectomia della tasca di Morrison;
  • Resezione del piccolo omento, citoriduzione dell’ilo epatico ± colecistectomia, ± resezione parziale o totale dello stomaco
  • Peritonectomia pelvica ± resezione del sigma ± isterectomia ed annessectomia bilaterale;
  • Altre resezione intestinali e/o resezioni di massa tumorale;
  • Anastomosi intestinali.

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Chemioipertermia intraperitoneale
Dopo la citoriduzione, 4 cannule vengono posizionate nella cavità addominale. Due di queste verranno utilizzate per l’infusione del liquido, rispettivamente nella cavità sottofrenica destra e nella pelvi. Le rimanenti due cannule verranno posizionate rispettivamente nella cavità in sede centro addominale e superficialmente nella pelvi per la effusione del liquido (fig. 3).
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Macchina per CEC e circuito
La perfusione peritoneale prevede l’utilizzazione di una macchina che presenti le seguenti peculiarità:
1) un sistema di pompe;
2) un termostato o scambiatore di calore;
3) sistemi integrati di controllo delle temperature, delle pressioni e del flusso;
4) sistema di analisi dei dati mediante uno specifico programma computerizzato con visualizzazione in tempo reale dei parametri e loro registrazione;
5) un circuito extracorporeo (CEC). L’apparecchiatura deve essere garantita dalla normativa C.E. Vengono inoltre utilizzati una serie di termometri per la valutazione costante della temperatura intraaddominale. Molti centri attivi, in atto utilizzano l’apparecchiatura Performer LRT (fig. 4).

Priming
0607_4Per priming si intende il liquido di riempimento del circuito. All’Istituto Tumori di Milano è stata sperimentata una soluzione composta per 2/3 da soluzione Normosol R pH 7.4 e per 1/3 da Emagel. Per quanto riguarda il volume ottimale del priming questo deve essere sufficientemente abbondante ai fini di garantire una temperatura omogenea e constante, ma non eccessivo al punto di causare una distensione addominale e termodiluzione corporale. Pertanto, per un adeguato funzionamento del circuito un volume di 3 a 4 litri per la tecnica ad addome aperto e 6 litri per la tecnica ad addome chiuso sono sufficienti (8). Nella tecnica ad addome chiuso, la pelle della parete addominale è temporaneamente chiusa con sutura continua e le cannule vengono connesse al circuito ai fini di iniziare la CIIP. Nella modalità aperta, l’addome è coperto con uno strato di materiale plastico ed il vapore dei farmaci sono aspirate per proteggere l’equipe della sala operatoria. Il perfusato riscaldato contenente i farmaci viene somministrato nella cavità peritoneale attraverso la macchina con un flusso medio di 600-1000 ml/min per 60/90 minuti. Al fini di ottenere una temperatura intra-addominale di 42.5 C, è necessario mantenere la temperatura di infusione a 44 C circa. Durante la perfusione, se la tecnica in utilizzo è ad addome aperto, l’operatore deve continuamente manipolare l’intestino al fini di garantire una omogenea distribuzione di calore e chemioterapici. Dopo la perfusione, il perfusato viene rapidamente drenato e si procede la chiusura della parete addominale dopo un’ispezione accurata della cavità.

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Periodo post-operatorio immediato.
Nel periodo post-operatorio i pazienti sottoposti a CCR + CIIP vengono assistiti presso l’unità di terapia intensiva per un periodo di circa 72 ore. I pazienti ricevono un trattamento con plasma fresco congelato in quantità tale da mantenere adeguato il livello serico di albumina. Al fine di prevenire un’ eventuale insufficienza renale, i pazienti vengono adeguatamente idratati. Inoltre, sono attentamente valutati i parametri emodinamici, di funzionalità renale ed epatica.
Patologie bersaglio

  • CP resecabile da carcinoma dell’ovaio (17,88,18)
  • Mesotelioma peritoneale (19,20)
  • CP resecabile da carcinoma colorettale (21,22,23,24,25)
  • Tumori mucinosi dell’appendice condizionanti un Pseudomixoma peritonei (26,27)
  • Carcinomi dell’appendice con CP resecabile (28)
  • Carcinoma dello stomaco con CP resecabile (29,30,31,32)

Elegibilità
Criteri di inclusione

  • età inferiore ai 75 anni;
  • adeguata funzionalità renale, epatica e midollare;
  • performance status (ECOG) 0, 1 or 2;
  • consenso informato firmato dal paziente.

Criteri di Esclusione

  • impossibilità di un adeguato follow-up;
  • presenza di altre malattie neoplastiche maligne;
  • infezione attiva o altre condizione cliniche contemporanee che possano interferire nella capacità del paziente di ricevere il trattamento proposto secondo il protocollo;
  • metastasi extradistrettuali;
  • occlusione intestinale completa.
  • inadeguata funzionalità renale, epatica o midollare.

Stato dell’arte
Carcinoma del colon
Interessanti risultati sono stati recentemente pubblicati da Glehen (23) riguardanti uno studio retrospettivo condotto su 506 pazienti sottoposti a peritonectomia e CIIP; a questo studio hanno concorso i più importanti centri italiani. La sopravvivenza mediana globale è stata di 19,2 mesi; i pazienti che hanno ottenuto una citoriduzione completa, hanno avuto una prognosi migliore con una sopravvivenza mediana di 32,4 mesi. La completezza della citoriduzione si è rivelata essere una variabile statisticamente significativa (p< .001)
Infine, Verwaal- Zoetmuller e collaboratori. (25) hanno condotto uno studio prospettico in cui 105 pazienti affetti da CP da carcinoma colorettale sono stati randomizzati. Il braccio sperimentale prevedeva la CCR associata alla CIIP, seguita da chemioterapia sistemica mentre il braccio controllo prevedeva la terapia standard con chemioterapia sistemica (5-fluorouracile-leucovorin) con o senza chirurgia palliativa. Il gruppo sperimentale ha presentato un vantaggio di sopravvivenza significativo rispetto al gruppo controllo.

Carcinoma gastrico
Recentemente sono stati pubblicati i dati di un trial randomizzato prospettico su 248 pazienti affetti da carcinoma gastrico, nei quali la CIIP era stata associata alla chirurgia tradizionale; i risultati della sopravvivenza a distanza sono stati statisticamente significativi per le neoplasie avanzate, con sopravvivenza a 5 anni del 49% nei pazienti sottoposti a CIIP associata a chirurgia rispetto al 18% nei pazienti con sola chirurgia (29).
E’ quindi fortemente ipotizzabile un miglioramento nelle incidenze delle recidive locali e delle sopravvivenze globali nel cancro dello stomaco avanzato, associando asportazione di organo, peritonectomia distrettuale e chemioterapia locoregionale.
In definitiva siamo di fronte ad una rivoluzione di pensiero: se le carcinosi peritoneali non sono più considerate malattie sistemiche incurabili, la peritonectomia associata a chemioterapia intraperitoneale ed ipertermia ne rappresenta la risposta terapeutica più razionale e moderna.

Carcinoma ovarico
Un importante studio di fase II è stato condotto dalla SITILO su 27 pazienti con tumore epiteliale dell’ovaio avanzato, confermato istologicamente e sottoposte a Peritonectomia + CIIP (18). Tutte le pazienti presentavano malattia ricorrente o progressiva in seguito a Chirurgia di stadiazione e chemioterapia sistemica. Le pazienti presentavano una età media di 53 anni (30-67); il follow-up medio è stato di 17.4 mesi (0.3-36). Dopo l’intervento di citoriduzione e d’accordo con i criteri descritti precedentemente, 15 (55%), 4 (15%) 3 (11%)e 5 (19%) delle pazienti, presentavano rispettivamente una completezza di citoriduzione CC-0, CC-1, CC-2; e CC-3. La sopravvivenza globale (SG) a due anni per la serie globale di pazienti è stata del 55%. La sopravvivenza libera da malattia e la sopravvivenza libera da malattia locoregionale per lo stesso periodo sono state del 21% e 44% rispettivamente. Le variabili che hanno influenzato significativamente la SG sono state la radicalità della citoriduzione, l’estensione della carcinomatosi, l’età delle pazienti e l’intervallo tra la diagnosi e la terapia con CCR+CIIP. Il volume di malattia residua ha influenzato significativamente la sopravvivenza globale (SG) (P=0.00025). Pazienti con malattia residua microscopica o minima (CC-0/1) hanno avuto il 77% di probabilità di sopravivenza a due anni (mediana 20,3 mesi), mentre tutte le pazienti con malattia residua >2.5mm (CC-2/3) sono decedute entro 20.3 mesi (mediana 4,3 mesi). Riguardo l’estensione della malattia, pazienti con carcinosi P1/P2, hanno dimostrato soltanto una tendenza ad una sopravvivenza più lunga rispetto al gruppo P3 (SG a due anni- 63% vs 50%, P=0.09). Altro fattore correlato con la SG è stato l’età. Il gruppo di pazienti con età superiore a 53 anni hanno presentato 67% di SG a due anni, mentre il gruppo con età inferiore ha avuto un andamento prognostico più sfavorevole con una SG a due anni del 40% (P=0.04).

Pseudomixoma Peritonei
In considerazione della rarità di incidenza di questa patologia, non vi sono molti studi pubblicati in letteratura ,se si escludono i cosiddetti case report. Una delle più importanti casistiche pubblicate, riguarda uno studio multicentrico condotto dalla SITILO (27). Sono stati complessivamente inclusi nello studio 70 pazienti (31 maschi e 39 femmine) di età media di 56 anni (range: 24 a 76). Un’ ottimale citoriduzione è stata ottenuta nell’ 87% dei pazienti. La morbilità post-operatoria grado III è stata del 14%; un paziente è deceduto 30 giorni dopo il trattamento per emorragia e complicanze conseguenti ad una fistola duodenale. La tossicità correlata alla CIIP è stata del 9%. Il follow-up medio è di 28.6 mesi (range: 2-72). A 5 anni, la sopravvivenza globale è stata del 91%, l’intervallo libero da progressione 54% ed un controllo locale della malattia è stato ottenuto nel 69% dei pazienti.

Mesotelioma Peritoneale
La casistica più numerosa pubblicata in letteratura scientifica e riguardante il trattamento di peritonectomia associato a chemio-ipertermia-intra-peritoneale riguarda un lavoro multicentrico condotto dalla SITILO: 61 pazienti (31M, 30F) di età compresa tra 24-72 anni (media: 51) affetti da MP, sono stati sottoposti a Peritonectomia+CIIP ±CT (25).
La comparsa di ascite, massa addominale o l’incremento del marcatore tumorale è stato considerato segno di progressione. Studi bio-molecolari e di farmacologia preclinica sono stati condotti su materiale prelevato al momento della CCR (19 e 7 casi, rispettivamente). Una soddisfacente peritonectomia è stata possibile nel 74% dei pazienti, che alla fine dell’intervento risultavano radicalmente citoridotti oppure presentavano un residuo <2,5 mm. Il follow-up medio è attualmente di 20 mesi.
Con questo regime terapeutico, la probabilità di sopravvivenza globale a 5 anni è del 54% e la sopravvivenza libera da progressione del 37%.

dr. Marcello Deraco
Surgeon, Oncologist,
Responsable, Peritoneal Neoplasia,
Program, “National Institute Tumors”, Milan, Italy



Agosto 1, 2006 Newsletter

Informazione e prevenzione per la salute dell’uomo: come risolvere le intolleranze alimentari

Venerdì 22 settembre 2006
ore 15:00 – 19:00 Palazzo Turati – via Meravigli, 9/b – Milano

L’occasione vedrà illustri esperti e specialisti discorrere con il pubblico di come rinforzare il proprio sistema immunitario per prevenire la formazione delle intolleranze, attraverso un’alimentazione sana; di quali sono oggi i metodi diagnostici, personalizzati e non invasivi, per riconoscerle e cosa fare per affrontarle e risolverle, ottenendo un aumento del benessere psicofisico.

PARTECIPERANNO

Giuseppe Di Fede
Direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica e
Direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Genetica Preventiva Personalizzata srl

Manuela Baldi
Naturopata. Specializzata in Psico Neuro Endocrino Immunologia

Roberto Marrocchesi
Consulente e docente di macrobiotica e di Feng Shui. Nutrizionista

Attilio Speciani
Medico, specialista in allergologia, immunologia clinica. Agopuntore. Profondo conoscitore della medicina naturale e della nutrizione applicata. Membro del Comitato tecnico scientifico di medicina complementare della Regione Lombardia

Flavio Gazzola
Medico, specialista in Neurologia, EVAN, check-up bioelettronici, iridologia, visologia, medicina naturale, omeopatia, fitoterapia, vitalizzazione cellulare

Luciano Pecchiai
Primario Patologo Emerito dell’Ospedale dei Bambini “Vittore Buzzi” di Milano, esperto di alimentazione e medicina naturale, direttore del Centro di Eubiotica Umana di Milano LA

PROGRAMMA

Ore 14.30:
Registrazione

Ore 15.00:
Visologia (diagnosi e terapia attraverso il viso) e test bioelettronici nella diagnosi e
trattamento di intolleranze e allergie alimentari

Flavio Gazzola, Medico, specialista in Neurologia, EVAN, check-up bioelettronici,
iridologia, visologia, medicina naturale, omeopatia, fitoterapia, vitalizzazione cellulare

Ore 15.20:
Sistema Alcat-test innovativo per le analisi delle intolleranze
Giuseppe Di Fede, Direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica e
Direttore Sanitario di Istituto di Medicina Genetica Preventiva Personalizzata srl
Manuela Baldi, Naturopata. Specializzata in Psico Neuro Endocrino Immunologia

Ore 16.00:
Rinfresco

Ore 16.30:
Nessun cibo è colpevole: guarire le intolleranze mangiando
Attilio Speciani, Medico, specialista in allergologia, immunologia clinica. Agopuntore.
Profondo conoscitore della medicina naturale e della nutrizione applicata. Membro del
Comitato tecnico scientifico di medicina complementare della Regione Lombardia

Ore 16.50:
Insorgenza delle intolleranze alimentari. Come risolverle
Luciano Pecchiai, Primario Patologo Emerito dell’Ospedale dei Bambini “Vittore Buzzi” di
Milano. Esperto di alimentazione e medicina naturale, direttore del Centro di Eubiotica
Umana di Milano

Ore 17.10: (Presenza non ancora confermata)
Sergio Chiesa, Esperto di nutrizione e in particolare del Metodo Kousmine.
Fondatore e presidente dell’associazione CiboèSalute. Cofondatore dell’Associazione
Amik per la preparazione dei medici al Metodo kousmine

Ore 17.30:
Dibattito con il pubblico

Ore 18.30:
Chiusura dei lavori



Giugno 1, 2006 Newsletter

Perdere peso, prevenire malattie, vivere più a lungo e meglio. Sono le promesse della nutrigenomica. Ora con tanto di test genetico personalizzato.Nel variegato panorama delle diete si affaccia una nuova tendenza, destinata a rivoluzionare i programmi alimentari “standardizzati”: la “dieta del Dna”. Il settore di ricerca è nutrigenomica, che studia le relazioni tra alimentazione e metabolismo, per realizzare un regime nutrizionale personalizzato, tarato sul corredo genetico di ogni persona. In più, esplora la suscettibilità dell’organismo di sviluppare malattie multifattoriali, come quelle cardiovascolari, l’aterosclerosi, il diabete o le neoplasie, determinate dall’interazione genetica-ambientale.

La ricerca scientifica
La nutrigenomica, insieme a proteomica e farmacogenomica, è uno dei campi d’applicazione dei risultati scaturiti dal Progetto genoma umano. Il 99,9 per cento del Dna è uguale per tutti gli uomini. La restante porzione presenta minuscole variazioni, gli Snp (Single nucleotide polymorphism), le “impronte digitali” della doppia elica, che rendono diversi nell’aspetto esteriore e nella risposta all’ambiente, ai trattamenti farmacologici e agli alimenti. Ciò spiega, ad esempio, perché c’è chi mangia in abbondanza cibi ricchi di lipidi senza mettere su un filo di grasso, e chi invece non può nemmeno immaginarli che ingrassa. Oppure, la ragione per cui chi assume alimenti ricchi di grassi non sempre sviluppa malattie cardiache. Dai geni, infatti, dipende la velocità e l’efficienza del metabolismo. Alcuni, però, non servono a metabolizzare direttamente i nutrienti, ma vengono regolati da questi e sono legati all’esordio, o al grado di severità, di una patologia. “L’espressione genetica può avere effetti positivi o non corretti, a seconda di fattori influenzanti, come alimentazione, ambiente (inquinamento, radiazioni solari, fumo, ecc), psiche e predisposizioni personali. Qui entra in gioco la nutrigenomica, disciplina che fa luce su queste interconnessioni e consente di creare un profilo alimentare personalizzato, che ottimizza le risorse e migliora la qualità della vita”, sostiene Giuseppe Di Fede, medico chirurgo e direttore dell’Istituto di Medicina Biologica di Milano, e dell’Istituto di Medicina Genetica Preventiva Personalizzata.
Senza dimenticare i “fondamenti” di una sana alimentazione.
Scoprirsi geneticamente protetti dall’effetto dei grassi, ad esempio, non deve incoraggiare a fare il pieno di burro, maionese, fritto, hamburger…

Alla base: il poliformismo genetico
Il genoma umano è rappresentato da numerose molecole, “pezzettini” di DNA presenti in ogni singola cellula. Il DNA, a sua volta, è strutturato in singoli geni, che codificano l’informazione per la sintesi di sequenze di aminoacidi, i costituenti delle proteine, indispensabili allo svolgimento della vita. I geni, quindi, sono i garanti del funzionamento metabolico e i principali responsabili delle risposte all’ambiente. Cosa accade quando il meccanismo s’inceppa? Perché il gene “operaio”, per usare una metafora, incrocia le braccia e si rifiuta di lavorare? La ragione va ricercata nel polimorfismo, ossia la possibilità di un gene di esistere in molteplici forme ed esprimersi in maniera diversa per ogni individuo. “In alcuni individui, l’attività dei geni e di conseguenza delle proteine prodotte è normale, in altri con particolari polimorfismi può condizionare modifiche del metabolismo e di conseguenza avere delle condizioni fisiologiche che possono portare all’esordio di una malattia. Ad esempio, se il benzopirene, sostanza tossica contenuta nel fumo, non è neutralizzato dall’eliminazione ordinata dal gene preposto, si accumula nell’organismo e diventa cancerogeno”, afferma Di Fede.

Il test genetico personalizzato
L’approccio è in funzione della “prevenzione personalizzata”, che aiuta a proteggersi da malattie causate dall’ambiente e dagli effetti collaterali di farmaci, cibi, integratori alimentari non idonei al proprio metabolismo.
Finalità
Indica se il tenore di vita è compatibile con le capacità genetiche della persona e, attraverso la prescrizione, consente di modificare l’attività dei geni, facendo in modo che lavorino a suo vantaggio.

  • Salute: Individua gli organi predisposti alle malattie, i fattori di rischio e i metodi per fronteggiarle. Permette di identificare tipi di medicine (antibiotici, antinfiammatori, ecc) nutrienti e integratori alimentari (vitamine, minerali, oligoelementi) più adatti all’organismo e in grado di rallentare l’invecchiamento biologico, migliorando la resistenza alle patologie nelle diverse età.

  • Benessere: Selezionando gli alimenti compatibili e non con l’attività dei geni, consente di controllare il peso con efficacia e sicurezza, e ottimizzare le prestazioni del fisico, comprese quelle sportive.

In cosa consiste
Si tratta di un piccolo prelievo di sangue dal polpastrello, seguito dalla compilazione di un questionario con dati personali, predisposizioni a malattie e abitudini di vita. Il risultato si ha nell’arco di un mese.
A chi è indicato
A soggetti con familiarità a malattie cardiovascolari, diabete, neoplasie, o degenerative, come Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla, oppure a persone che intendono migliorare la qualità della vita.
Quando farlo
Il test è indicato per tutti, donne e uomini, dai 18 anni in su, e si effettua una sola una volta nella vita, a differenza delle comuni rilevazioni biochimiche.

Le aree studiate
Attraverso 22 analisi genetiche che indagano il gene, la sua mutazione e polimorfismo, si esplora la predisposizione alle malattie e la capacità di fronteggiarle dell’organismo.

  • Biotrasformazione: tolleranza ad alimenti, alcool, tabacco, fumo, farmaci, associazione tra componenti nutritivi, reazioni secondarie ai farmaci.

  • Capacità di disintossicazione da sostanze tossiche o non compatibili.

  • Rischio cardiovascolare: tipo di metabolismo lipidico (colesterolo) che influisce su cuore, circolazione, ictus, ecc.

  • Sistema Angiotensina-Renina: pressione arteriosa, attività renale, predisposizione e danni creati ad arterie e vene.

  • Metabolismo dell’omocisteina: capacità da parte del colesterolo e dei grassi di occludere le arterie, predisponendo a malattie come l’arteriosclerosi.

  • Osteoporosi: riassorbimento osseo e malattie correlate (ad esempio, parodontopatie e osteoporosi precoce)

  • Interleuchina: proteine attive del sistema immunitario, anticorpi contro virus, batteri, cellule cancerose e nelle malattie di origine reumatica.

  • Markers addizionali: parametri relativi al metabolismo del calcio o alla capacità delle arterie di dilatarsi o restringersi.

  • Scelta di antiossidanti mirati e personalizzati.

  • Linee guida alimentari: micronutrizione personalizzata, associazione, esclusione o integrazione specifica degli alimenti.



Novembre 1, 2005 Newsletter

La Tecnica di Bowen è un trattamento che con delicate movenze delle dita aiuta l’organismo a mantenere e, quando necessario, a ri-trovare l’equilibrio che è la base della buona salute.
E’ una tecnica olistica che considera l’individuo nella sua totalità, inserito ed in rapporto con l’ambiente in cui vive.
In tale visione il sintomo è manifestazione e segnale di un dis-equilibrio dell’intero sistema “individuo” e l’atto terapeutico è volto a “curarlo” aiutandolo a ritrovare equilibrio e armonia.

La non invasività e la delicatezza di questa tecnica fanno sì che sia particolarmente adatta ad accompagnare i bambini nella crescita, venendo loro in aiuto quando ci sono segnali di disarmonia nel loro sviluppo e come integrazione alle altre terapie (ortopediche, fisioterapiche, farmacologiche, omeopatiche – psicologiche, etc.)

E’ quindi un valido strumento nel trattamento dei disturbi e delle patologie neonatali ed infantili quali ad esempio:

  • le paralisi ostetriche “fruste”

  • il torcicollo congenito

  • il piede torto congenito

  • le difficoltà nello sviluppo neuromotorio

  • i disequilibri muscolari

  • le coliche neonatali

  • il vomito a getto

  • l'”acetone”

la presenza di un “rallentato riflesso pupillare” (entro i 3 mesi) o di “sclera blu” (dopo i 3 mesi di età)

  • lo strabismo

  • i disturbi legati alla dentizione

  • le deformità e le anomalie del palato

  • le otiti

  • le sinusiti

  • i problemi respiratori (raffreddori, bronchiti, asma)

  • gli eczemi e le allergie

  • il testicolo non sceso

  • l’enuresi notturna

La Tecnica di Bowen agisce quindi su tutti i sistemi del corpo:

  • nervoso

  • muscolo-scheletrico

  • endocrino

  • urinario

  • cardiocircolatorio

  • respiratorio

  • digestivo

  • escretore

  • sugli organi di senso

  • immunitario.

Agendo sulle capacità di autoguarigione dell’organismo la Tecnica di Bowen è particolarmente efficace sui bambini perché in loro essa è maggiore: tanto più sono piccoli, tanto maggiore è la loro energia e potenzialità alla vita.
Essi sono terreno fertile e poco contaminato non avendo ancora accumulato tossicità dall’alimentazione e dall’ambiente (se non per la parte acquisita ereditariamente).
i bambini hanno più facilità a ritrovare armonia rispetto agli adulti e da qui il successo della Tecnica di Bowen con loro: talvolta bastano una o due sedute per risolvere il problema.

Questa tecnica è un efficace supporto anche per le future mamme sia durante la gravidanza ed in preparazione al parto che nel post-partum e durante l’allattamento perché le sostiene e aiuta in questo speciale periodo di trasformazione ed evoluzione della loro vita.



Febbraio 1, 2005 Newsletter

Durante l’inverno in nostro organismo ha bisogno apporto calorico, anche se non bisogna dimenticare che in questo periodo dell’anno, l’attività fisica si riduce. L’apporto complessivo di grassi deve essere lo stesso delle altre stagioni (circa il 25-30% del fabbisogno calorico giornaliero), e l’energia deve essere fornita essenzialmente dai carboidrati (cereali, pane e pasta).

Da preferire piatti a base di verdure di stagione, arricchiti con legumi, ricchi di proteine (e quindi ottimi sostituti della carne) e poveri di grassi. Anche i cereali (orzo, farro, riso, avena ecc) conditi con sughi a base di verdure forniscono all’organismo la giusta energia.
Pesce e carne, ricchi di proteine nobili, fondamentali per il nostro benessere, vanno sempre bene se cotti alla griglia e comunque senza grassi.
Zuppe, minestroni, passati di verdura sono alimenti fondamentali soprattutto durante l’inverno, sbizzarritevi con zucca, cavoli, verze, cavolini di brux, cipolle e patate.

Non dimenticatevi mai della frutta, fondamentale per il suo apporto di sali minerali e di vitamina C (presente negli agrumi, kiwi, ananas) utili nel prevenire le malattie da raffreddamento. Nel caso vi dobbiate sottoporre a terapia antibiotica (a seguito di bronchiti, tonsilliti o altro) non dimenticate yogurt e frutta fresca, necessari per reintegrare la flora batterica intestinale e i minerali.

L’inverno è la stagione nella quale i golosi possono soddisfare le loro voglie senza sentirsi troppo in colpa (a meno che non esistono patologie specifiche che inducano ad evitare l’assunzione di zuccheri). Concedetevi quindi di tanto in tanto la bevanda invernale per eccellenza, la cioccolata calda, consumata in modo ragionevole fa bene: agisce sulla serotonina, una sostanza prodotta dal cervello che controlla il tono dell’umore, allontanando depressione e tristezza.

Qualche raccomandazione infine riguardo l’alimentazione degli sportivi:

· Non saltate mai la prima colazione che deve essere, anzi, abbondante scegliendo alimenti a base di carboidrati (pane scuro, fette biscottate, gallette di riso ecc), zuccheri (miele, marmellata) e vitamine (spremute di agrumi) in associazione a yogurt o latte (vaccino, di soia, di riso ecc).

· A pranzo non abbuffatevi, meglio uno spuntino veloce per recuperare un po’ di energia: una fetta di torta o di strudel e della frutta fresca vanno benissimo.

· Se a metà pomeriggio vi viene fame o sentite il bisogno di bere qualcosa, una merenda a base di tè con biscotti o una cioccolata calda, o una barretta di cereali è preferibile ad un bicchierino di grappa, ricordatevi che l’alcol rallenta i riflessi e può alterare il meccanismo di termoregolazione.

Per sportivi o no, un integratore alimentare multivitaminico con aggiunta di minerali, è un ottimo modo per aiutare il nostro organismo ad affrontare freddo e malanni di stagione

dr.ssa Lorella De Mariani
Nutrizionista



Febbraio 1, 2005 Newsletter

Sunflower (fiore californiano). Nomi comuni: girasole, fiore di San Marco, corona di Giove.Il girasole ( Heliantus annus) appartiene alla famiglia delle composite.

Pianta molto antica, originaria del Peru, era considerata da diverse popolazioni autoctone, sacra per due motivi: la forma che richiama l’idea del sole e i molteplici usi, erboristici e alimentari che se ne possono fare. Dai semi si ricava l’olio mentre con fiori e semi si fanno infusi che hanno proprietà diuretiche, antinevralgiche e antinfiammatorie soprattutto a livello cutaneo.

Il girasole si semina in Marzo-Aprile su terreni assolati; non necessita di concimazione e fiorisce da Luglio a Ottobre. Per il suo aspetto rigoglioso è da sempre usato come simbolo ed elemento di decorazione da monarchi, scrittori e pittori . Comunica allegria e orgoglio. Attenzione alle possibili allergie da contatto.
Sunflower è il rimedio per chi ha paura del proprio ego temendo di essere troppo egocentrico o di dominare troppo. E’ quindi indicato per tutte quelle persone che hanno un senso dell’ego non equilibrato, in eccesso o in difetto.
Per chi è troppo arrogante o presuntuoso; per chi si sottovaluta o soffre di complesso di inferiorità. In poche parole Sunflower serve per i narcisisti come per gli insicuri riequilibrando le energie Ying e Yang, rivitalizzandole attraverso il riallineamento dei Chakra. Sunflower risolve i conflitti interni, armonizza e riequilibra la nostra personalità rendendoci capaci di affrontare i nostri compiti senza eccessi nel senso del dominio o in quello della sottomissione e sviluppa la comprensione e la compassione nonché gli aspetti creativi della nostra personalità.

Tra i fiori di Bach, il fiore più affine è Vine utilizzato indicativamente nella riarmonizzazione di personalità vittime di un eccesso di autoritarismo familiare.

dr.ssa Bianca Maria Baldan
Consulente Fiori di Bach
Omeopata
Omotossicologa
Esperta in idrocolon terapia



Ottobre 1, 2004 Newsletter
A. Reho, P. Bruno
Ambulatorio di Chirurgia Plastica ed Estetica
Casa di Cura Santa Rita

Introduzione
Gli occhi sono da sempre considerati lo specchio dell’anima. E forse più di ogni altra parte del nostro corpo sono ritenuti importanti elementi di giudizio estetico. Spesso le palpebre sono le prime ad essere colpite quando il viso di una persona inizia a invecchiare conferendogli prematuramente un’aria stanca e segnata. L’intervento di blefaroplastica ringiovanisce un viso più di ogni altro intervento di chirurgia estetica e per il fatto che lascia cicatrici praticamente invisibili offre risultati talora davvero sorprendenti.

Perché la palpebra “cede”La pelle della palpebra superiore è la più sottile del corpo umano e questa sottigliezza dovuta alla scarsità di fibre collagene ed elastiche, porta la palpebra a invecchiare precocemente. L’inestetismo della palpebra cascante crea problemi nel maquillage e, se la palpebra scende sino a ricoprire le ciglia, disturba anche la visione. Talvolta oltre al rilassamento della pelle altri tessuti come ad esempio il muscolo orbicolare si rilassano, pertanto la palpebra invece di cadere sulle ciglia si introflette configurando l’inestetismo dell’occhio incavato, a causa del quale l’occhio può apparire più sporgente.

Rughe palpebrali

Ai lati degli occhi, a causa della naturale aderenza tra muscolo e pelle, si formano numerosissime rughe chiamate a zampa di gallina: si tratta di tipiche rughe di espressione che inizialmente accompagnano il sorriso, ma che in seguito diventano permanenti e segnano gli anni. Diversa origine hanno invece le sottilissime rughette che si trovano sia alla palpebra superiore che a quella inferiore che sono dovute spesso ad una scarsa idratazione della pelle.

Borse Palpebrali

Le borse sotto gli occhi si formano per ragioni costituzionali o ereditarie. Sono dovute al rigonfiamento del grasso orbitario sottostante che “si gonfia” senza relazione con l’età: talvolta infatti si vedono ragazzi di 20 anni con questo unico difetto. Un rigonfiamento della stessa natura è presente di solito anche in corrispondenza dell’angolo interno della palpebra superiore rendendo ancora più pesante la palpebra.
Inestetismo diverso sono le occhiaie o cerchi intorno agli occhi che determinano una colorazione più scura della cute palpebrale.


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Prima dell’interventoIl chirurgo valuta attentamente lo stato di salute del paziente sia da un punto di vista generale, perché alcune malattie possono causare alterazioni agli occhi, sia da un punto di vista locale poiché la presenza ad esempio di herpes o di cataratta richiede adeguate precauzioni prima dell’intervento.
Soltanto in presenza di alcune rare malattie a carico del nervo ottico o per disturbi della circolazione della retina è sconsigliato l’intervento. Dopo i 50 anni comunque è preferibile che il paziente si sottoponga a un esame oculistico completo.

Anestesia e durata dell’intervento

Una buona anestesia locale, eventualmente con sedazione, offre tranquillità e sicurezza al paziente.
Nella maggior parte dei casi il paziente può eseguire l’intervento rientrando a casa alla sera. La durata della blefaroplastica è di due ore circa per tutte e quattro le palpebre.

Tecnica operatoria

La blefaroplastica può essere eseguita alle palpebre superiori (blefaroplastica superiore), a quelle inferiori (blefaroplastica inferiore) oppure ad entrambe (blefaroplastica totale). Le incisioni e quindi le cicatrici finali sono localizzate superiormente nella piega orbitale naturale mentre inferiormente proprio sotto le ciglia. Entrambe le cicatrici si prolungano leggermente in fuori (fig. 1 e 2).
Dal punto di vista tecnico, alla palpebra superiore si asporta la pelle in eccesso, una porzione di muscolo orbicolare e le eventuali ernie di grasso. Se si prolunga l’incisione lateralmente si possono eliminare le rughe a zampa di gallina ed eventualmente sollevare l’angolo esterno dell’occhio che con l’invecchiamento tende a rilassarsi.
Alla palpebra inferiore si eliminano le borse di grasso e, se necessario, anche un po’ di pelle e di muscolo per distendere le rughe.
Nei soggetti giovani che non hanno alcuna ruga è possibile rimuovere il grasso anche mediante un’incisione nella congiuntiva interna (blefaroplastica transcongiuntivale) che non richiede suture esterne.
AI termine dell’intervento si applicano alcuni punti di sutura che si rimuovono dopo 3 o 4 giorni, una medicazione leggermente compressiva e/o impacchi di ghiaccio o camomilla.

Fig. 1
Illustrazione grafica delle incisioni chirurgiche nella blefaroplastica superiore
II tratteggio rosso indica una escissione cutanea limitata all’area intraorbitaria, mentre in verde e nero sono illustrati i tracciati di resezioni più ampie. Lo schema nero mostra incisioni laterali basse, che danno origine ad una cicatrice situata lungo la prosecuzione verso l’esterno del solco palpebrale, poco visibile anche nel periodo immediatamente successivo all’intervento. In verde il tracciato è più alto e determina una cicatrice diretta verso la coda del sopracciglio, meno nascosta inizialmente, ma in grado di dare alla parte laterale della palpebra un aspetto finale più piacevole, grazie all’inclinazione superiore.

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Fig. 2
Illustrazione grafica delle incisioni chirurgiche nella blefaroplastica inferiore
La parte esterna che prosegue oltre l’angolo esterno dell’occhio può essere tracciata continuando quasi direttamente la linea sub-ciliare, oppure spezzandola con un’altra che la interseca con direzione infero-laterale e che è il prolungamento verso il basso del margine libero della palpebra superiore ad occhi aperti.

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Tab. 1 – Inestetismi e segni di invecchiamento palpebrale

– Eccesso e rilassamento cutaneo delle palpebre (Blefarocalasi)
– Comparsa di ernie adipose (“Borse Palpebrali”)
– Ridotto sollevamento della palpebra superiore (Blefaroptosi)
– Comparsa di rughe a “Zampa di gallina”
-Caduta del sopracciglio (Ptosi sopraccigliare)

 

Tab. 2 – Metodiche utilizzate nel trattamento degli inestetismi perioculari spesso in associazione alle procedure chirurgiche

Laser CO2
Laser Erbium
Resurfacing e ringiovanimento della cute perioculare
Trattamento delle macchie pigmentarie
Peeling chimico Resurfacing chimico e ringiovanimento cutaneo
“Dermal Fillers” Riempimento delle rughe della regione perioculare
Tossina Botulinica Trattamento delle rughe perioculari

 

 


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